GP Magazine aprile 2016



more No Comments maggio 11 2016 at 14:00


Valentina Romani

valentina romani

E’ il momento di questa giovane attrice al suo debutto sul grande schermo con il film “Un Bacio” di Ivan Cotroneo, nel ruolo di Blu, ragazza rissosa e ribelle. Ha sempre desiderato fare questo mestiere e nel futuro sogna di lavorare con Leonardo Di Caprio

di Silvia Giansanti

Giovane e determinata nel perseguire i suoi obiettivi fin da piccola. Questa ragazza, Valentina Romani, ha tante qualità, anche nascoste, ma non riesce ad essere simpatica di mattina, almeno così ci ha rivelato. Chi punta su di lei sta facendo la scelta più giusta, un buon investimento su chi fin dall’inizio ha dato tutta se stessa nei ruoli interpretati. Visto che i viaggi sono la sua passione, recentemente è potuta andare anche sulla luna, grazie all’entusiasmo mosso dal suo primo film “Un Bacio”, in cui si affronta il delicato tema del bullismo. Abbiamo davanti davvero una bella personalità.

Valentina, da dove sei arrivata?

“Ho iniziato studiando teatro con Saverio Vallone. Il laboratorio l’ho seguito durante i primi tre anni di liceo, poi sono andata alla scuola diretta da Giulio Scarpati, ‘Percorsi d’Attore’, dove ho studiato per un anno. I miei studi sono continuati alla Jenny Tamburi, dove per due anni andavo tre volte a settimana sempre contemporaneamente al liceo”.

Hai sempre aspirato a fare l’attrice?

“Sempre, fin da bambina, per me non è mai esistito altro”.

Hai altre passioni nella vita di oggi?

“Mi piace molto scrivere e viaggiare, sono una sognatrice”.

Le esperienze lavorative che ti hanno insegnato molto e segnata?

“Sicuramente la prima, ‘Grand Hotel’, è stata quella che mi ha segnato di più, da lì è partito tutto e non dimenticherò mai la gioia della prima scena della mia vita. Poi è difficile, in realtà sono ancora agli inizi, tutte le esperienze che ho fatto mi hanno insegnato qualcosa, chi più chi meno. Forse, ad oggi, la più importante rimane l’unica che ho avuto sul set di un film per il cinema, ‘Un Bacio’, di Ivan Cotroneo. Ho vissuto quest’esperienza come un sogno, faccio ancora fatica a credere di esserci riuscita davvero”.

Qual è il lato più bello del tuo lavoro?

“Ce ne sono tanti, forse troppi. Io amo il mio lavoro in tutto e per tutto ed è difficile trovare il più bello in qualcosa di già meraviglioso. Forse avere la possibilità di mettersi nei panni di un personaggio che da noi magari è lontano anni luce, è la parte che mi diverte di più”.

Vorresti misurarti con altre esperienze nel campo?

“Io lo dico sempre, il mio reparto preferito del set è quello del suono, mi affascina tantissimo. Sarebbe bello provare a fare il fonico per un giorno”.

Con chi sogni di lavorare?

“Con tante persone, in cima alla lista c’è sempre lui: Leonardo Di Caprio”.

Con chi invece avresti voluto lavorare?

“ Con Anna Magnani”.

Sei d’accordo sul fatto che nella vita tutto può succedere?

“Sono d’accordissimo. D’altronde io dico sempre ‘mai dire mai, mai dire sempre’, la vita è in continuo mutamento, noi siamo in continuo mutamento e ogni minuto futuro può essere determinante; puoi ricevere la chiamata che ti cambia la vita per esempio, o puoi incontrare al supermercato la persona che te la cambia. Tutto cambia continuamente e tutto può succedere sempre”.

In quale personaggio interpretato ti sei rispecchiata di più finora?

“ In Chiara. Il personaggio che ho interpretato nella serie di Michele Soavi ‘Questo è il mio paese’. Mi apparteneva il ruolo, lo sentivo mio, Chiara non era troppo diversa da me sotto alcuni aspetti e questo mi piaceva perché ad esempio leggendo alcune scene per la prima volta immaginavo già le risposte che dava, perché io avrei dato le stesse”.

So che parli diverse lingue e che ami viaggiare. Dove desideri andare al più presto?

“Vorrei tanto andare a Rio de Janeiro”.

Sei molto giovane e quindi sei cresciuta in un mare di tecnologia. Ecco, com’è il tuo rapporto con essa?

“La tecnologia è comoda, non prendiamoci in giro. A me piace e la trovo molto utile, l’importante è essere in grado di dosare le ore che si passano attaccati al computer o al cellulare, ma per il resto sono contenta di averla a disposizione”.

Parliamo del tema del film “Un Bacio” e soprattutto del ruolo che interpreti.

“Sì, il tema purtroppo è molto attuale. Quante volte sentiamo parlare di ragazzi bullizzati? Forse troppe. Io interpreto Blu, una ragazza di 16 anni vittima di bullismo perché considerata la ragazza facile della scuola. Questo è il motivo per cui nel film è allontanata dalla massa, dal gruppo. Ho amato Blu dal primo momento, e se ho deciso di accettare di fare questo ruolo non è stato solo per me, è stato anche un po’ per tutte le ragazze che come lei, soffrono o hanno sofferto per episodi di bullismo. Il corpo di una donna (e anche di un uomo) è la cosa più preziosa che ci è stata donata, bisogna esserne gelosi sempre”.

C’è stato un bacio speciale nella tua vita?

“Sì”.

Si tratta del tuo primo film al cinema. Immagino sia stata una gioia incontenibile per te…

“Non si può descrivere l’emozione è davvero complicato, ogni parola è limitativa. Immagina di sognare di arrivare sulla luna e un giorno all’improvviso ti svegli e sei lì. Non ci credi! Non puoi credere che tutto quello che fino a poco prima chiamavi sogno e vedevi lontano è poi diventata la realtà in cui vivi. Ecco. Per me ‘Un Bacio’ è stato proprio così. Una gioia che straripava dal primo all’ultimo secondo, un’incredibile realtà di vita”.

