GP Magazine giugno 2013



more No Comments luglio 10 2013 at 16:28


Rosabell Laurenti Sellers: Un’incantevole adolescente

rosabell laurenti sellers 7

Di recente è stata protagonista nel film “Buongiorno papà” a fianco di Raoul Bova, Edoardo Leo e Marco Giallini. E’ nata a Los Angeles e da bambina ha fatto teatro. Ora vive a Roma con la sua famiglia e dopo il liceo dovrebbe trasferirsi a Londra per perfezionare gli studi teatrali. Nonostante la sua giovanissima età, ha avuto esperienze importanti in tv e al cinema e si dedica con passione e amore al volontariato: “Due volte al mese vado a lavorare presso la Comunità di Sant’Egidio a servire i pasti ai senzatetto”

di Stephany Falasconi

Rosabell, una dolcissima adolescente che ogni mamma vorrebbe avere come figlia, per  il suo carattere, per il suo modo di pensare e per la sua sensibilità. Rosabell nasce a Los Angeles il 27 marzo 1996. Esordisce a Teatro La Mama a New York all’età di 8 anni, faceva la  terza elementare. Per caso a lei e al fratello venne offerto un lavoro in  una delle compagnie mitiche di New York.
Finita la tournèe teatrale in Europa (Austria e Polonia), la famiglia si trasferì a Roma per una nuova vita. Da subito Rosabell iniziò a lavorare in tv, film e fiction, entrando poi nel mondo della cinematografia e prendendo parte a ruoli importanti che le aprirono la strada per diventare una brava interprete grazie anche a Sergio Martinelli, suo agente, che  sa  scegliere per lei i lavori più idonei.
Oltre ad essere una brava attrice, Rosabell ha una spiccata predisposizione nei riguardi della solidarietà  e nei confronti dei problemi che coinvolgono i minori. Scopriamo insieme quello che ci ha raccontato.
Sin da piccola sei stata coinvolta in una vita internazionale, Los Angeles e New York, per  poi stabilirti a Roma. Dove ti  trovi meglio e che differenza riscontri fra queste città?
“Grazie alla mia famiglia, ho aperto la mente e ho avuto una visone di mondi e modi di vita e pensieri completamente diversi tra di loro. Quando si vive in America si ha la sensazione che non ci sia il resto del mondo, a volte è anche tutto  troppo perfetto, i negozi sono sempre aperti, a due minuti da ogni casa si trova sempre qualsiasi cosa. A New York la gente non si meraviglia di  nulla, sono abituati a vedere di tutto, la vita è molto caotica. Invece a Roma la realtà è diversa, la vita è più semplice e più provinciale, più calda, mi piace il clima, mi piace il cibo, mi piace la gente… Preferisco vivere a Roma”.
Sappiamo che hai scelto Londra per perfezionare gli studi teatrali. Perché?
“Sono stata a Londra in questo periodo perché sono andata a vedere le scuole. Dopo il liceo vorrei poter andare e stabilirmi lì per un periodo di tempo. Il mio desiderio è quello di perfezionare gli studi teatrali, considerato che, una volta arrivata in Italia, non ho avuto più occasione di fare teatro  e l’emozione che ricordo di aver provato a contatto con il pubblico, nonostante fossi piccola, non ha paragoni con il cinema. Londra offre tanto, mi piace molto come città, a parte il freddo, per il  quale riuscirò a sopravvivere. Poi ho il vantaggio che la mia prima lingua è l’inglese, potrei aspirare  ad entrare in un  mondo lavorativo  più internazionale, sento di avere un forte legame con il teatro. Vedremo se sarà possibile”.
Ti dedichi al volontariato con grande spirito solidale. Come nasce questa tua  predisposizione?
“Quando ho iniziato ad interessarmi al volontariato avevo dieci anni ed ero già in Italia. Mia madre mi parlò di una famiglia che aveva fondato un’ associazione di nome “Love Hallie”, a favore della figlia, che aveva la passione per il volontariato e che purtroppo morì in un incidente. L’associazione manda aiuti in Africa, fornendo le zanzariere per prevenire la malaria. Pensai subito ad un modo per poterli  aiutare e  organizzai una festa con  tutti i miei amici con dei giochi a pagamento: riuscii a raccogliere 1000 euro, per acquistare le zanzariere. Faccio diverse cose per il volontariato, soprattutto dedicate ai  problemi che toccano i  giovani come me. Dallo spot per Action Aid  contro i matrimoni forzati con minori, diretto da Stefania Rocca, ad uno spot girato per il sito del Ministero per le Pari Opportunità contro la pedofilia e la pornografia minorile. Quest’anno ho anche  fondato l’Associazione YAHI  (Young Actors for Humanitarian Involvement ) che ha lo scopo di invogliare  e coinvolgere altri giovani attori a dedicarsi ai lavori di volontariato. Insieme ad alcuni di loro vado due volte al mese a lavorare presso la Comunità Sant’Egidio, dove servo i piatti ai senzatetto.   Tutto ciò mi arricchisce, penso sia un dovere da parte di tutti fare qualcosa per chi sta davvero male. Ho la fortuna di essere nata in una situazione sociale agiata, i problemi che posso avere io  sono nulla rispetto ad altra gente che è nata sfortunata. Mi sento in colpa di non poter fare abbastanza,  altrimenti farei molto ma molto di più”.
C’è un aspetto del tuo carattere che vorresti migliorare?
“Mi dà fastidio la mia timidezza, è un grosso limite per me. In alcune situazioni, se non mi sento a mio agio tendo, a chiudermi e non sempre riesco a superare questa barriera che non mi permette di  farmi conoscere come sono veramente. Il lavoro che svolgo mi aiuta solo in parte, però sto imparando a migliorare”.
Com’è la tua famiglia ?
“E’ forte, adoro mio fratello, lui ha 21 anni e vive in America. Andiamo spesso in vacanza insieme, con lui mi trovo benissimo, poi c’è mia sorella piccola di 10 anni con la quale litigo, ma è anche normale, è simpaticissima e quando sarà più grande sono convinta che andrò d’accordissimo anche con lei. Con i miei genitori c’è un rapporto molto diretto, ci scambiamo idee, interagiamo molto, tutti  dovrebbero avere una famiglia come la mia e non lo dico tanto per dire”.
Dopo il successo di “Buongiorno papà”, quando ti rivedremo sugli schermi?
“Sto finendo di girare la seconda serie della fiction ‘La grande famiglia’, con Stefania Rocca nella parte di mia madre, Alessandro Gassman nel ruolo di mio padre, Stefania Sandrelli, mia  nonna, e tanti altri attori. E’ un cast enorme per otto puntate che finiremo di girare ad ottobre. In contemporanea a queste riprese, nel periodo di giugno e luglio, sono stata impegnata come protagonista  per  la seconda serie dedicata ai bambini  dal titolo “Mia e me”, che tratta di fate. Sono ventisei puntate, la prima serie ha riscosso un notevole successo in tutta Europa. Continuo a ricevere letterine dai piccoli fans ancora adesso. Il mio ruolo è quello di Mia, una ragazzina che vive in un collegio e porta con sé un braccialetto particolare, che le permette di entrare in un mondo magico è un misto tra cartone e live–action. Sarà in tv  a partire dal prossimo inverno. Non sarà facile liberarsi di me”.



