Vincenzo Salemme: “Si riparte sempre da zero”

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Scritta e diretta da Vincenzo Salemme, è in scena nei teatri italiani fino a primavera “Il Diavolo Custode”, una commedia in cui s’invoca la seconda possibilità che tutti vorremmo avere. In uscita anche “Mai Stati Uniti”, un film di Carlo Vanzina

di Silvia Giansanti

A volte si rimane sorpresi come, dietro a tanta maestria, si possa nascondere tanta semplicità. E di cose da insegnare lui ne ha davvero tante, visti anche i suoi trascorsi con i De Filippo. Vincenzo Salemme, da buon napoletano adora la pasta al pomodoro e  se gli venisse offerta una seconda possibilità nella vita probabilmente non risceglierebbe il faticoso mestiere di attore. Siamo riusciti a parlare con lui del nuovo spettacolo teatrale di successo, “Il Diavolo Custode”, mentre si stava dirigendo verso Bari. E’ inutile dire che ha trascorso anche il periodo delle recenti festività a lavorare e a provare ogni giorno prima di andare in scena, considerando che siamo davanti ad un professionista scrupoloso, paziente e metodico.
Vincenzo, conosciamo il tuo percorso e soprattutto la tua grandezza come attore. Manca qualcosa nella tua vita artistica?
“La vita artistica non inizia e non finisce mai. Si riparte sempre da zero, tutto ciò che arriva per me è sempre una novità e affronto tutto con entusiasmo come se fosse la prima volta. Mi piace mettermi in gioco”.
Cosa ricordi dei tempi in cui lavoravi con i grandi De Filippo, visto che hai iniziato da lì?
“Innanzitutto è stata un’emozione grande andare davanti ad un mito del teatro mondiale come Eduardo De Filippo. Una cosa indescrivibile ed è stato il periodo più importante della mia carriera artistica, dato che all’epoca avevo solo diciannove anni. Ricordo che tremavo dalla felicità”.
Quando lavori, di solito sei severo con te stesso?
“Sì, molto. Quando sono in scena provo tutti i giorni per aggiustare il tiro”.
E con gli altri come sei quando ti trovi a rivestire i panni di regista?
“Penso di essere abbastanza preciso e metodico. Ho molta pazienza e continuo a provare affinché quella determinata scena riesca”.
Quand’è che un professionista come te si accorge che un attore novizio ha tutte le carte in regola ed è “pronto”?
“Penso che un attore non capisca quando deve andare avanti o quando si deve fermare. Ci vuole solo coraggio per proseguire la propria strada mettendo appunto sempre se stessi in gioco. Solo in questo modo si può andare avanti”.
Con chi vorresti lavorare di nuovo?
“Con Eduardo se fosse possibile”.
C’è un’attrice con cui hai lavorato e di cui hai subito il suo fascino?
“Eva Herzigova”.
Ti emozioni quando la gente ti ferma per strada o la cosa ti infastidisce?
“Sono contento, anche quei saluti fanno parte del mio lavoro e avere uno scambio non è una cosa forzata per me”.
Vivendo nella Capitale, dove preferisci recarti nei momenti di relax?
“Quando è libero dal traffico, adoro recarmi sul Lungotevere all’altezza dell’Isola Tiberina”.
E invece quando eri a Napoli?
“Nella striscia che parte dal Vomero e scende fino al mare. E’ pazzesca”.
Cosa preferisci guardare nella tv di oggi?
“Non guardo molto la televisione, sono un divoratore di dvd”.
Riguardo al teatro, il tuo attuale spettacolo “Il Diavolo Custode” sarà in scena fino ad aprile prossimo. Come sta rispondendo il pubblico?
“Benissimo e per questo si sta pensando in futuro di aggiungere altre date”.
Facendo riferimento ai contenuti dello spettacolo, vorresti rinascere e ricominciare tutto da capo per avere una seconda chance?
“A dir la verità mi piacerebbe”.
Ovviamente rifaresti l’attore?
“E’ un lavoro molto duro che non conosce soste, non conosce feste, fatto di prove, di spettacoli e quant’altro e non ti nascondo che ogni sera prima di entrare in scena mi assale un po’ di angoscia, quindi se dovessi rinascere non so se lo rifarei”.
Ti sei mai lamentato con l’intero universo?
“Tante volte”.
Oltre a questo fortunato lavoro teatrale, c’è stato anche il film “Mai Stati Uniti”. Parliamone.
“E’ un film di Carlo Vanzina molto brillante che ha in serbo qualche momento romantico con Ambra Angiolini, Ricky Memphis, Anna Foglietta e Giovanni Vernia. E’ una storia che fa ben sperare di una famiglia che si ritrova per caso”.
Andando indietro nella tua carriera, tra i tanti hai fatto un film dal titolo “Ho visto le stelle”. Quando le hai viste veramente nella tua vita?
“Purtroppo il dolore lo conosco come lo conosciamo tutti e va accettato perché fa parte della vita, così come le gioie, che per me sono state rappresentate dall’incontro con Eduardo De Filippo e dalla conoscenza dell’amore”.

