Yuliya Mayarchuk: Dall’Ucraina per cercare l’amore e il successo

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È una nota attrice ucraina che nel nostro Belpaese ha trovato amore e successo. Adesso è in teatro in una simpatica commedia intitolata “Non mi dire te l’ho detto”, con Paolo Caiazzo. E’ inoltre protagonista in due film “Mai per sempre” e “Il ladro di cardellini”.

di Silvia Giansanti

Essere solare, propositiva, dinamica e determinata alla fine ripaga sempre. Certo, ci vuole anche qualche combinazione al momento giusto e infatti il suo incontro con Tinto Brass ha messo in moto una serie di cose fantastiche per la sua carriera di attrice. A pensare che Yulia aveva timore di lavorare con Brass per via delle voci di corridoio, infondate, che giravano su di lui; e invece i treni vanno presi senza essere condizionati da nulla. E così ha fatto. Le piacerebbe lavorare un giorno con Giuseppe Tornatore e spera di aver fatto un quarto di quello che auspica di fare. Il nostro augurio di cuore.

Yulia, da dove sei partita?

“A parte dall’Ucraina, lavorativamente parlando ho avuto nel 1999 l’esordio in un film di Tinto Brass in cui ero la protagonista assoluta. E’ stato un inizio forte che mi ha dato in seguito la possibilità di affermarmi come attrice”.

Ancora prima che cosa è accaduto?

“Che fin da piccola ho avuto sempre il pallino della recitazione e lo si vedeva ad esempio nelle recite scolastiche e nella parrocchia. Sono stata sempre una persona molto dinamica e ho svolto molti lavori prima della notorietà. Ho lavorato in pizzeria come cameriera, in un bar, nelle tv locali e nei fotoromanzi. In seguito velocemente è avvenuto l’incontro con Brass che mi ha introdotta nel campo. In questo modo si è avverato un sogno”.

Che ricordo e opinione hai di Tinto Brass?

“Avevo un po’ di paura delle voci che giravano intorno al suo personaggio. Invece ho potuto constatare che era un signore di una certa età molto simpatico, goliardico ed esigente sul lavoro. Molto preciso come professionista”.

Come mai la scelta di trasferirti in Italia?

“Per amore, per il mio attuale compagno e così sono rimasta a Napoli. L’amore mi ha portato fortuna”.

Sei sposata con un italiano. Cosa trovi di interessante negli uomini nostrani?

“Innanzitutto l’uomo italiano ha un grande senso della famiglia e poi è di una certa eleganza. E’ solare, è galante e ha uno spiccato savoir-faire. E’ unico al mondo. Gli ucraini secondo me non hanno un’attenzione così importante verso la famiglia, verso la madre, verso la donna e verso i figli”.

Dove ti è piaciuto di più recitare e perché?

“Un film tv per Rai Due ‘Il lato oscuro’ con Lucrezia Lante Della Rovere, in cui ero la protagonista femminile. Si trattava di un thriller dove si passava dalla vittima alla carnefice con relativa trasformazione del personaggio. Essendo molto giovane, all’epoca mi ha coinvolto molto. Ancora oggi è un lavoro che mi porto nel cuore”.

Ci sono registi con cui vorresti lavorare in futuro?

“In passato ho avuto un incontro di lavoro con Giuseppe Tornatore, una persona di grande spessore umano ed intellettuale. Sono molto affascinata dalle sue opere e mi piacerebbe molto un giorno lavorare con un regista di questo calibro”.

Cosa manca alla tua carriera, anche se hai messo su carta parecchie produzioni?

“Vero, ma spero di aver fatto un quarto di quello che mi spetta ancora. Desidererei crescere nell’ambito teatrale, visto che ho lavorato con grossi nomi, ma vorrei puntare su lavori completamente diversi, come il teatro d’autore composto dai classici”.

Se non fossi diventata attrice, quale sarebbe stata  la tua occupazione attuale?

“Il personal trainer, visto che sono molto esperta e appassionata di sport. Mi è capitato in via amichevole di insegnare agli altri e tutto questo mi coinvolge”.

Che tipo di sport pratichi?

“Ginnastica ritmica fin da piccola e allenamenti in genere un po’ particolari che vanno molto in voga in America”.

Cosa ti riserverà questo 2020?

“Due film in uscita. Il primo s’intitola ‘Mai per sempre’ di un regista che sta crescendo molto, Fabio Massa e qui ho un ruolo principale drammatico. Dal punto di vista emotivo è molto forte. Mentre l’altro intitolato ‘Il ladro di cardellini’, è una commedia dal sapore amaro e poetico. E’ di Carlo Luglio ed è una coproduzione Rai. Interpreto ugualmente un bel ruolo, sono la moglie del protagonista. Si tratta di un matrimonio combinato che ha un’evoluzione di sentimenti. Inoltre sono a teatro con la commedia ‘Non mi dire te l’ho detto’, a fianco di Paolo Caiazzo”.

Com’è il panorama cinematografico ucraino?

“Lascia molto a desiderare perché è un Paese che soffre e quindi non riesce ad investire nella cultura. Comunque sono molto interessanti il balletto, il teatro e la musica. Ci sono pochissime produzioni cinematografiche”.

Il 26 aprile del lontano 1986, quando è avvenuto il disastro di Chernobyl, dove ti trovavi?

