Janet De Nardis: Tra l’arrivo di Joy e il Roma Web Fest

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L’ex annunciatrice Rai è proiettata più che mai verso la prossima edizione del Roma Web Fest, che si svolgerà al Museo Maxxi di Roma dal 24 al 26 novembre ed è pronta a farsi cambiare la vita  dall’arrivo di una splendida bimba che si chiamerà Joy

di Silvia Giansanti

Dolce, piena zeppa di idee e con un volto rassicurante. Non a caso stiamo parlando di una ex ‘Signorina Buonasera’ sulla quale l’azienda di Stato decise di investire all’inizio degli anni Duemila. In tutti questi anni si è mossa tra cinema, tv e teatro, offrendo in ogni esperienza il meglio di sé. La sua mente ha partorito il Roma Web Fest, validissima iniziativa rivolta ai nuovi talenti. A tal proposito ricordiamo che sono aperti i bandi, tra cui quello di Movieland in collaborazione con la Roma Lazio Film Commission per la promozione della Regione Lazio.

Janet, la data del debutto in tv come ‘Signorina Buonasera’ si allontana sempre di più nel tuo passato. Hai conservato nel cuore qualcosa di quell’esperienza del 2003?

“Tante cose. Innanzitutto l’emozione di entrare in una grande azienda da giovane, in un momento in cui avevano deciso di cambiare la formula dopo tanti anni. Ci aspettavamo molto clamore e io avevo la grande responsabilità e l’orgoglio di rappresentare una grande azienda di Stato. E’ avvenuto il confronto con tanti illustri professionisti e la possibilità in seguito di lavorare come autrice”.

Ricordo che all’epoca ci furono alcune critiche, mosse proprio da qualche precedente ‘Signorina Buonasera’.

“Assolutamente sì. C’era da aspettarselo, faceva parte del gioco e del grande cambiamento”.

Ultimamente ci ha lasciato Anna Maria Gambineri. Era chiamata “nuvola bionda”.

“Sì, un’annunciatrice storica”.

Nel tempo hai avuto tante esperienze, tra cui quella di conduttrice. Hai una particolare preferenza per condurre qualche tipo di programma?

“Ho avuto la fortuna nel tempo di specializzarmi nel settore del web. Ultimamente ho condotto varie tipologie di programmi, dall’arte alla moda, ma quello che vorrei fare è lavorare in tv portando quella che è la mia conoscenza più profonda. Secondo me manca un prodotto che parli dell’universo internet in modo sensato, divertente, inclusivo e costruttivo. Una tv che diventi luogo di scambio tra cinema e web. Il ‘transmedia’ è alle porte”.

Sei fondatrice e direttrice del Roma Web Fest. Da dov’è partita l’idea?

“L’idea è stata frutto di anni di riflessioni. Mi sono innamorata dei prodotti seriali webnativi americani nel 2011 e poi è successo che, frequentando il mondo del cinema e i festival internazionali, nel mio lavoro di attrice e di autrice, mi è capitato di collaborare con professionisti che all’estero stavano già lavorando sulle web series, cosa che si faceva poco in Italia. Un giorno, al TIFF, ho assistito ad una conversazione tra giovani autori canadesi che proponevano ad un produttore americano una web serie che aveva avuto milioni di contatti in pochissime settimane. In quell’occasione ho scoperto che quella stessa storia, che veniva proposta sotto forma di web serie, in realtà era già stata proposta un anno prima come storia raccontata attraverso un lungometraggio allo stesso produttore, il quale leggendo la sceneggiatura, aveva bocciato il progetto. Guardandola l’anno dopo in video, prodotta e realizzata con alcune puntate e messa on-line con il successo e il riscontro avuto, il produttore decise quindi di investire. E’ stato in quel momento che ho capito che le web series potevano essere davvero uno strumento per poter permettere ai giovani autori di farsi conoscere e allo stesso tempo anche di raccontare storie con un linguaggio nuovo, diverso. Storie che spesso erano più difficili da raccontare attraverso un lungometraggio”.

Quindi come si è sviluppato il progetto?

“Visto che conoscevo in Italia tanti autori che si stavano sperimentando attraverso il web, ho pensato di creare una vetrina internazionale dove coinvolgere produttori e broadcaster per dare la possibilità ai giovani talenti di farsi conoscere. Infatti, il vero problema del web è che si tratta di un grande palcoscenico colmo di prodotti spesso di cattiva fattura, in cui diventa sempre più difficile farsi notare. Forse cinque anni fa c’era ancora margine di possibilità di emergere da soli, oggi avere una vetrina che seleziona i prodotti di qualità è fondamentale per un mercato che cresce. Possiamo sicuramente dire che l’intuizione iniziale sia stata giusta”,

Ci sono soddisfazioni e soprattutto talenti?

“Ce ne sono tantissimi e in questi anni ne sono emersi, anche attraverso il festival. Uno tra tutti, Ivan Silvestrini (autore di ‘Stuck’ e ‘Under’), il quale ad oggi vanta tre film, di cui uno all’estero. C’è poi Vincenzo Alfieri, che abbiamo sostenuto fin dall’inizio con il suo prodotto ‘Forse sono io’, Astutillo Smeriglia, Edoardo Ferrario. Nel nostro festival sono passati tanti autori come i Jackal, i Licaoni, La Buoncostume, gli Zero e tanti altri che sono riconosciuti come talenti veri di questa nuova generazione”.

Abbiamo a tal proposito date da segnalare per il Roma Web Fest?

“Certo, dal 24 al 26 novembre si svolgerà al Museo Maxxi – museo delle Arti del XXI secolo di Roma la quinta edizione del festival”.

Chi sono i tuoi maestri di vita?

“Direi Beatrice Bracco, che è stata la mia insegnante di recitazione. In realtà non si limitava ad insegnare un metodo, ma cercava soprattutto di fare emergere da ogni persona il talento e le capacità. Mi ha insegnato ad ascoltare, a ‘guardare’ davvero chi ho davanti a me, e molte altre cose che fanno parte della vita oltre che del lavoro. Un altro maestro di vita è oggi mio marito, un uomo che stimo tantissimo e per questo sono felice che sarà il padre di mia figlia, so che saprà insegnarle molto. Poi ci sono gli amici che mi sono stati vicino sempre e che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino”.