CHI E’ VINCENZO SALEMME
Vincenzo Salemme è nato a Bacoli il 24 luglio del 1957 sotto il segno del Leone con ascendente Capricorno. Caratterialmente è affabile, gentile e schivo. Tifa per il Napoli, adora la pasta al pomodoro e ha come hobby la corsa. Vincenzo vive a Roma ma gli piacerebbe trasferirsi a New York. E’ sposato e possiede due cani e sei gatti. Ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo negli anni ’70, debuttando come attore in una commedia. Successivamente si è trasferito a Roma entrando a far parte della compagnia di Eduardo De Filippo, una prestigiosa collaborazione che è andata avanti fino agli anni ’90. Vincenzo Salemme oltre ad essere un attore teatrale, ha recitato anche in alcuni film. Il suo esordio è avvenuto negli anni ’80 quando il regista Nanni Moretti gli ha affidato diversi ruoli. A seguire altri film come “Isotta”, “Il tuffo”, “Olè”, “Ex”, “Baciami piccina” e “A Natale mi sposo”. Nel 1998 è uscito il primo film da lui diretto “L’amico del cuore”. E’ stato anche protagonista di show televisivi come “Famiglia Salemme Show” e “Da Nord a Sud…e ho detto tutto!”. Vanta un record di incassi con il suo spettacolo teatrale “L’astice al veleno” e attualmente sta riscuotendo un buon successo con “Il Diavolo Custode”.



more No Comments marzo 1 2013 at 15:20


Rihanna: Una stella dal cuore grande

Rihanna

E’ una rubrica che ha lo scopo di farvi conoscere in maniera diversa i personaggi che ogni giorno sono acclamati da folle di ammiratori. Questa volta dedichiamo il nostro spazio ad una delle più grandi pop star del momento

