Pamela Petrarolo: “Oggi sono una donna a metà che ha ancora dei sogni da realizzare”

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Che fine hanno fatto le spumeggianti ragazze del celebre programma tv “Non è la Rai”? Siamo andati a ripescare Pamela Petrarolo, una donna dalle mille risorse artistiche che non si è mai fermata e persa d’animo e che ha inciso di recente il suo terzo disco intitolato “A metà”

di Silvia Giansanti

Il canto è la sua passione costante nella vita, non a caso la chiamavano ‘The Voice’. Oggi l’ex ragazza prodigio di “Non è la Rai” è una mamma che ricorda con immenso piacere quel periodo della sua adolescenza, quando subito dopo pranzo ballava, cantava e si divertiva in scena con tutte le sue colleghe capitanate da Ambra e guidate con maestria dall’indimenticabile Gianni Boncompagni. Tanti, attenti ai particolari, ricorderanno la sua frangetta. Sono trascorsi più di vent’anni dalla messa in onda di uno dei programmi più seguiti della tv e che hanno lasciato il segno e tutte, in qualche modo, hanno continuato a muoversi nel campo artistico. Pamela ha voluto dare seguito ai due precedenti dischi, sfornando una nuova produzione per la gioia di chi l’attendeva da tempo. Sogna di debuttare al cinema.

Chi era ieri Pamela Petrarolo e chi è oggi?

“Pamela ieri era sicuramente un’adolescente piena di sogni con la fortuna di averne realizzati almeno la metà. La strada è molto lunga e oggi sono una donna ancora con dei sogni da realizzare, ma più realista e meno sognatrice”.

Sei soddisfatta della strada percorsa o le tue aspettative sono state deluse?

“Le aspettative me le creavo più da giovane in quanto le associavo più ai sogni. Quando si cresce si rimane sempre sognatrici, ma le aspettative se ne creano di meno in quanto le difese si sono abbassate. Oggi le delusioni mi sconforterebbero molto, mentre quando si è più giovani, addirittura fortificano. A quarant’anni ho ancora tante cose da fare e da voler fare, però da donna adulta, essendo consapevole che le sofferenze hanno bisogno di più tempo per essere metabolizzate, allora ci vado con i piedi di piombo”.

La prima cosa che ti è venuta in mente o anche un ricordo, non appena hai appreso della scomparsa di Gianni Boncompagni?

“Per un attimo ho pensato che fosse uno scherzo perché lui diceva sempre ‘Quando io non ci sarò più, sappi che non è vero, io sono immortale’. Su una notizia del genere non ci si può scherzare sopra e allora avrei voluto fosse uno scherzo. Ho avvertito una sensazione di vuoto”.

Quali erano e magari lo sono tutt’oggi, le ragazze con le quali hai legato di più di “Non è la Rai”?

“Ho rapporti che continuano con Angela Di Cosimo, Eleonora Cecere, Emanuela Panatta, Francesca Pettinelli, Cristina Quaranta, Sabrina Marinangeli, Claudia Gerini, Laura Freddi e Ambra. E’ sempre bello ogni volta ripercorrere quelli che sono stati i nostri anni di adolescenza”.

Le tue recenti attività?

“Sono sempre stata una donna che non si è mai fermata, non ho mai avuto le cosiddette pause di riflessione, se non nel momento della gravidanza. L’ultima cosa che ho fatto riguarda il mio ultimo disco che è uscito ad ottobre scorso e che ha segnato il mio ritorno dopo un bel po’ di tempo. E’ stata una sorpresa per il successo che sta ottenendo, il disco era molto atteso dai fans, perché in una sola settimana è arrivato nella top 10 dei  più scaricati da Itunes. S’intitola ‘A metà’ ed è il terzo in ordine di tempo. E’ qualcosa che rappresenta una Pamela del passato e una Pamela del presente, appunto a metà”.

Hai nuovi fans o te li porti tutti dietro da quando eri adolescente?

“Con l’arrivo dei social ho trovato tante persone che sono cresciute con me e con il programma e attraverso la rete ho comunque avuto modo di acquisire persone nuove, anche curiose”.

Se un programma come “Non è la Rai” fosse esistito nell’epoca attuale dei social, come sarebbe stato?

“Sarebbe successo qualcosa di straordinario”.

Quali sono i tuoi miti musicali?

“Sono legata ad alcuni artisti di fama internazionale come Madonna, Tina Turner e Michael Jackson. Sono anche legata alla musica italiana e adoro ascoltare Laura Pausini. Giorgia, Marco Mengoni, Jovanotti e Vasco Rossi. Siamo fortunati ad avere un’ampia scelta di artisti in Italia”.

Hai due splendide figlie. Noti qualche inclinazione artistica in loro?

“La più grande è molto intonata e ama ballare hip-hop. Per la seconda è ancora prematuro dirlo”.

Che tipo di persona sei, razionale o ti lasci travolgere dalle emozioni?

“Come spiegavo prima, oggi tendo ad essere più razionale, ma quando sta per accadere qualcosa di eccezionale, allora mi lascio travolgere dalle emozioni e dall’istinto, tornando un po’ adolescente. Del resto siamo un po’ tutti così”.

Che sogno vorresti che divenisse realtà?

“Mi piacerebbe tanto debuttare al cinema”.

CHI E’ PAMELA PETRAROLO

Pamela Petrarolo è nata a Roma il 10 novembre del 1976 sotto il segno dello Scorpione con ascendente Bilancia. Caratterialmente si definisce istintiva, solare e generosa. Ha come hobby la musica, ama mangiare i bucatini all’amatriciana e tifa per la Roma. Le piacerebbe vivere a Madrid. Possiede due labrador, Artù e Principessa. Ha un nuovo compagno e due bambine; una ragazza di tredici quindici e una di tre anni e mezzo, Alice e Angelica. Ha iniziato a muoversi nel settore artistico partecipando alle edizioni di “Domenica In” guidate da Gianni Boncompagni e Irene Ghergo, tra il 1989 e il 1991, presentando un gioco per bambini. L’anno successivo ha preso parte a “Non è la Rai” su Canale 5, restandoci per quattro anni. Si è fatta notare soprattutto per l’interpretazione di alcuni pezzi di repertorio soul. Nel 1994 è uscito il primo disco intitolato “Io non vivo senza te”. E’ stata anche coreografa di “Non è la Rai”. Nel ’95 è uscito il suo secondo album “Niente di importante”. Dagli anni Duemila in poi ha preso parte a molte trasmissioni tv come “Domenica Cinque”, “Capodanno Cinque”, “Mattino Cinque”, “Pomeriggio Cinque”, “I migliori anni”, “Le amiche del sabato”, “Unomattina”, “Studio 5” e altre. Ha lavorato anche per Rai International ed è stata concorrente del reality “La Fattoria” nel 2006. Adesso è tornata a farsi sentire con un nuovo disco intitolato “A metà”.



