Beatrice Bertolino: La Miss Muretto che sogna di diventare criminologa

beatrice bertolino 2

E’ la reginetta di Alassio in carica. E’ una ragazza determinata e con i piedi a terra.
Studia Giurisprudenza e spera anche in un futuro nel mondo dello spettacolo

di Alessandro Cerreoni

Fino a qualche anno fa, dal punto di vista mediatico, era il concorso di bellezza più importante dopo Miss Italia. Da lì sono uscite tante ragazze che hanno avuto fortuna nel mondo dello spettacolo e della moda. Con il tempo, Miss Muretto ha perso un po’ della sua importanza ma rimane intatto il suo prestigio e rappresenta sempre un grande trampolino di lancio per le ragazze che arrivano alle finali. E comunque, dopo la kermesse di bellezza di Mirigliani, c’è ancora questo concorso che storicamente si svolge nella ridente Alassio, in Liguria.
Vincerlo non è facile visto l’elevato numero di partecipanti. E vincerlo vuol dire avere una corsia preferenziale per tentare la strada della moda e dello spettacolo.
Lo sa bene Beatrice Bertolino, vincitrice dell’ultima edizione, quella del 2012, di Miss Muretto. Una soddisfazione doppia per lei, cittadina di Alassio, dato che dopo 41 anni lo scettro della vincitrice è andato ad una ragazza di casa.
Incontro Beatrice in una freddina serata di gennaio in un caffè del centro storico. Con lei c’è anche la sua mamma, proprietaria di un bel negozio di scarpe nella cittadina balneare ligure di Laigueglia, che la sta seguendo molto in questi suoi “primi passi”. E’ a Roma per prendere i primi contatti e stabilire la linea da seguire nei prossimi mesi. L’inizio è faticoso per tutti, figuriamoci per una ragazza giovanissima, che fino a qualche mese fa neanche immaginava di essere la vincitrice del secondo concorso di bellezza più importante d’Italia.
E’ una ragazza determinata e tranquilla. Non ha grilli per la testa e prima di essere intervistata si beve una calda camomilla. Non per calmarsi ma perché è una bevanda che adora. E anche in questo si vede tutta la sua semplicità.
Beatrice Bertolino è nata ad Albenga il 10 luglio del 1993. E’ un Cancro ascendente Cancro. Un carattere tosto e deciso. Studia Giurisprudenza e intanto si gode il momento…
Beatrice, viste le tue “credenziali astrologiche”, è difficile andare d’accordo con te?
“Dipende dai segni. Ad esempio, mio padre è un Capricorno e spesso mi scontro con lui…”.
Cosa deve avere una persona per andare d’accordo con te?
“Mi deve far divertire ma non mi deve soffocare. Sono affettuosa e il mio affetto è sincero e mai morboso”.
Parliamo di questa vittoria a Miss Muretto. Come sei arrivata al traguardo finale?
“Ho iniziato partecipando a Miss Muretto Day, una sorta di selezione, che fa tappa ad Alassio, Milano, Roma e Napoli, dove mi sono presentata e dove mi hanno scattato qualche foto. E da lì mi hanno scelta. Eravamo una cinquantina e siamo rimaste in trenta”.
E poi?
“Così siamo giunte alle finali di Alassio, che si sono svolte dall’1 al 4 di agosto scorso. Dopo la prima selezione siamo rimaste in venti, per arrivare all’ultima serata dove eravamo in dodici. Poi nel corso della finalissima, siamo rimaste prima in sei e infine in due…”.
Ed è arrivato il successo. Quand’è che ti sei resa conto che potevi davvero vincere?
“Quando siamo rimaste in due. A quel punto ci ho creduto”.
Perché hai deciso di partecipare a Miss Muretto?
“Mi sono iscritta per gioco insieme ad una mia amica, pensando di non superare neanche la primissima selezione. E invece… Posso dire che è stata un’esperienza fantastica ed è stato bello fare amicizia con le altre ragazze”.
Cosa hai provato quando hai sentito il tuo nome?
“Ho avuto una strana reazione. Non sono scoppiata in lacrime. Ero tesa e ho fatto un urlo di gioia!”.
Acquisito il titolo di Miss Muretto, pensiamo al futuro. Partiamo dagli studi. A che punto sei?
“Ho finito il Liceo Classico lo scorso anno e mi sono iscritta a Giurisprudenza. Mi piacerebbe diventare una criminologa”.
Dopo Miss Muretto, cosa hai fatto fino ad ora nel mondo della moda?
“Ho fatto servizi fotografici e serate”.
Ci credi in un futuro nella moda o nello spettacolo?
“Ci credo e ci spero. Però è sempre un ambito incerto”.
Riesci a conciliare studi, servizi fotografici e serate?
“Sì. Ho il primo esame a breve e sto studiando per portare a casa un bel voto”.
Che hai rapporto hai con l’amore?
“Bellissimo. Sono fidanzata”.
E lui come ha reagito alla vittoria di Miss Muretto?
“Neanche lui ci credeva più di tanto. Racconto un aneddoto. Era alla serata finale insieme ai miei e, dopo la mia proclamazione, si è rivolto a loro esclamando: ‘Adesso l’ho persa!’ “.
Talvolta i fidanzati non vedono di buon occhio queste cose. E lui?
“E’ più un valore aggiunto che un ostacolo. Mi segue e mi sostiene”.
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
“Entrare nel mondo dello spettacolo e diventare una criminologa”.
C’è un’attrice o una donna dello spettacolo che ammiri particolarmente?
“Sì, Angelina Jolie. La considero un mix di bravura, femminilità ed eleganza”.



