Carlo Marrale: La gioia negli occhi, la poesia nell’anima


    Carlo Marrale

Carlo Marrale, fondatore, autore, voce e chitarrista dei Matia Bazar, è senza dubbio un artista colto, sensibile ed eclettico. Con lui parliamo anche del suo spettacolo “Solo tu, il musical”

di Donatella Lavizzari

Straordinaria è la sua capacità di sorprendere sempre grazie a una vita votata alla ricerca e alla conoscenza attraverso l’espressione artistica declinata nei più diversi modi. La genesi delle sue opere o meglio la causa scatenante sembra essere una prova della comunione totale tra sensi e arte, tra sensazioni fisiche e mentali.
Ciao Carlo, Victor Hugo diceva che “La musica esprime ciò che non può essere detto e su cui è impossibile rimanere in silenzio”.  Sei d’accordo?
“Certo, penso che lo stesso possa valere anche per la pittura e per tutte le arti figurative”.
Qual è stata l’esperienza vissuta sino ad oggi che ha significato di più per te, che ti ha fatto sentire particolarmente felice, o che magari ti ha insegnato qualcosa?
“Sicuramente l’esperienza più che ventennale con i Matia Bazar: ricordi bellissimi, girare il mondo poco più che ventenne con quattro amici, cantando le proprie canzoni ed ottenendo un successo a livello internazionale. Non è cosa da poco, mi ritengo un privilegiato, ho avuto la grande fortuna di vivere un sogno. Il sogno che ho sempre accarezzato.”
Scrivere musica è fondamentalmente una trasmissione di sentimenti: tu cosa individui di te stesso in quello che componi e suoni?
“La sincerità e l’intenzione di emozionare prima me stesso sono sempre state le condizioni che ho adottato nel mio modo di fare musica”.
Se dovessi offrire una chiave di lettura per capire qual è stata la poetica di Carlo Marrale in tutti questi anni quale sarebbe?
“La non sudditanza delle mode e delle tendenze, la libertà di esprimermi, così, come il mio cuore comandava”.
Il fascino di un luogo influenza la rappresentazione, la nutre di contenuti e ne viene a sua volta impregnato, dove ti piacerebbe esibirti?
“Indipendentemente dal luogo, che certo se è bello è meglio, la gioia più grande l’ho sempre provata e sempre proverò quando si riesce a stabilire quel filo invisibile con il pubblico, quando si riesce a stabilire il vero contatto da cuore a cuore”.
Quali sono i tuoi “incanti” e i tuoi “disincanti”?
“La parte buona dell’umanità e la parte cattiva della stessa umanità”.
La musica può comunque arrivare a scuotere in qualche modo le coscienze e trasmettere un messaggio?
“E la parola che può scuotere le coscienze ed è sempre stato così, però, dipende molto dalle coscienze,  che in questi anni non mi pare vogliano essere scosse dalla musica. Era un discorso diverso qualche anno fa, quando esistevano i cantautori, o  meglio, quando a loro si dava spazio e con le loro poetiche potevano dare chiavi di lettura soprattutto al pubblico più giovane. Ma erano anni in cui l’intero mondo vedeva nella musica un valore condivisibile da tutti”.
Un giovane musicista pieno di talento, in un mondo che consuma musica come se fosse un prodotto da fast food. Quanto è difficile resistere alle pressioni di mercato e sopravvivere a questo silenzio generalizzato?
“Le case discografiche non esistono più o quasi, di fatto le major ne hanno decretato la fine o un drammatico ridimensionamento,  modificando nel tempo, con la complicità delle radio, anche il gusto del pubblico. Penso che oggi Artisti come Paolo Conte, Franco Battiato, Lucio Dalla, non avrebbero la minima possibilità di emergere… Di conseguenza, per un musicista, che non rientra nei parametri voluti ed imposti dalle major, e’ sempre più difficile vivere della propria musica”.
“Osservando la vita, ci si rende conto che ci si affeziona non solo alle persone, ma anche alle cose e che, tutto sommato: l’amore è una passeggiata nello spazio e nel tempo”.  Cosa ne pensi?
“Molti sono convinti che l’amore sia solo tra due persone. Quello è solo un aspetto di questo sentimento, l’amore è anche empatizzare con l’ambiente che ci circonda, è rispetto per altre forme di Vita, è aiutare gli altri, è sentirsi tutt’uno con l’Universo. Questa è la condizione alla quale tutti noi dovremmo tendere.”
Ci vuoi parlare di “Solo tu il musical”, che sta avendo un grande successo sia di pubblico che di critica?
“’Solo tu il Musical’ nasce dall’incontro tra Marco Marini e me. Circa due anni fa, iniziarono ad arrivarmi mail da un tale Marco da Genova chiedendomi un  incontro per parlarmi di un’idea a suo dire molto interessante. A dire il vero pensavo fosse uno dei tanti esaltati che si incontrano in rete … ma il tono gentile ed educato dei messaggi, ha fatto si che gli diedi un  appuntamento a Milano, in un bar della stazione del metrò, così’ da avere una rapida via di fuga, nel caso “l’idea”si fosse rivelata una”sola”…Invece, Marco tirò fuori un copione ben confezionato ed iniziò a leggere … ecco il cerchio che si chiudeva, mi piacque, e capii subito che era quello che stavo cercando. Ci mettemmo subito all’opera, correggendo alcune scene e migliorando qua e là  alcune battute, ma l’ossatura era già ben definita. Ecco il modo per rendere omaggio al lavoro di Aldo Stellita, bassista, anima ed autore dei testi dei Matia Bazar, gruppo del quale mi pregio di averne fatto parte per tanti anni e di esserne tra i fondatori. La storia del Musical Solo Tu fotografa la nostra realtà oggi, è ambientata a Roma ed ha come protagonista principale Cinzia Conti, magistralmente interpretata da Lisa Angelillo, che vive nell’illusione che lei stessa si è creata di vivere una vita serena e felice, sacrificando le sue aspirazioni di scrittrice, nelle quattro mura domestiche con il marito ed una figlia, votata all’apparenza e alle futilità  dei bisogni artificiali indotti da un sistema che ci vuole prima di tutto consumatori. Quando scopre una storia tra il marito e un’amica coetanea della figlia, il crollo diventa inevitabile. Ma ecco entrare in scena Mr. Mandarino, la figura new age e filosofica della commedia, che la convince ad intraprendere un viaggio per il mondo alla ricerca di se stessa. Cinzia a poco a poco, tra varie avventure, tra le quali un incontro a Parigi con Bruce, un uomo affascinante interpretato da un grande Michele Carfora, riesce a terminare il suo primo libro che invierà a vari editori.”
Al suo rientro a Roma, con grande sorpresa i suoi sogni diventano realtà”. Che tipo di commedia è?
“E’ una commedia nella quale il ruolo della donna capace di reinventarsi e di condurre la propria vita nelle direzioni a lei più congeniali, ne esce vincente. ‘Solo tu’ richiama il titolo di una canzone fortunatissima e di successo in mezzo mondo ma ha anche un’altra chiave di lettura: solo tu-noi abbiamo nel nostro cuore le indicazioni per poter vivere una vita appagante e ricca di soddisfazioni e per cercare di raggiungere l’unico scopo che abbiamo in questa vita, la ricerca della felicità duratura e immodificabile dagli eventi”.


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