more No Comments marzo 8 2019 at 15:13


Alessandro Preziosi: “Con la serie ‘Non mentire’ abbiamo fatto riflettere sul tema della verità”

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Come uomo piace alle donne e come attore è apprezzato da tutti. La sua particolarità è la capacità di interpretare in maniera esemplare ogni ruolo che gli viene assegnato. È reduce dalla serie nella quale interpreta Andrea, un noto chirurgo accusato di stupro

di Giulia Bertollini

Nella sua carriera, ha avuto modo di confrontarsi con personaggi importanti dimostrando il suo essere camaleontico. E ora dopo aver calcato i palcoscenici italiani vestendo i panni di Vincent Van Gogh, torna a recitare dopo 7 anni di assenza in una fiction Mediaset. Nella serie “Non mentire” interpreta Andrea, un chirurgo stimato che si troverà a dover affrontare un’accusa pesante, quella di stupro. Una storia in cui l’aspetto della verità risulta centrale e in cui le bugie cedono il passo ai colpi di scena. Abbiamo incontrato Alessandro al termine della conferenza stampa di presentazione della fiction per parlare con lui del suo personaggio tra curiosità e attualità.

Alessandro, come è stato prendere parte a questo progetto? 

“Sono fiero di aver preso parte a questo progetto. Mi hanno affidato un ruolo difficile e delicato. Con questa serie abbiamo la possibilità di far riflettere sul tema della verità, che in alcune situazioni mette in pericolo la vita delle persone e mi riferisco a quelle persone che oggi sono a bordo di una nave e non possono scendere. Io non parlo mai dell’attualità, ma sembra che oggi non sia possibile neanche manifestare una propria verità senza essere ricattati politicamente. Con Greta abbiamo avuto un clima di assoluta fiducia nella costruzione della storia, tutti abbiamo avuto grande senso del dovere”.

Può raccontarci qualcosa del tuo personaggio?

“Andrea è un padre vedovo, un chirurgo affermato e un uomo di cui tutti hanno grande stima. Mi affascinano da sempre i ruoli in camice anche se, nella realtà, non mi affiderei nessun ruolo in corsia. (ride) Il mio personaggio offre tanti spunti di riflessione in merito alle relazioni della nostra società, soprattutto quella virtuale che allontana l’uomo dalla realtà. Spesso non riusciamo a essere autonomi. Nella fiction lei diffama lui attraverso i social, questo mistifica quello che è la persona, a prescindere se le accuse siano vere o meno”.

Ti è mai capitato di essere vittima di stalking? 

“Io non ho mai subito questa forma di violenza, e da uomo riesco a difendermi, ma ho dovuto proteggere chi mi stava vicino, perché c’erano persone ossessive che mandavano lettere o si presentavano fuori dalle abitazioni private. E’ stato risolto molto velocemente grazie all’intervento della polizia”.

Qual è il tuo rapporto con le fake news? 

“Passo molto tempo sui quotidiani. Prima le fake news riguardavano il gossip più leggero, a me è successo molte volte, non ci ho mai fatto caso, mi hanno fatto sposare più volte, mi hanno affibbiato amanti che non ho mai neanche conosciuto. Ho sorriso. Oggi però la fake news è qualcosa dalla quale si trae profitto. E questo non è bene; siti che lavorano esclusivamente sulla mistificazione della realtà portano a episodi irreparabili. Anche a livello politico,  l’esempio di quello che succede sulle nostre coste è devastante”.

Viviamo in una società in cui la violenza sulle donne e i bambini ha raggiunto livelli drammatici. Perché siamo così incattiviti?

“Credo che la condizione nella quale versiamo sia quella di un cane che si morde la coda. La violenza e il lato oscuro fanno parte dell’essere umano. Devo dire però che ultimamente le notizie di cronaca rispecchiano una spirale di violenza su cui le istituzioni non trovano soluzioni lasciandoci allo sbando. A questa violenza bisogna porre rimedio perché ormai abbiamo raggiunto livelli spropositati”.

Anche il web nasconde delle insidie. 

“È interessante la psicologia con la quale a volte ci si sente vittime o carnefici al di là di quel che si è commesso. Non riusciamo a valutare chi siamo e diventa più importante quel che può accadere se il nostro nome finisce in rete e resta li in eterno. Quella persona sarà quello per i suoi figli e nel mondo del lavoro. Purtroppo oggi la verità reale viene scambiata con quella virtuale. Nel momento in cui ti scagionano da un’accusa non servirà a nulla se un post rimane”.

Molti casi giudiziari oggi si archiviano con la solita frase “era consenziente”: secondo te come si può porre un freno? 

“Facendo una distinzione tra l’abuso e lo stupro. Nello stupro le due persone non si conoscono, la ragazza viene presa in un vicolo e stuprata. Ci sono delle politiche sociali molto difficili e che vanno affrontate”.



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Stephan Käfer: Dalla Germania un mix di bellezza e bravura

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Dopo ottimi riscontri avuti all’estero, è riuscito a farsi apprezzare anche nel nostro Paese, dove ha iniziato lavorando a fianco di Manuela Arcuri e Gabriel Garko

di Simone Mori

Stephan Käfer nasce in Germania nel 1975. Da anni ha iniziato a lavorare anche in Italia, specialmente nelle fiction e nella pubblicità. Vanta un curriculum con molti lavori ed è estremamente bello. Posso dirvi che ho conosciuto un attore simpatico, allegro e ironico. Conosciamolo meglio in questa intervista che ci ha rilasciato.

Stephan, puoi dirci come hai iniziato ad avvicinarti la recitazione?

“Sono sempre stato affascinato dai film. Qualche volta da bambino mi nascondevo sotto la scala che conduceva al solito per vedere cosa i miei genitori stessero guardando alla Tv. I miei primi passi nella recitazione furono quando presi parte da giovanissimo ad un gruppo attoriale. Penso che la mia passione nacque lì anche se passarono diversi anni per iniziare veramente il percorso. Era il 2008 quando iniziai a prendere lezioni di recitazione private a Monaco di Baviera”.

Hai un ottimo rapporto con la nostra terra. Come è nata la relazione con l’Italia ?

“Dopo aver lasciato le serie tv tedesco la mia agente italiana, Silvia Ferrarese ebbe l’idea di far iniziare la mia carriera anche in Italia. Ricordo che mi disse: ‘Hey, parli italiano, sei un attore, proviamo a trovare qualcosa per te in Italia’. Il mio primo provino andò benissimo e ottenni la parte. Poche settimane dopo ero in Italia sul set insieme a Manuela Arcuri”.

Hai lavorato con Garko, Arcuri e altri attori italiani, come ti sei trovato con loro?

“Fu veramente divertente. Tutti coloro con i quali lavorai furono adorabili e professionali. Non potevo sperare nulla di meglio. All’inizio magari fui un po’ nervoso nel dover lavorare con Manuela e Gabriel Garko, ma devo dire che ci siamo tanto divertiti e con quel clima, non sentii la mancanza di casa. Alcune volte durante le pause pranzo, Gabriel mi diede lezioni di italiano in modo tale da migliorare passo dopo passo”.

