Carenza di ferro: ecco quando diventa anemia sideropenica


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Le donne con cicli mestruali abbondanti sono la categoria più a rischio. Ma attenzione anche per quanti soffrono di ulcere, gastriti e celiachia. Gli esami per diagnosticare il deficit e i rimedi da mettere in pratica al di là delle leggende metropolitane. Ne parliamo con il dottor Alfredo Dragani

di Claudia Esposito

Capita spesso di sentirsi stanchi, irritabili, affaticati. Ma quando a questi malesseri si associano cefalea, cefalea, irritabilità, affanno nel salire le scale, fragilità delle unghie, caduta dei capelli, difficoltà di concentrazione o nel dormire bene, palpitazioni, la causa potrebbe essere la carenza di ferro nell’organismo. Una condizione che, se persiste nel tempo su livelli importanti, può sfociare nella cosiddetta “anemia sideropenica”, una degli oltre 200 tipi di anemie esistenti e, soprattutto, la più comune. Per capirne di più e sfatare alcuni luoghi comuni, abbiamo chiesto chiarimenti all’ematologo dott. Alfredo Dragani, responsabile dell’Unità operativa “Centro emofilia e malattie rare del sangue” del dipartimento di Ematologia dell’ospedale di Pescara.

Carenza di ferro e anemia sideropenica sono sinonimi?

«No, si tratta di due condizioni che non viaggiano necessariamente insieme. La carenza di ferro può essere lieve e transitoria, e del tutto priva dei sintomi appena accennati, perché il motore, cioè il midollo osseo, funziona comunque a sufficienza. Si può parlare propriamente di anemia solo in caso di carenze importanti di questo minerale e per periodi prolungati di tempo. Se dovessimo dare un valore, potremmo dire che l’anemia esiste quando l’emoglobina scende al di sotto dei 12 grammi per decilitro di sangue nella donna e 13 nell’uomo. I sintomi, però, sono sempre soggettivi: esistono persone abituate a convivere fisiologicamente con livelli bassi di emoglobina che, a fronte di un deficit di ferro, avvertiranno di meno i sintomi tipici. Al contrario, a quanti hanno normali livelli di emoglobina, basterà anche un piccolo calo nei livelli di emoglobina per avvertire subito che qualcosa non va».

Perché è così importante il ferro per il nostro organismo?

«Si tratta di un minerale essenziale per la produzione dei globuli rossi nel midollo osseo, a loro volta elementi indispensabili per veicolare ossigeno ai tessuti. Senza il ferro, è come se mancassero i mattoncini per produrre i globuli rossi, con conseguente sofferenza dei tessuti. Non a caso tra i sintomi ci sono anche le palpitazioni, perché il cuore deve battere più rapidamente per cercare di mandare più ossigeno in circolo».

Quali sono le categorie di pazienti che possono essere più colpite da carenza di ferro ed, eventualmente, da anemia sideropenica?

«Al primo posto, tra le categorie più a rischio, troviamo le persone che soffrono di perdite emorragiche. Quindi le donne in età fertile che soffrono di “menorragia”, ossia di cicli mestruali prolungati ed abbondanti, devono prestare particolare attenzione. A loro vanno affiancate quante soffrono di specifiche malattie dell’utero, ad esempio fibromi, oppure persone affette da gastriti emorragiche o da altre patologie che causano continui stillicidi di sangue. In tutti questi casi, infatti, il midollo osseo non riesce a compensare la continua perdita di sangue attraverso una produzione compensatoria di nuovi globuli rossi. Ma i sanguinamenti abbondanti non sono l’unica causa dei deficit di ferro. Vanno ricordati anche i difetti i di assorbimento, un problema che rende a rischio ad esempio i celiaci e gli anziani, soggetti che vista l’età, tendono alla naturale atrofia della mucosa gastrica».

