GP Magazine gennaio 2014



more No Comments febbraio 7 2014 at 15:42


Cosima Coppola: Una ragazza d’altri tempi

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Interpreta una delle tante donne di Rodolfo Valentino nella miniserie dedicata alla vita movimentata di questo personaggio. Inoltre ha girato “Furore” accanto a Giuliana De Sio, Angela Molina e altri grandi attori. E’ un’attrice molto brava e nel 2009 è stata la protagonista della seguitissima serie televisiva di Mediaset “Il falco e la colomba”

di Silvia Giansanti

Molto tranquilla ma con il “chiasso dentro”, questa è Cosima Coppola, giovane e talentuosa attrice che già da una decina di anni ha saputo costruire il suo percorso con costanza e serietà. La ragazza dai bellissimi lineamenti, tipici di un’altra epoca, all’inizio sembra schiva, ma se le nomini la parola magica “danza”, non finisce più di parlare del primo amore della sua vita, nato così per caso per colpa di un problema al piede. Oggi affianca il continuo studio di questa disciplina all’attività di attrice. Come per molti artisti pugliesi che si sono trasferiti da quella terra, fatta di variopinti paesini, nella Capitale, il primo impatto con la metropoli non è stato affatto facile neanche per lei.
Cosima, il trasferimento da un piccolo paesino come Fragagnano ad una grande città come Roma è stato traumatico per te, almeno all’inizio?
“Per i primi mesi sì. E’ stato difficile ambientarsi in una città così grande soprattutto quando provieni da un paesino di poche anime. In seguito ho iniziato a lavorare, ho legato con alcune persone e quindi mi sono trovata bene e ho superato il distacco dalla  mia famiglia. Ricordo, che proprio all’inizio, non trovando subito una casa in affitto, mi sono dovuta appoggiare presso un istituto salesiano. E’ un’esperienza che non ripeterei, in quanto gli orari mi andavano stretti, era tutto tassativo e spesso se tardavo dieci minuti le suore mi facevano restare fuori il portone”.
La danza è la tua passione di vita e ti accompagna da sempre. Da dov’è nata?
“In realtà mi sono avvicinata alla disciplina perché avevo un problema da correggere al piede. Da lì mi sono appassionata follemente. Quindi, una volta risolto il problema al piede ho approfondito gli studi che tutt’ora porto avanti”.
Continui ad affiancare la danza al tuo mestiere di attrice?
“Se posso, volentieri! Nel tempo libero è inevitabile praticare danza. Mi muovo sempre e non riesco a stare ferma”.
In cosa sei specializzata?
“Di base ovviamente danza classica e poi ho fatto anche funk, jazz e altro”.
Ti hanno mai proposto di partecipare a “Ballando con le Stelle”?
“Di solito loro cercano persone dello spettacolo che non sappiano ballare, quindi non ero adatta per questo motivo. L’avrei fatto volentieri se vigevano altre regole”.
Hai un mito in questo campo?
“La Fracci su tutti e poi Nureyev e Roberto Bolle”.
Dalla danza il passo alla musica è breve. Cosa ascolti?
“Spazio molto, non ho artisti fissi. Ascolto tutto quello che mi emoziona. Attualmente preferisco Lana Del Rey”.
Hai avuto varie esperienze teatrali, tra cui “Odio il rosso” di Antonio Giuliani. Quale colore toglieresti dalla scala dei toni?
“Il giallo”.
Qual è il lavoro che finora ti ha regalato maggiori soddisfazioni?
“Sicuramente mi ha lasciato qualcosa un film che ho girato per l’estero dieci anni fa e che in Italia non è mai uscito. Mi piacerebbe poter continuare a fare cinema”.
Ti hanno mai detto che in alcune pose fotografiche richiami molto una diva d’altri tempi?
“Sì, me lo hanno detto”.
Sei ancora molto giovane. Come pensi di conservare i tuoi “doni naturali?
“Al momento faccio solo movimento e ancora non ci sto pensando. Curo l’alimentazione ma senza grandi privazioni. Vedremo più in là, comunque sono contraria agli stravolgimenti del viso e quindi al bisturi o al botox”.
C’è un attore con cui hai avuto modo di lavorare sul set che ti ha fatto effetto?
“Ti faccio un nome straniero per non fare troppi danni, Kevin Sorbo. E’ un uomo dotato di molto charme e di pacatezza”.
Che mi dici invece di Gabriel Garko, visto che nel nostro Paese tutte impazziscono per lui?
(Ride) “Volevi arrivare qui eh? Abbiamo un ottimo rapporto e abbiamo condiviso molti momenti lavorativi. E’ dal 2005 che va avanti il nostro sodalizio professionale. Lo stimo molto e tra noi non è successo mai nulla”.
Parliamo del tuo ruolo nella fiction “Rodolfo Valentino” accanto a lui.
“E’ tutto incentrato su di lui, su Gabriel. C’è tutto un giro di donne che fanno parte della sua vita e io ho un piccolo ruolo ma di spessore. Il personaggio che interpreto di nome Betty è un’anima un po’ ribelle, anticonformista ma con il cuore”.
Che tipo di uomini ti piacciono, quelli alla Rodolfo Valentino o li preferisci timidi e imbranati?
“Non sopporto gli spavaldi e gli ‘stronzi’ che se la tirano. Al momento ho voglia di stabilità, di una persona che mi faccia vivere serenamente e senza sofferenze. Preferisco l’uomo timido e misterioso che si fa scoprire lentamente”.
Oltre alla fiction di cui abbiamo parlato, c’è altro?
“Oltre a vari progetti che sto vagliando, ho girato anche ‘Furore’, una fiction di sei puntate sempre per la regia del bravissimo Alessio Inturri. Nel cast ci sono Giuliana De Sio, Angela Molina, Elena Russo e altri nomi di spicco”.
Che tipo di ruolo ti hanno affidato?
“E’ un ruolo di una persona dalle mille sfaccettature costretta a cambiare l’entità tre volte nel corso della sua vita, allo scopo di proteggere suo figlio. Quindi non ti posso fare un nome solo del personaggio”.
Come sei nella vita di tutti i giorni?
“Molto tranquilla ma con il chiasso dentro. Ho tante cose che vorrebbero emergere, ma sono un po’ chiusa. In fondo crediamo di conoscerci, ma non è così facile. E’ sempre una continua scoperta di noi stessi”.