La nostra rivista ha una delle sue redazioni a Tivoli, a pochi passi da Roma, dove l’assessore alla Cultura è Urbano Barberini con il quale hai lavorato. Che ricordi hai di lui?

“Ho buoni ricordi. Avevo molte scene da girare insieme ad Urbano poiché il mio personaggio lavorava con lui. Così passammo molto tempo insieme in giro per Roma. Ricordo che un giorno stavamo girando delle scene in una casa privata e le persone che vivevano lì erano felici di vederlo e gli chiedevano tante cose in continuazione. Fu edificante lavorare con lui perché ha un’aurea speciale e si può solo imparare da lui semplicemente guardandolo. Specialmente quando sei seduto su una vecchia Fiat vestito con abiti di lana e con all’esterno 40 gradi!”. (ride)

Senza troppi convenevoli, bisogna dire che sei un bellissimo uomo. É stato un aiuto per te?

“Ho imparato che la bellezza puoi aiutarti e non posso nasconderlo, ma devi imparare e produrre e saper fare bene il tuo mestiere altrimenti tutto passa velocemente”.

Quali altre emozioni ti dà il tuo lavoro?

“Questo lavoro ti dà la fortuna di viaggiare molto ed è senza dubbio un’esperienza che arricchisce. Incontrare differenti culture è importante e arricchente. Ho imparato tanto osservando quello che mi accadeva accanto e provo spesso a inserirlo nei miei personaggi”.

Com’è il tuo rapporto con la Germania?

“Ottimo. La amo. C’è una grande tradizione cinematografica con molti attori bravi. Sono grato alla mia terra che mi ha permesso di trasformare una passione in un lavoro meraviglioso. Sono pronto per nuove occasioni in Germania. E poi sai, il cibo è buono… specialmente il pane”.

I tuoi prossimi progetti? Puoi dirci qualcosa?

“Ci sono dei progetti che si stanno iniziando a muovere. Non posso dire ancora molto, ma uno è un lavoro che si svolgerà in un bosco con scene di lotta molto particolari”.

Il tuo libro, film, canzone preferiti? E i tuoi hobby?

“Recentemente ho letto ‘I Quattro Accordi’, che ti ricorda di essere onesto e leale con te stesso e con le persone che ti sono accanto con l’aiuto della saggezza. Ottima lettura, mai fuori moda. Ho molti film che amo ma ‘Il Padrino’ con Marlon Brando e Al Pacino è ineguagliabile. La musica di David Bowie, Neil Young e il jazz. Dipende molto dal mio stato d’animo. Certe volte lascio al mio lettore digitale scegliere la playlist per me. E se devo schiarirmi le idee pratico il bouldering che consiste nell’arrampicarsi senza l’ausilio di una corda. Aiuta mente e corpo. Anzi vi dirò… provatelo e vi divertirete”.

Grazie Stephan, sei una persona gentile ed è stato un piacere.

“Grazie a te, Simone e al tuo direttore per questa opportunità”.



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Donato Carrisi: “Nel mio nuovo romanzo ho voluto raccontare il male che si cela nel web”

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I suoi romanzi sono un continuo successo. I lettori lo considerano uno dei re del thriller. A dieci anni di distanza dal suo esordio ci parla del suo ultimo libro

ùdi Giulia Bertollini

È l’autore italiano di thriller più amato nel mondo. A dieci anni di distanza dal romanzo d’esordio  “Il suggeritore”, Donato Carrisi torna nelle librerie con “Il gioco del suggeritore”. Una lettura avvincente che indaga sulla pericolosità della rete e in particolare dei social network. Un mondo quello tecnologico a cui lo stesso scrittore guarda con diffidenza tanto da paragonare Internet ad un buco della serratura attraverso cui tutti possono spiare attingendo informazioni. In occasione della presentazione del libro a Roma, abbiamo incontrato Donato e abbiamo parlato con lui del romanzo e di altre curiosità. Non prima però di averlo sbalordito con la mia presentazione. Infatti, prima di iniziare l’intervista, Donato mi confida di avere avuto una mia omonima come suo primo amore giovanile. Così, tra risate e colpi di scena, è proseguita la nostra conversazione.

Donato, sono trascorsi dieci anni da “Il suggeritore”. Qual è stata la molla che ti ha spinto a scrivere questo nuovo romanzo?

“Volevo portare il suggeritore in un territorio di caccia diverso. Infatti, con la rivoluzione tecnologica il suo centro di interesse si è spostato nella realtà virtuale. Scrivere un romanzo in cui il protagonista si servisse della rete per entrare nelle vite degli altri è stata una sfida avvincente a cui non ho potuto rinunciare”.

Nel libro sono esposte alcune tue riflessioni sui cambiamenti della rivoluzione digitale sulla vita degli uomini. Quali sono i pericoli e gli effetti collaterali del mondo digitale? E che rapporto hai con i social network?

“Pensiamo che Internet sia una finestra sul mondo ma non ci rendiamo conto che da quella finestra possono entrare tutti. Tutti possono sbirciare nella nostra privacy rubando informazioni. E’ come dormire con la porta di casa aperta. Il mio rapporto con i social network è di semplice curiosità. Anche se sono presente sui social, espongo poco di me stesso se non quello che faccio nel momento in cui lo faccio. Non mi piace condividere la mia vita con gli altri”.

Anche l’informazione ne esce vittima. Infatti non è molto difficile costruire una fake news. C’è un modo per difendersi? C’è il rischio che le bufale possano diventare un business?

“Le bufale sono già diventate un business. L’unico modo per difendersi è leggere qualcosa che non è scritto su Internet. Leggere i libri aiuta. Non mi piace usare la parola cultura perché la trovo noiosa. Credo però che esaurire la propria curiosità su Internet sia sintomo di grettezza mentale. Al contrario, le persone che faticano per cercare qualcosa sono le più interessanti”.

Perché sempre più autori di thriller scelgono la serialità? È un modo per fidelizzare i lettori o ci sono anche altre ragioni?

“In realtà non so quale sia il motivo. Nel mio caso posso dire che ho scelto la serialità perché ritenevo che i miei personaggi avessero ancora qualcosa da raccontare. Quando esauriranno il loro iter espressivo, smetterò anche io”.

In questi ultimi anni, anche la televisione ha subito il fascino del genere crime. Basta pensare al successo de “La porta rossa”. Avevo sentito che anche tu avevi intenzione di scrivere la sceneggiatura de “Il suggeritore” per una serie tv. Confermi? 

“Per adesso sono riuscito a portare ‘Il tribunale delle anime’ su Sky. Poi per ‘Il suggeritore’ vedremo. Trovo che anche Netflix ultimamente sia un’ottima piattaforma. Mi piacciono molto le serie e ne sono dipendente. Sono ingordo di libri, cinema e serie. Non riesco a capire come si possa vivere senza”. (ride)

Cos’è che ti affascina di più del male? E qual è il tuo giudizio in merito alla spettacolarizzazione mediatica a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni in merito ad alcuni fatti di cronaca? 