“A tal proposito vorrei ricordare che ho girato anche un film su questa tematica. Si trattava di una coproduzione italo-ucraina. Ricordo che quel giorno stavo con mia madre che all’epoca lavorava sui treni. Eravamo a Kiev e non so per quale motivo avevo un gran mal di testa. Successivamente si è parlato di quello che è accaduto ma in maniera più leggera rispetto a quello che era realmente. Le conseguenze si sono viste quasi subito; dopo un mese, alle prime piogge, la gente ha iniziato a perdere i capelli. Allora ci si è resi conto della gravità dei fatti. Ancora oggi quelle zone sono off-limits. Sono Paesi chiusi e pochissime persone hanno scelto di abitare in quelle terre molto malate”.

CHI E’ YULIYA MAYARCHUK

Yuliya Mayarchuk è nata in Ucraina il 20 aprile del 1977 sotto il segno dell’Ariete, ma non conosce il suo ascendente. Le piace tanto vivere a Napoli dov’è ora. Caratterialmente si definisce solare e determinata. Ha l’hobby dello sport e della cucina. Tifa per il Napoli e ama la lasagna. Al momento possiede sei cani tra casa e campagna. In più galline e papere. Il suo anno fortunato è stato il 2006. E’ spostata con Cristiano Farina e ha due figlie di nome Mascia e Caterina di tredici e cinque anni. Nel 1999 ha incontrato Tinto Brass che le ha proposto di recitare nel film“Tra(sgre)dire”. Successivamente ha ottenuto un ruolo di rilevo nella serie televisiva “La Squadra” e in diversi film e fiction televisive come “Faccia di Picasso”, per la regia di Massimo Ceccherini, le serie “Distretto di polizia 3” e “Carabinieri 2”. Ancora “Don Matteo 6”, “Incantesimo 7”, “Il maresciallo Rocca” e “Occhio a quei due”. Tra i lavori di rilevo, citiamo la partecipazione nei film “In nome di Maria” e “La vita è una cosa meravigliosa”. Ha lavorato anche in teatro in commedie come “Miseria e Nobiltà”, “Il bello di papà”e “Lo schiaccianoci”. Adesso sta recitando nella commedia “Non mi dire te l’ho detto” ed è in due nuovi film intitolati “Mai per sempre” e “Il ladro di cardellini”.



more No Comments febbraio 7 2020 at 16:24


Alessandro Tersigni: “La lunga serialità è come una grande scuola”

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Fin dalla prima stagione il personaggio di Vittorio Conti ha fatto breccia nel cuore del pubblico televisivo. Un uomo romantico e d’altri tempi che a suo dire gli somiglia tantissimo. Stiamo parlando dell’attore Alessandro Tersigni, impegnato in queste settimane nelle riprese della quarta stagione della soap di Rai 1“Il Paradiso delle signore”.

di Giulia Bertollini

Abbiamo incontrato Alessandro durante una pausa dal set e con l’occasione oltre a farci raccontare qualcosa in più sul suo personaggio siamo riusciti a strappargli qualche curiosità sulla sua vita privata.

Alessandro, come avevi vissuto la notizia della chiusura della soap? 

“Mi è molto dispiaciuto anche perché fare il 17 per cento di share in quella fascia oraria è un bel risultato. In quel momento sono andato avanti anche perché si dice che una volta chiusa una porta si apra un portone. Quando poi è stata comunicata la notizia che il Paradiso avrebbe riaperto siamo stati tutti contenti.  Ricordo ancora quel momento. Mi ha chiamato Pecorelli dicendomi ‘Vittorio è ancora vivo’”.

Anche sui social si era scatenato un parapiglia. 

“Mi ha fatto piacere sentire l’affetto del pubblico. Mi sono arrivati tanti messaggi in quei giorni. Mi chiedevano cosa potessero fare ed è stato bello vedere quanta gente si sia affezionata alla serie e ai personaggi”.

Come si evolve in questa stagione il tuo personaggio?

“Questa stagione si è aperta con il matrimonio di Vittorio e Marta. Finora ho letto poche sceneggiature perché il lavoro degli autori è sempre in evoluzione. Una cosa meravigliosa che è stato fatto in questa stagione è che è stato ripreso il lavoro con i Caroselli. Vittorio avrà un nuovo socio e potrà riprendere a fare il pubblicitario.”

A livello professionale, cosa ti ha insegnato la lunga serialità?

“La lunga serialità è una grande scuola. Hai la possibilità di lavorare con tanti attori e di imparare tante cose. E’ come se tutti i giorni frequentassi un’accademia di recitazione”.

Sul set ti sei portato anche il tuo cane Alì.

“Lo amano tutti tranne una ragazza di produzione che ha il terrore. Quindi o c’è Alì o c’è lei. (ride) Sicuramente si diverte di più ad andare a spasso con il dog sitter a Villa Ada piuttosto che a stare in camerino”.

Qual è il tuo rapporto con i social?

“Sono social quanto basta. Preferisco non mettere su piazza la mia vita privata. Quando torno a casa voglio dedicarmi alla famiglia”.

Tuo figlio ora ha due anni. Ti vede in tv?

“Quando mio figlio sente la sigla de ‘Il Paradiso delle signore’ esclama: papà!. Ormai ha subito associato. Quest’estate per il compleanno gli ho comprato una macchinina elettrica e appena è salito è partito spedito. Chissà magari nel futuro diventa un pilota”.

Che papà sei?

