Alessandro Di Carlo: “Ammazza che robba!”


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Torna al Teatro Olimpico lo spettacolo più  “stravolgente” dell’attore comico romano

di Serenella Romano

La statua di Pasquino ha ritrovato la voce: dal 28 ottobre torna infatti a grande richiesta l’attore comico Alessandro di Carlo che dal palcoscenico del Teatro Olimpico promette di cantarne proprio a tutti, affrontando in due ore di intrattenimento al vetriolo argomenti di pubblica che spazieranno dall’etico al sociale al televisivo.
E’ passato un anno da “23” lo spettacolo che al Teatro Greco portò ben 13.000 spettatori in cinque settimane di rappresentazione. Ora riproponi “Ammazza che robba!” campione d’incassi già al Parioli: perché la scelta di un titolo già sentito?
“Perché ‘Ammazza che robba’ è stato il mio Zenit artistico, uno spettacolo assolutamente completo, pulito che ha visto spettatori venire e tornare nell’arco della stessa settimana, mai uguale nella proposta quotidiana, sempre fresco per temi ed argomenti”.
Non pensi che qualcuno possa non venire pensando di assistere allo stesso spettacolo del Parioli?
“Il pubblico teatrale mi conosce bene e sa che non lo ingannerei mai riproponendogli la stessa minestra. Il format di ‘Ammazza che robba’ è vincente, trascina nelle argomentazioni gli spettatori facendogli accapponare la pelle per l’energia che trasmette. Ed è questo brivido che il vero artista deve trasmettere, un morso allo stomaco che arriva quando ti dico a modo mio cose talmente vere che non puoi non provarlo”.
Hai però appena lasciato il palco dell’Ombra del Colosseo con “Come viene, viene”.
“Lo so: altri 20.000 che mi hanno visto dare l’anima per loro esprimendo a gran voce quello che penso il che dimostra che la gente, il pubblico, torna a sentire chi “si fa sentire” con sincerità; sanno che non li tradisco perché fondamentalmente io sono così, io non tradisco rifilandogli sempre lo stesso copione rivisto e corretto”.
Una polemica verso i tuoi colleghi?
“Polemica? Assolutamente nessuna polemica, ognuno ha il suo stile ed il mio corrisponde al mio cuore. Se fossimo ancora all’epoca Garibaldina non sarei arrivato ai 47 anni, sarei tra quelli morti a 20 sulle barricate perché sono uno di prima linea e mi avrebbero probabilmente sparato mentre issavo la bandiera tra le macerie: non si arriva a 110 anni se si sta sulle barricate, si arriva a 110 anni solo se si sta in trincea e io non sono da trincea”.
E’ per questo che ti si vede poco in televisione o al cinema?
“Forse sì, probabilmente temono che io non sottostia al beneplacito degli autori, vezzo che però apparteneva ad un me stesso giovanile ed impulsivo; ora la mia impulsività è calibrata dall’esperienza che mi ha fatto comprendere come le stesse cose si possano dire in maniera più controllata. Resta il fatto che io sia un Jack Sparrow che ancora non ha trovato la sua Perla Nera altrimenti avrei già preso il largo”.
Intendi una compagna?
“Non propriamente. Intendo piuttosto qualcuno tra i registi, gli autori e i produttori che si fidi realmente di me al punto di affidarmi un ruolo più visibile, per esempio di conduzione, nel quale io mi esprima al massimo intrattenendo il pubblico con intelligenza e trascinandolo nel favoloso mondo dei mari del Sud”.


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