10/23/2020
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Azzurra Rinaldi: Un’economista che sa guardare oltre

di Paolo Paolacci

Un’economista che sa leggere in profondità la società attuale, mettendo al centro del cambiamento, la donna. E’ inoltre  Presidentessa del Corso di Laurea in Economia delle Aziende Turistiche presso l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza e tra le promotrici dell’iniziativa #DateciVoce.

Azzurra, economista per caso, perché?

“Economista per caso nasce, in realtà, come titolo di un blog, nel momento di grande esplosione di questo canale di comunicazione. L’intento era quello di creare una commistione tra pillole di economia e spaccati di vita quotidiana. Un modo per prendersi un po’ meno sul serio e sfatare l’immagine dell’economista arido e triste”.

Chi è Azzurra Rinaldi?

“Sono, appunto, un’economista, con una passione per l’economia di genere, anche se, negli ultimi anni, mi sono occupata anche molto di economia del turismo e sono attualmente Presidentessa del Corso di Laurea in Economia delle Aziende Turistiche presso l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, per la quale lavoro. Sono la mamma di tre amatissime bambine e sono una viaggiatrice appassionata”.

Quali prospettive hai per te e quali per l’Italia? 

“A seguito del lockdown, nel nostro Paese abbiamo assistito ad un’apertura senza precedenti rispetto ai temi legati alla condizione femminile ed all’empowerment delle donne. Io mi auguro che questo possa guidare tanto le mie prospettive di carriera personale che una fase di reale rinascita del paese: senza coinvolgere il 51 per cento della popolazione non si va da nessuna parte. Lo abbiamo testimoniato con il grande successo dell’iniziativa #DateciVoce, con la quale abbiamo dato vita ad un flashmob che ha raggiunto come total potential impression un pubblico di 48 milioni di italiani, chiedendo equa rappresentanza di donne e uomini in tutti i luoghi in cui si prendono decisioni utili per il Paese”.

Cosa significa essere mamma oggi e le differenze con ieri e con quelle di domani?

“Per com’è attualmente configurata la distribuzione delle attività di cura, essere mamma oggi è un gesto eroico. Oltre il 76 per cento delle ore spese per prendersi cura della famiglia sono sulle spalle delle donne, che, se sommiamo il lavoro retribuito (quello tradizionale che svolgono fuori casa) con quello non retribuito (che svolgono in casa, per accudirne tutti i membri), lavorano molto più degli uomini. Occorre ripensare la distribuzione di questi carichi, altrimenti rischiamo che il futuro sia caratterizzato da una presenza ancora minore di bambini”.

La tecnologia a me oggi sembra un’ occasione per cambiare tutto, rimettendo al centro l’uomo. Sei dello stesso avviso?

“Per prima cosa, direi per rimettere al centro l’umanità. Credo sia una grande opportunità e possa davvero aiutarci ad accorciare le distanze. Certamente, anche quanto stiamo osservando con lo smart working ci suggerisce che se ne debba fare un utilizzo regolato. La tecnologia deve essere uno strumento dell’essere umano e non il contrario. Sembra a volte che la complessità voglia diventare caos: invece di essere una spiegazione, vuole nascondere i motivi che muovono le cose del mondo. Il caos può essere portatore di nuovi paradigmi. Questo è quanto possiamo fare anche ora, in questo momento storico di grande confusione a seguito dell’impatto del Covid-19 e del lockdown che abbiamo vissuto. Nelle crisi troviamo sempre le migliori opportunità di crescita e cambiamento: occorre solo saperle gestire”.

Credo che se non cresciamo individualmente non cambierà mai niente ma nel privato cosa possiamo fare e dare per cambiare il sociale?

“Ogni singola azione conta. Prendiamo il caso della parità di genere: anche il modo in cui parliamo modifica la società. Usare i termini al femminile modifica la società. Farsi testimoni (sia in quanto donne che in quanto uomini) delle disuguaglianze, anche questo modifica la società”. 

L’uomo è un animale, sociale o asociale?

“L’essere umano, io credo, è sostanzialmente sociale. Ritengo che grazie alla condivisione sia in grado di creare le opportunità migliori”.

Perché l’economia ha sovrastato tutti i valori rischiando di farlo rimanere addirittura l’unico riconoscibile come il migliore? 

“Si è trattato di un processo che possiamo definire anche storicamente. Il primato dell’economia io credo sia legato al successo (sia pure imperfetto, com’è noto a tutti) del sistema di produzione capitalistico. La divisione internazionale del lavoro e la globalizzazione hanno fatto il resto, coinvolgendo nelle varie fasi della produzione paesi emergenti che sino a quel momento non erano stati protagonisti, in molti casi, di sistemi di produzione industriale di massa”.

Abbiamo sogni nel cassetto tutti. Ma tu a quali sei più legata?

“Vorrei tanto vedere il nostro Paese al primo posto nella classifica del Gender Gap che ogni anno viene stilata dal World Economic Forum (noi attualmente siamo in 76ma posizione, il vertice è occupato per l’undicesima volta di fila dall’Islanda)”.

I social rendono solitari?

“Parlo della mia esperienza: i social sono entrati nella mia vita già da adulta e quindi ne ho sicuramente un modo di utilizzo diverso da chi li sta usando sin dalla propria fase adolescenziale. Onestamente, per me sono stati un veicolo di conoscenza e di creazione di network”.

Che puoi dirci della criptovaluta?

“Devo confessare di essere piuttosto tradizionale, da questo punto di vista. E, da economista, il fatto che un privato (peraltro dotato di grande influenza mondiale), possa assumere il ruolo di una Banca Centrale onestamente mi suscita un filo di inquietudine”.

Un saluto come vuoi e un dove seguirti per tutti.

“Grazie mille a tutte e tutti e grazie mille a te, Paolo! Vi invito a seguire me su Twitter (@economistaxcaso), ma anche a seguire le pagine di Datecivoce su tutti i social”.

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