GP Magazine maggio 2016



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Gabriella Labate Riefoli

Gabriella Labate Riefoli 6 foto barbara ledda

E’ uscito in libreria “La gonna bruciata”, il primo coinvolgente romanzo di Gabriella Labate Riefoli, splendida showgirl, attrice e autrice, nonché moglie di Raf. Tanti gli appuntamenti in programma per la presentazione del libro

di Silvia Giansanti

Dobbiamo dire grazie ad una bellissima e assortita coppia che da molti anni ci regala momenti di spettacolo, di poesia e di canzoni.  C’è da precisare che mai Gabriella Labate avrebbe sognato di sposare Raf e con lui di costruire con amore una vera famiglia. Addirittura ricorda che quando lo incrociava nei corridoi degli studi televisivi, lui le ispirava solo antipatia. E invece di recente hanno festeggiato i venti anni di matrimonio. Il bello della vita è anche questo. La nostra attenzione va a Gabriella che, dopo svariate esperienze nel campo televisivo e teatrale, ha appena pubblicato il suo primo romanzo, “La gonna bruciata”. Passione e desiderio di rivalsa animano la trama del libro con una protagonista messa a dura prova dalla propria esistenza. Questo non le impedirà di raggiungere la serenità e di cercare l’amore, un ideale più forte delle sofferenze e delle ingiustizie subite. In copertina spicca il dipinto di sua figlia Bianca Riefoli.

Gabriella, noto che ultimamente ti presenti aggiungendo il cognome di tuo marito. Perché questa scelta?

“Mi piaceva molto quando ero bambina sentire che mia madre aggiungeva il cognome di mio padre al suo. E’ una di quelle tradizioni che è andata persa”.

Cosa hai fatto in questi ultimi anni prima di questo romanzo?

“Sono stata ferma per problemi personali di salute, sono andata avanti e indietro tra Roma e Miami e ho ricominciato a fare teatro sempre con Pier Francesco Pingitore. Adesso eccomi con questo libro che ha avuto un riscontro immediato che non mi aspettavo”.

Teatro o televisione?

“Teatro, non ci sono dubbi”.

Sei al primo romanzo, da dove nasce l’esigenza di scriverlo?

“Per prima cosa c’è stata la passione per la scrittura a muovere il tutto e poi ci tengo a sottolineare che, in realtà, questo è il secondo romanzo che ho scritto. Il primo è ancora nel cassetto ed è di tutt’altra storia e ambientazione e, mentre lo stavo finendo, mi è venuta voglia di scrivere quest’altro. Si tratta di un diario di una bambina e la spinta mi è venuta ascoltando una notizia a Miami riguardante un episodio di violenza su minori che mi ha colpito molto. Ho subito sentito miei i personaggi del libro”.

Quale parte ti ha appassionato di più scrivere?

“La scoperta di Sara dell’intimo segreto di Miki. Mi ha appassionato scrivere l’amore che c’è, al di là di ogni preconcetto e di ogni dolore”.

Cosa c’è in comune tra te e la protagonista Sara?

“Ci sono puri sentimenti anche se non condivisi come storia, perché la mia adolescenza è stata felice in una famiglia serena. Impera l’amore e c’è anche il sentimento della perdita di qualcuno che si ama e che non avevi messo in conto”.

Che tipo di messaggio hai intenzione di far arrivare ai lettori?

“Rileggendolo, a me ha dato forti dolori, ma scavando si può trovare un insegnamento che aiuta a guardare le cose da un’angolazione diversa e carpire qualcosa di positivo anche in ciò che ha provocato sofferenza. Inoltre, c’è un messaggio di amore come sentimento totale senza limiti che ognuno deve vivere nella maniera più appropriata”.

Quanto tempo hai impiegato per scriverlo?