more No Comments luglio 10 2013 at 16:03


Angelina Jolie: La donna dei 13 tatuaggi

file brad pitt angeline jolie engaged 13.04.12

E’ una rubrica che ha lo scopo di farvi conoscere in maniera diversa i personaggi che ogni giorno sono acclamati da folle di ammiratori. Questa volta dedichiamo il nostro spazio alla bellissima diva di Hollywood

di Camilla Rubin

Lo sapevate che… Nata a Los Angeles, in California è figlia dell’attore Jon Voight e dell’attrice Marcheline Bertrand; è anche sorella di James Haven e figlioccia di Jacqueline Bisset e Maximilian Schell. Ha origini slovacche e tedesche da parte di padre e franco-canadesi e irochesi da parte di madre. La madre scelse come suo secondo nome Jolie, che in lingua francese significa carina. Dopo la separazione dei genitori, nel 1976, Angelina Jolie e il fratello crescono a Palisades, nello stato di New York, con la madre che abbandona ogni aspirazione artistica per prendersi cura dei figli. Influenzata dalla recitazione della madre, dopo aver visto i suoi film, Angelina aspira a diventare attrice, debuttando a soli sette anni, al fianco del padre, nel film Cercando di uscire di Hal Ashby.

Lo sapevate che… A soli undici anni entra al Lee Strasberg Theatre and Film Institute,  successivamente frequenta la Beverly Hills High School, dove vive una sorta di disagio nei confronti dei bambini di famiglie più facoltose: vivendo con la madre doveva sopravvivere con un reddito modesto, arrivando ad indossare abiti di seconda mano. Durante gli anni degli studi era oggetto delle prese in giro di alcuni studenti, per il suo fisico esile e per il fatto di portare gli occhiali e l’apparecchio per i denti. Questo suo disagio portò la giovane Angelina all’autolesionismo, a provocarsi delle ferite con coltelli che lei stessa collezionava. Durante quel periodo iniziò a diventare una dark, a quattordici anni sognava di diventare un necroforo, indossava solo abiti neri, si era tinta i capelli di viola ed aveva un fidanzato con il quale praticava il moshing. Due anni più tardi, terminata la relazione con il suo fidanzato, tornò a recitare in teatro e conseguì il diploma.

Lo sapevate che… Dopo la separazione dei genitori, per molti anni non ebbe rapporti con il padre, ogni tentativo di riconciliazione fu vano. Vi fu un significativo riavvicinamento quando padre e figlia recitarono assieme in “Lara Croft: Tomb Raider” del 2001, ma i rapporti si incrinarono nuovamente dopo che il padre rilasciò un’intervista al programma della NBC Access Hollywood, dichiarando che la figlia soffriva di disturbi mentali fin da piccola. Nel luglio 2002 l’attrice ha presentato una richiesta per cambiare legalmente il suo nome in “Angelina Jolie”, togliendo il cognome paterno Voight, il cambiamento di nome è stato ufficializzato il 12 settembre 2002. Anche il fratello maggiore James si fece togliere il cognome del padre facendosi accreditare come James Haven

Lo sapevate che… E’ stata al centro di alcune controversie a proposito del suo profondo legame con il fratello: sul palco della notte degli Oscar del 2000, l’attrice dichiarò il suo profondo amore per il fratello e in seguito i due furono visti scambiarsi un bacio sulle labbra, alimentando i pettegolezzi su un loro possibile rapporto incestuoso, che l’attrice si affrettò a negare.