Una delusione che hai subito nell’ambito professionale?

“(Ride) Ce ne sono state tantissime. Più volte è accaduto che nonostante avessi avuto conferma di un lavoro, prove con gli autori e prove costume per un film o qualche programma, è saltato tutto e sono stata sostituita magari dalla prima persona che era stata segnalata. Un classico italiano”.

Hai un sogno?

“Ho un armadio pieno di cassetti pieni di sogni. Questo è un anno molto fortunato in cui mi sono diversificata arricchendomi sempre di più. E’ un momento magico in cui sento di poter realizzare tante cose e in cui sono immensamente felice per l’arrivo della mia bimba. E’ il momento di una massima positività”.

Nel passato hai dovuto fare rinunce per il successo e la carriera?

“Rinunce affettive mai. Ho sempre messo al primo posto la mia vita privata e non ho nessun tipo di rimpianto, anche se alcune storie non sono andate bene. La felicità viene attraverso le persone che ami. Il lavoro è il mezzo attraverso cui ti esprimi e con il quale produci per sostenerti, ma non può essere il fine ultimo di una vita

Hai un angolo che adori della Capitale?

“Adoro fondamentalmente il centro storico. Quando sono un po’ arrabbiata, passeggio in quel tratto di piazza di Spagna fino a piazza Navona, scoprendo ogni volta scorci bellissimi, di cui fino al giorno prima ne ignoravo l’esistenza. Inoltre, essendo laureata in Architettura, sono attratta dal fascino dell’armonia estetica che regna a Roma”.

CHI E’ JANET DE NARDIS

Janet De Nardis è nata a Windsor (Canada)  il 15 Febbraio del 1978 sotto il segno dell’Acquario. Caratterialmente si definisce solare ed estroversa. Ha l’hobby della pittura, non è tifosa e adora l’amatriciana. Le piacerebbe vivere a Buenos Aires. Questo è l’anno fortunato della sua vita. Al momento non possiede animali domestici. Janet è sposata ed è in attesa di una bimba di nome Joy. Ha debuttato in televisione come ‘Signorina Buonasera’ nel 2003 mantenendo il ruolo fino al 2009.  Ha avuto numerose esperienze come conduttrice e autrice di programmi tv. Ha girato film e cortometraggi. Ha recitato in teatro e ha preso pare in alcune serie tv. Oggi è fondatrice e direttrice del Roma Web Fest.



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Marco Simeoli: “La mia vita è tutto uno spettacolo”

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È un apprezzatissimo attore, regista e autore. Bravo in teatro, al cinema e in televisione. Nasce in una famiglia dove l’aspetto culturale è in primo piano. La sua formazione è avvenuta nella grande scuola di Gigi Proietti.

di Mara Fux

Teatro, cinema, televisione: il tuo volto è davvero quello di un protagonista a tutto tondo del mondo dello spettacolo, ma qual è l’arte che ti piace di più? 

“Quella dove incontro persone con le quali è piacevole e divertente lavorare quindi può variare da un caso all’altro. Dipende dai collaboratori ovvero dagli attori che hai accanto, dai registi, specie sui set, e da chi scrive la storia che devi raccontare”.

Hai deciso fin da piccolo che avresti fatto l’attore? 

“Direi di sì: da bambino mi esibivo come forse la maggior parte dei ragazzini a quell’età, ma poi a 12 anni ho cominciato a fare teatro a Napoli e da allora non ho mai più smesso. Il mio primo ruolo è stato il primo cameriere, almeno non il secondo,  in ‘Filumena Marturano’ del grande Eduardo”.

Quali erano allora i personaggi che ti affascinavano maggiormente? 

“Quegli attori che vedevo in televisione o in teatro e che facevano il mestiere che io ambivo e sognavo di fare. Andavo, da solo, al Teatro Diana al Vomero e ho avuto la fortuna di vedere attori sommi ed indimenticabili come i fratelli Maggio nel capolavoro ”Na sera ‘e maggio’ diretto da Calenda. In generale i personaggi legati alla tradizione del teatro erano quelli che maggiormente mi entusiasmavano ed emozionavano”.

L’ambiente culturale napoletano in cui sei nato e cresciuto ha influenzato in qualche modo il tuo percorso formativo? 

“Assolutamente sì, la mia famiglia ha un negozio di musica a Napoli, il più importante e storico direi, di fronte al Conservatorio e già questo, con tutto l’ambiente che ha sempre ruotato intorno al negozio, ha sicuramente influenzato la mia adolescenza. Poi il teatro, i tipi, i personaggi, le storie, il dialetto, da considerare una vera e propria lingua sé stante, di quella misteriosa e straordinaria città, mi hanno iniziato ad un mestiere che in quegli anni ho cominciato ad imparare sul palcoscenico; soltanto anni dopo verrà la formazione istituzionale ovvero la scuola di teatro diretta da Gigi Proietti”.

“La squadra” “Camera Cafè”, “Piloti”, “I delitti del cuoco”, “Distretto di polizia” pensi abbiano contribuito a renderti maggiormente popolare? 

“Certamente come anche ‘Mai storie d’amore in cucina’ o ‘Butta la luna’ mi hanno dato la possibilità di arrivare ad un pubblico molto più vasto e a far sì che molti potessero associare il mio volto ai tanti personaggi fatti in teatro”.

In teatro hai una preparazione assolutamente completa che fa di te un autentico mattatore: sai ballare, cantare, recitare addirittura dirigere. In cosa senti ancora di doverti sperimentare? 

“In tutti i ruoli perché ogni volta che comincia una nuova avventura attoriale, registica o didattica si può rischiare di scoprire che qualcosa non l’avevamo ancora afferrata o capita, ahimè. Ogni volta è una nuova sfida, ogni volta è un mettersi di nuovo alla prova”.

