Alessandro Preziosi: “Con la serie ‘Non mentire’ abbiamo fatto riflettere sul tema della verità”


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Come uomo piace alle donne e come attore è apprezzato da tutti. La sua particolarità è la capacità di interpretare in maniera esemplare ogni ruolo che gli viene assegnato. È reduce dalla serie nella quale interpreta Andrea, un noto chirurgo accusato di stupro

di Giulia Bertollini

Nella sua carriera, ha avuto modo di confrontarsi con personaggi importanti dimostrando il suo essere camaleontico. E ora dopo aver calcato i palcoscenici italiani vestendo i panni di Vincent Van Gogh, torna a recitare dopo 7 anni di assenza in una fiction Mediaset. Nella serie “Non mentire” interpreta Andrea, un chirurgo stimato che si troverà a dover affrontare un’accusa pesante, quella di stupro. Una storia in cui l’aspetto della verità risulta centrale e in cui le bugie cedono il passo ai colpi di scena. Abbiamo incontrato Alessandro al termine della conferenza stampa di presentazione della fiction per parlare con lui del suo personaggio tra curiosità e attualità.

Alessandro, come è stato prendere parte a questo progetto? 

“Sono fiero di aver preso parte a questo progetto. Mi hanno affidato un ruolo difficile e delicato. Con questa serie abbiamo la possibilità di far riflettere sul tema della verità, che in alcune situazioni mette in pericolo la vita delle persone e mi riferisco a quelle persone che oggi sono a bordo di una nave e non possono scendere. Io non parlo mai dell’attualità, ma sembra che oggi non sia possibile neanche manifestare una propria verità senza essere ricattati politicamente. Con Greta abbiamo avuto un clima di assoluta fiducia nella costruzione della storia, tutti abbiamo avuto grande senso del dovere”.

Può raccontarci qualcosa del tuo personaggio?

“Andrea è un padre vedovo, un chirurgo affermato e un uomo di cui tutti hanno grande stima. Mi affascinano da sempre i ruoli in camice anche se, nella realtà, non mi affiderei nessun ruolo in corsia. (ride) Il mio personaggio offre tanti spunti di riflessione in merito alle relazioni della nostra società, soprattutto quella virtuale che allontana l’uomo dalla realtà. Spesso non riusciamo a essere autonomi. Nella fiction lei diffama lui attraverso i social, questo mistifica quello che è la persona, a prescindere se le accuse siano vere o meno”.

Ti è mai capitato di essere vittima di stalking? 

“Io non ho mai subito questa forma di violenza, e da uomo riesco a difendermi, ma ho dovuto proteggere chi mi stava vicino, perché c’erano persone ossessive che mandavano lettere o si presentavano fuori dalle abitazioni private. E’ stato risolto molto velocemente grazie all’intervento della polizia”.

Qual è il tuo rapporto con le fake news? 

“Passo molto tempo sui quotidiani. Prima le fake news riguardavano il gossip più leggero, a me è successo molte volte, non ci ho mai fatto caso, mi hanno fatto sposare più volte, mi hanno affibbiato amanti che non ho mai neanche conosciuto. Ho sorriso. Oggi però la fake news è qualcosa dalla quale si trae profitto. E questo non è bene; siti che lavorano esclusivamente sulla mistificazione della realtà portano a episodi irreparabili. Anche a livello politico,  l’esempio di quello che succede sulle nostre coste è devastante”.

Viviamo in una società in cui la violenza sulle donne e i bambini ha raggiunto livelli drammatici. Perché siamo così incattiviti?

“Credo che la condizione nella quale versiamo sia quella di un cane che si morde la coda. La violenza e il lato oscuro fanno parte dell’essere umano. Devo dire però che ultimamente le notizie di cronaca rispecchiano una spirale di violenza su cui le istituzioni non trovano soluzioni lasciandoci allo sbando. A questa violenza bisogna porre rimedio perché ormai abbiamo raggiunto livelli spropositati”.

Anche il web nasconde delle insidie. 

“È interessante la psicologia con la quale a volte ci si sente vittime o carnefici al di là di quel che si è commesso. Non riusciamo a valutare chi siamo e diventa più importante quel che può accadere se il nostro nome finisce in rete e resta li in eterno. Quella persona sarà quello per i suoi figli e nel mondo del lavoro. Purtroppo oggi la verità reale viene scambiata con quella virtuale. Nel momento in cui ti scagionano da un’accusa non servirà a nulla se un post rimane”.

Molti casi giudiziari oggi si archiviano con la solita frase “era consenziente”: secondo te come si può porre un freno? 

“Facendo una distinzione tra l’abuso e lo stupro. Nello stupro le due persone non si conoscono, la ragazza viene presa in un vicolo e stuprata. Ci sono delle politiche sociali molto difficili e che vanno affrontate”.


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