Credi che sia stato già tutto scritto per ognuno di noi?

“Non esattamente, nel maggiore dei casi credo che il futuro sia conseguenza delle scelte che facciamo ogni giorno”.

CHI E’ VALENTINA ROMANI

Valentina Romani è nata a Roma il 16 giugno del 1996 sotto il segno dei Gemelli con ascendente Gemelli. Si definisce spigliata, energica e a volte bipolare. Ama scrivere, tifa per la Lazio e adora la pasta con il pesto. Le piacerebbe vivere a Boston e al momento non possiede animali domestici. Lo scorso anno è stato quello fortunato della sua vita finora, in cui è iniziato tutto. E’ single. Valentina si è fatta notare in tv nella serie di successo “Questo è il mio paese” in cui interpretava la figlia di Violante Placido. L’abbiamo appena vista nella fortunata serie “Tutto può succedere” in onda su Rai Uno. Le sue prime esperienze sempre sul piccolo schermo risalgono a lavori come “Grand Hotel”, “I Fuoriclasse 3”, “Che Dio ci aiuti”, “Squadra Mobile”, “Rex 8” e “A un passo dal cielo”. Adesso è arrivato il momento di debuttare al cinema con il film “Un Bacio”.

 



more No Comments maggio 11 2016 at 13:49


Gianluca Ansanelli

gianluca ansanelli

Ha diretto “Troppo Napoletano”, il film uscito di recente nelle sale cinematografiche italiane e prodotto da Alessandro Siani. Se il buongiorno si vede dal mattino, per lui si profila una brillante carriera da regista

di Alessandro Cerreoni

E’ uno di quelli che può dire di aver fatto la gavetta. Si è cimentato nel cabaret, in tv e in radio. Adesso è approdato al cinema. Nel 2012 c’è stata la sua prima esperienza da regista e ad aprile è uscito con il suo film “Troppo Napoletano”, una bella commedia prodotta da Alessandro Siani. Lui è Gianluca Ansanelli, un personaggio in gamba, brillante e simpatico.

Gianluca, due parole sulla tua persona e sul tuo carattere, in modo da presentarti ai nostri lettori.

“Faccio lo sceneggiatore e in sceneggiatura c’è una regola. I personaggi devono raccontarsi attraverso le azioni e non attraverso ciò che dicono. Quindi chi sono io, lo dovrebbero raccontare le che cose che faccio. D’altronde se vi dicessi che sono simpatico, intelligente, generoso, bravo… Ma chi mi crederebbe?”

Artisticamente nasci in teatro. Come è avvenuto questo approccio? Hai una formazione teatrale precedente?

“Sì, ai tempi dell’università ho frequentato un’accademia a Napoli e vari stage. Poi è arrivato il cabaret, la tv, la radio e infine il cinema. Ora vorrei fermarmi anche perché il prossimo passo sarebbe la danza classica e veramente non mi sembra il caso”.

Arrivi poi al cabaret e alla televisione e ti consacri. Che passaggio è stato? Era tutto pianificato?

“No, apparentemente è arrivato tutto in maniera casuale. Dico apparentemente perché in verità ritengo che il nostro crescere non sia altro che lo scoprire piano piano chi siamo e che cosa fa per noi. Non occorre fare piani precisi, basta sapersi ascoltare e mettersi in discussione costantemente. Seconda regola della sceneggiatura: scrivi bene il tuo personaggio e lui ti dirà dove va la storia. Il contrario non funziona mai, nei film come nella vita”.

E’ la fase in cui ti stabilizzi come un ottimo intrattenitore. Qual’era all’epoca la tua caratteristica principale di intrattenitore e di conduttore televisivo?

“Ho sempre fatto l’intrattenitore brillante. Ma il farsesco non l’ho mai amato. Nella mia idea, il cabaret è sempre stato un modo per riflettere sulle cose magari da una prospettiva nuova. Qualcuno all’epoca mi definiva ‘cabarettista intelligente’, come per segnalare che poi, in fondo, dietro l’ironia, c’era anche un minimo di pensiero”.

Parallelamente hai intrapreso anche la strada dell’autore (inizio anni 2000). Ce ne puoi parlare?

“Ho sempre scritto. Dapprima per me stesso, poi per gli altri. Sono molto curioso e perciò ho esplorato diversi settori. Mi è capitato di scrivere opere teatrali, testi di cabaret, ma anche game show per la tv sia in Rai che a Mediaset, fiction, programmi di intrattenimento. A volte anche campagne promozionali. In fondo tutto è narrazione e oggi più che mai siamo tutti autori, dagli utenti di facebook ai premi oscar. La narrazione è l’unica chiave che abbiamo per comprendere le cose”.

Sei soddisfatto di quanto fatto come autore e qual è stata l’esperienza che ricordi con maggior piacere, senza ovviamente tralasciare le altre?

“Il primo amore non si scorda mai. Tutti i miei ricordi più belli sono legati alle prime volte. Le prime serate di cabaret, quell’emozione, quella paura, quella totale incoscienza. E’ merce preziosa nella banca dei ricordi. Poi le primissime affermazioni. A metà degli anni novanta facevamo un programma molto popolare sulle tv private napoletane. Si chiamava Telegaribaldi. Eravamo giovani, tutti amici, sperimentavamo l’ebbrezza dei primi successi, guadagnavamo i primi soldi. Si tirava sempre tardi, si chiacchierava di notte sognando che cosa avremmo fatto in futuro. Con molti di quegli artisti siamo rimasti amici. Tra di loro c’erano  Alessandro Siani, I Ditelo Voi, Rosalia Porcaro e molti altri. Anni meravigliosi e magici”.

La televisione ti ha dato tanto. E’ quello che ti aspettavi?