“L’ho scritto senza l’intento di pubblicarlo e quindi quando ne avevo voglia e desiderio di evasione. Quando sono arrivata al quarto capitolo ho deciso di farlo leggere a Pier Francesco Pingitore, famoso regista con il quale ho lavorato tanti anni, il quale mi ha spronata a continuare e a pubblicarlo. Lui è stato il primo lettore ma anche una persona determinante nella mia carriera artistica in tutto e per tutto in questo caso”.

A proposito del padre violento che compare nel libro, come potrebbe essere una tua reazione nel caso ti trovassi davanti una figura maschile così bruta?

“Cerco di pensare e immedesimarmi in quel momento, provando a capire cosa possa provare una persona. E’ molto difficile quando si è dentro, ma io denuncerei e scapperei a gambe levate. La violenza di un uomo di qualsiasi forma, non si può giustificare in nessun modo”.

Che ne pensa del libro tuo marito?

“E’ fiero di me”.

Visto che la fase della tua gioventù è stata felice, qual è il ricordo indimenticabile di quel periodo?

“Le gite fuori porta con la mia numerosa famiglia. Ricordo ancora quando con la massima libertà si entrava tutti insieme a piedi nudi nel ruscello. E poi l’odore buono di cucina di mamma. I miei ricordi d’infanzia sono molto semplici e genuini”.

Che genere di libri ti piace possedere nella libreria personale?

“Passo da un genere all’altro senza problemi, come nella musica. Leggo dagli autori indiani sconosciuti alla Mazzantini. Amo spaziare e quando voglio ridere prendo in mano un libro di Corrado Guzzanti”.

A proposito di musica, qual è la canzone che ti fa più emozionare di Raf e perché?

“Ce ne sono diverse, ma due in assoluto, che sono ‘Little Girl’, scritta per Bianca, e ‘Iperbole’, scritta per Samuele. I nostri figli. Le ho viste nascere di notte. In qualche sua canzone esiste un riferimento che però sappiamo solo io e lui e questo è molto bello”.

CHI E’ GABRIELLA LABATE RIEFOLI

Gabriella Labate è nata a Roma il 14 ottobre sotto il segno della Bilancia con ascendente Toro. Caratterialmente è socievole e simpatica. Tifa da sempre per la Roma, adora la lasagna della mamma e la sua passione è la scrittura. In Italia le piace vivere in più posti, specie a Napoli, Catania e Milano. Il suo anno fortunato rimane il 1989, quando ha incontrato Raf e naturalmente anche il ’96 e il 2000, quando sono nati i figli Bianca e Samuele. Al momento non possiede animali domestici, di recente è venuto a mancare il bulldog francese che nove anni fa Renato Zero aveva regalato ai suoi figli. Gabriella ha debuttato nel 1987 nel mondo dello spettacolo con la compagnia del Bagaglino, sotto la direzione di Pier Francesco Pingitore, con il quale ha intrapreso un lungo percorso lavorativo in molte commedie teatrali e show televisivi di successo. Dalla striscia quotidiana su Canale 5 “Il tg delle vacanze” alla prima edizione di “Scherzi a parte”, per poi passare a Sky in veste di giurato nel talent show “Celebrity”, per approdare anche sul grande schermo. Si ricordano “S.P.Q.R. 2000 e mezzo anni fa”, “Il ritorno del Monnezza” e “Vita da paparazzo”. Ha aperto una scuola di danza ed è anche direttore artistico di eventi teatrali, tour musicali e programmi televisivi. Collabora con Raf in qualità di coautrice e direttore artistico.



