Antonietta Bello: Una visionaria punk


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All’inizio di aprile l’abbiamo ammirata al cinema nel film “Lovers”. Una bella ciliegina sulla torta per questa attrice bravissima, che può annoverare importanti esperienze in teatro e nelle fiction di maggiore successo

di Giulia Bertollini

Ci incontriamo davanti al Teatro Argentina. Antonietta ha appena terminato di accompagnare i visitatori nel suo spettacolo itinerante. La sua simpatia e il suo ottimismo mi travolgono come un fiume in piena. Puntiamo ad una libreria con una sala bar e così tra un cappuccino e una coca cola inizia la nostra conversazione.

Antonietta, nel film “Lovers” interpreti un personaggio che sembra quasi rimandare alla maschera del teatro greco classico. Infatti, Dafne assume più ruoli e identità…

“Esattamente e lo stesso vale per gli altri tre protagonisti. L’intera trama del film si articola in quattro episodi in cui ognuno si destreggia in quattro personaggi diversi. L’aspetto più interessante è che questa schizofrenia interpretativa dipende dal punto di vista dello spettatore. O meglio, o puoi vederci quattro attori che recitano personaggi diversi oppure puoi concepirla come un’unica entità che mostra in ogni episodio un lato di sé in modo scisso dalle altre. In questo ultimo caso, si ha la possibilità di cogliere un fil rouge che lega i personaggi interpretati alle relazioni che si instaurano. E’ un lavoro magmaticamente psicologico e intuitivo”.

Come ti sei preparata al ruolo? E quanto c’è di te nel personaggio di Dafne?

“Ho studiato davvero tanto sia a livello testuale che di preparazione dei vari personaggi. Devo confessarti che la prima volta che ho letto il testo non ci ho capito nulla e questa incomprensione ha riguardato anche gli altri attori. Questo progetto mi ha permesso di sviluppare una maggiore creatività tanto che c’è molto di me. Ti spiego meglio: i personaggi che interpreto dimostrano di essere tenaci, nel senso che sanno ciò che vogliono e se lo vanno a prendere, talvolta anche sgomitando. In questo aspetto caratteriale, mi riconosco molto. Infatti, quando mi metto in testa qualcosa non c’è né per nessuno (ride). Vestire i panni di un personaggio torbido è stato un lavoro interessante perché mi ha permesso di scoprire dei lati di me che non conoscevo. Inoltre, non è da sottovalutare l’aspetto erotico-seduttivo del mio personaggio. Dafne racchiude in sé una visione del sesso e dell’erotismo libera e trasgressiva”.

In questo variopinto microcosmo di personalità, tutti i personaggi si trovano costretti a fare i conti con una tendenziale fragilità delle relazioni sentimentali e una conseguente difficoltà a costruire rapporti duraturi. In questo affresco sociale contemporaneo, non si corre il rischio secondo te di coltivare connessioni piuttosto che relazioni? E quale può essere la via di fuga da quello che il pensatore Bauman definì “amore liquido”? 

“Tosta come domanda (ride). Secondo me non esiste una risposta e non esiste un metodo per salvaguardarsi definitivamente dall’amore liquido. Dall’altro canto però c’è sempre un metodo, ogni volta diverso, che ci permette di scoprire in che modo tramutare le connessioni in relazioni. In qualsiasi rapporto sia esso sentimentale che affettivo sono necessari due elementi: l’impegno e la dedizione. Non mi concentrerei tanto sulla sincerità e sulla fedeltà non perché non siano anche essi importanti ma perché siamo umani con tutti i nostri limiti. Pensa che la mia agente Marina Diberti, scomparsa qualche tempo fa, mi disse: ‘poniamo il caso che tu stia con un uomo per cinquant’anni. Avresti davvero il coraggio di chiedergli di esserti fedele per tutto questo tempo?’. Con questa frase voleva spiegarmi come l’amore non fosse basato sul possesso ma sulla libertà dell’altro”.

Nel film, l’amore è una metafora per spiegare qualcosa di più complesso: l’imbarbarimento culturale in cui è precipitata la nostra società. Infatti, Giulia, interpretata dall’attrice Margherita Mannino, afferma che “per essere medico, giudice, avvocato, per costruire un ponte, una favola, una storia d’amore serve un  libro”. Perché la cultura è così importante? E che idea ti sei fatta dei giovani di oggi e del loro rapporto con la lettura?

“Gramsci diceva ‘non bisogna perdere l’ottimismo’. E io rispetto ai giovani di oggi sono ottimista. So che sono controcorrente ma io credo che i ragazzi riescano a cogliere le opportunità che gli vengono offerte. Certo, è difficile gestire la realtà virtuale che si è affacciata nella nostra società e per tale non intendo solo i social ma anche l’intelligenza artificiale. La cultura ha un ruolo importante perché apre le menti consentendoci di elaborare visioni. Se posso immaginare allora vuol dire che posso costruire qualcosa. E se ci pensi bene, l’immaginazione è il legame tra l’intuito e la razionalità. Solo attraverso l’unione di questi due ingredienti, si può spaccare il mondo”. (ride)

“Lovers” ha avuto molto successo all’estero tanto da vincere premi importanti nei diversi festival in cui è stato presentato. In Italia però non ha avuto lo stesso riconoscimento. Ti sei riuscita a spiegare perché?