“Tutti vogliamo sentir parlare del male perché quando si parla dell’oscuro si parla anche di noi, di ciò che è nascosto in ognuno”.

Segui in tv la cronaca nera? Immagina di dover scegliere uno dei programmi di cronaca nera attualmente in tv. Quale ti piacerebbe condurre?

“Seguo molto di più la cronaca sui giornali. Delle trasmissioni che vedo in tv, non me ne piacerebbe condurre nessuna perché ritengo che le persone che sono al timone siano dei validi professionisti. Non so se sarei in grado di sostituirmi a loro”.

Una domanda di attualità recente. In relazione al tragico fatto avvenuto a Corinaldo, sembra che anche dietro la musica si celi la violenza. Qual è il tuo pensiero?

“Più che di violenza parlerei di idiozia. La malvagità è sempre qualcosa di nobile ma qui si tratta di bassezza mentale”.



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Marta Richeldi: “Nella vita bisogna rischiare per poter realizzare i propri sogni”

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Interpreta Silvia Cattaneo nella fiction “Il Paradiso delle Signore”: una brava attrice e ricca di talento

di Giulia Bertollini

Appena mi risponde al telefono capisco che Marta è la versione buona di Silvia. Una donna che esprime dolcezza attraverso la sua storia e il suo vissuto e che ha lottato per raggiungere il suo sogno. Marta Richeldi è una delle protagoniste della soap pomeridiana “Il Paradiso delle Signore” in cui interpreta Silvia Cattaneo, una donna decisa e dispotica che decide di abbandonare la propria carriera per dedicarsi ai figli e alla famiglia. Una madre che però commette il terribile errore di disporre della vita degli altri riflettendo su di loro le proprie ambizioni. In questa interessante chiacchierata, Marta ci parla del suo personaggio e ci apre il suo cuore confidandosi tra ricordi e progetti futuri.

Marta, è circolata la notizia in questi giorni della chiusura de “Il paradiso delle signore”. Cosa si sa a tal proposito?

“So che attori e fan hanno fatto un sit-in davanti alla sede Rai di Viale Mazzini per esprimere il loro dissenso esprimendo il desiderio che la serie continui. Purtroppo non sono in grado di fornire altre notizie perché anche noi del cast artistico siamo in attesa di notizie più certe. E’ un momento in cui ci sono dei summit tra vertici e produzione per capire se è possibile o meno andare avanti. La serie sta avendo un buon riscontro e sarebbe un peccato”.

Interpreti Silvia, la moglie del ragionier Cattaneo. Quali tratti avete in comune?

“Ben pochi direi. E’ una sfida molto interessante. Silvia è una donna che ha rinunciato alla sua carriera per dedicarsi alla famiglia. Come molte madri, vorrebbe il meglio per i propri figli e cerca di fare di tutto per garantire a loro un futuro roseo. Non si accorge però di essere esagerata e finisce per commettere degli errori. Pretende di controllare invece che mettersi in ascolto. Silvia però è anche capace di mettersi in discussione. Nella serie, gliene capitano di tutti i colori. Tutte le sue aspirazioni verranno infrante ma più in là vedrete che si dimostrerà solidale anche con persone che hanno compromesso la serenità della sua famiglia”.

Nella serie, Silvia è una madre che prende posizioni anche all’insaputa dei suoi figli commettendo degli errori. Quali sono, in concreto, le conseguenze più pesanti del bisogno di controllo dei genitori e  della loro necessità di specchiarsi nella riuscita dei figli? 

“Sono stata molto fortunata perché ho avuto la possibilità di fare ciò che desideravo. Ho perso mio papà all’età di 10 anni e mia madre si è trovata da sola a dover tirare su me e i miei fratelli. Mia madre era un’insegnante. Fin da giovane, ho sempre voluto rendermi indipendente ed autonoma per non pesare sulla famiglia. Dopo aver preso il diploma di Ragioneria, ho iniziato a lavorare in banca. Non era però il mio sogno e così all’età di 19 anni ho deciso di provarci davvero con il teatro. E’ stato un colpo di fulmine perché ho capito che il palcoscenico era il luogo in cui potevo esprimere me stessa in modo autentico. Mi sono licenziata dal lavoro e sono partita in giro per l’Italia a cercare fortuna e ad inseguire il mio sogno”.

E tua mamma come ha reagito a questa scelta?

“Mia madre non era molto felice. Era preoccupata ma mi ha lasciato andare. Adesso, è il mio più grande sostegno. Guarda la soap tutti i giorni e mi dà il suo consiglio e la sua recensione dopo ogni episodio. E’ una buona spettatrice e le piace quello che faccio. Devo riconoscere che è stata una mamma critica ma sempre costruttiva. Mi ha aiutato tanto. Pensa che i primi tempi è stata lei ad aiutarmi con la memoria, a ripassare le scene e a farmi da spalla. Le devo molto”.

Come ti sei trovato con il resto del cast de “Il Paradiso delle Signore”? C’è qualche aneddoto divertente che puoi raccontarci?

“E’ un bellissimo gruppo e si è creata una grande famiglia. Anche se iniziamo a lavorare presto, cerchiamo sempre di lavorare mantenendo alta l’energia. Ci divertiamo molto anche con Enrica Pintore e Giorgio Lupano che nella serie interpreta mio marito. Un terzetto scoppiettante anche nella serie come potrete vedere nelle prossime puntate. Anche fuori dal set, mi diverto a fare  la gelosa. In questi giorni, eravamo tutti un po’ tristi all’idea che questa avventura potesse finire”.

C’è un ruolo che vorresti interpretare per metterti alla prova? Un personaggio che sogni di interpretare più di altri?

“Insegno ad un gruppo di teatro e sto lavorando sul testo di ‘Un tram chiamato desiderio’ di Tennessee Williams. E il personaggio di Blanche Dubois mi ha molto affascinata. Una donna piena di sfumature che mi piacerebbe interpretare”.

A cosa ti dedichi nel tempo libero? 

“Mi piace molto andare al cinema e leggo molto. E poi trascorro del tempo con mio figlio”.

Cosa guardi in Tv?

“Mi piace guardare le serie Tv e i film brevi. Ho anche seguito il Festival di Sanremo”.

Allora ci puoi svelare quale canzone avresti voluto che vincesse?

“Avrei messo sul podio Loredana Bertè e Arisa”.

Progetti futuri?

“Non posso dire ancora nulla se non che parteciperò in un film con un cast internazionale diretto da un giovane regista che ha già vinto molti premi. Non posso che essere contenta”.