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GP Magazine febbraio 2013



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Milena Miconi: Tra cinema e teatro

MILENA miconi SORRISO

L’attrice romana è protagonista nel film “Prima se il buio”, dove si trova a rivestire un ruolo drammatico del tutto inedito. Per gli amanti del teatro, Milena sta recitando al Teatro dei Satiri nello spettacolo “La stranissima coppia” con Diego Ruiz

di Silvia Giansanti

In una fredda serata d’inizio anno abbiamo raggiunto nei caratteristici vicoli di Rieti una spumeggiante Milena Miconi, brava e bella attrice. Davanti alle basse temperature del periodo e, soprattutto per reggere tante ore di riprese in questa deliziosa città, si “difende” con tanto cioccolato. “Prima se il buio” è il film che la vede in un ruolo tutto inedito. A firmare la regia è Edoardo Margheriti, figlio dello storico regista Antonio, celebre per essere stato uno dei primi e dei pochi registi italiani ad occuparsi di cinema di fantascienza. La Miconi non abbandona comunque il teatro, che parallelamente continua a portare avanti con successo di pubblico. E’ una delle poche attrici che non dichiara in eterno i soliti “venticinque anni”.
Milena, essendo nata negli anni ’70, sei nostalgica degli ’80 e ’90?
“Proprio nostalgica direi di no, qualche volta mi capita di ascoltare con piacere qualche canzone dell’epoca, ma se ripenso al look strano che andava di moda in quegli anni, non ci tornerei affatto”.
Il tuo bagaglio artistico si arricchisce sempre di più. Adesso è la volta del film “Prima se il buio”, la cui uscita è prevista in questo 2013.
“Si tratta di un film molto particolare, psicologico e intellettuale, vista una buona dose di letteratura presente in esso. E’ la storia di una donna che ha subito mobbing e violenza da parte del suo capo e quindi decide di allontanarsi dalla città in cui vive per rifugiarsi in una cittadina e andare a svolgere un altro tipo di lavoro. Vede un annuncio di uno scrittore ceco che cerca una segretaria brutta che lo aiuti a scrivere il suo nuovo romanzo e risponde all’annuncio”.
E poi?
“Lei si presenta e comincia a lavorare a fianco di quest’uomo così burbero, antipatico e scostante. Però in qualche modo la intriga, in quanto la incuriosisce molto. Inizia così a scoprirlo lentamente soprattutto allo scopo di cercare di capire chi fosse e cosa gli sia accaduto. Anche lui scopre una donna diversa da quella che immaginava, molto colta e interessante che parla un italiano perfetto. Non è una donna di servizio o una semplice badante”.
Perchè lo scrittore cercava una segretaria brutta come requisito principale?
“Lui ha fatto questa precisa richiesta perché essendo divenuto ceco, non può sopportare l’idea che accanto a lui ci sia una donna bella che non possa guardare. Ovviamente questa donna, per avere il posto di lavoro si è spacciata per brutta, ma verso la fine la verità verrà a galla”.
Com’è la personalità di Anna, questa segretaria?
“Anna è una donna molto forte che è stata però indebolita dalla situazione che ha vissuto. E’ una donna molto decisa e anche brava sul lavoro”.
Sei soddisfatta di questo ruolo da protagonista che ti è stato affidato?
“Sì, altrimenti non avrei accettato. E’ un lavoro che mi sta dando grandi soddisfazioni ed è diverso da quello che ho fatto fino ad ora E’ una grande opportunità, dentro a questo progetto c’è una grande energia positiva”.
Cosa ti aspetti quindi da questo film?
“Mi aspetto che abbia il successo che merita. Il nostro lavoro è stato svolto accuratamente. Spero che venga riconosciuto come una bella opera fatta con amore”.
Perché è stata scelta Rieti come location per le riprese?
“Perché Paolo Fosso, protagonista, nonché autore di questo testo è di Rieti. E’ una città che rappresenta una situazione semplice per poter girare un film del genere”.
Con cosa ti tiri su sopratutto quando devi affrontare tante ore di riprese al freddo?
“Con tanta cioccolata e purtroppo devo stare lontana dalle mie bambine, altrimenti mi succhierebbero tutte le energie che mi rimangono”.
A quali progetti hai preso parte prima di questo film?
“Ho lavorato negli ultimi due mesi del 2012 al Teatro Sistina e al Teatro Tirso”.
C’è un cast ideale di attori con il quale vorresti lavorare di nuovo?
“Ho avuto tanti ottimi compagni di lavoro che mi sono rimasti nel cuore. Forse farei prima a farti i nomi di quelli che non sopporto”.
Qual è stato il lavoro della tua carriera che ti ha toccato determinate corde?
“E’ chiaro che ‘Il Bagaglino’ ha rappresentato il mio importante punto di partenza che mi ha insegnato tante cose e che mi ha fatto capire quello che volevo fare. Anche la serie ‘Don Matteo’ mi ha dato tanto. Ancora oggi la gente si ricorda benissimo del mio ruolo. Poi ho fatto molto teatro e lavorare con Rodolfo Laganà  al Sistina è stato emozionante e gratificante. Il noto Teatro è sempre stato uno dei miei traguardi”.
A tal proposito adesso sei impegnata nello spettacolo “La stranissima coppia” al Teatro dei Satiri.
“E’ una commedia brillante e molto divertente e il mio compagno di lavoro è Diego Ruiz . E’ la storia di due separati che vogliono rifarsi una vita, il problema è che però ognuno ha le proprie fisse e quindi questo incontro si rivelerà è un disastro”.
Nella vita tendi ad essere conformista o anticonformista?
“Un po’entrambe”.
Ricollegandoci all’ultimo film, sei mai stata ossessionata per qualcuno?
(Ride)“Assolutamente no! Sono un tipo tranquillo e non ho mai avuto queste forme maniacali”.