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Francesca Ceci, l’attrice del popolo

Francesca Ceci (12)

È una bellissima e preparata attrice. Ha avuto maestri importanti come: Gigi Proietti, Enrico Brignano e Lillo e Greg. Ha lavorato in tv e al cinema ma la sua passione autentica è il teatro, Di recente ha interpretato Anna Magnani

di Marisa Iacopino

In un connubio perfetto tra arte e bellezza, incontriamo Francesca Ceci, ex soubrette, attrice di fiction, cinema e teatro. Con l’affabilità e la simpatia che la caratterizzano, l’artista romana si è raccontata in un’intervista che mette in evidenza, oltre all’indiscusso fascino, tutta la sua professionalità, costruita con anni di dura gavetta. Dopo il Duse International, Centro Internazionale di Cinema e Teatro di Francesca De Sapio, ha lavorato con maestri del panorama teatrale italiano, da Gigi Proietti a Enrico Brignano, Lillo e Greg. Ci tiene inoltre a ricordare più di un anno di tournée,  in Italia e in Svizzera, accanto al Giudice Ajala in uno spettacolo di teatro civile su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

C’è sempre un motivo per il quale si intraprende una carriera artistica, genitori che incoraggiano o da cui si scappa, qualcosa accaduto nell’infanzia, altro ancora. Quale è stato il fattore scatenante per te?

“Ho avuto il privilegio di avere un nonno straordinario, nonno Attilio. Amava cantare, suonava il mandolino, mi portava a scuola di musica, componeva poesie per me. Mi ha sicuramente dato la spinta. Sì, credo che il merito sia tutto suo”.

Hai lavorato copiosamente in televisione, al teatro e al cinema. Qual è l’ambito in cui pensi di poterti esprimere al meglio, e perché?

“In assoluto il teatro, dove porti in scena anche il tuo stato d’animo. Ogni giorno è un debutto. Se è vero che ripeti sempre le stesse battute, in realtà non è mai la stessa cosa. E’ la mia vita, non potrei prescindere dal teatro”.

Quanto conta la passione in questo mestiere? 

“Credo che sia l’unica cosa che muove veramente chi ama fare questo mestiere.  Con la passione puoi arrivare anche là dove pensavi di non potercela fare”.

Quanto è difficile essere artisti in questo Paese?

“Molto. La nostra meravigliosa Italia non mette l’arte al primo posto, anche se potremmo vivere solo di quella. Non ci sono mai i soldi per portare in scena le cose che veramente ci piacciono, per veicolare messaggi che poi corrispondono a quelli che sono i nostri pensieri profondi. Ad esempio, lo spettacolo su Pier Paolo Pasolini ‘Come un cane sulla Tuscolana’, scritto e diretto da Claudio Boccaccini, abbiano potuto rappresentarlo per una sola settimana. La gente che veniva all’Ambra Garbatella, se ne andava via piangendo, era emozionata… Questa è la nostra missione! Spesso ci chiedono spettacoli divertenti, ma io credo che la gente voglia anche pensare, commuoversi, tirare fuori tutta la rabbia…”.

Obiettivamente sei considerata una donna bella.  Quanto quest’attributo è d’aiuto per farsi strada, e quanto invece può essere negativo?

“Lo è stato moltissimo. Quando sei una persona piacente, inutile negarlo, alcune porte si aprono in modo più veloce.  Sono arrivata seconda a Miss Universo. E’ stata un’esperienza che non rinnego, fa parte del mio bagaglio. Il cambiamento però sta proprio nel dimenticare l’aspetto e dare spazio alla sostanza che c’è dentro”.

Nello spettacolo su Pasolini, hai interpretato un personaggio che nel cinema è stato di Anna Magnani. Hai pensato alla scomodità di un possibile confronto che qualcuno del pubblico, o la critica, poteva fare?

“Solo all’inizio. Poi mi hanno detto cose bellissime che mi hanno emozionata, e mi fanno ben sperare per il futuro. Significa che stai seminando qualcosa di buono con lo studio, la fatica, le lacrime. Devo ringraziare Claudio Boccaccini che mi ha dato questa possibilità. Avevamo già fatto uno spettacolo insieme ‘Il padrone di casa’, una commedia dai toni e risvolti profondi. Quando poi m’ha chiamata per ‘Come un cane sulla Tuscolana’, mi ha detto: ‘tu devi fare cose dure, viscerali… Anna Magnani, per esempio’. Sono stata felicissima, perché è una corda che so di avere dentro, ma che spesso non mi fanno muovere, perché fisicamente sono in un certo modo, o sono abituati a vedermi nelle commedie. Ci vuole coraggio, il coraggio che ha avuto Claudio di credere in me. Spero di continuare su questo filone che è roba tosta, cruda, della gente comune. Raccontare lo spaccato di una società che non interessa quasi più a nessuno, perché ci si preoccupa della superficie, di quello che dobbiamo sembrare per gli altri. Ecco, per me entrare in questi personaggi è veramente un onore.