“Vedere un piccolo te in giro per casa è una cosa meravigliosa che ti riempie tutti i giorni il cuore di felicità. Ho iniziato a fare questo mestiere pensando che mi garantisse in qualche modo l’immortalità fino a quando non è nato mio figlio. Da quel momento sono cambiate le mie priorità”.

C’è qualcosa di tuo padre in cui ti rivedi?

“Mi rivedo da buon romano nella sua caparbietà. Mio figlio ha ripreso da me. Buon sangue non mente”. (ride)

Nei tuoi progetti c’è l’intenzione di allargare la famiglia?

“Prima allarghiamo la casa e poi la famiglia. Comunque l’intenzione c’è. Vedremo”.

Non credi che un personaggio così identificativo come quello di Vittorio Conti possa comportarti un’etichetta difficile da superare in futuro?

“E’ uno dei grandi problemi che abbiamo in Italia. Io l’ho vissuto sulla mia pelle dopo l’esperienza del Grande Fratello. Non è stato facile togliermi quell’etichetta ma se ce l’ho fatta prima posso farcela anche adesso”.

Si dice che al cinema lavorino sempre gli stessi. 

“Da quando è iniziato “Il Paradiso delle signore” non sono più andato al cinema. Se però lavorano sempre gli stessi vuol dire che sono bravi. Bisognerebbe forse trovare un equilibrio tra attori noti e quelli sconosciuti”.



more No Comments febbraio 7 2020 at 16:20


Giulia Arena: “Sono una ragazza che ama la semplicità”

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Da buona siciliana si dimostra testarda e determinata. Parla con entusiasmo del suo lavoro tanto che la felicità le si legge negli occhi. Siamo parlando di Giulia Arena che nella soap pomeridiana “Il Paradiso delle signore” interpreta Ludovica. In questa nuova stagione, il suo personaggio dovrà affrontare il dolore per la morte del padre e questo episodio drammatico la porterà a mettere in discussione se stessa e il suo rapporto con gli altri.

di Giulia Bertollini

In questa intervista, Giulia ci apre i cassetti del suo cuore raccontandosi tra vita privata e professionale.

Giulia, ci parli del tuo personaggio?

“Ludovica è sempre stata una persona sicura di sé e molto ostinata. Nella nuova stagione dovrà affrontare il dolore per la perdita del padre e questo evento traumatico porterà dei cambiamenti nella sua vita. Ludovica si troverà a rimettere in discussione tante cose e a smussare alcuni lati del carattere. Riccardo sarà portato a vederla sotto una luce diversa e scoprirà una Ludovica più matura e fragile. Facendosi forza dell’affetto che prova per lei, ci sarà tra i due un riavvicinamento. La grande novità di questa stagione sarà l’arrivo di Flavia che interpreta mia madre. Una donna molto bella ma soprattutto forte e nel confronto con Ludovica emergeranno di più le sue fragilità”.

Sei una stakanovista?

“Sono una persona estremamente dedita al lavoro. Ho la fortuna di fare il mestiere che amo e il fatto di abbracciare personaggi diversi mi porta ad avere sempre entusiasmo”.

In questo momento della tua vita c’è spazio per l’amore?

“Sono fidanzata da cinque anni e per fortuna non ho dovuto trovarlo in un momento in cui ho potuto dare spazio a tutte le novità lavorative. E’ un uomo magnifico perché mi sostiene e mi asseconda in tutti i miei viaggi e nel lavoro. Se io oggi avessi dovuto iniziare una relazione sarebbe stato difficile perché sarei stata distratta da altro. In questo momento abbiamo trovato il nostro equilibrio”.

Come ti vesti nella vita di tutti i giorni?

“Nella vita quotidiana indosso jeans, camicetta e scarponcini stringati. Preferisco recuperare la semplicità. A differenza di Ludovica, less is more!”.

Come hai vissuto il momento in cui era stata annunciata la notizia della chiusura della soap?

“Ho vissuto quel momento con grande rabbia perché nella prima stagione avevamo messo anima e corpo in questo progetto. Era palese l’affetto da parte del pubblico considerando gli ascolti in quella fascia pomeridiana. Tutti avevano dato il loro meglio e quindi c’era solo da alzare le braccia. Siamo andati avanti con una forte delusione. Poi un giorno un collega del cast mi ha inviato su Whatsapp il pezzo di un articolo in cui si diceva che la serie avrebbe riaperto i battenti. Due giorni dopo è uscita la notizia ufficiale ed è stata una sensazione bellissima”.



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Melania Dalla Costa: “Dipendere da qualcuno che ami non è amore ma dipendenza”

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Inizia a respirare l’arte sin da piccola grazie ai suoi genitori e più in là scopre di voler fare l’attrice. Melania Dalla Costa si fa notare subito al pubblico in tv in “Un posto al sole” e  “Immaturi” e al cinema con il film “Stato di ebbrezza”. Da lì una grande ascesa che la rende protagonista anche di progetti internazionali.

di Roberto Puntato

Tra le sue passioni non mancano lo sport, la musica, la pittura e la recitazione. Al 76° Festival di Venezia è stata protagonista del corto “I sogni sospesi” diretto da Manuela Tempesta. Al centro una tematica importante, la violenza sulle donne.

Melania, si parla ancora oggi di violenza sulle donne perché considerate oggetto del desiderio.