Di Camilla Rubin

Lo sapevate che… Rihanna, nome completo Robyn Rihanna Fenty, è nata a Saint Michael, il 20 febbraio del 1988, da Ronald Fenty, un capo magazziniere metà afro-barbadiano e metà irlandese, e Monica Fenty, una contabile nativa della Guyana, ma per metà afro-americana.  Rihanna è la maggiore di tre figli: ha infatti due fratelli di nome Rorrey e Rajad Fenty. Ha, inoltre, due sorellastre e due fratellastri da parte del padre, nati da madri diverse prima del matrimonio dei genitori. La cantante e attrice barbadiana, è la prima artista della sua nazione a vincere un Grammy Award.
Lo sapevate che… Dal suo esordio fino ad oggi, ha venduto 30 milioni di album e 60 milioni di singoli, facendola divenire una delle artiste con il maggior numero di vendite di tutti i tempi.
Lo sapevate che… “Umbrella” è il primo singolo estratto dal terzo album di Rihanna, Good Girl Gone Bad. Questo singolo ha segnato l’esplosione del successo di Rihanna. La voce di supporto è quella del rapper Jay-Z. la canzone  non era stata originariamente scritta per lei però, l’autore del brano, infatti, intendeva consegnarlo a Britney Spears, ma, siccome il suo ultimo album era già completo, il brano è stato rifiutato. A quel punto il brano è stato spedito a Mary J. Blige, ma anche lei lo ha rifiutato perché presa da altri impegni. E fu così che “Umbrella” fu destinato a questa giovane e promettente cantante ancora sconosciuta che ora è diventata una stella.
Lo sapevate che… Ha firmato una nuova linea di ombrelli, la popstar, infatti, in omaggio anche alla sua canzone che l’ha resa così popolare, ha lanciato a New York la collezione che porta il suo nome, realizzata insieme a Tote, marchio leader nella produzione di ombrelli. I prezzi vanno dai 20 ai 50 dollari.
Lo sapevate che… Nel 2011 debutta come stilista per Giorgio Armani e inizia la carriera di attrice con la partecipazione al film “Battleship” (che però esce nel 2012). La cantante avrebbe dovuto recitare nel film “The Fast and the Furious 6”, la quale uscita era prevista per il 2013, ma ha deciso di rinunciare al ruolo per via del suo fitto calendario determinato dalla promozione del suo nuovo disco ed è stata per questo rimpiazzata da Rita Ora
Lo sapevate che… E’ l’artista più venduta dell’era digitale nel decennio 2000-2010 in fatto di singoli, avendo fissato con il brano “Diamonds” 12 canzoni alla vetta della Billboard hot 100, eguagliando il record di Madonna e “The Supremes”. Ha collezionato 20 top ten hits sempre nella classifica americana in poco più di sette anni; è stata l’artista donna che ha conquistato più rapidamente questo record, seconda in velocità solo a Madonna e ai Beatles.
Lo sapevate che… E’ cresciuta ascoltando musica reggae ed ha iniziato a cantare all’età di 7 anni. Successivamente ha studiato alla Combermere School, dove ha formato un trio musicale con due sue compagne di classe all’età di quindici anni. È stata un cadetto in un programma sub-militare; veniva allenata dai militari barbadiani e Shontelle era il suo sergente
Lo sapevate che… Nel 2006 Rihanna ha istituito la fondazione Believe, con lo scopo di aiutare i bambini ammalati in stato terminale. Ha organizzato diversi concerti per raccogliere fondi per la fondazione.
Lo sapevate che…. A fine agosto 2008 è stato pubblicato il singolo “Just Stand Up!”, una canzone per raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro. Alla canzone partecipano altre quattordici cantanti R&B, pop e country: Beyoncé, Carrie Underwood, Miley Cyrus, Sheryl Crow, Fergie, Leona Lewis, Keyshia Cole, LeAnn Rimes, Natasha Bedingfield, Mary J. Blige, Ciara, Mariah Carey e Ashanti. Il 2 settembre la canzone è stata pubblicata come download digitale e il 5 eseguita live da tutte le cantanti alla campagna promozionale Stand Up to Cancer.
Lo sapevate che… Nel 2010 ha inciso “Redemption Song”, cover di una canzone di Bob Marley, che ha interpretato all’Oprah Winfrey Show. Il brano, reso disponibile sulla piattaforma iTunes degli Stati Uniti per qualche tempo, ha visto i propri profitti devolversi a favore delle diverse associazioni che aiutano i disagiati sopravvissuti al Terremoto di Haiti del 2010.
Lo sapevate che… Sempre per la stessa causa la cantante ha inciso il brano “Stranded (Haiti Mon Amour)” insieme a Bono, The Edge (che sono rispettivamente il cantante e il chitarrista degli U2) e a Jay-Z. La canzone ha raccolto oltre cinquantasette milioni di dollari di introiti, poi devoluti. Il brano ha raggiunto la posizione numero tre nelle classifiche di paesi quali Irlanda e Svezia, anche se negli Stati Uniti, dopo il debutto alla sedicesima posizione, il pezzo è sceso in classifica alla posizione numero ottantaquattro per poi sparire
Lo sapevate che… Ha stabilito dei Guinness World Record nel 2010 nella categoria “Musica” come “Artista che ha venduto più singoli e album nel Regno Unito”
Lo sapevate che… Ha un barboncino di nome Oliver.
Lo sapevate che… La prima volta di Rihanna in Italia è stata nell’estate del 2006 al Festivalbar.
Immqagini gentilmente concesse da Kika Press



more No Comments marzo 1 2013 at 15:14


Andrea Salvini Talento irrequieto

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E’ il fotografo del nuovo testimonial della Martini, l’attore e modello Jurj Buzzi. Ha iniziato a scattare i primi ritratti a 8 anni. Il suo modo di lavorare è in continua evoluzione ma non muta mai il suo desiderio di trasmettere emozioni attraverso la fotografia

