Armando Quaranta: Yuri e la sua Classe Z


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Talento e passione costituiscono il binomio vincente di questo giovane artista, il cui volto espressivo cattura lo spettatore. Recitare è per lui una ragione di vita. Stiamo parlando di Armando Quaranta, tra i protagonisti di “Classe Z”

di Marisa Iacopino

Si tratta del tuo film d’esordio?

“No, ‘Classe Z’ è il mio terzo film. Ho esordito con ‘Belli di papà’, di Guido Chiesa, dove avevo un piccolo ruolo. Una breve partecipazione in ‘Baby sitter’ di Giovanni Bognetti, quindi ‘Classe Z sempre per la regia di Guido Chiesa, dove interpreto il pluriripetente Yuri”.

Qual è la tua formazione?

“Ho frequentato la scuola di recitazione Centro Studi Acting diretta da Lucilla Lupaioli, dove ora lavoro come assistente di Alessandro Di Marco, uno degli insegnanti. La vita per me è fatta di teatro, di lavori al cinema e qualche pubblicità. La scuola teatrale rimane però la mia roccaforte: lavoriamo con i ragazzi del liceo – il target di pubblico di ‘Classe Z’ – e questo è stato molto gratificante, perché se nella scuola sono un riferimento come assistente, al cinema mi hanno visto in qualcosa che parlava di loro”.

E del tuo esordio teatrale, cosa ci racconti? 

“Ho esordito nel teatro Lo Spazio, dove ogni anno si tiene la manifestazione ‘Autori nel cassetto, attori sul comò’. Sono arrivato primo con il monologo ‘Adesso è notte che ho anche scritto, così mi hanno offerto l’opportunità di metterlo in scena. Lo spettacolo è andato bene, e l’ho portato a lungo in giro per l’Italia”.

“Classe Z” è stato presentato come un film che fa riflettere i ragazzi. I professori invece come l’hanno accolto?

“Sia per i ragazzi che per moltissimi professori è stato motivo di riflessioni. Anche mia madre, che è insegnante, ha riconosciuto dei limiti nell’istituzione scolastica, ma pure dei pregi nei ragazzi costretti in un certo tipo di scuola. Sicuramente è stato un film che ha catturato l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori: professori, presidi e via dicendo. Alcuni insegnanti non l’hanno presa molto bene, perché ne esce un quadro in cui non sempre riescono a seguire i ragazzi. Il film, comunque, non aveva l’ambizione di raccontare la scuola realisticamente ma di individuarne certi limiti, in un modo a tratti fumettistico. Per questo, si è giocato sui cliché”.

Cosa ne pensi sulla costituzione di una classe zeta? 

“Sono assolutamente contrario alle classi selettive!  Mi è capitato di sentire di scuole che hanno fatto lavori di questo tipo. Licei famosi di Roma con sezioni per soli figli di professionisti, o di gente famosa. Sembrano cose arcaiche, ma esistono davvero”.

Il tuo pensiero sul professor Andreoli? 

“Un insegnante che entra in una classe di disadattati, e pensa di conquistarli con il suo film preferito, è senza dubbio poco in ascolto degli altri. Solo dopo che accadono certe vicende, lui si rende conto che era troppo preso da se stesso.  Professori così ce ne sono; si tratta degli idealisti, quelli che parlano ai ragazzi in modo diverso… ma non sempre il sistema funziona! Nella vita bisogna saper ascoltare, capire gli atteggiamenti giusti da prendere prima di parlare o di agire”.

Cosa ha dato Yuri ad Armando e viceversa?

“Io sono agli antipodi, un ragazzo tranquillo, non ho mai fatto a botte in vita mia. Il personaggio che ho interpretato, invece, risolve tutto con la violenza e l’aggressività. Malgrado questo, ci ho messo del mio: Yuri non riesce a rapportarsi con il padre riguardo al proprio futuro: quello lo vuole ingegnere, e non c’è comunicazione tra loro. Come tutti i giovani che decidono di intraprendere la carriera di attore, anch’io ho avuto problemi con mio padre – ne parlo nello spettacolo Adesso è notte. Sicuramente quest’esperienza l’ho veicolata nel mio protagonista. Per contro, forse mi piacerebbe essere un po’ più duro, come Yuri. Quando si interpreta un personaggio, si perlustra la sua psicologia, esplorando lati che non si conoscono. Yuri me lo porterò appresso. Lui poi parte come un personaggio scontroso, ma alla fine fa da collante. Questo per dire che anche l’ultimo degli ultimi può contribuire a una causa comune”.

Vuoi parlarci di ScuolaZoo a cui il regista si sarebbe ispirato? 

“Si tratta di un portale internet nato qualche anno fa, il primo che mostra tematiche della scuola dal punto di vista dei ragazzi, anche in modo goliardico. Ha fatto notizia la foto di un insegnante che dorme durante l’esame di maturità. Fondamentalmente, è ScuolaZoo che aveva l’esigenza di fare un film. Ha proposto il lavoro alla Colorado, il main sponsor. Insomma, una collaborazione tra la piattaforma ScuolaZoo e la Produzione per la realizzazione di un prodotto cinematografico”.

I tuoi progetti futuri? 

“Sto lavorando a un nuovo monologo, ma è in fase embrionale. Scrivo tanto, e l’anno prossimo porterò di nuovo in teatro qualcosa di mio”.

Se ti chiedo di pensare a una vocale liberatoria, cosa ti viene in mente?

“La ‘A’ che mi fa pensare a qualcosa di appagante, una soddisfazione: aaah! Ed è pure l’iniziale del mio nome… Sì, sì, la A mi sembra perfetta!”.


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