CHI E’ MILENA MICONI

Milena Miconi è nata a Roma il 15 dicembre sotto il segno del Sagittario con ascendente Vergine. Caratterialmente si definisce tranquilla, vera, trasparente, positiva e istintiva. Si lascia trasportare dalla vita. Non ha un hobby particolare in questo momento per via dei numerosi impegni lavorativi e familiari. Ama leggere, adora i piatti a base di carne e la sua squadra del cuore è la Roma. Vorrebbe vivere a Parigi. Possiede un cane di nome Lulù e ha un compagno storico da cui ha avuto due splendide bambine. Ha iniziato il suo percorso artistico negli anni ’90, esordendo in teatro con “Atti Unici” e sul grande schermo con piccole parti in “Fuochi d’Artificio” e “Finalmente soli”. A seguire è arrivata la televisione con “Un posto al Sole” e soprattutto con la serie “Don Matteo”. Rilevante è stato il suo ruolo come primadonna nella compagnia de “Il Bagaglino”. Di seguito sono state numerose le partecipazioni a fiction come “Edda”, “San Pietro” e “Una famiglia in giallo”. Intensa è stata anche la sua attività teatrale in vari lavori tra cui ricordiamo: “Gli uomini preferiscono le bionde”, “I tre moschettieri” e “Campo de’Fiori”. Per il cinema, ci sono “Il sottile fascino del peccato”, “La strada di Paolo” e “100 metri dal Paradiso”. Prossima uscita adesso con “Prima se il buio” e per ciò che riguarda il teatro, Milena è impegnata nello spettacolo “La stranissima coppia”.



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Helen Mirren: La star che ama Anna Magnani

Helen Mirren

E’ una rubrica che ha lo scopo di farvi conoscere in maniera diversa i personaggi che ogni giorno sono acclamati da folle di ammiratori. Questa volta dedichiamo il nostro spazio alla grande attrice inglese

di Camilla Rubin

Lo sapevate che… E’ nata a Chiswick nel 1945, seconda di tre fratelli, da padre russo, Vasilij Petrovič Mironove madre inglese, Kathleen Rogers. Suo nonno paterno, Pëtr Vasil’evič Mironov, era un nobile, colonnello dell’esercito zarista e diplomatico, che nel 1917 si trovava a Londra per negoziare con il governo britannico una fornitura d’armamenti all’impero russo: a seguito della Rivoluzione d’Ottobre decise di non fare ritorno nel suo Paese e di rimanere in Gran Bretagna con la sua famiglia. Tra gli antenati di Helen Mirren si trova anche il generale Mikhail Kamenskij, eroe delle guerre napoleoniche.
Lo sapevate che… Il padre di Helen Mirren, Vasilij Mironov fu violista nell’Orchestra Filarmonica di Londra fino allo scoppio della seconda guerra mondiale; dopo il 1945 lavorò come tassista e istruttore di scuola guida prima di diventare funzionario al ministero dei Trasporti britannico. Negli anni cinquanta anglicizzò il proprio nome in Basil e cambiò il cognome di famiglia in Mirren.
Lo sapevate che… Ha avuto il suo primo incontro con il cinema mentre faceva la cameriera e abitava a Brighton, pioveva spesso per tutto il giorno, nel pomeriggio andava sempre al cinema, locali piuttosto malconci, dove si sentiva un odore misto di birra, urina e tabacco… Ecco, in un posto così, un giorno le è capitato di veder scorrere le immagini dell’ “Avventura” di Michelangelo Antonioni. Fu un’assoluta rivelazione, qualcosa che, dice, l’ha trasformata per sempre, mostrandole per la prima volta un paesaggio di cinema inedito, con potenzialità che non conoscevo.
Lo sapevate che… Ha avuto come modelli Jeanne Moreau, Monica Vitti, Claudia Cardinale, Irene Papas, Melina Mercouri e soprattutto Anna Magnani che per lei è in assoluto la più grande.
Lo sapevate che… Quando le hanno chiesto se c’è qualcosa che ancora non ha fatto e sognerebbe di fare, ha risposto che “ci sono ancora un sacco di cose che non ho fatto e vorrei fare, ma sono stata così fortunata che, se non dovesse succedere nient’altro, sarei contenta lo stesso”.
Lo sapevate che… Ha un tatuaggio sulla mano sinistra, ricordo – sostiene – di una notte brava in Minnesota e pochi anni fa ha anche posato nuda in vasca da bagno.
Lo sapevate che… Fino al 1994, a dispetto della sua lunga carriera teatrale, Helen Mirren era più nota come attrice cinematografica: il grande pubblico la scoprì anche attrice teatrale quell’anno quando, all’Yvonne Arnaud Theatre di Guildford, mise in scena Natalija Petrovna nella commedia di Ivan Turgenev “Un mese in campagna” coprotagonista insieme a John Hurt (il suo spasimante Ratikin) e il quasi esordiente Ralph Fiennes (alla sua seconda esperienza sul palco, nei panni del giovane Belijaev).
Lo sapevate che… Lavorò per Tinto Brass in “Caligola” insieme a Malcolm McDowell (1979) e nell’ultimo film di Peter Sellers, “Il diabolico complotto del dottor Fu Manchu” (1980). Non mancò neppure una presenza in un film italiano, “Colpo rovente” (1970), un poliziesco con un Carmelo Bene nella parte di un improbabile killer su commissione.
Lo sapevate che… Con “The Queen – La regina del 2006”, diretto da Stephen Frears, è il film che ha sancito la definitiva consacrazione di Helen Mirren: la sua interpretazione della regina Elisabetta II nei giorni difficili della morte della principessa Diana le ha valso il premio Oscar 2007 per la migliore interpretazione femminile da protagonista. Durante la cerimonia di premiazione a Los Angeles, Helen Mirren, nonostante la sua dichiarata avversione per la monarchia, ha reso comunque omaggio, seppure in maniera ironica, alla sua sovrana: «Da più di 50 anni Elisabetta mantiene intatte la sua dignità, il suo senso del dovere e la sua pettinatura. Non fosse per lei, certamente io non sarei qui. Signore e signori, a voi la Regina!».
Lo sapevate che… Nella sua carriera quarantennale Helen Mirren ha portato in scena quattro sovrane inglesi: Margherita d’Angiò a teatro, Elisabetta I in televisione, e Carlotta di Mecleburgo ed Elisabetta II al cinema.
Lo sapevate che… E’ sposata dal 31 dicembre 1997 con il regista statunitense Taylor Hackford, suo partner dal 1986 e conosciuto sul set del Sole a mezzanotte: il matrimonio, celebrato in Scozia, cadde il giorno del 53º compleanno del suo compagno. Per l’attrice si tratta del primo matrimonio, per Hackford (che ha già due figli da precedenti matrimoni) il terzo: Helen Mirren non ha figli, e si è dichiarata contenta di non averli, in quanto priva di qualsiasi istinto materno: «Non penso di essere una mosca bianca: credo ci siano molte donne che non desiderano realmente aver figli, ma che sentano l’obbligo di averli», precisando inoltre di amare i bambini, ma che il ruolo di madre non ha mai fatto per lei.



