GP Magazine febbraio 2016



more No Comments marzo 9 2016 at 15:36


Elisa Silvestrin: “Amo le sfide e sono felice di dare il buongiorno e la buonanotte a milioni di telespettatori”

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La dolce annunciatrice tv ha recitato recentemente in teatro in “Antigone cronache da un teatro di guerra” con Giuseppe Pambieri e la regia di Lia Tanzi e “Lo Zoo di vetro” con Pamela Villoresi e la regia di Giuseppe Argirò. La sua notorietà è partita da Miss Italia del 2006, dove si è classificata.

di Silvia Giansanti

Elisa ha due grandi amori: suo figlio Ciro Marco e il teatro. Non fatevi ingannare dal suo viso angelico e dalla sua timidezza, che a tratti oggi ancora emerge, perché davanti ci troviamo una ragazza che ama buttarsi e che è attratta dalle sfide professionali. Umile, non finisce mai di incamerare quello che i grandi professionisti le trasmettono. Oltre alla sua attività teatrale che svolge con passione, adora dare il buongiorno o la buonanotte a milioni di telespettatori, in veste di annunciatrice. Anche questa volta abbiamo incontrato una persona molto attiva e che si sente viva.

Elisa, come ti sei formata?

“Dopo il liceo ho frequentato l’Accademia d’Arte Drammatica Pietro Scharrof”.

Avevi già da piccola il pallino di entrare a far parte di questo mondo?

“No. E’ partito tutto da quando nel 2006 sono arrivata seconda a Miss Italia, anche se avevo fatto danza classica e quindi in un certo senso avevo il palcoscenico dentro”.

Cosa ti ha spinto a partecipare?

“Ho sempre seguito il concorso fin da piccola in famiglia e mia mamma per scherzo, mi ha invitata a partecipare tanto per gioco”.

Ti sei sentita subito pronta a catapultarti sulle scene?

“Sì, ho fatto un corso di dizione perché sono veneta e mi sono data da fare per superare la mia timidezza, nel momento in cui ho iniziato a sognare di entrare in questo settore, facendo teatro”.

A proposito della tua bellezza, so che sei molto autocritica.

“Vero, ma in realtà guardo oltre l’aspetto estetico e così anche i difetti passano in secondo piano”.

Qual è il tuo sogno in campo artistico?

“Mi auguro di poter continuare con il teatro e di riuscire a fare uno spettacolo che mi permetta di esprimere tutto quello che ho dentro grazie a ciò che ho imparato finora; danza, recitazione e canto che sto studiando”.

Da dove nasce il tuo amore per il teatro?

“Quando sono arrivata a Roma ho iniziato ad andare a teatro, visto che ne avevo uno proprio vicino casa e poi, volendo lavorare anche in televisione, mi sono messa alla ricerca di una scuola di recitazione e di dizione. Da lì la decisione di entrare in accademia”.

Qual è stato il personaggio teatrale che hai interpretato con maggiore entusiasmo e perché?

“Laura, un personaggio che ho interpretato ne ‘Lo Zoo di vetro’, una ragazza estremamente timida e bruttina. Mi ha permesso di esprimere delle cose diverse dalla vita di tutti i giorni. E’ un personaggio lontano da quella che sono realmente e che faccio in televisione e per questo sorprende il pubblico”.

So che eri timida. Come hai fatto a superare questo limite?

“Buttandomi semplicemente. Non sono una che si tira indietro. Mi piacciono le sfide”.

Cosa c’è maggiormente nelle tue corde, il dramma o l’ironia?

“Il dramma”.

Una tua esperienza intrisa di magia?

“Ce ne sono state tante, non saprei sceglierne una. Mi sono sempre buttata con entusiasmo. A livello privato, invece, quando sono diventata mamma”

Cosa dice il tuo bimbo del tuo lavoro?

“Quando lavoro un po’ di più, richiede la mia attenzione rivendicando il suo ruolo. Anche lui da grande vuole fare l’attore di teatro e ama molto la mia professione”.

Altri progetti di vita?

“Di crescere professionalmente. Per il momento ci sono progetti di lavoro a teatro top secret”.

La tua esperienza su Rai Uno prosegue?

“Sì, parliamo dei famosi annunci Rai che vanno avanti da dieci anni. Il ruolo di annunciatrice mi ha dato l’opportunità in tutti questi anni di studiare e approfondire. E’ affascinante dare il buongiorno o la buonanotte ai telespettatori, regalando un sorriso. Sono molto affezionata a questa attività e mi auguro che possa proseguire nel tempo”.

All’inizio sei mai stata impacciata?

“Sì, avevo molta paura perfino di pronunciare il mio nome e ogni annuncio lo vivevo con molta adrenalina. Adesso sono cresciuta e faccio tutto con più disinvoltura e gioia”.

Chi ami particolarmente?

“Ho il mito di Vasco Rossi e adoro Margherita Buy”.

C’è qualcuno con cui vorresti lavorare?

“Non ce n’è uno in particolare, diciamo che mi ritengo già molto fortunata di aver avuto un’esperienza di recente con Giuseppe Pambieri e Pamela Villoresi, che sono grandi attori. Lavorando con loro, impari moltissimo”.

Come lo vedi questo 2016?

“Tra inquinamento e terrorismo non c’è da stare allegri. Anche se da ogni cosa, bisognerebbe sempre trovare il lato positivo. Che i fatti accaduti siano una vera spinta per una rinascita”.