Un ruolo cui sei particolarmente affezionato? 

“Ai tanti fatti accanto a Gigi Proietti e col gruppo dei Picari, a Severino di ‘Rumori fuori scena’ e Toto di ‘Aggiungi un posto a tavola’.

Oltre che girare l’Italia con stage per chi vuol intraprendere la carriera dell’attore, da un paio di anni insegni nella scuola teatrale Casa del Teatro e del Cinema: qual è il primo consiglio che dai ai tuoi allievi?  

“Di diventare imprenditori di se stessi ed inventarsi, giorno per giorno, questo mestiere che, per certi aspetti, è diventato sempre più difficile fare, anno dopo anno. Oltre che studiare, ovviamente, e sperare di avere tanta fortuna”.

Di recente sei stato protagonista su Raiuno di “Cavalli di battaglia” con Gigi Proietti. Com’è stata questa avventura? 

“Meravigliosa, una delle mie più entusiasmanti esperienze lavorative per il grande divertimento e la grande soddisfazione avuta dato anche l’enorme successo ottenuto dalla trasmissione che è stata seguita da quasi 5 milioni di telespettatori a puntata. Una sfida vinta da tutto il team, ma soprattutto da Gigi che ancora una volta si è rivelato un maestro assoluto delle arti sceniche”.

Sta iniziando la nuova stagione: dove potremo venire ad applaudirti? 

“Dal 12 ottobre sarò in scena al Teatro Brancaccio di Roma per la nuova edizione di ‘Aggiungi un posto a tavola’ sempre accanto a Gianluca Guidi nel ruolo stavolta del Sindaco Crispino dopo esser stato Toto nell’edizione del 2009/2010. In televisione invece sarò il Professor Capitani nella nuova serie di ‘Provaci ancora Prof!’ con la Pivetti. Ci saranno anche tante mie regie ma quelle ve le lascio scoprire tra la moltitudine di cartelloni teatrali della stagione capitolina. E quindi a presto e evviva, evviva, evviva GP Magazine”.



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Roberta Sanzò: “Il mio bicchiere è sempre mezzo pieno”

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di Mara Fux

Noto volto del teatro romano, la poliedrica attrice ci parla di sè. Come è nato in te il desiderio di fare l’attrice? 

“Più che un desiderio il palcoscenico è stato un istinto. Sin da piccola pur essendo molto timida, amavo le esibizioni. A scuola nei temi scrivevo che  da grande avrei voluto far l’attrice proprio come facevo fare alle mie bambole creando spettacolini con i parenti e con gli amici. Nata in una famiglia di commercianti non mi sono mai spiegata questa vocazione ma non mi sono sorpresa troppo quando ho scoperto dei lontani parenti attori e musicisti anch’essi”.

Hai frequentato una scuola o ti sei affidata alla gavetta? 

“Sono sempre stata dell’idea che qualsiasi cosa nella vita per diventare seria deve essere disciplinata. Da studentessa ‘modello’, sono cresciuta con la convinzione che ogni professione richieda studio e preparazione se si vuole intraprendere seriamente. Dopo il diploma ho frequentato seminari di dizione e recitazione fino a vincere la borsa di studio alla Mario Riva dove mi sono diplomata attrice. Contemporaneamente ho continuato a studiare canto e danza e mi sono anche laureata in Lettere Spettacolo con lode! Non ho mai creduto alla sola gavetta e al talento naturale. Bisogna studiare o almeno approfondire sui libri oltre a rubare il mestiere sul campo. E se si vuole fare soprattutto teatro credo sia indispensabile imparare bene la tecnica. Al tempo stesso chi non è un talento naturale può diventare bravo anche solo studiando con alacrità”.

C’era un particolare ruolo che desideravi interpretare? 

“Da ragazzina il mio idolo era la Carrà, show girl completa e vero esempio di professionalità in tutte le discipline. Poi ho capito che  palcoscenico e recitazione mi attraevano già abbastanza e non ho insistito molto per tentare un’affermazione nel mondo televisivo. In teatro avrei voluto interpretare la Giulietta di Shakespeare, ormai impossibile per età, mentre spero ancora di recitare qualche ruolo importante in una tragedia greca”.

Tanto teatro, qualche pubblicità, un po’ di televisione, zero cinema: quanto è duro raggiungere la popolarità con questo mestiere? 

“Tantissimo teatro… ed è già una fortuna! Poche occasioni televisive, pochissime in cinema. E’ vero. Sono stata sempre sola a percorrere la mia strada e ho fatto tutto ciò che poteva dipendere dalla mia volontà. Ma nell’ambiente dello spettacolo spesso sono gli altri che decidono per te. Per quanto puoi studiare e farti trovare sempre preparato, è una vita fatta di provini, audizioni e incontri fortunati. Nella pubblicità ho fatto molto e soprattutto ho avuto molta visibilità come testimonial dello spot per il canone Rai e per OPTIMA accanto a Red Ronnie, oltre a campagne fotografiche per l’estero. Posso dunque dire che nel cinema mi propongo ancora come un volto nuovo da scoprire!”.

Da molti anni condividi i progetti teatrali di Geppi di Stasio, autore-regista-attore e tuo compagno nella vita; siete sempre d’accordo sulle scelte professionali? 

“Geppi è un professionista fantastico e lo stimo perché preparatissimo e anche un po’ geniale. Io so scindere bene la vita privata da quella lavorativa e per nulla al mondo comprometterei la mia esperienza lavorativa e tutti i sacrifici fatti solo per seguire un compagno di vita. Lavorare con lui è una condivisione importante e prolifica. E’ una scelta ben precisa. Ci siamo conosciuti grazie ad un provino che vinsi al teatro Delle Muse con il maestro Aldo Giuffré dove Geppi iniziava a farsi apprezzare come regista. Riguardo le scelte professionali siamo abbastanza in sintonia perché parliamo molto. Ciò che gli rimprovero è invece di non aver dedicato sin dall’inizio più tempo al cinema come regista e autore, cosa che sta capitando solo negli ultimi anni”.

