Antonio Monda: Con serietà e stile


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Italiano di nascita, newyorkese di adozione. Nella “Grande Mela” insegna storia del cinema presso la NY University ed è diventato protagonista dei salotti letterari americani organizzati nella sua casa che si affaccia sul Central Park

di Paolo Paolacci

Antonio Monda, scrittore e saggista italiano, vive e lavora a New York, dove insegna storia del cinema presso la NY University; collabora alla pagina culturale di Repubblica ed è critico cinematografico per la rivista dei libri “The New York Review of Books”. A New York è diventato un autentico protagonista della vita culturale americana con i domenicali brunch organizzati nella sua casa sul Central Park, salotto letterario all’ombra dei grattacieli.
Antonio, ci tenevo in modo particolare a fare questa intervista sia per un motivo culturale che  umano. Partiamo da quest’ultimo:  perché sei a New York e come è iniziato il tutto?
“Sono quasi vent’ anni.  Diciannove  anni fa in questi giorni sono venuto qui perché avevo un progetto di un film che poi non si  è fatto e cioè ‘Taibele e il suo demone’ di Isaac Bashevis Singer. Un grande racconto di cui avevo preso i diritti e  in tre anni ho cercato di metterlo in cantiere ma non ce l’ho fatta. Nel frattempo però ho cominciato a insegnare e poi da lì è partita la mia carriera  ed è quello che ora faccio”.
Perché hai scritto “Il paradiso dei lettori innamorati? ” E’ il seguito dell’altro tuo libro  “La magnifica illusione…”?
“Il seguito non direi, piuttosto una nuova puntata nel viaggio del cinema: io parlo sempre di viaggi. Quello era una raccolta di saggi di più di dodici anni fa, queste invece sono tutte interviste con persone importanti, di cui mi onoro di essere se non amico comunque  di conoscere, alle quali ho fatto domande molto dirette, come faccio sempre: ditemi cosa vi piace, perché vi piace, cosa detestate e perché lo detestate. Senza giri di parole”.
Di cosa ha bisogno il cinema di oggi? Alla fine ,a parte le tecniche è sempre l’immagine: che può essere a colori o in bianco e nero, o su pellicola o in 3D.
“Il rischio del cinema oggi è che si inseguano gli effetti piuttosto che la sincerità; quindi ha bisogno di  verità e sincerità, deve raccontare uomini e donne, emozioni, paure angosce, queste cose qua”.
Ma tu hai un grande conoscenza della letteratura e contemporanea in particolare, tant’è che sono anche ospiti de “Il paradiso dei lettori innamorati”. Qual è in letteratura lo scrittore che oggi rappresenta più il futuro ?
“Sono un grande estimare di due giovani che sono Nathan Englander  e Colum McCann”.
Hai anche conosciuto lo scrittore premio Nobel, Isaac Bashevis Singer, che peraltro c’entra anche con il titolo stesso del libro. Puoi dire qualcosa in merito a quello che ti ha rapito di lui?
“Sì, l’ho conosciuto. Posso dirti che il giorno che siamo andati a trovarlo, la prima volta ho trovato  un disordine, un casino. Cos’era successo? Si erano persi il diploma del Nobel e lui era furibondo perché la moglie non riusciva a ritrovarlo… Questo è il primo incontro che ho avuto con lui. Ed io l’ho visto come un peccatore, come un uomo di grandissima umiltà, di grandissima purezza. Pensa che per una pura coincidenza adesso, mia moglie, i miei figli ed io abitiamo a due isolati da dove abitava lui”.
Jonathan Franzen, Don DeLillo, Philip Roth, Paul Auster, Martin Amis e tutti gli altri come ti sono sembrati nelle risposte dei film preferiti e come sei riuscito a coinvolgerli in modo così diretto e sincero? Vuol dire anche avere trasmesso sincerità e fiducia…

“Il punto è che un po’ con il giornale, un po’ per il lavoro insomma un po’  sono amici, si parla come se parlassi con te”.
Grazie. Ma come funzionano le tue cene  famosissime  a New York da essere sottolineate da una trasmissione come ‘Che tempo che fa’  di Fabio Fazio ed avere conferma da Federico Rampini sull’inserto D di Repubblica? Puoi dire chi sono gli ospiti?
“Per questo è mia moglie che è una grande first lady, è lei l’organizzatrice di queste cose, ma nasce in un modo molto banale: chiunque ci viene a trovare sa che non c’è nulla da temere, si sta lì per  il piacere di scambiare idee”.
Sì ma sono persone importanti…
“Tutte e venti le persone del libro sono venute tutte e qualcuno anche più di una volta”.
“L’America non esiste”, altro titolo di un tuo libro: quanto di provocatorio e quanto di autobiografico nelle figure dei due giovani che lasciano l’Italia per l’America?
“Autobiografico moltissimo, provocatorio no.  Io dico scherzando che ho scritto il libro per smentire il titolo: è il contrario, è un atto d’amore”.
Ma veniamo al cinema, al tuo essere insegnante di regia, il tuo curriculum di documentari tipo “Oltre New York” e il carinissimo lungometraggio “Dicembre”. Ecco facciamo il gioco della torre: chi butti giù il cinema o la letteratura? E hai pensato di ritornare a filmare?
“Mi butterei giù io perché non ce la farei”.
Adesso le domande che tu hai fatto ai tuoi ospiti le faccio a te. Qual è il film che ti piace di più e il regista o i registi che ti piacciono di più?
“ ‘Il Padrino’ come film. I due Anderson, Wes e Paul Thomas, come registi”.
Ma perché ci si lega ad un film? Lo hai scoperto? Cos’è che affascina per sempre di un film: la nostra età, i nostri sentimenti, la nostra identità?
“Perché parlano al nostro cuore. Ci  mettono a nudo quando sono belli”
Stanno per iniziare le conversazioni, incontri con importanti autori di chiara fama, vuol dire che la letteratura avrà il sopravvento sul cinema?
“La prima è stata il 9 maggio a New York . Se volete potete seguite su www.leconversazioni.it il calendario”.


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