Ti definisci un irrequieto viaggiatore dell’immagine… Perché?
“Attraverso le mie immagini cerco di conoscere persone e ambienti differenti. Ho avuto la possibilità di fotografare modelle, attori, cantanti, sexy star, acrobati e gente comune ed esporre nei luoghi più glamour come in quelli più metropolitani. Sono molto irrequieto!”.
Cos’è la fotografia per te, un lavoro, una passione, una missione o un’espressione di qualcosa?
“Una passione che mi permette di esprimermi. Se mi permettesse di mantenermi economicamente sarebbe perfetto”.
Come è nata la passione per la fotografia?
“Da sempre. Scattavo già i miei primi ritratti a 8 anni. Ho cambiato solo il modo di concepire la fotografia. Non è più un modo per catturare ricordi e tenerli chiusi in un cassetto, ma una vera e propria forma d’arte, da condividere e creare assieme al soggetto fotografato, per dare emozioni a chi la osserva”.
Ricordi qual è stata la tua prima fotografia?
“Sì. Era una vecchietta, con la crocchia in testa, capelli bianchissimi, vestita di scuro. La sua figura era minuta, quasi fragile, ma sotto il suo braccio portava una fascia di legna che doveva essere veramente pesante. Questo contrasto tra fragilità e forza mi spinse a fotografarla. Avevo circa 10 anni e nessuno credeva che quella foto l’avessi fatta io”.
Qual è l’ambito della fotografia in cui senti di poterti esprimere al meglio?
“La fotografia ritrattistica e il nudo. Sia nella ritrattistica sia nel nudo il contatto con il soggetto è molto forte. La fotografia non mente, se il soggetto ha un vissuto da raccontare, senza timori, il ritratto sarà emotivamente forte. La nudità ha qualcosa di così forte e di così puro, quando si fotografa un corpo nudo non si sa perché ma la foto c’è sempre”.
Qual è la caratteristica che ti differenzia dagli altri fotografi?
“Oggi tutti siamo in grado di fotografare. I mezzi per creare foto si sono uniformati. Quello che non tutti sono in grado di fare è dare emozioni attraverso la fotografia. Personalmente non so cosa mi distingue dagli altri, credo l’ assoluta semplicità. Photoshop lo uso pochissimo. I miei soggetti sono veri, la loro bellezza non è artificiale”.
C’è un guru della fotografia mondiale al quale va la tua particolare ammirazione?
“Il primo è Karl Lagerfeld. Ne seguono molti altri, da Mario Testino ad Andreas Bitesnich… Non posso negare la loro influenza sul mio stile e sul modo di concepire la fotografia”.
Per te la fotografia è sinonimo di soddisfazioni o di guadagni?
“Seguo soltanto la mia passione. Tutto quello che accade nel mentre è una conseguenza. Mi ritengo molto fortunato. Tutto qui”.
Quali sono i lavori più importanti che hai fatto?
“Il primo e più importante a livello mediatico è stato sicuramente fotografare il testimonial Martini, l’attore e modello Yurj Buzzi. Poi una pubblicazione di fotografie a tematiche ambientali sul mensile Max e ancora una copertina del mensile Mondo Notte in distribuzione nei locali della Capitale”.
Sei il fotografo del nuovo testimonial della Martini Yurj Buzzi. Cosa significa questo per te?
“Spero attraverso questa opportunità di farmi conoscere e apprezzare anche dal grande pubblico. Spesso in Italia i media non danno voce ai nuovi talenti, persone capaci, talentuose, da anni riconosciuti nel loro settore artistico, dal cinema alla danza, etichettati ancora come “emergenti”… ecco perché si è costretti a scegliere di lavorare all’estero”.
Il fotografo è la professione che hai sempre sognato di fare?
Sono da sempre  un esteta. Non potrei vivere senza la bellezza, sotto ogni sua forma, sia puramente fisica sia artistica, dal teatro alla danza, come nella letteratura e nella pittura. Credo che oggi la fotografia sia il mezzo più moderno per racchiudere tutto questo”.
Sei un fotografo dell’era del digitale. Quanto è importante la tecnologia per chi svolge il tuo lavoro?
“Personalmente credo che la tecnologia sia utile dal punto di vista economico e ambientale. I costi sono ridotti e l’ambiente rimane più pulito perché si limita l’uso di acidi vari e carta che servono per lo sviluppo. Un bravo fotografo lo è sia con aiuti tecnologici sia senza”.
In che maniera un fotografo riesce a migliorarsi?
“Attraverso il confronto con altri fotografi, lo scambio di idee, e soprattutto il proprio percorso emotivo che lo spinge in varie direzioni e ricerche. Tutto ciò che ti circonda può contribuire a migliorarti o a spostare le tue aspettative più avanti, l’importante è volerlo”.
Sogni nel cassetto e progetti futuri?
“Non amo fare progetti. Preferisco scegliere la mia strada di volta in volta. L’attore Luigi Tabita si è proposto per posare davanti al mio obiettivo, ne sono veramente lusingato, trovo il suo volto molto interessante. Un mio sogno? Vivere solo di fotografia in un piccolo attico al centro di Parigi”.
www.andreasalvini.com



more No Comments marzo 1 2013 at 15:10


Jennifer Lee Romano: Da Miami con le idee chiare

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E’ modella e ballerina professionista. Ha origini cubane e portoricane che le donano una bellezza tipicamente latina. In questa intervista si racconta e fa emergere il suo essere una grande sognatrice