Ritieni quindi che sia cambiato qualcosa nel tuo essere attrice dopo l’incontro con un regista impegnato come Claudio Boccaccini?  

“L’entrata di Claudio Boccaccini nella mia vita professionale è stato come uno tsunami. All’inizio, non ti rendi conto di quello che sta succedendo. Vedi l’onda che indietreggia ma non sai ciò che accadrà dopo. Quello che è successo dopo, è stata una grande apertura verso il mestiere. C’è la voglia di non avere più nessun tipo di maschera. I personaggi fatti finora mi portavano a bypassare quell’emozione interiore potentissima. Ora, sono in grado di mettermi a nudo senza paura, senza temere il terremoto. Ecco, per questo devo dire grazie proprio a Claudio Boccaccini”.

Per finire, una frase con cui ti piacerebbe essere definita. 

“Bellissima domanda. Mi piacerebbe essere un’attrice del popolo. Sì, forse questo. Una in mezzo a tanti, ma che si distingue per quello che ha da dire e da dare”.

Insomma, la nuova Anna Magnani.

“Questo l’ha detto lei, io non avrei mai osato!”.



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Federico Riccardo Rossi

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Il giovane attore milanese, che si divide tra Milano, Roma e Los Angeles, è uno dei protagonisti della serie di Rai Uno “Non dirlo al mio capo” a fianco di Vanessa Incontrada. Ha interpretato Jacopo, ragazzo timido ma innamorato

di Camilla Rubin

Finalmente è uscita la tanto attesa serie “Non dirlo al mio capo”, seguitissima il giovedì di ogni settimana su Rai Uno, che batte anche fiction ormai rodate come “Il Segreto”, sfiorando i 6 milioni di telespettatori. Un successo di pubblico e di critica, tra i protagonisti c’è Federico Riccardo Rossi, nei panni di Jacopo Forti, un impacciato avvocato praticante dello studio Vinci, disperatamente innamorato di una collega.

Federico, sei tra i protagonisti della serie insieme a Vanessa Incontrada, Lino Guanciale, Giorgia Surina e Chiara Francini; critiche positive ed un successo di pubblico clamoroso, te lo aspettavi?

“Quando sono stato confermato per questa serie, superando tutti i provini, ero consapevole di aver fatto un grande salto di qualità. Non solo per la mia carriera ma per il tipo di progetto che si stava per intraprendere. Sia l’ambiente, che la produzione e le persone con cui lavoro, e ho lavorato, erano consce del fatto che questo prodotto fosse qualcosa di potenzialmente molto grande. L’impegno messo nel quotidiano da tutti i reparti per questo progetto era talmente forte, e a tratti sovraumano, che era chiaro che le aspettative fossero alte da parte di tutti. Sulla carta doveva e poteva essere una passeggiata: location tranquille, crew preparatissima, e relativamente pochi attori, ma è risultata molto più faticosa del previsto. Posso testimoniarvi che è stata davvero fatta con tanto cuore e tanta fatica da parte di tutti. Questo è il risultato”.

Se dovessi descrivere in breve il tuo personaggio, come lo descriveresti?

“Molti lo descriverebbero un po’ lo sfigatone, il nerd, il soggetto dello studio: un po’ tipo il Silvano di Camera Caffè. Per me è un semplice ragazzo impacciato, con le sue forti insicurezze, che si trova costretto ad essere uomo ed adulto, in un nuovo contesto – il suo nuovo mondo. Alla fine è un ragazzo di Milano che ha studiato giurisprudenza e si è spostato altrove per lavorare, tutto là”.