“La tv è un contenitore. Dentro ci sono molte cose. Parlare genericamente di tv è come dire genericamente ‘la gente’. Bisogna distinguere. Ci sono persone eccellenti e persone detestabili. Ho fatto programmi eccellenti, come ‘le Iene’, e programmi detestabili, di cui non farò il nome per educazione”.

Come si può conciliare l’attività di autore e di attore? Possono essere utili l’una all’altra?

“Come ho già detto, siamo tutti autori. E un attore lo è più che mai. Autore del suo personaggio, della sua interpretazione, della sua caratterizzazione. Solo l’attore può indicarti la strada giusta. E tu autore devi tenerne conto, almeno quanto lui tiene conto dei tuoi testi e delle tue indicazioni sul personaggio. Perciò certo, le due attività possono essere di grande aiuto l’una per l’altra”.

Adesso arriva questa esperienza da regista con il film “Troppo Napoletano”, prodotto da Alessandro Siani. E’ la prima esperienza da regista cinematografico?

“No, la seconda. Il mio primo film è ‘All’ultima spiaggia’, uscito nelle sale nel 2012, prodotto da Lucisano per Medusa. Ma l’esperienza della regia cinematografica è molto complessa, perciò in fondo possiamo dire che questa è stata una prima esperienza, come probabilmente lo sarà la prossima. C’è così tanto da imparare. Il margine di errore è enorme. Basta sbagliare una virgola e l’emozione va a farsi benedire”.

Sei soddisfatto del lavoro svolto in “Troppo Napoletano”?

“Molto. Ho avuto un’ottima squadra di collaboratori e un cast eccellente. Qualcuno era alle prime armi, qualcuno un po’ più navigato, ma tutti hanno dato il massimo. Il film è tenero e divertente, proprio come lo avevo immaginato”.

Hai progetti in cantiere e progetti in fase di concretizzazione a breve?

“Uno spettacolo teatrale di cui curo la regia, che vede come protagonista Maria Bolignano, una bravissima comica napoletana. Ha debuttato a metà aprile al Teatro Cilea a Napoli. Un paio di nuove sceneggiature che andranno sul set a breve, tra cui il nuovo film di Maccio Capotonda, una personalità comica davvero sorprendente”.

Ti si può definire artista poliedrico, viste le tue esperienze a teatro, nel cabaret, nei clubs, in tv e al cinema? C’è un’esperienza che ti manca?

“Mai cantato un’opera lirica. E anche nel mondo della lap dance conto veramente pochissimo”.

Tanti giovani tentano la strada dello spettacolo per dare una svolta alla propria vita. Qual è l’approccio giusto per iniziare, secondo te, e qual è la strada migliore da intraprendere?

“Il realismo. Tutti dicono sempre di inseguire i propri sogni con testardaggine. Ora non dico di non farlo, però se insegui i tuoi sogni con testardaggine da dieci anni e non li hai ancora raggiunti, una domandina fattela”.



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Letizia Porru: Una giornata speciale

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E’ con la bellissima Letizia che continuiamo la nostra avventura: la numero trentotto. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares, fotografa ed artista, abbiamo ideato un fashion contest che si rivolge ai ragazzi della porta accanto. Organizziamo per loro un servizio fotografico speciale di moda

di Adriana Soares

Letizia parlami di te. Sei una ragazza bellissima e molto giovane, ti piaci come sei? Cambieresti qualcosa?

“Ti ringrazio per il bel complimento, che detto da te mi fa un certo effetto! Dal punto di vista caratteriale, crescendo mi sto rendendo conto di essere un po’ troppo testarda e di fare fatica a chiedere scusa. In effetti, sono abbastanza orgogliosa e questo a volte è frustrante perché, anche se vorrei, dopo un litigio o una polemica con un’amica, con il mio ragazzo, o con mia mamma, non riesco sempre a fare finta di niente. D’altra parte, mi reputo una persona tenace e decisa. Quando mi fisso un’obiettivo non mi arrendo finché non l’ho portato a termine o finché non ho raggiunto il mio traguardo. Le mie amiche dicono che sono una persona generosa e sempre disponibile e, in effetti, non mi tiro mai indietro quando devo aiutare qualcuno. Comunque devo ammettere che, crescendo, mi sto rendendo conto che le vere amicizie sono poche e dopo aver subito qualche delusione sono diventata più attenta e selettiva nello scegliere le persone con cui trascorrere il mio tempo e a cui dare il mio cuore. L’onestà e la sincerità sono due qualità fondamentali che fanno parte di me e che cerco nelle persone che mi sono vicine, altrimenti, per me un rapporto non potrebbe esistere”.

Che rapporto hai con la moda? La segui?

“Da quando ero bambina la moda mi ha sempre affascinata, ricordo che trascorrevo molto tempo a sfogliare le riviste di moda di mia madre. Ero abbagliata dalla bellezza delle modelle e sognavo ad occhi aperti che un giorno anch’io sarei stata immortalata in uno di quegli scenari. Nella vita di tutti i giorni devo ammettere di non essere assolutamente influenzata dalla moda e di preferire un abbigliamento sportivo e comodo adatto alle attività quotidiane in classe, piuttosto che in palestra o a scuola guida. Le cose cambiano, invece, quando si tratta di uscire con le mie amiche, per andare a una festa, in discoteca o a prendere un aperitivo. A seconda della circostanza, cerco sempre di organizzarmi un ‘outfit’ modaiolo ma non convenzionale facendo attenzione ai dettagli e calibrando il trucco del viso, che cerco di mantenere sempre il più naturale possibile”.

Parlami del rapporto che hai con la tua famiglia.