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Gian Paolo Ferrari: Libero di partire

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Partirà i primi di novembre il viaggio impresa di Gian Paolo Ferrari, il viaggiatore che ha deciso di costruirsi da solo la barca a vela con la quale farà il giro del mondo. Ferrari attraverserà l’Atlantico sino ai Caraibi, poi attraverso Panama si spingerà verso l’Oceano Pacifico per fare rotta verso la Polinesia Francese e raggiungere l’Indonesia. Attraverserà l’oceano Indiano, il Capo di Buona Speranza e poi ritornerà a casa lungo la costa dell’Africa

di Fabiola Di Giov Angelo

Nella vita c’è chi le cose le dice e chi invece le fa veramente. E Gian Paolo Ferrari appartiene alla seconda categoria di persone. Concreto, forte, coraggioso, ha sognato e desiderato per anni di fare il giro del mondo in barca a vela e ora finalmente la sua impresa sta per partire. Aveva bisogno di una barca, ma era veramente molto costoso comprarne una, allora lui ha deciso di costruirsela. Ha superato tanti ostacoli e paure, ha investito tanto tempo, risorse ed energia, ma ce l’ha fatta e ha costruito la sua barca “To the storm” contando esclusivamente sulle sue forze. Ora è pronto a partire, entusiasta e pieno di emozione, carico di adrenalina, anche se già sa che sentirà la mancanza dei suoi cari. Buon viaggio!
Come nasce l’idea di fare il giro del mondo in barca a vela?
“Innanzitutto dalla mia incapacità di portare avanti progetti facili e scontati e poi dalla mia grande passione per i viaggi. Io non sono un velista, ma un viaggiatore, che usa in questo caso la barca per raggiungere il suo scopo: compiere un viaggio, affrontare una sfida, dare sfogo ad un’ossessione. La determinazione a compiere questa impresa avventurosa è poi legata ad una lettura che mi ha colpito molto, quella della drammatica vicenda che riguardò Ambrogio Fogar e Mauro Mancini alla deriva nell’Atlantico per 74 giorni, con i quali ho scoperto una profonda sintonia emotiva”.
Il tuo giro del mondo in barca a vela è un’impresa eccezionale, per compiere la quale bisogna avere capacità tecniche e manuali, tanto coraggio e forza fisica. Ce le hai tutte?
“Ho imparato a costruirmi ciò di cui avevo bisogno fin da bambino. Sono nato in campagna e ho vissuto lavorando, da qui la mia fisicità che di sicuro non è costruita in palestra. I miei genitori sono sempre stati impegnati a lavorare, mi hanno dedicato poco tempo e soprattutto non mi facevano regali. Per cui i giochi che desideravo ho imparato a costruirmeli da solo e avendo libero accesso al laboratorio di mio padre già all’età di sette anni mi costruii una chitarra, poi un’automobile di legno e una casa sull’albero. Di giorno realizzavo ciò che la notte sognavo di avere e mi riusciva anche bene. All’età di 12 anni cominciai ad appassionarmi alle apparecchiature elettriche e mi costruii una radio e poi un robot. A 19 anni realizzai, dall’inizio alla fine, la casa che ancora oggi possiedo. Non ho mai frequentato una scuola, ma mi piaceva osservare gli artigiani e per anni ho costruito tutto quello di cui avevo bisogno, senza mai fermarmi, facendo diventare il mestiere di falegname il mio lavoro. Poi smisi e cominciai a fare l’autoferrotranviere”.
Ad ascoltarti sembra che tutto sia possibile. E’ così?
“Assolutamente sì. Vivendo in campagna e avendo ricevuto un’educazione un po’ rigida, priva di atteggiamenti comprensivi da parte dei miei genitori, ho dovuto fare i conti con la paura del buio e imparare a superarla per spirito di sopravvivenza. All’età di 14 anni mi iscrissi ad un corso di arti marziali e lì imparai a non avere più paura. Ho capito che i limiti possono essere superati e che è necessario liberarsi da determinate paure e schemi precostituiti che incatenano l’essere umano. In questo modo ha acquistato forza e sicurezza e ora mi sento libero”.
La tua vita negli ultimi anni è ruotata intorno alla costruzione della barca. Come ti sei organizzato e cosa inevitabilmente hai penalizzato?