L’incubo degli attori, si dice, sia quello che il sipario si apra e non ci sia pubblico in sala, ma di questi tempi molte volte l’incubo è realtà. Quanto influisce la presenza di spettatori sulla riuscita recitativa di una replica? 

“Una sala piena infonde gioia ed eccitazione. Ma deve restare una sensazione personale ed intima. Il vero dovere di un teatrante è dare il massimo anche davanti ad un solo spettatore, anzi. A mio avviso le sfumature della recitazione sono più percepibili in una sala poco folta e lo sforzo di noi attori deve essere maggiore. Ad un professionista è richiesta la precisione in ogni circostanza. La quantità di spettatori non dovrebbe mai condizionare la riuscita di una recita”.

C’è uno spettacolo o un ruolo che non avresti mai voluto interpretare? 

“No. Ho sempre scelto io, con la consapevolezza del momento e senza condizionamenti. Non sempre si può prevedere se una scelta lavorativa si rivelerà negativa. Tutti i ruoli in tutti i campi sono stati importanti, piccoli o grandi che fossero. Ho elaborato tutto come bagaglio di esperienza. Per quanto la fruizione di uno spettacolo debba infondere svago e benessere, prediligo testi e contesti che contengano un messaggio o un minimo di spessore culturale e non divertimento fine a se stesso”.

Ed uno a cui sei più affezionata?  

“Sono legata a degli incontri, a persone che mi hanno insegnato tanto: penso ad Alida Valli, Aldo Giuffrè, Lando Buzzanca, Patroni Griffi per citarne qualcuno. Se penso invece ad uno spettacolo in particolare, ho un ricordo emotivo molto forte della commedia di Geppi Di Stasio ‘Di donna ce n’è una sola’”.

Preferisci interpretare ruoli di maniera o contemporanei? 

“Se potessi scegliere farei molte più commedie in costume che consentono una recitazione di maniera e impostata che a me piace tanto, una recitazione che si distacchi dalla realtà. In realtà molte occasioni di successo in teatro poi l’ho avute con commedie contemporanee. Piuttosto mi trovo molto a mio agio nelle caratterizzazioni che richiedono studio e creazione di un personaggio avulso da me stessa. Ritengo che uno stile di recitazione più impostato e lontano dalle modalità quotidiane, tanto aborrito attualmente, possa invece ridare dignità ad un mestiere troppo contaminato dagli improvvisati, bisognoso più che mai di essere riportato ad arte sublimata”.

Con Di Stasio avete dato vita ad una Scuola che si chiama TRE PARETI: desiderio di trasmettere la vostra esperienza? 

“Assolutamente sì. Ho sempre amato insegnare ma solo da poco tempo ci siamo sentiti maturi per tentare di sviluppare e affermare un proprio metodo. E’ una disciplina difficile e complessa. Nei secoli le teorie e le sperimentazioni teatrali si sono succedute continuamente e in ogni contesto culturale. Stiamo avendo riscontri molto positivi. Ci mettiamo l’anima perché ogni allievo è come parte di noi stessi”.

A breve partirà la nuova stagione: dove potremo venirti ad applaudire? 

“Al Teatro Delle Muse con  i bravissimi Wanda Pirol e Rino Santoro, colonne portanti della Compagnia Stabile insieme allo stesso Geppi, dove saremo in scena da ottobre con ‘Ricchi in canna e poveri sfondati’ di Petito e a Natale con la ripresa di ‘Quattro mamme per Ciro’, un testo di Geppi contro l’omofobia. A febbraio sarò invece protagonista con Geppi di un nuovo varietà che sta scrivendo. Sarò anche in due fiction in uscita e in un corto accanto a E. De Caro. Ma i progetti  non finiscono qui. Resto in allenamento, pronta per eventuali novità significative. E non mancheranno…”.



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Georgia Viero: Lo sport in tv ha la sua stella

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di Laura Gorini

Georgia è una brava conduttrice italo-argentina, che il pubblico italiano ha iniziato ad apprezzare sin dagli esordi a fianco di Aldo Biscardi. Oggi la sua carriera è in discesa e ci sono diversi progetti in ballo.

Georgia, come sta procedendo la carriera televisiva?

“La mia carriera televisiva sta procedendo benone, sono contenta che ho avuto un’evoluzione dopo tanti anni di aver affiancato Aldo Biscardi. Ho avuto la promozione, la conduzione di un programma sportivo per la prima volta da sola e poi in alcune circostanze anche affiancata da editorialisti del calibro di Stefano Petrucci e Stefano Pantano e altre persone molto brave e competenti, quindi un format molto dinamico, in evoluzione”.

C’è qualche film o fiction particolare uscito di recente al cinema o in tv in cui ti sarebbe piaciuto recitare?

“Tutti i film di Sergio Castellitto mi intrigano moltissimo, anche quelli di Benigni e quelli di Verdone, quindi sono forse i registi che amo di più, e Almodovar per quanto riguarda i registi stranieri. Un film molto bello di Almodovar in cui mi sarebbe piaciuto recitare è ‘La pelle che abito’ e uno uscito un po’ di tempo fa ‘Lo chiamavano Geeg Robot’; un ruolo in quel film mi avrebbe divertito moltissimo. Fiction direi di no”.

Un regista o un attore straniero con cui ti sarebbe piaciuto lavorare in un suo film?

“Un  regista è Almodovar, e un attore straniero con cui mi sarebbe piaciuto recitare, Al Pacino, il mio attore preferito. Sì direi lui!”.

Nel mondo delle fiction in genere si dice che se una di esse va avanti troppo a lungo nel tempo corra il rischio di rovinarsi, spesso a causa di mancanza di idee, tu come ti poni in questa ideologia, concordi o credi che non dipenda da questo?