Lo sapevate che… Poco più che quattordicenne inizia a lavorare nella moda come modella, firmando un contratto con la Finesse Model Management. Il suo lavoro la porta a viaggiare tra gli Stati Uniti e l’Europa, toccando città come Londra, New York e Los Angeles, Milano, Napoli; in quel periodo appare in diversi videoclip musicali per artisti come Meat Loaf (Rock & Roll Dreams Come Through), Antonello Venditti (Alta marea), Lenny Kravitz (Stand by My Woman) e The Lemonheads (It’s About Time).

Lo sapevate che… Nel 1996 cerca fortuna in Italia, sottoponendosi ad un provino per “Jolly Blu”, un film di Stefano Salvati il quale l’aveva già diretta nel videoclip di Antonello Venditti “Alta marea”, ma le fu preferita Alessia Merz perché a detta del regista era troppo sexy per la parte.

Lo sapevate che… Venne personalmente a conoscenza della grossa crisi umanitaria durante le riprese di “Lara Croft: Tomb Raider” avvenute in Cambogia, dove poté vedere con i propri occhi le condizioni di miseria e povertà del paese. Si rivolse all’UNHCR per maggiori informazioni sui focolai di crisi internazionale. Nei mesi successivi ha deciso di visitare personalmente diversi campi profughi sparsi per il mondo, per imparare di più sulla situazione e le condizioni in certe zone. Nel febbraio del 2001 intraprese una missione di 18 giorni tra Sierra Leone e Tanzania, nei mesi successivi tornò in Cambogia per due settimane ed in seguito incontrò i rifugiati afgani in Pakistan, donando loro 1 milione di dollari, in risposta all’emergenza internazionale lanciata dall’UNHCR Impressionati dal suo interesse e dalla sua devozione per la causa, il 27 agosto 2001 a Ginevra, l’UNHCR la nominò Ambasciatrice di Buona Volontà.

Lo sapevate che… E’ nota anche per i numerosi tatuaggi sparsi per il corpo, per un totale di tredici. In molti film da lei interpretati, i suoi tatuaggi sono stati spesso nascosti con l’utilizzo di trucco pesante. Il primo tatuaggio noto, è un drago sulla spalla sinistra, a cui successivamente l’attrice aggiunse il nome del marito Billy Bob Thornton, ma dopo la fine del matrimonio lo fece cancellare (sono molti i tatuaggi che ha modificato, eliminato o sovrascritto, dedicati ai suoi ex). All’interno dell’avambraccio si è fatta tatuare una citazione di Tennessee Williams “A prayer for the wild at heart, kept in cages” (Una preghiera per gli spiriti liberi, tenuti nelle gabbie). Ha una lettera H sul polso sinistro, che sta ad indicare l’affetto nei confronti del fratello James Haven. Ha una evidente croce nera all’altezza dell’inguine, che ha sovrascritto un altro tatuaggio, un dragone che si era fatta ad Amsterdam una sera che era alticcia: quando porta i pantaloni a vita bassa sembra avere addosso un pugnale. Vicino alla croce si è fatta tatuare una scritta in latino “Quod me nutrit, me destruit” (Ciò che mi nutre mi distrugge). Sulla scapola sinistra ha cinque righe verticali in lingua khmer, che somigliano al graffio di un felino. Sul dorso, all’altezza dei reni, si è fatta tatuare una tigre asiatica, larga 20 centimetri e lunga 30. Un altro tatuaggio, sul braccio sinistro, rappresenta le coordinate dei luoghi dove ha adottato o ha dato alla luce i suoi figli.

Lo sapevate che… Le riprese di “Mr. & Mrs. Smith” sono state complici dell’amore nato tra Angelina Jolie e Brad Pitt. In ogni caso i due attori ballavano il tango ispirandosi alla famosa scena di “True Lies”, tra Arnold Schwarzenegger e Jamie Lee Curtis, John e Jane aspettano nell’ascensore del grande magazzino ascoltando “The Girl From Ipanema”, come accade a Dan Aykroyd e John Belushii in “The Blues Brothers”.

Lo sapevate che… A quanto pare l’eccessiva magrezza della Jolie dipende da un regime alimentale molto rigido, vegano per molti anni, e giunto a consumare 600 misere calorie al giorno delle 1400-2000 calorie che servirebbero ad una donna, soprattutto se mamma multitasking.

Lo sapevate che… La nostra signora appare all’ottavo posto nella classifica delle 100 star meglio pagate di Hollywood secondo Vulture, preceduta al quinto dal compagno Brad Pitt.



more No Comments luglio 10 2013 at 16:00


Giorgia Ferrero: “Girare La Grande Bellezza è stato un sogno”

GiorgiaFerrero  (4)

Ha lavorato nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, accanto a Toni Servillo, in concorso al Festival del Cinema di Cannes. Attualmente sta andando in scena con uno spettacolo contro il femminicidio

