09/22/2020
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Al Bianchi: La mia banda suona il Rock

di Mara Fux –

Fondatore storico oltre che “voce e sex symbol” della rock band FOUR VEGAS, Al Bianchi è pronto per incontrare nuovamente il suo pubblico e per dilettarlo con concerti e brillanti esibizioni che ne fanno una delle band più acclamate d’Italia…
Come hai trascorso questo periodo di clausura forzata?
“In tutta sincerità benissimo, ho potuto ascoltare musica che da tempo non riuscivo a sentire; l’ho ascoltata e riascoltata con un approccio anche diverso utilizzando le ore a disposizione per sviluppare idee. Il tempo mi è servito per pensare e creare. La distanza cui siamo stati obbligati mi ha anche fatto riflettere su nuove possibili collaborazioni; tutti abbiamo avuto più tempo per concentrarci ciascuno sulla propria arte anche per il futuro, un futuro che sarà tutto diverso: bisognerà pensare a nuove formule anche di esibizione, perché la situazione si è completamente stravolta. Nell’emergenza ho trovato ovunque un grande fermento; il web, in questo periodo, ha agevolato artisti di nicchia che abbiamo osservato e seguito avendo più tempo a disposizione per navigare: personaggi conosciuti solo di nome, hanno potuto mettersi in luce in modo estemporaneo. La rete è stata un punto d’osservazione che mi ha permesso di riscoprire o scoprire il lavoro di molti colleghi”.
Tu hai sfruttato il periodo per creare?
“Tutto questo tempo dilatato mi è servito tantissimo, ne ho approfittato anche per studiare, per migliorare altri ambiti negli ultimi tempi lasciati da parte. Trovo sia stato l’aspetto positivo della restrizione sociale che abbiamo vissuto: la quantità di tempo a disposizione unito alla solitudine credo sia stato più positivo che negativo per chi, come me, necessita di tempo”.
Sei stato con la tua famiglia?
“Sì, in Sabina dove vivo con moglie e figli. Fortunatamente abbiamo un giardino, per cui mi sono tenuto occupato curando le piante o facendo quei lavoretti domestici che di solito si rimandano sempre e che invece nell’occasione son diventati una grande valvola di sfogo. La convivenza forzata spesso mette a rischio gli equilibri ma non è stato il mio caso; io mi sono subito calato in questa nuova dimensione che il lavoro quotidiano mi aveva fatto perdere. Ho trovato che questo nuovo tempo improvvisamente messomi a disposizione fosse un’opportunità”.
Hai scoperto nuovi aspetti di te?
“In un certo senso sì: ero convinto di essere dipendente della frequentazione, del contatto con la gente ma mi sono accorto che non è così; mi sono calato in una dimensione nuova. Ho ripreso la chitarra, testi lasciati là su cui non avevo più lavorato: io sto bene, vivo la mia situazione ideale e non ti nascondo che il pensiero di ricominciare a vedere persone un po’ mi destabilizza. E’ stato vero un cambiamento di mentalità, prima ero convinto di non poter vivere senza stare al centro dell’attenzione”.
Passiamo ai Four Vegas: sbaglio o quest’anno festeggiate le 20 candeline?
“Giusto, con il 2020 festeggiamo i 20 anni di attività; in realtà iniziammo questa grande avventura musicale nel 1999 ma il nome con cui uscivamo era The Menphis Flash, che era uno dei soprannomi di Elvis, ma lo cambiammo presto perché spesso sulla stampa veniva storpiato”.
Per festeggiare i 20 anni avevate in mente progetti particolari?
“Avevamo in programma un disco che il covid ha ovviamente rimandato”.
La formazione è sempre stata la stessa?
“Qualche sostituzione c’è stata ma da cinque anni la Band è quella di oggi: Fabio Taddeo, che con me ne è stato il fondatore, alla chitarra; Gino Ferrara che dopo me e Fabio è il più longevo del gruppo, alla batteria; Manuel Mele al basso e Valerio Bulzoni al piano. Poi naturalmente ci sono io: Al Bianchi, voce e sex symbol dei Four Vegas!”.
Quale è il vostro genere?
“Nasciamo come cover di Elvis ma col tempo il nostro repertorio ha vissuto un’evoluzione che ci ha portato ad un repertorio americano ed italiano degli anni ‘50/’60 condito da esilaranti gag e siparietti molto amati dal pubblico. Anzi ti dirò una cosa che mi colpisce tantissimo e cioè che mi son reso conto come il pubblico ami queste gag e ci segua aspettando il momento che nel concerto le si faccia”.
Davvero?
“Sì tante volte, pensandole ripetitive, mi è capitato di ometterne qualcuna e invece i fan al termine mi hanno chiesto perché non le avessi fatte. Questo vuol dire che non vengono solo per la musica ma anche per quel tocco di originalità con cui la rappresentiamo. E non si stancano assolutamente di sentirle: abbiamo fan che da 20 anni ci seguono e adesso vengono ai concerti con figli che hanno poco meno dell’ età in cui i genitori ci hanno sentiti le prime volte”.
Dove suonate?
“D’inverno per lo più nei locali anche esibendoci più volte, come ad esempio nello storico Fonclea; d’estate nelle piazze all’aperto, in eventi privati ma anche in festival importanti come Umbria Jazz o il Summer Jamboree, il festival musicale più grande al mondo che per importanza ha superato anche quelli americani grazie ad una programmazione eccezionale di artisti esteri”.
Vi siete mai esibiti all’estero?
“No mai, tanti contatti ma partecipazioni mai”.
Una grossa visibilità ve l’ha data il Maurizio Costanzo Show.
“Sì il MCS è stato di grande impulso alla nostra carriera; ci chiamarono proponendoci di andare ospiti a Stella su canale 109 dove Costanzo aveva una sorta di Costanzo Show quotidiano e lì ci hanno testati. Dopodiché ci promossero al MCS che per noi è stato un vero trampolino nazionale”.
Qual è l’esperienza che ti è rimasta nel cuore?
“Senza dubbi Umbria Jazz, c’è il gotha della musica mondiale e 8000 persone che ti vedono tutte saltando e applaudendo. Ma la cosa più straordinaria era l’atmosfera che respiravi quando, a cena dopo lo spettacolo, gli stessi musicisti si avvicinavano per fare i complimenti. Periodi densi di emozione, avevi la percezione dell’apprezzamento. Ora non so proprio pensare a come si potrà rivivere questo genere di eventi: la nuova gestione degli spazi precluderà moltissimo il lavoro delle band più blasonate”.
I tuoi figli ti seguono nei concerti?
“Sì, ovunque sia possibile e mi fa tanto piacere che quando parlano del loro papà gli brillano gli occhi. Non so se da grandi seguiranno le mie orme: spero solo che facciano per lavoro quello che più gli piace, perché sarebbe davvero una gran fortuna e da padre non posso che augurargliela”.

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