“Nonostante ci siano molti scontri con i miei genitori per motivi di differenza generazionale, oggi, diciottenne, mi rendo conto di essere stata fortunata ad essere seguita, indirizzata e consigliata a seguire la strada più giusta per me. Questo ha causato sicuramente molte ribellioni da parte mia e spesso i consigli si sono trasformati in qualcosa che io ho vissuto in vere e proprie negazioni, ma oggi mi rendo conto che, anche se le mie coetanee erano più libere di me, io non sarei stata pronta ad affrontare certe situazioni che mi avrebbero portato a fare delle cattive scelte. Solo oggi mi rendo conto che quando mamma mi diceva ‘non avere fretta, ogni cosa a suo tempo’, era vero. Mi capita di vedere delle ragazzine di 13-14 anni conciate come delle ventenni e libere di stare fuori casa anche di notte e che buttano la loro vita cercando di scimmiottare le ragazze più grandi. Per me la famiglia è un’isola di salvataggio che so che mi accoglierà sempre e che non mi tradirà mai”.

Il tuo futuro come lo immagini? Prova a chiudere gli occhi…

“Se chiudo gli occhi e penso al mio futuro mi si intrecciano le idee, perché ho talmente tanti pensieri e progetti che a volte mi faccio prendere dall’ansia e vado in tilt! Per quanto riguarda il prossimo futuro, il primo traguardo è quello di ottenere un buon punteggio alla tanto agognata maturità. Tutto l’anno mi sono preparata per superare i vari step necessari all’iscrizione presso le università inglesi a cui ho fatto la domanda di ammissione. Per fortuna, grazie al mio impegno, ho superato  brillantemente il test di lingua inglese per cui anche l’università più esigente, che è quella che si trova al centro di  Londra ed è quella che dispone della facoltà di Business e, in particolare, del corso di Advertising&Pubblic Relations, mi ha  accettato. A questo punto non mi resta che prendere un voto alto all’esame di Stato per poter coronare il mio sogno”.

Sei una ragazza dei nostri tempi. Cosa salveresti e cosa butteresti? In poche parole, secondo te, esiste una ricetta per vivere bene in equilibrio con se stessi e con gli altri? 

“Beh, personalmente reputo l’apparenza un dettaglio non fondamentale per determinare il tipo di persona che ho di fronte, ma devo dire che nella mia breve vita ho capito che non tutti la pensano come me. Più volte mi sono accorta che l’aspetto esteriore può condizionare sopratutto la prima impressione e quindi può essere determinante per stabilire rapporti interpersonali a  qualsiasi livello. D’altra parte è inevitabile che tutti i nodi vengono al pettine, quindi alla fine quello che conta è quello che una persona ha dentro e che prima o poi esce fuori a prescindere dall’aspetto esteriore”.

In due parole, cosa butteresti definitivamente? 

“Nella mia modernità alcuni principi che vorrei conservare sono quelli del rispetto per il prossimo e per l’ambiente che ci circonda e sopratutto l’importanza della famiglia, dell’amicizia e dell’amore, senza cui la mia vita non varrebbe la pena di essere vissuta. Invece, se avessi una bacchetta magica vorrei buttar via la fame di potere, le droghe e le convenzioni bigotte che offuscano le menti di molti uomini e portano infelicità, guerra e sofferenza”.

Abbiamo passato una giornata assieme… ne vuoi parlare? La consiglieresti?

“Sono stata molto felice di  trascorrere una giornata con una donna e un’artista bellissima come Adriana. Mi hai fatto sentire subito a mio agio, scrollandomi di dosso ‘l’ansia da scatto’. Mi sono divertita a vedermi trasformare foto dopo foto e sono grata alle tue collaboratrici, che ho trovato molto professionali e allo stesso tempo allegre e affettuose. Ripeterei questa esperienza altre mille volte e la consiglierei, non solo a tutte quelle ragazze che vogliono intraprendere un percorso nel mondo della moda, ma anche a quelle che hanno voglia di raggiungere una maggior consapevolezza di se stesse per mettere in risalto le proprie caratteristiche. Perché è la diversità che ci rende uniche!”.



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Il giornalismo di Remo Croci

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Lavora a Mediaset dove conduce “Il Giallo della Settimana” e fa l’inviato per “Quarto Grado”. Ha seguito i casi di cronaca più eclatanti accaduti nel nostro Paese, con estrema professionalità e in alcuni casi anche con emozione

di Simone Mori

Giornalista Mediaset, padrone di casa ne “Il Giallo della Settimana” e inviato nella squadra di “Quarto Grado” Remo Croci ci da prova costante della sua bravura. Un uomo semplice e amante delle sue radici, della vita semplice, Remo voleva diventare calciatore, ma la vita è piena di sorprese. Conosciamolo meglio in questa intervista.

La cronaca nera occupa gran parte dell’informazione. Dall’alto della tua esperienza, è stato sempre così o qualcosa è cambiato negli ultimi anni?

“Condivido questa tua analisi, spesso siamo di fronte ad un’informazione di facciata che cura poco i dettagli e i contenuti”.

Hai seguito tanti casi di nera. Quali sono i ricordi che ritieni, ad oggi, indelebili?

“Sono tanti i casi di cronaca che ho seguito e tutti mi hanno lasciato dentro emozioni e sensazioni uniche. Seguendo soprattutto casi di omicidi sono sempre di fronte al dolore dei familiari delle vittime e in tutti i casi c’è sempre un gran rispettosa  per loro. Il caso che finora mi ha più colpito è stato quello dei fratellini Ciccio e Tore Pappalardi trovati morti nel fondo di una vecchia cisterna del grano a Gravina di Puglia. Di fronte a ciò che restava dei loro corpi uno vicino all’altro ho provato tanta rabbia e non ho trattenuto le lacrime”.

Quali sogni hai ancora da realizzare professionalmente parlando?

“I sogni sono belli quando sei un bambino. E io prima di diventare un giornalista piaceva la professione del calciatore. Poi però con l’età i sogni si trasformano e diventano obiettivi, quello professionale in parte l’ho realizzato ora magari potrebbero arrivare nuove prospettive e se così fosse sarei pronto a viverle con grande soddisfazione e tanta professionalità che resta un elemento fondamentale”.

Vorrei parlare un attimo del tuo legame con San Benedetto del Tronto, tua città natale. Esistono ancora le radici forti in un mondo globalizzato?

