GP Magazine novembre 2015



more No Comments dicembre 9 2015 at 16:33


Ria Antoniou: La bellissima miss greca che ama l’Italia e sogna di lavorare con Tarantino

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La nuova Anita Ekberg arriva dalla Grecia e si chiama Ria Antoniou. E’ la top model e attrice internazionale che fa impazzire i fans di tutto il mondo.

di Camilla Rubin

Il pubblico italiano ha iniziato a conoscerla qualche anno fa, nel 2012, grazie alla partecipazione a “Ballando con le Stelle” in coppia con il maestro di ballo Raimondo Todaro, classificandosi al terzo posto. Nel suo curriculum c’è un secondo posto al concorso di bellezza Miss Grecia e la partecipazione al concorso internazionale Top Model of The World nel 2007 come rappresentante della nazione ellenica. Inoltre, ha posato per riviste prestigiose come Playboy e Esquire.

Ria, come nasce la tua passione per il mondo dello spettacolo?

“Nasce con i concorsi di bellezza, tra cui Miss Grecia e questa opportunità mi ha dato la possibilità di iniziare a lavorare nei tv show più famosi in Grecia. Da lì in poi sono stata la protagonista di molte copertine internazionali, oltre a poter lavorare con grandi stilisti italiani”.

Come era la tua vita da bambina ad Atene?

“La mia è stata un’infanzia dedicata allo sport e non ero per niente interessata ai concorsi di bellezza ma ero una ragazzina molto semplice che viveva la vita come la maggior parte dei bambini”.

Esistono secondo te delle regole per il successo?

“Sì esistono e penso che il lavoro e il sacrificio siano fondamentali, ma la cosa principale è credere che nella vita tutto si possa ottenere”.

In questo momento vivi e lavori a Miami per una prestigiosa agenzia internazionale di moda che ti lancerà anche su tutto il mercato degli Stati Uniti. Ma come vive una europea in Florida?

“Beh, penso che la vita a Miami sia fantastica perché sole e mare piacciono un po’ a tutti. Spesso, però, mi manca la mia famiglia che vive ad Atene. Poi la cosa bella degli Stati Uniti è la grande professionalità e, non a caso, come si dice in giro ‘l’America è la terra delle grandi opportunità’ ed io sono venuta qui per avere successo!”.

Cosa ne pensi della crisi economica europea e soprattutto della tua amata Grecia?

“È stata una triste esperienza vedere tante persone senza lavoro e senza soldi per mangiare ma noi greci siamo un popolo orgoglioso e riusciremo ad uscire da questa situazione che riguarda sì la mia terra ma anche gran parte dell’Europa. E poi la storia del nostro popolo come quello dell’Italia non possono essere cancellati dalla crisi economica internazionale”.

Come mantieni il tuo fisico da pin up?

“Ogni giorno dedico tre ore del mio tempo tra palestra, jogging e bevendo almeno 2 litri di acqua! Poi tre volte alla settimana faccio un chilometro a nuoto nel mare e spesso i miei amici mi chiedono: ‘ma come fai con gli squali?’ Ed io rispondo dicendo che non hanno molto da mangiare con il mio corpo”. (ride)

Un segreto di bellezza che puoi svelare a tutte le nostre lettrici quale potrebbe essere?

“Una giornata tipo per me è costituita da tre cose fondamentali. Dormire minimo nove ore e fare tanto sport ma la cosa fondamentale resta l’alimentazione, frutta, verdura e pesce anche se qui in America è un po’ più difficile con la loro cucina. Però i miei amici dicono che sono un’ottima cuoca di pesce e crostacei per cui spesso organizzo delle fantastiche cene on the beach al tramonto di Miami. Così evito di andare a mangiare nei ristoranti dove spesso il cibo è molto grasso”.

Sappiamo che hai un rapporto speciale con l’Italia.

”L’Italia è il mio Paese di adozione e qui ho lavorato molto con la moda a Milano e conservo un sempre ottimo ricordo. Però Roma è nel mio cuore e ogni volta che vengo rimango estasiata per la bellezza di questa città e poi sono tifosa della Roma. Inoltre, ho tanti amici che fanno a gara per potermi ospitare e devo dire che quello italiano è un popolo generoso”.

I tuoi numerosi fans dicono che tu sia la nuova Anita Ekberg. Tu trovi qualche somiglianza?

”L’unica cosa che non ho fatto rispetto a lei è il bagno nella fontana di Trevi! Però, a parte gli scherzi, non vedo questa somiglianza ma sono orgogliosa che io sia paragonata a lei, dato che è stata una grandissima attrice. Sperò di avere una carriera simile a lei che è rimasta nella mente di voi italiani”.

Un ruolo che vorresti interpretare al cinema?

“Vorrei interpretare una suocera tipica italiana, però forse non sarei troppo credibile. Invece mi piacerebbe interpretare un ruolo divertente in una commedia perché nella mia vita non mi prendo mai sul serio”.

Il tuo uomo ideale?

“Deve essere innanzitutto non geloso e poi deve essere gentleman, sexy e a volte anche molto rude. Ma la cosa più sexy che mi piace è l’uomo casalingo che sa quello che vuole e lo prende senza chiedere mai”.

Dove ti piacerebbe arrivare nel tuo futuro prossimo?

“Mi piacerebbe realizzare un film con il regista americano Tarantino, uno che sa come valorizzare il ruolo della donna. E poi mi piacerebbe tanto produrre un documentario sui cambiamenti climatici della nostra amata Terra per sensibilizzare tutta l’opinione pubblica e dire che ci stiamo auto-distruggendo. Non solo noi ma stiamo azzerando anche le speranze delle generazioni future”.