“Ho pensato di affrontare il tema della violenza sulle donne perché è un problema che dobbiamo tenere ben presente ed è necessario sensibilizzare l’opinione pubblica in quanto c’è poca attenzione verso la donna e verso i più deboli. Quella odierna è una società molto superficiale, quindi volevo ricordare che ci sono persone che soffrono e che al di là della violenza fisica c’è anche quella psicologica che magari è più presente nella quotidianità e più pesante da sopportare. ‘I Sogni sospesi’ è stato creato per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo. Fortunatamente sono nate varie associazioni di sostegno alle donne vittime di violenza e sono state approvate importanti leggi ma c’è ancora molto da fare”.

Nel corto “I sogni sospesi” interpreti Marlėne. Chi è questa donna?

“Il mio personaggio è molto fisico e allo stesso tempo molto spirituale: un essere poetico! Marlène è una bellissima e inquieta artista francese che esprime il suo talento creativo dipingendo, con il corpo nudo, una tela bianca appesa in un casolare. Lei e sua sorella sono fuggite e si nascondono in un mulino in mezzo alla campagna, il loro passato è segnato da un terribile segreto. Una mattina, la verità viene alla luce: Marlène è stata vittima di una brutale violenza fisica perpetrata dal suo più grande amore ed è riuscita a salvarsi solo grazie all’aiuto di Sophie, che ha colpito l’uomo alle spalle. Nonostante la fuga, però, Marlène ha iniziato a star male, il ‘buio l’ha raggiunta’ e ha tentato il suicidio nelle acque di un fiume. Anche in questo caso, l’aiuto di Sophie e il suo supporto è stato fondamentale per ricominciare a vivere. Marlène è una farfalla con le ali spezzate, che impara a camminare”.

E’ stata una scelta lavorare anche all’estero o è una critica nei confronti della crisi della settima arte?

“Vorrei lavorare e rapportarmi con i più bravi artisti a livello tecnico e artistico del panorama cinematografico mondiale, quindi ho scelto di oltrepassare i confini italiani per competere ed imparare da tutti e non limitarmi all’Italia. Non vedo crisi, cambiano i gusti. Le persone vanno al cinema per vedere essere umani che vivono realmente, osano e non hanno limitazioni come la società odierna. Abbiamo bisogno del cinema. Oggi ci sono tante serie di qualità anche online, ma il fascino della sala è imbattibile”.

Leggevo in qualche tua intervista “Mi definirei indipendente e non voglio dipendere da qualcuno. Amo il maschio che c’è in me”. Come se volessi dire “vorrei sposare me stessa”?. 

“Non è la giusta interpretazione. Dipendere da qualcuno che ami, non è amore, ma appunto una dipendenza. Le dipendenze sono malsane.  Amo il maschio che è in me perché mi regala la grinta, il coraggio e la forza di superare ogni cosa. Ho imparato ad amare me stessa perché ho superato tante cose, sono la nipote di un pastore, vivevo in un paesino di 1600 abitanti dove non c’è nemmeno uno stop. Per me era già un sogno vivere in una città”.

Canti, dipingi, reciti e fai molto sport. Non ti fermi mai.

“Essere attiva e presente mi rende viva. Mio padre, ex pittore e fotografo italo-francese, faceva mille cose, avrò preso da lui. Sono cresciuta in un ambiente artistico anche in sala da pranzo, vedendo mio padre che dipingeva e ogni tanto schizzava del colore nella pasta mentre si mangiava. Mio padre scriveva anche tante poesie, ho sempre respirato l’arte sin da bambina”.

Sogni Hollywood?

“Il mondo di Hollywood lo guardo e lo osservo da lontano, ma lo bramo. Un atleta lotta con sacrificio, lealtà, impegno, coraggio e costanza per  raggiungere il maggior risultato. Questo è il mio modo di vivere, sono cresciuta così e non mi fermerò finché non si fermerà il mio respiro”.

I tuoi prossimi progetti?

“Film internazionali, ma purtroppo non posso svelare altro”.



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Manuel Aspidi: “Il più grande amore della mia vita è la famiglia”

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Dopo aver partecipato al talent show di “Amici” di lui non avevamo più sentito parlare. E invece ora Manuel Aspidi è tornato alla ribalta con il suo nuovo singolo “Let out this light”. Una ballata d’amore intensa e delicata scritta da Julian V. Hinton che aveva custodito per venti anni questa canzone in un cassetto aspettando la persona giusta a cui affidarla.

di Giulia Bertollini

E chi meglio di Manuel poteva interpretarla con la sua voce soul.

Manuel il tuo singolo “Let out this light” è stato in rotazione nelle radio.

“E’ un canzone che Julian V. Hinton ha tenuto nel suo cassetto per venti anni aspettando la persona giusta a cui affidarla. Quando me l’ha fatta sentire sono stato felice perché è un brano molto vicino alle mie sonorità. Mi sta regalando tante soddisfazioni. Il singolo è primo in classifica nella Independent World Charts assieme ai grandi della musica internazionale come Ed Sheeran, Shawn Mendes, Ariana Grande e molti altri”.

Il video è stato girato a Livorno, la tua città natale. 

“Amo molto la mia città e in questo sono patriottico. Il 31 gennaio 2020 ho fatto la prima data del tour al Goldoni. Sono felice di partire dalla mia città perché qui ho la mia famiglia e i miei affetti. Questo periodo sto facendo il pendolare tra Roma, Londra  e Firenze per le prove del tour. Ogni volta che posso però torno a casa”.

Hai partecipato alla sesta edizione di “Amici di Maria”. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza?

