GP Magazine maggio 2015



more No Comments giugno 8 2015 at 09:38


Caterina Shulha: Un viso angelico e tanta determinazione

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E’ una giovane attrice che abbiamo apprezzato accanto a Terence Hill. Adesso sta girando una nuova serie tv. Il suo obiettivo? Essere duratura cercando sempre di dare il massimo.

di Silvia Giansanti

Non fatevi assolutamente ingannare da questo viso d’angelo, sappiate che dietro a tanta dolcezza e simpatia si nasconde una ragazza determinata, preparata e con un carattere d’acciaio. La moda ha sancito il suo ingresso nel mondo artistico e così in breve tempo questa giovane ragazza bielorussa si è ritagliata uno spazio nella recitazione. Non si contano più i provini che ha dovuto sostenere, ma alla fine la sua costanza è stata ampiamente premiata, come del resto per molti giovani attori. Il suo Paese ci ha regalato questa deliziosa ragazza solare che lì invece avrebbe fatto tutt’altro, vista la carenza di produzioni artistiche. Qui ha trovato la gioia di regalare emozioni attraverso il suo lavoro. Benvenuta nella sua seconda casa che le sta regalando soddisfazioni.

Caterina, ripercorriamo brevemente i tuoi inizi. Da dove vieni?

“Provengo inizialmente dal campo della moda. Successivamente ho sostenuto provini di attrice e oggi è divenuto il mio lavoro”.

Quella di fare l’attrice non è stata quindi una vocazione fin da piccola?

“C’è sempre stata o almeno di esibirmi in qualche arte, visto che già da piccola giravo dei video e tenevo alcuni concerti casalinghi. Ho fatto anche un po’ di teatro quando ero più grande”.

Nella tua famiglia ci sono artisti?

“Come attrice sono la prima. Mia mamma ha studiato al Conservatorio ed è un’insegnante a scuola di musica, ma attori veri e propri nella mia famiglia non ce ne sono”.

Quando hai deciso di trasferirti in Italia?

“Non è stata una mia scelta, mi sono ritrovata in questo Paese all’età di dodici anni perché mia mamma mi ha portata con sé”.

In quanto tempo hai imparato la nostra lingua che parli perfettamente?

“In un mese. Mi sono ritrovata catapultata a dodici anni in una classe italiana e, parlando solo francese e inglese, mi sono dovuta adeguare in brevissimo tempo”.

Ti manca la tua città d’origine?

“Sì, mi mancano i posti che frequentavo da piccolina e la scuola. Ogni anno vado a trovare i parenti che sono rimasti tutti lì”.

Cosa si nasconde dietro questo viso così angelico ed etereo?

“Una ragazza determinata e non ti nascondo che ho faticato non poco per farlo capire”.

Ti sei ispirata a qualche attrice famosa?

“No, però mi piacciono molto Ambra Angiolini e Paola Coltellesi dal punto di vista comico-ironico. Tra le straniere, stimo molto Jennifer Lawrence”.

Ti hanno definita “camaleontica”, perché?

“Perché quando lavoravo nel campo della moda ero solita adottare sempre look diversi. Passavo con disinvoltura dallo sportivo all’elegante e questo essere camaleontica si è riflettuto molto anche sul carattere”.

Hai sempre amato posare?

“Sì, da sempre”.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

“Sicuramente mantenere questo lavoro e non fallire mai come purtroppo accade a molti attori e poi dare il massimo a qualsiasi progetto che mi venga proposto”.

Che tipo di proposte lavorative non accetteresti mai?

“Non credo ci siano parti che non potrei accettare, poiché in ognuna di esse si può trovare qualcosa di interessante”.

Hai avuto modo di lavorare accanto a Terence Hill in “Un passo dal cielo 3”. Conoscevi il famoso duo Spencer-Hill che ha avuto tanto successo in Italia?

“Sì, ho visto qualche loro film e ho potuto capire la grandezza del personaggio. Crescendo in un altro Paese non mi rendevo conto. Film di questo tandem non sono mai arrivati dalle mie parti”.