E’ una delle donne che viene ammaliata da Jep Gambardella, il personaggio interpretato da Toni Servillo nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, “La Grande Bellezza”, in concorso alla recente edizione del Festival del Cinema di Cannes.
Così, dopo “Amore che vieni, amore che vai” di Daniele Costantini, presentato al Festival del Cinema di Roma, con Filippo Nigro e Donatella Finocchiaro, “Quale Amore” di Maurizio Sciarra, dove ha recitato accanto a Giorgio Pasotti e Vanessa Incontrada, e dopo il ruolo da protagonista nel corto “Farewell”, Giorgia è tornata sul grande schermo con un ruolo insolito rispetto a quelli interpretati fino ad ora.
Giorgia Ferrero è nata a Savona il 16 luglio. “Sono nata – dice – nella bellissima Liguria. Sarà per questo che sono una persona solare ma quando mi arrabbio sono una che perde il controllo. Scherzi a parte, sono determinata, testarda, so quello che voglio e ce la metto tutta per poter raggiungere i miei obiettivi. Mi definisco molto curiosa e amante della vita”.
“La Grande Bellezza” è l’ultimo film in cui hai lavorato. Presente a Cannes e in più hai avuto modo di lavorare con un grande come Toni Servillo.
“Sono molto grata e fiera di aver lavorato in questo prezioso e importante film. Un film meraviglioso e potente che rimarrà nella storia del cinema. Lavorare a fianco di un attore di grande talento come Toni Servillo può solo farti crescere e arricchire”.
Sei stata a Cannes in occasione della presentazione del film?
“Purtroppo no, non è stato possibile”.
Come è lavorare sotto la direzione di un regista come Paolo Sorrentino?
“Paolo è un regista generoso, sa valorizzarti, metterti a tuo agio, ascolta le tue proposte lasciando libertà all’attore. E’ un regista che non lascia nulla al caso, attentissimo anche ai piccoli dettagli, meticoloso e visionario. Una grande fortuna per un attore poter essere diretti da lui”.
Questo film ha avuto un cast di attori importanti: oltre a Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Giorgio Pasotti, Carlo Buccirosso, Isabella Ferrari… Come è stato lavorare con loro e che clima si respirava sul set?
“Sul set il clima era rilassato e ci siamo divertiti. Tutto funzionava alla perfezione e poi girare fino all’alba a Roma in quelle notti estive inutile dire che sembrava di vivere in un sogno”.
Parliamo di te. Qual è stata la tua formazione?
“Mi sono diplomata, dopo tre anni di scuola, all’International Acting School Rome, diretta da Giorgina Cantalini. Ho avuto degli ottimi insegnanti tra cui: Francesco Randazzo, Alessio Bergamo, Giovanna Summo e altri. Ho partecipato a un seminario con Elizabeth Kemp e ho proseguito i miei studi con il maestro Vincenzo Attingenti e la coach americana Ivana Chubbuck”.
L’esperienza professionale a cui seri rimasta più legata e quella che ti ha dato di più dal punto di vista della crescita?
“In realtà non ne esiste una in particolare. Ogni esperienza è sempre importante e ancor di più lo sono i tuoi compagni di viaggio con i quali vivi e condividi ogni cosa. Amo molto il gioco di squadra”.
Hai fatto anche teatro. Che sensazioni ti dà l’essere a diretto contatto con il pubblico? Alcuni dicono che recitare in teatro sia più impegnativo che essere su un set cinematografico. Sei dello stesso avviso?
“Credo che la tua performance di quella sera sia determinata in buona parte dall’energia del pubblico, è uno scambio che esiste, si respira,lo senti addosso, direi quasi magico.
Personalmente non ho mai pensato che far ae teatro sia più impegnativo del cinema o meglio sono due modi differenti di lavorare. Il teatro prevede delle prove, spesso anche molto faticose per giorni e giorni prima di andare in scena e poi tutto avviene lì, in quell’istante. Facendo cinema, non esistono quelle prove se non col regista poco prima che dica azione! Il lavoro preparatorio, però, sullo studio del personaggio avviene comunque, parlandone col regista lontano dal set e studiandolo spesso e volentieri anche da soli. Chiaramente, per motivi diversi, su un set non si gira quasi mai la prima scena il primo giorno ma spesso si gira la scena finale o quella centrale ed lì la difficoltà del cinema. Riuscire in quel ciak a portare tutto quello che avviene prima nella storia o viceversa ed è proprio questa la bellezza del cinema. Mi piace molto un libro che ha scritto Michael Caine ‘Recitare davanti alla macchina da presa’”.
Hai un sogno lavorativo che non sveli a nessuno ma che coltivi? Magari a noi puoi sussurrarlo all’orecchio, tanto non lo diciamo a nessuno.
“Poter fare cinema non solo in Italia ma anche all’estero e aver la fortuna di prendere parte a progetti di qualità. Mi piacerebbe scrivessero più ruoli femminili di un certo spessore”.
Quanta componente di rischio c’è nel tuo lavoro?
“Il rischio fa sempre parte delle scelte che uno fa, per me il rischio è sinonimo anche di coraggio quindi ben venga”.
Come ti vedi tra dieci anni?
“Mi piace fare un passo alla volta e vedermi nel presente”.
Progetti lavorativi a breve e medio termine?
“Sto portando in scena uno spettacolo contro il femminicidio, un progetto importante e purtroppo attuale ma proprio per questo c’è bisogno di sensibilizzare la gente facendo loro aprire gli occhi. C’è un altro progetto ma preferisco non parlarne per scaramanzia”.