“Penso che la globalizzazione offre aspetti positivi ma anche negativi. Bisogna sempre saper cogliere in modo equilibrato quelli che sono gli inevitabili mutamenti della nostra società.bisogna essere sempre in grado di non farsi trovare impreparati perché credo che le competenze siano importanti. Il legame con la mia città d’origine è stato uno dei punti fermi della mia vita. Non ho voluto interrompere il cordone ombelicale con la mia terra. Li ci sono gli affetti di famiglia, gli amici di sempre e i luoghi della mia infanzia che hanno segnato il mio percorso. E c’è la Samb la squadra di calcio del mio paese. Grazie alla Samb ho iniziato la mia professione e in un certo senso le sono riconoscente a vita. In parte con la mia partecipazione in alcuni anni alla vita della società ho restituito il debito ma non del tutto”.

Com’è Remo durante le giornate senza lavoro? Cosa ti rapisce, oltre gli affetti?

“Remo è una persona come tante impegnato nelle cose normali. Mi piace fare la spesa al mercato del mio paese, curare la mia casa fare i lavori di piccole riparazioni. Frequentare gli amici con i quali sono cresciuto. Poi ci sono gli hobby e le passioni. Amo collezionare i giocattoli della mia infanzia, quelli di latta. Le automobiline a pedali e quelle filoguidate. Amo i mercatini di antiquariato e modernariato. Mi piace andare in bicicletta al porto e al lungomare. In estate amo far tardi la notte nei locali dei miei amici da Andrea, al Minigolf da Tato a Il Gambero e al Club 23”.

Le credenziali per iniziare la carriera giornalistica. Basta la passione?

“La passione resta un elemento chiave in questa professione ma non basta. Servono anche altre qualità. Personalmente ho sempre avuto un atteggiamento di rispetto verso questa professione. Non mi sono mai posto con troppa arroganza e presunzione. Ho preferito avere un profilo basso ma sempre determinato a raggiungere un obiettivo un traguardo. Magari ho impiegato più tempo ma ho raccolto il frutto incontaminato della ‘semina’ e questo mi rende sempre orgoglioso”.

La vita del giornalista è un po’ gitana. Oggi sei a Milano, domani a Palermo.. Come gestisci tutto questo?

“Per uno come me nato e cresciuto per strada nel senso che ho avuto un’infanzia bellissima perché ho vissuto fuori di casa il viaggiare mi rende felice. Mi considero un po’ zingaro per via dei continui viaggi e trasferimenti. Questo aspetto però mi ha permesso di conoscere città bellissime luoghi che senza la mia professione non avrei mai visitato. Ho avuto occasione di fare amicizie con persone straordinarie, ho contatti con molte di loro anche dopo tanti anni. È bello sentirsi cittadini di tante città anche se quella in cui sono nato resta al primo posto di una classifica immaginaria. Ho avuto questa opportunità e sono molto felice perché mi ha permesso di confrontarmi con tantissimi realtà che hanno segnato la mia vita”.

Cosa ti sentiresti di augurare agli italiani?

“Non sono così presuntuoso di consigliare qualcosa agli italiani. Siamo un popolo incredibile con una storia ️unica che spesso dimentica e si lascia  travolgere dalle mode di paesi che non hanno nulla da insegnarci. Il mio augurio è invece quello di ritrovare in tempo la nostra dignità di essere italiani ed essere orgogliosi di noi stessi. Smettiamola di prendere ad esempio sempre gli altri. Vorrei un giorno assistere al nostro riscatto di uomini con la schiena dritta”.



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Cinzia Tani: La regina del giallo

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Giornalista, scrittrice, autrice radiofonica e televisiva, insegnante di scrittura creativa, Cinzia Tani è una donna dalle mille risorse. Di recente ha pubblicato “Donne Pericolose”, la sua ultima fatica letteraria edita da Rizzoli

di Marisa Iacopino

Parlare con Cinzia Tani è piacevole e lusinghiero. Sia tu un amico, collega o semplice conoscente, la sua naturale disponibilità e propensione al dialogo davvero ti conquista e incoraggia. Parlare di Cinzia Tani è invece cosa più complicata. Tanto è versatile, tanti sono i suoi interessi umani, culturali e professionali, che si corre il rischio di lasciare indietro qualcosa, non offrendo di lei un ritratto a tutto tondo. Se ci soffermiamo a parlare della scrittrice togliamo alla giornalista, se ci riferiamo all’autrice e conduttrice di programmi radiofonici e televisivi, facciamo un torto all’insegnante di scrittura creativa. Perché Cinzia è tutto questo e altro ancora. Indiscussa regina del giallo e del noir già in anni cui in Italia non c’erano donne in grado di scrivere e parlare di delitto e investigazione. Da qualche anno, assieme a Guido Barlozzetti, è il volto amico che ci accompagna al risveglio in Il caffé di Rai Uno. L’abbiamo incontrata in occasione dell’uscita della sua ultima fatica: “Donne Pericolose”, edito da Rizzoli, in cui vengono tracciati i profili di quindici donne-spie che hanno attraversato il novecento, lasciando segni indelebili nella storia. Con straordinaria precisione e sintesi narrativa, la Tani ci offre la sua prospettiva: un occhio femminile attento alla specificità di donne che per caso, necessità o scelta, si sono concesse senza riserve al proprio tempo, diventandone protagoniste.

E’ stato utile, o indispensabile, essere donna per scrivere di queste donne?

“Penso che sia stato utile ma non indispensabile. Ci sono molti autori con sensibilità femminili che avrebbero potuto entrare nella mente e nel cuore di queste donne speciali. Una donna può comprendere meglio cosa abbia voluto dire per alcune di loro rinunciare alla famiglia, ai figli, ai mariti, ai compagni per combattere per il loro paese, per rischiare la vita. Una donna può comprendere i disagi sofferti da una donna durante le dure prigionie, disagi tutti femminili a volte. Una donna può anche capire in che modo un’altra donna possa usare le sue arti seduttive per ottenere informazioni importanti”.

