06/25/2022
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Anna Copertino: Il condottiero “Maradò”

di Mara Fux –

Giornalista di trincea dalla squisita matrice napoletana, direttrice in rete di Road Tv nonché autrice di interessanti libri a sfondo etico sociale quale “Un giorno per la memoria” per non farci scordare le vittime della camorra è da poche settimane nelle librerie con un interessante lavoro su Diego Armando Maradona

Come nasce “Maradò”?

“Nasce dall’amore e dal dolore. Quando tutto il mondo ha saputo della sua morte c’è stato un grande silenzio e un grande vuoto. Ho avvertito la perdita fortemente e ho avuto la necessità di farlo raccontare dalla voce dei suoi tifosi, in una coralità emozionale. In modo diverso, non stereotipato ma dal cuore di chi l’ha amato, incondizionatamente; chi poteva farlo se non il popolo di tifosi napoletani? Ho immaginato un percorso itinerante partendo dal campo sportivo Paradiso, attraversando la città e ponendo a tutti la stessa domanda: qual è l’emozione che ti ha donato e lasciato Maradona? Mi sono scelta due compagni di viaggio, mio fratello Giovanni, che è anche autore della foto della copertina, e l’amico e collega Bruno Marra. Per circa nove mesi sono andata in giro tra i tifosi: tantissimi giornalisti, scrittori, imprenditori o persone semplici, commercianti, attori, amici, compagni di scuola e del quartiere Fuorigrotta, che accoglie lo stadio, lo stesso che oggi , finalmente è lo Stadio Diego Armando Maradona”.

Maradona appartiene a Napoli o Napoli appartiene a Maradona?

“Maradona è Napoli, Napoli è Maradona; sono legati indissolubilmente per sempre. Diego sarà ricordato come un condottiero che ha portato in alto Napoli e il Napoli, come mai nessuno prima e nessun altro dopo. Sarà ricordato come un eroe osannato da chi c’era e da chi non c’era”.

Hai al tuo attivo un’intensa attività giornalistica svolta letteralmente in trincea; come si coniuga ciò con la figura di Maradona?

“Anche Diego è stato in trincea nel combattere le sue battaglie personali e per le sue squadre, sempre in prima linea per difendere i diritti di chi non aveva voce. Contro i poteri politici che risiedono nel calcio, in modo diretto e senza troppi giri di parole; come in campo diretto in porta”.

Di Diego tanto si è detto e tanto si è scritto: com’è il “tuo” Diego?

“Il mio Diego è un ragazzo che ha vissuto la povertà vera e vuole riscattarsi, che sente forte la voglia di affermarsi perché vuole uscire da quel fango in cui gioca divinamente a calcio e sogna… di giocare un mondiale, di vincerlo, di comprare una casa a sua madre, è arrivato, dove nessuno ha mai osato, perché aveva saputo sognare. In quella piccola e modestissima casa, dove era nato, nella baraccopoli di Villa Fiorito, al sud del mondo ha sognato un sogno è l’ha realizzato. Il mio Diego è lo scugnizzo con un sorriso indimenticabile, tanti riccioli neri e un cuore grande e generoso. È quello che si allena e corre con le scarpe slacciate. È il compagno di gioco leale, rispettoso dell’avversario, fragile e vulnerabile ma anche testardo e deciso. È un dono meraviglioso che la città di Napoli e i napoletani hanno ricevuto. Ed è diventato lui stesso partenopeo. Averlo visto giocare, averlo conosciuto è indimenticabile”.

Quale tra i personaggi che hai intervistato nello scrivere il libro ti è rimasto più impresso e perché?

“Non c’è un solo personaggio che non abbia lasciato un segno nel mio cuore; ognuno di loro, al di là dell’incontro o del ricordo, ha mantenuto la stessa identica coralità di gratitudine e amore per questo piccolo uomo che ci ha portato come campioni in Italia e nel mondo. Posso sicuramente dire che alcuni ricordi emozionali che mi hanno intenerito, nascono proprio dai giovani che non lo hanno visto giocare dal vivo ma che lo amano e raccontano di lui con la stessa enfasi di chi l’ha vissuto”.

A tuo avviso, cosa non è stato detto esplicitamente di lui e cosa, invece, è stato sottolineato troppo?

“Sicuramente come tutti quelli che hanno vissuto una vita al limite, con tutti i suoi abusi, nell’uso di droghe e nelle sue tante storie con numerose donne. Ma come tutti i geni c’è un lato oscuro che non ha mai nascosto. La sua genialità in campo, indiscussa, molte volte è stata mescolata con la sua vita privata, ma le due strade non devono essere confuse. Il suo lato oscuro ha nuociuto soprattutto a se stesso, ma non voglio giustificarlo. La sua vita sportiva è indiscussa, i suoi titoli parlano per lui, sul campo ha illuminato uno sport chiamato calcio, contro i poteri forti, pagandone le conseguenze”.

Domanda cattiva. Diego Armando Maradona è celebrato come pochi sportivi al mondo: trattarlo è anche un’azione commerciale per raggiungere un pubblico più ampio di lettori

“Certo, la domanda ‘conosci Maradona?’ in qualsiasi parte del mondo trova una risposta affermativa, tutte le sue statistiche sportive sono conosciute, raccontare le emozioni e storie inedite anche di persone comuni è stata la differenziazione con tutti gli altri libri. Se poi questo libro catturerà tanti altri lettori, sarà solo la conferma che Diego è veramente amato”.

Durante la stesura del libro, alla tua richiesta di intervista hanno aderito tutti coloro cui ti sei rivolta oppure qualcuno ha rifiutato?

“Qualcuno c’è stato, ma veramente pochi. Un poco me ne sono dispiaciuta, ma per i tantissimi altri che si sono resi disponibili sono stata felice di poterli condividere. In ogni caso, io non demordo, ritornerò alla carica per un eventuale secondo volume”.

Ci saranno altri Maradona nel cuore dei napoletani?

“Ci sono stati alcuni che si sono avvicinati, ai quali i napoletani sono affezionati, ma Diego è inarrivabile. Quando un nuovo condottiero ci porterà li in alto con almeno 3 scudetti e un paio di titoli europei, forse, ma il primo amore non si dimentica facilmente”.

E al mondo?

“Certo ci sono stati e ci sono tanti campioni, Messi, Ronaldo, Neymar e tanti altri ma sono tutti apostoli di un grande Dio, lui, D10S”.

Anna Copertino, scrittrice
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