08/12/2020
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Beppe Cantore: Fase 3 uscire dal letargo!

di Mara Fux

Attore brillante di matrice fieramente partenopea protagonista del palcoscenico nazionale oltre che di popolari film e fiction, Beppe Cantore ha vissuto l’esperienza Covid come un vero e proprio cambio epocale delle sue abitudini.
Come hai trascorso il tempo durante l’emergenza?
“Sono andato in letargo, ho passato la fase 1 dormendo di giorno e guardando fino alle 6 di mattina serie televisive come ‘La casa di carta’ e vecchi film. Credo di esser uscito solo due volte, una per andare al supermercato e una per andare al bancomat per il resto brevi giri quotidiani dietro casa al parco dell’Insughereta dove non incontravo un’anima viva, solo il verde dei boschi e qualche uccelletto. E così, siccome non sono nemmeno abituato troppo a passeggiare, verso la fine della fase 1 mi sono strappato una gamba per cui il fisioterapista è diventato protagonista della mia fase 2 ed ho avuto un rigetto di qualsiasi serie a puntate”.
Ti cucinavi da solo?
“Ho cercato di non cucinare mai: ho sempre avuto ribrezzo per quegli uomini che dicono ‘oggi mi sono cucinato un bel piatto di trofie all’indiana’. Io amo andare a mangiare al bar, sedermi e farmi un piatto di penne in bianco, quel contatto ti riempie la vita, scambi due chiacchiere e, se anche non conosci nessuno, ascolti le persone. Una volta Luigi de Filippo mi disse ‘Mi piace stare da solo in mezzo agli altri’: ecco a me questo ‘stare da solo in mezzo agli altri’ è sempre piaciuto molto. Mi piace cucinare ma per gli altri, non solo per me”.
Quindi lunga vita ai tramezzini?
“La prima settimana è stata l’era del salame, ho mangiato un salame al giorno, credo di avere l’uricemia a palla perché erano mesi che non ne mangiavo uno. Poi almeno una volta al giorno mi facevo portare fritti o pizza da un take away. Avrò toccato tre volte la pasta e mai il caffè: ho abolito il caffè dalla colazione. Chiusi i bar, niente caffè! Ho il frigo ancora pieno di vivande che credo dovrò buttare perché, pur essendo un mangiatore compulsivo, ho il frigo pieno di così tanta roba che non so nemmeno che farci. Credimi mi fa ribrezzo solo l’idea di fare la spesa ma pur di uscire quel quarto d’ora al giorno, ho avuto la necessità di giustificarmi acquistando cibo”.
Non hai fatto altro?
“Niente telefonate, nessun amico, niente flash mobe. L’unico appuntamento fisso è stato quello delle 18 per le conferenze della protezione civile, per il resto niente, non ho nemmeno più pubblicato niente su face book, ho avuto un blocco totale della vita. In questo periodo ho letto molti post di speranzisti e pessimisti: io sono stato attendista. Con l’emergenza nella mia vita si è fermato tutto; avrei voluto dormire fino a che non finiva tutto; mio padre diceva sempre quando ero ragazzo che sono un dormitore seriale, è verissimo e in questo periodo sono stato capace di dormire anche 13/14 ore. Ho sentito tanti dire che stare a casa è stato bellissimo: per me é stato veramente terribile”.
Quindi non hai dato sfogo alla creatività come molti tuoi colleghi?
“Ma per carità: c’è stato uno che mi ha detto che ha scritto un racconto poi un romanzo poi un film per sé e pure uno per un altro collega. Io aspettavo solo la notizia che la trattoria Dante era aperta e che il mondo si fosse finalmente riacceso. Qualche sera prima della restrizione sono tornato a casa con l’intenzione di farmi una doccia, cambiarmi e riuscire invece non l’ho fatto; mi sono messo davanti la televisione e non sono uscito più. Poi è stata data la restrizione: non sai quante volte abbia rimpianto quella serata. Per me che sono napoletano, l’idea di poter girare la notte per Roma, godermela quando è deserta, è bellissima. E’ una cosa che ho iniziato a fare tanti anni fa quando mi sono trasferito: Roma ha una caratteristica unica e cioè che se ti sbagli con le strade perdi un tempo infinito, così quando avevo un provino, per arrivare puntuale, la notte prima con lo stradario alla mano mi studiavo il percorso per arrivarci. Per me la notte è stata legata soprattutto a Roma: non sai quante volte quando capitava che lavorassi al Teatro de’ Servi mi soffermavo alla fontana di Trevi solo per guardarla; è meravigliosa, è il mare dentro la città specie ora che è stata ripulita”.
E non sei stato tentato nemmeno da un giretto notturno?
“Sono stato tentato tante volte, me lo sono pure detto ‘ma che male faccio se giro da solo di notte’ ma poi non l’ho fatto, non tanto per le regole di per sé ma perché fosse giusto così. E’ stata dura perché io sono metà uomo e metà macchina e abitando sulla Cassia l’auto la prendo praticamente sempre, ma il pensiero di farlo mi procurava anche una certa ansia. ‘E poi che gli dico?’ mi chiedevo pensando a quelli che mi fermavano ‘che ho bisogno di guidare?’. Quando nella fase 2 ho preso la macchina per andare dal fisioterapista ero felice come una donna diretta a fare shopping!”.
Non hai nemmeno letto?
“No, sono stato in cattività: voglio leggere al bar bevendo il caffè”.
Come hai appreso la riapertura dei teatri?
“Come una bella notizia; la teoria dell’evoluzione di Darwin è molto vicina a noi teatranti, l’adattamento è la logica dell’evoluzione; prima dell’auto c’era il calesse coi cavalli. Io preferisco oggi a ieri e preferisco domani ad oggi. La pandemia è un dato di fatto, qualcuno pensa che la fine del mondo sia la fine di sé e non quella degli altri. Io penso che sia la fine di tutti. Ci dobbiamo adattare: forse dovremo tornare a fare teatro per strada; siamo in una nuova era e se quello che è appena avvenuto si riproporrà sapremo già come comportarci. Vivendo con questa prospettiva saremo psicologicamente più pronti al futuro”.
In cosa pensi di esser cambiato?
“Forse in una cosa, che quando qualcuno dirà qualche sciocchezza gli dirò, ma con me credo molti altri ‘basta, questa cosa non si può sentire!’”.
Che ne pensi di fare teatro in tv?
“Sul fatto che il teatro abbia bisogno del pubblico sono generalmente d’accordo ma se al momento la necessità lo impedisce, che facciamo? Non facciamo teatro perché il teatro si fa nelle sale? Edoardo, che era di una modernità unica, registrava le sue commedie senza pubblico e grazie a questo oggi tanti lo possono apprezzare pur non avendolo mai visto in sala. Oggi abbiamo la possibilità di conservare tanti lavori: ci dovrebbe essere un salto di qualità, il teatro deve aver memoria di quello che in teatro viene fatto. Dovrebbe aver memoria in un paese che la memoria mostra di non avercela. Tornando alla domanda: non si può esser né favorevoli né contrari. Sono contento per le opere rappresentate in tv, al di là che ci sia io o meno ma soprattutto per il pubblico che ha la possibilità di vederlo”.

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