Visto il tema trattato, lo spionaggio, qualcuno le ha definite donne coraggiose. Sarebbe ancora meglio considerarle donne in pericolo. Tutte le sue protagoniste sono comunque caratterizzate da una dose eccezionale di eroismo che le rende uniche. Immagino che Lei abbia compiuto lunghe incursioni nelle pagine del loro vissuto, sulle singole biografie. Ha riscontrato qualcosa in comune tra loro, un’infanzia difficile, un dramma occorso in tenera età, padri o mariti violenti, o altro ancora? 

“Alcune hanno avuto un’infanzia difficile, altre provenivano da famiglie benestanti o addirittura ricche. Quello che contraddistingue gran parte di loro è il carattere che si manifesta fin da piccole. Coraggiose, sportive, ribelli alle regole scolastiche, seducenti, ambiziose. Piccole donne destinate già da allora a compiere qualcosa di speciale”.

Qual è la donna-spia che ha amato di più, e perché? 

“Ho molto amato Krystyna Skarbeck. Una donna coraggiosissima che durante la seconda guerra mondiale ha compiuto imprese incredibili, salvando centinaia di persone in Francia. Ha avuto molti amanti ma c’era un uomo nella sua vita che non l’abbandonava mai e le chiedeva continuamente di sposarla. Alla fine della guerra Krystyna torna a Londra, nessuno la considera, non trova lavoro. Fa la cameriera in una nave da carico e quando compra il biglietto aereo per partire il giorno dopo e raggiungere l’uomo che l’ha finalmente convinta a sposarlo, viene uccisa da uno stalker che la accoltella nella hall di un piccolo albergo di Londra. Ho amato anche una vera eroina: Josephine Baker. Nata poverissima riesce a diventare una grande star ma non trascura i suoi ideali: combatte contro il razzismo negli Usa, adotta dodici bambini abbandonati, lavora per il controspionaggio francese”.

Quale invece, secondo lei, la più pericolosa, o coraggiosa?

“La più pericolosa è stata Violette Morris, una grande campionessa sportiva francese. Era bisessuale e quando decide di farsi tagliare i seni perché la ingombravano nelle competizioni, viene cacciata dalla federazione sportiva francese. Per vendetta entra nella Gestapo e diventa un agente segreto contro i francesi, facendo arrestare moltissimi partigiani”.

A proposito di una delle Sue eroine, affascinante la storia di Hedy Lamarr. Assieme a un amico compositore sviluppò un sistema per la trasmissione di informazioni militari codificate su frequenze radio.  E’ ancora lei, la prima star di Hollywood a posare nuda.  Pensa ci siano, oggi, donne di tale calibro?

“Donne così, secondo me, rivelano il loro coraggio solo in situazioni estreme che per fortuna adesso non stiamo vivendo. Hedy Lamarr era uno scienziato oltre che una bellissima donna, ha inventato un sistema fenomenale ma non è stata presa sul serio. Solo in seguito il suo sistema è stato utilizzato per la crisi cubana e la guerra del Vietnam e solo da vecchia ha ricevuto i riconoscimenti che meritava”.

Tra quelle raccontate, c’è una donna che avrebbe voluto creare, portandola nell’artificio letterario con tutta la Sua storia, se non fosse esistita?

“La realtà supera sempre la fantasia. Credo che se avessi dovuto inventare una spia non avrebbe mai avuto una vita stupefacente come quelle realmente esistite”.

Può parlarci del suo prossimo progetto letterario?

“Uscirà a febbraio prossimo il mio romanzo, ‘Il capolavoro’ (Mondadori), in cui racconto il rapporto morboso fra un neurologo nazista e la ragazza italiana che lui adotta in Patagonia quando fugge in Argentina per salvarsi dai processi. Mi interessava raccontare la fuga dei criminali nazisti dall’Argentina, i rapporti fra nazismo e dittatura Argentina, la tragedia dei desaparecidos e soprattutto l’ambiguità di un uomo che ha praticato l’eugenetica e quindi è un criminale ma nello stesso tempo ama con tutto se stesso la figlia, facendo di lei il suo capolavoro”.

Ci congediamo da Cinzia Tani, dalla vivacità comunicativa che le è propria, fermi nella convinzione che anche questa volta la sua narrazione abbia fatto centro. ‘Donne pericolose’, ritratti d’un universo femminile mai indagato prima. Alla Tani, il merito di aver assegnato a ognuna di queste eroine, sconosciute o dimenticate, il giusto posto nella storia.



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Antonio Dimartino

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E’ un dj e producer molto apprezzato. Ha suonato nei più importanti club milanesi e internazionali. Ha iniziato per gioco a 16 anni. Ha una carriera televisiva alle spalle e nel 2010 ha vinto il concorso “Il più bello d’Italia”

di Marisa Iacopino

Antonio Dimartino, dj e producer di origini pugliesi, sulla scena musicale da diversi anni. Parte dalle consolle dei più importanti club milanesi come Hollywood, Magazzini Generali, The Club, Old Fashion, Nepentha, per approdare in molti locali di tutta Italia ed Europa quali: le Rotonde del Valentino, il Millionaire Club (Piemonte); Decò, Villa Pigalle (Veneto), Le Ciel, Crystal, Blu Martini (Svizzera) proponendo le sue produzioni progressive and deep house con varie contaminazioni musicali.. Dall’ottobre 2014 conduce il programma radiofonico “Music on the Road” su Radio Project ed è il dj ufficiale del Magazine MAXIM. Oltre ad essere dj e producer, Antonio è noto al grande pubblico per la sua carriera televisiva su Mediaset e Rai. E’ nato a Taranto 26 anni fa.

Antonio, come si diventa dj?

“Con tanta passione e voglia di imparare, anche se non è detto che tutti abbiano le caratteristiche nel diventare dj. Molti pensano che sia un gioco essere dj ma invece è una scelta di vita e per me lo è da circa dieci anni”.