Che cosa ha successo nel tuo Paese?

“Non c’è nulla riguardo al cinema e se fossi rimasta lì non avrei potuto intraprendere questo mestiere. Dal punto di vista artistico non ha molto da offrire, purtroppo”.

Credi nel destino nell’ambito lavorativo?

“Credo nella fortuna e nel fatidico momento giusto e questo l’ho provato sulla mia pelle”.

Qual è la tua paura più grande?

“La solitudine, è una cosa che non mi piace affatto”.

Impegni attuali. So che stai girando un film.

“Sì, ho iniziato l’11 maggio a girare come protagonista femminile ‘Il confine’, una miniserie per la Rai diretta da Carlo Carlei e che uscirà in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale. E’ un’esperienza molto impegnativa che è arrivata dopo qualche provino”.

Con che spirito affronti i provini da giovane attrice?

“Cerco sempre di calarmi il più possibile nel personaggio, immaginando tutto quello che gli ruota intorno”.

Un consiglio ai tuoi coetanei che vorrebbero intraprendere questa professione.

“Tanta pazienza, una cosa che mi hanno ripetuto sempre. Se dev’essere, qualcosa prima o poi arriverà”.

 

CHI E’ CATERINA SHULHA

Caterina Shulha è nata a Hrodna (Bielorussia) il 10 gennaio del 1993 sotto il segno del Capricorno con ascendente Capricorno. Si definisce testarda, determinata e sincera. Il piatto che adora è farfalle al salmone e panna. Ha come hobby il cinema, le passeggiate, il mare e tifa Roma. Le piacerebbe vivere a Venezia. Ha un bulldog francese di un anno. Questo è il momento fortunato della sua vita. Attualmente è fidanzata e vive a Roma. Nel 2006 si è trasferita con la mamma nella Capitale e ha iniziato a lavorare come modella, a frequentare il laboratorio teatrale e a sostenere provini. Caterina ha debuttato nel teatro spagnolo nel 2008. Dopo essere stata protagonista nel cortometraggio “Academy Girl”, nel 2011 ha recitato nella miniserie “La ragazza americana”. L’anno successivo è stata guest star in un episodio de “I Cesaroni”. Sono seguite per lei importanti ruoli nelle fiction “Un passo dal cielo” e “ Che Dio ci aiuti”. Nel 2013 ha ripreso la serie “Talent High School – il sogno di Sofia”, ha recitato nel film “Smetto quando voglio” e nella seconda stagione di “Sfida al cielo – La Narcotici”. Attualmente sta girando come protagonista nella miniserie tv “Il confine”. Ha prestato la sua immagine anche per due video; “Vivendo adesso” di Francesco Renga e “Lisa” dei Club Dogo.

 



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Gianni Togni: il maestro che guardava il mondo da un oblò

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E’ uscito il nuovo album del grande cantautore romano intitolato “Il Bar del Mondo”, un lavoro pieno di sorprese, da ascoltare per intero con la massima attenzione e senza pregiudizi. Un disco libero, profondo, innovativo, indipendente e lontano dagli schemi. Un lavoro imprevedibile che parte in un modo e si trasforma in un altro.