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Desideria Chinzari Sacchettini: Una performer sospesa in aria

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Conosciamo questa danzatrice aerea che ha ricevuto applausi in Italia e all’estero grazie ai suoi strabilianti show. Ha avuto anche la possibilità di collaborare con i circhi più conosciuti

Sensuale, ipnotica e strabiliante. L’ultimo spettacolo che l’ha vista protagonista ha lasciato tutti a bocca aperta. Lei appesa con un tessuto nel bel mezzo di una pista di pattinaggio dove a ritmo di musica sotto di lei eseguivano coreografie alcuni dei più importanti pattinatori sul ghiaccio del pianeta, contribuendo a rendere unica ed indimenticabile quella esibizione. Uno show ospitato a Piancavallo (Provincia di Pordenone, non lontano da dove vive), ma diventato virale sul web grazie alle tv locali che non si sono perse l’occasione di riprendere qualcosa di davvero eccezionale. Appesa a quel tessuto, ad una decina di metri d’altezza, c’era lei, Desideria Chinzari Sacchettini. Professione: danzatrice aerea con un curriculum nel quale si alternano spettacoli in Italia e all’estero, collaborazioni speciali con i più importanti circhi d’Italia e numerose presenze in tv per dimostrare che danzare in aria appesa ad un tessuto è arte allo stato puro. “L’aria è l’habitat in cui riesco ad esprimersi al meglio” racconta mentre corre a scuola ad insegnare questa disciplina ai suoi allievi. Il ruolo di “maestra” lo incarna da anni. Dal 2019 però ha deciso di compiere un passo in più, creando una propria linea – Desideria Danza Aerea – che lentamente la sta trasformando in un autentico brand. Una lunga sfida per dimostrare che ballare si può, anche quando si è guardati da una miriade di persone col naso all’insù. Migliaia di persone la seguono su tutti i canali social e l’hanno presa a punto di riferimento. “Fra loro anche tantissime donne incantate” racconta Desideria, 30 anni, una splendida bimba e una vita sempre sulla cresta dell’onda. Passare inosservata non fa parte della sua persona. Così, oltre a danzare sospesa in aria, è anche fotomodella e testimonial per eventi prestigiosi, sempre pronta a mettersi in gioco pur di migliorarsi. “Fin da piccina mi ritrovavo a mettermi con schiena inarcata e piedi sulle punte – racconta – col passare degli anni, quella passione è diventata lavoro”. A stretto giro di ruota è arrivata la danza aerea, “dove non penso più a nulla: ci sono io, il mio corpo ed il desiderio di fare tutto alla perfezione”.

Dove ti piacerebbe portare la danza aerea?

“Esprimo un desiderio impossibile: sotto la Tour Eiffel! Ma, più realisticamente, mi piacerebbe far parte di una trasmissione televisiva in cui il ballo sia interpretato in tutte le sue forme e non solo in quelle a terra…”.

Nel frattempo, tu sei un esempio per chi si avvicina a questa disciplina.

“Fa strano dirlo, ma accade proprio questo: tantissime persone mi scrivono, molte sono donne o ragazze che mi fanno complimenti o mi chiedono come fare per far parte delle mie scuole. Inutile dirlo, è una gratificazione straordinaria”.

Non solo danza, ma anche fotografia.

“Ho iniziato presto anche in questo settore. La prima volta è stata un caso: cercavano una modella, risposi all’annuncio e tutto iniziò molto velocemente e intensamente. Da quel momento non mi sono più fermata”.

Anche in questo caso le collaborazioni procedono…

“Una in particolare mi piace ricordarla, quella con l’Accademia Torinese della Fotografia. Ma ho lavorato per molti studi rinomati, per brand e per eventi. Ho la fortuna di ritrovarmi con degli scatti meravigliosi che conserverò sempre con me a ricordo delle straordinarie emozioni che hanno saputo darmi”.

CONTATTI SOCIAL

Desideria Performer -> Instagram\Facebook\Youtube\ModelMayem

Danza aerea Desideria Treviso-Sacile-Conegliano -> Instagram\Facebook

Desideria Model -> Fotoportale



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Nando Citarella: Musica e tradizione – “tu non vuo’ fa’ ll’americano”

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di Mara Fux

Attore e cantante lirico, Nando Citarella (al secolo Donato) forma le basi della sua professione studiando con Eduardo De Filippo, Dario Fo, Ugo Gregoretti e Roberto De Simone, grazie ai quali può esibirsi nelle sue prime performance teatrali. Dal 1986 comincia una lunga collaborazione con la Rai che culmina nella nota interpretazione del “giullare” nel programma “Luna Park” condotto da Pippo Baudo. Nel 1994 ha fondato i Tamburi del Vesuvio, gruppo di musica folk napoletana.

Toglimi una curiosità: con tutta l’esplosione di generi musicali che ha percorso gli anni della tua giovinezza, diciamo i ’70-’80, come hai fatto a concentrarti sulla tradizione popolare?

“Riflettendoci, è una bella domanda! Diciamo che la musica cosiddetta di tradizione mi ha sempre interessato tant’è che dopo la scuola media decisi di iscrivermi al Conservatorio incoraggiato, come di solito capita, prima dagli apprezzamenti dei miei amici che mi dicevano che avevo una bella voce; poi sostenuto, oltre che da loro, anche da una maestra, che riteneva avessi una voce adatta alla lirica. Purtroppo, e lo dico con amarezza, dopo tanto studio della tecnica e allenamento della voce e nonostante sappia fare solo questo mestiere nella vita, non mi sono riuscito a diplomare”.

Ma come!

“Eh sì, perché ho iniziato subito a lavorare con le compagnie di giro e rimanda oggi, rimanda domani alla fine è andata così. Per conseguire il diploma avrei dovuto fermarmi troppo tempo e avrei dovuto rinunciare al lavoro che mi veniva proposto e che comunque mi affinava facendomi anche fare un’esperienza su campo indiscutibilmente utile. E come ti spiegavo non è nemmeno stata una scelta cui oggi potrei porre rimedio perché all’epoca ci si iscriveva dopo la scuola media, che era il diploma minimo richiesto per frequentare il Conservatorio; poiché però oggi il diploma delle superiori ha sostituito quello delle medie, io per assurdo dovrei prima prendere quello e poi iscrivermi al Conservatorio per finirlo”.

Nei tuoi spettacoli mesci armoniosamente brani originali provenienti dalla tradizione italiana con strumenti provenienti da diverse culture popolari. Come mai? 

“Appartiene al mio mondo di ricerca: ci sono strumenti originari di altri paesi il cui suono si armonizza perfettamente con il nostro spirito. Un esempio è lo shruti box, la cosiddetta scatola del sole dalla parvenza esteriore di un libro ma in realtà una cassa armonica solo che anziché avere dei tasti ha un mantice con delle ance che vibrando creano il suono mantra dei canti indiani, uno strumento che nella nostra tradizione possiamo assimilare come suono a quello della zampogna o dello stesso armonium. Un altro esempio sono i taf, fratelli persiani delle nostre tammorre, che io amo mute cioè, per farti capire meglio, senza sonagli perché più adatti per i canti devozionali”.

