08/12/2020
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Attilio Carissimi: “Appassionato di tutte le arti”

Pittore e scultore come necessità di mettersi in gioco per creare un mondo d’arte e di artisti. In questa intervista Attilio Carissimi esprime una veloce, chiara e definita concezione della vita e dei suoi valori come la scelta dei colori per i suoi quadri.

di Paolo Paolacci

Attilio presentati brevemente.

“Sono nato a Bergamo nel 1939 ed ho iniziato molto presto la mia attività artistica di pittore e scultore costruendomi una longeva carriera artistica che dura ancora”.

Cosa sono i luoghi per un artista e per te qual è il luogo migliore?

“Tutta la vita in genere, i problemi e le gioie che ci riserva. Sperando nell’amore, nel rispetto per il prossimo senza promiscuità”.

Quando hai sentito che dovevi dipingere, hai un ricordo specifico?

“Ho sempre avuto la passione per tutte le arti: fotografia, musica, pittura, poesie, ecc. Le numerose mostre e musei visitati mi hanno spinto a pensare che anch’io potevo farlo. Studiando e lavorando con diversi artisti ci ho provato”.

Quindi scultore: come e perché se esiste un motivo diverso da quello di pittore?

“Il lavoro di mio padre consisteva nello sviluppare il modello di una scultura nelle dimensioni desiderate dall’artista, lavorando manualmente il marmo. Il suo lavoro era chiamato puntatore. Questo è stato l’input per iniziare: vedere uscire da un blocco una figura, un oggetto…”.

Quanta ricerca fai prima di mettere giù un’opera: la disposizione/raffigurazione in più quadri? 

“Di solito mi basta la vista di una scena, ascoltare un fatto accaduto e l’idea si sviluppa velocemente. Più lungo è sviluppare il tutto per raggiungere il risultato voluto”.

Le tue opere ti soddisfano?

“Qualche volta mi sento soddisfatto ma il più delle volte, rimane il dubbio che potevo fare meglio”.

L’età, il tempo che passa: cosa pensi di ieri, oggi e domani?

“Pur accettando il progresso che ci rende la vita più comoda e facile, sono molto critico verso la disumanizzazione di questo progresso”.

La cultura, quella social e quella umana: che differenze trovi, considerando sempre che i poveri esistono ancora?

“Credo che quella social non sia cultura ma un tecnicismo perverso contro l’umanità”.

I tuoi quadri sembrano sogni, è così?

“Sì è così. È un modo per uscire, evadere dalla realtà. Spero così di dare un aiuto a chi guarda”.

C’è sempre la figura umana nelle tue opere.

“Sono cresciuto con la convinzione che al centro di tutto ci fosse l’uomo, artefice e carnefice di se stesso e degli altri”.

Molto spesso ci sono più quadri all’interno di un tuo quadro.

“Come un film che è la somma di più fotogrammi, spesso i dipinti hanno bisogno di più ‘tessere’ per completarsi. Sono infatti un insieme di flash di memoria”.

Come usi i colori nei tuoi quadri? 

“I miei colori sono il mio linguaggio per descrivere le situazioni: è come scegliere le parole per dire le cose”.

La scultura: una necessità fisica per te e per farci scoprire cosa?

“A differenza della pittura, la scultura attraverso le mani ti dà una sensazione piacevole di fisicità. Un contatto che dà calore”.

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