Cosa succederà al nostro amato Jacopo Forti? uscirà dalla “friendzone”?

“E che ne so io, questo vi toccherà vederlo di persona! Lo spero per lui, essere friendzonati dalla persona che ti piace è assai doloroso, no? Sicuramente non fa piacere! Ma spesso volere è potere, e alla peggio diciamo che ci ha ‘provato a modo suo’ combattendo le sue paure, e superando le sue insicurezze”.

Jacopo Forti è un personaggio impacciato e timido, che cerca di emergere e conquistare la ragazza che ama (Claudia, interpretata da Gloria Radulescu), quanto c’è di te in questo personaggio? Nella vita di tutti i giorni com’è Federico?

“Jacopo è in tutti noi… eccola te l’aspettavi una frase fatta, eh? Non te l’aspettavi? Va beh, scherzi a parte, Jacopo è, e rappresenta, la parte di me più timida ed insicura, resa a macchietta e colorata a sufficienza, per farla diventare il mio Jacopo. Ho pescato dei miei atteggiamenti, tratti del carattere, ed esperienze vissute, anche tramite altri, per riportare quello che per me è Jacopo. E’ stato sicuramente molto divertente interpretare questa ruolo e tirare fuori questa parte di me! Io, sono semplicemente, un’altra persona. Mi chiamo Federico, nato e cresciuto a Milano come Jacopo, ma con radici, passato ed un’essenza diversa. Mi considero un ragazzo semplice, determinato, e a tratti testardo”.

Nella serie sei innamorato di Claudia, una ragazza mora con splendidi occhi chiari, ma com’è il tuo ideale di donna?

“Ora come ora non esiste il mio ideale di donna, perché non penso che parta dall’ideale l’innamoramento vero e proprio. Edipo a parte. Piuttosto da esso parte la chimica sessuale, che è comunque fondamentale in una relazione. Sicuramente deve piacermi fisicamente, deve essere intelligente, ma soprattutto deve avere la capacità di essere la tua partner, non la Dea da venerare. Lavorando in questo ambiente vedo veramente tantissime donne di tutti i tipi: bellissime, more, stupide, bionde, piene di sé, rosse, occhi chiari, scuri e chi ne ha più ne metta…ma fidatevi, alla fine, la semplicità di una donna vera con la quale puoi vivere un rapporto paritario e di pura complicità, è disarmante”.

Che esperienza è stata girare questa serie? come ti sei trovato con il cast e il regista? Quali le difficoltà incontrate?

“Ricordo le giornate più frenetiche, le ore piccole, lo stress, la voglia matta di essere chiamati sul set perché “troppo stanchi” dall’attesa. E poi i caffè, le risate, la paura di sbagliare, c’è n’è di roba! È stata un’esperienza molto formativa, ricca di emozioni positive e negative, artificiose e spontanee. Lavorare con un cast di questo calibro è stato facile perché sono stato messo di fronte ad attori ed attrici bravissime, e con parecchia esperienza. Senza parlare della regia, deliziosa nel dirigere gli attori, e altrettanto severa nell’imporre le proprie decisioni registiche”.

Quali sono i prossimi progetti? Dove ti vedremo?

“Sinceramente non so neanche cosa farò domattina, (ride) Seguitemi e vedrete!”.

Sappiamo che vivi tra Milano, Roma e Los Angeles per lavoro. Negli Stati Uniti sei stato apprezzato molto per la tua preparazione e la tua personalità. Se potessi scegliere un progetto lavorativo oltreoceano e un partner di lavoro, cosa e chi sceglieresti?