 

Credits

www.creativeideas.tv

Ria Antoniou Instagram: riaantoniou

Facebook: official page Ria Antoniou

Produzione fotografica: Camilla Rubin

Management: Cristiano De Masi

Fotografo: Max Palmieri

Make-up: Raffaele Fabbricatore  instagram: raffaelefabbricamakeup



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Il ritorno di Giulia Montanarini

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Il grande pubblico l’ha conosciuta con il Bagaglino e nei film “Natale in India” e “Paradiso all’improvviso”. Si è sempre fatta valere: in tv, al cinema e al teatro. E’ stata in scena al Teatro Quirino di Roma con la commedia musicale “Il Congresso degli Arguti” insime ad altri bravissimi attori come Pier Maria Cecchini, Giorgia Trasselli, Simone Sabani e Massimiliano Buzzanca.

di Donatella Gimigliano

Giulia, sta per andare in scena “Il Congresso degli Arguti”, una commedia musicale teatrale che farà parlare di sé. In questo spettacolo interpreti Claudia. 

“Il mio personaggio, Claudia, è una donna molto forte che non ha mai cercato l’amore, non ne ha mai avuto bisogno, e perciò si è rifugiata nell’amore per le proprie statue. Lei, infatti, è la restauratrice di queste meravigliose statue ‘parlanti’ importantissime di Roma. Sono sei statue (Pasquino, Piermaria Cecchini; Marfoglio, Massimiliano Buzzanca; Madama Lucrezia, Giorgia Trasselli; Abbate Luigi, Maurizio Matteo Merli;  Babbuino, Roberto Bagagli e Facchino, Simone Sabani ndr) che lei ama, accudisce e cura da più di 15 anni e che sono sia la sua famiglia che i suoi migliori amici. Fino a quando non incontra casualmente un ragazzo, Paco, interpretato da Daniele Antonini, tra i due c’è uno scontro immediato e, dopo un bacio, ingenuo, dato per una provocazione, lei scopre un sentimento che non ha mai provato in vita sua che le crea una crisi esistenziale e scappa”.

E’ un personaggio che senti tuo?

“E’ un ruolo che mi rispecchia molto, Claudia è una donna molto forte che non ha mai cercato l’amore, e quando l’ha trovato è per un colpo di fulmine. Giulia nella vita è così, ha sempre cercato il colpo di fulmine fino a quando non l’ha trovato”.

Nel cast ci sono attori molto bravi, come Giorgia Trasselli, Pier Maria Cecchini, Massimiliano Buzzanca, Simone Sabani… Come ti trovi a recitare con loro?

“All’inizio, quando ho visto il cast, ho iniziato a tremare, perché, ad esempio, Giorgia Trasselli la vedevo già quand’ero piccola, la ammiravo quando la vedevo recitare con due grandi come Sandra e Raimondo, ero affascinata dalla sua bravura e dalla sua ironia. Poi me la sono vista davanti e, oltre ad essere una bravissima attrice, è anche una donna squisita. Pier Maria Cecchini che dire, lo chiamo ‘il maestro’, ha un talento e una voce che ti ammalia. Sono tutti talentuosi. Buzzanca, figlio d’arte come gli altri due, Merli e Sabani, io già lo conoscevo, dovevo fare con lui una commedia musicale, ma ahimè non l’ho potuta fare per diversi problemi. E’ un cast meraviglioso perché, oltre ad essere dei grandi personaggi e dei grandi nomi, sono belle persone, siamo diventati una grande famiglia, abbiamo instaurato un rapporto di amicizia, siamo diventati un gruppo veramente affiatato e spero che questo affiatamento si veda anche sul palcoscenico”.

Nella tua carriera hai fatto la modella, la letterina, l’attrice, la presentatrice e anche la nuotatrice. Quale è stata l’esperienza che ti ha gratificata di più?

“Tutte! Nel mondo dello sport c’era un altro tipo di competizione che c’è anche nel mondo lavorativo, perché devi sempre mettere in mostra le tue qualità. Io con il nuoto ho avuto risultati eccellenti, sono stata primatista mondiale, ho girato il mondo, ma quella è stata una piccola parentesi, ho smesso a vent’anni, e diciamo che da vent’anni faccio l’attrice. Chiamatemi soubrette, ballerina, presentatrice… Non so darmi un ruolo, però molto devo anche a ‘Natale in India’. E’ stato un film che mi ha dato tanto. Come anche il Bagaglino, come prima donna. Lì cantavo, ballavo, recitavo, non c’è un ruolo particolare che mi ha gratificato, tutte le esperienze che ho fatto mi hanno lasciato un segno. Anche questo progetto teatrale, ‘Il Congresso degli Arguti’, fa vedere un altro lato di me. Penso che il teatro lo possa fare soltanto chi ha una grande maestria, chi ha un grande talento, perché non si può sbagliare. Buona la prima! Mentre nel cinema è buona la prima, la seconda, la terza… si può anche riprovare la scena. Il teatro è per pochi, e sono contenta per la fiducia che l’autrice della commedia Anna Rita Cammerata ha riposto in me. Io reciterò con il cuore, vorrei dimostrare che dietro l’aspetto c’è anche qualcos’altro”.

Hai raggiunto l’apice della popolarità grazie al Bagaglino. Che ricordi hai di quell’esperienza?

“Bellissima! Lavorare con Pippo Franco, Oreste Lionello è stato un sogno che si è realizzato. Devo dire grazie sempre a Ninì Pingitore che mi ha dato questa opportunità, lo ricordo sempre con un sorriso. Molti poi li ho persi di vista perché mi sono trasferita, ho cambiato città, per tanti anni ho anche smesso di lavorare, però ho sempre meraviglioso ricordo, veramente bellissimo”.

Nel tuo lavoro hai fatto cose importanti. Sei soddisfatta oppure c’è qualcosa che ti manca?

“Sono sempre stata soddisfatta di ciò che ho fatto, però vorrei interpretare un ruolo dove non si vede più Giulia, ma la mia arte recitativa… magari drammatico. Ho sempre sognato di interpretare una suora, lo devo ammettere, perché la vedo molto diversa da me  e sarebbe una grande prova d’attore”.

Quanto è importante la bellezza nel tuo lavoro?

“La bellezza per me è fondamentale, all’inizio è il tuo biglietto da visita, poi però oltre la bellezza ci deve essere qualcos’altro. Ci sono tante belle donne che non hanno grandi capacità, io sto dimostrando che, oltre ad avere un aspetto gradevole, so anche fare questo lavoro”.

