Annachiara Mantovani: “Sono una donna non sono una Santa”


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Applaudita in questo inizio di stagione nello spettacolo teatrale “La Santa sulla scopa”, al teatro Anfitrione, dove interpreta Apollonia, la protagonista

di Mara Fux

Nata a Roma, si è formata al Piccolo Teatro di Milano. Ha avuto esperienze al cinema e in tv con varie fiction ma è il teatro l’ambito in cui si sta togliendo le maggiori soddisfazioni.

Fare l’attrice era il tuo sogno da bambina: quando hai capito che il sogno poteva trasformarsi in realtà? 

“Ho capito presto che il gioco dell’interpretare altri ruoli, di fare altri personaggi mi avrebbe consentito di raccontare una parte di me che nella vita o nel comportamento quotidiano non sarebbero venute fuori. Certi personaggi ci danno l’opportunità di rappresentare dei percorsi che non sapremmo raccontare con la nostra vita ma attraverso loro si riesce; attraverso il loro spazio, il loro tempo e le loro reazioni è possibile per un attore raccontare un proprio percorso”.

Il tuo percorso artistico? 

“A 20 anni mi sono iscritta a drammaturgia e contemporaneamente ho cominciato a far gli esami per entrare nelle accademie più prestigiose d’Italia; nel ’96 ho superato le selezioni al Piccolo di Milano dove mi son diplomata nel ’99”.

Dopodiché sei tornata a Roma? 

“Sì e mi son subito resa conto quanto fosse difficile vivere facendo questo mestiere considerata anche la difficoltà del venire a conoscere le occasioni per fare i provini. Così partendo dalla domanda ‘quale tipo di teatro avrei voluto fare’, ho iniziato a creare una serie di collaborazioni con altri artisti e a mettere su degli spettacoli. Così sono nati ‘A lui non diceva nulla’ con le musiche di Dimitri Nicolau ed il sassofonista Pier Paolo Iacopini o una rielaborazione de ‘Il barone rampante’ con un quartetto d’archi o ancora una biografia di Feuerbach rappresentata su testo del docente di filosofia Fulvio Iannaco con la regia della pittrice R. Napolano”.

Un ruolo cui sei rimasta affezionata? 

“Ci sono molti ruoli che mi hanno lasciato parte della loro vita in particolare credo mi abbia toccata fortemente la storia di Anna Cap, la sedicenne che per otto anni ebbe una relazione amorosa con Ludwig Andreas Feuerbach: ancora mi fa scoprire parti di me parlando del primo innamoramento di una donna, della delusione ricevuta e della possibilità di reagire in modo intelligente, non distruttivo e soprattutto non autodistruttivo”.

Che ci dici invece di Apollonia, personaggio che stai interpretando al Teatro Anfitrione ne “La Santa sulla scopa” di Luigi Magni? 

“Anche Apollonia offre molte possibilità di approfondimento sempre sul femminile e sul rapporto di potere che il maschile ha sul femminile”.

Ami dedicarti a progetti di scrittura che solitamente sfociano in opere teatrali: ti stai dedicando a qualche particolare soggetto? 

“Proprio da poco ho terminato la stesura di un testo teatrale al quale tengo molto, una favola tratta da ‘Le Metamorfosi di Apuleio, la favola di Amore e Psiche’: anche lì c’è una giovanissima donna che affronta la vita, l’adolescenza e il primo incontro con l’uomo, con tutte le sue difficoltà,i dubbi, le incertezze, l’ingenuità ma anche la malignità e l’invidia delle persone che ha intorno”.

Negli allestimenti che porti in scena la musica ha grande importanza: la ritieni complementare alla tua professione? 

“Io credo di aver voluto fare prima la cantante e poi l’attrice… Comunque sì, l’importanza del canto e della musica è notevole in tutti i miei spettacoli. La voce è il punto d’incontro delle idee con il corpo, è emessa dal corpo ma esprime il pensiero e le immagini quindi è essa stessa incontro tra lo psichico e il fisico”.

Hai iniziato la stagione interpretando al Teatro Anfitrione “La Santa sulla scopa” di Luigi Magni; un buon motivo per venirti a vedere? 

“E’ un testo profondissimo e complesso sul rapporto che la religione ha con la donna, con il femminile; rientra perciò nel mio percorso personale perché trovo che la violenza esercitata dalla religione sulle donne sia assoluta e ossessiva. Qui la tematica viene affrontata con ironia e sarcasmo ma anche con lucidità”.

A dirigerti ne “La Santa sulla scopa” è Eleonora Pariante, tua collega sul palcoscenico: avete lavorato assieme sul personaggio? 

“Eleonora è una gran professionista e il testo offre talmente tante possibilità di approfondimento che c’è stato un continuo scoprirne assieme le sfumature con grande serenità e curiosità”.

Un titolo così accattivante che per di più manca dalle sale da qualche anno ha già in prospettiva un tour  nazionale? 

“Beh, io spero che lo spettacolo piaccia e venga visto e che nascano possibilità per girare l’Italia”.

Quali sono i tuoi prossimi impegni artistici nella stagione? 

“Per ora, sempre al Teatro Anfitrione con Sergio Ammirata nella commedia ‘Seppelliamoli nel parco!’. Dopodiché si vedrà”.


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