Andrea Amadei: “Cresciuto nella cucina di mia nonna”


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Ex modello, è stato il giudice dell’ultima edizione della “Prova Del Cuoco” e lavora a Radio 2 nella trasmissione “Decanter”. In questa intervista parla di programmi televisivi dedicati alla cucina e di alimentazione

di Simone Mori

Andrea Amadei nasce a Lodi nel giorno di San Valentino del 1987. È stato giudice della “Prova Del Cuoco” per tutti i mercoledì dell’edizione appena terminata, scrive per il portale “agrodolce.it” e lavora a Radio 2 nella trasmissione “Decanter” insieme a Fede e Tinto. Bello sì, ma anche pieno di interessi e voglia di migliorarsi. Ecco cosa ha raccontato a noi di GP Magazine.
Chi è Andrea Amadei in pochissime parole?
“Un ragazzo semplicissimo cresciuto nell’oratorio di quartiere e nella cucina della nonna”.
Dei nonni che ti hanno trasmesso la passione per la cucina, per i prodotti della natura…
“E la campagna, l’avventura, la scoperta e le cose belle. Il babbo m’ha insegnato a essere determinato, la mamma ad essere positivo e allegro”.
Come hai fatto a portare questi insegnamenti nella tua quotidianità? È stato complicato?
“Per quanto riguardo la passione per la cucina, è stato facile visto che sono perennemente affamato. Per la natura, anche lì è un richiamo, devo passare un po’ di tempo all’aria aperta ogni settimana altrimenti appassisco. Per l’arte ogni tanto si va a fare qualche weekend in città italiane con la mia ragazza. E poi ho determinazione e positività nell’approccio a qualsiasi avversità”.
Perennemente affamato ma con un fisico statuario. Come sono stati gli anni nella moda?
“Divertenti. Un giorno potevi non essere nessuno, potevi essere a terra perché la concorrenza ai casting era sempre ferocissima, ma quando ti prendono per un lavoro ti senti al settimo cielo. Di contro negli ultimi tempi mi stava stretto. Il successo non dipendeva da te, non potevi escogitare un metodo per riuscire, lavoravi con l’aspetto e quello c’è a priori ma che va inevitabilmente svanendo con il passare del tempo. Sentivo il bisogno di costruirmi una carriera che dipendesse dalle mie capacità”.
E la tua tenacia sembra dare frutti. Sei a “Decanter” su Radio2  con Fede e Tinto, alla “Prova Del Cuoco” con la Clerici, ammiriamo i tuoi splendidi reportage su “agrodolce.it”. Emozionante, no?
“Sì molto. All’inizio sembrano fatiche insormontabili, ti chiedi se sarai all’altezza oppure no, ma poi ti fai coraggio e ti butti. Lo studio sta alla base di tutto. Mi rende più sicuro di me”.
Mi vorrei soffermare un attimo sulla “Prova Del Cuoco”. Sei giudice di una gara tra semplici mortali e uno chef. Hai mai assaggiato qualcosa di veramente immangiabile?
“Sì. Una volta delle concorrenti, confondendo il sale con lo zucchero, hanno preparato un dolce stomachevole. Per il resto è difficile che qualcosa sia davvero immangiabile, c’è sempre una buona selezione di ingredienti a monte perché i concorrenti ci tengono a fare bella figura”.
Oscar Farinetti, patron di Eataly, è stato durissimo con le trasmissioni culinarie della tv, in special modo con la “Prova Del Cuoco”, definendola pornografia culinaria. Ha esagerato?
“Se lo ha detto in modo negativo si è sbagliato. E’ cultura popolare. Io stesso da ragazzino ho imparato molto guardando la ‘Prova Del Cuoco’ con mia nonna. Provavamo le ricette assieme, sperimentavamo, e sperimentando s’impara sempre. I cuochi che vi partecipano sono molto bravi. Trovo sia un ottimo modo per imparare basi e trucchetti culinari. Chiaro che uno non diventa Massimo Bottura guardando la questa trasmissione ma bisogna sempre considerare il target di riferimento del programma”.
Hai ancora molti sogni nel cassetto ovviamente, ma la strada è quella giusta. Svelaci almeno uno di questi sogni pero…
“Ne ho uno solo fin da quando ero piccolo: avere un programma mio che racconti le culture alimentari del mondo, in modo semplice e diretto”.
Un sogno non da poco e non banale.
“In effetti, quando da piccolo ti ponevano la classica domanda, cosa vuoi fare da grande, i miei amici rispondevano il calciatore o l’astronauta, io rispondevo sempre il conduttore di ‘Linea Verde’, suscitando le risate dei presenti”.
C’è qualcosa che Andrea Amadei non mangia?
“Junk food in generale. Il pesce confezionato e surgelato che si trova al supermercato e che che t’impesta il freezer di cattivo odore. Penso che sia giusto stare ben attenti a quello che immettiamo nel nostro corpo. Il cibo può essere semplice ma deve essere di qualità. E’ una forma di rispetto verso se stessi”.
Il pranzo ideale,compreso di vino per i lettori di GP Magazine?
“Pisarei e fasò della nonna e lambrusco Storchi o uno spaghetto alle telline: peperoncino, olio buono, uno spicchio d’aglio e scorza di limone nel soffritto, prezzemolata violenta alla fine. Cosa si può volere di più? Pasta ben al dente, è ovvio”.
Il vino italiano è il migliore al mondo?
“Dipende da vino e vino. Sicuramente l’Italia è il Paese vinicolo con più potenzialità per la ricchezza di vitigni autoctoni e microclimi unici”.
L’emozione lavorativa più bella che hai avuto fino ad oggi?
“Parlare con Aimo Moroni a ‘Identità Golose’. Insieme a sua moglie Nadia ha fatto la storia della cucina italiana ma mantiene semplicità e umiltà nel parlare, ha idee chiare e piene di speranza. Arriva al cuore. Mi ha commosso”.
Il vegetarismo. Una moda passeggera?
“Sai non è giudicabile. Il rapporto con ciò che mangiamo è talmente intimo che solo ognuno di noi può comprendere perché si avvicina a uno stile di vita alimentare piuttosto che un’altro. Per me è come la religione. Si segue ciò che si sente e non s’impone. Mai”.
Quali sono le eccellenze italiane?
“Sono i prodotti che raccontano un territorio, una storia. Sono fatti con passione e rispetto verso le tradizione. In Italia le eccellenze non si contano, grazie alla varietà dei nostri territori ai microclimi della nostra penisola possiamo contare su una biodiversità ampissima. Molti prodotti sono stati scoperti altri sono ancora nascosti da produzioni limitate consumate solo nei luoghi di produzione”.
I tuoi hobby?
“Giardinaggio e il calcetto con gli amici, beach tennis, beach volley, tennis”.


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