di Camilla Rubin

E’ una ragazza americana, nata il 6 marzo del 1989 a Philadelphia, in Pennsylvania ma cresciuta a Miami Beach, in Florida. Ha avi cubani e portoricano e i suoi tratti evidenziano l’etnia delle donne latine.  E’ una ragazza espansiva, entusiasta, molto affidabile, divertente e con cui – detto da lei – “è facile lavorare”.
“Adoro il mio lavoro di modella – afferma Jennifer Romano – perché mi porta ad interpretare varie situazioni. In assoluto mi piacciono quelle divertenti e vivaci, anche se mantengo in ogni momento un alto livello professionale. E’ stato un percorso di carriera interessante e gratificante che mi ha permesso di incontrare e trascorrere del tempo con alcune delle persone più interessanti e famose del mondo. Oltre a fare la modella sono un ballerina professionista, mi piace stare davanti ad una telecamera, almeno quanto amo viaggiare e vivere nuove avventure”.
Crescere a Miami Beach le ha permesso di avere una prospettiva diversa sia dal punto di vista culturale che sulla vita e sul mondo che la circonda. Ama la vita e vivere tutto ciò che la vita stessa le offre. “Ma non lasciate che questo bel faccino vi inganni – prosegue Jennifer – sono anche una donna d’affari! Sono un’Assistant Manager di una Associazione, e anche questo è un lavoro che mi appaga. Corpo e cervello: direi che è un gran vantaggio!”.
Presentati ai nostri lettori ..
“Il mio nome è Jennifer Lee Romano e sono un modella glamour, di lingerie, di moda, di costumi da bagno e di fitness”.
Come è iniziata la tua carriera di modella?
“Ho iniziato a sfilare nel 2009. E’ nato tutto per caso. Dopo averci provato per curiosità, ho iniziato a ricevere un sacco di complimenti e un incoraggiamento da parte degli amici a provare ad entrare in questo mondo. Un mio caro amico mi ha spinto a fare un provino e… da lì a poco, con un fotografo di Miami, ho realizzato un servizio. Mi sono innamorata della bellezza che è riuscito a tirarmi fuori e mi sono innamorata della macchina fotografica e della telecamera e da quel giorno è cominciato un nuovo percorso per me”.
Tu sei anche una ballerina. Cosa preferisci, danzare o sfilare?
“Non posso scegliere, li amo entrambi. Potrei ballare ad una sfilata, perché no?”
C’è qualcuno a cui ti ispiri per le tue performances?
“Mi piace molto la splendida Adriana Lima, ha tutti i connotati al suo posto per essere un bellissimo angelo!”.
Modella, ballerina ma anche un’assistente di direzione. E’ proprio quello che volevi fare sin da bambina?
“Quando ero piccola volavo con la fantasia, come accade ad ogni ragazza. Volevo essere una super modella di Victoria’s Secret, ma purtroppo la mia altezza non corrisponde ai requisiti richiesti, così mi sono buttata anche sulla danza, per sfogare la mia vitalità ed esuberanza. E lì è nata l’altra grande mia passione, che mi piacerebbe sviluppare ancora di più”.
Tu vivi in America, a Miami Beach, dove tutto è possibile. Che cosa si può dire positivo e negativo del tuo Paese?
“Miami è piena di vita. E’ quasi impossibile annoiarsi con tutte le attività e le feste che ci sono. Non basterebbe una giornata per viverle tutte. Io mi ritengo una regina della spiaggia e non ne ho mai abbastanza del mare. Vivo sulla spiaggia che considero il mio paradiso”.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? cosa ti piacerebbe fare?
“Diventare una modella internazionale di successo e per questo continuo con il duro lavoro”.
Se tu fossi un’attrice, e si dovesse scegliere una parte in un film, cosa ti piacerebbe girare?
“Se fossi un’attrice di certo sarei una di quelle adatte per le commedie romantiche, magari anche in una parte sexy. Di fondo sono una ragazza divertente e quindi niente film drammatici. Mi piace far divertire gli altri anche grazie alla mia personalità ‘goofy’ che si rivela sempre amabile”.
Sei una donna pratica o sognatrice?
“Sono molto pratica quando si tratta di lavoro ma nella vita resto una sognatrice. Ho una grande immaginazione e un lato molto creativo. Fantastico sempre su ciò che potrebbe essere”.
Un saluto ai nostri lettori?
“Ringrazio tutti i miei fans per il loro amore e il sostegno che mi danno da sempre. Senza l’amore degli altri non sarei quello che sono oggi”.



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Attilio Fontana “Canta come sei”

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Negli anni ’90 era il leader dei Ragazzi Italiani, un gruppo molto seguito soprattutto dalle ragazze. Insieme a sua sorella Mariagrazia, musicista e vocalist, ha scritto un libro dedicato proprio alla musica