Chi è Elisa Silvestrin

Elisa Silvestrin è nata a Venezia il 16 gennaio 1987 sotto il segno del Capricorno con ascendente Ariete. Caratterialmente si definisce timida e riservata. Ha l’hobby della danza, simpatizza per la Roma e ama il tiramisù. Le piace vivere nella Capitale. Il suo anno fortunato è stato il 2010 perché è nato suo figlio Ciro Marco. Al momento non possiede animali domestici ed è single. Nel 2006 si è classificata seconda a Miss Italia, per poi entrare a far parte del palinsesto di Rai Uno in veste di annunciatrice. Ha presentato anche qualche programma tv ed è stata anche un’inviata. A tutto questo, ha affiancato la sua attività di attrice, debuttando nel 2009 a teatro con “Sogno di una notte di mezza estate”. A seguire altri ruoli in “Senza via d’uscita”, “Antigone cronache da un teatro di guerra” e “Lo Zoo di vetro”. Ha recitato anche in fiction tv come “Le Tre Rose di Eva 2” e “Un passo dal cielo 3”.

 



more No Comments marzo 9 2016 at 15:23


Susanna Salvi: La nuova stella della danza

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Susanna Salvi è giovanissima e in poco tempo è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante.

di Silvia Giansanti

Attualmente è nei ruoli principali dei balletti al Teatro dell’Opera di Roma, facendo parte della compagnia del teatro, la cui direzione artistica è affidata ad Eleonora Abbagnato. Tra gli ultimi spettacoli in cui ha danzato, “Giselle” e “Coppélia”. Susanna Salvi è nata a Rieti il 6 maggio del 1990 e oggi è una giovane ballerina con i fiocchi, una nuova stella nel firmamento della danza. Una carriera piena di sacrifici e di rinunce, largamente compensata da consensi da parte di grandi firme come Carla Fracci e Francesco Ventriglia. Piena di entusiasmo e di prospettive, Susanna è risucchiata dai classici viaggi di lavoro e da spostamenti vari. Un personaggio internazionale davvero intrigante, per via di un curriculum da ballerina navigata, nonostante i suoi venticinque anni. Un’età, questa, dove spesso regna ancora incertezza e confusione. Ma non per lei che ha le idee ben chiare.

Susanna, a quando risale la tua passione per la danza e come si è sviluppata?

“E’ nata molto presto intorno agli otto anni di età e poi sono stata incoraggiata da una mia compagna di classe, la quale andava a danza e per farle compagnia ho fatto la scuola, incontrando un’insegnante che ha scorto in me del talento, Marella Vesseri, che mi ha spronato così a continuare. A undici anni ero già al Teatro dell’Opera e lì mi hanno inserito nei corsi della scuola. Da quel momento è iniziato il mio percorso professionale, nel vero senso della parola”.

Sei stata subito convinta di farcela?

“Devo dire di sì”.

C’è qualche grande nome che ti ha invogliata?

“Il ballerino Marco Pierin, uno dei primi grandi nomi che ho avuto l’occasione di conoscere”.

Quanto si fatica mediamente al giorno tra prove e studio?

“Sulle otto ore, ma poi il tutto dipende dai periodi più o meno intensi”.

L’esperienza lavorativa che ti è rimasta dentro?

“Le cose che ricordo con più affetto sono sicuramente le esperienze con il Teatro dell’Opera e il diploma conseguito nel 2008 presso la relativa Scuola di danza, dopodichè sono stata in America e poi sono tornata in Italia a Firenze, precisamente per un’altra occasione lavorativa in una compagnia che purtroppo da poco tempo ha cessato l’attività: ho un bellissimo ricordo, in questo ambito, del Maggio musicale fiorentino”.

Chi sono i tuoi maestri?

“Sono Pablo Moret e Ofelia Gonzalez della scuola di danza”.

Da chi sei apprezzata in modo particolare?

“Attualmente da Eleonora Abbagnato che è la mia direttrice”.

So che sei legata particolarmente al personaggio di Coppélia, esiste un collegamento tra te e lei?

“Sì, è stata una stupenda esperienza perché mi rispecchio moltissimo nel suo personaggio un po’ capriccioso che ottiene sempre quello che vuole. Tecnicamente è stato un ruolo molto difficile, ma io adoro le sfide impossibili”.

Ti è mai capitato di sentirti fuori forma, magari proprio quando c’era da affrontare qualcosa di importante?

“Sono cose che capitano a tutti gli artisti. Ci si può sentire fuori forma sia mentalmente che fisicamente. Riesco ad uscirne fuori concentrandomi su una cosa in particolare. Il mio lavoro è complicato, bisogna rendere al cento per cento e ci sono tanti aspetti da tenere sotto controllo”.

Con cosa vi aiutate nella vostra attività?

“Con un’alimentazione sana, bilanciata e varia. Il corpo va curato partendo da una buona dieta quotidiana”.

Hai un rito prima di andare in scena?

“A dire il vero no. Quello che uso fare è arrivare in anticipo per fare tutto con calma, trucco e parrucco compreso”.

Trascorri per motivi scenici una vita sulle punte, in realtà come ti presenti, una che si muove delicatamente o irruente?

“Sono molto diversa da ciò che si vede in scena, quindi sono un po’ irruente. Ma so essere anche romantica e delicata”.



more 1 Comment marzo 9 2016 at 15:14


Tiziana Buldini: Dai viaggi al set

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È diventata attrice dopo aver abbandonato l’idea di un’agenzia di viaggi. La vita l’ha portata su altre strade. Un corso di recitazione e voilà si è ritrovata sul set. Un passaggio veloce che non ha spiazzato Tiziana Buldini, che ha saputo calarsi in questa avventura con dedizione e determinazione.

di Marisa Iacopino

Ha avuto esperienze importanti in tv e al cinema. Ricordiamo la serie tv “Romanzo Criminale”, la miniserie “Vip” di Carlo Vanzina, “Fuoriclasse” di Riccardo Donna, “Provaci ancora Prof 4”. Nel grande schermo ha avuto ruoli in film come: “Scusa ma ti voglio sposare” di Federico Moccia, “No problem” di Vincenzo Salemme e “Il figlio più piccolo” di Pupi Avati, “Anche se è amore non si vede” con Ficarra e Picone e “Immaturi”, dove interpretava l’amante di Paolo Kessisoglu. Attualmente sta girando “Squadra Mobile” e presto la vedremo su Mediaset.