Oltre ad essere stata una nuotatrice, quindi sei una sportiva, qual è il segreto della tua forma perfetta?

“Devo dire grazie allo sport che ho fatto per vent’anni, nuotavo 5 ore al giorno, facevo palestra,  canottaggio, e tutto quello che ho fatto quando ero piccola me lo porto anche adesso che ho quasi quarant’anni. Ovviamente è importante l’alimentazione, che deve essere sana. Ma un segreto può anche essere l’amore e prendersi cura di sé. Ma, soprattutto, devo dire grazie a mamma e papà, perché sono belli e con un fisico perfetto”.

Che rapporto hai con il tuo corpo? 

“Sono ipercritica, ho sempre pensato di avere un fisico non perfetto, però a posto. Poi, con il passare degli anni, ovviamente si prende qualche chilo, ma adesso la vivo con filosofia. Ci sono alcune donne che a quarant’anni ne dimostrano di più, invece io posso dire che non sono da buttare. Dovrei fare più attività fisica ma non ho tempo. Vorrei riprendere a nuotare ma questo spettacolo mi sta impegnando molto”.

Parliamo di cinema. Il pubblico ha grandi ricordi di te per “Natale in India”, con Boldi e De Sica, e per “Il paradiso all’improvviso” con Leonardo Pieraccioni. Ci sono progetti cinematografici in cantiere?

“Adesso mi sto dedicando interamente al teatro, se arriveranno proposte le valuterò, sarei molto felice”.

Ti senti più show girl o attrice?

“Entrambe. Una mia amica mi ha detto ‘tu non sei una donna di spettacolo ma sei uno spettacolo di donna’”.



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Mikychef: Una chef con i fiocchi

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Si chiama Micaela Di Cola, in arte Mikychef. E’ una chef rampante della cucina italiana, amata dal pubblico e dai vip. L’abbiamo intervistata per la prima volta diversi anni fa quando aveva appena intrapreso questa strada, dopo aver lasciato il suo vecchio lavoro.

di Alessandro Cerreoni

La ritroviamo cresciuta professionalmente e con un curriculum di tutto rispetto. E una passione sempre più crescente per il suo lavoro, che si arricchisce continuamente di nuove esperienze. Il resto è sempre lei, bella e brava. Difficile scegliere di meglio.

Ciao Micaela, ti abbiamo intervistata quando eri agli inizi di questa tua nuova attività. Ne è passata di acqua sotto i ponti. Da chef a domicilio a…? Come possiamo definirti adesso?

“Beh, posso dire che siete stati i miei  portafortuna! Non amo le definizioni quello che posso dire ormai tra executive Chef, consulente, home economist per cinema, TV, pubblicità e carta stampata il personal Chef è quasi un ricordo ma che svolgo ancora con gran piacere quando capita, sopratutto per persone che conosco e che seguo da tanto”.

La ristorazione è una questione di famiglia. Quanto ha inciso tutto ciò nella scelta di intraprendere questo percorso?

“Devo moltissimo alla mia famiglia; da mia madre e mio padre ho ereditato tutta la passione che questo lavoro richiede. Ricordo le estati passate a cucinare non la nonna materna, con mia zia. Ognuno mi ha donato un po’ del loro amore per questo mestiere”.

Perché chef itinerante e non chef “resident”?

“Il mio percorso lo interpreto sempre come un viaggio. Una contaminazione continua fatta di persone, di cose buone, di incontri. Restare chiusa in un posto non è mai stata una priorità prima di adesso e mi ha permesso di girare il mondo. Oggi forse ho una consapevolezza diversa e chissà non decida di continuare e riprendere la tradizione di famiglia”.

Sei considerata la chef dei vip. Se non sbaglio hai realizzato trasmissioni anche con qualcuno di essi? Ne possiamo parlare?

“Lavorando nel mondo della tv, della pubblicità e del cinema come chef e come food stylist, è facile che siano determinati personaggi a chiamarti. Per alcuni, insieme a noti colleghi, ho curato matrimoni, battesimi, compleanni. Un mondo a colori, lo definisco io. Con alcuni sono nate vere e proprie amicizie con altri collaborazioni per nuovi programmi TV che questa volta mi hanno vista protagonista”.

Hai lavorato nel mondo della pubblicità per acqua Uliveto e per una fiction su Canale 5 (“Benvenuti a Tavola”) come food stylist? Cosa hai fatto nello specifico?

“È una professione piuttosto articolata che tratta il cibo soprattutto in relazione ai suoi colori e alle Sue forme. Si avvale dei direttori della fotografia, degli scenografi ma alla fine sempre di cucina parliamo, con una particolare attenzione al concetto del bello. Dove i piatti seguono tempi scenici e vengono fatti e rifatti più e più volte a seconda dei numerosi ciak”.

Sei romana “de Roma”. Quanto c’è della cucina romana nei tuoi piatti?

“Molto, moltissimo, anche se negli anni mi dicono abbia perso la cadenza romana la mia cucina parla per me. Alcuni dei piatti della tradizione sono nei menu dei ristoranti che apro, magari presentati con un lato estetico più moderno, alleggeriti e reinterpretati. Ma la sostanza è quella, cerco solo di renderli più appetibili alla vista di quanto non lo facessero i miei nonni. Quando si mangia secondo me tutti i sensi devono essere coinvolti in egual misura. Stare a tavola deve essere un’esperienza sensoriale”.

Il piatto più semplice e il piatto più complicato che hai preparato?

“Non c’è semplice o difficile. Per me esistono piatti riusciti ed altri meno. Però c’è tanta ricerca di materia prima nella mia cucina. C’è un’attenzione specifica alla ricerca di un equilibrio. Non amo le pietanze troppo ardite. Mi piace un piatto facile, ‘femmina’ ,dico io, che metta d’accordo tutti”.

Tra le tue attività c’è quella di occuparti dello start up di nuovi ristoranti. In tal senso, come si svolge il tuo lavoro? Che tipo di consulenza offri?