di Francesca Ceci

E’ stato uno dei componenti del gruppo musicale Ragazzi Italiani, che ai primi anni ’90 ottenne un discreto successo tra i giovani. Negli anni è diventato anche un bravo attore ma conserva intatta la passione per la musica. In tal senso, ha pubblicato un libro, scritto insieme a sua sorella Mariagrazia, che raccoglie una sorta di metodo e consigli per conoscere e approcciare il mondo della musica.
Attilio, partiamo da “Canta come sei”, libro scritto a quattro mani scritto con tua sorella Mariagrazia, musicista e vocalist che tutti conosciamo.
“Siamo nati in una famiglia un po’ bizzarra di musicisti. Sia mia madre che mio padre che oggi non ci sono più, hanno vissuto per e nella musica, si sono innamorati grazie alla musica, una storia molto bella la loro, che raccontiamo nel libro. Siamo cresciuti scegliendo volontariamente e un po’ no, di seguire e continuare questa missione e ad un certo punto della nostra vita professionale, specie ora che sono quasi un ometto, abbiamo deciso di mettere insieme due tipi di esperienze e creare una sorta di metodo visto che sono anni che lavoriamo insieme. Abbiamo iniziato a mettere insieme idee, confrontarci, facendo questo metodo che ha una parte tecnica molto seria e importante, quella sulla vocalità curata da Grazia, io poi ho cercato di portare la mia esperienza. L’intento era quello di costruire un metodo che non fosse solo supertecnico, ma desse la possibilità di conoscere questo mondo e approcciarlo in maniera molto naturale, dare consigli utili per superare i piccoli problemi che puoi incontrare quando fai questo lavoro”.
Come hai appena detto, il libro è un libro-metodo sul canto con contributi importanti di esperti come Giorgia, Carlo Conti, Peppe Vessicchio e Rudy Zerbi. Secondo te il canto si può insegnare o è solo questione di talento?
“L’idea che sta alla base del libro  è che ognuno di noi ha una voce, è inutile andare a cercare, imitare la voce di qualcun altro, c’è chi ha più talento vocale e riesce a fare delle cose, poi c’è anche chi è più attore, magari non perfettamente intonato ma può trasmettere un’emozione più di un altro che è supertecnico. Il punto è andare a scoprire la propria voce, quella che ci appartiene, per questo si chiama Canta come sei, tanti ragazzi anche talentuosi non hanno un’identità o non sanno dove andarla a cercare. Il nostro  tentativo è provare a indirizzarli verso la loro strada.  Ti faccio un esempio, il mondo della musica è fatto di gente come Stevie Wonder ma anche di Joao Gilberto, un brasiliano, che non fa mille vocalizzi ma è comunque riuscito a vendere milioni di dischi raccontando la storia della musica brasiliana. Ognuno deve cercare il mondo a cui somiglia di più”.
Leggo dalle righe di presentazione del libro: “è un viaggio dentro due vite, due esperienze, unite da una sola passione”. Che cos’è per te la musica?
“Rappresenta tutta la mia vita, il canto è stato dolore, gioia, è un percorso, quando sei su un palco o scrivi una canzone, c’è un viaggio emozionale talmente grande che ti fa sentire meglio. La musica è la mia strada”.
Tutti ti ricordiamo con i Ragazzi Italiani, ma la tua carriera è fatta di tanto altro: cinema, tv, teatro. Qual è la tua dimensione perfetta?
“In questi anni, anche se con meno visibilità, ho fatto cose molto belle con artisti importanti, ho lavorato molto in teatro, poi la tv, il cinema. Una cosa che mi piace tantissimo è il teatro musicale, ora sto scrivendo uno spettacolo teatrale con le mie canzoni, cerco di portare il concerto sotto forma teatrale, raccontare storie attraverso la parte attoriale, poi segue il cinema. Io sono uno che riesce a vedere anche tre film di seguito in un giorno,  amo il cinema e mi piacerebbe farne un po’ di più”.
C’è una persona in particolare alla quale devi dire grazie?
“La prima della lista è mia sorella, è stata una madre artistica, ho iniziato da ragazzino cantando nel suo coro, ma dico grazie anche a tanti professionisti. Maria de Filippi è stata una delle prime che ha creduto nei Ragazzi Italiani, facendoci apparire nelle sue trasmissioni, Mara Venier con cui abbiamo fatto un’edizione di Domenica In, Carlo Conti del quale c’è anche un contributo nel libro. La lista, per fortuna, è lunga”.
Il titolo del libro è “Canta come sei”. E Attilio com’è?
“Uno che non ama compromessi, un ribelle, ho cambiato tante volte strada. E poi folle, sì, folle mi piace perché è un pazzo sano!”.