CHI E’ COSIMA COPPOLA

Cosima Coppola è nata in provincia di Taranto il  17 ottobre del 1983 sotto il segno della Bilancia con ascendente Scorpione. Caratterialmente si definisce sensibile, introversa, giustiziera ed equilibrata. Non ha una squadra del cuore, adora i cannelloni e ha l’hobby della danza, del canto e dell’equitazione. Le piacerebbe vivere in Toscana; al momento non possiede animali domestici ed è impegnata. Il suo anno fortunato è stato il 2005 perché ha iniziato questo lavoro in modo serio. Tornando indietro, Cosima, dopo la maturità ha deciso di trasferirsi a Roma non solo per proseguire gli studi universitari, ma anche per approfondire quelli sulla sua passione più grande: la danza. Nel 2002 ha fatto la sua prima audizione da ballerina ed è stata selezionata per la compagnia de “Il Bagaglino”, tenendo spettacoli teatrali e televisivi al Salone Margherita e proprio in una di quelle occasioni è stata notata e contattata per un provino relativo alla fiction “L’Onore e il Rispetto”. Da questo momento ha iniziato a studiare seriamente recitazione. La sua costanza è stata premiata largamente, visto che negli anni successivi ha interpretato ruoli da protagonista in diverse fiction. Per lei c’è stato anche il teatro soprattutto con lo spettacolo del 2008 “Odio il rosso” di Antonio Giuliani. L’anno seguente è arrivata una parentesi cinematografica estera con “Kings of Mykonos”. E sempre nel 2009 è stata protagonista della serie televisiva di Mediaset “Il falco e la colomba”. Tra gli ultimi impegni,  ci sono un ruolo nella vita autobiografica di Rodolfo Valentino e la partecipazione nella fiction “Furore”.



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Alessandro Bertolucci: L’attore che vuole emozionare

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Ha un’importante esperienza alle spalle. Si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia ed è diventato popolare grazie alla serie tv “Un medico in famiglia”

