01/25/2021
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Elena Who: “Semi nel buio” è un inno dedicato alla natura

di Marisa Iacopino –

“Ho una grande fiducia in un seme. Convincimi che hai un seme, e sono pronto ad aspettarmi meraviglie”.
La citazione presa in prestito da Henry David Thoreau, ben si attaglia al libro “Semi nel buio”, edito da L’occhio di Horus APS, che segna l’esordio letterario di Elena Who. Fin dalle prime pagine, la fiducia riposta nel romanzo porta il lettore in una storia pieno di meraviglie, in cui passato presente e futuro non sono realtà distinte, e i tanti fili disseminati uniscono le vite oltre la vita. Così, l’esistenza di un padre scomparso sarà compresa pienamente dal proprio figlio attraverso i luoghi e i pensieri che furono i suoi.
Il nome Elena Who, uno pseudonimo. Vuoi spiegarcene il significato?
“Ho sempre lavorato in ambito internazionale in cui la lingua di lavoro era l’inglese. Parlando dei colleghi si diceva: ‘Ti ricordi di Marc? Marc chi, Marc who?’. Tra noi veterani scherzavamo, pensando a quando nessuno si sarebbe ricordato di noi… ‘Elena chi?’. ‘Elena Who’ è diventato il mio indirizzo di posta elettronica e lo pseudonimo sotto il quale scrivo”.
Cos’è per te la scrittura?
“Un modo per fare chiarezza. Sin da bambina, se avevo un dubbio, un assillo lo mettevo su carta. Rileggendomi, tutto diventava più chiaro. I miei romanzi credo nascano dal bisogno di un mondo migliore. Quando un’idea, un personaggio, un’ambientazione comincia a crescermi dentro li coltivo solo se so che la loro compagnia sarà piacevole, se mi faranno crescere, se sarà un’esperienza interessante e arricchente”.
“Semi nel buio” ci proietta in un’atmosfera dove c’è sintonia con la natura, in una solitudine costruttiva che è riappropriazione del proprio tempo secondo ritmi naturali. Vivere lontani da queste fonti di benessere, ci ha allontanati dal contatto con noi stessi? 
“Questo romanzo è stato ideato ben prima del periodo che stiamo attraversando in cui il Covid ha portato sotto gli occhi di tutti i guasti all’ambiente, i disequilibri del nostro vivere, le false priorità che ci siamo costruiti… Durante il lockdown ci è mancata una passeggiata sui prati, il volo delle farfalle, il ritmo delle onde sulla battigia e ci siamo accorti che questo è un bisogno primario. Per me lo è sempre stato, forse perché la mia vita affonda le radici in un’infanzia in campagna. Sarà per questo che io soffro più di ‘moltitudine’ che di solitudine. Mi faccio buona compagnia, e ho imparato a sopportarmi”.
Citandoti: “Il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge solo una pagina”. Quanto dei tuoi viaggi c’è in questa storia?
“Mi risuona dentro la voce di mio padre che dice che viaggiare apre la mente. Era un uomo avanti per i tempi e ha sempre spinto noi figli ad aprirci un varco con le nostre forze nella giungla della vita. Sì, c’è molto dei viaggi nella mia vita, oltre che nei miei romanzi. Un esempio su tutti: l’uomo più importante viveva a 200 metri da casa mia a Roma, ma io l’ho conosciuto in India, terra di enorme profondità e fortissimi contrasti”.
Il tuo personaggio crede “nei segni e nelle strane circostanze” capaci di riannodare le storie e i destini, di ‘seminare nel buio’, parafrasando il titolo. La storia è cosparsa di innumerevoli oggetti non certo casuali… E per Elena è valido tutto questo?
“Il mio personaggio all’inizio non crede affatto nei segni e nelle circostanze ma alla fine si arrende all’evidenza. La stessa cosa ho fatto io. Noi diamo potenza evocativa agli oggetti. Un esempio? In Nepal avevo comprato una coperta colorata che avevo sepolto in un armadio. Il mio Amore è andato anche lui a Katmandu portandomi la stessa coperta, scelta tra le migliaia di fantasie e disegni. Colpito dalla coincidenza, con pazienza certosina le ha cucite insieme a formarne un’unica avvolgente nuvola di affetto e, anche adesso che non c’è più, scalda le mie notti”.
C’è identificazione tra l’io narrante e l’autore?
“Ho affondato a piene mani nel mio vissuto e credo non sarebbe onesto fare altrimenti. Anche se di biografico c’è poco, come si può descrivere un sapore se non lo si è assaggiato, un colore se non lo si è visto, un sentimento se non lo si è provato?”.
Progetti letterari futuri?
“Ho pronto un altro romanzo che, prima o poi, deciderò di far camminare per le vie del mondo. Per ora lievita al buio. Del resto ‘Semi nel buio’ ha lievitato otto anni… Ogni cosa ha il giusto tempo di gestazione. Il titolo è ‘Luce nera’, una storia che si dipana nel mondo dell’arte. Sto inoltre cercando un nuovo intreccio che mi faccia uscire dalla negatività che opprime il presente. Ho bisogno di sorrisi, di leggerezza, positività. Sorprendentemente, dalle considerazioni di quanti mi hanno letto e mi hanno fatto il dono di un commento, ho scoperto di essere in copiosa compagnia…”.
Ci accomiatiamo da Elena, dal suo garbo raffinato. Nella quarta di copertina, leggiamo di lei che reputa più importante l’opera che l’autore. Eppure, quel nome d’arte dietro cui cela la vera identità rimanda a una continuo interrogativo: Elena Who, Elena Chi?
Non smetteranno di chiederselo i suoi lettori, chiedendo a lei di non smettere mai di scrivere.

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