“Sono riuscito a conciliare tutto, anche perché il mio lavoro ha dei tempi che mi permettono di organizzarmi. Ho continuato a svolgere la mia vita e a portare avanti la mia passione per i viaggi, senza penalizzare nulla. In generale sono una persona molto dinamica, che riesce a concentrare le proprie risorse, senza grosse dispersioni di tempo. Non conosco distrazioni, neanche quella della televisione, che neanche possiedo. Tutto diventa più complicato ora che devo partire e lasciare lavoro e famiglia”.
Per concepire un’impresa così bisogna esser dotati di un po’ di sana follia. Sei d’accordo?
“Il senso dell’abbandono che ho sempre provato fin da bambino, proprio perché i miei sono sempre stati piuttosto concentrati sul lavoro in campagna, ha fatto sì che si delineasse in me un carattere e dei comportamenti a volte un po’ stravaganti. E’ come se io con le mie avventure, a volte pericolose, avessi voluto dire a tutti ‘ci sono anch’io’. Il mio spirito d’avventura e la mia sana follia sono cresciuti proprio per colmare un vuoto emotivo che invece i miei viaggi e le mie imprese mi hanno restituito”.
Nel tuo blog parli della solitudine in maniera positiva e la definisci “compagna di vita”…
“La solitudine è sempre stata una costante nelle mia vita. Fino a 16 anni non riuscivo a vivere e a condividere con i miei coetanei quasi nulla, mi sembrava sempre di essere fuori luogo. Anche l’amore è arrivato tardi, perché ero solitario ed avevo poco da dare ad una ragazza. Definirei quel periodo una fase in cui ho subito la solitudine. Nel tempo però qualcosa è cambiato, ho imparato a convivere con la solitudine che è diventata per me una buona alleata e compagna di viaggi e di avventure”.
Entriamo nel vivo del tuo viaggio. Dopo il varo della barca “To the storm”, il 2 marzo a Chiavari, ci saranno dei viaggi di collaudo?
“Certamente. La barca è finita, ma devono essere montate le attrezzature e deve essere trovato l’assetto giusto, è per questo che ho previsto un periodo di collaudo che andrà da marzo ad ottobre”.
Quando partirà il viaggio vero e proprio?
“Tra la fine di ottobre e i primi di novembre fino a marzo, periodo ideale per le traversate degli oceani”.
Come è organizzata la tua sopravvivenza a bordo?
“Porterò con me cibi liofilizzati, ma anche qualcosa che possa colmare un po’ il vuoto e la solitudine, come la cioccolata, del vino, una birra, un pasto caldo che possano coccolarmi ed aiutarmi a superare i momenti sconforto”.
Cosa ti aspetti e che cosa ti preoccupa?
“Purtroppo non si può prevedere tutto, per cui al di là degli imprevisti della navigazione, penso molto allo stato emotivo delle persone che lascerò per alcuni mesi e spero di poter lasciare amore a sufficienza di cui possano nutrirsi durante la mia lontananza”.
Il tuo viaggio è anche un gesto di solidarietà rivolto ai bambini affetti da Epidermolisi Bollosa, i Bambini Farfalla. Perché?
“Con la mia impresa voglio essere portavoce di un messaggio di vita. Da una parte che la vita è bella e va affrontata con coraggio, senza soccombere alle preoccupazioni inutili. Dall’altra che ci sono persone che, invece, vivono con difficoltà la vita di tutti i giorni ed affrontano con coraggio i problemi legati alla loro salute. Rispetto a queste persone mi sento un privilegiato, una persona libera di inseguire il proprio sogno, che ha avuto l’opportunità di realizzare e portare a termine con determinazione il proprio desiderio, è per questo che ritengo giusto pensare alle persone un po’ meno fortunate, in questo caso i Bambini Farfalla, che porterò con me in tutte le tappe del mio viaggio”.

www.tothestorm.it/blog



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Sofia Scandurra: Il cinema del futuro

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Regista di “Io sono mia” (1977) e autrice di diversi libri, dal 1983 è attiva con la sua Libera Università del Cinema per preparare i giovani a lavorare nel cinema puntando sulle nuove tecnologie

