Andrea Vianello: Il bravo vicedirettore di Rai Uno


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È uno dei più apprezzati tra i giornalisti italiani. Dopo la conduzione di “Mi manda Rai Tre” e di “Agorà”, che è stata la sua creatura, è diventato il numero due della rete ammiraglia della Rai. Un traguardo importante per lui, che rappresenta un ulteriore trampolino di lancio

di Simone Mori

Romano, ma non romanista bensì tifosissimo del Milan, Andrea Vianello è una delle punte di diamante del nostro giornalismo. La sua passione nasce sin da bambino, ma il primo amore era quello di diventare un grande romanziere. Invece il giornalismo ha avuto la meglio e dopo anni spesi alla conduzione di programmi come “Mi Manda Rai Tre” e “Agorà”, oggi è il vicedirettore della rete ammiraglia Rai. A lui piacciono le sfide, piace mettersi in gioco. Conosciamolo meglio.

Ci racconti come nasce la tua passione per il giornalismo e i tuoi primi anni in quel mondo?

“Ho avuto abbastanza precocemente la voglia di raccontare e di scrivere, ho studiato letteratura sudamericana con il segreto desiderio di diventare un romanziere, ma a chi mi chiedeva cosa volessi fare da grande rispondevo più pragmaticamente: giornalista. E alla fine me ne sono convinto e mai pentito. I primi anni sono stati come quelli di chi cerca di inserirsi in un mondo affascinante ma chiuso, poi ebbi la ventura di vincere un concorso in Rai per praticante giornalista e lì è iniziata l’avventura”.

Porti un cognome importante che raccoglie in noi ricordi del grande Raimondo e di Edoardo. Ci sono legami di parentela?

“Certamente! Strettissimi con Edoardo, che è mio zio, il fratello di mio papà e con cui sono molto legato (ho anche scritto molti testi di sue canzoni, tutte di ‘clamoroso insuccesso’). Anche Raimondo faceva parte della nostra famiglia, era il cugino diretto di mio nonno, anche se essendo più vicino di età a mio padre era una sorta di zio di secondo grado. Un grandissimo della TV che manca molto”.

Hai condotto tante trasmissioni. “Mi manda Rai Tre” e “Agorà” tra le più importanti. Ci racconti le difficoltà e le bellezze di condurre due trasmissioni così diverse ma importanti allo stesso modo?

“Due esperienze fantastiche. In un caso ereditai il programma già di grande successo da Piero Marrazzo e in corsa quando annunciò la sua candidatura alla Regione Lazio: un vero programma di servizio pubblico, appassionante, da condurre con senso civico e dalla parte dei cittadini. ‘Agorà’ è stata invece una mia creatura, fondato dal nulla in una fascia mattutina dove mancava informazione, e sono molto orgoglioso che oggi sia un caposaldo di Raitre grazie a Gerardo Greco e Serena Bortone che poi lo hanno portato avanti con successo”.

Abbandonasti Agorà perché nominato direttore di rete a Rai Tre. A livello professionale, come hai vissuto questa scelta?

“Come una mia aspirazione di portare dopo tanti anni di esperienza sul campo in prima linea la mia visione e idea di gestione dell’intero canale. Un grande privilegio e una enorme responsabilità”.

C’è qualcosa che rifaresti ad occhi chiusi e qualcosa che invece non ci penseresti proprio?

“Ogni mia decisione professionale lo ho fatta valutandone il peso ma soprattutto capendo con la pancia prima ancora che con la testa  se la era la cosa giusta, non per me, ma per il prodotto. Quindi rifarei forse anche errori che so di aver fatto. Forse coglierei in modo diverso una prospettica molti anni fa di una corrispondenza all’estero che per vari motivi decisi di non accettare ma che avrebbe potuto essere un’esperienza professionale e di vita che mi è mancata”.

Da una decina di mesi invece sei passato alla vice direzione di Rai Uno. La rete ammiraglia. Come stai vivendo questa esperienza?

“Con grande entusiasmo e impegno. È la rete più vista dagli italiani e il prodotto che bisogna offrirgli deve essere sempre in grado di coniugare qualità e affezione del pubblico. La fascia pomeridiana di cui mi sto occupando è una parte del palinsesto pregiata e importante e riconsolidare e riqualificare un programma storico come ‘La Vita in diretta’ è un compito affascinante e necessario”.


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