di Simone Mori

Dopo la partecipazione alla miniserie tv “Delitti privati”, nel 1993, e successivamente a “Stato di emergenza”, nel 1996 si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia. Inoltre segue un corso presso il Traverse Theatre di Edibmburgo e partecipa ad uno stage con la Compagnia del Teatro del Carretto. Sempre nel 1996 debutta in teatro, sia come attore che come regista, nel “Cyrano de Bergerac”, inoltre appare sugli schermi cinematografici con i film “3” di Christian De Sica e con “Quando parliamo d’amore” di Matteo Pedano. In seguito alterna il lavoro teatrale con quello cinematografico e soprattutto televisivo. Nel 2007, Alessandro diventa popolare presso il grande pubblico grazie alla quinta stagione della serie “Un medico in famiglia” con il ruolo di Max Cavilli, interpretato anche nella sesta stagione, in onda nel 2009.
Raccontaci di come nasce la tua passione per la recitazione e dei tuoi esordi.
“La mia passione nasce per caso. Una serie di comparsate, poi una singola battuta in una serie tv e poi ancora tre pose in un film di Carlo Lizzani, ed ecco che il maestro mi consiglia il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Ci provo e riesco ad entrare, da lì in poi il resto è storia. Nella vita non sempre si nasce con un destino, molto più spesso le cose ci capitano condizionando gli anni a seguire. È bello così”.
Sei cresciuto avendo dei miti? Se sì, quali e perché?
“Quando ho capito di volere diventare un attore professionista mi sono appassionato ad alcuni film e ad alcune interpretazioni. Non ho veri e propri miti, ma alcune performance di riferimento. Devo ammettere che uno dei miei primi attori preferiti, forse perché amato da mia madre, è stato Gerard Depardieu ed in particolar modo la sua interpretazione del ‘Cyrano de Bergerac’, a mio avviso stupenda sintesi fra cinema e teatro”.
Qual è ad oggi il tuo fiore all’occhiello?
“Dove insomma ritieni di aver dato il massimo? Non credo di avere ancora dato il massimo, o meglio, sono molto autocritico e a posteriori mi ritrovo sempre a pensare che avrei potuto fare meglio. Quindi diciamo che il lavoro successivo sarà sempre il mio fiore all’occhiello. Sempre che ogni volta riesca a migliorarmi. Mica facile!”.
Hai lavorato con Zeffirelli, un mostro sacro. Che ricordi hai?
“Zeffirelli è una persona speciale per me. Ho lavorato con lui in ‘Callas forever’, avendo la possibilità di conoscere bene lui e il suo gruppo di lavoro straordinario. Il modo di lavorare di Franco Zeffirelli è unico, perché è istintivo, pittorico, è un artista che dipinge anche quando dirige un film. Ha idee molto chiare, che sa fare valere. Lo ricordo sul set come un regista sensibile, dotato di profonda umanità. E di una curiosità enorme”.
Cosa pensi debba avere un attore per essere considerato tale?