“E’ stata una delle esperienza più belle della mia vita. Mi ha fatto crescere e mi ha dato tantissimo perché mi ha permesso di avere la visibilità necessaria per farmi conoscere al grande pubblico. Grazie ad ‘Amici’ ebbi la fortuna di ricevere un brano ‘Soli a metà’ che mi ha fatto conquistare riconoscimenti importanti. E’ entrata a far parte della hit parade del 2007. Le persone che hanno amato quella canzone stanno apprezzando anche il nuovo singolo. Questo mi rincuora tantissimo.

Molti tuoi colleghi che hanno partecipato ad “Amici” e che sono finiti nel dimenticatoio sono tornati alla ribalta grazie alla trasmissione “Tale e quale show”. Ti piacerebbe partecipare? Come te la cavi con le imitazioni?

“Con le imitazioni non sono bravissimo. Ad oggi non mi piacerebbe partecipare perché il progetto che sto affrontando è importante in tutto il mondo e non mi darebbe la possibilità di fare quello che sto facendo. Sono concentrato sul mio sogno che è quello di riuscire a portare la musica oltreoceano e non solo”.

Con quale artista ti piacerebbe collaborare in futuro?

“Miro in alto. Mi piacerebbe collaborare con Stevie Wonder e Ed Sheeran. Rimanendo in Italia sogno di poter collaborare con Giorgia e Laura Pausini. E se fosse stato ancora in vita anche con Alex Baroni. All’interno del mio tour, in accordo con la sua famiglia, ho deciso di fargli un omaggio”.

Durante il tour è stata istituita una raccolta fondi destinata a “I sogni di Jo”. 

“Jo è una bambina che non può camminare e i genitori devono sostenere un importante intervento in Florida. Hanno bisogno di raccogliere tanti soldi. Per poterli aiutare ho deciso di fare una raccolta fondi durante tutte le tappe del tour”.

Il tuo nuovo album si chiama “Libero (I’m free)”. E questo lavoro segna la tua rinascita. In che senso?

“Questo album arriva dopo tanti anni di collaborazioni e singoli. Per me è importante trovare delle canzoni giuste che siano adatte a quello che vuoi andare a raccontare. Ho avuto la fortuna di conoscere Numa Palmer tramite la mia agenzia discografica. Il disco rappresenta un punto di rinascita perché sono tornato più forte e più determinato di prima. A volte ci si blocca di fronte alle difficoltà ma se si ha un sogno bisogna persistere per raggiungerlo”.

Una volta uscito da “Amici” ti è capitato di sentirti perso?

“E’ stata una grande famiglia. Quando sono uscito dal programma ho sofferto perché mi mancava il contatto con Maria che è stata sempre materna nei miei confronti. Ero molto affezionato a lei ed era il mio punto di riferimento così come Luca Zanforlin, l’autore del programma. Mi ero abituato a vivere una realtà diversa e mi sono sentito frastornato quando mi sono trovato catapultato nella vita reale. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha sostenuto così tanto da non permettermi però di perdere la retta via”.

Sei rimasto in contatto con qualcuno?

“Sono rimasto in contatto con Karima. Con lei eravamo amici all’interno e lo siamo rimasti anche fuori. Abbiamo pensato anche ad un duetto insieme e ne abbiamo parlato. Speriamo che questo progetto possa andare in porto”.

Sanremo è nei tuoi progetti o non ci pensi?

“E’ nei miei progetti, chissà per il prossimo anno. Ho un tour a cui dover pensare e una promozione che mi sta portando fuori dall’Italia”.

I rapporti sono spesso un’altalena tra estasi e inquietudine. Ti è capitato di farti del male in amore?

“Il più grande amore della mia vita è la famiglia. Mi è capitato di soffrire molto per la perdita di mia nonna. Un amore incondizionato, profondo e viscerale. A lei ho anche dedicato il brano ‘Un angelo per me’ che è all’interno dell’album”.



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Antonio Mezzancella: “Sogno di condurre Sanremo con Fiorello”

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Nella prima puntata del torneo di “Tale e quale show” ha trionfato con l’imitazione di Ultimo. Una performance che in poche ore è diventata virale sul web. Stiamo parlando di Antonio Mezzancella che proprio nella scorsa edizione del programma si aggiudicò la vittoria. Un vero successo per Mezzancella che da rivelazione, grazie alla partecipazione al talent “Tu si que vales”, si è trasformato ora in una garanzia.

di Giulia Bertollini

In questa chiacchierata, Antonio ci ha aperto il suo cuore tra vita privata e sogni nel cassetto rivelando anche il suo lato più giocoso.

Antonio, sei uno dei concorrenti vip de “Il boss delle pizze”. Come te la cavi in cucina?

“Il mio rapporto con la cucina è problematico. Non sono un grande cuoco e combatto per la sopravvivenza. Il mio piatto preferito è il riso con il tonno. Ci vuole poco tempo per prepararlo. Ho voluto partecipare a questo format perché voglio imparare a fare la pizza”.

E qual è la tua pizza preferita?

“Mi piacciono un po’ tutte  basta che non ci siano i funghi. Di solito quando vado in pizzeria ordino una diavola con il salame piccante oppure delle pizze gourmet con il tartufo o le tartare”.

Passiamo a “Tale e quale”. Nella prima puntata del programma hai trionfato con Ultimo. 

