Emanuela Del Zompo: “Il mio fumetto Grunda parla di un tema importante”

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Un vulcano in piena. Così la definiscono per via della sua iperattività. Emanuela è attrice, cantante, giornalista e altro. E’ molto impegnata adesso con la sua creazione “Grunda, l’angelo dalle ali rotte”, un fumetto particolare che tratta il tema del femminicidio

di Silvia Giansanti

Dove passa lei non cresce affatto l’erba. Anzi, cresce una foresta! Emanuela cento ne pensa e duecento ne fa. Simpatica, determinata e scaltra, ha saputo muoversi con le sue gambe nel mondo dello spettacolo senza dire grazie a nessuno. Addirittura qualche attività si è sviluppata per caso, segno inequivocabile del destino e del percorso assegnato ad ognuno di noi. Fin da piccola ha amato la recitazione e la scrittura, infatti qui i voti erano più alti rispetto all’esposizione orale a causa di un’accesa emotività. Oggi invece c’è da fermarla! Vi ricordate il film “Chi più spende più guadagna”? Ecco lei è una che più ha impegni, più viene chiamata dappertutto per progetti lavorativi. Non sa dove mettere le mani e adesso, essendo impegnata con il fumetto di sua creazione “Grunda”, ha dovuto lasciare in stand-by alcune proposte. Ultimamente ha anche accompagnato l’attore Vincenzo Bocciarelli al Festival di Venezia.

Emanuela, come si è sviluppata in te la passione per la recitazione?

“Fin da piccola nelle recite scolastiche avevo questa passione. Mi sentivo una piccola diva. Già all’epoca mi piaceva anche scrivere storie e a dirigere spettacoli”.

Ricordando i tuoi primi passi, chi ti ha sostenuto in questo campo così complesso?

“A dir la verità non ho avuto un pigmalione o un manager vero e proprio, mi sono sempre mossa da sola con le pubbliche relazioni e ho avuto la fortuna di intraprendere varie strade. Comunque i primi passi li ho mossi con il Teatro Bellini di Napoli, non appena mi sono trasferita a Roma. Sai chi mi ha sempre sostenuta ideologicamente?”.

Chi?

“Barbra Streisand, personaggio determinato e completo nel suo genere. E’ cantante, attrice, conduttrice, regista e sceneggiatrice. Ho sempre sognato di essere come lei a 360 gradi. Di certo non ho raggiunto la sua popolarità, ci mancherebbe altro, ma sono riuscita in vari campi come la recitazione e il canto. Quando vado a sostenere provini porto sempre alcuni pezzi di monologo molto impegnati che lei ha interpretato e magari ha anche prodotto. La mia formazione è stata la cultura americana e lei è il mio punto di riferimento. Loro hanno una marcia in più. Con questo non voglio dire che sono più validi di noi, semplicemente hanno più disponibilità economica nel realizzare determinate produzioni”.

Sei anche giornalista, quindi sei una nostra collega.

“Giornalisticamente parlando mi sono formata in America, casualmente la mia prima intervista l’ho fatta ad Arnold Schwarzenegger . E’ capitato tutto per caso appunto e da lì è partita anche questa avventura, scrivendo per diversi giornali”.

Qual è stata l’esperienza che ti ha segnato e perché?

“Scrivere un libro su Grace Kelly intitolato ‘Grace, l’indimenticabile Signora e Principessa di Monaco’ e per questo ho vissuto quasi un anno a Montecarlo per stare a fianco della famiglia. C’è stato tutto un lavoro dietro di prestigio che mi ha aperto porte importanti. Non avrei mai immaginato di entrare a Palazzo e conoscere grandi personalità. E’ stata un’esperienza molto faticosa ma fruttuosa e irripetibile. E’ stata dura poter scrivere un libro in quanto controllata nei minimi dettagli dato che si trattava di una famiglia molto in vista. Persino se uscivo la sera, ero seguita dalle guardie del corpo”.

Perché la scelta è caduta proprio su Grace Kelly?

“Essendo degli anni ’70, non avevo una grande conoscenza di questo personaggio anni ’50, ma una volta quando ero in America mi è nata questa idea. Ho avuto l’occasione di conoscere il manager di Frank Sinatra, il quale nel mezzo di un discorso mi ha nominato la Principessa. Mi si è accesa una lampadina, anche perché lei mi è sempre piaciuta. Amavo la sua classe e mi stuzzicava l’idea di parlare di lei dal punto di vista sociale. Da qui continuai il progetto cercando di fare anche la pubblicazione in inglese negli Stati Uniti”.

Parliamo della tua magica esperienza da fumettista.

“Questa è un’altra avventura che è nata per caso, sono stata ugualmente fulminata. Così insieme alla regista Annie Depardieu abbiamo iniziato a buttare giù una storia e a comporre un cast di attori. E’ nato un progetto, un fumetto chiamato ‘Grunda, l’angelo dalle ali rotte’, un’idea innovativa di fumetto perché la storia è scritta e interpretata da attori come Vincenzo Bocciarelli, Cristian Stelluti, Alessandro ed Enrico Magistri, Roberta Garzia, Rinaldo Talamonti, Andrea Annibale, Mattia Palese, Cristina Roncalli, Alessandra Gentile, Emanuela Petroni, Noemi Maria Cognigni e altri, attraverso un foto-racconto realizzato da Claudio Martone, Renata Marzeda, Giovanni Paccasassi, Pierdomenico Braccetti su storyboard e disegnato da Annie Depardieu. La storia narra di un angelo pasticcione alle prese con la sua missione di cupido che invece di fare la cosa giusta, fa sempre quella sbagliata. ‘Grunda’, la mia creatura, mira ad arrivare tramite le istituzioni alle scuole e ai ragazzi per far capire che la violenza contro la donna e l’essere più debole, va combattuta ed affrontata. Inoltre il fumetto diventerà cortometraggio sempre per la regia della Depardieu, che parteciperà a numerosi festival. Intanto una casa editrice, la Bonelli, ha addirittura  definito il fumetto un’opera paragonabile ad un film di Wim Wenders ‘Il cielo sopra Berlino’. Prevedo molto lavoro su questo progetto nei mesi futuri”.

Il nome di un regista con il quale sogni lavorare?

“Oliver Stone, che tra le altre cose l’ho conosciuto ed intervistato. E’ anche molto simpatico. E aggiungo Martin Scorzese”.

Visto che ti occupi di mille cose, nel poco tempo libero che ti rimane, su cosa preferisci puntare?

“Sul canto, che è un’altra mia attività. Ho studiato canto con Timothy Martin e faccio parte dell’Amazing Grace Gospel Choir e nella primavera scorsa siamo stati a ‘Ballando con le Stelle’. Adesso abbiamo in programma alcuni concerti. Le prove mi occupano molto spazio a ridosso degli eventi, ma il canto mi distrae dalle preoccupazioni e mi scarica. Anche nel traffico canto con la musica a palla in macchina, incrociando degli occhi che mi guardano strano”.

Ti manca la tua città delle Marche?

“Sì, specie le palme stile Miami. Amo sentire l’odore del mare e quindi ho cercato un’abitazione a Casal Palocco. Ad agosto sono stata tutto il mese a S. Benedetto del Tronto”.