Tiziana presentati ai nostri lettori e parlaci di te e di come sei caratterialmente.

Ciao a tutti. Sono istintiva, testarda, romantica e sognatrice”

Il tuo obiettivo nella vita non era quello di diventare attrice ma quello di aprire un’agenzia di viaggi. Cosa è successo e perché hai cambiato idea?

“È successo che mi sono lasciata all’improvviso con un ragazzo toscano dopo un anno di convivenza e in procinto di aprire un’agenzia di viaggi. Non me la sentivo più di rimanere lì, a Lucca, da sola. Così me ne sono ritornata a Rieti ma sapevo che sarebbe stato solo di passaggio. Cominciai a guardarmi intorno e mi imbattei in un’agenzia che mi propose un corso trimestrale di recitazione. Mi aveva incuriosito e pensai: perché no?”.

Sei pentita di questo “cambio di programma”?

“Assolutamente no. È stata una bellissima scoperta dal primo giorno di corso al primo giorno sul set. Credo ai segnali e al destino… Nulla succede per caso e credo che le cose brutte accadano per dare spazio e permettere di accadere a quelle belle”.

Hai iniziato a lavorare come attrice con registi del calibro di Pupi Avati, Carlo Vanzina, Federico Moccia e Vincenzo Salemme? Ti aspettavi questo passaggio?

“Ad essere sincera no, non me lo aspettavo”.

In tv hai preso parte alla serie tv “Romanzo Criminale”. Ci parli del tuo personaggio?

“Il mio esordio televisivo! Interpretavo Sofia, cassiera del bar della Questura nonché prostituta come secondo lavoro e sogno proibito e nascosto del Commissario Scialoja, interpretato da Marco Bocci. È stato un gioco di sguardi, di seduzione. Non difficile da mettere in pratica trovandomi davanti l’affascinante Marco”.

Oltre al cinema alla tv, sappiamo che nel 2010 sei stata scelta per posare su Playboy. Hai provato imbarazzo a posare senza veli?

“Non ci crederete ma sono molto timida. Ogni volta devo fare un grande lavoro su me stessa per affrontare questi tipi di set. Dunque, la mia risposta è sì!”.

Fermo restando che ogni esperienza è importante, qual è quella che ti è rimasta di più nel cuore?

“Le persone le riconosci dalle vibrazioni. Detto questo voglio citare ‘Il racconto dei racconti’ di Matteo Garrone. C’era un’energia magica. Ho assistito prima di girare alla riprese dell’uccisione del grande dragone dal re, per prendere il cuore da dare in pasto alla regina, Salma Hayek. Dopodiché, mentre preparavano la mia scena, ho avuto l’occasione di parlare con il regista e di capire che persona fantastica e speciale sia”.

Hai avuto un ruolo in un film internazionale come “Tale of Tales” al fianco di Vincent Cassel. Cosa ha significato per te?

“Specificherei piccolo e diverso ma sì importantissimo per me. Ho esitato perché un’attrice non dovrebbe mai fare la controfigura ma in questo caso ‘prestare’ il mio corpo per un’attrice di livello internazionale come Salma Hayek è stato un onore. So che è stata lei ad approvare la scelta finale. Ho grande stima di lei. Inoltre, essere diretta da un maestro del cinema come Matteo Garrone è stata un’esperienza unica”.

Per un attore è importantissimo lo studio. Tu che formazione hai avuto?

“Dopo  vari corsi iniziali mi sono stabilizzata al Duse di Francesca De Sapio per tre anni. È stata molto dura. Un percorso impegnativo sia a livello fisico che psicologico, che mi ha insegnato tanto e mi ha fatto capire l’importanza dello studio e della struttura che deve avere un attore sempre, in qualsiasi circostanza. Non si finisce mai di imparare e tutt’ora mi cimento in seminari e lezioni private con il fantastico attore e coach – attualmente a Studio Cinema - nonché carissimo amico Sergio Valastro”.

Cosa dovrebbe fare un uomo per corteggiarti?

“A me piace l’uomo all’antica, quello di una volta. Mi piace il corteggiamento, la galanteria di altri tempi. Scherzando dico sempre che sarei dovuta nascere in un’altra era. Ne esiste ancora uno? Ditegli che lo sto cercando!”.

La pazzia più pazza che faresti per amore? 

“Lascio sempre che sia l’uomo a farle”.

Qualcuno ha mai fatto pazzie per te?

“Sì, mi hanno scritto e cantato canzoni alle 4 di notte con la chitarra. Mi sono ritrovata persone, che vivevano a 800 chilometri di distanza, sotto casa all’una di notte con mazzi enormi di rose rosse. Ma la cosa che mi è piaciuta di più erano i bigliettini che mi lasciava un mio ex tutte le mattine. E dico tutte. Su questi bigliettini c’erano cuoricini, poesie e frasi d’amore. Questo per dire che le cose più semplici sono le più belle, soprattutto quelle fatte con il cuore”.

C’è un regista da cui sogni di essere diretta?

“Il mio più grande sogno si chiama Woody Allen”.

Dove ti vedremo prossimamente?

“Prossimamente su Mediaset nella nuova stagione di ‘Squadra Mobile’ e in un’altra importantissima serie tvper la quale sto per firmare il contratto”.