more No Comments luglio 10 2013 at 15:56


Una giornata speciale: Alejandra Borjas

una giornata speciale 1

E’ con la bella Alejandra, uruguaiana, che continuiamo la nostra avventura: la quinta. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares abbiamo ideato un fashion contest volto a tutti i ragazzi e ragazze della porta accanto

di Adriana Soares

Un modo speciale di realizzare il sogno di molti ragazzi che desiderino intraprendere la carriera di modelli o semplicemente passare una giornata speciale. Per questo motivo ho nominato questo contest “Una giornata speciale”. Dove i ragazzi si immergeranno in un contesto diverso quello di uno shooting fotografico. Partendo dal make up ed in seguito si inizia con la preparazione per gli scatti veri e propri.
Il brand individuato è Les Fabijoux: una linea di gioielli originali realizzati a mano di Fabiana De Gaudio. Les Fabijoux nasce dall’esperienza ventennale di Fabiana, imprenditrice di successo nel campo dei gioielli che ha creato un circuito di negozi di gioielli in Italia.
Con una lunga esperienza nella produzione e la vendita di gioielli, Fabiana già manager del team di ricerca e sviluppo del brand PUNTO D, con LesFabijoux ha voluto esprimere autonomamente la propria creatività senza vincoli o linee guida dettate da logiche aziendali. “All’inizio – afferma Fabiana – osservavo la nascita di nuovi gioielli catturata dal fascino delle fasi di lavorazione, col tempo ho cominciato ad avvertire la necessità di realizzare alcune idee che si formavano autonomamente nella mia mente. Sono passati più di 20 anni e oggi quella sensazione è ancora viva, rafforzata dalla sicurezza dell’esperienza maturata al fianco di maestri orafi che mi hanno mostrato le tecniche di lavorazione e insegnato a superare i limiti alla ricerca della perfezione assoluta e della bellezza di un opera d’arte. Forme e materiali che seguono i tempi e anticipano le mode diventando gioielli da indossare ogni giorno e da abbinare agli abiti , ai colori e all’umore del tempo e di noi stesse”.
Conosciamo adesso Alejandra Borjas, la modella di questo mese. Ma prima ringraziamo anche Tangram e Miss Money Money per aver messo a disposizione i fantastici abiti.
Alejandra, cosa ti ha spinto a partecipare a questo contest?
“Mi ha spinto la voglia di poter fare una collaborazione con Adriana, visto che la reputo una delle migliori fotografe di Roma, e per la visibilità che ti può dare questo tipo di lavoro”.
Cosa ti aspettavi?
“Mi aspettavo un bellissimo risultato e così è stato”.
Cosa hai provato quando ti è arrivata la conferma del sevizio?
“Molta soddisfazione visto che questi contest sono molto ambiti”.
Raccontaci qualcosa di te, cosa fai nella vita e da dove vieni.
“Vengo dal Sudamerica, più precisamente da un bellissimo Paese che si chiama Uruguay. Un posto circondato da tanta natura, dal verde, dal sole e dal mare. Faccio la modella da quando sono piccola e questo lavoro mi ha dato tanto e mi ha permesso di viaggiare e conoscere tanta gente. Adesso sono anche nel campo del turismo, specialmente nei tour a Roma nel quale posso approfondire le quattro lingue che parlo e l’esperienza nel trattare direttamente con le persone. Spero di poter crescere in questo settore visto che mi piace tanto”.
Consiglieresti questa esperienza del contest?
“Sì. E’ stata una meravigliosa esperienza”.
Come hai saputo del contest?
“Tramite Facebook”.
Come hai vissuto la giornata del fotoshooting?
“Benissimo, è stato tutto molto naturale. Nuala è una fantastica truccatrice e Adriana è una bravissima fotografa. Insieme fanno una bellissima équipe. E’ stata una bella fusione tra tutte e tre, c’era una bella energia. I vestiti erano super in e gli accessori fantastici. È stata una giornata perfetta”.
Cosa ti aspetti ora?
“Mi aspetto che questa visibilità mi possa portare altre collaborazioni future”.
Cosa sogni?
“Sogno di continuare a fare quello che mi fa stare meglio al mondo, ossia seguire il mio cuore…”.



more No Comments luglio 10 2013 at 15:52


Frida Neri: cantante in eterna ricerca

frida neri 2

Conosciamo questa giovane cantante e la presentiamo al nostro pubblico. Con lei parliamo della sua carriera e dei suoi progetti, spaziando anche sulla situazione della musica italiana