“Allora, nel mondo delle fiction sì è vero che se vanno troppo per le lunghe e ci si rischia di annoiare. Però, concordo e non concordo, se ci sono autori bravi e riescono a tenere alta la tensione e creare situazioni nuove il pubblico di fidelizza e quindi fiction come ‘Il Segreto’ o ‘Beautiful’, una ne fanno e cento ne inventano, quindi riescono ad essere bravi e fidelizzare il proprio pubblico. È chiaro che se poi la trama diventa banale e scontata, la fiction per quanto successo abbia  è destinata ad averne sempre meno, lì secondo me se la giocano tutta la bravura degli autori e questo secondo me è essenziale; astuzia, bravura e preparazione di un autore”.

Al momento c’è qualche tuo nuovo progetto in cantiere?

“Diciamo che io sono sempre una fucina di idee, quindi, sì ci sono dei progetti a cui sto lavorando però prima che si concretizzano come di consueto non mi piace parlarne, sempre e comunque saranno in ambito radiofonico e televisivo, quindi comunque voglio rimanere su questo fronte che sono i miei grandi amori e comunque rimango su questo insomma”.



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Simone Ciampi: Il conquistatore di sogni

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di Marisa Iacopino

 

Il nonno era assistente di Fellini, e a lui deve aver trasmesso la capacità di sognare. Maremmano di nascita, da anni si è trasferito a Roma per realizzare il suo desiderio principe: entrare all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, e fare l’attore. Viso espressivo, eloquio che cattura, carattere risoluto.  Stiamo parlando di Simone Ciampi.

Hai recitato con artisti del calibro di Giorgio Albertazzi, Michele Placido, Silvio Orlando. Che insegnamento hai tratto?

“Ho lavorato con personaggi illustri, ultimamente con i fratelli Taviani, Luca Ronconi, Barbareschi, Preziosi, Silvio Orlando. Grandi attori che ti danno la loro unicità. Allora  capisci che anche dentro di te c’è un’unicità che può toccare livelli alti, se riesci a farla venire fuori. Ecco, questi maestri t’insegnano a relazionarti con le tue unicità che sono alla base del talento di una persona, e con le quali puoi diversificarti”.

Teatro, cinema, televisione, doppiaggio, cosa ti appassiona di più?

“In Italia c’è la cultura del differenziare: attore di cinema, teatro, televisione, doppiatore. Io credo piuttosto che sia un’arte unica. Si è attore in toto, bisogna sapersi destreggiare in ogni spazio. Ma se proprio dovessi scegliere, il teatro è il primo amore, il luogo dove ogni sera si replica uno stato d’animo, un respiro diverso, perché dall’altra parte ci sono anime, occhi diversi. Nei prossimi dieci anni, però, mi piacerebbe fare anche un bel percorso cinematografico, lavorare con qualcuno di quei tre quattro registi italiani che creano il vero cinema. E intanto dedicarmi all’insegnamento, cui mi sto già avvicinando ma che vorrei divenisse una realtà più corposa.  La voglia è di fare tutto, al top”.

C’è un ruolo teatrale o cinematografico che vorresti interpretare?

“La sfida maggiore è rappresentata da quei ruoli più lontani da me. Destrutturarsi, mettere in gioco se stessi, ecco, questo mi affascina: avvicinarsi a quello che non ho mai toccato con l’anima, con gli occhi. Mi hanno sempre colpito i cattivi, penso a Jack Nicholson in Shining, Joker, gli assassini di Dario Argento… E poi mi piace il lavoro sulla patologia, ti apre un mondo ignoto. L’anno scorso, a teatro ho recitato il ruolo di un nazista. Scandagli, lavori  sul personaggio, te lo metti addosso, lo analizzi e ti immergi in qualcosa che è molto distante dalle tue ideologie, e magari tiri fuori una cattiveria che non ti appartiene sulla carta. Allora ti stupisci e ti chiedi: se fossi stato io quel nazista, sarei andato a uccidere persone, a eliminare una civiltà, una cultura? Questo ti dà la possibilità di capire il perché dei comportamenti, e di certe scelte”.

Il titolo di un libro che porteresti con te su un’isola deserta?

“Pinocchio! Innanzitutto perché è mio conterraneo, e poi sono colpito dai suoi sottomondi. Pinocchio è la realizzazione dei sogni: dal nulla arrivi alla vita. Se poi vai a fondo, ogni centimetro mancante del proprio naso è la costruzione della sua personalità; la storia del mondo”.

E c’è Geppetto, con il suo desiderio di paternità…

“Il libro raccoglie un po’ tutti, è la lotta continua alla ricerca della felicità. Geppetto padre, andando contro ogni difficoltà della vita, non lascerà mai l’amore.  E’ molto contemporaneo. Ogni volta che leggo Pinocchio, e lo faccio spesso, riconosco la vita che mi circonda. Questo è un altro mio desiderio, realizzare Pinocchio a teatro. Ho però in testa il progetto ampio di un’arte contaminata: pittura, musica, danza, artigianato culturale d’un tempo – il falegname, il liutaio. C’è chi inizia a farlo, ma si può andare più in profondità, all’anima delle cose. Sarà la forza del futuro”.

Definisciti con tre aggettivi.

“E’ d’obbligo una premessa. Tutto nasce da mio nonno che a lungo lavorò con Fellini, come assistente. Dopo gli anni di ’8½’, quelli dei sogni, mia nonna gli disse: hai due figlie piccole, se preferisci il lavoro, vai, ma non tornare più a casa. O la famiglia o Fellini!  Lui scelse la famiglia. Mio nonno  è morto quando avevo 6 anni, ma io sono cresciuto con quel mondo lì. Mi ricordo poco di lui, capisco però che la sua è stata una grande rinuncia, anche se erano altri tempi. E comunque, quella rinuncia ha dato il ‘la’ alla mia vita. Vidi per la prima volta una foto di nonno tra Fellini e Mastroianni, e nella mia mente partì uno spettacolo che andava avanti ogni giorno.  In punto di morte, il nonno mi disse: ‘non smettere mai di sognare!’. Da questo preambolo, il primo aggettivo che mi caratterizza: sognatore. E siccome dal sogno nasce la conquista delle emozioni, conquistatore. L’ultimo aggettivo con cui mi definirei, con una forzatura dovuta, è umile”.