“Una consulenza a 360 gradi che consenta di formare cucina e sala come un’unica squadra. Una consulenza che si occupi della selezione dei fornitori, della carta dei vini. Insomma un’apertura chiavi in mano”.

Hai sempre cucinato per gli altri? C’è qualcuno che ha cucinato per te?

“Tasto dolente. Da anni nessuno cucina per me, gli amici non mi invitano mai convinti che chi faccia questo lavoro sia ipercritico. Dico sempre che pur di stare una volta con le zampette sotto al tavolo a me andrebbe bene anche una buona pasta olio e parmigiano! Detto ciò poi amo farmi coccolare da qualche illustre collega nel tempo libero”.

In un piatto la differenza, oltre al talento dello chef, la fanno gli ingredienti. Come scegli i tuoi ingredienti?

“Sono anni di ricerca continua la mia. Spesso i fornitori mi inviano prodotti affinché li inserisca nelle carte dei vari locali che seguo. Per me è una necessità invece andare in azienda e toccare con mano le diverse realtà, vedere come lavorano, come un prodotto nasce. Poi se sono aziende sane, il più delle volte diventano dei veri e propri compagni di viaggio come amo definirli”.

Gli ingredienti che non mancano mai nella tua cucina?

“I prodotti tipici del territorio, le erbe aromatiche, i pomodori, la pasta, un pepe buono, il pesce… Impazzisco per i crudi”.

Innovare e sperimentare è alla base dell’attività di uno chef. C’è un piatto che mangi spesso?

“Sì, come spiegavo, la ricerca è continua e frutto della crescita personale in primis e dell’avanzamento delle varie tecnologie che oggi rendono le nostre cucine più sane, più veloci e perché no più ‘glamour’. Adoro la semplicità. Le cose riconoscibili; la pasta al pomodoro è un mio must ed anche un mio cavallo di battaglia. I dolci, i crudi di pesce. Diciamolo, sono una buona forchetta!”.

Esiste un piatto perfetto per tutti?

“Credo fortemente che la cucina sia condivisione e passione. Esistono piatti che evocano ricordi lontani e piatti che risvegliano i sensi. Ma ogni palato è a sé. A noi la chiave per trovare la via giusta”.

Il grande dibattito è tra carnivori e vegani. I primi dicono che la cucina dei secondi sia più triste, meno gustosa e più ripetitiva. Sei dello stesso avviso?

“Negli ultimi anni al di là delle mode, ci è stato chiesto di interpretare la cucina in relazione alle mille intolleranze che le persone hanno ereditato da questo modo sregolato di fare agricoltura, allevamento, ecc. Perciò non si tratta di quanto siamo diventati bravi a togliere o sostituire un ingrediente, ma di quello che piace al commensale che si siede alla tua tavola”.

Quanto credi nelle scuole di cucina?

“Sono un’ottima base per imparare tecniche di taglio, di cucina e di igiene alimentare, che in tanti posti scarseggia…e cosa non da poco formano i ragazzi che approcciano al mondo della cucina, con una serie di nozioni che possono poi indirizzare loro in specializzazioni ben definite, come ad esempio chi scopre di amare il mondo del cake design, della panificazione, della produzione di pasta all’uovo. Sono poi gli stage nei ristoranti a dare ai ragazzi il senso del ritmo, delle comande”.

Progetti futuri e un sogno che speri di realizzare?

“Se lo dico poi non si avvera! Scherzi a parte sono molto felice di quel che faccio e di come lo faccio. Ci sono due sogni nel cassetto di cui sto concretamente trattando ora con alcune persone. Chissà che il 2016 non porti ad avverarsi anche questi sogni”.

www.mikychef.wordpress.com



more 1 Comment dicembre 9 2015 at 16:13


Flaminia Lera: È una delle protagoniste della serie tv “Il sistema”

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Flaminia Lera attrice di successo e una delle nuove protagoniste della serie di Rai Uno “Il sistema” appena presentata al Roma Fiction Fest. Tra i suoi maestri di recitazione ci sono Emma Dante e Ferruccio Soleri, e di tutti quei registi di quali ha imparato tanto guardando e riguardando i loro film, come: Kubrick, Fellini, Germi, Pasolini, Allen, Antonioni, Scorsese, Wenders, Bergman, Almodovar, Truffaut, Aronowsky, Hitchcok, Sorrentino, con cui spera un giorno di lavorare.

di Camilla Rubin

Ha appena finito di girare sul set di “Non dirlo al mio capo”, diretta da Giulio Manfredonia. E c’è da dire che la voglia di interpretare persone diverse qui è stata appagata: da donna con la pistola, a donna con… neonato. Ma questa è un’altra storia.

Flaminia come nasce la tua attività di attrice?

“Nasce con la mia nascita! No, davvero, sembrerà assurdo, ma a tre anni avevo già le idee alquanto chiare su ciò che avrei voluto fare nella vita. Da bambina inventavo storie e mettevo in piedi spettacolini. Poi crescendo sono arrivati i primi laboratori teatrali, i primi provini, quando a diciott’anni ne ho vinto uno. E così è cominciato tutto. Era il 2000, ed io interpretavo il ruolo di una ragazzina viziata e cattivella in ‘Le ali della vita’, con una meravigliosa Virna Lisi”.

Qual’era il tuo sogno nel cassetto da bambina?

“Stare sul palcoscenico, in verità. La passione per la regia e per il cinema sono maturate più avanti. Il mio sogno era entrare come allieva attrice alla ‘Silvio D’Amico’. Quando finalmente arrivò il momento di sostenere l’esame, non lo passai. Ecco, quella forse fu la prima grade delusione della mia vita. Ma affrontai il momentaccio e mi rimboccai le maniche, come sempre. E oggi posso dire di essere felice di non aver superato quell’esame. A vent’anni mi son ritrovata a lavorare sul campo. Tanta gavetta nei teatri off romani, come aiuto regista prima, come attrice poi”.

Se dovessi scegliere un ruolo adatto a te quale sarebbe? E perché?