CHI E’ EMANUELA DEL ZOMPO

Emanuela Del Zompo è nata a S. Benedetto del Tronto il 24 aprile sotto il segno del Toro con ascendente Acquario. Caratterialmente si definisce vulcanica, allegra e simpatica. Ha l’hobby del pattinaggio, adora viaggiare e conoscere nuove culture. Ama mangiare il brodetto alla sanbenedettese, una zuppa di pesce. Simpatizza Roma. Ha un gatto Jojo. Al momento è single. Il 2004 è stato l’anno fortunato della sua vita perché ha fatto grandi incontri professionali. I primi passi li ha mossi al Teatro Bellini di Napoli e parallelamente ha iniziato a lavorare sul set diretta da registi di fama nazionale ed internazionale. Ricordiamo “La Carbonara”, “I Poliziotti”, “Senso 45”, “Al momento giusto”, “Commedia sexy” e “L’ultimo bacio”. Nel 2001 ha preso parte ad un film internazionale dove ha interpretato una spia italiana. Lì ha iniziato anche la sua carriera giornalistica. e nel 2010 è stata protagonista di un documentario per Rai International, dove ha interpretato se stessa. Per la tv ha lavorato con Maurizio Costanzo, con la Premiata Ditta e con Luca Manfredi. Ha scritto un libro su Grace Kelly e adesso ha ideato ed interpretato un fumetto “Grunda, l’angelo dalle ali rotte”. Fa parte dell’Amazing Grace Gospel Choir, coro gospel in cui canta.



more No Comments settembre 12 2018 at 10:05


Paolo Conticini: Con “Mamma mia” il divertimento è assicurato

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È uno dei protagonisti del fortunato musical che sta ottenendo un grande successo in tutti i teatri italiani. Dall’11 ottobre sarà al Teatro Sistina di Roma

di Giulia Bertollini

Assieme a Sergio Muniz e Luca Ward ha riscosso uno straordinario successo di pubblico con il musical “Mamma mia”. E da ottobre torna a vestire nuovamente i panni di Sam in questo spettacolo che gli sta regalando grandi emozioni e soddisfazioni. Stiamo parlando di Paolo Conticini, uno dei sex symbol più amati del piccolo schermo. Tanti i ruoli da lui interpretati nelle serie tv: da Gus di “Un medico in famiglia” al commissario Berardi di “”Provaci ancora prof”. Diviso tra cinema, tv e teatro, Paolo ha dimostrato di sapersela cavare alla grande anche con le imitazioni partecipando qualche anno fa come concorrente a “Tale e quale show”. Non solo bellezza quindi ma anche un mix di talento e bravura che seduce e conquista. Lo abbiamo incontrato al termine della conferenza stampa di presentazione della nuova stagione del Teatro Sistina di Roma per farci raccontare qualcosa in più sul musical e sui suoi prossimi progetti.

Paolo, per il secondo anno consecutivo ti ritroviamo impegnato in teatro con lo spettacolo “Mamma mia”. Come ti spieghi questo enorme successo? Te lo saresti mai aspettato?

“Mi aspettavo che fosse un successo ma non di queste proporzioni. Gli ingredienti però c’erano tutti: il film, le musiche degli ABBA e un cast che è risultato vincente”.

Cosa ha di speciale questo spettacolo? 

“E’ uno spettacolo pieno di solarità, positività, allegria in cui la donna la fa da padrone dimostrando di essere il sesso forte. In tre ore di spettacolo non ci si annoia mai. Posso definirlo un orologio che funziona alla perfezione”.

Come ha reagito il pubblico?

“La risposta degli spettatori è stata sempre straordinaria. Ballavano e cantavano insieme a noi. Le prime volte, alla fine dell’esibizione, ci chiedevamo se quel tripudio fosse vero o solo un sogno. Pensa che alla prima ad Ostia, mentre cantavamo, il pubblico iniziò man mano ad avvicinarsi sempre di più al palcoscenico. Io guardai Luca dicendogli ‘ma che ci stanno prendendo in giro?’. Non mi aspettavo questa reazione. Da quel momento, capii che poteva essere una bomba e infatti lo è stata”.

Con il cast come ti sei trovato?

“Mi sono trovato benissimo. E’ diventata per me una grande famiglia. L’alchimia con Luca Ward e Sergio Muniz è scattata subito, nonostante professionalmente non ci fossimo mai incontrati prima. Tre caratteri diversi che si sono trovati. Nonostante il lungo periodo di tempo trascorso insieme, non è mai sorto uno screzio o un problema. Lavorare in un clima di convivenza serena rende tutto più facile e meno pesante. E’ stata la ciliegina sulla torta”.

Nello spettacolo, interpreti Sam. Cosa ti ha  più colpito di questo personaggio? C’è  qualcosa che vi accomuna?

“La passione e la fedeltà nei confronti di una donna che aveva conosciuto vent’anni prima e di cui a distanza di tempo si scopre ancora innamorato”.

Da “Vacanze romane” a “Mamma mia”, ormai con il musical ci hai preso gusto.

“Sono al quarto musical e devo dire che mi diverto da pazzi. Credo sia, a livello lavorativo, la cosa che più mi piace fare, anche perché unisce diverse capacità: una prova a 360 gradi. Stare sul palcoscenico davanti al pubblico cantando, recitando e ballando è il massimo”.

Guardando al futuro, c’è qualche personaggio che ti piacerebbe interpretare? 

“Tantissimi. Ho un sogno nel cassetto però. Mi piacerebbe cimentarmi in un ruolo drammatico. Spero ce ne sia presto l’occasione. Intanto, continuo a godermi il successo che mi sta regalando in teatro ‘Mamma mia’. E’ qualcosa di incredibile”.

Quanto conta per te la bellezza?

“La bellezza è importante ma lo è ancora di più tenersi ordinati e sentirsi all’altezza della situazione. Il mio rapporto con la cosmetica è pari a quello che ho con lo sport e la cucina”.

Progetti in cantiere?

“Sto aspettando delle risposte in merito ad alcuni progetti. Incrociamo le dita”.



more No Comments settembre 12 2018 at 10:03


Darwin Pastorin: “Il marketing ha sostituito il dribbling”

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Il campionato di calcio di serie A è appena iniziato e uno dei più grandi giornalisti sportivi si racconta e ci parla di questo mondo cambiato nel tempo

di Simone Mori

Stimato da tutti, profondo conoscitore non solo di sport, ma dei grandi temi dell’attualità, Darwin Pastorin, classe 1955, ci racconta in quest’intervista come è arrivato ad occupare posti prestigiosi nel mondo del giornalismo sportivo. Infine il suo Brasile. Il suo amore infinito per la terra che gli ha dato i natali.

Darwin caro, innanzitutto come va? Come stai passando questa estate 2018?

“Sono reduce da tre bellissimi giorni a Portopalo, in provincia di Siracusa. Ho partecipato alle manifestazioni per il premio ‘Più a sud di Tunisi’, giunto alla tredicesima edizione e portato splendidamente avanti dalla passione e dal cuore del giornalista e scrittore Sergio Taccone. Sono state serate splendide: di parole, musica, ricordi, sogni, nostalgie. Un luogo, per davvero, di meraviglie e stupori. Mi ha accompagnato mio figlio Santiago, anche lui conquistato dai colori e dalla magia di Portopalo. Passerò il resto dell’agosto in Piemonte con il gatto Gil, con tanti libri da leggere, con un nuovo libro da finire. E tante passeggiate per cercare di mantenere un po’ di forma”.

Raccontaci i tuoi ricordi nell’avvicinarti al giornalismo sportivo.