Vanta collaborazioni con Simone Cristicchi e i Nomadi e nel curriculum ha esperienze importanti e partecipazioni televisive di spessore. Lei è Frida Neri, nata a Formia il 29 settembre del 1981. Una ragazza giovane, con tanto talento e tante ambizioni davanti a sé.
Frida, quanto è importante il carattere nel tuo lavoro di cantante?
“Moltissimo. Sia da un punto di vista artistico che di gestione e relazione con tutto ciò che costituisce l’ambiente musicale. Il carattere è il trampolino per tutto quello che hai da dire e per il modo di dirlo. Perseveranza, forza, pazienza, urgenza espressiva e un cuore grande; senza questi ingredienti bisogna cambiare lavoro!”.
Quand’è che ti sei accorta di avere doti canore e come le hai coltivate?
“In realtà tutto si è svolto molto spontaneamente. Ricordo che cantavo già da bambina, ma ho cominciato ad accettare il canto come vocazione esistenziale molto dopo. Sono nata e cresciuta in un ambiente semplice, dove fare la cantante sembrava un sogno tanto irrealizzabile quanto incofessabile. Se mi guardo adesso, sento in maniera forte e chiara che non potrebbe essere altrimenti: vivo cantando e lo farò fino alla fine dei miei giorni”.
Quali sono stati i tuoi studi e la tua formazione?
“Sono laureata in Filosofia – l’altro mio grande amore insieme alla musica – e sto a tutt’oggi completando un master in consulenza filosofica. Credo fermamente che il senso che diamo alle cose sia quasi più importante delle cose stesse e così, la filosofia diventa un portentoso strumento per vivere una vita più autentica e piena. Lo studio del canto inizia solo quattro anni fa, mentre la mia attività di cantante è di parecchio precedente, e continua ancora oggi. Amo il canto lirico e lo studio con grande passione; grazie a lui la mia voce si è trasformata e arricchita moltissimo”.
Parliamo di questo progetto con gli ex CSI riguardo la sonorizzazione de “Il fantasma dell’Opera” di Rupert Julian.
“Il progetto è prezioso e molto molto coinvolgente. Già il film, di per sé, rappresenta un’opera altissima. A questo si aggiungono i suoni e il tocco di musicisti straordinari, come persone e come artisti. Il Fantasma è un viaggio su tanti livelli, che coinvolge i sensi in maniera totale! Il mio ruolo è quello di prestare la voce in forma di vocalizzi, versi, suoni… tutte forme particolari di espressione, che si accordano con lo stile degli ex csi e che esplodono con i due brani finali, in cui ritrovo le stesse parole che mi colpivano anni fa, quando ascoltavo questo gruppo così anomalo per la storia della musica italiana. Ritrovarmi con Magnelli, Maroccolo e Zamboni oggi è un bellissimo regalo del destino”
Progetti lavorativi per l’estate?
“Moltissimi! Ci sarà una seria di concerti molto particolari: dal canto gregoriano interpretato nelle grotte di Frasassi all’interno del festival ‘Cantar Lontano’ fino al fado in mezzo al mare, per il festival ‘Villa e Castella. E poi, il nuovo spettacolo dal titolo ‘Alma, che andrà in scena in anteprima il 23 agosto a Fano. Insieme a tutto questo, comincia a muovere i primi passi la creatura che diventerà poi il prossimo disco”.
Il tuo curriculum è ricco di lavori, partecipazioni a trasmissioni televisive e ad eventi. C’è qualcosa che ti è rimasta nel cuore?
“Alla fine di marzo sono stata ospite di ‘Piazza Verdi’, bella e densa trasmissione di Radio 3 Rai, per un concerto in diretta. L’accoglienza, la cura e il vivo interesse per il mio progetto ne hanno fatto uno degli appuntamenti più sentiti degli ultimi tempi”.
Che cantante ti definisci?
“In eterna ricerca…”.
Pensi che la musica in Italia dia spazio a tutti?
“No, purtroppo siamo molto lontani da una vera ‘biodiversità’ di artisti e generi. Il panorama musicale italiano è cosa complicata attualmente e il suo spessore risente della crisi (prima culturale e poi economica) molto più che in altri paesi. La ricerca e la sperimentazione, diventano un atto di coraggio”.
Quanto ha cambiato il mondo musicale l’avvento del web?
“Moltissimo. In bene e in male, come avviene per tutti i fenomeni di questa portata. Con tutta questa mole di informazioni e stimoli, è facile perdersi, ubriacarsi di quantità e perdere di vista la qualità. Allo stesso tempo, c’è un canale diretto per i piccoli, per appunto quelle fette di artisti che hanno deciso di seguire la propria particolarità e riescono così a crearsi un loro pubblico, un loro spazio”.
Tra le tue attività c’è anche quella di insegnante di canto. Come imposti le tue lezioni e a cosa dai maggiormente risalto?
“Il cuore del mio insegnamento sta nel canto come arte, che – come tutte le arti – costituisce una metafora della vita. Imparare a cantare è come fare un pellegrinaggio, come leggere un romanzo di formazione, come fare addestramento: mentre impari una tecnica, non ti accorgi di imparare a gestire te stesso, in tutte le tue parti. Impari a vivere i conflitti, a dialogare con le emozioni e con quelle parti di noi stessi che meno comprendiamo. Se la voce è la prima manifestazione dell’anima, il canto è un continuo incontro con questa”.
Hai un sogno nel cassetto?
“Molti, troppi forse”.
Ti senti realizzata o hai qualche rimpianto?
“Rimpianti non ne ho, perché credo – come cantava Giovanni Lindo Ferretti – che ‘così vanno le cose, così devono andare’. L’unico appunto che mi faccio è che ho la sensazione che – se avessi scoperto prima il canto lirico, forse, mi sarei dedicata a quello. Ma va bene così, il destino a volte ci impedisce delle strade per mostrarci quelle giuste”.



more No Comments luglio 10 2013 at 15:48


Anthony Peth: Il conduttore dell’anno

anthony peth 1

Dalla regia alla conduzione, la conferma del nuovo conduttore televisivo lo dimostrano gli ascolti