di Silvia Giansanti

Schivo e silenzioso come un gatto e con occhi magnetici da volpe, che catturano subito l’attenzione. E’ un personaggio con molta sostanza e un lungo percorso artistico iniziato già alla fine degli anni ’70 che porta con sé un bagaglio pesante, arricchito negli ultimi anni da esperienze imponenti lontane dai riflettori, come la composizione di musical sinfonici per l’Italia e la Svezia e la collaborazione con artisti di fama internazionale del calibro di Mel Collins, Pino Palladino, Stefano Di Battista, Manu Katché, Tollak e Michel Landau, solo per citarne alcuni. Dai tempi di “Giulia”, suo splendido successo, vive nel cuore di Roma in un appartamento pieno di vinili, dove nel tempo libero utilizza intelligentemente internet per ascoltare cose quasi sconosciute da noi e dove si diletta in cucina magari a preparare una succulenta pietanza per qualche suo collega ospite. Non nascondiamo la nostra emozione nell’aver potuto incontrare chi ci ha fatto amare la musica e ci ha accompagnato in adolescenza con le sue stupende hit, che fanno ormai parte della storia del pop. Gianni non ha mai inseguito il successo, si è ritrovato in una sorta di grande festa di piazza, come l’ha definita lui stesso, restandoci per un po’ di anni. Non è mai nato e tagliato per andare a fare la popstar, non ha mai cercato niente, un po’ come l’amore che gli è arrivato all’improvviso di recente. Adesso è nato “Il Bar del Mondo”, un lavoro davvero particolare da apprezzare dalla prima all’ultima nota, proprio per via della sua originalità e creatività del maestro, oggi un signore elegante e distinto di quasi sessant’anni, che conserva però la sua aria da ragazzo. Solo qualche filo bianco che cade sulle spalle, per il resto è come se fosse ancora al pianoforte di “Semplice” del 1981.

Gianni, dal “Bar di Provincia” del 1983 a “Il Bar del Mondo”. Il passo è stato notevole.

“Ovviamente si aprono le vedute, mentre il primo era circoscritto ad un luogo, il nuovo è un microcosmo che si va ad ampliare. Sembra la stessa cosa, invece è diversa”.

Come vedi il bar?

“Un momento di aggregazione, uno scambio culturale dove si possono fare conoscenze e arricchire, cogliendo sfumature di persone che si trovano lì”.

Da ragazzo con la tuta rossa e le scarpe da ginnastica ad un uomo elegante quasi sessantenne. Cos’è cambiato in tutto questo tempo?

(Ride) L’abbigliamento. A parte gli scherzi, usavo abbigliarmi con la tuta solo per comodità, visto che non ho mai dato una grande importanza al look. Avevo altro da pensare all’epoca, anche perché si sfornava un album all’anno”.

Da dove sono nati gli stimoli per lavorare su progetti paralleli?

“Avevo visto un musical a Londra e me n’ero innamorato e da lì ho pensato di crearne uno in Italia per lo più sinfonico con voci liriche. Una bella scommessa. Sono riuscito a farlo andare in scena ed è stato un grande successo a tal punto da chiamarmi anche all’estero. Trovo il musical un’espressione meravigliosa e completa, difficile da ottenere in qualsiasi altra forma di spettacolo”.

Avevi un mito negli anni ’80?

“Direi molti, non uno in particolare. Ricordo che un momento emozionante fu quando incontrai Peter Gabriel”.

Cosa ti manca di quel periodo?

“No assolutamente nulla. Anzi, ad un certo punto ho desiderato fortemente lasciare i riflettori per andare a lavorare dietro le quinte, dove impari molto di più. Ormai so mettere perfettamente in piedi un musical dalla a alla z”.

C’è un album al quale sei rimasto più legato?

“Sicuramente a ‘Bersaglio Mobile’ che conteneva il brano ‘La nube tossica’ del 1988”.

Per uno come te che proviene dal Folkstudio e quindi da un percorso diverso, è difficile digerire oggi l’ingresso delle nuove leve attraverso i talent?

“E’ cambiato tutto. Una volta le case discografiche avevano persone che andavano alla ricerca di talenti. Oggi non avendo più risorse, cercano ad ogni costo di costruire un talento. Sicuramente ci saranno ragazzi bravi e validi, ma sostengo che il talento è una cosa naturale. I ragazzi di oggi sono omologati, a scapito dell’aspetto artistico, culturale e creativo dell’artista stesso”.

Hai notato qualche giovane interessante nel panorama musicale?

“Non seguo i talent. Sento fondamentalmente artisti americani e inglesi. Una musica che produce grandi emozioni, spettatori e compratori. Il resto del mondo suona altre cose, noi invece oggi ascoltiamo le stesse cose. E’ come se vivessimo in una bolla, in un mondo monotematico e astratto che punta solo su determinate cose. Io invece amo la multiculturalità, un po’ come prima, quando ascoltavi Togni come ascoltavi i Genesis”.