“Tutto nasce in terza elementare, alla scuola ‘Silvio Pellico’ di Torino. Il maestro Ugo Pagliuca mi chiede: ‘Darwin, cosa ti piacerebbe fare da grande?’. Ho risposto in un lampo: ‘Il giornalista sportivo!’. E così è stato per lunghi e indimenticabili anni. Dal Guerin Sportivo a Tuttosport, passando poi alla TV: Tele +, Stream TV, Sky Sport, La7 Sport e Quartarete TV. Voglio ricordare, e ancora ringraziare, i miei maestri: Vladimiro Caminiti e Giovanni Arpino. E Italo Cucci, che è stato il primo a credere in me, avviandomi alla professione con il praticantato”.

Hai ricoperto svariati ruoli importanti e in diverse testate. Come hai vissuto determinate responsabilità?

“Ho fatto per tanti anni l’inviato speciale a Tuttosport. Grazie, soprattutto, al pallone ho conosciuto il mondo, luoghi e persone, non soltanto stadi. Mi piaceva raccontare il mondo fuori dall’attualità, cercare, alla Osvaldo Soriano, preziose ‘storie di cuoio’ e di vita quotidiana. Da direttore, ho sempre provato a fare squadra, puntare al collettivo. Ho avuto la fortuna di avere con me colleghi straordinari, ricchi di cultura ed entusiasmo. Ho permesso a tante donne e a tanti uomini di diventare professionisti. Io ho portato, con tutte le mie forze, con tutta la mia energia, la mia fame quotidiana di narrazioni”.

Tu hai scritto molto. Cosa bolle in pentola oggi?

“Ho scritto, di recente, ‘Lettera a un giovane calciatore’ (Chiarelettere) dedicato ai ragazzi che si avvicinano, oggi, al mondo del football. E ho raccontato il mio calcio, quello dell’infanzia (persino con un mio provino alla Juventus nel 1967, con un gol di ginocchio, ma non mi presero…) e quello dell’età adulta, con i giocatori, bravi e sfortunati, campioni o comparse, incontrati durante la mia carriera. Poi è arrivato il libro (per Aliberti) scritto con il mio amico fraterno Vincenzo Imperatore, ‘Juve-Napoli Romanzo Popolare’: il pallone visto da un tifoso partenopei e da un tifoso juventino, il pallone che diventa educazione alla vita, metafora, paradosso, memoria personale e collettiva. Adesso, mi sto dedicando (per CasaSirio), con i disegni del bravissimo Andrea Bozzo, a storie di giocatori inseriti nel contesto politico sociale e morale dell’Italia del loro tempo. Tra un po’ arriverà il romanzo…”.

Parliamo di calcio: il nostro campionato. Arriva Ronaldo. Un tuo pensiero su questo.

“Cristiano Ronaldo rappresenta un grandissimo acquisto: per la Juventus, ovviamente, e per tutto il nostro movimento calcistico. È uno dei migliori giocatori di sempre, e a 33 anni possiede ancora la forza e la felicità (di giocare) di un ragazzino. Mi ha ricordato l’arrivo di Diego Armando Maradona, il più grande di tutti, a Napoli. Sì, questo è il tempo di CR7: il fuoriclasse capace di segnare in rovesciata, su punizione, al volo, di testa. E che, nel contempo, è anche un’azienda. Le magliette bianconere con il 7 vengono vendute, quotidianamente, a migliaia, in tutto il mondo. Questo è il football moderno: il marketing che ha sostituito il dribbling”.

Come si potrebbe debellare definitivamente la violenza negli stadi?

“Ritornando a discutere di calcio con serenità. Mandando via i genitori dai campi dove si esibiscono i loro figli, riportando il pallone nelle scuole. Un ruolo importante, in tal senso, lo abbiamo noi giornalisti: abbassare i toni e riportare il gioco nella sua giusta dimensione. Senza veleni, senza esasperazioni, senza rancori”.

I soldi hanno comprato definitivamente il gioco del calcio?

“Come ho scritto prima, oggi è il tempo del dio marketing. Non possiamo farci niente. Ma, per fortuna, possiamo ancora emozionarci per un colpo di tacco, per un assist preciso. Per una conclusione all’incrocio dei pali, per una parata impossibile”.

Quali sono i giovani più forti a livello italiano? E chi saranno le squadre che andranno ad occupare le prime cinque posizioni a fine campionato?

“Giovani ce ne sono tanti. Difficile stilare un elenco. E tanti ragazzi si stanno mettendo in luce nei campi di periferia. Per lo scudetto, la Juventus è favoritissima. Quindi: Napoli, Inter, Roma e Atalanta, non più sorpresa ma abbagliante realtà”.

Ti sono piaciuti i mondiali 2018?

“Sì, abbastanza. Deluso dal mio Brasile e dalla sceneggiate di Neymar. La Francia ha meritato il titolo per il suo gioco solare e per la classe di elementi come il formidabile Kylian Mbappè e Antoine Griezmann. Storico il secondo posto della orgogliosa Croazia, trascinata da quel formidabile asso di Modric. Per non parlare della testardaggine di Mandzukic, lottatore nato”.

Riguardo agli altri sport. Andiamo forte in molti di essi. Quale segui più assiduamente?

“L’Italia è un serbatoio di assi: nella scherma, nell’atletica, nel nuoto e in tante altre discipline. Seguo un po’ tutti gli sport, e sono un appassionato di football americano. Con il mio amico Luca Mainardi vado spesso a vedere gli incontri dei Giaguari di Torino. Da ragazzo, oltre al calcio, praticavo l’atletica leggera: salto in lungo, 100 metri, 4×100. Mio allenatore era Gianfranco Porqueddu, attuale presidente regionale del Coni. Oggi sono presidente onorario dell’Ivrea Fc. Una società che apre le porte a tutti: perché il calcio deve essere solidarietà, integrazione, allegria e condivisione per tutti”.

Darwin e il Brasile. Tema libero.

“Sono orgoglioso, caro mio Simone, mio esempio, mio eroe, di essere figlio, nipote e pronipote di emigranti. Sono nato a San Paolo del Brasile da genitori veronesi. E il Brasile mi è rimasto profondamente nel cuore: soprattutto le partite che giocavo, da bambino, con i miei coetanei, mulatti ebrei musulmani giapponesi polacchi, nel mio quartiere, Cambuci. Non aveva importanza il colore della nostra pelle, la religione dei padri: eravamo, semplicemente, bambini contenti di inseguire quella palla di stracci e di speranza. Il Brasile mi ha insegnato che il razzismo è la cosa più stupida del mondo”.



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Roberta Beta: Sulla cresta dell’onda

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E’ stata una delle concorrenti più positive del Grande Fratello. Una delle poche che è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante

di Lisa Bernardini

I veri cultori del programma sulla casa del Grande Fratello ricordano tutti questa bionda ragazza romana che fu una dei primi concorrenti del Grande Fratello. Classe 1965, l’ex gieffina proviene da una famiglia dell’alta società milanese e deve la sua notorietà dell’epoca, e il successo seguente, proprio alla prima edizione del format di ispirazione orwelliana. Lei è Roberta Beta, oggi conduttrice radiofonica di successo. All’epoca fece molto parlare di sé, come tutti i suoi colleghi inquilini. Sono passati anni ed anni, e soprattutto un numero imprecisato di concorrenti da quando lei era una degli abitanti della casa di Cinecittà, ma quella prima edizione di programma è indimenticabile perché fu davvero magica ed irripetibile. La incontriamo a Roma, in un pomeriggio di questa estate romana, ormai quasi al termine, che è stata comunque molto calda. Anche se va di fretta per via del lavoro, riusciamo ad intervistarla.