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Cristina Pitrelli: “Vi presento Out Dance Project”

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Lei si chiama Cristina Pitrelli ed è una giovane insegnante di danza e coreografa, che ha messo in piedi una compagnia tutta sua: la Out Dance Project. Alle spalle ha un’ottima preparazione formativa.

Cristina, qual è la tua formazione?

“Partiamo dalla Scuola Tersicore di Ostia dove ho iniziato con la danza classica, jazz e contemporanea; Nel 2004 mi sono diplomata presso il Centro Internazionale Opus Ballet di Firenze, specializzandomi sempre di più nella danza contemporanea. Continuo nel 2006 con glistudi all’estero, a Londra presso Pineapple Studios, a Rotterdam presso l’Università della danza Codarts, a Francoforte presso il Centro Internazionale Wiesbaden Tanz Studio. Nel 2007 sono approdata a Berlino, città che è diventata la mia casa madre continuando a studiare e approfondire le tecniche della danza contemporanea floor work, contact, tecnica release nella Scuola Tanz Fabrik e ballando come danzatrice nei Festival  tra i più importanti, tra cui: Tanz im August, Hebbel Theatre e  Tanz Theatre Am  Ufer. Al ritorno in Italia nel 2009 ho partecipato alla Biennale di Venezia ‘Waste Lande’ diretto da Ismaele Ivo. Parallelamente all’attività di danzatrice  mi sono affermata anche come come insegnante coreografa tra Roma e Firenze”.

E poi?

“Nel 2015 ho curato la Direzione artistica della danza nella Nova Accademia di Fulvio Peroni dando vita, all’interno della  Scuola, alla Compagnia Out Dance Project. Nell’estate scorsa, inotre, ho lavorato a Los Angeles in veste di ballerina nella sigla della sit-com ‘Bruna in Beverly Hills’ che ha come protagonista l’attore Ronn Moss”.

Parliamo di questa nuova compagnia.

“Il 17 ottobre scorso c’è stato il debutto della compagnia Out Dance Project con lo spettacolo di ‘The Vanity Monsters’. I prossimi spettacoli riguardano la messa in scena di ‘The Vanity Monsters’ il 7 aprile al Teatro Palladium e Interferenze e al teatro Testaccio nei giorni 18 e 19 maggio”.

Come ti sei avvicinata al mondo della danza?

“Ho mosso i primi passi quando ero molto piccola, poi con il tempo è diventato un bisogno sia fisico che mentale che mi ha portato ad approfondire sempre più questa disciplina specializzandomi sulla danza contemporanea che per me è pura espressione di un corpo che si muove nello spazio e nel tempo. Amo tutto ciò, perché secondo me la danza è un linguaggio universale che veramente ci aiuta a metterci in comunicazione al di là di un linguaggio verbale. Ad oggi la mia ricerca si basa sullo studio del movimento corporeo scaturito dal ritmo interiore in rapporto allo spazio e al tempo emanando energia fisica attraverso l’utilizzo dell’equilibrio e della caduta, esprimendo istinto, velocità e fluidità. Da qui nasce la mia Compagnia Out Dance Project e il risultato che vorrei ottenere è che qualsiasi persona che decida di intraprendere un percorso di sperimentazione della danza, possa, durante la fase creativa, tirar fuori la propria personalità, le proprie emozioni, trovando il coraggio di conoscersi e di sentirsi liberi attraverso un benessere interiore e sviluppando così un linguaggio corporeo personale, tale da farlo diventare ‘Unico’”.



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Maura Carotti: “Amo la vita, il palcoscenico e l’amore”

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La sua caratteristica principale è la poliedricità. Si considera un’artista. Sa cantare, presentare e condurre. Le sue esperienze principali sono state sul palco e davanti le telecamere, essendo dotata di una bella e accattivante presenza scenica.

di Alessio Certosa

Maura, parlaci di te.  

“Sono una donna molto sofisticata ma anche molto semplice nei rapporti e nella vita quotidiana. La mia vita si basa su un principio semplice, ‘sincerità ed onestà’, sia con me stessa che con gli altri. Per questo sono una persona molto critica con me stessa, e se sbaglio chiedo scusa ma devo aver sbagliato veramente. Amo la vita, il palcoscenico e amo l’amore. L’amore è il sentimento che muove il mondo e anche il mio mondo in realtà, lavoro e vita privata sono sempre fatti con amore”.

Qual è stata la tua formazione? 

“Studio, studio e solo studio. Formazione classica la mia, vengo da una famiglia dove mi è stato insegnato che in qualsiasi ramo vuoi lavorare, fondamentale è la preparazione. Ho studiato tutto, pianoforte, canto, danza e dizione. Volevo fare l’artista, e grazie a tutto questo che ancora dopo tanti anni, faccio il mio lavoro con grande soddisfazione”.

C’è qualcuno che non smetterai mai di ringraziare? 

“Chiaramente i miei genitori, mi hanno insegnato oltre al fatto di dovermi preparare molto, anche la devozione al proprio lavoro, mi hanno spronato sempre a diventare una persona migliore ogni giorno, ad essere grata per la fortuna che ho a poter fare il mio lavoro facendolo diventare inoltre anche il mio lavoro”.

Che rapporto hai con la tv? 

“Di tv ne ho fatta tanta, in passato. Ora è qualche anno che mi sto dedicando ai ‘live’, si chiamano così, spettacoli dal vivo, nelle piazze e nei teatri. Essendo stata abituata tanti anni a fare solo tv, oggi che ho imparato a vivere del rapporto con gli altri, non saprei più’ rinunciarci. Ho imparato quant’è straordinariamente bello il rapporto con il pubblico dal vivo”.

Sei una donna poliedrica. Oltre ad essere una conduttrice, sei anche una cantante, vero? 

