Akelo: La metamorfosi della materia che diventa arte


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Andrea Cagnetti, in arte Akelo, è un uomo riservato che ama l’essenzialità, ma è soprattutto un artista poliedrico e sorprendente, al di fuori dal coro, spirituale, quasi mistico come un antico alchimista gioca a plasmare la materia realizzando le sue particolari creazioni

di Anna Lamonaca

Orafo, designer e scultore di fama internazionale, vuole porre al centro dell’attenzione dell’osservatore la metamorfosi del materiale scelto per realizzare le sue opere che si trasformano in oggetto d’arte riscoprendo le umili origini della materia e plasmandola con la sua grande spinta creativa. Recentemente l’artista ha realizzato un servizio fotografico esclusivo per Playboy Bulgaria dal titolo “Metamorfosi per Akelo” di Andrea Cagnetti prodotto da Giuseppe Lepore alla Contemporary Cluster di Roma. Le opere all’interno dello spazio espositivo diventano protagoniste e due, quelle con un’anima si ridestano tentando di portare in vita le altre, protagoniste le bellissime Chiara Silvestri e Sabrina Diamanti preparate dall’hair stylist and make-up artist Sivia Castellucci, jewerly Perinelli Gioielli. Il servizio è stato realizzato dal fotografo ‎Magno, il backstage da Leopoldo Pescatore, press by Roberto Ruggiero. In questa intervista l’artista c’introduce nell’universo particolareggiato ed unico della sua ricerca e produzione artistica:

Partiamo da Akelo che è il tuo pseudonimo: perché lo hai scelto?

“Ho voluto ispirarmi al patrimonio di miti e conoscenze dell’antichità, riferendomi ad Acheloo, figlio di Oceano e Teti, la più importante delle divinità fluviali greche. Fu Talete di Mileto, il primo filosofo del pensiero occidentale a considerare l’acqua come principio di vita o più precisamente, principio primo (arché) da cui scaturiscono tutte le cose. Non a caso, visto che proprio essa, l’acqua, rimanda alla vastità degli oceani ed all’utero materno, e ovunque scorre veloce, trasformandosi così in metafora dell’infinito divenire di tutte le cose. Tutto ciò mi è sembrato adatto a rappresentare il mio lavoro che, da un lato affonda le radici nella classicità, proiettandosi verso il futuro di una creatività, capace di plasmare l’oro ed il ferro con le mani, regalando loro una vita interiore”.

Ti definisci un’anima antica, un uomo del Rinascimento che vive nel XXI secolo, perché?

“La mia è da sempre una vocazione artistica, che non ama clamori, protagonismo e mondanità, ma che preferisco coltivare in una sorta di ritiro monastico, nello studio di testi antichi quasi completamente dimenticati e nella totale dedizione ad una serie infinita di gesti minuziosi. A confermarmi in questa mia scelta, anche la scoperta di un testo di alchimia, il seicentesco Silent Book of Artephius, personaggio vissuto, secondo la leggenda, più di 300 anni. Il libro ruota intorno al processo di purificazione dell’alchimista: condurre l’uomo verso un’evoluzione spirituale, espressa metaforicamente dalla trasmutazione del piombo in oro. Il vero artista deve, insomma, puntare ad arricchire spiritualmente se stesso e, di conseguenza, il genere umano grazie al suo lavoro ed io ho fatto mio il suo enigmatico invito: ‘pray, read, read, read, reread, work, and you will find’. Sempre cercando di non cadere in tentazioni… tecnologiche, da vero uomo del Rinascimento, appunto, che ha voluto isolarsi nella sua minuscola ‘bottega’. In altre parole, mi sento un’anima antica, che conduce un’esistenza riservata per potersi dedicare alla sua passione: creare gioielli, realizzati con tecniche risalenti a oltre 3.000 anni fa e sculture d’avanguardia, attraverso un rituale d’intensa meditazione e sperimentazione”.

La tua ispirazione attinge soprattutto all’arte etrusca. Quando è nata in te questa passione?

“Direi dalle mie terre di origine. Ho trascorso infanzia ed adolescenza a Corchiano (Viterbo), negli stessi luoghi dell’antica città di Fescennia. Un fatto questo che non poteva non colpire la mia immaginazione di bambino. Già a 6-7 anni mi aggiravo tra le tombe etrusche: tra quelle pietre seccate dal sole, sognavo di scoprire un incredibile tesoro. E in qualche modo, seguendo una via tutta mia, quel tesoro l’ho trovato!”.

Realizzi i tuoi gioielli seguendo tecniche antiche per quel che riguarda la lavorazione dell’oro. Quali sono e come le hai apprese?