Roberta Beta e la radio. Dal Grande Fratello in tv al mondo dell’etere e delle onde FM. Sei soddisfatta di ciò che quell’esperienza oramai lontana ha portato alla tua vita?

“Sì, certo che sono soddisfatta! Anche se col senno di poi eviterei certi errori dovuti alla paura di cadere in fallo”.

Quando ci pensi, che cosa ricordi in particolare della tua permanenza nella casa più  spiata d’Italia?

“Ricordo le risate che ci ha fatto fare Salvo con i suoi scherzi. Io tendo ad avere sempre e solo ricordi positivi di qualunque evento abbia segnato la mia vita. Oggi poi che sono in contatto con i miei compagni d’avventura provo tanta tenerezza”.

Sei una speaker di successo e conduci programmi radiofonici molto apprezzati dal pubblico. Ce ne parli?

“Il mio programma radiofonico si chiama ‘Fattore Beta’ e va in onda il lunedì dalle 16 alle 18 su RID 96.8 ossia l’acronimo di Radio Incontro Donna. Il mercoledì invece conduco insieme a Janet De Nardis il programma di arte 360 gradi. Son entrambi programmi di cultura e leggerezza . Nel primo illustro eventi Culturali secondo il mio punto di vita, il Fattore Beta, appunto. Con Janet condividiamo eventi e intervistiamo personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura. Cos’è la cultura? Tutto è cultura! Questa radio è importante per me perché è nata dall’amicizia di un’amica che mi ha messo in contatto con Michelle Castiello, la giovane editrice dell’emittente. Tutto è nato da una volontà femminile anche se oggi abbiamo in squadra molti bravissimi colleghi maschietti che si occupano di sociale, fashion e cultura ‘Green’. Il venerdì con Susy Vianello, figlia di Edoardo, c’è anche Marina La Rosa”.

Se tornassi indietro, che cosa non rifaresti mai? Sia come donna che come professionista. 

“Se tornassi indietro rifarei tutto ciò che ho fatto e in più mi iscriverei alla facoltà di Psicologia. Ma sono ancora in tempo per rimettermi sui libri. Magari dopo che mio figlio si sarà diplomato”.

I tuoi programmi futuri? 

“Poiché io sono sempre sul pezzo e in questo mestiere l’imprevisto è dietro l’angolo, chi può dire ciò che succederà? Io sono anche giornalista perciò posso cimentarmi in molti campi. Lo scopriremo solo vivendo”.



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Federico Semyour: Bello, bravo e poliedrico

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Da Pitti uomo all’arte della pittura, dai social a “Il nome della rosa”

di Irene Di Liberto

Federico Semyour Fagioli: è modello, attore e uno dei fashion blogger più di successo del momento. In un mite pomeriggio di settembre incontro Federico per intervistarlo. Ne viene fuori l’immagine di un ragazzo, certamente di una bellezza fuori dal comune, ma con un mondo interiore vivo, progettuale e curato. Brillano di profonda luce i suoi occhi celesti quando racconta delle grandi passioni che coltiva, del rapporto con il padre e delle immagini del suo futuro, che, a parole, dipinge così bene, tanto da divenire vivido, tangibile e nitido. Nonostante, per motivi di lavoro, ne faccia ampio uso, è riuscito a non sostituire le sue emozioni con le applicazioni.  Non chiedetemi se è più bello dentro o fuori, ma decidetelo da soli dopo aver letto l’intervista fino all’ultima riga

Federico, sei uno dei fashion blogger italiani più seguiti del momento, con all’attivo 136000 follower instagram; svelaci qualche piccolo segreto social.

“Quattro anni fa mi sono affacciato al mondo dei social quasi per gioco, poi, avendo avuto un ottimo riscontro, mi son messo giù seriamente. Ho cercato di mettere del mio e di caratterizzarmi rispetto ad altri fashion blogger, creando un’immagine che mi rispecchiasse in pieno. Ci vuole molto tempo per stare dietro ai social, ma anche passione, competenza e pazienza. Mi ci dedico tre ore al giorno, ma lo faccio davvero con amore. Per me è una splendida vetrina e anche un canale attraverso il quale sono stato contattato da diversi e importanti marchi pubblicitari”.

Attraverso i social sei stato contattato per la trasmissione “Smartlove” in cui due sconosciuti, un uomo e una donna, si scambiano i cellulari per permettere all’altro di conoscerlo più a fondo. Che esperienza è stata?

“Ho incontrato per due minuti una perfetta sconosciuta e ci siamo scambiati i telefoni, avendo così accesso alla sua vita e lei alla mia. È stato curioso e nuovo conoscerla tramite il suo telefono, ma ho subito capito che non era il mio tipo”.

Raccontami un po’ di te: da quanto tempo ti dedichi alla carriera da modello?

“Mi ci dedico da quattro anni e mi riempie di soddisfazioni. Da sempre sono affascinato da questo mondo: già al liceo seguivo l’indirizzo ‘moda’, ma, di certo, la mia famiglia ha contribuito a farmene innamorare. Tre anni fa sono subentrato nello storico punto vendita di famiglia che si trova nella città in cui vivo, Perugia, sin dal 1932”.

Pensi di proseguire qui in Italia?

“Sì perché amo questa splendida nazione che è l’Italia e tutto ciò che la caratterizza. Credo molto nelle sue potenzialità. La soluzione è creare del nuovo e sicuramente non fuggire per cercare lavoro all’estero”.

Cosa fai per tenerti in forma?

“Tanta palestra, che per me è anche una valvola di sfogo. Ma il mio trucco è volermi veramente bene”.

Un pregio e un difetto.

“Sono un perfezionista, non so se è classificarlo più nell’una o nell’altra categoria. Un difetto, sopra tutti, l’essere disordinato”.

Per le tue fan: che requisiti deve avere una donna per piacerti e c’è qualcuna che attualmente è riuscita a conquistare il tuo cuore?

“Mi piacciono le donne estremamente dolci, ma, allo stesso tempo, molto determinate e consapevoli della propria femminilità. Chissà se avrò già trovato una donna che sia il perfetto mix di questi semplici, ma per niente scontati, ingredienti…”.

Sfilare ti ha portato da Pitti Immagine fino a Dolce&Gabbana.

“In varie occasioni ho partecipato al Pitti, sempre per brand diversi. È una manifestazione che nel panorama internazionale rimane fonte di spunti e di tendenze. Proprio in questi giorni ho girato, a Montepulciano, uno spot per Dolce&Gabbana. È stato un vero piacere collaborare con stilisti come loro, di spicco nel panorama mondiale, ma con creazioni fortemente e volutamente intrise di italianità”.

Hai all’attivo partecipazioni a importanti cortometraggi e al film “Il nome della Rosa”. Federico, quindi, è anche attore, come hai cominciato?

“Ho avuto la fortuna di incontrare, mentre passeggiavo per il centro di Perugia, Marco Grisafi, bravissimo regista siciliano che mi ha ingaggiato come protagonista per un videoclip musicale con il maestro Maurizio Mastrini ‘Le stagioni dell’amore’ e per un’altra parte a fianco dell’impareggiabile Athina Cenci. ‘Il nome della Rosa’ è stata davvero un’importante esperienza, con, alla regia, Giacomo Battiato e attori del calibro di Rupert Everett. Molto emozionante recitare in abito d’epoca: è stato come fare un vero e proprio salto nel passato”.