Dove attingi per le tue ricerche? 

“Negli archivi di tutta la tradizione da nord a sud, seguendo con tanta attenzione quanto ci è stato lasciato a fine ‘800 da Luigi Molinari Del Chiaro nella sua raccolta di canti del popolo napoletano, importantissima perché raffronta e compara i termini della tradizione partenopea con quelli delle stesse cantate delle altre regioni; per dirla breve ti spiegava che quella stessa parola veniva tradotta in uno specifico termine sempre come, che so, ninna nanna a Bolzano mentre a Messina quel significato era attribuito a un altro termine. Proprio grazie a questa comparazione sono riuscito a trovare tantissimo materiale”.

Ti senti un’eccezione nell’ambito del panorama musicale? 

“Più che sentirmi credo proprio di esserlo, ma la mia è stata sempre una grande passione, una passione enorme che ho cercato di trasmettere nei dodici anni di trasmissioni serali e preserali in Rai e anche quando ho lavorato a Domenica In, vestendo i panni del giullare o al fianco della zingara. La voce, oltretutto, lì mica era registrata, era tutto cantato dal vivo, come ha anche tenuto a sottolineare Baudo a Partita Doppia quando mi ha onorato facendomi presentare una tarantella del mio disco appena uscito, subito dopo Fragile, presentato da Sting in play back. Una bella soddisfazione”.

A cosa stai lavorando in questo periodo? 

“Al nuovo disco ‘Tour-Namm’ di forte contaminazione spagnola, ebraica, sefardita, piena di armonie nuove, tramandate e giunte sino a noi contaminate dall’incontro con la musica dei luoghi in cui stanziavano ma in realtà risalenti al tempo delle migrazioni dei popoli, particolarmente alla musica ebraica della diaspora”.

Appuntamenti in vista? 

“Giro moltissimo sia in Italia che all’estero  basta dare un’occhiata su internet per leggere di tanti concerti tutti molto differenti tra di loro, basta pensare alla Cantata dei Pastori che quest’anno ha spento la trentesima candelina; un appuntamento che posso dare a chi ne voglia sapere di più è il concerto che terremo la sera di sabato 6 aprile a Roma nella Chiesa di San Silvestro al Quirinale per rappresentare ‘L’ora Maria dolente – voci dalle passioni tra sacro e profano’, ovvero le ultime ore del Cristo nelle Laudi come lo Stabat, a scandire l’orologio della Passione in vista della Santa Pasqua”.



more No Comments marzo 8 2019 at 14:54


Las Maripositas: Le emozioni del tango

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Quattro donne, un progetto iniziato nel 2011 e il nuovo lavoro discografico

di Marisa Iacopino

In una stanza di Buenos Aires tre giovani donne stanno ascoltando “La 2×4”, grande Radio di Tango. E’ il 2013, e loro sono approdate in Argentina per approfondire le sonorità, cogliere lo spirito di quella musica. Sono passati poco più di cinque anni da allora. A Roma, città dove vivono, quelle stesse donne, ora un quartetto, si sintonizzano, un giorno, sulla medesima radio. D’improvviso, sentono andare un brano del loro disco. In un attimo, si annullano le distanze: è l’emozione d’un sogno che si avvera. Loro sono Las Maripositas. Abbiamo incontrato Monica e Valentina, portavoci del gruppo, in occasione dell’uscita di “Bailar, Soñar y Volar”, loro primo lavoro discografico.

Cosa significa il vostro nome d’arte, Las Maripositas? 

“La mariposa, farfalla, è una metafora che indica la donna nel tango argentino. Ci sembrava che il nome rispecchiasse un progetto nato al femminile”.

Quando è iniziato il progetto?

“Nel 2011, da un’idea di Fabia Avoli e mia, Monica Tenev. Siamo partite come un duo, flauto e pianoforte.  Una formazione atipica per il tango argentino, abbiamo cominciato a suonare destando qualche curiosità. La scelta del repertorio era incentrata prevalentemente sul tango canciòn, con un’attenzione particolare per il significato dei testi. Per questo motivo, abbiamo poi sentito l’esigenza di coinvolgere una voce. E così è arrivata Valentina Paiella”.

Valentina, qual era la tua provenienza artistica?

“Provenivo dal jazz e il latin jazz, ma questa musica mi ha subito conquistata!”.

A un certo punto, siete partite per l’Argentina. 

“Era il 2013 e all’epoca eravamo un trio. Volevamo vedere cosa stesse accadendo lì dove tutto è iniziato: instaurare collaborazioni, oltre che conoscere i protagonisti della scena del tango attuale. Questo viaggio è stato anche caratterizzato dalla formazione. Abbiamo avuto l’onore di apprendere da maestri che ci hanno trasmesso la loro conoscenza con grande generosità. Non ci aspettavamo di ricevere tanto entusiasmo!”.

Valentina e Monica parlano sull’onda emotiva delle loro memorie di viaggio.

“Sì, è vero, non ce l’aspettavamo,  ci hanno accolto con gioia. E abbiamo anche suonato. Ben nove concerti tra Buenos Aires e la Plata, condividendo il palco con l’Orchestra Tipica ‘El Afronte’, orchestra storica di San Telmo. Inoltre, si siamo esibite alla festa di chiusura del ‘XV Festival Internacional de Cine por los Derechos Humanos’”.

Quali considerazioni avete riportato dal  viaggio?

“La conferma che il tango è una musica viva. Essere entrate in contatto con grandi musicisti ha generato un interessante scambio artistico. Veronica Bellini e Julio Coviello, ad esempio, ci hanno donato le loro composizioni. Nel 2014, di ritorno dal viaggio, qui a Roma, abbiamo poi dato vita a “Contemporanei Tàngo”, presentando composizioni di tango del XXI secolo”.

Dopo il viaggio in Argentina, il quarto arrivo, Daria Rossi Poisa, e vi siete trasformate in un sorprendente quartetto!

“Sì, l’elemento timbrico dell’arco e la sonorità calda del violoncello era quello che mancava. In realtà di lì a breve Monica debutta col bandonéon, così abbiamo raggiunto le sonorità tipiche di un’orchestra di tango, e abbiamo intrapreso una fiorente attività concertistica in Italia e all’estero, in particolare a Parigi. L’esperienza si ripeterà anche quest’anno, tra aprile e maggio,  per la presentazione del disco”.

Che tipo di donna è quella celebrata dal tango?

“C’è tanta composizione al riguardo: l’amata, l’amante, la madre, la prostituta, immancabile la femme fatale, l’abbandonata e la ‘muchachita de mi barrio’, cioè Mariposita”.

Vogliamo parlare del disco appena uscito?