“Avere la possibilità di interpretare sempre ruoli diversi. Molto spesso capita che se un attore funziona in un ruolo, finisce sempre per interpretare quello, o qualcosa di molto vicino ad esso. Ed è un peccato. Il bello di questo mestiere è interpretare, dar vita a tanti tipi di persone, tanti quanti ne esistono sulla faccia della terra, esagero? Vivere la vita di quelle persone, davvero, e così farla vivere al pubblico, che ci dedica il suo prezioso tempo”.

Parlaci del tuo ruolo nella serie.

“Interpreto Emma Vinci, Tenente del Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza. Emma è una donna gentile e affabile, sempre col sorriso sulle labbra, una buona amica. E’ allo stesso tempo incredibilmente risoluta, decisa, una spada sul lavoro. E’ pronta a tutto, pur di disgregare quella malavita d’alto bordo che naviga nell’economia internazionale, pur di scardinare, forte il lavoro di squadra, il Sistema. Emma è anche una donna d’azione, e quanto mi son divertita e… affaticata a girare i blitz, gli inseguimenti, le sparatorie. E spero si divertirà anche chi ci guarderà, così sarà valsa la fatica”.

Come ti sei trovata sul set con gli altri attori ?

“Benissimo! A fine riprese, all’idea di non vedere più tutte quelle persone, ricordo di aver provato un senso di vuoto. Siamo diventati una famiglia, soprattutto con i tre della squadra investigativa, con cui adesso ho una sincera amicizia (Valeria Bilello, Lino Guanciale e Pio Stellaccio). Girare per sei mesi è faticoso, soprattutto quando sei lontano dalla tua città, dai tuoi affetti per tanto tempo. Ma esser parte di un gruppo così affiatato, alleggerisce il tutto, e rende l’esperienza del set ancora più intensa e divertente”.

Sappiamo che tra i tuoi hobby c’è anche la fotografia. Come nasce questa passione?

“Nasce dall’amore per il cinema, in verità. Da bambina mia zia mi piazzava davanti ai film di Hitchcock (a tutt’oggi uno tra i registi che stimo e ammiro di più), da lì credo sia iniziata la passione per l’inquadratura. Verso i diciassette anni mi fu regalata una vecchia Minolta di seconda mano. Fu una gioia poter iniziare a ‘incastrare porzioni di realtà’. Poi a ventiquattro anni sono partita per Londra. Non parlavo una parola di inglese, e mi resi conto che l’unico modo per comunicare era la fotografia: comunicare per immagini diventò il mio quotidiano. Giravo sola per la città in cerca di porzioni di realtà che suscitassero il mio interesse.  A Londra poi ci sono rimasta per tre anni, e ci ho guadagnato doppio da quell’esperienza, perché oggi parlo bene 3 lingue: italiano, inglese e fotografia!”

Che rapporto hai con la moda?

“Mia mamma è una stilista. Sono cresciuta tra idee, tessuti e disegni. La moda è creatività, è arte. Mi appassiona, ma credo anche che ogni tanto gli venga dato un peso, un valore un po’ eccessivi”.

Come sei nella vita di tutti i giorni fuori dal set?

“Sempre alla ricerca di qualcosa. Sono curiosa e affamata di esperienze. Ma forse era una domanda più pratica? Ok, ricomincio! Nella vita di tutti giorni sono frenetica, sempre in ritardo – con scuse diciamo più o meno buone – e ho sempre milleottocentocinquanta cose da fare, e se non ne ho, me ne creo”.

Se dovessi dirmi il titolo di un film e associarlo ad una località vacanziera, quale sarebbe e perché?

“Penso immediatamente a ìThe Millionaireì, penso all’India, che però non definirei proprio una località vacanziera. Ci penso perché ho viaggiato India per tre mesi. E’ stata una delle esperienze più forti e più formative che abbia avuto la possibilità di vivere. E penso anche a ‘L’uomo che sapeva troppo’ e a Marrakesh, dove non sono mai stata e vorrei tanto andare. Subisco molto il fascino dell’oriente”.



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Alexandra, Sara, Valentina: Piccole modelle crescono

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di Adriana Soares

Vorrei chiudere il 2015 con alcune ragazze dello stage di Portamento e Make up personalizzato che organizzo e dove insegno assieme alla bravissima Make up artist Nuala Oliveira. Dedico questo mese a loro, penso sia giusto darle la parola. Per me è stata un’esperienza bella, è stupendo condividere ciò che si è appreso in tanti anni di lavoro. E’ giusto che sappiano se possono intraprendere la carriera di modelle e che non è un mondo semplice. Invece, se lo fanno per migliorare se stesse e trovare l’autostima è ancora più bello, perchè è ancora più soddisfacente vedere dei diamanti grezzi trovare la loro lucentezza e importanza. L’importante è che sappiano che questo è un gioco serio… Serio perché ci vuole impegno, pazienza, rispetto, umiltà e costanza. Gioco perché comunque vada dura un periodo della vita. Ad ogni modo, anche se il tempo passa, quello che imparano al mio corso se lo ritroveranno. Siamo donne e la femminilità è eterna. Quindi, lo stage è volto sia a fini professionali, sia personali, perché la bellezza non ha età, non ha altezza, non ha peso.

 

1. Cosa ti ha spinto a fare lo stage?

2. E’ stata un esperienza utile?

3. Ti ha rafforzato l’autostima?

4. Cosa porterai con te di questa esperienza?

5. La consiglieresti?

6. Alla fine dello stage abbiamo organizzato un servizio fotografico… Parlaci di questa giornata.

7. Progetti per il futuro?

 

Alexandra Camicia

1. Fin da piccola sono sempre stata interessata alla moda, quando ho saputo di questa iniziativa ho pensato di aggregarmi sperando di iniziare a lavorare in questo campo che è sempre stato il mio sogno.

2. Indubbiamente, ho imparato molte cose che possono essere utili sia in ambito lavorativo che nella vita di tutti i giorni.

3. Sì, sono cambiata molto in questo periodo, ho imparato anche a conoscermi meglio e a cercare sempre di dare il meglio di me stessa.

4. Principalmente mi ricorderò quel che ero e quel che sono diventata, ogni consiglio che mi è stato dato rimarrà sempre con me.