Hai qualche hobby?

“Mi piace molto dipingere, lo faccio soprattutto la sera per staccare la spina e perché mi rilassa. Siccome sono un creativo, ho cercato, alcuni anni fa, di unire la passione per la pittura a quella per l’abbigliamento, lanciando una linea di vestiti maschili tutta mia, quindi camicie e magliette con dei miei disegni”.

Di cosa vai fiero?

“Sono fiero delle mie idee, di aver intrapreso, da solo, la mia strada e di aver trovato delle strade solo e solamente mie. Ho creato, insieme a un socio, la prima agenzia di moda in Italia che si occupa di fornire fashion blogger alle aziende”.

In questo momento della tua vita a chi va il tuo “grazie”?

“Sicuramente a mio padre! Per me è un papà, un amico, un fratello e anche un confidente. È stato un unione che si è consolidata col tempo: lui mi è stato vicino in un momento delicato della mia vita e lo stesso ho fatto io, subito dopo, con lui, seguendo il suo esempio”.

Grazie Federico.

Ad maiora.

 

Instagram

https://www.instagram.com/federico_seymour_fagioli_



more No Comments settembre 12 2018 at 09:56


Martina Tosi: La modella con l’ “hobby” dell’imprenditrice

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Quando tutti (o buona parte) erano in spiaggia a godersi le meritate ferie estive, Martina Tosi era al lavoro. Lei è fatta così: impossibile chiederle di fermarsi quando di mezzo ci sono flash, obbiettivi e shooting. Luglio e agosto sono stati mesi intensi, come gli altri. Agenda fitta e risultati da urlo. Molti giorni trascorsi sul set, la sua seconda casa ormai da anni, per realizzare nuove campagne pubblicitarie; altrettanti passati davanti al pc, per studiare coreografie ad effetto e analizzare nuove strategie di marketing della sua agenzia, DaMa, che dalla Toscana ormai ha sconfinato per tutto il Centro Italia. La vita di Martina Tosi si riassume così, in un’estate lavorativa trascorsa nel tentativo di conciliare il ruolo di fotomodella con quello di imprenditrice nel mondo dello spettacolo. Senza dimenticare la bellezza di oltre 100.000 followers che le hanno permesso di diventare un’autentica celebrità nel mondo dei social e una delle professioniste di riferimento quando si parla di fotografia. Il curriculum è andato ampliandosi e nella sola estate appena trascorsa ha messo insieme una pubblicazione su Playboy Russia-Bulgaria, la campagna pubblicitaria per Paola Prata, poi è divenuta testimonial dei caschi Premier e degli occhiali da sole Renè Moris. Dulcis in fundo, è iniziata anche la partnership con bijoux Tryjs che produce gioielli, orecchini e collane”.

Ma l’elenco non finisce qui…

“È stata davvero un’estate fruttuosa! Il marchio Resorge mi ha scelta come ‘ambasciatrice’ dei suoi prodotti per capelli, ho scattato per i costumi da bagno costumi da bagno Neobikinis e sono divenuta testimonial di Elytex Maglierie indossando i loro capi. E prima dell’estate ho sfilato per L’Oreal con il nuovo look primavera estate”.

E naturalmente l’autunno regalerà altre sorprese.

“Ho in progetto alcuni calendari per il 2019, copie che le aziende regaleranno poi ai loro clienti. Mi piace ricordare anche la mia collaborazione con Epilette per un video sull’epilazione e la pubblicità per Glamood, un sito e-commerce sito che compara grandi marchi”.

Martina Tosi non è solo fotomodella.

“Lavoro come imprenditrice con la mia agenzia e infatti sarò coreografa al Tuscany Fashion Tour, una sfilata con stilisti di caratura internazionale in cui cercherò di regalare emozioni al pubblico con effetti speciali da non perdere”.

Ma questo lato imprenditoriale sta prendendo il sopravvento.

“La fotografia rappresenta un aspetto fondamentale della mia vita, ma essere a capo di un’attività nel mondo dello spettacolo è una soddisfazione e una gratificazione. È un traguardo che rappresenta un passo in avanti nella mia vita, oltre che la possibilità di vedere questo mondo anche da un’altra prospettiva”.

Dama Events è la tua “creatura” ormai da alcuni anni.

“Questo ruolo di organizzazione mi piace, lo considero un completamento della mia attività di fotomodella”.

La fotografia ti ha permesso di raggiungere traguardi straordinari.

“Ho conquistato le pagine di Playboy Italia e ora ho l’onore di essere pubblicata su uno speciale distribuito nel mercato della Bulgaria e della Russia. Fotografie che esaltano la bellezza estetica di noi donne. E pochi giorni fa ho realizzato un workshop con Elizabeth Opalenik, un’artista da scoprire…”.

La fotografia ti ha dato tanto.

“Mi ha permesso di girare, di conoscere sempre persone nuove, di diventare popolare sui social. Facebook e Instagram, insieme, ogni giorno mi permettono di parlare a decine di migliaia di persone. Per una ragazza qualunque come me, è davvero qualcosa di unico e speciale. Lo confesso: Martina Tosi è una ragazza semplice, che non ama apparire e che nella vita ha avuto la fortuna di fare ciò che le piace e che desiderava. Ho potuto vedere posti nuovi, Isole fantastiche, panorami suggestivi: è un eterno viaggiare in luoghi incantevoli, cosa potrei desiderare di più?”.

Esprimi un sogno: cosa vorresti raggiungere?

“Ho il sogno di realizzare i miei sogni! Ho tante idee lavorative e imprenditoriali in vari settori, ma voglio anche godermi la vita il più possibile e continuare a sperimentare. Adoro la continua ricerca dell’estetica, del bello, del piacere”.

Progetti futuri a breve termine?

“Ne ho uno di cui sono particolarmente orgogliosa: una campagna per un brand di jeans che ad ottobre realizzerò in Portogallo. E poi ho posato per progetti artistici destinati a mostre come quella di Massimo Fassina che esporrà in musei importanti a Milano o di Marco Lando che espone in gallerie di New York e che con un mio scatto è arrivato in finale in un concorso internazionale”.

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more No Comments settembre 12 2018 at 09:53


Mattia Palese: “Recito in un fumetto per dare un messaggio”

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È un attore giovanissimo in rampa di lancio. Ha partecipato come co-protagonista in “Grunda” e ne ha ricavato una meravigliosa esperienza

di Alessio Certosa

La sua carriera di attore ha avuto una svolta lo scorso anno, quando dalla Puglia si è trasferito a Roma. Tante le esperienze che ha avuto di recente, tra cui il ruolo di co-protagonista nel fumetto “Grunda, l’angelo dalle ali rotte”. Conosciamo meglio Mattia Palese attraverso questa chiacchierata.

Mattia, presentati ai nostri lettori.

“Ho 26 anni e vengo da un piccolo paese della provincia di Lecce. Nella vita ho sempre lavorato come operaio in diversi settori, sia in Italia che in Svizzera. Ho svolto soprattutto il lavoro di l’idraulico, poiché possiedo un diploma professionale di operatore di sistemi energetici. Tuttavia, col passare degli anni mi sono accorto di non essere per niente soddisfatto di tale lavoro ed ho quindi deciso di rimettermi in gioco, cambiando completamente il mio stile di vita e le mie abitudini. Così a settembre del 2017 mi sono trasferito a Roma per studiare recitazione e, per poter affrontare meglio gli studi e sostenerne i costi, ho deciso di specializzarmi nel settore del fitness come personal trainer, una delle mie più grandi passioni che coltivo da sempre”.