“È difficile definire l’attore. La mia esperienza tuttavia mi ha portato con gli anni a farmi un’idea. L’attore dovrebbe essere una persona capace di emozionarsi e conseguentemente di emozionare. Dovrebbe essere capace di cambiare, di dare vita a personaggi sempre diversi (anche se il mercato italiano lo richiede poco). Ma tutto questo richiede studio, preparazione, lo sviluppo della capacità comunicativa ed empatica che deve essere presente sia su un set, che su un palco o in uno studio di registrazione. Il mondo odierno del cinema e della tv. Il tuo punto di vista. Il mondo del cinema e della tv oggi è molto vario e sfaccettato, sicuramente meno ricco che in passato, ma per questo non meno stimolante. Ci sono sfide lavorative interessanti che giungono da mercati stranieri, proprio mentre il mercato italiano langue. Questo comporta la necessità di aprirsi all’Europa, all’Asia, ai Paesi arabi. Noi italiani continuiamo in linea di massima ad essere ancora troppo autoreferenziati, mentre il futuro è, secondo me, nelle collaborazioni con l’estero”.
La meritocrazia quanto vale? Le scuole di recitazione hanno ancora un senso?
“La preparazione è fondamentale in quanto arricchimento personale. Poi il fatto che in Italia la meritocrazia sia un argomento tabù è un altro paio di maniche. Il settore cinetelevisivo è da anni regolato dalle raccomandazioni, e chi lo nega mente. Questo non significa che non ci siano in Italia professionisti ottimi, onesti e seri, ma semplicemente che il loro lavoro è costantemente assediato, circondato e minacciato da chi raccomandando o facendosi raccomandare non è minimamente interessato ad uno sviluppo sano del settore”.
Sia Rai che Mediaset e ora Sky producono decine di fiction ogni anno. Notiamo sempre gli stessi attori e delle storyline del tutto surreali. Tu cosa ne pensi?
“La situazione della fiction italiana è più complessa di quanto sembri. Sarebbe lungo spiegare le dinamiche produttive e le ragioni e le decisioni che portano infine alla realizzazione di un prodotto di un certo tipo e con certi attori anziché altro, ma una cosa da dire c’è: bisogna che cresca la consapevolezza di chi guarda la televisione. In Italia non si è mai provveduto ad una ‘educazione alla fruizione del prodotto audiovisivo’, e si è così sviluppata la tendenza ad una accettazione piuttosto passiva di tutto ciò che passa in tv. A mio avviso bisognerebbe diventare più critici, esigere di più dai network, guardare i prodotti interessanti che il mercato offre, e girare canale se qualcosa non ci piace. Senza pietà, senza passività”.
Quali sono i tuoi sogni nel cassetto? L’Italia può aiutarti a realizzarli?
“I sogni che ho non li tengo nel cassetto, altrimenti prendono la muffa, cerco anzi di realizzarli sempre tutti, anche se poi pochi arrivano a concreta realizzazione. Ma cerco di averne sempre di nuovi a portata di mano. Ho lavorato ultimamente ad uno spettacolo di prosa e lirica con artisti di calibro internazionali come il baritono Massimo Cavalletti e il basso Carlo Colombara, mi piacerebbe potere fare date in giro per il mondo con quello spettacolo, che con un format nuovo coniuga prosa e lirica e si pone l’ambizioso obiettivo di avvicinare al mondo dell’opera anche i più giovani e quelli finora meno interessati. Prepararmi per questo spettacolo è stato per me la scoperta di un mondo meraviglioso che non conoscevo, quindi la voglia di comunicare il mio entusiasmo è tanta”.