“Sì nasco come cantante, fui notata così, in un locale, una sera di tanti anni fa. Cominciai così e da allora è stata tutta da costruire la mia vita, i miei mi sono stati molto vicino ma non essendo una ‘figlia d’arte’ ho dovuto capire da sola molte cose. Se tornassi indietro farei le stesse scelte. Sono sempre stata convinta più’ passava il tempo, che il mio lavoro sarebbe stata la mia salvezza. Lo amo moltissimo”.

Nel 2010 sei stata una delle “corteggiatrici” di “Uomini e donne”, in onda su Canale 5. Che esperienza è stata? La rifaresti?

“Assolutamente sì, mi sono divertita tantissimo, ho conosciuto molte persone e soprattutto ho avuto modo di stare a contatto con la grande Maria De Filippi, ho imparato molto. Moltissimo”.

Sei soddisfatta di quanto fatto finora o hai dei rimpianti? 

“Sono molto soddisfatta, anzi ti dico, oggi sono una donna serena, sono quello che volevo essere quando da piccolina facevo pensieri sul mio futuro”.

In che maniera curi la tua immagine e quanto è importante nel tuo lavoro? 

“Beh, la mia immagine è importante tanto quanto il talento. Mi curo molto. E sto attenta a quello che mangio. Oggi rimanere ‘piacevoli’ costa fatica…ma ti dirò’ viene ripagata in tutto quando si hanno le soddisfazioni che ho io. Poi per quanto concerne la mia immagine dal punto di vista mediatico ho il piacere di essere curata dall’addetto stampa Laura Gorini, che è anche una cara amica”.

Ti siedi sul divano e prendi il telecomando della tv, cosa guardi di solito? 

“Guardo molti film e poi poche altre cose. Trovo che ci sia molta televisione trash oggi e me ne dispiaccio. La tv, quella che si faceva una volta, non si fa più e allora non mi resta che guardare dvd o andare a teatro, cosa che amo moltissimo in modo incondizionato”.

Hai progetti in ballo? Ti va di parlarne con noi?

“Certamente! In occasione del mio compleanno, il 20 febbraio, ho ideato insieme ad un gruppo di collaboratori la mia ‘Rivoluzione’. Per l’appunto, ‘Fashion Vanity Revolution’, il mio format di moda e di stile sbarca in una location per ora top secret, sarà un evento straordinario, all’insegna della moda e del gusto artistico, dove io curerò la regia e la conduzione”.

Affetti a parte, c’è qualcosa di cui non puoi fare a meno nella tua vita? 

“Della quiete della mia casa; è la mia pace, il mio angolo di paradiso. Tutto è nella mia casa, la mia valvola di sfogo ma anche il posto dove mi sento più sicura e libera in assoluto”.

Per concludere?

“Grazie a voi per avermi voluta sulla vostra rivista e un bacino ‘fashion’ a tutti”.



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Priscilla Tomassetti: Una giornata speciale

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E’ con la bellissima Priscilla che continuiamo la nostra avventura: la numero trentasei. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares, fotografa ed artista, abbiamo ideato un fashion contest che si rivolge ai ragazzi della porta accanto. Organizziamo per loro un servizio fotografico speciale di moda.

di Adriana Soares

Priscilla, parlami di te.

“Ho 22 anni e frequento il primo anno di Specialistica in Fisioterapia a Tor Vergata. Mi ritengo una ragazza solare, positiva, riservata, una ragazza dinamica, con entusiasmo e voglia di mettermi sempre alla prova, testarda, talvolta permalosa, e soprattutto sportiva. Infatti, la maggior parte del mio tempo lo impiego in palestra ad insegnare ginnastica ritmica alle mie bimbe. Questo sport lo pratico da quando avevo 3 anni. La ginnastica ritmica è stata per me maestra di vita. Mi ha arricchita di esperienze meravigliose e ha fortificato il mio carattere, insegnandomi il significato della parola sacrificio, mi ha fatto provare delusioni ma anche infinite soddisfazioni, mi ha insegnato a non abbattermi, a rialzarmi sempre, a considerare gli ostacoli nuove sfide e le sconfitte nuove opportunità di miglioramento, mi ha fatto visitare posti che mai avrei creduto di vedere, conoscere persone meravigliose e instaurare amicizie sincere che vanno al di là dello stare insieme nel percorso sportivo. Mi ha trasmesso valori fondamentali per la vita, mi ha resa consapevole del fatto che non c’è vittoria senza fatica e che indipendentemente da ogni risultato, le vere lacrime di gioia escono quando sai di averci messo l’anima”.

La passione per lo sport ha un motivo particolare?

“Questa grande passione per la ginnastica mi è nata grazie a mia madre Cristina Cimino, ginnasta prima di me che ha raggiunto grandi livelli fino ad arrivare alle Olimpiadi; è lei che mi ha fatto nascere l’amore per questo sport”.

Sei figlia di Cristina Cimino, una grande atleta… parlami di lei.

“Mia madre già all’età di 12 anni viene convocata tra le ginnaste azzurre. Partecipa a 3 campionati europei, 3 coppe del mondo e il suo traguardo più importante, le Olimpiadi di Los Angeles del 1984, e prima di ritirarsi corona la sua carriera diventando campionessa italiana”.

Avere una mamma così importante, per alcuni aspetti impegnativa, per te è un ostacolo o è uno stimolo?

“Ho sempre saputo di avere al mio fianco una figura importante in questo ambiente, e molto spesso è capitato che ci mettessero a confronto, ma onestamente non ci ho mai sofferto, anzi, per me era un vanto averla come allenatrice e sopratutto un motivo in più per dare sempre il meglio alle gare”.