Ricordi come hai iniziato? 

“Ho iniziato per gioco a 16 anni con un amico dj professionista. E all’epoca avevo già fatto due anni di accademia per imparare solfeggio e suonare batteria acustica. Da li iniziò il tutto”.

Qual è stata la prima attrezzatura che hai avuto?

“Era una console con giradischi numark, erano bei tempi in cui si utilizzava ancora il vinile”.

Hai suonato nei club più importanti di Milano e del nord Italia. Sei soddisfatto di ciò?

“Sono molto soddisfatto del percorso che sto facendo e della mia crescita professionale attuale, vedo che il mio continuare a prepararmi studiando e i miei sacrifici mi danno le soddisfazioni da me aspettate. Anche se voglio crescere professionalmente sempre di più”.

Qual è il tuo genere? 

“Deep And future house”.

Progetti musicali in cantiere?

“E’ appena uscito il mio nuovo progetto ‘De Martijn’ con un brano intitolato ‘Through the waves’ (link per vedere il video www.youtube.com/watch?v=gE4xfX64EKQ). Ora sono in studio per preparare un nuovo disco per questa estate in uscita a Maggio 2016”.

Nel 2010 sei stato il vincitore del concorso “Il più bello d’Italia”. Te l’aspettavi? Ti sentivi davvero il più bello d’Italia? 

“È stata una sorpresa anche per me ed ho un bellissimo ricordo di quel giorno”.

Molti pensano che la bellezza di un uomo non è importante nelle scelte di una donna. E’ così? A te, dal punto di vista sentimentale pensi che ti abbia “agevolato”? 

“La bellezza è il momento ma sono la testa delle persone che mandano avanti il mondo. Sono più per l’attrazione mentale”.

Sei il protagonista del progetto “Violence not love” insieme a Laura Gorini. Di cosa si tratta?

“Un bellissimo progetto contro la violenza  psicologica sulle donne. Sono felice di fare parte di questo progetto”.

Hai qualche consiglio da dare ai giovani aspiranti dj?

“Più che ai giovani dj ai giovani in generale. Di credere in ogni cosa che vogliono fare nella proprio vita come lavoro-passione. Di prepararsi al meglio, perché la qualità ripaga sempre! E sopratutto se qualcuno vi chiude le porte in faccia, fregatevene perché se siete preparati e fate le cose con passione, il mondo è grande e c’è sicuro qualcuno che apprezzerà il vostro talento”.



more No Comments maggio 11 2016 at 13:34


La bella favola dei Giroinsi

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Alla scoperta di un gruppo molto amato dal pubblico, che potrebbe già considerarsi campione del mondo. La band musicale romana rilascia in questo periodo il nuovo EP “Il futuro è già qui”

di Silvia Giansanti

Un giro in Ciao o con il Sì, giusto per tornare in quei mitici ani ‘80? Direi Giroinsi! Parliamo di un sorprendente e sognante gruppo musicale che si è formato nel 2011, già on the road quindi da parecchio tempo, con un progetto ambizioso che ha sempre voluto unire gusti ed età differenti, sfruttando la gavetta ventennale di cover, ma soprattutto che vuole sfidare tutti i pronostici. Il nome, peraltro ispirato ad una canzone di Daniele Silvestri che con ironia si muove tra giro armonico e il famoso motorino anni ’80, dichiara la semplice ma efficace positività dell’avverbio Sì. Molte sono le influenze musicali; si va dai Beatles a Elvis Presley, passando per i Duran Duran, i Pooh e la PFM. Risultato, un bel mix di influenze Brith Pop, Rock USA, venature Prog e sfumature vintage,restando fedeli alla tradizione italiana sia nei testi che nelle melodie. Sono stati vincitori del Wave Music Awards per tre anni consecutivi, dimostrazione lampante di quanto sia potente questo gruppo composto da Sergio De Bella (voce e acustica), Valeriano Dominici (chitarre), i fondatori Ilario Mattei (basso e voce) e Giovanni Federici (batteria). Da sottolineare che sono stati chiamati ad aprire concerti di Marco Masini, Alexia, Paolo Vallesi, Massimo Di Cataldo, Anonimo Italiano, Moreno e New Trolls. Nel 2015 è uscito in tutti i digital store e negozi il primo lavoro in studio. Per il momento i Giroinsi restano un sogno senza scadenza, un treno senza destinazione e senza orario d’arrivo. Solo un posto, lato finestrino per godersi meglio il viaggio.

Dal nome presumo che siete molto affezionati agli anni ’80 o sbaglio?

“Siamo riconoscenti agli anni in cui ci siamo formati, quando credevamo di essere piloti del mondo, invece che semplici passeggeri. Sapere da dove arriviamo è la bussola per capire dove vogliamo andare”.

Gruppi e artisti preferiti di quel periodo d’oro per la musica.

“Dal progressive dei ‘70 alla New Wave Inglese degli ‘80, passando per il Rock Americano, restando fedeli alla grande scuola dei cantautori italiani”.

Quali sono i vostri obiettivi e cosa vi sprona ad andare avanti? 

“Il calabrone ha il corpo troppo grosso e ali troppo piccole per volare. Eppure vola lo stesso. Siamo per le sfide impossibili, per il mai dire mai. Vogliamo arrivare ovunque ci sia ancora qualcuno disposto ad ascoltarci”.

Da cosa è arricchito il vostro viaggio?

“Nella valigia abbiamo tutto quello che ci serve: passione, amicizia, l’amore di chi ci ama e fiducia nel futuro. Poi sane risate, un piatto tipico e buon vino della casa. L’elisir di lunga vita, insomma”.

Da chi siete apprezzati maggiormente?

“Siamo come Garibaldi, ‘la band dei 2 mondi’. C’è un pubblico italiano maturo, pigro ed esigente. Difficile ma competente. Poi esiste un sorprendente seguito dall’Argentina e Venezuela”.