“Sì, abbiamo avuto l’onore di presentarlo a Roma il 3 febbraio, al Cotton Club. ‘Baylar, Soñar y Volar’ narra gli aspetti più raffinati e sensuali del tango argentino. Il soggetto principale è la donna: alma e musa. Il repertorio mostra i diversi stili, i linguaggi del tango tradizionale, del tango canciòn, delle grandi orchestre e del tango contemporaneo, brani composti da donne o interpretati da grandi voci femminili. Il disco è stato notato dalla storica radio argentina ‘La 2X4′ che lo ha diffuso in anteprima assoluta durante la trasmissione ‘Desde el Alma’, dedicandoci una lunga intervista! Questo lavoro discografico è stato prodotto da Laura Boatti ed appartiene al progetto artistico ‘Tango Wine’”.

Ci congediamo da Las Maripositas, con un’ultima curiosità: un tango di cosa colma il silenzio?

La risposta arriva all’unisono: del ricordo!



more No Comments marzo 8 2019 at 14:52


Felice Corticchia: Il regista che riporta in scena Franco e Ciccio

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di Silvia Giansanti

Un signor regista, sceneggiatore e scrittore siciliano molto stimato dagli addetti ai lavori,che aspetta il suo numeroso pubblico nella nuova commedia “Un lettino per due” con Adriana Russo e Luciana Frazzetto, in scena al Teatro Manzoni dall’11 marzo. A maggio segnaliamo al Teatro Hamlet “Il silenzio nella conca d’oro” e Felice porterà ancora in giro per l’Italia “Il ritorno di Franco e Ciccio” Felice Corticchia regista, sceneggiatore e scrittore di successo, nato a Palermo il 7 novembre del 1966. Nasce come scrittore nel 1996. Mai perdere di vista nulla, mai lasciare nulla in questo campo, è la sua filosofia e di tutti quelli che ne fanno parte. Fin da piccolo in tempi non sospetti amava cambiare testi di canzoni famose, sostituendole con testi comici e, sempre da bambino, si esibiva in un teatrino casalingo insieme a suo cugino. I suoi sforzi di tutti questi anni, sono largamente ricompensati da recenti premi.

Chi è oggi Felice Corticchia, oltre ad essere una persona molto semplice?

“E’ uno che cerca di scrivere per il cinema e il teatro trasmettendo al mio pubblico belle emozioni”.

Dove ti sei formato artisticamente?

“A Milano nella Scuola Europea di Cinema e il Laboratorio di Teatro Comico”.

Ti è costato lasciare la tua terra?

“Tutto sommato no, innanzitutto perché mi definisco cittadino del mondo e poi perché mantengo sempre un forte legame con la Sicilia. Ho la fortuna ancora di avere entrambe i genitori e qualche rapporto di lavoro, per cui ogni scusa è sempre buona per andare giù”.

Che cosa c’è in cantiere a Roma?

“Nel 2019 riproporrò ancora qualche replica de ‘Il Ritorno’, un omaggio a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e poi c’è un dramma in un atto unico ‘Il silenzio nella conca d’oro’, dove racconto la drammatica storia del Capitano dei carabinieri Emanuele Basile, ucciso dalla mafia nel lontano 1980. Inoltre è in programma una commedia  in due atti al Teatro Manzoni, scritta e diretta da me”.

Che tipologia è il tuo pubblico?

“Il mio pubblico è eterogeneo. Propongo testi drammatici e testi comici molto puliti che vanno dal bambino al nonno”.

Il lavoro al quale sei rimasto legato?

“Innanzitutto per me è stato un grande onore collaborare alla fiction ‘Le cinque giornate di Milano’ per Rai Uno stando a fianco di un mostro sacro del cinema come il maestro Carlo Lizzani. Tutto quello che scrivo e realizzo lo faccio con la massima passione, restando per sempre nel mio cuore”.

Un personaggio di spicco con il quale hai avuto l’occasione di lavorare?

“Come dicevo il maestro Carlo Lizzani appunto e personaggi come Fabrizio Gifuni e il grande Giancarlo Giannini”.

Qual è la cosa che ti riesce meglio tra tutte le tue attività?

“Amo tutto del mio lavoro in particolare il cinema e il teatro, sono due veicoli diversi nel loro genere. Trovo il teatro meraviglioso perché ha un contatto diretto con il pubblico che interagisce, donandomi una sensazione straordinaria”.

Parliamo della tua attività di scrittore, visto che sei nato con quella.

“Ho debuttato con ‘Orrore giudiziario’ poi è arrivato ‘Mussolini il primo grande mistero italiano’, ‘Un morso alla grande mela’, un thriller tradotto anche in lingua inglese. Inoltre considerando la mia grande passione culinaria, ho dato vita a ‘La cucina siciliana a modo mio’ e nella prossima primavera uscirà un libro sul cinema”.

In questi ultimi anni il tuo impegno è stato premiato con alcuni riconoscimenti.

“Sì, nell’aprile scorso ho vinto il prestigioso premio Anfora di Calliope nella sezione arte e spettacolo che ho ritirato ad Erice dalle mani della presidente, una famosa scrittrice e a novembre presso l’Hotel Cicerone, ho ricevuto il premio ‘Prestige per le arti 2018′ nella sezione Cinema e Spettacolo per la migliore regia teatrale. Considero un premio un punto di partenza, una sorta di ipoteca con il pubblico che da qual momento si aspetta qualcosa in più”.

 



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Alberto Angela: “L’informazione ha bisogno di emozioni giuste per essere trasmessa”

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È un personaggio che non ha bisogno di tante presentazioni. Per lui parlano i successi che ottiene ogni qualvolta si presenta al pubblico con un programma. Di recente il suo “Ulisse – Il piacere della scoperta” è stato promosso da Rai 3 a Rai 1, raggiungendo uno share importante

di Giulia Bertollini

Anche se si stenta a crederci, è lui la star del sabato sera. Le donne lo adorano e gli uomini vorrebbero avere il suo fascino da intellettuale. Ci tiene a precisare però di non essere un conduttore ma un ricercatore e di voler divulgare la cultura nel miglior modo possibile. Dopo lo straordinario successo di “Meraviglie – La penisola dei tesori”, Alberto Angela è tornato al timone della nuova edizione di “Ulisse – Il piacere della scoperta” con quattro grandi appuntamenti dedicati all’arte e alla storia. Un viaggio emozionante alla scoperta delle bellezze italiane e dei personaggi che hanno segnato un’epoca. In questa intervista, rilasciata a margine della conferenza stampa tenutasi nello splendido scenario del Foro Romano, Alberto Angela si racconta a cuore aperto tra impegni professionali e vita privata.

Alberto, è la star del sabato sera. Che effetto le fa?

“Mai mi sarei aspettato di arrivare fino a questo punto. Andare in onda il sabato sera parlando di cultura è una sfida importante. Sono felice di sapere che il pubblico che ci segue è composto in alta percentuale da giovani. E’ un bel segnale a prescindere dai risultati”.

Quando era piccolo cosa vedeva in tv il sabato sera?

“Il sabato sera in Tv vedevo ‘Canzonissima’ con Walter Chiari e Mina. Trovarmi al loro posto mi colpisce molto e sento il peso della responsabilità. Quando mi hanno chiamato e mi hanno detto ‘il sabato sera lo fai tu’ non ci ho creduto. Mi sembrava impossibile. E invece eccomi qui”.