more No Comments febbraio 7 2014 at 14:59


Tutti pazzi per Barty Colucci

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Anche lui sta aspettando la chiamata di Papa Francesco in virtù della parodia del Santo Padre. E’ nella fiction “Braccialetti Rossi” e fa sempre parte de “Le Iene”.
Barty è davvero un personaggio completo che non può passare inosservato

di Silvia Giansanti

Bartolomeo è nato il 26 settembre del 1981 a Ceglie Messapica (Brindisi). Si definisce un bilancino curioso e per questo è sempre alla ricerca di cose stimolanti. Ha iniziato l’attività nel mondo dello spettacolo nelle vesti di mago, ma non nel senso esoterico. Barty ha ben altri poteri come quello di tenere il pubblico incollato alla radio nelle prime ore del mattino, divertito dalle sue quotidiane imitazioni in “Tutti pazzi per RDS”. Ma Barty è tante altre cose; clownterapeuta, artista di strada, conduttore e attore, ultima la sua esperienza nella fiction tv “Braccialetti rossi”. Le sue passioni di vita sono la musica, lo sport, il paracadutismo e naturalmente sua figlia Anouk, avuta dall’unione con la sua compagna Grazia.
Barty, in che modo è avvenuto l’approccio con questo mondo?
“E’ stato tutto casuale, anche se fin da piccolo intrattenevo tutti a casa con varie imitazioni di Boldi e di Andreotti. Mi sono trasferito a Roma con l’intenzione di studiare e parallelamente ho coltivato questo tipo di passione, iniziando subito con la radio a RDS. La mia formazione di artista è comunque iniziata come mago”.
Esoterico?
(Ride) “No, come prestigiatore, le uniche fatture che riesco a fare sono quelle che emetto ogni mese a chi mi deve pagare”.
E poi?
“Ho aperto un’agenzia di animazione per bambini, in seguito ho fatto l’artista di strada come sputafuoco, fachiro, giocoliere e trampoliere. Tutte queste attività mi hanno permesso di sostenermi negli studi universitari. Poi sono arrivati gli spettacoli di magia e di cabaret. Durante uno spettacolo fui notato da Charlie Gnocchi, il quale mi invitò in radio per provare e da lì è partita la mia collaborazione con l’attuale azienda. La proposta di far parte di ‘Tutti pazzi per RDS’ mi è arrivata in un momento in cui pensavo di andare a vivere all’estero”.
Come ti aiuti al mattino presto per affrontare il microfono?
“Il segreto è una leggera alimentazione prima di coricarsi. Al mattino una banana e un thè”.
Qual è il personaggio che ti diverte di più imitare?
“Tutti, perché imito solo chi mi diverte e chi mi ispira. Attualmente quello che mi sta dando soddisfazioni è Peppa Pig”.
Mi sembra di ricordare che qualcuno se l’è presa, vero?
“Sì, del resto ognuno ha il suo carattere e la sua suscettibilità. Ma non vale la pena prendersela”
Papa Francesco sa della tua imitazione?
“Non lo so, spero glielo abbiano riferito. Aspetto una sua chiamata fiducioso”.
Un’esperienza che ti è rimasta nel cuore.
“Quando sono entrato una decina di anni fa in un’associazione chiamata ‘Ridere per Vivere’, dove ho fatto il clownterapeuta, che attenzione non è il clown di strada con il naso rosso, bensì un operatore socio-sanitario a tutti gli effetti. La formazione è molto ampia e non tutti possono svolgere questa attività, che riprenderò al più presto”.
Sei reduce da uno spettacolo che ti ha regalato soddisfazioni.
“Sì, ormai sono due anni che faccio spettacoli in giro per l’Italia e questa è stata la prima volta a Roma in pianta stabile con sei serate consecutive al Teatro Italia. ‘Tutti pazzi per Fotticchia’ è stato uno spettacolo innovativo, prendendo spunto dal discorso delle raccomandazioni. Speriamo di ripetere con la bella stagione”.
Parliamo della tua recente esperienza come attore nella fiction “Braccialetti Rossi”.
“Tengo molto a questa fiction di sei puntate in onda su Rai Uno. Il format è stato preso dalla Spagna. Il braccialetto rosso viene messo al braccio quando si fa un’operazione sopra cui si annota il proprio gruppo sanguigno. Il cast è composto da giovani attori emergenti e l’argomento è molto forte, visto che tratta la malattia in ospedale vista dagli occhi dei bambini ricoverati. Non si è mai vista in Italia una fiction del genere, dato che si è abituati a storie d’amore”.
Che ruolo hai?
“Di un infermiere di nome Johnny, faccio da collante tra i ragazzi in questo ruolo. E’ una figura che fa da raccordo tra varie storie ospedaliere”.
E’ stata la tua prima esperienza come attore?
“In una fiction sì, ma come attore ho recitato già in passato in teatro”.
E a proposito de “Le Iene”, qual è stata la situazione che ti ha colpito di più?
“E’ un bellissimo mondo che tutti vorrebbero intraprendere. All’interno della trasmissione regna un clima di competizione e questo dà modo di rapportarsi con gente realmente valida. C’è una sorta di cernita naturale. Ho iniziato facendo, guarda caso, un servizio sulle raccomandazioni. E’ un impegno non indifferente; per chiudere un servizio occorre tanto tempo”.
Una situazione che ti ha scandalizzato?
“Una grande vergogna per il nostro Paese è la situazione riguardante le stamina. Se si pensa che vengono buttati soldi per costruzioni mai utilizzate, senza dare il via libera alle sperimentazioni, viene la pelle d’oca. Non capisco come tanti genitori non arrivino alla follia davanti a questa ingiustizia. C’è troppa superficialità e indifferenza nei confronti dell’argomento, complimenti alla commissione scientifica che non capisce proprio nulla”.
In ultimo, quanto ti manca la tua terra?
“La Puglia è sempre con me e quindi non mi manca. Non è la distanza chilometrica che me la fa sentire lontana”.



