Antonio Monda


    Monda 2

Direttore Artistico della Festa del Cinema di Roma

di Paolo Paolacci

Abbiamo avuto il piacere e la possibilità di intervistare, in un breve spazio temporale, il direttore artistico dela Festa del Cinema di Roma Antonio Monda  (13- 23 ottobre) e qui ne riportiamo il messaggio. L’impressione è di avere a che fare con un poliedrico uomo italiano, che vive da 21 anni in America, che con serietà e stile, porta avanti il suo talento in molti campi artistici. Dal  cinema  – insegna regia alla New York University – alla  letteratura e al giornalismo – è critico letterario di Repubblica e qui, nell’allegato del sabato, “D” (primo numero di luglio), Federico Rampini gli ha dedicato la sua rubrica con il titolo esemplare: “Il neworkese perfetto e le sue nove vite in una”.

E’ un piacere intervistarti, e ci sarebbero un’infinità di argomenti. Cominciamo dall’ultimo libro: “L’indegno”. Come è nato e perché è nato?

Innanzitutto è il quarto titolo di una saga americana newyorkese, stiamo per definire un unico libro in dieci volumi. In questa saga, ognuna per un decennio diverso della storia americana, ricorrono dei personaggi: “L’indegno” padre Abram Singer, figlio di Maria la protagonista dell’America progressista/nordista. In questo libro mi interesso a guardare il tormento interiore di uomo e di prete sinceramente convinto della verità di Cristo ma anche sinceramente innamorato di una donna.

Quindi hai intenzione di arrivare a dieci libri, è così?

Sto scrivendo il quinto mentre parliamo e lo sto finendo spero di farne un sesto. Si, è assolutamente così.

Hai una straordinaria versatilità artistica per la letteratura, il cinema, l’organizzazione di eventi culturali, la televisione: è una tua indole naturale oppure una voglia di ricerca di qualcosa dentro di te che senti di dover esprimere così?

Direi tutte e due le cose. Ovviamente c’è qualcosa di naturale che mi viene spontaneo ma anche la necessità e la voglia di ricerca, tutte e due.

La vita quotidiana da quali espressioni artistiche secondo te è meglio rappresentata al meglio oggi? (la tua e quella di tutti)

Secondo me dalla scrittura, proprio dalla scrittura.

Vivi in America da molto tempo: sogni in italiano o in americano?

In americano, dopo 22 anni!

 Il valore della vita umana oggi sembra svalutato, o meglio è come se fosse entrato nel circolo economico: che cos’è che non abbiamo capito in tempo?

Che ci sono cose che non hanno prezzo, lo dice anche una pubblicità, e anche questo principio così importante diventa uno slogan. Ci sono valori, sensazioni, emozioni: penso al meraviglioso discorso di Bob Kennedy sul Pil: ci sono cose che il Pil non riesce a misurare, la felicità, ecc.

Papa Francesco: cosa ne pensi?

É un grandissimo pontefice. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere una serie di Papi uno più grande dell’altro: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e poi ovviamente Francesco, dei grandi Papi con personalità diverse nel solco dello stesso magistero.

Donald Trump in America è la pancia dell’America: è ancora il ritorno dell’11 settembre?

É la pancia ma non è necessariamente legato dell’11 settembre. Lui in persona interpreta un disagio diffuso e ha riportato a votare molte persone che non votavano più: quasi 4 milioni di elettori in più sono tanti, questo è un segno, poi a me non è che mi entusiasmi, però è quella roba lì.

Hillary Clinton è la continuità democratica che non ha ultimato la trasformazione sociale?

É sicuramente la continuità democratica che sta cercando di concludere quel cerchio lì.

 Insegni regia all’università University, una conoscenza spaventosa nel mondo del cinema, direttore artistico del festival del cinema di Roma (è inevitabile la domanda): quali sono le date e dove si svolge?

13-23 ottobre e si svolge all’Auditorium ma ci saranno anche eventi in città. Nelle prossime settimane cercherò di annunciarne uno abbastanza grande e clamoroso fuori dall’ Auditorium, ma non posso ancora dirlo!

Parlaci di questa tua seconda edizione, se cambierà qualcosa rispetto alla prima e se magari puoi anticipare qualcosa.

Ci sarà maggiore attenzione al red carpet e al glamour, non che non ce ne sia stato l’anno scorso ma c’è un’attenzione ulteriore.

Come ti è arrivata la folgorazione verso il cinema: esiste un momento in particolare della tua vita in cui te ne sei accorto oppure no?

Sì l’ho raccontato varie volte io persi mio padre quando avevo 15 anni e mi chiusi in un cinema, quindi ho visto tutti i film possibili alcuni noiosissimi e altri meravigliosi: erano gli anni della rinascita del cinema americano, gli anni di Coppola, della nascita di Scorsese, di Spielberg, di Cimino, di De Palma.

Lo scorso anno hai portato al Festival “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Mainetti, che è semplicemente entrato nel cuore di tutti quelli che lo hanno visto: stai cercando di fare una cosa simile?

I Festival si fanno con i film che ci sono, spero di trovare un altro Jeeg.

Isaac Singer, il grande scrittore con Nobel nel 1978: è ancora il  dybbuk il personaggio del futuro e quando ci farai il film di un suo racconto?

Quando non lo so, però è il personaggio che mi porto dentro, una delle persone che mi hanno più segnato artisticamente.

Hai mai sognato da bambino di riuscire a fare tutto quello che fai?

No. Ma l’ho sempre voluto.

Dove e come seguire il Festival di Roma e le tue altre iniziative?

Guarda, dal 30 settembre uscirà il programma e saranno in vendita i biglietti: online si potrà vedere.


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