“E’ stata un’emozione incredibile e una sfida impegnativa. Mi sono messo sotto di buona volontà e fino al momento dell’esibizione non sapevo quale impatto potesse avere sul pubblico. Quando poi a metà canzone ho visto la gente alzarsi in piedi ho capito che era andata bene. Ultimo non era mai stato imitato e confrontarsi con un personaggio nuovo è sempre dura”.

Ultimo ti ha fatto i complimenti?

“Subito dopo la puntata è arrivata una delle autrici che mi ha fatto ascoltare sul cellulare un vocale che aveva inviato Ultimo. Si era divertito tanto e scherzando mi ha detto che avevo pure i tatuaggi uguali ai suoi”.

Ti piacerebbe il ruolo di giurato?

“Sarebbe un sogno anche se è un compito difficile perché è dura dare giudizi su performance di qualità e poi stilare una classifica”.

Nell’ultima puntata Lidia Schillaci è stata penalizzata dalla giuria. Non pensi che sia stata troppo severa?

“Quando si stringono le maglie i giurati devono iniziare a fare il pelo su tutto. Mi rendo conto che soprattutto nelle ultime puntate i giurati hanno valutato l’imitazione mentre nelle altre edizioni avevano riconosciuto maggiore importanza alla canzone e all’abilità nel saperla interpretare. Lidia è stata molto brava però la sua vocalità è abbastanza lontana da quella di Mia Martini”.

Com’è nata la passione per le imitazioni?

“E’ nata tra i banchi di scuola e anche a casa quando guardavo i cartoni animati. Mi divertivo a cantare le sigle dei canzoni e cercavo di riprodurre le voci dei personaggi. E’ sempre qualcosa che ho avuto dentro e che poi ho perfezionato nel tempo. Quando sono diventato militare imitavo i marescialli pur rischiando parecchio. L’esperienza da animatore mi ha fatto poi capire che la mia passione poteva trasformarsi in un lavoro”.

Con le imitazioni si possono fare anche degli scherzi. Qual è stato lo scherzo più grande che hai messo in piedi?

“Di scherzi telefonici ne ho fatti parecchi. Te ne racconto uno in particolare. Una volta un mio amico aveva litigato con la fidanzata e per fare pace mi chiese di chiamarla con la voce di Biagio Antonacci che era il suo cantante preferito. Alla fine, si sono rimessi insieme. Ho fatto da Cupido dei poveri”.

Le tue figlie ti chiedono qualche imitazione in particolare?

“Ogni volta che faccio un personaggio nuovo mi chiedono di rifarglielo a casa. Quando poi stiamo in macchina e sentiamo una canzone alla radio mi mettono alla prova”.

A “Tale e quale” hai trovato anche l’amore.

“Nel 2016 quando sono stato ospite in tre puntate ho conosciuto Georgia che è una delle ballerine storiche della trasmissione. Ora viviamo insieme da quasi tre anni. Al momento, pensiamo entrambi alla carriera e allo stare bene insieme”.

In una recente intervista hai dichiarato che il tuo sogno è presentare Sanremo. Da chi ti faresti affiancare?

“Non ci ho mai pensato e forse considerando quanto tempo ci vorrà credo che la valletta debba ancora nascere. Se però devo sognare in grande allora ti dico che mi piacerebbe condividere il palco dell’Ariston con Fiorello”.

L’hai conosciuto?

“Lo conosco e so che mi segue. Frequentiamo lo stesso circolo e quindi qualche volta lo incontro. E poi ci scontriamo anche nei corridoi di Radio 2 dove lui prepara la trasmissione per RaiPlay”.

Ti ha dato qualche consiglio?

“Mi dà dei consigli e io ovviamente li seguo senza farmi domande”.



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Sergio Pennavaria: La poetica dei sentimenti

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La musica, pure non rientrando nel novero delle arti visive, è anch’essa fatta di immagini sonore, suoni che a volte si fondono con l’armonia della natura e si perdono nel vento tra mille profumi.  nella musica di Sergio Pennavaria vi è spazio per nuvole, mare, naviganti e sentimenti.

di Donatella Lavizzari

Sergio Pennavaria è uno vero, uno di quei rari artigiani della musica che sanno ancora scrivere e cantare storie.

“Ho più di un amo nello stomaco” è il titolo del suo ultimo lavoro, un concept album,  presentato a Roma il 6 dicembre all’Antica Stamperia Rubattino,  che sta raccogliendo ampi consensi tra stampa e addetti ai lavori. Recente la partecipazione a “Un giorno da gambero” su Radio 1 e alla rassegna “Il Tenco ascolta” a Laigueglia. Fabbricante di sogni e di visioni dalla forza straordinaria, il cantautore siciliano, ligure di adozione,  nuota nell’oceano dei sentimenti, tra ricordi che lasciano il segno sul cuore e che come tatuaggi il tempo non potrà sbiadire. Racconta l’amore e temi attuali, attraverso la lente della sensibilità. Un mix di generi, suoni raffinati, preziosismi musicali, poesia e grande intensità interpretativa,  si ritrova in tutte le 12 tracce di questo viaggio tra le profondità del mare e dell’animo umano.

Sergio,  questo nuovo album è un invito allo scandaglio interiore,  alla scoperta delle proprie ombre e luci? 