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Valerio Di Benedetto: “Vi presento Valerio”

valerio di benedetto 1 - foto riccardo riande

E’ il protagonista di “Spaghetti Story”, opera prima del regista Ciro De Caro. Un film indipendente che sta riscuotendo grossi consensi. Presto lo vedremo nella serie “Dylan Dog vittima degli eventi”

di Alessandro Cerreoni

Chi l’ha detto che il cinema indipendente è un cinema da serie B? Da quando è nato GP Magazine abbiamo visto tanti film “indipendenti” e fuori dal grande giro della distribuzione. Ebbene possiamo dire che è un cinema di qualità. Ben fatto e ben curato. Realizzato con estrema professionalità e bravura e che racconta delle belle storie, migliori anche di quei film tanto pubblicizzati, distribuiti nelle multisale, la cui sceneggiatura viene scritta attorno agli attori di punta e quindi priva di “ciccia”. Il cinema indipendente è diverso. E’ il vero cinema. E’ più vero. E’ quello che piace al pubblico, ormai stanco di vedere le solite facce e i soliti copioni.
“Spaghetti Story” è un bel film ed è una bella storia. Dal 19 dicembre riscuote consensi e apprezzamenti tra coloro (tanti) che lo hanno visto. Valerio Di Benedetto è uno dei protagonisti di questa opera firmata Ciro De Caro. Interpreta Valerio, un giovane che sogna di diventare attore e che si scontra con la realtà e con le persone che gli sono attorno, che cercano in tutti i modi di riportarlo con i piedi a terra allontanandolo da questo sogno “pericoloso”.
Valerio, la tua carriera nasce sulle “tavole” del teatro, per proseguire in tv ed ora, da protagonista, sul grande schermo… Quali le emozioni di questo debutto?
“L’emozione è tanta, anche se, stranamente, non ci penso. Ancora non mi sembra  vero”.
Nel film “Spaghetti Story” interpreti il ruolo di Valerio. Parlaci del tuo personaggio.
“È un giovane attore che prova a fare questo mestiere, ma si arrangia con lavori saltuari per sbarcare il lunario e arrivare a fine mese, nell’attesa della grande occasione. Non scende mai a compromessi e la sua ideologia spesso lo ingabbia e lo limita. È totalitario. Per lui è bianco o nero”.
Come è stato lavorare con Ciro De Caro?
“Lavorare con Ciro, come con tutti quelli che ‘sanno’ dirigere gli attori e che hanno le idee chiare, è sempre uno stimolo e un’occasione di crescita, sia artistica che umana. Con Ciro avevo già fatto precedentemente tre cortometraggi (“Salame Milanese – La Serie”) e uno spot, quindi sul set di ‘Spaghetti Story’ lui sapeva perfettamente cosa chiedermi, e come indirizzarmi per ottenere quello che la scena stessa richiedeva”.
Con quale regista ti piacerebbe lavorare?
“Ce ne sono talmente tanti, ma se proprio devo citarne uno, Gabriele Salvatores. La sua ‘trilogia della fuga’ (‘Marrakech Express’, ‘Turné’, ‘Mediterraneo’) è carica di quella malinconia e bellezza che non mi stanco mai di guardare!”.
Hai un ruolo che vorresti interpretare particolarmente?
“No, non ce n’è uno in particolare. Mi piacciono molto le produzioni in costume, che siano anni ’50, ’60 o ’70 o addirittura nei secoli passati. Quindi, diciamo che mi piacerebbe più vivere un contesto di questo tipo, che un ruolo specifico”.
Quale consiglio daresti a un giovane che vorrebbe entrare nel mondo dello spettacolo?
“Quello che posso consigliare, con la mia brevissima esperienza, è innanzitutto una formazione di base. Senza quella non credo si possa fare nulla, come in tutti i mestieri. E poi osare, con umiltà e coraggio e vedere gli ostacoli e i problemi che questo ambiente può presentarti, come un’occasione di crescita e non come muri invalicabili”.
Un tuo sogno nel cassetto?
“Meglio tirarlo fuori dal cassetto questo sogno, almeno prende aria e inizia a vivere.  Ci sono tanti progetti, idee, ma senza troppe aspettative. Sarebbe un vero traguardo già vivere facendo questo mestiere, senza dover arrangiarsi con altro, come fa il mio personaggio nel film. Credo che il segreto sia perseverare, senza farsi intimidire dai risultati, spesso poco soddisfacenti, ma continuare, con la consapevolezza del proprio obiettivo. Ogni tanto mi rileggo questa frase di Daisaku Ikeda ‘un sogno senza l’azione è un’illusione’ ”.
Attualmente sei protagonista nella realizzazione della serie “Dylan Dog vittima degli eventi”, parlaci di questo progetto.
“Avremo modo per parlare di ‘Dylan Dog vittima degli eventi’, anche perché prima di fine marzo non si vedrà nulla. Una cosa però ci tengo a dirla: sia ‘Spaghetti Story’ che ‘Dylan Dog’, per quanto diametralmente opposti per genere e stile, sono figli della stessa esigenza. Due produzioni che nascono dal basso e che indicano la voglia di un cambiamento culturale, forte, di qualcosa di nuovo. Almeno, io la leggo in questo modo. E mi piace pensarla così”.



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Federico Valente: Una giornata speciale

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E’ con Federico che continuiamo la nostra avventura: la decima. Noi di GP Magazine e la fotografa Adriana Soares abbiamo ideato un fashion contest rivolto
a tutti i ragazzi e ragazze della porta accanto. Un modo carino di realizzare il sogno di molti ragazzi che desiderano intraprendere la carriera di modelli o semplicemente passare una giornata speciale