“Certo. Come ben vediamo, l’Italia sta vivendo un momento di particolare difficoltà sotto ogni punto di vista. In questo clima di ‘lutto elettorale’, è sempre più evidente che là dove non c’è giustizia sociale non si possono coltivare la libertà e la democrazia. Senza quest’ultima è difficile fare cultura anche se non impossibile. Inoltre, Lovers è un film dal respiro europeo che attraverso la sperimentazione evoca un atteggiamento quasi spavaldo. Risulta indicativo di una chiara volontà di credere fortemente in un progetto e di portarlo avanti fino in fondo. Poi emerge un’altra interessante valutazione socio-economica: a volte è difficile conciliare l’arte con il suo mercato. Infatti, a vincere è sempre quest’ultimo”.

Sei particolarmente attiva anche in teatro. Quando è scoccata la scintilla del fuoco dionisiaco? E quali sono le realtà teatrali con cui senti di avere maggiori affinità?

“Il fuoco dionisiaco è sbocciato lentamente. Mentre frequentavo le scuole superiori ho iniziato ad appassionarmi al teatro per divertimento ed è stato così a lungo. Solo in seguito, durante i miei studi di restauratrice, ho capito che non riuscivo a farne a meno ed è diventato il mio lavoro. Rispetto alle realtà teatrali uso un parametro motivazionale, nel senso che mi interessa fare teatro nella misura in cui mi consenta di andare oltre me stessa e le mie conoscenze. E poi bisogna fare teatro per poter cambiare le cose. L’ultimo spettacolo teatrale a cui ho partecipato, ‘I due gentiluomini di Verona’, ha consolidato ancora di più questa mia idea. E’ stato un piacere lavorare con un regista come Giorgio Sangati. Tenetelo a mente, perché è un giovane talento che sono sicura farà tanta strada”.

Hai recitato in numerose serie TV tra cui “Don Matteo 9”, “Braccialetti Rossi 3”, “Un passo dal cielo 3” e “Le tre rose di Eva 4”. C’è un progetto in particolare a cui ti piacerebbe prendere parte? E un ruolo invece che ti piacerebbe interpretare?

“Mi piacerebbe tanto recitare in un docu-film storico. Sarebbe interessante vestire i panni del magistrato donna che si occupò in Sicilia del primo processo per stupro. Incrociamo le dita!”.

Tra le tue passioni c’è anche la pittura. Cosa ami rappresentare nelle tue opere? E a quali artisti ti ispiri?

“Per quanto riguarda i soggetti, mi lascio trasportare dalla fantasia. Gli artisti a cui mi ispiro sono gli espressionisti James Ensor, Otto Dix e George Grosz. In loro si rintraccia una forte connotazione istintiva e un richiamo alla politica aristotelica con una forte impronta sociale. Inoltre, amo molto l’arte giapponese compreso il genere manga inteso nel suo lato graphic-novel. A tal proposito, sono un’appassionata dello Youtuber Dario Moccia, scrittore e critico”.

Ami anche leggere. Qual è il libro che ti ha cambiato la vita? E invece una lettura che ti ha deluso? 

“Due sono i libri che mi hanno cambiato la vita. Il primo è ‘Il linguaggio salvato’ di Elias Canetti. E’ un’opera coinvolgente in cui la struttura della scrittura diviene la struttura della realtà. L’altro invece sono i ‘Canti’ di Leopardi. Sai, spesso nelle scuole non si riesce ad apprezzarlo fino in fondo. Leggendolo da sola ho scoperto invece che faceva l’amore con le parole e dalla carnalità della sua poetica ne sono rimasta travolta. Un libro invece che mi ha deluso è stato ‘L’educazione cattolica’ di Edoardo Albinati. Mi aspettavo di più”.

Che idea ti sei fatta sul caso Weinstein e sulle diverse testimonianze di abusi sessuali nel mondo del cinema? E cosa pensi del movimento #metoo?

“Sul caso Weinstein ho un’idea ben precisa che non attiene ai fatti. Quello che a me non è piaciuto è che non si sia tenuto conto del risvolto psicologico di questa situazione e che non se ne sia parlato opportunamente nel corso dei dibattiti televisivi. Mi riferisco in particolare alla querelle mandata in onda nella trasmissione ‘Cartabianca’ tra Vladimir Luxuria e Asia Argento. Sono rimasta sconvolta dalla banalità con cui si è trattato un aspetto così personale e intimo. Come si può pensare che una donna libera e indipendente come Asia Argento non possa aver subito una violenza? Io appoggio la sua battaglia e ritengo che i fatti denunciati debbano essere accertati in tribunale. Una volta cristallizzata una verità processuale, si potrà discuterne”.

Essere donna nel lavoro: ostacolo o opportunità? 

“Dipende. Spesso è un ostacolo che può convertirsi in opportunità. Le donne guadagnano meno, hanno possibilità minori ma dispongono anche di risorse che meritano di essere fatte valere”.

Cosa serve, secondo te, per diventare attore? C’è un segreto per farcela?

“Il segreto è di avere una visione del futuro. Per fare qualsiasi cosa nella vita, devi essere creativo. Il resto lo fanno le occasioni, il talento e il lavoro”.

Un tuo pregio e un tuo difetto.

“Il mio pregio è che cambio idea e ultimamente mi succede spesso(ride). Oltre a questo, sicuramente l’ottimismo. Il mio difetto è che a volte mi chiudo in me stessa senza riuscire a scorgere il lato positivo delle cose”.

Un sogno nel cassetto che ti piacerebbe realizzare.

“Esulando dal mio lavoro, vorrei realizzare una mostra con le mie opere. Chissà, magari!”.

Prossimi progetti?  

“Ce ne sono tantissimi. Intanto ‘Lovers’ che è uscito nelle sale il 5 aprile. Oltre alla stretta collaborazione con il Teatro Argentina, ho in serbo anche due progetti di cui uno a Milano e l’altro nel Padovano. Ed infine, un lavoro di cui al momento per scaramanzia non dico nulla ma che corona in parte un mio sogno”.


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