Alessandro Quasimodo: La sua voce per il Papa “buono”


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Attore e regista, è stato scelto come voce recitante in occasione della santificazione di Papa Giovanni XXIII

di Paolo Paolacci

Alessandro Quasimodo, attore e regista, è stata la voce recintante della beatificazione di Giovanni XXIII . In questa intervista  s’incammina in una profonda ricerca interiore umana e religiosa, con la naturale intensità che gli compete per la  bravura artistica.
Ci risulta che a maggio eri a Roma non propriamente come turista…
“Sono stato scelto in qualità di attore e voce recitante in un oratorio sacro dedicato alla celebrazione del ricordo di un grande uomo, a chiusura della manifestazione dedicata alla santificazione di Papa Giovanni XXIII”.
In quanto tempo hai dovuto preparare la “lettura”?
“Ho saputo di dovermi cimentare in questa impresa a gennaio. Da subito mi sono dedicato alla preparazione della lettura perché l’idea di dare voce ad una personalità così straordinaria mi sembrava richiedesse una lunga preparazione e un avvicinamento al mondo del Papa particolarmente intenso: non volevo che tutto si riducesse ad una mera imitazione”.
Di cosa esattamente si è trattato, un testo del Pontefice o qualcosa su Giovanni XXIII?
“Si trattava di un oratorio sacro, un genere di lunghissima tradizione che vanta numerosi cultori nel passato lontano e recente (vedi Lorenzo Perosi): il testo è stato composto da don Ezio Bolis a partire da testi biblici e integrato con brani tratti dai discorsi e dalle encicliche del Papa; le musiche sono state composte da monsignor Marco Frisina. E’ un’opera di vasto respiro: coro, orchestra, due solisti e voce recitante”.
Che effetto ti ha fatto e che cosa ti ha lasciato?
“Certamente rileggere quei testi che già anni fa mi avevano profondamente colpito ha determinato in me una grande emozione, perché io ero in piazza S. Pietro quando fu annunciata la morte del Papa…ero un ragazzino e ho vissuto con intenso dolore l’evento. Se ripenso alle letture e alla musica provo un senso di commozione e di pace interiore…soprattutto perché sento di condividere molto dello spirito evangelico del Papa Giovanni XXIII”.
Che idea ti sei fatto del Santo e cosa ti ha più colpito?
“Penso in sostanza che abbiamo lasciato passare fin troppi anni dalla sua morte alla elevazione sugli altari, considerata la persona e l’enorme rivoluzione che è stata da lui introdotta nel mondo della Chiesa e nelle nostre vite. L’aggettivo ‘buono’ che tutti amano attribuirgli mi sembra francamente riduttivo per ciò che egli fu: un uomo di carattere e di grandissima forza, che è riuscito a realizzare un progetto davvero ‘rivoluzionario’”.
Quanto di te stesso sei riuscito ad esprimere finora e quanto nella “lettura” di fronte ad un pubblico così vasto?
“Di fronte al pubblico romano, che nessuno di noi si aspettava così numeroso, in uno spazio così vasto come la basilica di S. Giovanni in Laterano, mi sono sentito molto ispirato: la memoria ancora viva del Papa e l’emozione nel pronunciare le sue parole hanno determinato in me una forte carica. Non ho voluto imitarlo, come già detto, ma solo riprendere la sua cadenza tipica in levare e il suo modo sempre ‘aperto’ di disporre le frasi così da far riemergere nel suono delle mie parole la memoria della sua voce”.
Abbiamo un futuro, quale?
“Il futuro? Se continuiamo a vivere e ad operare arriverà da sé… si creerà di giorno in giorno. Basta credere e affrontare con umiltà e professionalità le sfide che ci vengono proposte”.
A quali  altri progetti ti stai dedicando?
“Dopo aver concluso questo lavoro così gratificante, per cui ringrazio la mia amicizia con il neocardinale Loris Capovilla a cui devo moltissimo, adesso mi sto dedicando alla lettura di una montagna di libri editi e non per il Premio San Domenichino – Città di Massa di cui sono oramai da molti anni Presidente”.
La tua idea di libertà?
“Conosci te stesso… e opera di conseguenza. Ovviamente senza mai ledere la libertà altrui”.


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