di Adriana Soares

E’ un’ uscita speciale, la decima, perché questa volta abbiamo scelto un ragazzo. Ed è con Federico che iniziamo un nuovo percorso…
Come hai saputo del contest?
“Una mia amica ha partecipato al contest per un numero di qualche mese fa, così mi ha spiegato come funziona e mi sono proposto senza nessuna aspettativa. Per gioco si può dire”.
Cosa ti ha spinto a proporti a questo contest anche se fino ad ora ci sono state solo ragazze?
“Bella domanda! Ero molto titubante sul fatto che qualcuno mi avrebbe risposto o addirittura selezionato, ma ho pensato che tentare non costa nulla alla fine, e che magari avrei potuto indirettamente dare l’idea di estendere il contest ad entrambi i sessi. E a quanto pare ha funzionato”.
Cosa ti aspettavi della giornata?
“Non avendo mai vissuto un’esperienza simile non sapevo cosa aspettarmi. A dire la verità ero semplicemente impaziente che il giorno dello shooting arrivasse, anche se ero preoccupato di non essere in grado di comportarmi adeguatamente su un set fotografico”.
Come hai vissuto la giornata dello shooting?
“All’inizio ero in tensione perché non sono mai stato davanti un fotografo professionista, ma fin dalle prime presentazioni ho capito subito che sarebbe stata una giornata piacevole, divertente e dinamica, proprio come Adriana, che è un vulcano di battute e creatività!”.
E’ stata un’esperienza che rifaresti?
“Assolutamente sì! Se solo si potesse, mi riproporrei subito. E’ come tuffarsi per la prima volta, all’inizio hai timore perché non sai come sarà l’impatto con l’acqua, ma una volta che hai provato, sarà per sempre una di quelle cose che se ti capita l’occasione di fare, la rifarai con piacere”.
La consiglieresti?
“La consiglio a chiunque, non bisogna per forza essere o voler essere a tutti i costi un modello o una modella professionisti. E’ un’esperienza diversa e mi ha insegnato anche ad affrontare le situazioni e i contesti nuovi con più sicurezza”.
Cosa ti aspetti che accada ora dopo la pubblicazione?
“Come ho detto l’ho fatto per gioco, è divertente per un ragazzo qualunque come me ritrovarsi su un giornale come modello famoso con tanto di intervista. Se qualcuno dovesse notare in me una particolare attitudine o caratteristica che possa ritenere interessante, sarei contentissimo di poter intraprendere un percorso come modello”.
Cosa sogni?
“Al momento sto scrivendo un libro e spero di portarlo a termine nel miglior modo possibile. Sogno di diventare uno scrittore professionista, ma essendo una persona molto curiosa e creativa spesso mi cimento in mille cose diverse, e a volte sono talmente immerso nel mio mondo che perdo la cognizione del tempo. Questo è il mio sogno, ma voglio lasciare più strade aperte, mi sembra la cosa migliore di questi tempi”.
Progetti futuri?
“Da poco sono tornato da un’esperienza di cinque mesi a Londra. Mi sono trovato molto bene sia per quanto riguarda il lavoro che per la vita e gli amici, quindi vorrei tornare lì presto e vedere se è lì che voglio iniziare la mia vita una volta lasciata la casa dei miei genitori”.
Mentre lavoravamo, mi hai detto che ti cimenti con la scultura, utilizzando materiali di scarto… Ti và di parlarne? Come scegli i materiali, è una scelta casuale o ponderata? Ciò che crei sono cose che si possono riutilizzare o sono una ricerca del bello?
“Sì, mi piace realizzare lampade con le parti dei motori delle auto in disuso. Sono autodidatta quindi spesso impiego più tempo del dovuto, ma lo faccio come hobby quindi non c’è fretta. Ogni volta è una sorpresa il risultato finale, perché la maggior parte delle volte il prodotto finito è diverso da quello che mi ero prefigurato nella mente ma è sempre e comunque piacevole. Non essendo un esperto di motori cerco le immagini su internet, selezionando i pezzi che mi piacciono di più e così mi metto alla ricerca per trovarli. Perciò posso dire che sia ponderata come scelta. Sono pezzi d’arredamento utilizzabili nel quotidiano ma sono anche elementi di design e di estetica e per questo c’è anche la ricerca del bello”.



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Una giornata a casa Rendina

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Francesca e Max si raccontano. Come vive la moglie di un campione di rally?