Nel passaggio da Rai3 a Rai1 com’è cambiato il suo linguaggio?

“E’ come un giocatore di calcio che cambia quadra. Lo stile è lo stesso. Ciò che è amplificato è la tecnologia utilizzata: il 4k fa la differenza. In questo passaggio, è sicuramente migliorato l’approccio tecnico. Abbiamo cercato poi insieme ai tecnici di dare qualità non solo al contenuto ma anche alla forma. Cerchiamo di portare la cultura nel modo migliore nelle case degli italiani a volte anche con piccoli trucchi. Per esempio, nella puntata dedicata alla principessa Sissi vi faremo entrare negli ambienti in cui lei ha vissuto soffermandoci anche sulle sue abitudini quotidiane”.

Come affronta il verdetto sugli ascolti televisivi?

“Riconosco di avere un vantaggio rispetto agli altri colleghi. Sono e mi ritengo un ricercatore e pertanto vivo il risultato in un modo diverso rispetto a chi fa televisione. Pertanto, affronto il verdetto il modo sereno perché so di aver fatto un buon lavoro. Cerco sempre di fare divulgazione nel modo migliore. Ho la fortuna poi di lavorare con un team straordinario di grandi professionisti che a loro volta si immedesimano nelle storie del passato chiedendomi anche delucidazioni”.

Nell’ultima nuova serie di Ulisse ha parlato di Michelangelo, della principessa Sissi e di Cleopatra. Cosa lega tra loro questi personaggi?

“Si tratta di viaggi diversi all’interno della storia. La storia ha un grande pregio: quello di essere un vaccino per il futuro nel senso che attraverso la conoscenza si può evitare che ciò che è successo possa ripetersi nuovamente. Penso per esempio alla Shoah. Mi sono chiesto tante volte come si possa essere arrivati a tale disumanità. Quando ho girato una delle puntate nel quartiere ebraico a Trastevere mi sono commosso. Sapevo di camminare in un luogo che era stato teatro di una tragedia in cui il destino era venuto a bussare alle porte delle persone strappandole dalle loro case e dai loro affetti”.

L’ha aiutata la sua esperienza di padre ad entrare di più in sintonia con il mondo dei giovani?

“Credo che conoscere i ragazzi aiuti ma è ancora più importante conservare la curiosità che uno aveva da giovane. E’ importante preservarla per farla diventare un linguaggio universale. Voglio aiutare le persone ad uscire dalla palude di nomi e termini complicati portandoli su un piano più concreto”.

Che ne pensa del suo successo sul web?

“I social e il web in generale sono una nuova dimensione che è stata per anni sconosciuta. Alla base di tutto c’è la comunicazione. Mi fa piacere che ciò che io racconto possa avere anche un altro palcoscenico. Raccomando sempre di avere un buon senso perché ci sono delle cose buone e delle cose cattive. Ciò che unisce il web alla televisione è l’emozione, il sentimento, il calore. Bisogna essere consapevoli che l’informazione ha bisogno di emozioni giuste per essere trasmessa”.

Suo padre cosa dice del suo successo?

“E’ molto contento ma in generale non parliamo molto di lavoro”.

I suoi figli la seguono?

“I miei figli seguono i programmi e a volte mi danno anche dei consigli. Ciò che mi colpisce è che ciò che ho raccontato loro lo racconto poi in televisione e il linguaggio è lo stesso”.

Che consigli le danno?

“Sono perlopiù apprezzamenti. Può capitare anche che uno dei miei figli mosso da curiosità mi ponga una domanda durante la visione della trasmissione. Mentre gli spettatori devono andare a trovarsi la risposta su Google, io posso dargliela all’istante. Sono fortunati no?”.

Una curiosità. Ha mai usato il motore di ricerca Google per rispondere ad una domanda dei suoi figli?

“Per rispondere no. Cerco sempre di fare dei ragionamenti. Se poi non lo so ci sono anche i libri. Quando si fa una ricerca sul web non bisogna mai prendere per buona una singola voce ma è necessario approfondire ed incrociarla con le altre. In questo modo capiremo se le informazioni sono fasulle o reali”.

CHI E’ ALBERTO ANGELA

Nato a Parigi nel 1962 e figlio del noto divulgatore scientifico Piero Angela e di Margherita Pastore, accompagnò spesso il padre nei suoi viaggi sin da bambino. Dopo essersi diplomato in Francia, si iscrisse al corso di Scienze Naturali all’università La Sapienza di Roma, laureandosi infine con 110 e lode e un premio per la tesi, poi pubblicata. Continuò gli studi frequentando diversi corsi di specializzazione in università degli Stati Uniti d’America (Harvard, Columbia University, UCLA), approfondendo la paleontologia e la paleoantropologia. È sposato e ha tre figli: Riccardo, Edoardo e Alessandro. Alla propria attività di studioso ha fatto seguito la professione per la quale è più noto, quella di divulgatore scientifico, in particolare attraverso la televisione. Nell’ambito dei programmi televisivi, come autore, iniziò nel 1989, partecipando alla realizzazione di due documentari per la Rai, nelle savane del Serengeti: “Una giornata di 2 milioni di anni fa e Leopardo”. Poi concepì e scrisse assieme al padre “Il pianeta dei dinosauri”, trasmesso da Rai 1 nel 1993, per il quale realizzò tutti i suoi interventi[6] sui siti paleontologici più importanti di vari continenti anche in francese e in inglese, per le vendite all’estero del programma. È anche uno degli autori dei programmi: “Superquark”, (originato da “Quark”, da una costola del quale è nato anche “Quark Atlante – Immagini dal pianeta”, nel 1997); “Quark Speciale”, e “Viaggio nel cosmo” per Rai 1: anche in questo caso, per “Viaggio nel cosmo”, tutti i suoi interventi nei principali siti di ricerca spaziale furono realizzati in inglese e francese per le vendite all’estero. Nel 1997 per “Superquark” fu il primo con la sua troupe[7] ad entrare (subito dopo la sua scoperta) e a realizzare un servizio televisivo nella più grande tomba egizia mai scavata (KV5, nella Valle dei Re). È inoltre l’autore e conduttore del programma “Passaggio a Nord Ovest”, su Rai 1. È il conduttore e assieme al padre anche l’autore del suo programma, “Ulisse – Il piacere della scoperta”, in onda dal 2000 su Rai 3, la cui prima edizione vinse il Premio Flaianoper la televisione.

Per Rai 1 ha realizzato il programma “Meraviglie”, andato in onda nel gennaio 2018.

A settembre-ottobre “Ulisse – Il piacere della scoperta”, dopo 18 anni di Rai 3, debutta su Rai 1 con quattro nuove puntate che riscuotono un grande successo (la prima e l’ultima fanno 4 milioni di telespettatori circa per il 21% e 22,5% di share).



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