“Sì, ho voluto dedicare del tempo a me stesso, facendo una sorta di ricerca di quella parte di me che avevo sempre trascurato per dedicarmi al mondo esterno. In ‘Senza Lume A Casaccio Nell’Oscurità’, che risale ad 8 anni fa, si legge infatti molto chiaramente l’impegno politico e sociale. Con ‘Ho più di un amo nello stomaco’ ho spostato la mira, focalizzandola su un percorso introspettivo. Mi sono messo a nudo ed è stata una vera e propria esigenza di sfogare sentimenti e raccontare tutto quello che dal profondo  stava affiorando in superficie.  Un curarmi le ferite da troppo tempo aperte. Una danza tra i fondali che si porta dietro sorrisi e lacrime, con il desiderio di una rivincita/riscatto finale. Il brano omonimo racconta del viaggio intrapreso da un moderno Odisseo, con tutta la sua flotta,  attraverso le parti più celate nell’oceano emozionale,  incontrando Ciclopi, Circe e inganni vari. Da lì ho spalancato la porta e ho travalicato il confine tra la terra ferma e il mondo sommerso, teatro di  sentimenti. Il mare, l’elemento acqua presente in tutto l’album,  fa parte della mia vita: sono nato sotto il segno dei Pesci e la mia terra natia è  la meravigliosa Sicilia”.

In te c’è una forte dimensione teatrale, come si rapporta a quella lirico/musicale?

“Sono diplomato  all’Accademia di Belle Arti e  mi sono avvicinato sin da piccolo sia al teatro che alla musica. Mi viene quindi spontaneo l’esser  teatrale quando canto.  Direi che le due dimensioni si amalgamano perfettamente. Credo che quando  sussista  una particolare predisposizione alla scrittura e si è anche interpreti  dei  brani composti , l’immaginazione possa dar vita ad un  ventaglio di personaggi  di cui, ogni volta cantando, si vestono i panni. Non a caso la mia tesi dii discussione si intitolava la ‘Maschera del volto’, un percorso che si dipanava dalla fisiognomica alla maschera nel teatro greco, toccando l’espressionismo tedesco, il teatro dell’assurdo di Eugène Jonesco, Charlie Chaplin e Buster Keaton”.

Sul palco sono importanti molti elementi. Musica, espressività, movimento, gestualità… Qual è l’elemento più rilevante per te?

“Ritengo sia un’alchimia di tutti questi elementi. Non esiste una formula esatta”.

Per me l’arte, quella autentica, è un fiore che cresce sul ciglio della strada senza chiedere niente a nessuno ma sempre pronto a farsi cogliere da chi davvero lo sa riconoscere. Sei d’accordo?

“Sì, è  vero ciò che dici. L’importante è che poi l’arte sia trasmessa attraverso un amplificatore per essere raccontata e fruita. L’artista ha sempre necessità di  un ‘ascolto’. Questo é un punto fondamentale ed irrinunciabile: ‘Oltre al mondo che voi vivete, esiste un altro mondo, il mio e ve lo voglio mostrare’.

Come vivi l’amore?

“Inizialmente lo vivo facendomi  trasportare dall’istinto.  Poi scatta la consapevolezza di una dimensione talmente grande che non riesco a gestire totalmente. Forse perché l’amore é l’unico sentimento che mi smaschera sia nel bene che nel male.  Quando amo, parto da uno sguardo e arrivo alle viscere di quella persona. A volte, lo vivo come tormento e inizio a combattere tutti quanti i miei ‘demoni’: fragilità e debolezze che vengono a galla. Non ho più la completa gestione della mia coscienza. La fine di un amore è sicuramente devastante e sparge pezzi qua e là. La capacità dell’artista sta nell’avere una forza di reazione immediata e nel recupero di questi tasselli. Li raccoglie e li trasforma in pensieri, parole, immagini, suoni e colori, trascinando anche tutte le emozioni legate ad ogni singola scheggia”.

Come ti rapporti con i ricordi,  con il sentimento della nostalgia?

“Amo la nostalgia. La nostalgia accende le emozioni e concretizza i sentimenti.  Amo perdermi nel ricordo e riavvolgere la mia vita, perché in mezzo a tutto quel disordine, trovo gioia e sorriso. Sulle sventure e qualche dispiacere oggi c’è solo polvere e abbandono e penso che un tempo mi resero più forte e volenteroso per  proseguire o semplicemente per  vivere. Chiudo gli occhi e ricordo chi non c’è più, chi ho amato, chi mi ha amato e sorrido. Perché  ciò che viene proiettato nella mia mente non è altro che una struggente storia a lieto fine, con una voce che man mano si avvicina e rivolgendosi a me grida: ‘Sei fortunato grazie a tutto l’amore che hai dato’. Questo il sogno. Nella realtà son io a gridare: ‘Grazie a chi mi ama e a chi mi ha amato’”.



more No Comments febbraio 7 2020 at 16:06


Vittorio Eboli: “Sono non napoletano ma di Napoli”. Il giornalista di SkyTG24 si racconta

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Nato a Napoli nel 1978, la sua professionalità e la sua simpatia entrano nelle case degli italiani tutti i giorni. Giornalista targato SkyTg24, multitasking, ma con un amore infinito verso l’economia, Vittorio Eboli si racconta sulle pagine di GP Magazine.

di Simone Mori

Vittorio, innanzitutto mi piacerebbe che tu ci raccontassi qualcosa di te e di come hai iniziato ad amare il giornalismo.