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Grazia Scuccimarra “Il mio teatro”

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Da oltre trent’anni mette in scena spettacoli teatrali di qualità e di successo, dove la satira e la comicità intelligente rappresentano le caratteristiche predominanti

di Paolo Paolacci

Dal 22 gennaio scorso al Teatro dei Satiri di Roma presenta “Noi le ragazze degli anni ‘60″. Uno spettacolo teatrale che sembra appena uscito dalla penna di un’autrice capace di cogliere con leggerezza e stupore quello che accadeva  dentro e intorno alle ragazze degli anni ‘60.
Non potevamo quindi mancare di incontrarla.
“La vita fugge e non s’arresta un’ora, diceva Petrarca nel ‘300”.
Cosa si prova a riproporre dopo trent’anni uno spettacolo come “Noi le ragazze degli anni ‘60”?
“Non ripropongo lo spettacolo dopo trentanni, bensì lo propongo da trentanni senza nemmeno un’interruzione, è cosa ben diversa. Pochi sono gli spettacoli in grado di reggere tanto tempo senza sapere di muffa, merita un festeggiamento”.
Sì è di questo che volevamo parlare. Quanto è restato attuale?
“Uno spettacolo che ci racconta come eravamo un tempo e come siamo oggi non passa mai di moda, in fondo è comunque un pezzo di storia dell’umanità che si svolge sul palcoscenico ed è sempre interessante andare a vedere chi ti fa una bella sintesi di quello che eri e di quello che sei. Siamo tutti troppo occupati per farlo ognuno per conto proprio. E poi, si ascolta ancora la musica dell’epoca, in vetrina ricompaiono i modelli di allora, in tivvù resistono tanti personaggi di quegli anni  ancora considerati da tanti, ‘favolosi’ ”.
Certamente quegli anni hanno coinvolto un’intera generazione con la passione. Tu a cosa volevi arrivare quando lo hai scritto?
“Questo testo lo scrissi nel 1980, ben trentatreanni fa. Sentivo appunto parlare dei ‘favolosi anni ’60’. A me non sembravano tanto favolosi  e quindi mi misi a spiegare perché per me non lo fossero: temevo il ritorno di quel decennio, temevo che le donne potessero perdere le conquiste faticosamente raggiunte e mi sembra che ce la stiano mettendo tutta per mettere in discussione i traguardi conseguiti dal ’68 in poi”.
Ma chi era Grazia Scuccimarra ieri e chi è oggi?
“Grazia era una ragazza piena di ideali, di slanci sinceri, di principi radicati. Oggi è una vecchia ragazza piena di ideali, gonfia di rabbia, straripante principi oramai di cemento armato, che si sente impotente davanti allo sfacelo ma che continua a parlare, a sparlare, a litigare. Ho un bel fegato gonfio, non c’è che dire…”.
Certamente. Ma vedere un pubblico in lacrime dal ridere fa un bell’effetto positivo. A chi consigli questo spettacolo?
“Non consiglio mai di vedere un mio spettacolo, credo nelle scelte autonome, anzi, mi meraviglio sempre di come tanta gente abbia voglia di uscire la sera per venire a teatro proprio per me”.
Programmi futuri?
“Intanto che festeggio il trentennale delle ragazze a Roma e in giro per Italia, penso al prossimo spettacolo…anche quello sarà un ulteriore aggiornamento sull’evoluzione – o involuzione – della società nella quale viviamo. Bisogna periodicamente fare il punto della situazione. Il mio teatro è sempre stato questo e tale rimarrà. Una bella serata si può dedicare sempre con piacere a tutti”.



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Lo strano mondo di Marc William Zanghi

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Scopriamo un artista originale che usa i colori in maniera vivace e fumettistica, creando ambientazioni in grado di stupire e incuriosire