“Utilizzo prevalentemente la granulazione e la filigrana. La prima è una tecnica decorativa dell’oreficeria che consiste nella saldatura di piccole sfere auree, denominate grani, ad uno sfondo (in genere una lamina d’oro), secondo un disegno prestabilito, realizzando così intere figure o riempiendo lo sfondo di un disegno o, ancora, associando i grani allo sbalzo e delineando i contorni delle forme. La seconda è la filigrana, ottenuta mediante saldatura sul fondo di fili d’oro, applicati singolarmente o intrecciati tra loro, per creare i più diversi motivi ornamentali. Queste tecniche le ho apprese dallo studio costante e accurato delle fonti letterarie greche e latine tradizionali, tra cui Agricola (De re metallica) Biringuccio (De la pirotechnia), Cellini (Trattati dell’Oreficeria e della Scultura), Dioscoride (De materia medica), Plinio (Historia naturalis), Teofilo Presbitero (Schedula diversarum artium) e Teofrasto (De lapidus). Senza dimenticare il sapere alchemico, racchiuso soprattutto nel già citato Secret Book of Artephius. All’apprendimento teorico ho cominciato ad abbinare un’attività di sperimentazione, finalizzata al riscontro concreto delle ipotesi fino ad allora formulate a proposito delle antiche tecniche di lavorazione dell’oro ed ho cercato di tracciare nuovi sentieri di ricerca, adottando un approccio tecnico-teorico personale”.

A tale proposito puoi spiegarmi in cosa consiste la cosiddetta “pozione magica” da te scoperta durante le tue sperimentazioni?

“A un certo punto ho capito che l’uso di sali di rame mescolato con una colla organica (come suggerito dai più accreditati studi moderni in materia) non era sufficiente. Seguendo gli indizi dei classici, scopro così il segreto di una sorta di ‘pozione’ composta da vari ingredienti, grazie alla quale posso saldare grani, fili e lamine in un numero infinito di modi, decorando i miei oggetti con un’ampia varietà di motivi. Una scoperta che distingue il mio lavoro da quello di tutti gli altri orafi contemporanei esperti nelle tecniche sopra citate infatti, sono in grado di applicare sia microsfere (inferiori a 0,07 mm di diametro), sia fili sottilissimi (pari a 0,1/0,2 mm di diametro). Risultato: le giunzioni sono impercettibili, mentre sfere e fili sembrano galleggiare sulla superficie dell’oro senza segni visibili di saldatura, né alterazioni della rotondità delle forme”.

Come ti sei avvicinato al mondo della scultura?

“Con gli anni, ho voluto sperimentare forme artistiche diverse da quelle dell’oreficeria, mettendomi alla prova con materiali differenti, come il bronzo ed il ferro e con composizioni plastiche di maggiori dimensioni”.

A quali delle tue opere sei più legato e perché?

“Tra i gioielli, indubbiamente la croce ’Chort’. Entrata a far parte delle collezioni permanenti del Museum of Fine Arts di Boston, rappresenta uno dei lavori più complessi e intensi che io abbia mai realizzato. Tra le sculture, citerei invece Strange Mechanism #3, ora al Museo di Arte e Archeologia dell’Università del Missouri, una delle mie composizioni astratte”.

Come scegli i titoli dei tuoi lavori?

“L’opera si presenta nella mia mente prima di essere realizzata, prima indefinita e progressivamente sempre più chiara, in molti casi anche assai diversa dall’idea iniziale. Solo al termine di tutto il processo creativo, decido il titolo in modo istintivo”.

È difficile al giorno d’oggi essere un artista?

“Direi di sì, ma il vero artista dev’essere indifferente alle difficoltà e alle distrazioni provenienti dall’esterno, seguendo esclusivamente il suo estro, contro tutto e tutti”.

Recentemente le tue opere sono diventate protagoniste di un esclusivo servizio fotografico realizzato dal fotografo Magno intitolato “Metamorfosi”. Vuoi parlarci di questo progetto?

“È stato realizzato in un antico palazzo nel centro di Roma. L’ambientazione è un museo costellato dalle mie sculture, due delle quali, alla chiusura serale, si animano: dal materiale inerte emergono magicamente degli splendidi e sensuali corpi femminili che, dialogando tra loro, cercano di trasmettere lo stesso soffio vitale anche ad altre sculture. Poi, alle prime luci dell’alba, tutto si ferma”.

Progetti per il futuro? Stai preparando qualche nuova opera o mostra?

“Sto lavorando a nuove opere che faranno parte di un’installazione che si chiamerà ’Pompei today’, ma si tratta di un progetto ancora in fieri e su cui ritengo ancora prematuro esprimermi”.


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