Ci sono anche alcuni farmaci che potrebbero compromettere l’assorbimento del ferro…

«È vero. Esistono alcune categorie di farmaci come alcuni gastroprotettori, quali i cosiddetti “inibitori della pompa protonica”, che abbattono la naturale acidità gastrica. Quest’ultima è, infatti, una condizione fondamentale per consentire il corretto assorbimento del ferro da parte dell’organismo. Chi assume questi farmaci, pur partendo da normali livelli di ferro, potrebbe non riuscire ad assorbirlo ed utilizzarlo correttamente, andando ugualmente incontro, nel lungo periodo, a deficit di ferro».

I bambini sono interessati da questo problema?

«Solo raramente i bambini soffrono di carenze di ferro. Può capitare che ne patiscano nella prima infanzia, in particolare se la madre ha sofferto di carenza di ferro nel corso della gravidanza. Ma in questi casi, i bambini recuperano facilmente questo deficit crescendo, grazie ad una buona alimentazione nei primi anni di vita. Eventualmente, per completare un’alimentazione bilanciata, è possibile integrare con prodotti dietetici specifici la dieta, senza tuttavia che sia necessario ricorrere a farmaci specifici».

Come si diagnostica la carenza di ferro?

«Bastano delle comunissime analisi di laboratorio. Oltre al tradizionale emocromo che può dirci, tra l’altro, il numero di globuli rossi e bianchi e il tasso di emoglobina, vanno indagate la sideremia, la transferrina e la ferritina, tre indicatori che, presi insieme, forniscono una panoramica completa sul ferro presente nell’organismo ed eventualmente su quanto ne manca per soddisfare il normale fabbisogno corporeo».

Quali alimenti vanno privilegiati per combattere la carenza di ferro?

«Prima di tutto deve essere sfatata la comune credenza popolare che le carni rosse, soprattutto la carne di cavallo e alcune verdure come gli spinaci, servano a curare una carenza di ferro. In realtà, la nostra dieta mediterranea è già perfettamente bilanciata così com’è perché comprende tutti i nutrienti indispensabili al nostro organismo. Non occorrerebbe aggiungere altro. Inoltre va chiarito che solo raramente la carenza di ferro è legata ad un’alimentazione squilibrata, poiché si decide di escludere volontariamente alcuni alimenti nella dieta».

Che ruolo possono giocare integratori alimentari da banco e farmaci a base di ferro?

«In realtà, gli integratori alimentari sono generalmente composti da un mix di principi spesso inadeguati a curare gli adulti con carenza di ferro e, a maggior ragione, coloro che sono anemici. Questo perché essi non contengono quantità terapeutiche di ferro. I nostri depositi di ferro possono essere ripristinati solo grazie a farmaci specifici, che starà al medico curante prescrivere. Nei casi più gravi può essere necessaria la somministrazione endovenosa del ferro, la quale deve essere praticata necessariamente in ambiente ospedaliero. Nel passato, i farmaci orali a base di ferro provocavano numerosi effetti collaterali, quali mal di stomaco e problemi gastrointestinali. Oggi, fortunatamente, la ricerca ha mosso importanti progressi e si possono trovare in commercio nuove preparazioni, molto meglio tollerate dal nostro organismo. Naturalmente starà al medico curante valutare, caso per caso, il preparato più adatto».

Come si cura la carenza di ferro?

«Per curare il deficit di ferro, ed eventualmente l’anemia sideropenica che accompagna la carenza, è necessario risalire alla causa che ha determinato il problema. Se, ad esempio, a monte ci sono mestruazioni troppo lunghe ed abbondanti bisognerà rivolgersi ad un ginecologo per risolvere il problema. Se le perdite emorragiche sono invece legate a problemi di natura gastrointestinale, ugualmente si dovrà risolvere la causa che determina i sanguinamenti attraverso approcci specialistici. Per rassicurare i pazienti, è opportuno sottolineare che l’anemia sideropenica è l’anemia più comune e non è così frequente che nasconda gravi problemi di salute, quali i tumori».


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