Le tue esperienze in campo artistico e la tua formazione?

“In questi anni mentre  lavoravo mi sono candidato in diversi casting perché sono sempre stato appassionato e affascinato dal cinema e dalla moda. Ho fatto dei piccoli ruoli nel cinema, tv e nella moda partecipando come:  finalista a Mister Italia nel 2016, con la vittoria del primo posto a livello regionale con la fascia ‘Il volto più bello d’italia’; finalista a Mister Italia nel 2017; partecipazione al film di Marco Ponti ‘Una vita spericolata’ nel luglio 2017; figura generica nello spot pubblicitario della Peroni ad agosto dell’anno scorso; un piccolo ruolo nel film ‘Vanishing Balances’ ad Ottobre; sono stato finalista nazionale ‘Il più bello d’Italia’ a Dicembre; ho partecipato a ‘Vuoi Scommettere’ a giugno di quest’anno; sono co-protagonista nel fumetto di Emanuela Del Zompo ‘Grunda, l’angelo dalle ali rotte’ riguardo al tema sul femminicidio; e a gennaio ho preso parte allo spot pubblicitario ‘Karman’ in Germania”.

La partecipazione al concorso “Il più Bello d’Italia” cosa ti ha portato?

“I concorsi di moda a cui ho partecipato, sia quello di ‘Mister Italia’ che ‘Il più bello d’Italia’, mi hanno insegnato tante cose: innanzitutto quello di rimanere sempre umile, sapersi mettersi in gioco e imparare sempre dai giudizi dei giudici. Un’altra cosa molto importante che ho capito è quella di non dover puntare tutto sull’aspetto fisico! In qualsiasi ambito bisogna sempre studiare tantissimo per poterti distinguere ed essere apprezzato, altrimenti sarai sempre ricordato come il ‘bello ma che non sa ballare’. Il concorso ‘Il più Bello d’Italia’, invece, mi ha fatto conoscere Emanuela Del Zompo, giornalista e giurata della finale nazionale della regione Lazio. Emanuela mi ha proposto di candidarmi ai casting per un importantissimo progetto, del quale vi parlerò fra poco”.

Cosa significa essere un attore?

“Ancora non lo so con esattezza perché non essendo un attore professionista posso solo immaginare quanto sia bello svolgere un mestiere del genere. Dalle mie esperienze posso comunque dirvi che è un lavoro abbastanza duro ma nello stesso tempo molto gratificante e bello perché ti permette di entrare in molti personaggi e di conoscere tante belle persone”.

A cosa saresti disposto a rinunciare in nome dell’arte?

“In nome dell’arte sono stato capace a stravolgere del tutto la mia vita. Ho cambiato stile di vita, ho ricominciato a studiare dopo diversi anni, sto investendo tempo e denaro, ho lasciato la mia amata terra, famiglia e ho lasciato anche il mio lavoro. Ho fatto praticamente tutto quello che potevo fare. Direi che come inizio è abbastanza, non credete?”.

Nella scala dei tuoi valori cosa metti al primo posto?

“La dignità. La dignità ci viene data, l’hanno data a tutti noi. L’abbiamo ricevuta in dono quando eravamo piccoli. E’ un regalo così bello e unico che una volta perso non si può mai più recuperare a vita ed è peccato buttarla via”.

Il sogno nel cassetto di Mattia Palese?

“Sembrerà banale dirlo, ma è quello di ogni ragazzo della mia età: vorrei realizzarmi dal punto di vista lavorativo facendo quello che mi piace fare. Nell’ultimo periodo mi sono dato un limite: a 30 anni sogno di avere una carriera artistica ben avviata e una bella famiglia. So che sarà molto difficile e impegnativo, ma so anche che io ce la metterò tutta per raggiungere il mio obiettivo”.

Parlaci della tua esperienza sul set di “Grunda, l’angelo dalle ali rotte”, il fumetto che hai interpretato.

“Quando sono stato scelto come attore per questo progetto ero molto esaltato a tal punto da non crederci perché si tratta di un argomento molto ma molto importante, dato che nel 2018 esistono ancora maltrattamenti sulle donne e i dati sui femminicidi in Italia sono sempre più preoccupanti. Tutte le volte che un ‘uomo’ maltratta o uccide una donna muore anche lui, perché dentro di se non conosce l’amore e la felicità. Sono sempre stato sensibilissimo a questo tema e ho sempre fatto enorme fatica a comprendere come possa un uomo (se così si può definire) compiere simili gesti. Entrare nel personaggio dell’uomo violento per me è stato molto ma molto difficile perché è completamente l’opposto di ciò che sono realmente (e vi assicuro che non è la solita frase di circostanza!) ma ho sentito il dovere di farlo perché forse in questo modo posso trasmettere a moltissime persone un messaggio fondamentale: le donne esistono per essere amate ogni giorno della nostra vita. Parlo in questi termini soprattutto perché ho avuto modo di assistere direttamente a scene di questo genere e mi sono sempre reso protagonista in senso positivo, scongiurando il peggio e denunciando tutto a chi di dovere”.

Quali sono i ruoli e i personaggi che ti piacerebbe interpretare?

“I personaggi di azione o che svolgono ruoli drammatici e di amore nei ruoli di protagonista o coprotagonista”.

© Foto di Claudio Martone



more No Comments settembre 12 2018 at 09:50


Laura Avalle: Un direttore tutto casa, famiglia e salute

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di Mirella Dosi

“SONO in SALUTE non è un giornale di salute e benessere qualunque, ma uno stile di vita”. A parlare è il Direttore Laura Avalle che, in uno spot tv in onda sui principali canali, ha presentato la sua nuova creatura.  La Avalle ha un’esperienza professionale maturata in quindici anni di lavoro nel settore salute. SONO in SALUTE è un giornale diverso dalle altre testate di settore. La particolarità del magazine, edito da Dico, è infatti quella di essere suddiviso in otto “Pianeti” informativi dedicati ciascuno ad un argomento di grande interesse per i lettori. Si tratta dei seguenti Pianeti: Donna; Uomo; Famiglia; Argento; Scienza; Psiche; Alimentazione; Benessere. Un vero e proprio sistema solare che pone al centro l’essere, senza distinzioni di genere e di età.

Quali sono le differenze tra SONO in SALUTE e gli altri giornali di settore?

“SONO in SALUTE è un giornale unico nel suo genere perché mette al centro la famiglia, attorno la quale ruotano otto pianeti. Un vero e proprio sistema solare dove tutti, senza distinzione di genere e di età, possono ritrovarsi. La filosofia che sta alla base di SONO in SALUTE è che ciascuno di noi è un Pianeta, unico e imprescindibile, la cui esistenza è connessa con quelle delle persone che compongono la nostra famiglia, inclusi gli animali di casa che rientrano a pieno titolo tra i suoi membri. Ne segue che, se non sta bene nostro marito, i nostri figli, i nostri genitori, il nostro cane o il nostro gatto, nemmeno noi stiamo bene. Ecco allora che SONO in SALUTE si prende cura di noi e di tutti quelli che amiamo”.

Le rubriche di cui va più orgogliosa?