Cosa bolle in pentola?

“C’è un grande progetto su Fellini, ma non posso dire altro! Nell’immediato, sto riprendendo ‘Le Baccanti’ al Vascello con Manuela Kustermann, per la regia di Daniele Salvo. E ancora, dal 15 settembre saremo al Globe Theatre con il Macbeth. Negli undici anni di vita del Globe, non è mia stato rappresentato, sarà una prima assoluta”.



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Ludovica Florenzo: Disegni ispirati da sensazioni

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di Alessia Bimonte

Ludovica Florenzo è ischitana e ha 24 anni. Dopo aver terminato la scuola, vola a Dublino e a Londra per imparare l’inglese. La sua famiglia è proprietaria di un albergo nella spettacolare isola, dove Ludovica ha lavorato e ancora oggi dà una mano. La sua passione però è sempre stata quella dell’arte, è per questo che si trasferisce a Napoli per iscriversi ad un corso di illustrazione dove però viene esclusa perché considerata poco incline al disegno.

Parte da qui la tua “rivincita”… 

“Ho iniziato a ricopiare dei disegni e conservarli, ma mi accorgevo che venivano sempre diversi uno dall’altro… ho deciso così di iniziare un corso di fotografia e grafica allontanandomi dalla mia passione”.

Ma non hai abbandonato il tuo sogno, nonostante le difficoltà.

“No, l’arte mi piaceva troppo e ho continuato a disegnare. Grazie ad un software ‘Illustrator’, ho stilizzato i miei disegni e li ho dipinti su tessuti e su quadri”.

Che tipo di disegni fai? Ti ispiri a qualche artista?

“Non ho nessun punto di riferimento, ma sono disegni che mi ispiravano sensazioni, li sentivo vicini a me e ai miei sentimenti e stati d’animo”.

Un’altra passione è la fotografia.

“Catturare momenti precisi per ricordare quell’istante, mi affascina per questo la macchina fotografica.  Anche le fotografie sono una forma d’arte e imparo da ciò che fotografo”.

Quindi come ti definiresti?

“Non amo definirmi, non mi piace avere etichette perché penso che non mi facciano crescere”.

È da poco che hai anche iniziato a dedicarti alla produzione di capi d’abbigliamento con le tue opere. Di cosa si tratta?

“Sì, mi sto appassionando al disegno su abbigliamento e accessori. Ho cominciato facendo da me, senza l’aiuto di un grafico, ho notato un riscontro positivo, questo mi ha spinta a continuare”.

Cosa significano i tuoi disegni?

“Mi piace il concetto di dualismo, quindi rappresento lo sdoppiamento dell’identità, ad esempio la tristezza puoi percepirla solo se hai provato il sentimento contrario e viceversa. Quindi il concetto della polarità, nel senso della dipendenza di due elementi contrapposti che possono essere il bene e il male, la luce e le tenebre. Emerge dai miei disegni anche l’importanza del confronto con se stessi e con gli altri, spesso le esperienze negative aiutano a crescere. Così sono anche i miei disegni, io penso che il mondo sia così, fatto di cose opposte”.

Come pensi di portare avanti questo interessante progetto?

“Vorrei creare un sito e dedicarmi maggiormente ai social, che oggi sono lo strumento di comunicazione più utilizzato. Per il momento riesco a gestire il profilo Instagram con la pubblicazione alcuni scatti. Ma io voglio avere i miei tempi, non sono ancora così veloce. La mia anima è questa, anche se sono apprezzata da poche persone almeno sono buone”.

Perché hai scelto di denominare il progetto Elpettirosso?

“Il nome nasce dalle mie radici ischitane, sull’isola ci sono tanti pettirossi, quindi l’ho scelto perché questi uccelli mi riportano ai ricordi d’infanzia”.



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Amber Hope: Una mamma in carriera

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Nata sotto il segno del Leone, non poteva che avere un carattere di ferro e una tenacia da fare invidia a qualunque maschietto. Quella di Amber Hope, splendida 23enne della provincia di Novara, è la storia di una mamma divenuta fotomodella, di una donna timida che il set ha trasformato in un’esplosione di sensualità. Da tre anni, flash e obbiettivi sono diventati il suo pane quotidiano. Dal 2016, poi, si è specializzata in videoclip musicali e webserie comiche, conquistando le prime pagine delle riviste europee che parlano di moda, eleganza e femminilità grazie all’arte di un maestro come Loris Gonfiotti. “In pochi anni, ho avuto la forza e l’energia per diventare una… quasi fotomodella internazionale, un traguardo che per me è motivo di grande soddisfazione. Non lo avrei mai pensato, invece è tutto vero. Amo l’estero e spero di lavorarci sempre più spesso. Ma soprattutto amo la fotografia, la carica che sa darmi, le emozioni che mi dona prima, durante e dopo ogni set”.  Una gioia naturale, per lei che fa del suo essere acqua e sapone la sua marcia in più. Una mamma che passo dopo passo può dire di avercela fatta per davvero. A breve, in quel della magica Parigi, saranno esposte sculture realizzate da una celebre artista ispirate al suo corpo, poche settimane fa invece ha vissuto l’ennesima nuova esperienza. Perché adesso che il mondo della fotografia è diventato “suo”, naturalmente lo sguardo può aprirsi anche ad altro. Magari, al piccolo – o grande – schermo…

E, infatti, Amber Hope ha avuto… 

“L’onore di partecipare al cortometraggio del comico Diego Barbati dal titolo “Un triangolo per sei” dove affianco gli straordinari comici di Colorado e Striscia la Notizia. Un’esperienza bellissima in cui ho potuto mettermi in gioco anche nella recitazione: con attori come loro non potevo aver migliore scuola”.

Ma di recente ti abbiamo visto anche in tre video clip.

“È vero! Ho collaborato con Nek e J-Ax per ‘Freud’, con Francesco Sole in ‘Quei momenti’ e con Sergio Sylvestre in ‘Turn it up’. Tre collaborazioni davvero eccezionali, come si fa a non amare il lavoro che faccio?”.