di Paolo Paolacci

Siamo andati  a  San Cesareo, alle porte di Roma, per  incontrare Sofia Scandurra, una donna che ha vissuto e attraversato  tutto il cinema italiano. Regista del  film  “Io sono mia” del 1977, ha qui  la sede della sua scuola di cinema, la LUC (Libera Università del Cinema), dove  seguita a lavorare ancora, per il cinema del futuro. Scopriamo come e perché…
Sofia, cosa facevi da piccola e cosa pensavi di fare?
“Dodicenne scrissi il mio primo romanzo ‘Vietato ai minori di 18 anni’, che finiva così: ‘i due uomini si allontanarono tenendo per mano il bambino che ognuno credeva figlio dell’altro’. Ma io non avevo la minima idea di come si facessero i bambini”.
Quando è cominciato l’interesse per il mondo dello spettacolo?
“In collegio mi offrii di fare la regia dello spettacolo di fine anno. Fu molto applaudita una scena che avevo risolto con le ombre cinesi ma le monache mi punirono perché avevo rifiutato la parte alla prima della classe che era bassa e cicciotta, per darla ad una ragazzina deliziosa che aveva 3 in matematica e pessimo in religione”.
E come hai iniziato a scrivere?
“Il mio esordio di scrittrice nacque a mia insaputa. Avevo scritto un racconto e lo avevo infilato nella macchina da scrivere. Avevo vent’anni e mio marito lo lesse e senza dirmi nulla lo inviò alla pagina letteraria de ‘Il Tempo’. Il  direttore,  il senatore Angiolillo, prima di firmare il contratto mi chiese almeno sei racconti, ed io li scrissi tutti e sei nell’arco di due notti. E così  mi pubblicò più di 400 racconti e una ventina di pezzi folcloristici con lo pseudonimo di Lazzarina”.
A cosa non rinunceresti di quello che hai fatto e cosa non faresti di quello che hai fatto o hai dovuto fare?
“Non rinuncerei a nulla di quello che ho fatto e niente sono stata costretta a fare. La mia vita è stata una scelta continua e ogni scelta per me è stata fatta con entusiasmo anche quando, per la sopravvivenza delle mie tre figlie, ho accettato di fare gli adattamenti, cioè di preparare le battute per il doppiaggio italiano dal  tedesco di ben 100 episodi di uno stesso programma di fiction”.
Perché hai dovuto da sola pensare alla sopravvivenza delle tue figlie?
“Perché mio marito era un genio che parlava di miliardi senza curarsi del quotidiano”.
Ci dici chi sono e cosa ti ricordano o ti hanno dato le tante e importanti persone che hai conosciuto e frequentato?
“Se leggi ‘Cinema e Ceci’, il mio romanzo verità sul mondo dello spettacolo, edito da Iacobelli, lì ci sono tutti i miei incontri, corredati da foto, da Nino Manfredi a Dario Argento, a Fellini a Mariangela Melato, ad Alberto Sordi ad Adriano Celentano, ecc.”.
Ma nel particolare cosa ti viene in mente di loro?
“Di Manfredi, per esempio, che  mi ha insegnato il valore delle pause; da  Zampa ho appreso la serietà professionale. Ma la cosa curiosa è che Dario Argento, il regista più importante dell’horror, era terrorizzato dal dover girare i dettagli insanguinati”.
Come nasce la Libera Università del Cinema?
“E’ nata nel 1982, una sera d’estate, in una maniera molto romantica proprio qui a San Cesareo. C’erano Cesare Zavattini, Alessandro Blasetti, Callisto Cosulich, Leo Benvenuti, Leonviola e molti altri e si stava commentando il fatto che un ragazzo che seguiva una lavorazione sul set si era fatto male e non era assicurato dalla produzione. Tutti noi, che avevamo imparato guardando chi sapeva fare, senza essere pagati e né assicurati, ci sentimmo coinvolti a fare qualcosa”.
E quindi?
“Facciamo noi una scuola di cinema dove ognuno passa ai giovani le proprie esperienze’, disse Cesare Zavattini. Da poco era nata l’elettronica ma nessuno di noi ne sapeva ancora niente. Proposi di imparare ad usarla perché economicamente significava un costo limitato e consentiva a tutti, attraverso i monitor, di seguire quello che si stava girando… Così decidemmo di fare una scuola di cinema in elettronica, esattamente dove stavamo cenando”.
E l’apertura quando avvenne?
“Avevamo deciso di aprire la scuola l’anno successivo ma la notizia volò e dei futuri allievi si presentarono con tale entusiasmo che decidemmo di affittare ciò che ci mancava e aprire subito fidandoci di tutte le nostre esperienze: in primo luogo di  Zavattini, Leo Benvenuti e  il grandissimo Aldo Tonti che s’ingegnò a sostituire  i carrelli (costosissimi) facendo trascinare l’operatore con un lenzuolo, ottenendo lo stesso effetto”.
Da quanto tempo opera la LUC?
“La LUC opera dal 1983 ed ha sempre avuto come obiettivo di immettere nel professionismo giovani talenti, preparati tecnicamente. La nostra è stata la prima scuola in elettronica, la prima a girare in HI8 , la prima che usò il digitale e l’HD e anche adesso stiamo modernizzando le attrezzature”.
Perché proprio l’innovazione è così caratterizzante per te?
“Perché ci occupiamo dei giovani e i giovani sono sempre giustamente attratti dal futuro. Nel cinema tutte le trasformazioni hanno stentato a partire. Basti pensare alla nascita del sonoro e all’evento del colore. Fellini girò in bianco e nero fino a che non poté utilizzare il colore da autore. Succederà così anche con il 3D”.
Quali sono i personaggi cresciuti alla LUC?
“I  nostri fiori all’occhiello restano Anna Galiena come attrice, Bogdan Drayer ed Emanuele Crialese come scrittori e registi. Quest’ultimo due volte candidato agli Oscar e due volte Leone d’Argento a Venezia con ‘Novomondo’ e ‘Terraferma’, e premio della critica a Cannes con ‘Respiro’ ”.
Puoi mandare un saluto finale ai nostri lettori e se possono contattarti?
“Certo, saluto volentieri i vostri lettori e sono disponibile a rispondere alle loro eventuali domande sia per e-mail che per contatti diretti”.

Libera Università del Cinema
Via Casa Romana, 42
San Cesareo (Roma)
www.universitadelcinema.it



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Elisa Giombetti: I sogni sotto i riflettori

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Vi presentiamo una giovanissima ragazza che fa parte del nostro progetto GP Model Management