“Vado orgogliosa dei nostri medici specialisti, qualificati e noti in ambito scientifico e istituzionale, a disposizione dei lettori per consulti privati e gratuiti attraverso la redazione”.

Un Direttore deve dare il buon esempio. Come si tiene in salute Laura Avalle?

“Cammino tanto, vado in palestra, mangio sano. E poi ci sono mia figlia, mio marito e il nostro cagnolino che sono la mia medicina per stare bene e dei quali mi piace prendermi cura a mia volta, grazie ai consigli di SONO in SALUTE che testo personalmente”.

Oggi ci sono diecimila correnti di pensiero su come allevare un figlio. Lei che mamma è? 

“Di base non sono una mamma ansiosa: mi preoccupo solo se esiste un motivo valido per cui preoccuparsi e, in ogni caso, seguo sempre la via della scienza affidandomi unicamente ai consigli dei medici specialisti”.

SONO in SALUTE si occupa anche di animali. Che rapporto ha con la sua cagnolina?

“Si chiama Pici ed è una maltesina di 11 anni. Dire che abbiamo un rapporto simbiotico è riduttivo, così come cercare di spiegare l’amore che ci unisce che è incondizionato”.

Da 15 anni ha scelto di occuparsi di salute e benessere. Come è nata la sua scelta?

“Per caso come molte cose che succedono in questa vita. Ammesso che il caso esista davvero. Ero una giovane freelance e il direttore di uno dei giornali per cui scrivevo mi affidò un pezzo di carattere medico-scientifico. Me la cavai piuttosto bene e da quel momento la salute e il benessere divenne il mio settore, in cui mi sono specializzata”.

Ci racconti una sua giornata tipo da “Direttore”?

“Il Direttore responsabile ha la funzione di controllore e di supervisore nel consueto lavoro quotidiano, ma non solo. Cura il rapporto tra il giornale e l’ambiente esterno, è l’interfaccia della testata con i gruppi di interesse e le istituzioni, presiede sempre alle riunioni di redazione e a quelle dirigenziali, senza dimenticare che il direttore è colui che riferisce direttamente con l’editore. E poi tanto altro, come dedicarsi ai progetti speciali e a tutte quelle iniziative editoriali che servono a fare crescere il giornale”.



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Mimmo Confessa: Quando i grandi amori sono quelli impossibili

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di Marisa Iacopino

Cosa c’è di più insaziabile e insanabile del tormento d’un amore impossibile?  Nelle pagine del romanzo “Le donne di Valerio” uscito per Viola Editrice, Mimmo Confessa ci porta tra le pieghe d’una passione che non si lascia consumare dall’abitudine, dalla quotidianità del vivere. Valerio, il protagonista, è convinto che i grandi amori siano solo quelli impossibili. Abbiamo invitato l’autore a parlarci d’un tema mai esaurito…

Compiacersi di soffrire a causa dell’irrealizzabilità d’un amore, non rende disperato, e quindi impossibile, quell’amore?

“Non possiamo saperlo, vista la sua natura. L’amore impossibile resta cristallizzato con la sua incontenibile forza, come una scultura di Fidia protesa verso una speranza vana. Il compiacersi della disillusione descritto nel romanzo è solo un tramite, perché è nelle vette di quel dolore che si può cogliere una propaggine di verità, un senso al sé, diversamente inspiegabile”.

Nel dispiegarsi della trama, assistiamo a un rapporto che non riesce a emergere anche per via del peso sociale che uno dei due si porta dietro. 

“Quando Valerio conosce Luciana per la prima volta non riesce, cogliendone lo status, a presentarsi col baciamano, anche solo accennato. E’ consapevole che forzandosi di farlo risulterebbe goffo. In questo caso il peso sociale viene visto da lui come un limite, anche se Luciana, per amore, dimentica il suo mondo senza difficoltà”.

Ti è mai accaduto di sentirti intrappolato in un ruolo da cui fosse difficile, se non impossibile, uscire?

“Più che ad un ruolo, a volte mi sento intrappolato nel mio sé. Non mi spiego questa meraviglia, questo prodigio. Il mondo messo su solo per me. Ma non impazzirò per questo”.

Le donne di Valerio… Mimmo e le donne: quanto c’è di autobiografico in questo libro?

“Di autobiografico ci sono cenni, sensazioni. Vero è l’episodio del bimbo in lacrime in piazza San Marco dinanzi alla Basilica, raccontatomi da mia madre. Probabilmente sono ancora alla ricerca del grande amore. Ma mi accontento di pensarlo”.

Il passato, dice la voce narrante, può rubarti il futuro. Ma potremmo prescindere dal ricordarlo?

“L’aforisma di Sloan Wilson è dogmatico. Mai voltarsi indietro. Si vive al presente dove passato e futuro non esistono. Perché farcene carico? Per quanto mi riguarda, ho un atteggiamento di paziente comprensione verso quell’uomo – me stesso – che spesso mi risulta buffo ed inconsistente”.

Cosa ti attrae di più di una donna: la bellezza, l’intelligenza, la dolcezza, la cultura o cos’altro?

“Nel romanzo Luciana è un mix di tutto questo, penso che intelligenza, dolcezza e cultura, possano essere aspetti di un’unica forza: l’intelligenza, non nella sua accezione più fredda. Temo però di non riuscire a prescindere dalla bellezza e dal suo potere a volte ipnotico”.

Il negozio di antiquariato, nel romanzo, non è solo spazio fisico, ma anche luogo che interpreta esso stesso la storia. Insomma, una porta da cui si entra e si esce, pure metaforicamente.  Tu sei antiquario di professione, scrittore di passione. Ci sono affinità, e quali le differenze sostanziali tra i due mestieri?

“Il lavoro d’antiquario, praticandolo dagli anni ’70, mi ha offerto molto. Non parlo di aspetti economici, che pure ci sono stati, ma di ricchezza di situazioni sempre nuove, in una continua ricerca in Italia e all’estero. Sono rimaste le emozioni di particolari ritrovamenti, come la ballerina in bronzo di Trubeckoj, in un cumulo di ferraglia sul Naviglio a Milano; una commode napoletana del ’700 in una stalla in provincia di Taranto, o una pergamena in un paesino del sud a firma di Gioacchino Murat. Affinità? Come vedi sì, il mestiere di antiquario è fonte ispiratrice di storie e vissuti. La differenza sta soprattutto nel fatto che l’antiquario puoi farlo quando vuoi, o quasi. La scrittura ha invece bisogno della casa giusta, e della mente completamente libera da pressioni esterne. Oggi la mia attenzione maggiore è per la scrittura. Tra poco uscirà un mio secondo libro, ‘Il Barone di Salaparuta’. Inoltre, ne sto ultimando un terzo, ‘Marie Claude’”.

Leggiamo in quarta di copertina che sei da sempre appassionato di scrittura. Quali i tuoi autori di riferimento?

“Amo Gabriele D’Annunzio. Il protagonista de ‘Il Piacere’. Andrea Sperelli, è nelle mie corde. Ne colgo le sfumature dell’umore, quell’aria nichilista decadente. Adoro le atmosfere degli aristocratici salotti romani di fine ’800. Di Kafka ho colto le straordinarie descrizioni delle buie strade di Praga umide di pioggia, con il riverbero distorto delle insegne luminose sull’asfalto, e poi Buzzati, Herman Hesse, Stendhal. Amo i loro personaggi tragici, sono i miei eroi perdenti che non mediano, che non svendono la propria dignità, mai pervasi da sete di potere, brama di ricchezza; mai propensi a inchinarsi. Tutti consapevoli dell’ineluttabilità della solitudine. Per questo li adoro”.