Per molto tempo lo sport non è stato conciliabile con la frivolezza del mondo della moda, ora non è più così, le atlete sono sempre più attente alla propria immagine. Per te com’è? Ti piace la moda? La segui? 

“Oramai anche nello sport la moda riveste un ruolo importante, per esempio, sia nella ginnastica che nel pattinaggio le atlete prendono ispirazione per i loro body dalle sfilate di alta moda. In quasi tutti gli sport gli atleti vengono vestiti con divise firmate da stilisti importanti. Personalmente, mi piace la moda, e quando ci sta qualcosa che mi interessa cerco di seguirla ma limitatamente, perché il mio modo di vestire è molto semplice non esagero mai,quindi,normalmente,acquisto capi d’abbigliamento che seguono la moda del momento, ma che poi riutilizzo anche dopo molto tempo, perché non ho regole rigide su come vestirmi”.

Hai una bellezza acqua e sapone, come ti vedi? Ti piaci come sei? Cambieresti qualcosa?

“Acqua e sapone forse è l’aggettivo che mi si addice di più, quando per qualche evento mi acconcio i capelli e mi trucco mi fa strano anche a me vedermi così, mi piaccio molto di più al naturale. Non nego che ho molti difetti sia fisici che caratteriali che vorrei cambiare, ma con il tempo ho imparato a conviverci e apprezzarmi così come sono senza farmi venire troppe paranoie”.

Ti è piaciuta la giornata passata assieme? La rifaresti? Ti riconosci nelle immagini? Cerco di interpretare ma anche di rispecchiare come siete, a volte le ragazze rimangono spaesate… Qual è stata la tua sensazione?

“Sì, mi è piaciuta tanto la giornata passata insieme a te e la rifarei anche domani! Mi riconosco sicuramente nelle tue foto. Sei riuscita a catturare questo mio lato dolce e malinconico allo stesso tempo, un po’ da bimba sperduta”.

Ti piacerebbe intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo? 

“Non ci ho mai pensato seriamente a intraprendere una vera carriera nel mondo dello spettacolo, anche se mi ha sempre incuriosito e suscitato fascino quindi se mi capitasse una bella opportunità di certo non me la lascerei sfuggire”.

Cosa aspetti del futuro? Come ti stai preparando per accoglierlo?

“Per ora mi aspetto di finire gli studi al più presto, e di cogliere tutto ciò che di bello ancora deve venire. Non mi sto preparando in un modo particolare ad accogliere il mio futuro, non sono una che programma molto, ma che vive di più alla giornata, spero solo di riuscire a trovare il mio posto ovunque sia e che la mattina mi sveglierò felice sapendo di essere riuscita a realizzare quello che volevo”.



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Lenny Alvarez: Una vita da circense

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E’ un giovane siciliano bravo come organizzatore di eventi circensi

di Alessia Bimonte

“Il circo non è solo uno spettacolo, è un’esperienza di vita”.  Così il grande Federico Fellini definisce lo spettacolo più antico del mondo. Un universo incantato: acrobati, equilibristi, animali, contorsionisti, clown e  giocolieri che fanno volare gli spettatori con la fantasia. Ricco di mille sfaccettature, suoni, rumori, colori; ma anche persone, ognuna con la sua storia. Una di queste è quella di  Lenny Alvarez, partito dalla Sicilia e sbarcato a quello che è oggi il suo mondo, il circo. Diplomato come ragioniere di comunicazione e marketing, studia anche recitazione, ma Lenny abbandona gli studi per seguire il suo sogno. All’età di soli 5 anni ha avuto il primo approccio con uno spettacolo circense, quello di Moira Orfei, in tournèe nel suo paese d’origine, Avola (Siracusa). Affascinato, prova ad imparare da autodidatta la giocoleria, manipolando con destrezza vari tipi di oggetti in maniera concentrica. Il suo amore per questa arte, scatena una battaglia familiare, che porta, soprattutto la madre, a non accettare la sua posizione, considerata precaria e economicamente instabile. Troppi pregiudizi, vuole rompere con il passato e decide di partire per Milano. Attualmente Lenny è un giovane affermato manager nell’organizzazione di eventi circensi per conto della compagnia di Nando Orfei, pioniere dell’arte circense italiana in tutto il mondo.

Ci sono in serbo tappe per il 2016? 

“Assolutamente sì, girerò tutta l’Italia da nord a sud, per adesso siamo ancora in Lombardia, fino a maggio”.

Ha dei  nuovi progetti per il suo futuro all’interno della compagnia circense Nando Orfei?  

“Spero di tornare presto in pista con un nuovo numero di giocoleria, visto che dal 2014 mi occupo solo di condurre lo show”.

Pensa che il circo possa restituire quella veridicità  che al giorno d’oggi si è un po’ persa negli spettacoli registrati che si vedono in televisione? 

“Il circo è il più antico, bello e grande spettacolo del mondo, perché nel circo è tutto spettacolo, anche lo stile di vita. Non esisterà mai altra forma di rappresentazione che potrà eguagliarlo. Uno straordinario nuovo circo, combina l’antico ed elegante con innovative attrazioni, luci, musiche e costumi. Prende spunto proprio dal maestro Fellini, grande amico di Nando, l’obiettivo è quello di far sognare, perché il circo è l’unica forma d’arte dal vivo senza montaggi.  L’arte circense, il suo ambiente, il suo immaginario stanno attraversando una vera e propria riscoperta: fino a qualche tempo fa passato di moda, il circo ora si sta prendendo la sua rivincita, riconquistando il segno culturale distintivo che aveva quando veniva elogiato dai più grandi artisti. Il circo non invecchia, si reinventa”.