E’ socievole e amichevole. E’ felice quando ha la possibilità di aiutare gli altri nel momento del bisogno. La sua arma migliore è la dolcezza. Ma possiede anche una buona dose di determinazione. Ingredienti che la spingono verso il suo sogno di entrare nel mondo dello spettacolo. Per ora è una delle ragazze del nostro progetto GP Model Management. Si chiama Elisa Giombetti ed è nata a Roma il 15 marzo del 1998. E non possiamo che farle gli auguri di buon compleanno visto che questo numero di GP Magazine esce proprio in questo periodo. Quindici anni e tanti sogni davanti a sé.
Elisa, quali sono i tuoi hobby?
“Mi piace molto cantare. Anche se non frequento una scuola di canto, a volte su internet cerco dei video per imparare alcune cose. Poi mi piace scrivere. Ho un piccolo quaderno dove molto spesso scrivo ciò che mi succede. E mi piace scrivere anche qualche sceneggiatura quando ho delle idee”.
Come ti vedi da grande?
“Con una famiglia, contenta, in salute e soddisfatta nell’ambito lavorativo”.
Che ne pensi del mondo dello spettacolo?
“E’ un mondo che mi ha sempre attirato sin da piccola: riflettori, luci, palcoscenico… tutto!”.
Cosa vorresti fare in questo ambito?
“Vorrei fare l’attrice anche se amo molto cantare. Poi, pur non essendo molto magra, mi piacerebbe partecipare a qualche sfilata”.
Qual è la tua aspirazione?
“Realizzare i miei sogni. E poi, finire la scuola e laurearmi”.
Che rapporto hai con la scuola?
“Andare a scuola mi piace. Vado bene e quindi non ho nessun motivo per odiarla. Poi è li che ho incontrato persone fantastiche come il mio ragazzo e il mio migliore amico”.
E con gli amici?
“Con loro ho un rapporto spettacolare. La mia migliora amica e il mio migliore amico sono i più belli”.
Di cosa non potresti fare a meno?
“Dei genitori, della famiglia, degli amici e della felicità”.

Per entrare a far parte del progetto GP Model Management, info 329.7252577 E-mail: management@gpmagazine.it



more No Comments marzo 8 2013 at 13:40


Una giornata speciale: Bianca Libassi

una giornata speciale - backstage 1

Da un’idea dell’ex modella e fotografa Adriana Soares e della nostra rivista è nata una bellissima iniziativa rivolta a tutti: modelli per un giorno

di Adriana Soares

Che Bianca Libassi, sia una bella ragazza non ci sono dubbi, basta guardarla… Un volto pulito, proprio come si dice: un viso acqua e sapone. E’ con la bella Bianca che iniziamo la nostra avventura. Io, Adriana Soares, fotografa, e il mensile GP Magazine abbiamo ideato un fashion contest volto a tutti i ragazzi e ragazze della porta accanto. Un modo carino di realizzare il sogno di molti che desiderino intraprendere la carriera di modelli o semplicemente passare una giornata speciale. Per questo motivo, ho nominato questo contest: “Una Giornata Speciale”. Dove i ragazzi si immergeranno in un contesto diverso da  quello di uno shooting fotografico. Partendo dal make up, curato dalla nota e bravissima Make up artist, Nuala Oliveira, ed in seguito si inizia con la preparazione per gli scatti veri e propri. Gli presenteremo i capi che verranno indossati, il set e dopo cercherò di metterli al loro agio rassicurandoli. E poi finalmente via con gli scatti!
Il primo brand partner individuato è stato “Tangram” e trovate il loro punto vendita a Roma, in Via Flaminia Vecchia 635.
Sono arrivate tante richieste di partecipazione e questo è bellissimo! Pian piano sono certa che riuscirò a realizzare il sogno di tutti. E’ stato anche positivo il fatto che gli stilisti contattati abbiano risposto tutti positivamente a questa iniziativa e sono certa che continueremo a lungo.
Iniziamo con la presentazione di Bianca Libassi, attraverso questa insolita, per lei, intervista.
Bianca, raccontami qualcosa di te: cosa fai di bello e da dove vieni.
“Ho 23 anni, sono di Lamezia Terme, una città nel cuore della Calabria. Vivo a Roma dove studio Giurisprudenza e questa meravigliosa città mi ha regalato tanti stimoli e mi ha fatto scoprire nuovi interessi come il teatro, la fotografia e l’arte”
Come hai saputo del contest?
“Su Facebook ho letto del concorso e così mi sono iscritta”.
Cosa  ti ha spinto a proporti a questo contest?
“Sono stata spinta dalla voglia di mettermi in gioco. Quest’estate ho fatto l’esperienza di Miss Italia che mi ha insegnato ad avere un rapporto molto più bello con il mio corpo. E da lì la curiosità di conoscere i miei limiti. Poi come ho detto adoro la fotografia”.
Cosa ti aspettavi?
“Mi aspettavo un’esperienza costruttiva, divertente e le mie aspettative non sono state deluse, tutt’altro”.
Cosa hai provato quando ti è arrivata la conferma del servizio?
“Una grande emozione, ero entusiasta e felicissima, tanto da urlare per la gioia! Ora mi resta la curiosità di vedere le foto sul giornale”.
Come hai vissuto la giornata dello shooting?
“Con tanta positività ed incantata dalla magia del set e dalla creatività sprigionata da Adriana e da Nuala, che con la loro professionalità,esperienza e personalità hanno contribuito a rendere questa giornata indimenticabile”.
E’ stata un’esperienza che rifaresti?
Assolutamente sì, la rifarei volando”.
La consiglieresti?
“Sì è un modo anche per crescere”.
Cosa ti aspetti dopo la pubblicazione del servizio?
“Mi aspetto che si apra una porta e che questa esperienza sia l’inizio di una bella avventura”.
Cosa sogni?
“Sogno di essere una persona felice e realizzata nel cammino che giorno dopo giorno sto costruendo”.