Che dischi compri?

“Gruppi stranissimi che mi piacciono. Leggo recensioni inglesi e americane. Uso internet per ascoltare e in secondo tempo per farmi mandare a casa il vinile. Faccio ricerca nei ritagli di tempo”.

Quanti vinili possiedi?

“Un lungo corridoio”.

Parliamo del nuovo album. Quanto tempo hai impiegato per poterlo pubblicare?

“Complessivamente tra sala incisione, masterizzazione, composizione e tutto il resto, due anni”.

Cosa rappresenta il muro sulla copertina?

“Rappresenta un ostacolo che invece viene superato. Il muro perde la capacità di essere barriera ma ti apre immaginazione, sogni e speranze”.

Si tratta di un lavoro indipendente.

“Sì, invece di comprarmi un’auto nuova, preferisco fare un album, tanto più che dove risiedo non si trova mai parcheggio e le strade della vecchia Roma sono strette”.

Cosa ti aspetti?

“Sta andando bene più di qualsiasi più rosea aspettativa. Ho fatto un album per il puro gusto di farlo. E’ un prodotto che consiglio di ascoltare tutto come si farebbe con la visione di un film o la lettura di un romanzo. E’ un disco per gente che ha voglia di scegliere e non di essere scelta. Spero che il tipo di pubblico che possa ascoltarlo sia il più grande possibile. Non è colpa del pubblico ma della mediocrità culturale che oggi regna sovrana”.

Progetti che ti ronzano intorno?

“Una montagna. La mia testa è sempre accesa, è un frullatore di idee. Ho già in serbo il prossimo disco”.

Concerti?

“Desidererei esibirmi nei club per avere un contatto diverso con la gente. Non mi interessano le feste di piazza, le ospitate e le serate e non amo andare in tv”.



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Noemi Belfiore: Una donna tutta mistero e passionalità

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In questo numero intervistiamo Noemi Belfiore, conduttrice di programmi di calcio e attrice che nasce a Napoli, città del sole e del mare e patria dei grandi artisti italiani. Tifa Inter per amore della famiglia ma è una napoletana verace piena di qualità e sempre sorridente anche se la vita a volte è stata crudele.

di Cristiano De Masi

Lei si definisce un’artista a tutto tondo dove tv, cinema e moda possono essere realizzati parallelamente senza che qualche filosofo dello spettacolo dica no.

Noemi, come nasci artisticamente?

“Inizio lavorando come fotomodella poi nel corso degli anni, dopo uno stop piuttosto lungo, vengo motivata ad approfondire le mie aspirazioni più nascoste. Da qui il salto verso la conduzione e la recitazione”.

C’è qualcuno che ti ha motivato per intraprendere la tua carriera di soubrette e attrice?

“Sì, Fioretta Mari, che incontro in un momento di particolare difficoltà. Ma credo che il momento sarebbe arrivato comunque”.

Come ti sei sentita la prima volta su un palco?

“Il mio primo spettacolo serio arriva con il musical. Dopo un primo attimo di smarrimento mi sono sentita messa alla prova, questo mi ha stimolato ancora di più”.

Volere è potere?

“Assolutamente sì. La nostra volontà è fondamentale per raggiungere i nostri obiettivi, sebbene devo dire che certe cose sfuggono al nostro controllo. Ognuno in qualche modo ha la sua stella”.

Se dovessi sognare un ruolo in un film quale potrebbe essere?

“Mi piacciono i ruoli d’azione e quelli storici. In ogni caso qualcosa di forte che esprima una femminilità combattuta e mai scontata”.

Come pensi potrà essere la tua carriera futura?

“Non ne ho proprio idea. In realtà vivo di sensazioni e le mie sensazioni mi dicono che qualsiasi cosa accadrà  (potrei anche non riuscire a diventare una bella e talentuosa attrice), sono solo alla prima pagina del mio libro e tanto deve ancora succedere”.

Qual è l’emozione più grande che tu abbia mai provato nella tua vita?