5. Certo, è una bellissima esperienza.

6. Oltre ad essere molto divertente, è anche molto impegnativo, bisogna trasmettere la propria passione a chi guarda e non è sempre facile.

7. Spero di poter proseguire questa esperienza e farne un lavoro, magari come hobby, anche come cosa in più. Mi farebbe veramente molto piacere.

 

Sara Scorziello

1. Ho voluto partecipare allo stage di Adriana Soares perché sono sempre stata affascinata dal mondo della moda e dall’arte del vestire. Ma allo stesso tempo, a prescindere dalle proprie aspettative ho desiderato farlo anche per un mio arricchimento personale.

2. Assolutamente sì, in virtù del fatto che questi insegnamenti non si possono acquisire se non frequentando questo stage tenuto da persone altamente qualificate in questo specifico settore.

3. Sì! Questo per il solo fatto che non mi sarei mai immaginata, in vita mia, di sfilare davanti ad altre persone non conoscendole e con piacere ho abbattuto quel muro di timidezza che mi ha sempre frenata. E così come me, tante altre ragazze potrebbero superare questo tabù.                                                  4. Quello che mi ha trasmesso questa esperienza è che la determinazione e la forza di volontà ti possono far raggiungere qualsiasi obiettivo.

5. Ovviamente sì.

6. E’ stata l’attività che mi ha divertita di più. Devo ammettere che durante i primi scatti mi sono sentita un pò impacciata però via via, facendomi prendere dall’euforia di indossare quei bellissimi outfits, mi sono sentita trasportare in un’altra realtà che a me è piaciuta moltissimo. A quel punto ho realizzato che mi ero completamente sciolta.                                                   7. Tanti. Ho capito che entrare nel mondo della moda è un essenza di vita per me. Le sfide saranno sicuramente molte ma con la mia determinazione riuscirò ad essere all’altezza.

 

Valentina D’Aloia

1. Ho fatto questo stage per migliorarmi, non si finisce mai di imparare.

2. E’ stata un esperienza utilissima direi, perché non solo mi ha migliorato la tecnica del mio portamento, mi ha anche fatto capire quanto sia il desiderio di entrare a far parte di questo mondo in modo serio.

3. L’autostima è uno dei miei punti deboli ma posso dire che quando stavo là, mi sentivo bella e sicura di me!

4. Da questa esperienza sicuramente porterò con me un gruppetto di amiche che tra l’altro sono nella mia stessa agenzia e in più una persona come Adriana Soares su cui poter far sempre affidamento.

5. Sì, la consiglio perché Adriana oltre a farti vedere come si cammina parla molto delle sue esperienze personali che secondo me sono utili e interessanti da ascoltare… Inoltre lei cerca di migliorare anche lati del tuo carattere che magari giocano a tuo sfavore. Io per esempio sono molto timida e mi ricordo che lei un giorno mi disse: ‘a volte quando uno ti parla e ti guarda distogli lo sguardo, cerca di non farlo’. Questa frase mi ha aiutato molto e nel mio piccolo un po’ sono cresciuta.

6. Adoro farmi ritrarre, quindi mi sono sentita bene e a mio agio, mi sono divertita molto. Lo abbiamo fatto all’esterno e tutte le persone incuriosite ci guardavano i vestiti! Sembravamo i volturi della famosa saga di “Twilight”. In più ci ha truccato e pettinato Nuala Oliveira, truccatrice bravissima che  ci ha insegnato come andare truccate ad un casting e con lei c’erano due sue ragazze che la aiutavano.

7. Non riesco ad inquadrare bene il mio futuro. Voglio e spero di riuscire ad entrare in questo duro ma allo stesso tempo fantastico mondo e io non ho paura di lottare per quello che voglio si dice che volere è potere. Giusto?



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Giuseppina Mellace: Oltre la memoria

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Ci vuole forza per non dimenticare. Soprattutto, quando la memoria si scontra con ricordi che adombrano il nostro passato.  A un anno di distanza dalla pubblicazione del libro “Una grande tragedia dimenticata, la vera storia delle foibe”,  la scrittrice Giuseppina Mellace torna in libreria con “Delitti e stragi dell’Italia fascista”,  appena  uscito per la  Newton Compton Editori. L’autrice ci racconta i retroscena di questa nuova avventura.

di Marisa Iacopino

Come già il precedente,  questo saggio rivela la sua passione per la Storia.  Non a caso, lei  si divide tra la scrittura e l’insegnamento di tale disciplina. Ritiene che nelle nostre scuole si dedichi la giusta attenzione a questa materia?

“Sicuramente è cambiato il modo d’insegnare la storia e, probabilmente, questa disciplina non ricopre il ruolo che le compete vista la carenza di alcuni temi nei programmi scolastici; basti pensare al posto riservato alla tragedia delle Foibe, ma anche alle stesse stragi nazifasciste che sono trattate in modo limitato, non fornendo allo studente una visione completa ed esauriente del dramma”.

Il libro è diviso in quattro parti. La seconda, tratta i delitti di cronaca nera. Quali erano le vie di diffusione di tali notizie, durante il periodo storico in questione? 

“Fino al consolidamento del regime fascista, la cronaca nera aveva molto spazio sui giornali che si dilungavano con particolari che non tutelavano la vittima; cambiò totalmente la direzione nel momento in cui Mussolini emanò le leggi ‘fascistissime’ e la censura poté operare sui giornali. La scelta di propagandare una società perfetta sotto il Duce non poteva permettere la diffusione di notizie di cronaca nera che sparirono da tutti i quotidiani, dando l’impressione che non ci siano stati più delitti.  I soli crimini che verranno a galla avranno un immediato colpevole senza indagini approfondite e prove inconfutabili; basti pensare al caso di Girolimoni”.

Tra la cronaca nera, entrano in scena anche donne assassine.  Secondo lei i tribunali dell’epoca furono influenzati nel giudicare le colpevoli? 

