Alberto Cisolla: Uno sportivo senza limiti


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Ex capitano della Nazionale italiana di volley, è un grande protagonista della nostra pallavolo e gioca a Vibo Valentia. Per il futuro nutre ancora ambizioni per questo sport e quando smetterà l’attività agonistica riprenderà a sciare

di Simone Mori

Ha iniziato presto e ancora oggi vuole ancora raggiungere nuovi obiettivi. E’ Alberto Cisolla, ex capitano della nostra Nazionale di volley. Ci abbiamo fatto una bella chiacchierata e, oltre ai suoi innumerevoli successi come l’oro agli europei 2005 e l’argento alle Olimpiadi di Atene 2004, abbiamo scoperto un grande uomo. Ecco cosa ci ha detto.
Quali sono stati i primi tuoi passi nello sport e quando hai incontrato il volley?
“Ho iniziato con il calcio come credo quasi tutti i ragazzini italiani. Mi piaceva, ma facevo anche altro. Non stavo mai fermo ed ero iperattivo. La pallavolo l’ho conosciuta a scuola. È uno degli sport più praticati, specie alle medie e da li non ho più smesso. Mio fratello la praticava già e anche seguendo lui sono poi entrato nel mondo di una società importante e gloriosa come la Sisley Treviso. Se ripenso ai primissimi periodi, quando si faceva solo tecnica, quasi rabbrividisco perché era noioso, ma necessario per avere poi il bagaglio che mi ha permesso di andare molto in alto”.
La tua carriera è costellata di tanti successi. Tanti scudetti con la Sisley Treviso. Ce n’è uno più sentito degli altri?
“Mi ritengo fortunato perché mi sono allenato ed ho giocato con la squadra di casa. Sono stato legato a Treviso per anni e anni e li ho vinto sette scudetti ognuno dei quali è nel mio cuore in maniera differente ma sempre indelebile. Molti miei colleghi invece erano centinaia e centinaia di chilometri lontano da casa. Io potevo contare sulla famiglia sempre. Insomma, giocare per la tua squadra è ancora uno stimolo in più, ma anche un onere particolare”.
Ricordi la prima convocazione per la Nazionale? Cosa significa vestire quella maglia anche da capitano?
“Nessuno mi ha chiamato per dirmi della convocazione. Era nell’aria e lo potevo immaginare. Però alla diramazione dei nomi mi sono emozionato e vestire la maglia azzurra è un sogno che si avvera. Era il 2001 e da lì di risultati ne abbiamo fatti tanti. Ricordo per esempio, l’argento ad Atene 2004. Finito il match contro il Brasile eravamo tutti un po’ tristi perché la partita era stata tirata e la delusione tantissima. I giornalisti e i fotografi ci chiedevano qualche sorriso , ma era dura. Poche ore dopo, a mente fredda, avevamo comunque una preziosa medaglia d’argento al collo. Qualche delusione ovviamente l’abbiamo avuta , ma ereditavamo una nazionale stratosferica (Bernardi, Lucchetta, Zorzi…) e mantenere quei risultati con in più un Brasile in continua crescita era complicato”.
Due anni fa hai esordito come commentatore alle Olimpiadi. Come giudichi quell’esperienza?
La mia avventura come commentatore SKY a Londra 2012 la posso definire bellissima. Mi sono divertito ed ho imparato tanto. Mi sarebbe piaciuto giocarle quelle olimpiadi, ma anche in cabina di commento e senza la pressione da giocatore non è stato male. Avere poi accesso alle varie aree olimpiche e avere il tempo di visitarle è stata per me una novità. Da grande appassionato di tennis, non potevo non andare a Wimbledon!”.
Nel tuo futuro, vedi ancora la cabina di commento? Oppure uno show televisivo come “Ballando con le Stelle” che ha visto molti sportivi partecipare nel corso delle edizioni?
“Mi piacerebbe commentare ancora una volta che abbandonerò l’attività agonistica, ma non ti nascondo che anche fare uno show tipo ‘Ballando’ non sarebbe male. Non sono contro i colleghi dello sport che lo hanno fatto. Il ritorno di immagine e di pubblicità , specie per discipline diverse dal calcio, non può far che bene. Perciò se ci sarà occasione, risponderò di sì ! Potrebbe aiutarmi a vincere la timidezza che mi contraddistingue e l’inizio di una nuova avventura anche lavorativa”.
Sei genitore ormai da qualche anno. Cosa consigli ai papà e alle mamme che fanno avvicinare i figli allo sport?
“Prima di tutto, lo sport lo devono scegliere i bambini in base alle loro inclinazioni. Mia figlia ha iniziato a giocare a pallavolo ad esempio,ma non le piace. Bisogna innamorarsi dello sport che si sceglie e la cosa che i miei genitori mi hanno insegnato è quella di portare a termine l’impegno preso, che sia un’attività sportiva o altro. Poi terminato il ciclo, posso anche smettere e cambiare. Nello specifico, lo sport è sacrificio a qualunque livello, ma anche vincere un piccolo trofeo a scuola ti riempie di gioia”.
Cosa fa Alberto Cisolla quando non gioca a pallavolo?
“Quando ho tempo libero mi dedico alla famiglia ma sono malato di sport. Vedo tanto tennis e l’estate lo pratico moltissimo anche tre volte a settimana. Mi piace anche lo sci, ma ê troppo rischioso per gli infortuni. Un giorno lo riprenderò. Tutto sommato conduco una vita semplice”.
Sei considerato uno dei pallavolisti più sexy insieme a Luigi Mastrangelo. Ti imbarazza la cosa?
“Ammetto che non ci penso molto, ma in ognuno di noi esiste un lato vanitoso. Di conseguenza non può che fare piacere ricevere attestati di stima anche dal lato estetico”.
Il 24 marzo è stato l’anniversario, il secondo, della morte di un tuo amico e collega, Vigor Bovolenta. Deve essere stato un duro colpo.Vuoi parlarcene?
“La scomparsa di Vigor ha scioccato tutto il mondo del volley. Inizialmente eravamo anche impauriti perché, benché controllatissimi a livello medico, una morte così improvvisa ti terrorizza. Lui era un ragazzo eccezionale e posso dire di averci condiviso tanti bei momenti. Era un trascinatore e sua moglie Federica con i figli, stanno dimostrando un coraggio dal quale non possiamo che prendere esempio”.
Hai ancora qualche sogno nel cassetto?
“I sogni li dobbiamo sempre avere, altrimenti che vita sarebbe? Voglio rimanere molto competitivo anche se gli obiettivi si sono ridimensionati rispetto a qualche anno fa. Lo scorso anno quando giocavo con la squadra di Latina, abbiamo fatto la finale della Coppa Italia ed è stato un ottimo risultato. Ora gioco a Vibo e anche qui voglio cercare di dare il mio apporto. Insomma, mai porsi limiti ma è inevitabile cambiarli con il passare del tempo”.


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