di Lucia Cirillo

Una vita tra impegni, lavoro, sport e bambini; le giornate del Campione italiano di Rally, Max Rendina, reduce dal successo del 1° Rally Internazionale di Roma Capitale, che si è svolto il 25 e 26 ottobre scorsi, sono molte movimentate, ma per fortuna c’è sua moglie Francesca ad organizzare le giornate in casa “Rendina”. Energica e simpatica, Francesca Pagliuca si racconta. Essere la moglie di un pilota non è sempre facile, ma lei, ormai, gestisce il menage familiare alla pari di un manager. La semplicità colpisce subito appena si varca la soglia di casa: una famiglia come tante, che aspetta di ritrovarsi a cena la sera per coccolarsi, parlare e condividere la propria giornata.
Com’ è la giornata tipo di una moglie di un Campione italiano di Rally?
“Molto faticosa (Ride). Mi alzo presto al mattino per preparare la colazione a tutti. Accompagno la bambina a scuola, vado un’ora in palestra e poi rientro a casa e dedico tutto il mio tempo alla famiglia, svolgendo con amore, ma anche con molta pazienza tutto quello che c’è da fare. Su Max non posso contare perché è impegnato tutto il giorno”.
Qual è il piatto preferito di Max?
“Mangia poche verdure. Preferisce piatti semplici, poco elaborati, adora la cucina romana, in particolar modo la matriciana. Se una pietanza non gli piace non la mangia”.
Che cosa fa Max quando non lavora?
“Quando partiamo per i weekend nella nostra casa fuori Roma, lui è il classico tipo, che dalle 8 di mattina a mezzanotte risposa sul divano e chiede anche di passargli il telecomando della tv ed altro. Mi dice giustamente, che deve staccare la spina, ma vorrei chiedergli: Max, io, invece, quando la stacco?”
In nove anni che state insieme Max ha mai fatto la spesa?
“Mai. Non è mai venuto con me in un centro commerciale, neanche quando ero incinta”.
Quindi deve fidarsi molto di lei…
“Per forza. Al di la degli scherzi, mi ha sempre dato molta carta bianca per la spesa, per l’abbigliamento e per altre cose molto più importanti. Si fida molto di me come io di lui”.
Qual è il momento più bello della giornata?
“Quando ci riuniamo a cena la sera, per venti minuti i telefoni non squillano, Max ci racconta la sua giornata ed io ei bambini interagiamo finalmente con lui”.
Che tipo di papà è Max?
“Lui è un bambino nell’anima, si diverte a prendere in giro i nostri figli”.
Come riesce a far conciliare, armonicamente, la sua famiglia con il lavoro di Max?
“Quando posso lo seguo ovunque, al resto poi ci pensa l’amore”.
Che cosa le regala Max nelle ricorrenze speciali?
“Lui prova ad andare sul sicuro regalandomi, quasi sempre, gioielli; io un po’ meno con i suoi regali, perché scegliendo capi di abbigliamento non riesco mai a regolarmi con le taglie e puntualmente appare ai miei occhi più magro di quel che è, quindi sono costretta a ripassare alla boutique per il cambio”.
Il 2014 sarà per Max un anno molto impegnativo in virtù dei Mondiale di Rally. Come vede il nuovo anno per la sua famiglia?
“Per fortuna non ci annoiamo mai. Sarà un anno intenso e ancora più impegnativo. Lui sarà più stressato e quindi tutta la famiglia proverà come sempre a fare del suo meglio. Noi abbiamo fatto del lavoro di Max anche un gioco di squadra”.
Quindi, vi completate?
“Sì assolutamente, lui fa mille cose, è iperattivo e veloce, al di la della sua passione e lavoro, corre anche nella vita quotidiana, io invece su quest’aspetto sono molto più calma e riflessiva.”

A parlare della sua quotidianità anche Max Rendina, il pilota che ha portato il Rally tra la gente e le strade della città eterna.
Qual è la giornata tipica di Max Rendina?
“La mia quotidianità è proprio come una gara di Rally, spesso ricca di imprevisti come tutta la gente normale”.
Lei è campione italiano di Rally, in che modo si diventa campioni?
Allenandosi tutti i giorni con molto sacrificio. Io mi sento la guida nel sangue”.
C’è un motto che l’accompagna sempre?
“ Si lavora finché non ti scoppia il cuore”.
Un qualcosa di lei che nessuno si aspetterebbe?
“Molti mi vedono una persona sistematica: un campione e un manager con molti impegni anche perché coordino un team, invece, non è proprio cosi. Mi trovo ad organizzare il mio tempo provando sempre a ritagliare spazi per le persone che mi circondano e che magari si trovano in difficoltà. Non sono una persona che rimane indifferente e preferisco, se posso, aiutare la gente”.
Lei parla sulla base delle sue esperienze personali e sull’ultimo evento di cui è stato organizzatore e pilota, ovvero il Rally Internazionale di Roma Capitale?
Sì, dopo 15 lunghi anni come pilota avevo un sogno: creare un evento sportivo nella città eterna, dove sono nato e cresciuto. Una città che meglio di qualsiasi altra potesse raccontare il legame con i sogni e i desideri dell’infanzia mai abbandonati, ma solo fortificati”.
Il 2014 che anno sarà?
“Intenso. Si inizia da gennaio con la prime gara del Mondiale, dal 14 al 29 gennaio c’è stato il Rally di Montecarlo a cui seguiranno altre date: 6/9 marzo Rally del Messico, 6 aprile Rally del Portogallo, 11 maggio Rally dell’Argentina, 8 giugno Rally d’Italia, 29 giugno Rally di Bologna, 3 agosto rally di Finlandia, 24 agosto Rally di Germania, 14 settembre Rally di Australia e 5 ottobre Rally di Francia”.



more No Comments febbraio 7 2014 at 14:43


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