Eppure fino a qualche anno fa eri una “semplice” parrucchiera, che poi per curiosità ha deciso di cambiare vita.

“Grazie alla fotografia ho conquistato una maggior autostima di me stessa e mi sono sbloccata, mettendomi in gioco come mai avrei pensato di fare”.

Il tuo curriculum parla di centinaia di set, di copertine conquistate in giro per l’Europa…

“Le foto sono il mezzo che ho per esprimermi. La prima volta è stata a Milano, nel 2010: ero ancora piccola, ma mi sono sentita subito a mio agio in quel mondo. Da allora non ho più smesso”.

L’inizio non è stato semplice.

“Tanta gavetta, come normale che sia. Lavoravo e scattavo, le mie giornate erano un concentrato. Poi mi sono presa una pausa, ho cresciuto Sofia ed ora rieccomi. La fotografia mi mancava, è a tutti gli effetti una parte di me”.

Cosa pensi di avere più delle altre modelle?

“Sono alla mano, a prescindere da tutto sono una ragazza semplice che resterà sempre quella che è oggi. Certo, in questo mondo mi piacerebbe ritagliarmi uno spazio”.

Com’è stato riprendere a scattare dopo la gravidanza?

“Una bella emozione, quando sono tornata sul set mi sono sentita di nuovo a casa mia. Ogni shooting porta sempre con sé qualcosa di nuovo, anche se oltre alla fotografia mi piacerebbe provare a ricoprire altri ruoli nel mondo dello spettacolo. Meglio non dire niente, ma ci stiamo lavorando”.

Cosa porti di te sul set?

“La mia semplicità, il sentirmi bella con un intimo particolare indosso o con una lingerie ricercata, l’evitare la volgarità. La verità è che mai avrei immaginato di raggiungere questi livelli”.

Ecco, la mancanza di autostima. 

“Diciamo che di sacrifici ne ho davvero fatti tanti. Ho sempre dovuto fare rinunce e non ho mai avuto spintarelle per guadagnarmi quello che ho potuto conquistare”.



more No Comments settembre 8 2017 at 13:35


Rachele Raponi: Una modella con la passione per la danza e il sogno della tv

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di Claudio Testi

 

Lei è Rachele Raponi, fresca vincitrice di tappa del concorso “La Bella d’Italia”. Scopriamola attraverso questa intervista.

Raccontaci  qualcosa di te.

“Mi chiamo Rachele Raponi, ho 16  anni e  sono di Monte S. Giovanni Campano, un paesino in provincia di Frosinone”.

Che studi stai frequentando?

“Frequento il terzo Liceo Coreutico presso il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, dove mi sono trasferita da due anni per amore della danza classica e contemporanea, ho frequentato molti stage di danza con vari personaggi noti di ‘Amici’: Kledi Kadiu, Alessandra Celentano e Garrison. Inoltre ho vinto una borsa di studio per la danza a Fiuggi, faccio anche parte del coro del Convitto Nazionale”.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso, che tra l’altro ti ha visto vincitrice di tappa?

“Mi sono avvicinata al mondo delle modelle grazie ad un servizio fotografico, ho partecipato al concorso ‘La Bella d’Italia”’, di cui è concessionaria per Roma e provincia l’agenzia Star Castin , vincendo diverse fasce sia nella sessione invernale che in quella estiva. Mi ha vista anche due volte vincitrice di tappa e ho partecipato alle finali Nazionali invernali a Cotronei”.

Se ti dovessi descrive, quali caratteristiche metteresti in risalto? 

“La mia caratteristica, a detta di tutti, è il sorriso che è spontaneo e mi contraddistingue in ogni situazione. Sono positiva e caparbia, amo tutto ciò che è arte: danza, canto, pittura, ecc. Adoro il mare per il nuoto e la montagna per lo sci, amo viaggiare e circondarmi di amici, fare nuove conoscenze e spero di continuare nel settore della moda. Inoltre mi piacerebbe entrare nel mondo della tv e del cinema vorrei partecipare a programmi televisivi e fiction Rai”.

Quando non studi cosa fai, hai degli hobby?

“Devo dire che mi rimane pochissimo tempo libero, tra studio, sport e canto. Nel fine settimana torno a casa dai miei genitori e nel poco tempo libero mi dedico alla mia famiglia aiutando anche mia madre in negozio”.

 

 

Foto di Daniele Anselmi

Gli abiti. i gioielli e gli accessori sono stati forniti da: EverGreen

 

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more No Comments settembre 8 2017 at 13:33


Maria Grazia Cucinotta: Protagonista della Giostra di Sulmona

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Maria Grazia Cucinotta impersonerà la Regina Giovanna d’Aragona nel corteo storico della XXIII edizione della Giostra Cavalleresca, la rievocazione storica di epoca rinascimentale che si svolge ogni anno a luglio nella Città di Sulmona. La celebre attrice, portata nella cittadina abruzzese da Colangelo Management, sfilerà nel corteo storico che domenica 30 luglio precederà le sfide della Giostra Cavalleresca. Con lei saranno presenti il tenore Piero Mazzocchetti che canterà l’Inno nazionale prima dell’inizio delle sfide e presenterà brani del suo repertorio e l’attrice de “I Cesaroni” Roberta Scardola. Presenze di grande prestigio annunciate con orgoglio dal presidente dell’associazione Giostra Cavalleresca Maurizio Antonini e dal vice presidente Enzo Testa nel corso della conferenza di presentazione. La Giostra Cavalleresca rappresenta una tradizione antica della città di Sulmona che caratterizza tutto l’Abruzzo.

Che emozione sarà interpretare la regina D’Aragona in una manifestazione storica così famosa?

“Ne ho sempre sentito parlare soprattutto da una delle mie migliori amiche che vive a Sulmona. La cosa che preferisco poi è far sorridere le persone e una manifestazione di questo tipo che per qualche ora fa fare a tutti un salto nel passato è un ricordo indelebile per tutti gli spettatori. Per cui essere stata scelta da Maurizio Antonini e Enzo Testa per vestire i panni della regina è per me un grande onore”.