“Indubbiamente le assassine o le semplici spie seppero tenere testa al mondo maschilista dell’epoca; ricordiamo la ‘saponificatrice di Correggio’, Leonarda Cianciulli, che sacrificò donne per i suoi riti satanici e, una volta scoperta, tenne in scacco eminenti luminari di quegli anni fingendosi pazza, e  riuscendo a far scagionare il figlio di complicità e lei a scampare alla pena di morte”.

Chi erano i soldati Goumiers utilizzati dalle truppe di liberazione? 

“Questi soldati divennero tristemente noti con il più comune termine di ‘marocchini’, i quali erano stati fatti sbarcare a Napoli dai Francesi nel novembre 1943 per accelerare la risalita degli Alleati. Uno dei nodi cruciali della seconda guerra mondiale combattuta sul nostro territorio fu Cassino, e queste truppe vennero impiegate in prima linea dal generale franco-algerino Alphonse Juin che promise, ma non fu mai trovato il documento scritto, ai suoi centodiecimila soldati provenienti dalle colonie del Nord Africa francese, come premio per la vittoria sui tedeschi  due giorni di completa libertà su cose e persone fino al diritto di vita e di morte. Per 48 lunghissime ore furono stuprate donne, bambini, sacerdoti, uomini, giovani e anziani con una furia e una bestialità mai vista prima che fece vacillare l’appoggio della popolazione agli Alleati”.

Cos’è l’armadio della vergogna?

“Un armadio vero e proprio, scoperto nell’estate del 1994 a Palazzo Cesi a Roma, che conteneva migliaia di documenti relativi alle stragi nazifasciste perpetrate in Italia durante la seconda guerra mondiale. Tutta la documentazione era stata raccolta dagli Alleati a mano a mano che risalivano la penisola, e consegnata alla nostra magistratura che avrebbe dovuto mettere in piedi una Norimberga italiana. Ma tutto fu ‘dimenticato’ in questo ripostiglio che aveva, ironia della sorte, anche le ante girate verso il muro! Solo negli anni 2000 furono iniziati i processi, ma a quel punto i colpevoli erano già morti o espatriati da anni, oppure ultraottantenni”.

Nella terza parte del libro si parla delle stragi perpetrate dai nazifascisti sui  civili. Definendo un disegno geografico degli eccidi, si può pensare che ci siano state regioni italiane più colpite e altre dispensate da dette stragi?

“Indubbiamente sì. La Calabria, ad esempio, ha visto solo il passaggio delle truppe tedesche che la ritenevano territorio privo di punti strategici atti a fermare la risalita degli Alleati. Sicuramente vi è un rapporto diretto tra il numero degli eccidi, la loro ferocia e la presenza di linee di difesa naziste; basti pensare alle stragi nei pressi della linea Gustav. I tedeschi avevano l’ordine di fare terra bruciata per gli anglo-americani, deportando la popolazione in Germania, o destinandola alla costruzione delle fortificazioni. Senza poi dimenticare la presenza dei fascisti locali utilizzati come guide, e per fornire i nomi dei partigiani e delle loro famiglie”.

Qualche anticipazione sul prossimo progetto?

“Vorrei continuare su questo filone, magari approfondendo ancora tematiche dimenticate poiché, ribadisco, è fondamentale tramandare la memoria ai giovani in un’epoca che sta perdendo sempre di più i testimoni diretti”.

Ci congediamo da Giuseppina Mellace con la speranza che questi delitti e stragi trovino posto nella memoria di un’Italia che talvolta stenta a ricordare. Perché al ricordo è demandato il compito del non ripetersi degli orrori della Storia.

 



more No Comments dicembre 9 2015 at 16:05


Gabriela De Portillo: Dialogo con l’alieno

gabriela de portillo 2

Gabriela proviene dalla provincia di Latina ed è nata da genitori italiani con origini spagnole e, attualmente, è una delle più quotate medium a livello nazionale ed internazionale. Si è dovuta trasferire a Torino per ragioni passate di lavoro del padre. Quando si dice che nulla viene per caso. Una persona con le sue doti vive proprio nella città più misteriosa e magica d’Italia.

di Silvia Giansanti

Per anni ha coltivato anche studi nel settore olistico. Ha tenuto corsi in varie città e partecipato a trasmissioni televisive. Ha scritto molti libri e commedie teatrali su diversi argomenti. Ha perfino collaborato con un’organizzazione americana specializzata nella ricerca di persone scomparse. Andiamo a dialogare con questa super donna, un po’ come ha fatto un bel giorno Donset, un simpatico alieno che si è presentato a lei.

Gabriela, quando hai scoperto di avere questi particolari poteri?

“Le prime manifestazioni si sono verificate all’età di sei anni circa; ero in grado di leggere il futuro semplicemente guardando una persona in volto. Avevo anche un amico invisibile che si è manifestato apertamente quando avevo sui tredici anni. Si trattava del mio Spirito Guida”.

So che hai dato un grande contributo per cercare alcune persone scomparse nel nulla, prendendo parte anche a trasmissioni tv. Parliamone.

“La mia passione per il mistero iniziò da adolescente, quando ho cercato il modo di entrare all’Accademia di Polizia a Roma, dove avrei dovuto fare due anni di corso prima di essere ammessa. I miei genitori, allora in fase di separazione, ovviamente non furono d’accordo. Così fui costretta a scegliere studi che almeno mi consentissero di muovermi, di viaggiare e di conoscere. Scelsi Lingue. Se non fossi riuscita ad entrare in Polizia, almeno avrei potuto fare l’accompagnatrice turistica o lavorare sulle navi. Il mio sogno era raggiungere un posto di comando nelle forze dell’ordine perché dicevo sempre a mia madre che volevo sconfiggere la mafia. A sei anni guardavo Petrosino in tv e ne venivo assorbita totalmente”.

E poi?