“Hai ottime fonti! Questa è una domandona, e come tale non ti saprei rispondere. Sicuramente vorrei aver la fortuna di far parte di una di quelle sceneggiature ben scritte, tratte da una storia vera, e dirette da un regista di talento. Possibilmente in un lungometraggio. Di maestri ce ne sono parecchi li fuori, sia di regia che di recitazione. Il mio sogno è di trovare un gruppo affiatato e di talento con il quale lavorare su più progetti di successo”.



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Viviana Cordella: Una giornata speciale

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E’ con la bellissima Viviana che continuiamo la nostra avventura: la numero trentanove. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares, fotografa ed artista, abbiamo ideato un fashion contest che si rivolge ai ragazzi della porta accanto. Organizziamo per loro un servizio fotografico speciale di moda

di Adriana Soares

Viviana Cordella, pugliese, nata a Mesagne, vive a Brindisi.

Dopo aver partecipato come concorrente a “Ciao Darwin”, inquadrata spesso con molti primi piani, il suo viso, bello, sorridente e scanzonato, ha fatto esplodere il web con migliaia e migliaia di like e di richieste di provini televisivi e cinematografici. Viviana è un’ex ginnasta di  livello agonistico ma il ballo è la sua vera passione, tanto che ha ballato come animatrice e conduttrice nelle più grandi discoteche del sud oltre ad aver recitato in alcuni video di notissimi cantanti. Ed ora è pronta per il grande salto nel mondo dello spettacolo, quello con la “S” maiuscola. Ma vediamo di conoscere un po meglio questa giovane emergente.

Viviana tu hai molta grinta e voglia di arrivare, perché?

“Credo sia per una sorta di rivincita personale, ho fatto molti sacrifici, ho portato il busto, gli occhiali, l’apparecchio ai denti, ho ballato notti su notti nei locali fino allo sfinimento. Tutto questo l’ho fatto per costruirmi l’immagine di una ragazza forte, nuova, che crede di potercela fare. E poi fin da piccola ho avuto la passione per la tv,  per le foto; mi piace poter esprimere il mio talento di show girl o attrice davanti alla grande platea”.

Quindi sei una ragazza ottimista.

“Sì, ottimista e molto positiva. Arriverà  anche per me un’occasione e mi sto impegnando per avere la possibilità di poter esprimere il mio talento. Ci credo”.

Che tipo di ragazza sei?

“Una gran golosa, mi piace lo zucchero,  mi dà gioia. Abitualmente mi vesto con abiti sportivi ma che abbino sempre a qualcosa di elegante. Mi piacciono i gioielli, che sono il contorno del mio abbigliamento”.

Viviana, mare o montagna?

“Ovviamente sono nata al mare, mi piace quando viene l’estate e porta il suo ritmo e la sua allegria, però a volte, se devo riflettere, mi rifugio in montagna tra l’odore della legna bruciata e quella dei camini. Mi ricordano l’infanzia”.

Il colore che preferisci?

“Assolutamente il rosa. La vita io la vedo rosa”.

Segno zodiacale?

“Acquario e mi riconosco in tutte le sue caratteristiche”.

Cosa vuoi fare da grande?

(ride) “Tante cose ma innanzitutto diventare una popolare show girl, e poi avere un giorno anche una famiglia. Vorrei una bimba”.

Parlami della giornata passata assieme, durante il servizio fotografico.

“È stata una bellissima emozione essere fotografata da Adriana Soares, grande modella, fotografa, pittrice e soprattutto un donna che arriva al cuore e dotata di dolcezza, simpatia e gioia esplosiva innata. Si vede il suo lato materno meraviglioso, nel suo essere attenta in tutto con me a livello umano  durante gli scatti. Una dei pochi fotografi che è riuscita a far vedere un lato di me che nessuno è abituato a vedere e forse neanche io. Sono riuscita a vedermi elegante, sexy e sensuale pur vestita o scoperta nel modo giusto e soprattutto sentirmi e vedermi donna e bambina nello stesso  tempo”.

Un’ultima domanda, sei credente?