Qual è la regina che l’ha affascinata di più nella storia? 

“Le regine delle favole, quelle buone e quelle che erano principesse e diventando regine hanno avuto storie tormentate”.

I suoi progetti per quest’estate? 

Sto girando un film marocchino a Lucera in Puglia e finiremo le riprese a Casablanca.  Farò poche vacanze, ma per me la vera vacanza è quando sono a casa con la mia famiglia”.

Lei e sua figlia Giulia avete intrapreso una lotta contro il bullismo. Come sta andando? 

Molto bene. Vogliamo che i ragazzi parlino il più possibile del bullismo. Devono non solo denunciare i bulli, ma anche aiutarli a capire che stanno agendo nel modo sbagliato”.

Che mamma è Maria Grazia? E che figlia è Giulia? 

“Sono una mamma come tutte le mamme del mondo credo. E Giulia è come tutte le adolescenti del mondo. Infatti quando le chiedono che lavoro vuole fare da grande risponde sempre che non le piace né il mio né quello del padre. Vedremo quando sarà più grande quale strada sceglierà”.

Da poco ha partecipato a Celebrity MasterChef. Ma non è stato proprio un successo. E’ arrivata nona senza mai vincere una prova. Come mai?

“È stato uno stress pazzesco. E pensare che invece la cucina è una cosa che a casa mi rilassa enormemente. Lì invece la vivevo come un incubo.  Credo semplicemente che non fosse un programma nelle mie corde perché c’erano persone molto più preparate di me”.

Su Facebook ci sono una decina di profili a suo nome: veri o falsi? 

“È un mondo davvero pericoloso quello dei social network. Per fortuna oggi ci sono i profili ufficiali riconosciuti dalla spunta blu. Io invito sempre le persone che incontro a non accettare inviti di nessun tipo a mio nome”.

Quindi non le piacciono i social?

“Non sono affezionata a questo mondo. Non è una cosa fondamentale e credo non ci sia bisogno di far diventare la propria vita una cosa pubblica da esibire 24 ore su 24”.

E’ appena tornata dalla Cina. Cosa faceva tanto lontano da casa?

“Sono 11 anni che lavoro in Cina. Lì ho girato ben 5 film. Questa volta sono stata per festeggiare i 20 anni dalla nascita dello Shangai Film Festival”.

Il regista con cui vorrebbe lavorare? 

“Più che un regista mi affascinano le storie scritte dai registi per i film. Non ho un nome da fare in particolare”.

Lo street artist Jorit Agoch ha realizzato a San Giorgio a Cremano un murales dedicato a Massimo Troisi in cui è raffigurata la scena in cui Troisi la bacia. Lo sapeva? 

“Mi hanno inviato il video per farmelo vedere. È bello ed emozionante che una città dedichi un’opera a chi ha reso quel quartiere così famoso nel mondo. Spero di andare presto di persona. E’ una promessa che faccio a San Giorgio a Cremano. E io mantengo sempre le promesse”.



more No Comments agosto 4 2017 at 12:32


L’estate di Roberta Scardola inizia a Zoomarine

Torvaianica (RM).Parco Zoomarine. Roberta Scardola con gli animali

di Alessia Bimonte

Tempo di estate e di vacanza anche  per l’attrice Roberta Scardola – reduce dalla tournèe teatrale con la compagnia “Mercanti di stelle” e dall’uscita nelle sale del film Le verità – che ha aperto la sua bella stagione con un breve soggiorno alle porte di Roma.

Roberta la tua estate è iniziata allo Zoomarine di Roma. Che esperienza è stata?

“Il parco di Zoomarine è stata una fantastica esperienza. Oltre ad essermi rilassata nel parco acquatico con scivoli d’acqua e piscine, ho avuto la fortuna di avvicinarmi ai delfini e di fare il bagno con le foche; sono inoltre anche entrata nella gabbia dei pappagalli e ho imparato a dare loro da mangiare. Una giornata molto bella ed emozionante, a contatto con la natura e gli animali che amo tanto e ricca di attività”.

Il mese di luglio ti vede impegnata in veste di presentatrice…

“Dal 23 al 30 luglio sono presentatrice del Social World Film Festival per il sesto anno consecutivo. Una kermesse cresciuta negli anni grazie agli ideatori Giuseppe Alessio e Teresanna Nuzzo. Questa edizione vede la partecipazione straordinaria della splendida Claudia Cardinale e di una madrina d’eccezione come Laura Morante, oltre alla presenza di alcuni attori di ‘Gomorra’ e della serie Rai di successo ‘Braccialetti Rossi’. Una settimana intensa di proiezioni, interviste, cinema, spettacolo. Sono davvero contenta di far parte di questo bellissimo evento che coinvolge molti giovani ed è attento al sociale. Il 30 luglio sono invece in Abruzzo, a Sulmona, per la storica Giostra Cavalleresca, manifestazione tradizionale giunta alla XXIII edizione.  Sarò presentatrice, accompagnando il corteo nell’arena. Maria Grazia Cucinotta vestirà i panni della regina Giovanna d’Aragona e il tenore Piero Mazzocchetti aprirà il tutto cantando l’inno di Mameli. Un evento tradizionale, molto partecipato, organizzato dal presidente Maurizio Paolini e dal vice presidente Enzo Testa che – insieme a tutti i volontari dello staff – portano avanti questa fantastica e suggestiva rievocazione storica di epoca rinascimentale”.

E poi vacanza?

“Sì, vacanza assolutamente. Ad agosto io e il mio compagno passeremo dieci giorni in Grecia tra Santorini e Paros”.

E per la prossima stagione?

“Dedicherò sicuramente uno spazio al teatro, è fondamentale il mettersi alla prova con il palcoscenico per me. E poi ci sono anche dei progetti in televisione in via di definizione…”.



more No Comments agosto 4 2017 at 12:28


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