Per concludere, qualcosa di avulso da tutto: un odore con cui ti piacerebbe fosse identificato il tuo libro…

“Il profumo di un fiore di magnolia”.



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Vincenzo Bocciarelli: “Felice di recitare in un fumetto”

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È uno dei protagonisti di “Grunda”, l’iniziativa artistica firmata da Emanuela Del Zompo e dalla regista Annie Depardieu per sensibilizzare il pubblico sullo scottante tema del femminicidio

di Alessio Certosa

Vincenzo Bocciarelli, tra teatro, cinema e tv… la sua partecipazione straordinaria in Grunda il fumetto per dire no al femminicidio!

Quando sei stato selezionato come attore a questo progetto cosa hai pensato? 

“Ho pensato che quello del fumetto sarebbe stato un modo più diretto e vero per comunicare un tema così delicato e purtroppo ancora molto vivo e presente intorno a noi. La proposta mi è arrivata proprio in un momento in cui ho vissuto da vicino e percepito la grave problematica della violenza sulle donne ma non solo, la violenza in tutte le sue sconcertanti sfumature”.

Il tema è abbastanza forte come attore e come persona come ti sei sentito? (alcuni attori non se la sono sentita a rappresentare uomini violenti ndr)

“Sapendo di lavorare con Emanuela del Zompo, sensibile e attenta artista dal cuore d’oro, e la regista Annie Depardieu, che ha un respiro e un’esperienza internazionale, mi sono lasciato guidare e dirigere con grande fiducia. Ormai, dopo anni di esperienza, capisco al volo se un progetto nasce sotto buoni e interessanti auspici ma soprattutto se il fine e il messaggio che si vuol trasmettere attraverso un’opera, può raggiungere al massimo l’obiettivo. Non dobbiamo mai scordare l’incipit, il perché si vuole credere in un progetto piuttosto che in un altro. Per aderire meglio alle caratteristiche del personaggio ho ripensato al ruolo di Caligola che ho ricoperto qualche anno fa diretto da Giulio Base. Dovevo trasmettere il massimo dell’odio e della follia al tempo stesso. Ricordo che durante la lavorazione, sul set fotografico, la troupe e l’attrice accanto a me si sono spaventati. L’importante è essere sempre fedeli al personaggio, questo mi è stato insegnato a scuola. Essere e non fare. Ovviamente sempre con l’ebrezza dionisiaca intendiamoci”.

Che pensi del fenomeno del femminicidio, cosa pensi degli uomini che commettono atti violenti nei confronti nelle donne e come persona come reagisci difronte a tale fenomeno? 

“Qui si apre un capitolo molto delicato e molto ampio. Penso che si debba analizzare e osservare il fenomeno del femminicidio da una prospettiva più profonda per arrivare a monte di tutto. Mentre camminavo l’altro giorno per le strade del centro di Roma e osservavo le persone e gli angoli della città, cercavo di darmi una risposta riguardo a tutto il fiume di violenza che recentemente scorre sempre più vicino a noi. Secondo me c’è un motivo ben preciso che fa scaturire e procrastinare l’orrore e la brutalità: il sempre più imperante senso del brutto e del mostruoso. Quando Dostojesky diceva che la ‘bellezza salverà il mondo’, intendeva proprio questo. Se fai crescere bambini in mezzo al lordume, alla spazzatura, senza insegnargli l’armonia dell’arte e della cultura vera, la violenza a mano a mano prenderà il sopravvento. Ci sono tante forme di violenza, quella più palese, come quella fisica nei confronti dei più fragili e dei più indifesi e poi c’è la violenza degli ‘atti invisibili’ come amo definirli che sono: il cinismo e l’ipocrisia nei comportamenti interpersonali, le falsificazioni, l’opportunismo, il manipolare e giocare con i sentimenti, il rendere tutto, compresi i rapporti umani in sterili approcci d’interesse. La somma di tutto questo e altro ancora, porta all’atto finale che si trasmuta in orrida inciviltà e barbarie comportamentali. Per questo credo molto in questo progetto perché parte dalla sensibilizzazione dei più giovani, dai protagonisti di domani”.

“Recitare” in un fumetto è stata per te un’esperienza nuova. Come attore che ne pensi?

“Essendo anche maestro d’arte e amando la pittura ero fortemente curioso di vedermi trasformare in colori e linee. Un modo nuovo di esprimersi e interpretare il mondo”.

Attualmente stai lavorando a…?

“In questo periodo sono particolarmente un fiume in piena e mi sento pervaso da un grande entusiasmo e amore per il mio lavoro che è giunto quasi a venticinque anni di carriera. Il 24 giugno è stata inaugurata la rassegna di teatro ‘Teatro al Calice’ da me diretta ad Orvieto al Teatro della Cantina Poggio Cavallo in una suggestiva location dalle antiche atmosfere etrusche. Il 7 luglio ho debuttato con il nuovo spettacolo dal titolo ‘Formidable’ con Andrea Ceci, bravo cabarettista romano con il quale abbiamo scritto il testo a quattro mani. Per me una nuova sfida quella di confrontarmi con il teatro brillante e comico. Poi tanto cinema e tanta televisione per la gioia dei miei fans, che ormai mi seguono non solo su face book ma numerosi anche su Instagram. I social mi permettono di tenerli aggiornati giorno dopo giorno. A settembre realizzerò un altro sogno: dopo il festival di Cannes sarò al Festival di Venezia con il film ‘Red Land’ che mi vede trai i protagonisti. Ma non posso dire altro”.

Hai mai pensato alla regia?

“Amo tantissimo insegnare e dirigere. In passato ho fatto regie dei miei spettacoli e ho scritto e diretto un docufilm ambientato in Campania. Il profumo del cuore d’oro dove ho utilizzato persone del posto trasformandoli in veri attori, compresi i bambini. Ho fatto ballare un paese intero, Colliano, in vero Bollywood style”.

Progetti futuri e sogno nel cassetto?

“utunno la mia prima personale di pittura che partirà da Siena per approdare poi a Milano e a Roma. Poi un ritorno alla televisione e alla fiction italiana con una storia bellissima ambientata nel mondo della moda. Vorrei tanto farmi dirigere da Abel Ferrara che stimo tantissimo per il suo essere così vero, moderno e irriverente. Ho voglia di osare, di andare oltre di mettermi in gioco. Non sopporto la noia e la monotonia e tantomeno il ripetersi”.

Un personaggio che ti piacerebbe interpretare?

“Vorrei fare Amleto, un qualunque personaggio di Jan Jenet e per non dimenticare i miei inizi mi tufferei volentieri in un Goldoni. Registi giovani e vecchi fatevi avanti! Usate gli attori professionisti e non gli improvvisati, il pubblico è sempre più esigente. Poi non lamentatevi se le sale son vuote. Recitare è come fare l’amore, se il pubblico non ti sente… ti abbandona”.

Grunda, il fumetto, potrà servire a sensibilizzare i giovani e a formare coscienze più attente al rapporto uomo-donna?

“Certo, è importantissimo! Non solo il rapporto uomo-donna ma i rapporti umani che devono essere basati sull’ascolto reciproco sincero e non finalizzato all’orrido materialismo. Siamo stanchi della materia ora abbiamo bisogno dei sogni, abbiamo bisogno di amore”.

© Foto di Claudio Martone



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