“Sì, sono molto credente. Non avrebbe senso la mia vita se non credessi”.



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Alex Kroke

alex kroke - fotografo

La sua carriera di fotografo è partita a 18 anni frequentando l’Istituto Europeo di Design a Cagliari. Nel 1990 si è trasferito a Berlino, per arrivare nel 2000 a New York dove ha aperto uno studio

di Luca Leurini

L’ho intervistato sul treno in partenza da New York e diretto al New Jersey. Alex raccontami come hai iniziato la tua carriera.

“A 18 anni mi sono iscritto all’Istituto di Design Europeo di Cagliari per una durata di tre anni e successivamente sono stato l’assistente del mio insegnante. Lui era una persona molto rigida, di origine svizzera, che mi ha insegnato il mestiere e la disciplina che occorre per riuscire”.

Dopo questa formazione, come è progredito il tuo lavoro?

“Mi sono trasferito nel 1990 a Berlino dove sono stato sei anni. Ho lavorato al Teatro dell’Opera, dove mi occupavo principalmente di cantanti lirici, ma anche di altro. Era un lavoro molto stressante perché ero impegnato sia di giorno che di notte, ma li è stata la mia vera formazione.  Infatti ho potuto sviluppare diverse tecniche di ritratti, still life e  paesaggi. Ho sempre lavorato a tutto campo senza essere catalogato mai in uno stile, ma in tanti diversi”.

Come sei arrivato a New York e perché sei rimasto così a lungo?

“Sono arrivato a New York nel 2000 e mi sono innamorato di questa città da subito. Ero venuto solo per una vacanza e poi ho aperto il mio primo studio sulla 29 Street dove ho iniziato a fare still life e altre cose, ma preferivo il contatto con le persone quindi mi sono orientato a fare beauty, ritratti, paesaggi, pubblicità, ecc.”.

Nel 2001 quando caddero le Torri Gemelle ti trovavi a New York? Cosa ricordi di quei giorni successivi alla tragedia e soprattutto hai una foto che rappresenta quel drammatico evento?

“No, non ho una foto in particolare. In quella settimana fortunatamente ero fuori New York per lavoro, ma nei giorni successivi quando sono tornato. Mi ha colpito lo spirito degli americani, la voglia di ricominciare già da subito, di essere tutti uniti insieme e lottare contro questa ingiustizia”.

Quali sono i lavori a cui sei più legato e perché?

“Ho lavorato per tantissimi anni alla Fox, Cbs e Cnn e tanti altri canali di informazione e intrattenimento. Ho ritratto tantissimi conduttori di informazione e di talk mattutini e pomeridiani, ma la foto che mi è rimasta impressa è un ritratto, di un capo di stato pachistano che era venuto a New  York per una conferenza e sono stato l’unico a farlo.  Ricordo, in particolare, l’emozione e la carica di adrenalina non indifferente provata, mentre venivo portato in un posto segreto dai servizi speciali per fare le foto”.

Dopo tante foto e tante avventure lavorative in Europa e in America, hai mai pensato di raccogliere tutto in un libro?

“No, un libro non mi interessa, perché penso che Instagram in questo momento, per come l’ho impostato io, possa sostituirlo degnamente. Infatti ho raccolto tutte le foto più importanti, dalla raccolta dei paesaggi, l’ architettura e i ritratti fatti in tutti questi anni”.

Hai fotografato tantissime persone, ma ora hai iniziato una nuova avventura, ce la puoi raccontare?

!Da diverso tempo ho iniziato a creare dei video utilizzando tecnologie sempre più avanzate con l’aiuto del mio amico fotografo Gianluca Vassallo, anche lui appassionato di video. Insieme abbiamo prodotto e creato diversi video sia pubblicitari che di presentazione. Ne abbiamo realizzzati diversi e alcuni ci sono stati commissionati”.

Per vedere i video:

vimeo.com/82452728

vimeo.com/156868727/2d9daba4db



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