Come siete arrivati fin lì?

“C’è una lunga storia alle spalle. In breve, sono il figlio di un vice console onorario italiano in Venezuela e unitamente a questo ho parenti ed amici a Buenos Aires. Il gioco è fatto”.

Da chi è partita l’idea di formare un gruppo?

“Valeriano e Sergio avevano un antico sogno impolverato quasi dimenticato. Era ora di aprire il cassetto. Ilario e Giovanni sono arrivati proprio quando serviva la benzina per correre”.

Una vostra breve impressione sull’attuale mondo musicale.

“Oggi è tutto mordi e fuggi. C’è molto più spazio per tutti ma paradossalmente c’è meno tempo e interesse ad approfondire. Abbiamo amato il vinile, impariamo a voler bene all’mp3. Sappiamo stare al passo ma ci fidiamo ancora del ritmo del cuore. Un privilegio per pochi”.

Dove sognate di fare un’esibizione?

“In uno stadio sold out, in diretta via satellite a reti unificate sul pianeta Terra. Siamo moderatamente ottimisti”.

Prossimi impegni e progetti?

“È in uscita il nuovo EP ‘Il futuro è già qui’ disponibile in tutti i digital store e negozi. Poi seguirà il tour nelle piazze e promo nelle radio. Se mantiene le promesse e fa bene il suo lavoro, sentirete parlare presto dei Giroinsi. Ad maiora”.



more No Comments maggio 11 2016 at 13:31


Antonio Paolino: chef in itinere

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Giovane, sorridente, campano e con tanta passione da vendere. Tutto questo e tanto altro è Antonio Paolino, chef poco più che trentenne con un bel numero di esperienze alle spalle

di Alessia Bimonte

Presente in trasmissioni televisive come “Attenti al cuoco” (Sky), “I piatti vostri” (Arturo), “Detto fatto” (Rai Due), “Casa Alice”  (Alice Tv), “Sereno Variabile”.  Diplomato all’istituto alberghiero e successivamente laureato in tecnologie alimentari all’università Federico II di Napoli, oggi è docente alla Campus Etoile Academy di Tuscania.

Antonio come hai iniziato e da dove arriva la passione per la cucina?

“La passione è arrivata molto presto, all’età di 5 anni. È stato un periodo buio della mia vita,  è venuto a mancare mio padre, figura importante per me. Da allora sono sempre stato spronato da mia madre a cucinarmi quando tornavo da scuola. Coltivata in un primo momento come esigenza, è poi diventato il mio lavoro. Quindi devo dire che nonostante il momento brutto, oggi mi sento fortunato di aver continuato in questa direzione, che ancora oggi porto avanti”.

Esperienze pratiche in hotel, ma anche esperienze televisive. Che differenze ci sono? Lavori meglio in tv o in un ristorante?

“La cucina vera è tutto un altro mondo., è sacrificio, è impegno, sudore. L’esperienza in tv è nata per divertimento. Ci sono tempistiche molto diverse. Non nego che il mondo della televisione rimane un mio sogno, mi piacerebbe comunicare la vera cucina, la passione, i miei piatti in un format televisivo”.

Oggi sei un docente. Come ci si sente a passare da alunno a maestro?

“Sì, sono docente al Campus Etoile Academy da quasi tre anni. Il corso ha la durata di tre mesi,  ai ragazzi giovani e meno giovani vengono sottoposti temi di cucina e pasticceria. È una grande responsabilità. Bisogna essere anche un po’ psicologi a volte, soccorrere l’allievo se si trova in difficoltà. I mesi di lezione sono molto intensi, il mio compito è quello di gettare un’ancora di salvezza soprattutto nei momenti più duri. Per me, è una grande esperienza che sto portando avanti con entusiasmo e tanta passione, ovviamente”.

Sei campano. Quanto c’è della tua terra e dei suoi sapori nella tua cucina?

“La Campania è insita nel mio dna. Ho sempre la voglia di trasmettere una parte della mia terra, ma soprattutto è viva la voglia di tornare nella bellissima Costiera Amalfitana.  Tradizione si, ma anche approccio a nuove metodiche gastronomiche. Il messaggio con il quale imposto le mie lezioni è quello di trovare nelle proprie origini la semplicità e da lì costruire il proprio percorso”.

Piatto forte?

“Di piatti ce ne sono diversi. Nasco cuoco, ma amo la pasticceria e confesso che adoro fare dolci.  Un piatto che realizzo spesso è la crespella sospesa su un bicchiere con un pennello da pittore con erba cipollina. Si può mangiare sia in piedi che servita su un piatto, cospargendola di salsa. Il cliente decide come preferisce assaporarlo”.

Per preparare le tue pietanze utilizzi gli stessi prodotti?

“La base è sempre con gli stessi prodotti, allo stesso tempo mi piace scoprirne di nuovi.  Quelli orientali o di matrice straniera mi affascinano, possono sposarsi con gli alimenti italiani e giocare su spezie, aromi e colori. In questo modo c’è una scelta più ampia e particolare per il cliente”.

Vanno tanto di moda i talent show, mi riferisco a Masterchef  in questo caso. Pensi possano essere utili per la formazione dei futuri cuochi o è sempre meglio frequentare una vera Accademia?

“È fondamentale acquisire le basi con persone competenti. Per essere un professionista bisogna apprendere bene quello che il lavoro dello chef. Il format del talent è interessante, ma va preso con le pinze. Posso dire che sono in parte favorevole, anche perché è grazie alla televisione che la cucina è stata rivalutata e oggi è una delle arti più apprezzate”.

Come ti vedi tra qualche anno? Progetti particolari?

“Non smetto mai di pensare a cosa potrei fare. Mi piacerebbe girare l’Italia  per creare dei cooking show e delle collaborazioni. Una piattaforma con la quale  intrecciare i prodotti di qualità di ogni regione, una sorta di scambio culturale”.



more No Comments maggio 11 2016 at 13:28


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