Annalisa Favetti: La bravissima attrice interpreta Lady D


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Popolare volto della televisione e del cinema, Annalisa Favetti è protagonista assoluta di una piece teatrale che propone la controversa vicenda terrena della Principessa Triste.

di Mara Fux

Come mai la scelta di portare Lady D? 

“La verità? E’ un’idea che nasce da Pietro De Silva, il quale ogni volta che mi incontrava in qualche sala o a casa di amici comuni, insisteva nel farmi notare la somiglianza con la principessa inglese, ripetendomi  ‘devi fare uno spettacolo su Lady D’ fino a che non mi è venuto spontaneo rispondergli ‘tu sei autore, no? Allora scrivimene uno!’. E lui lo ha fatto: la scorsa estate si è presentato con il testo per partecipare a una rassegna di corti teatrali e, visto che lo spettacolo riusciva e l’idea piaceva, lo ha ampliato traendone un copione molto interessante”.

Ci hai aggiunto del tuo o ti sei attenuta semplicemente allo scritto? 

“Ci ho messo parecchio del mio, probabilmente perché vedevo in quello che facevo la nascita vera e propria di un progetto dal taglio quasi cinematografico. Nello spettacolo ho cercato di far venir fuori la linea malinconica che ha permeato tutta la vita di Diana, portando in scena i tormenti interiori della donna Diana. Sono pensieri senza tempo e senza spazio da cui esce la donna buona ma anche i suoi lati oscuri; si dicono cose forti, da cui esce  il ritratto di una donna per certi versi anche ambiziosa; di una donna  che arriva all’altare cosciente che stava sposando un uomo ben poco innamorato di lei e del quale, probabilmente, non era nemmeno lei  troppo innamorata”.

Come avete affrontato la stesura di un testo del genere? 

“Attraverso tanta documentazione, tutto quello che noi diciamo è già stato scritto, analizzato, denunciato dalla stampa inglese; in fase di scrittura ci è stato  molto vicino un giornalista della BBC, il quale ha confermato come lei fosse ben decisa a costruirsi un sogno, il sogno di diventare regina. Sapeva bene dove andava. Parliamo di tutto, dei suoi amanti, di come sapesse già da prima del matrimonio della relazione tra Carlo e Camilla. Parliamo anche della sua sofferenza nel sentire Elisabetta sempre molto distaccata; nello spettacolo Pietro me lo fa dire: davanti all’assenza della regina persino all’omaggio resole dalla cittadinanza al St. James Park con migliaia e migliaia di fiaccole, fa dire a Diana, cioè a me, ‘Lei non c’era mai!’. Parliamo davvero di tutto, si accenna persino alla possibile paternità di Henry.  Ma ripeto: tutto quello che si dice nello spettacolo è stato pubblicato dalla stampa o dai suoi biografi”.

C’è qualcosa di questi documenti che ti ha colpito? 

“Beh ci sono cose che in qualche modo sconvolgono, tipo che essendo moglie di un reale devi garantire comunque una discendenza e quindi devi, come dire, procreare anche quando non ti va. Dai documenti si parla addirittura di un suo ovulo fecondato e  impiantato in una infermiera che si è prestata a partorirlo in caso servisse un futuro erede. Una cosa assurda, ma di cui si parla e legge. Insomma cose molto forti che riguardano i reali”.

Come ne viene fuori, che idea ti sei fatta? 

“Che sia stata una donna infelice ma che cosciente della sua posizione l’abbia utilizzata per far qualcosa di grande, scelta che ha fatto di lei una gran donna. Nel momento in cui ha preso coscienza di quello che era nelle sue potenzialità, guardando quello che all’epoca avveniva nel mondo, ha capito che qualcuno doveva fare qualcosa e si è detta ‘perché non io?’ ha preso una posizione importante. Ha smesso di piangere e si è data da fare”.

Ti senti somigliante fisicamente a lei?  

“No, ma siccome molti dicono di si, immagino che una certa somiglianza ci sia. Anche se ammetto che guardando i suoi video, mi riconosco nella sua gestualità e in molti modi di fare, come l’uso di muovere lo sguardo dal basso verso l’alto, tipicità delle persone molto timide. Diciamo che mi sento diversa da lei ma in effetti ci sono aspetti affini”.

Cammeo del testo è l’uso che fai dell’acrobatica. Come nasce quest’idea? 

“Io sono sempre stata molto sportiva, ho fatto nuoto, ginnastica artistica ma fin da bambina ho amato tanto stare a testa in giù facendo verticale, capriole e appendendomi ai cerchi. Da un po’ di anni pratico l’acrobatica che comprende trapezio, cerchi e fasce. Saperlo per Pietro è stato un invito a nozze perché ha sposato pienamente la sua idea di fare di Lady D una sorta di figura fatua, fluttuante nell’aria, vaga come quel passato che riaffiora dopo l’incidente. Lo spettacolo si apre proprio con il corpo di lei scomposto semicoperto dalle lamiere e termina con il suo funerale, ci sono proiezioni, immagini e io interpreto i suoi pensieri facendo uso dell’acrobatica”.

Quindi niente scene, costumi, trucco? 

“La scenografia è molto astratta, ci sono lamiere accartocciate che formano quasi un monte su cui io salgo e mi muovo; il costume richiama qualcosa di ultraterreno ma è al tempo stesso elegante e borghese come era lei. Per quanto riguarda il trucco sfruttiamo al massimo la somiglianza che dicono io abbia, null’altro”.

Pensi che avrà lunga vita come spettacolo? 

“E’ un lavoro unico, un vero cammeo che porteremo il più possibile in giro durante l’estate ma che tornerà in scena la prossima stagione, anche se ancora non so dirti dove”.

Sei anche attrice di cinema e di televisione. Progetti imminenti? 

“Nelle sale c’è ‘Dolcemente Complicate’ di Angelo Frezza (l’intervista è stata realizzata prima che esplodesse l’emergenza coronavirus ndr) mentre con la tv non ho progetti in corso. In compenso a metà aprile debutto al Teatro Sette in Boeing Boeing di M. Camoletti con Matteo Vacca in un ruolo assolutamente comico, un appuntamento brillante a cui vi invito tutti per trascorrere una spensierata serata di sano divertimento”.


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