Sardo di origine, bello e simpatico, alcune delle caratteristiche che rendono Anthony Peth originale nel suo genere, al timone di “Quelli che…Gli opinionisti”, scritto da Gegia e Franco Bonafiglia, dimostra ancora una volta la sua bravura nella conduzione di programmi televisivi a carattere satirico. E’ un caso oppure questo giovane ragazzo di 27 anni, fresco vincitore del David di Michelangelo per la Tv, piace veramente al pubblico a casa che, con i suoi modi spontanei, leggeri e con la caratteristica del suo “accento”, piace così tanto da essere fra i nuovi conduttori di punta della rete Sky e Gold TV, proprio per questo il 14 luglio gli viene conferito da Sandra Milo il prestigioso TeleSat come conduttore dell’anno.
Anthony che ne pensi dell’attenzione del pubblico che premia i tuoi programmi, seguiti da tantissime persone?
“Non penso, non so nemmeno io cosa mi stia succedendo, non credevo al forte affetto del pubblico così numeroso. Credo che la satira coniata alla comicità siano i punti cardine della riuscita di un format, sono semplicemente stato fortunato nella scelta dei programmi da condurre”.
Ecco una veste da conduttore, ma sappiamo che hai concluso con ottimi risultati anche dei lavori come regista.
“Il mio percorso è un po’ atipico, nasco come aiuto regista per il cinema e per alcune fiction Rai, diventando poi col tempo io stesso regista dei miei format.  La conduzione è arrivata per caso quando anni fa ho scritto un format demenziale composto da quindi comici. La rete stessa mi ha proposto di condurlo; ho accettato la sfida e gli ascolti hanno vinto sulla mia titubanza iniziale. Da sei puntate previste siamo andati in onda per un intera stagione”.
Il successo premia, come quello che hai ottenuto da poco con la vittoria del David di Michelangelo per la Tv.
“Ancora non credo a quello che mi sia successo. Ho vinto diversi riconoscimenti e borse di studio in passato, ma dieci anni fa quando sono partito da un piccolo paese della Sardegna, Uri, vicino al meraviglioso mare di Alghero, non immaginavo minimamente di ricevere un giorno un David. Oltre al Telegatto, è uno dei pochi premi nazionali di grande spessore culturale. Il 14 luglio mi verrà conferito il TeleSat come conduttore dell’anno; ancora resto sorpreso da tutto ciò, sembra di vivere un sogno ad occhi aperti”.
Ed ora conduttore di un format satirico che ha riscosso un successo di ascolti notevole. Pensi che sia merito soprattutto della tua bravura?
“No non credo, penso che il merito sia degli autori. Gegia, che conoscete tutti, lei è ironica, divertente, ci mette veramente tanto del suo nel ruolo di autrice per questa trasmissione. Franco, l’altro autore, è un fuoriclasse, vent’anni di esperienza televisiva in Rai, adesso impegnato con ‘Verdetto Finale’ condotto da Veronica Maya. Io mi sento veramente piccolo in confronto ai grandi nomi con cui lavora. Ma, tornando alla domanda, credo che il merito sia anche dei comici, come la bravissima Mandita Musat, nel ruolo della badante, e la trasformista Patrizia Viglianti. Io ci metto solo la mia esperienza, mi diverto e cerco di dare il meglio da quello che ho appreso nella mia esperienza artistica”.
Quale sarà il tuo prossimo lavoro, regista o conduttore?
“In realtà sono diversi i prossimi lavori, ai quali dovrò mettermi in gioco, sia in una veste che nell’altra. Intanto, per il terzo anno seguirò tutti i Festival di Cinema e Televisione, con la mia inseparabile compagna di viaggio, la giornalista Mary Calvi, per la trasmissione ’3,2,1 CIAK’ prodotto da MamaFilm in collaborazione con Rolfi Allestimenti. Alternandomi fra un festival e l’altro, preparo la regia di un’importante manifestazione a scopo benefico, il primo ‘Galà dell’arte per la Ricerca’, in cui verranno premiati personaggi che si sono contraddistinti nelle varie arti, dalla musica, al cinema, alla danza, con un unico obbiettivo di forte rilevanza sociale, a favore della ricerca oncologica. A me piace tanto lavorare per eventi e spettacoli dal vivo, se poi sono soprattutto a scopo benefico sono ancora più motivato per farli. Ad esempio, tempo fa ho condotto una serata dedicata all’Unicef, un concerto diretto dal grande maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, al quale hanno partecipato circa mille persone fra istituzioni, nobili e personaggi del mondo dello spettacolo, oltre ad aver scoperto l’amore per la musica sinfonica. Ho notato che c’è sempre tanto da fare, basta poco per assumersi un impegno, se poi serve per aiutare gli altri allora credo che bisogna dare sempre tanto. Ecco perché insieme alle maestranze del cinema abbiamo istituito la Sorridendo Onlus, che quest’anno donerà un pulmino ai ragazzi diversamente abili dell’associazione Kora”.
Insomma un vero artista a 360 gradi che, nonostante la sua giovane età, è ormai noto al grande pubblico e alle riviste rosa, definito il Geppy Cucciari “versione maschile”.



more No Comments luglio 10 2013 at 15:44


Alberto Donatelli: Un rocker artigiano

alberto donatelli 2

Ha scelto di comporre e prodursi in proprio, per poter fare il suo rock “come voglio e come mi pare”, ma soprattutto senza vincoli e senza compromessi. Il 4 luglio è uscita una canzone, i cui ricavati delle vendite saranno devoluti a quattro associazioni dei parenti delle vittime delle Torri Gemelle

 

di Paolo Paolacci

 