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Marysen: La rinascita di una grande cantante

marysen 2

Dopo essersi dedicata alla famiglia, dal 2007 l’artista toscano-sicilianaè tornata a cantare. E c’è un cd prossimo all’uscita

di Claudio Teomondo

Maria Polizzi, in arte Marysen, nasce a Fucecchio in provincia di Firenze. Incoraggiata dal papà Giuseppe, grande appassionato per la musica, inizia a cantare fin dalla tenera età di 4 anni nelle zone di Santa Croce sull’Arno. La sua vita artistica è ricca di soddisfazioni e negli ultimi anni ha avuto una bella impennata.
Marysen, cosa ricordi di quei momenti?
“Mi ricordo come fosse ora con grande piacere, da piccolina, quando per cantare, salivo in piedi su una ‘sediolina’, non potendo arrivare all’asta del microfono, che ovviamente non sapevo si potesse regolare. Quella ‘sediolina’ che mi è rimasta nel cuore e nella mente fu il mio primo palcoscenico che accese la mia passione per il canto, momento gelosamente custodito anche in un nastro che mio padre allora registrò. Crescendo e studiando, iniziai a cantare nelle balere di allora, brani come  ‘Romagna mia’ e del genere del liscio, che andava e ancora va oggi, principalmente nei locali specialmente del nord Italia”.
E poi?
“Dopo alcuni anni vissuti in Toscana, ci  trasferimmo nel paese di origine di mio padre, Grisì, una frazione del comune Monreale in provincia di Palermo. In quel periodo, all’età di 15 anni, ad un matrimonio di mio cugino cantai una delle mie canzoni e fu così che conobbi un duo, Matteo Ciacio e Lorenzo La Monica, che ascoltandomi, si accorsero subito del mio talento canoro, tanto che mi proposero di fare un trio. Seguita da papà Giuseppe e da mamma Domenica, iniziai a fare serate e a cantare in tantissimi matrimoni. Il  neo trio prese il nome de ‘I Delfini’. Il successo fu così grande che venni inserita come ospite fissa nei programmi ‘Kabala’ e ‘Indovinate un po’’  di  una tv locale, Tele Europa di Alcamo, e addirittura affiancai nella conduzione il presentatore Vito Galbo. Fu in una delle serate di piazza, che oltre alla passione per la musica, ho trovato l’amore della mia vita, Giuseppe Senia, che tra  un filmino e l’altro delle mie serate musicali, gli occhi dolci e paroline galanti, scoccò la scintilla,  al punto che dopo appena dieci mesi ci ritrovammo sposati”.
Dopo il matrimonio come cambiò la tua vita di donna e di artista?
“Presi una decisione drastica, per amore della famiglia. Abbandonai il trio de ‘I Delfini’ e la musica, incoraggiata dalla grande gioia per la nascita del mio figliolo Ignazio. Dopo un periodo di tempo, mio marito Giuseppe vide nei miei occhi una passione che non si era mai assopita, il canto. Mi incoraggiò per amore a salire nuovamente su un palcoscenico e questo accadde nel corso di una serata, aspettando l’esibizione di Bobby Solo. Qui ritirai fuori tutta la mia energia positiva e la mia grinta musicale. Per me si aprì un nuovo uno spiraglio artistico nel canto che combaciò con la mia vita di mamma e per la famiglia”.
E che cosa accadde?
“Mentre mio figlio Ignazio cresceva, mio marito decise di farmi una grande sorpresa. Come grande atto d’amore si presentò con un furgone colmo di attrezzatura per il canto. Mi venne spontaneo esclamare con le lacrime agli occhi per la gioia: ‘ma tu sei pazzo’. Ma lui mi rispose: ‘no, non sono pazzo, è il tuo momento, te lo meriti amore mio’. Con grandi sacrifici economici della famiglia, nel 2007 ho ricominciato a fare serate nei locali della zona fino ad essere ingaggiata dall’agenzia Full Time di Grosseto, che mi ha fatto lavorare sulle rotte delle grandi navi veloci”.
Marysen, com’è la tua vita artistica recente?
“Nel 2011 ho ottenuto grosse soddisfazioni sulle rotte della  Zeus Palace GNV. L’anno scorso si sono concretizzati tanti progetti, a partire da un’esibizione a San Vito lo Capo con Angelo Duro il 15 agosto. Dopo aver conosciuto per caso prima su Facebook e poi  a Roma di persona la grande cantante Nadia Erbolini e il favoloso conduttore di programmi radiotelevisivi ed eventi Claudio Testi, proprio una frase di quest’ultimo, che disse ‘caro Giuseppe, Marysen ha grandi qualità canore, se non l’aiuti non le rendi giustizia”, fece ripartire tutto.  Mio marito così si attivò subito e con l’aiuto fondamentale di Nadia Erbolini, mi ha permesso di incidere il primo inedito ‘Marysen Nasce’. Poi un secondo brano ‘Senza Te’ e ancora un terzo questa volta con l’incoraggiamento e la collaborazione del grande maestro Vincenzo Capasso, autore di Mina, Gigi, D’Alessio e Gigi Finizio, conosciuto al Master Di Ascea Marina nel giugno dell’anno scorso, che mi ha fatto dono di ‘Na’ Stella’, dedicata al grande Carosone. Ho avuto poi la possibilità di conoscere direttori artistici della Warner Bros, della Emi e il genio Charlie Rapino, produttore di Emma, Robbie Williams e Lady Gaga, i fratelli Calabresi, produttori di Mengoni, Giorgia e dell’indimenticabile amico Alex Baroni. Nell’ultimo Master, a gennaio di quest’anno a Caserta, ho conosciuto il grande Fabrizio Berlincioni, autore di ‘Io Canto’ e ‘Ti Lascerò’, eseguiti da Anna Oxa e Fausto Leali. Infine, ho inciso a Roma con il maestro Lugi Montagna che ha curato gli arrangiamenti di ‘Nasce’, ‘Senza Te’, ‘Na’ Stella’ e ‘Vuoi durmiti’ ancora in dialetto siciliano”.



more No Comments marzo 8 2013 at 13:31


GP Magazine Gennaio 2013



more No Comments marzo 1 2013 at 15:27


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