“Se mi avessi chiesto quale fosse il sentimento o l’attimo in cui ho provato il sentimento più forte, ti avrei sicuramente parlato di dolore e so cosa avrei detto. Ma l’emozione è sempre qualcosa di mentale qualcosa legato al ricordo. Non so, forse deve ancora accadermi”.

Quali sono le tue qualità per le quali un uomo farebbe carte false?

“Carte false per me dici? Credo che pochi uomini mi vorrebbero davvero. Ho una mia teoria al riguardo ma non è il caso parlarne qui. In ogni caso sono sicuramente una donna passionale, che difficilmente si lascia andare è vero, ma che quando lo fa è senza filtri. Per cui ti direi mistero e passionalità”.

Quale parte del tuo corpo le persone apprezzano di più?

“Sicuramente il mio viso, gli occhi in particolare. Ma anche il sedere ha un discreto successo”.

Se dovessi scegliere un posto per una vacanza, dove sarebbe e con chi?

“L’Egitto o il sud-est asiatico con qualcuno magari incontrato per caso ma con una forte chimica. Uomo o donna che sia”.

Una napoletana tifosa dell’Inter; ma come accade tutto ciò nella vita?

“Mio padre era interista e sono cresciuta guardando tutte le partite dei nerazzurri. Col tempo poi mi sono affezionata a questa squadra, della sua storia e delle sue imprese”.

Se dovessi scegliere una città dove poter vivere quale sarebbe?

“In realtà mi piacerebbe avere stanzetta sparse per il mondo. Non mi vedo in un unico posto. Ho bisogno di attingere continuamente energie e novità.  Non m bastano le cose belle, desidero le cose vissute”.

Faresti un saluto a tutti i nostri lettori?

“Certo! Un saluto a tutti i lettori e a tutti quelli che non smettono di credere nelle cose che gli altri ritengono impossibili”.

 



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Veronica Luzi: Una giornata Speciale

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E’ con la bellissima Veronica che continuiamo la nostra avventura: la numero ventisette. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares, fotografa ed artista, abbiamo ideato un fashion contest che si rivolge ai ragazzi della porta accanto. Organizziamo per loro un servizio fotografico speciale di moda.

di Adriana Soares

Tua sorella ti ha fatto una sorpresa, ti ha organizzato: “Una giornata speciale” a tua insaputa, come l’hai presa?

“Devo dire,  tutto è stato congegnato bene,  quindi fino a che non mi avete messo al trucco,  ancora avevo qualche dubbio. La prima reazione è stata ‘ora scappo’, poi mi sono detta ‘perché no?’; a questo punto ho vissuto l’esperienza in allegria e con partecipazione”.

Parlami di te.

“Sole,  mare e olio di oliva. Questi sono gli accostamenti che più mi caratterizzano. L’essere sempre positiva è un mio must,  nonostante la vita ci metta di fronte a bivi difficili e ostacoli. Da lì il sole, il mare. Ma la cosa più singolare che un amico mi ha detto è stata ‘sei come l’olio di oliva, stai bene in ogni situazione’. Questo non vuol dire che sia tutto rose e fiori: sono testarda e intollerante nei confronti delle ingiustizie,  anche se piccole. Non sono facilmente accomodante; nelle situazioni in cui sarebbe opportuno fare buon viso a cattivo gioco, mi viene più facile reagire come fossi un libro aperto. Questo spesso non mi ha aiutato nella vita”.

Cosa vuol dire essere mamma per te?

“Essere genitori è sicuramente l’esperienza più forte e gratificante della vita.  Per mia figlia ho scelto di essere una guida non assillante,  una presenza discreta.  Vederla crescere libera, serena e aperta al mondo,  notare come i principi miei e del mio compagno stiano diventando suoi è la più grande soddisfazione che avrei potuto avere dalla vita”.

Qual è il tuo rapporto con la moda?

“La moda,  anche a causa del lavoro che faccio,  deve essere pratica e comoda. Per il resto,  evviva i colori e tessuti naturali!”.

Essere o apparire?