Un Rocker artigiano – come si definisce ironicamente – che ce la mette tutta con impegno e convinzione tanto da essere il produttore di se stesso e propone una canzone negli USA dedicata alle vittime delle Torri Gemelle. Leggete un po’ la sua storia rock.
Ciao Alberto, da quanto tempo fai musica e come hai iniziato?
“Ho iniziato a suonare presso l’Istituto Novamusica di Roma, poi l’esordio discografico nell’aprile del lontano 2001 fino a diventare il produttore di me stesso per poter fare tutto il mio rock ‘come voglio e come mi pare’, senza vincoli e né compromessi”.
Che genere di musica fai e a chi ti sei ispirato?
“Io sono stato sempre un grande amante del rock classico. Americano con alcune decadi di quello nostrano. Dall’esordio del mio primo album nell’ottobre 2002 era molto leggero e pop ma dal 2004 ho preso in mano il mio destino discografico e da produttore autonomo con Indie sono uscito con tre album realmente rock. Mi ispiro agli U2, al Boss, ai Guns&Roses, ai Goo Goo Dolls ed ai momenti felici di Vasco – anni ’80 – e Ligabue”.
Quali sono i titoli degli album che hai pubblicato e se sono tutti da cantautore.
“Sono usciti ‘Vanina’ nel 2006, ‘Non calpestare il mio giardino’ nel 2009 e     ’Arcobaleno di Profilo’ nel 2012. Attualmente sono già stati selezionati gli undici inediti per un album che uscirà entro l’estate 2014 per festeggiare il mio decennio da ‘rocker artigiano’. Sì, sono tutti da cantautore e sicuramente lo saranno anche quelli futuri”.
Cosa rappresenta per te scrivere una canzone e poi ascoltarla alla radio?
“Rappresenta davvero una grossa gioia credimi. Non so ancora descrivere bene come nascano e da dove arrivino veramente. Poi il miracolo nasce suonando insieme alla mia band, ‘Il ROCKificio’, formata da Francesco De Chicchis (batteria e percussioni), Roberto Franzò (chitarre soliste) e Duccio Grizi (basso e arrangiamenti).  Ascoltare i miei pezzi alla radio è una grossa soddifazione seppure ho ben compreso che esiste un ‘meccanismo’ del come e perché si viene trasmessi in radio”.
Evitiamo la solita domanda se canti sotto la doccia. A cosa rinunceresti per suonare o cosa non faresti?
“Non saprei dire di preciso, nel senso che non rinuncerei a nulla. Mi spiego meglio: suonare e scrivere canzoni è stato sempre il mio istinto e godimento principale. Lo faccio e lo farò sempre, tutto qui. Nulla può farmi smettere: avrei avuto ragioni e vantaggi oggettivi per poterlo fare in questi anni”.
Fai una panoramica di impressioni sulla musica italiana nel corso degli anni e quella straniera e soprattutto qual è secondo te, da autore, la vera differenza?
“Posso solo dirti le mie sensazioni personali e quello che ho visto di persona: all’estero, in America, se sei un musicista c’è per te lo stesso rispetto che se tu fossi, non so, un notaio. Inoltre ci sono sempre stati grossi squilibri: negli anni ’60 con una canzonetta vendevi due milioni di copie ed eri un Dio per i 30 anni successivi. Oggi se fai un disco stupendo vende solo se sei uno degli ‘Amici’ di Maria De Filippo, perciò scrivo e suono principalmente perché sono felice a farlo: è una terapia stupenda”.
Quanto spazio dedichi alla musica nella tua vita?
“Tutto quello che posso. Semplicemente, tutto quello che posso, niente di meno”.
Parlaci del tuo ultimo lavoro. Qual è l’idea da cui è partito, la registrazione e il risultato personale e come è andata la vendita album?
“Il titolo è particolare, ‘Arcobaleno di profilo’, per festeggiare il ‘Record Store Day’ del 21 Aprile 2012. Girando sul web nell’ottobre del 2010 con la scrittura dei brani terminata, leggo questa frase ‘…ho cercato di comunicare quello che gli altri non vedono, ad esempio un arcobaleno di profilo…’.
Sono le parole di Bruno Munari, artista, architetto e designer milanese recentemente scomparso. Illuminanti parole che mi hanno colpito per la loro semplicità ed intelligenza. Da lì è partito tutto e la vendita è stata più che soddisfacente per un rocker ‘sconosciuto’ ”.
Cosa faresti, se potessi decidere, per la musica italiana e in generale per l’arte? Dove non funziona secondo te la “macchina”?
“In verità è tutto semplice: avviene il contrario di quanto la logica e la ‘giustizia’ vorrebbero in virtù di meccanismi di cui parlavo prima. Dunque, resta da chiedere semplicemente di ascoltare il tuo singolo. E qual è la risposta? Non vi è alcuna risposta, così come non vi è l’ascolto, lo spazio e né la divulgazione. Dove non funziona la macchina? L’unica cosa che non dovrebbe avere un contraltare di valore economico, invece, ne ha sempre di più”.
Ci puoi svelare la tua favolosa sorpresa? Siamo contentissimi di ospitarla in anteprima!
“Sì, con piacere. La notizia in verità uscirà ufficialmente in questi giorni solo negli USA e in Canada. Il mio progetto è dedicato al grande amore per l’America e il rock ‘dal cuore puro’. Tra l’altro il 2013 è l’anno ufficiale dell’arte italiana negli Usa. Andando a New York ho visto con i miei occhi il dramma del WTC. Inoltre, ho ascoltato una delle telefonate fatte dalle torri gemelle durante il crollo negli attentati dell’11 settembre 2001, fatta da una sventurata ragazza, Melissa Doi. Perciò ho scritto, in inglese, una canzone ‘One Morning In Late Summer’ (Omils911) che esce nella – non casuale – data del 4 luglio e sarà solo per il territorio degli USA e del Nord America, su iTunes: i ricavati delle vendite saranno devoluti a quattro associazioni dei parenti delle vittime delle stragi di quell’atroce giorno. Tutti i dettagli e le news sono su http://www.omils.com. Poi ho il mio sito www.albertodonatelli.it. Vi aspetto!”

 



more No Comments luglio 10 2013 at 15:41


    s

    Cerca

    Categorie

    Archivio Giornali PDF


    © GP magazine • Autorizzazione del Tribunale di Roma n.421/2000 del 6 Ottobre 2000