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Il sogno di Ida Basile

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È un’attrice a tutto tondo. Si è esibita davanti al Papa con il Magnifico Circo Acquatico

di Alessia Bimonte

Originaria di Pratola Peligna (AQ), classe ’90, Ida ha sin da piccola coltivato la sua passione per la recitazione. “Non ho mai pensato di fare altro, volevo fare l’attrice. Di solito nei piccoli paesi combatti con la mentalità delle persone, fortunatamente la mia realtà ha sempre profumato di arte e cultura”. È proprio in Abruzzo che Ida nel 2004, dopo la ristrutturazione del Florian Teatro Stabile d’Innovazione di Pescara  ha seguito il suo primo corso di recitazione per giovani attori. “In quel momento ho fatto un grosso respiro e mi sono detta: voglio farlo per la vita!”. Un piccolo tassello, ma efficiente. All’età di 17 anni ha l’onore di conoscere Dacia Maraini che, in occasione del Festival Nazionale  del teatro, è alla ricerca di attori da inserire nel suo team.  Dopo uno stage, viene selezionata e ci lavora per circa quattro anni, inscenando uno spettacolo in memoria del terremoto che ha colpito L’Aquila e in seguito un’altra rappresentazione in Irlanda, a Dublino. “ E’ stata la prima esperienza, che rimarrà sempre nei miei ricordi”.

Crescendo, Ida si accorge di avere esigenze diverse, – “Capisci che ti sta stretta la realtà, vorresti rompere gli schemi per poter seguire il suo sogno, ma farlo in grande”.

Decidi di trasferirti a Roma, stravolgendo la tua routine, ma mantenendo saldi i tuoi obiettivi. Come ti sei sentita a contatto con questa nuova realtà?

“Wow, questa è stata la prima cosa che ho pensato arrivata nella Capitale. Finalmente potevo dedicarmi a pieno a quella che è la mia arte innata. Volevo solo recitare. Ho frequentato una scuola privata qualificata, un corso professionale presso la Golden Star Academy diretto da Andrea Maia, dove mi sono diplomata nel 2014. All’interno della scuola ho imparato molto da grandi maestri provenienti da formazioni internazionali e da classisti di Vittorio Gassman e Gigi Proietti. La più grande fortuna è stata quella di avere un teatro all’interno della struttura, dove si alternavano spettacoli di attori. Noi allievi abbiamo avuto il piacere di seguire le prove, stare nei camerini e grazie ad un programma di specializzazione, poter essere inseriti nei cartelloni di teatro. Anche se solo per una battuta, ti senti responsabile. Proprio grazie a questa opportunità, ho conosciuto registi come Augusto Fornari, Marco Simeoli, Stefano Reali, Daniela Morozzi, Maria Laura Baccarini.  Ho partecipato ancora una volta ad uno spettacolo della Maraini per la regia di Riccardo Milani, marito di Paola Cortellesi, anche qui come protagonista insieme a Lino Guanciale. Ho anche indossato i panni di una suora in Garbatella Futbol Cleb di Michela La Ginestra”.

Sei molto giovane ma hai avuto anche esperienze diverse da quelle teatrali. Quali? 

“Sì, recentemente, nel 2015 sono stata protagonista dello spettacolo del ‘Circo degli Orrori – Un manicomio in delirio’.  Lo spettacolo era ambientato in un manicomio ed io interpretavo la direttrice. È stata la mia prima esperienza circense, non ha niente a che fare con la drammaturgia; ho vissuto in un caravan per due mesi, non esisteva il palcoscenico ma la pista e l’unica attrice ero io”.

La  versatilità è sicuramente un punto a favore per la carriera. Riesci a conciliare generi diversi?

“È vero, ho lavorato in ambienti totalmente opposti al mio, ma sono contenta e credo che sia una cosa positiva. Bisogna avere la giusta predisposizione, il fascino del mio mestiere è questo. Mi sono sempre messa in gioco, senza pretese né presunzione. Non rinuncio mai a nuovi personaggi. Credo che alla mia età, con il poco lavoro che c’è mi accontenterei anche di interpretare una pietra”.

Con il Magnifico Circo Acquatico hai avuto la possibilità di esibirti davanti al Santo Padre, che  non è da tutti. Di che tipo di spettacolo si tratta?

“Sempre per la produzione del Circo degli Orrori, ho lavorato nel ‘Magnifico Circo Acquatico’. È un circo per famiglie, non ci sono animali né pesci veri, è un circo del futuro, a favore della protezione degli animali e del rispetto dell’ambiente marino. Lo scorso gennaio, durante l’udienza del mercoledì, erano stati invitati i componenti dei circhi. Sinceramente pensavo fosse una di quelle udienze normali, dove ci si esibisce tra la folla di Piazza San Pietro. Con mio immenso stupore non è andata proprio così. Siamo stati indirizzati a raggiungere il sagrato, dove ci siamo esibiti a pochi metri dal Papa. Non ho realizzato subito, ma gli occhi pieni di gioia di Papa Francesco mi hanno dato quell’energia necessaria per affrontare la paura. Ancora increduli, abbiamo ricevuto i suoi complimenti. Ha pronunciato una frase che porterò sempre con me: “Voi artisti siete fautori della bellezza e la bellezza arricchisce l’anima. Pregate per me e fate sempre ridere la gente”.

Hai in mente progetti per il futuro? C’è qualcosa che desidereresti fare?

“Mi piace molto la radio. Ho vinto il concorso radiofonico ‘Speaker Factory’ di Dimensione Suono Roma,  ho avuto modo di  conoscere l’ambiente. Mi affascina l’idea di poterci lavorare. Attualmente conduco ogni settimana un programma su youtube ‘Skuolatv’, con ospiti, youtuber, in cui si affrontano le tematiche più disparate. Mi piacerebbe passare dalla conduzione web a quella tv, senza abbandonare mai il teatro. Il sogno teatrale sarebbe quello di entrare a far parte di una compagnia e girare l’Europa, magari con spettacoli in lingua”.