“Con il passare degli anni questa mia voglia di indossare una divisa mia mi ha portata su altre strade, con un comune denominatore però, visto che mi sono dedicata a qualcosa che ha soddisfatto la mia voglia di indagare. Così ho aperto un blog www.cronacainvestigativa.blogspot.com, dove grazie a ciò che vedo e sento, scrivo a rime baciate. Parlo di alcune persone scomparse ma anche di misteri irrisolti. Di tanto in tanto collaboro con le forze dell’ordine. Per un anno mi sono occupata di un caso di cronaca e cioè quello relativo a Patrizia Rognoni, l’amica di Enzo Iacchetti. Ho scritto un libro su ciò che è emerso prima, durante e dopo le indagini da me svolte. Prima ancora di creare il mio blog, ho collaborato per due anni con un’associazione americana no profit chiamata FINDME, capeggiata da un ex poliziotto americano. Ad oggi presto il mio contributo alle indagini di cui si occupa l’investigatore Frank Crescentini a Las Vegas”.

Stai continuando ad approfondire studi che riguardano queste tue doti?

“Ogni giorno approfondisco i miei studi e le mie curiosità. Più intensifico la pratica, più i poteri aumentano. Ho iniziato una serie di seminari per insegnare queste doti anche alle persone meno fortunate di me. Voglio aiutarle a conoscere se stesse, perché solo conoscendo a fondo la loro parte inconscia, sono in grado di guardare oltre”.

Quanti libri hai pubblicato finora e che cosa trattano?

“Fino ad oggi sei, ma ne ho altri sette in preparazione, di cui due già quasi alla fine. Ho ultimato anche un mazzo di carte che ho chiamato ‘carte Bio-genealogiche. Le ho create per imparare a decodificare la propria data di nascita, visto che in essa è  contenuto il nostro DNA, con lo scopo unico di portare le persone ad una conoscenza interiore totale. Il libro commedia ‘Totò e l’Angelo’ nella primavera 2016 verrà messo in scena a teatro con la regia di Gianni Villani”.

L’ultima pubblicazione “Donset dialogo con un extraterrestre”, rivela sconvolgenti verità. Hai fatto fatica ad accettare usi di questo mondo parallelo al nostro o condividi alcune cose che ti ha rivelato Donset?

“Non ho fatto nessuna fatica a connettermi con un’altra intelligenza extraterrestre, diciamo che ho fatto fatica ad accettare che questo mondo fosse popolato anche da altre creature diverse dagli esseri umani, soprattutto nell’aspetto. Delle cose che mi ha rivelato condivido quasi tutto, perché capisco che ciò che mi dice Donset è esattamente ciò che ho sempre pensato e rientra nei dubbi che avevo e ai quali l’alieno ha dato una risposta”.

Quando hai avvertito per la prima volta la presenza di questa creatura, come hai fatto a riconoscere che si trattava di un extraterrestre e non di una semplice anima che voleva comunicare con te?

“Quando ha fatto capolino la prima volta, si è presentato in vesti umane, specificando da subito che era un alieno. Solo successivamente l’ho visto nei suoi panni e quindi non ho avuto dubbi”.

Hai avuto paura?

“No, non ho mai paura, ne sono rimasta stupita e affascinata nello stesso tempo, considerata la statura e visto il suo aspetto bambino. E’ un grigio bianco dei più bassi di statura e di aspetto fanciullesco”.

Quanto è durato il vostro dialogo?

“E’ iniziato oltre 15 anni fa, abbandonato per mia volontà per svariati anni e poi ripreso nel 2014”.

Da allora hai avuto altri contatti con lui?

“Lui è spesso al mio fianco e mi indica le cose che devo fare per l’umanità, compreso il mazzo di carte Bio-genealogiche che ho creato in due giorni”.

Come avvengono queste conversazioni?

“Per via telepatica nella lingua del medium, quindi in italiano. A volte lo vedo davanti a me, a volte lo sento”.

Nel libro si parla di extraterrestri buoni e di quelli cattivi. Come fare per difenderci da un eventuale attacco?

“La preparazione interiore, la conoscenza, la consapevolezza e la presa di coscienza sono alla base di tutto. Non bisogna temere i loro attacchi, in quanto non ci attaccheranno come crediamo. Subiamo attacchi occulti tutti i giorni e sempre c’è il loro zampino. Sono tra noi da migliaia di anni. La creazione dell’uomo ha origini aliene”.

Ecco, che significa che sono tra di noi?

“Dal momento che noi siamo il frutto di combinazioni genetiche attuate dagli alieni, noi siamo loro, ossia portiamo in noi un DNA alieno. Oltre a questo, abitanti di svariati altri pianeti sono in missione sulla Terra e non sempre con scopi benefici. Indossano abiti europei e si mischiano tra la popolazione”.

La gente continua ad essere scettica su questo tipo di argomenti che riguardano dimensioni parallele alle nostre. Tu come affronti chi non crede o peggio, chi si prende gioco di chi crede?

“Anni fa me la prendevo se una persona non credeva o peggio, mi prendeva in giro. Oggi sorrido e dico che povero sei nella fede e presto o tardi dovrai ricrederti, ma meglio oggi perché domani la verità potrebbe esserti inculcata forzatamente rischiando anche di farti male. Una presa di coscienza è ciò che ti serve per evitare maggiori esperienze negative”.

Ci puoi spiegare in parole povere, quante dimensioni esistono oltre alla nostra?

“Da ciò che ho appreso con mio grande stupore da Donset, esistono 99 dimensioni. Come dice lui stesso, il concetto non è così semplice da spiegare, sarebbe meglio lo facessi con uno schizzo, o meglio, chiudi gli occhi e prova ad immaginare 11 binari paralleli di una stazione ferroviaria. Ora prova a guardare meglio e noterai che ogni binario ne ha altri laterali, come fossero scambi dei treni. Ogni binario ha 8 scambi; 4 da un lato e 4 dall’altro e grazie agli scambi si può passare con facilità da una dimensione all’altra”.

Perché spesso le anime che ci vengono in sogno o Donset stesso, riescono a prevedere eventi futuri?

“Perché loro sono in grado di percepire un tempo ed uno spazio che non rientra nella percezione dei nostri cinque sensi conosciuti. Noi siamo intrappolati in un involucro che ci impedisce di vedere oltre. Sviluppando altri sensi, anche noi saremmo in grado di vedere”.



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