di Massimiliano Agostini

Molto spesso ci può capitare di rimanere insensibili di fronte a un quadro che rappresenti il solito paesaggio o il solito ritratto, anche se realizzato magistralmente. Se questo succede anche a voi, è probabile che il motivo sia che non ci racconti nulla di nuovo oppure che non rappresenti il mondo che stiamo vivendo.
Marc William Zanghi è un pittore che attrae attenzione all’istante, che lascia subito il segno. Rimaniamo subito colpiti dai strani, vivaci e fumettistici colori e dai suoi soggetti e ambientazioni, che ci stupiscono e disorientano al tempo stesso. Fantasie deliranti che quasi mai sono quello che ci aspettiamo. Orsi bianchi in una foresta pluviale, una zattera con un uomo e un orso che porta sulle
spalle uno zaino, alberi dai quali cadono strane sostanze gelatinose o strani esseri informi ciondolanti sui rami. Acque che mai ci aspetteremo rosa, alberi che mai abbiamo immaginato essere di un bianco puro… Eppure c’è armonia, nulla di tutto questo stona.
Tutte visioni che non si possono raccontare, ma solo percepire guardando una sua opera. L’impatto è travolgente, perchè sfrenata è la sua fantasia, bizzarro il suo mondo che ci sbatte davanti agli occhi con una forza impetuosa.
Usando un termine molto di moda, mi piace definirlo un artista “pulp”: l’impatto violento delle sue vernici, l’estrema paradossalità dei soggetti e dell’ambientazione, la confusione generale e la libertà espressiva rendono unico questo straordinario artista.
Ogni sua opera è un viaggio, ogni sua visione un’allucinazione che non lascia mai indifferenti.
Così unico, che gli aggettivi più spesso usati, come “surrealista” per citarne uno, credo non lo identifichino bene. Cercheremo di addentrarci meglio in questo stranissimo mondo parlando direttamente con lui.
Ciao Marc. Innanzitutto grazie per il tempo che ci dedichi. Guardando tutte le mostre che stai facendo per l’Italia e in Europa, sembra quasi impossibile tu abbia tempo per questa intervista.
“E’ un piacere ricevere delle attenzioni da parte vostra quindi il tempo non è un problema. Sì è vero, fino ad oggi ho fatto molte mostre in giro ma in questo preciso momento mi godo un po’ di relax e rifletto sui prossimi passi da fare”.
Quali sono le tue prossime mostre?
“Non ho personali imminenti in previsione ma ho fatto delle mostre collettive a dicembre e questo per me è un bene perché posso rielaborare con tranquillità alcuni lavori e riflettere su qualcosa di nuovo”.
E’ impossibile inquadrarti in uno stile o corrente pittorica. Ti ho definito un’artista “pulp” per la forza e violenza dei tuoi colori,  per la paradossalità dei soggetti e dell’ambientazione e per il turbinio e la confusione che genera a primo impatto una tua opera. Probabilmente non te l’hanno mai dato del pittore “pulp”. Tu che ne pensi?
“Ah ah ah, no non mi hanno mai dato del pittore ‘pulp’ e devo dirti che lo trovo calzante e mi piace molto come definizione, credo proprio che tu abbia colto un aspetto importante del mio lavoro trovando questa definizione, grazie”.
I tuoi quadri sono tutti differenti l’uno dall’altro, probabilmente perchè il tuo mondo è infinito e le tue idee cambiano continuamente. Di questi soggetti e ambientazioni c’è qualcuno che ti è più caro?
“Se ti riferisci al fatto che ho dipinto piscine, paesaggi con scimmie bianche, isole, paesaggi urbani, paesaggi con orsi, fiumi con zattere, ecc., è vero che sono quadri molto differenti ma in realtà si tratta di cicli. Non credo di avere molte idee, me lo dicono in tanti, ma a me sembra sempre che mi sfugga qualcosa, forse è un bene, così continuo a cercarla con la pittura”.
A volte mi viene da pensare che i tuoi quadri più che un messaggio siano delle allucinazioni e un viaggio in un mondo tutto tuo, un viaggio che grazie alla forza delle tue vernici diventa anche nostro. C’è un messaggio che vuoi mandare con la tua pittura?
“No, nessun messaggio. Ovviamente l’essere attualmente un pittore iconografico fa sì che chi guarda le opere cerca di scorgerne un messaggio, che probabilmente c’è ma non è voluto. I miei quadri sono più un viaggio che ‘mixa’ la realtà di ciò che vedo e che sento intrecciata con le possibilità di ciò che potrebbe subentrare di plausibile. Questo corto circuito genera poi di fatto la ‘texture’ e le particelle cromatiche che compongono la mia pittura e l’immagine di cui le mie riflessioni necessitano in quel momento preciso”.
Ci puoi raccontare la tua esperienza più bella in ambito artistico?
“A pensarci bene non so proprio identificare l’esperienza più bella perché credo che non escluderei proprio nulla, quindi dovrei star qui a raccontare circa dieci anni di incontri, tribolazioni, gioie e quant’altro…”.
Cosa ci dobbiamo aspettare dalla tue opere in futuro?
“ Sinceramente dico che non so il futuro cosa mi porterà in termini di idee e di percorso artistico, aggiungo anche per fortuna, poiché se già sapessi cosa fare o cosa dipingere perderei l’interesse. Ma ti anticipo che in questo momento mi sto cimentando in piccole sculture che richiamano alcuni miei soggetti e questa è già una novità. Mi divertono molto e forse sono pure interessanti”.
Sempre per i nostri lettori interessati alle tue opere, a quali gallerie devono riferirsi?
“La galleria che ad oggi ha un’idea chiara e continua sul mio lavoro è Bonelli arte contemporanea di Mantova”.
Spulciando tra le miriadi di mostre che hai fatto in tutta Italia, non ne scorgo una a Roma o in provincia. Rimedierai a questa mancanza?
“Dicono che tutte le strade portino a Roma… non c’è da fidarsi dei detti a quanto pare. Spero davvero di fare una mostra a Roma che per altro mi ha già sopportato per ben otto anni della mia pre-adolescenza. Quando ciò accadrà sarà fantastico per me”.

 



more No Comments marzo 1 2013 at 14:37


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