L’umiltà e la determinazione di Ida le saranno fedeli nelle sue future esperienze professionali. Il suo motto è: “Viva chi vive con amore ed entusiasmo il proprio mestiere”.



more No Comments marzo 9 2016 at 14:41


Federico Barbieri: Storia di un incontro

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Da cosa nasce un incontro? Ce lo spiega Federico Barbieri nel suo ultimo libro

di Marisa Iacopino

C’è chi attribuisce al caso il verificarsi di ogni evento, senza che lo stesso trovi fondamento in una causa specifica. Per contro, i fautori del cosiddetto determinismo sostengono che gli avvenimenti, e le concatenazioni di effetti, siano frutto di una ragione ordinatrice. Senza dubbio ogni incontro, sia esso scaturente dal caso che da una causa, programmato o indotto, costituisce un momento decisivo dell’esistenza di ciascun individuo. Sull’argomento, ci siamo intrattenuti con Federico Barbieri, narratore e poeta. La sua ultima fatica, uscita per Viola Editrice, si intitola giustappunto “Storia di un incontro”. Con lui, cercheremo di comprendere se lo scrivere discenda da casualità o  da necessità preordinata.

Il titolo del libro ci porta immediatamente nella storia. Perché un incontro si verifichi, occorrono almeno due protagonisti. Dunque, possiamo dire che siamo in presenza di  un lui e una lei? 

“Assolutamente sì. Siamo di fronte al più classico degli incontri possibili: un uomo con una donna”.

Ci sono incontri  con cui ci si scontra, e incontri che ci cambiano. Come definirebbe l’incontro di cui è interprete il suo protagonista?

“Un incontro che diviene storia. La gran parte di tutto quello che avviene ogni giorno nella vita di ognuno di noi viene presto dimenticato. Solo gli avvenimenti più importanti e significativi divengono storia. Storia da raccontare, da non dimenticare. Il mio protagonista vive un incontro che diverrà storia”.

Secondo lei l’amore è un sentimento che può redimere? E qual è la sua idea di felicità?

“L’amore, senza dubbio, a mio parere, è il più forte sentimento che possiamo provare in questa vita. Ha un potere smisurato e può cambiare anche un’intera personalità. Ma allo stesso tempo un sentimento che non possiamo comprendere fino in fondo. Ci dobbiamo accontentare di godere dei suoi frutti. La felicità, invece, è riuscire a tenere in equilibrio le pulsioni e i bisogni che inevitabilmente ci abbracciano ogni giorno. Un equilibrio molto fragile da rompere”.

All’interno della storia, un intreccio avvincente che sfocia nel noir, genere letterario molto in voga oggi nella narrativa italiana. Ritiene necessario per la trasformazione, e l’evoluzione di un individuo il passaggio attraverso il male e la sofferenza da questo generata?

“Come diceva Sant’Agostino il male non è che privazione di bene. Per capire il vero valore di una cosa, di un sentimento o di una persona, bisogna perderla, esserne privi”.

Ora qualche domanda sullo scrivere: qual è secondo lei la funzione dello scrittore?

“Lo scrittore, per me, ha ereditato la missione che avevano i primi filosofi: guidare l’individuo verso una nuova visione e chiave della realtà”.

Crede nel fuoco sacro dell’ispirazione e estro creativo, o nella costanza dell’impegno? Quali sono a suo avviso le regole di un buono scrivere?

“Io penso che tutti noi possiamo e abbiamo ogni giorno buone e accattivanti idee che possano sfociare in un qualche tipo di opera. L’ispirazione è in ogni individuo, la differenza che fa di una persona un artista, sia esso pittore, scrittore, musicista, è il desiderio e la costanza di quest’ultimo di non veder morire l’idea nella propria testa e fare in modo che non cada nell’oblio della memoria, ma al contrario regalarle nuova vita”.

Trova ispirazione dal vissuto, o le storie che intreccia sono frutto dell’immaginazione? Secondo lei, il documentarsi serve a rendere l’arte  verosimile, ad immagine della realtà?

“Il vissuto è il nido preferito dell’immaginazione. L’immaginazione altro non è che un possibile vissuto creato da esperienze passate e unite insieme. Il documentarsi, la conoscenza, sono le fondamenta dell’arte. Senza di loro l’arte è solo una scritta sulla sabbia che ha un destino presto segnato”.

La scelta del prosimetro, oltre che necessario allo sviluppo della trama,  è forse anche uno stratagemma per portare la poesia all’interno della prosa, in un mondo poco incline all’arte poetica?

“È solamente un piccolo e umile tentativo di riscoprire qualcosa che forse troppo presto abbiamo dimenticato e catalogato come fuori moda”.

Come vede l’enorme produzione libraria in Italia, Paese in cui si continua a leggere poco?

“Finché qualcuno scriverà e pubblicherà i lettori saranno sempre più degli scrittori; è matematico. Quando una persona scrive il suo scritto sarà almeno letto da due persone. Il proprio personale lettore e la casa editrice che lo pubblicherà. Sempre uno più di lui. Finché si scrive, la lettura non morirà”.

Un’ultima domanda: qual è la tinta che più si attaglia al suo romanzo?

“Cremisi”.

Lasciamo Federico Barbieri con la convinzione che saranno in molti, lettori abituali o casuali, ad appassionarsi al nuovo romanzo; a  voler seguire i fili che annodano la trama del suo libro. Storia di un incontro, viaggio letterario che con grande maestria ci conduce tra i grovigli dell’incontro più imprevedibile.



more No Comments marzo 9 2016 at 14:38


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