“Essere,  sicuramente.  Non ho mai voluto essere appariscente, nemmeno nella fase dell’adolescenza,  in cui invece si tende a mostrare anche più di quello che si è”.

Ti è piaciuta l’esperienza? La rifaresti?

“Certamente,  la prossima volta sulla spiaggia e in costume però!”.

Progetti per il futuro?

“Materiali no,  più che altro parlo di filosofia di vita: mi piacerebbe entrare nella fase adulta della vita circondata dall’affetto e prodiga di affetto, in equilibrio con me stessa, tanto da accettare gli anni che si sommeranno agli altri e i cambiamenti che questi porteranno su di me. Guardando più al concreto e al piccolo, vorrei organizzare di nuovo viaggi itineranti, ora che mia figlia comincia a essere grande, e riprendere a leggere come facevo prima di diventare mamma”.

Se tornassi indietro rifaresti le stesse scelte lavorative?

“La professione dell’ingegnere mi gratifica,  così come il confronto costante col personale operativo. Continuo invece a serbare nel mio cassetto il sogno di approfondire la mia passione per le piante e per la progettazione degli spazi verdi…  Chissà che non sarà il mio futuro?”

Cosa salvi e cosa butti degli anni zero?

“Ammiro la presa di coscienza della voglia di libertà manifestata in quegli anni da alcuni popoli repressi, come in Iran e nell’ex Birmania. Vorrei potessero sparire i crimini terribili commessi in nome di uno o di un altro Dio,  che nascondono solo interessi economici. L’11 settembre,  prima, l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, poi,  hanno sicuramente macchiato in modo indelebile il decennio. Ma anche le decisioni non prese in tema ambientale.  Stiamo colpevolmente accumulando un ritardo sempre più insanabile, che si ripercuoterà,  purtroppo sulle generazioni future”.



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Tatiana Dessi: Da Hilary Swank a Peppa Pig

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Il doppiaggio italiano è universalmente riconosciuto come il migliore al mondo. I nostri doppiatori sono i più bravi a dare anima ad attori stranieri e a personaggi animati. Conosciamo Tatiana Dessi, celebre per aver doppiato Hilary Swank in “Boys don’t cry” (per cui ha ricevuto il premio Nastro d’argento nel 2000), Martin ne “il Segreto”, per aver dato voce ad Anastasia la sorellastra di Cenerentola, a Kitty in “Hello Kitty”, ad Icy per le “Winx”, a T.K. dei “Digimon” e a Peppa Pig.

di Marina Marini

Partiamo dal premio come miglior doppiatrice per il film “Boys don’t cry” in cui hai doppiato Hilary Swank.

“E’ stato sicuramente un lavoro molto complicato ed è arrivato dopo anni di doppiaggio. L’attrice è stata straordinaria e ci sono stati vari provini per capire chi potesse interpretarla nella pellicola italiana. Doppiare Hilary Swank in quel film significa aver svolto un doppio ruolo, era una donna che faceva l’uomo ma che infondo restava una donna…”.

Qual è il segreto per essere una brava doppiatrice?

“Io ho iniziato con il teatro e con “la scaletta”. Consiglio di seguire una buona scuola di recitazione o di teatro e successivamente seguire anche un corso di doppiaggio”.

Uno dei tuoi personaggi più famosi è Peppa Pig.

“Con mia grande meraviglia Peppa Pig ha raggiunto un successo stratosferico. Il successo è forse arrivato perché Peppa è una bambina, non solo una maialina, che si diverte con le piccole cose. Gioca tra le pozzanghere di fango e con il fratellino George fa giochi che non richiedono tutta la tecnologia che pervade i bambini di oggi. La purezza del personaggio è vincente”.

Tu hai doppiato attrici e personaggi animati. Qual è la differenza?

“Senza dubbio l’approccio al tipo di lavoro è diverso ed anche i tempi di lavorazione sono differenti. Nel cartone animato ci si affida molto all’immagine, al disegno, e si pensa al tipo di vocalità che potrebbe avere. Doppiando un’attrice in carne ed ossa, se brava, si cerca di seguire l’originale il più possibile”.



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