“In modo molto fanciullesco e poco razionale. Ero bambino a Napoli, negli anni ’80, all’epoca di Maradona la città era un vulcano di una passione che respiravi 7 giorni su 7. Aspettavo il lunedì per leggere quelle imprese sul Mattino. Io abitavo vicino allo stadio ma non mi ci portavano mai. Ci passavo, lo guardavo e pensavo: ‘i giornalisti ci vanno, e li pagano pure per vedere il Napoli. Che fortuna! E’ il lavoro più bello del mondo’. Ed eccomi qui. Non ho mai voluto fare altro, anche se poi di sport mi sono occupato solo agli esordi”.

Molto spesso, nella veste di conduttore del Tg, devi dare notizie brutte. Io però vorrei chiederti qual è stata ad oggi la notizia più bella che hai dato.

“Occupandomi prevalentemente di economia e mercati finanziari, e poco di cronaca, ho imparato questo: a parte alcune notizie oggettivamente ‘brutte’ (catastrofi naturali, omicidi, attentati ecc.), c’è una grande area di news, più di quanto può apparire a prima vista, che si entra nel campo della soggettività, può essere cioè ‘bella’ o ‘brutta’ a seconda di chi ci legge/ascolta. Una stessa notizia di tipo economico, per esempio, può essere molto positiva per me, o per il mio portafoglio, e al contempo molto negativa per chi mi siede accanto. Per tornare alla tua domanda, fui molto contento, due anni fa, di annunciare la vittoria della Reyer Venezia nel campionato di basket: era da poco mancato il mio amico e collega Federico Learini, gran tifoso della Reyer, e mi piacque pensare che lui stava gioendo da qualche parte nell’ascoltarmi. Ma di sicuro i tifosi dell’altra finalista erano molto meno contenti”.

In questo 2020 ci saranno le elezioni americane. Cosa pensi che possa accadere e chi vedi tra i dem come possibile sfidante di Trump? 

“Se i Dem non trovano un candidato che possa recuperare voti moderati, al centro per intenderci, la vedo dura per loro. Sanders o Warren potrebbero essere considerati troppo massimalisti. Forse una figura come quella di Bloomberg potrebbe avere più chance di battere Trump”.

L’economia italiana in che stato versa? Ci sono venti di bonaccia oppure dobbiamo avere paura che accada qualcosa? 

“Non siamo messi così male, qualche piccolo segnale incoraggiante c’è, seppure con una crescita troppo asfittica e un debito enorme. Dobbiamo avere paura di adagiarci sull’idea che la ‘crescita zero virgola’ sia ineluttabile. Dobbiamo fare di più: la crescita non la fanno i governi per decreto”.

Giorni fa ho sentito parlare che bisogna investire in lingotti. Che ne pensi?

“L’oro non è un ‘bene rifugio’ nel senso più proprio dell’espressione, secondo molti esperti. Non è un ‘porto sicuro’, ecco, subisce oscillazioni di valore anche molto ampi. Perciò… maneggiare con cautela!”.

Per quanto riguarda invece l’Europa, secondo te dove si potrebbe lavorare di più per renderla più forte e competitiva?

“Tema ampio. Io sono convinto che possa dare più opportunità di sviluppo (sociale ed economico) stare dentro le istituzioni europee e cercare di farle funzionare meglio che non vivere sempre col costante retropensiero che se ne potrebbe uscire e stare meglio da soli, come orami di moda. Poi dove intervenire lo si può discutere, ma anzitutto la questione è culturale – passami il termine – perché non puoi giocare davvero bene in una squadra se stai sempre pensando che staresti meglio se andassi via”.

La cronaca nera occupa molto spazio in tv. Troppo? 

“Direi di no. Forse certi dibattiti politici, poco costruttivi per il futuro dei cittadini e molto importanti per la bagarre interne alla classe politica in cerca di voti, occupano un po’ troppo spazio. Scherzo, ma non troppo”.

Quali sono i sogni che sono nel tuo cassetto ? 

“Uh, ne ho talmente tanti che ci vorrebbe un armadio. E sarebbe in perenne disordine! Anche perché sono un onnivoro, mi piace assaggiare tante cose diverse, non amo la routine e ogni tanto mi scopro a voler imparare cose nuove a cui fino al giorno prima nemmeno pensavo (che so, non sono mai andato sul parapendio, ma soffrendo un po’ di vertigini magari non lo proverò mai, per fare un esempio banale). Magari un giorno vinco alla lotteria e faccio il giro del mondo per allargare la mia mente e il mio cuore”.

Parlaci del rapporto con la tua città natale? Io credo che sia molto intimo e stretto. Sbaglio? 

“Intimo sì, e particolare. Io sono ‘non napoletano ma di Napoli’, come diceva Erri De Luca. Sono nato e cresciuto in una città che ha pochissimi epigoni al mondo, ma mio padre è abruzzese e questo mio essere ‘non 100% napoletano’ me l’ha fatta guardare sempre con un occhio da dentro, uno da fuori (e ti assicuro alle volte si finisce strabici!). Non si parlava dialetto, in casa mia, tra i miei; ero l’unico della cerchia degli amici non avere entrambi i genitori napoletani, in  una città che è ancora una ‘enclave’ da questo punto di vista. Ho avuto la fortuna di crescere a Napoli e di essere al tempo stesso un apolide. E infatti andai via dopo la laurea. Io sono un ‘napolide’, diceva De Luca: la sento molto mia questa definizione”.

Consigliaci un libro da leggere e un film da vedere.

“Il mio libro preferito in assoluto è ’1984′ di George Orwell: è riuscito a vedere cose che stanno accadendo adesso (e che devono ancora )con decenni di anticipo, è un testo geniale e visionario che serve anche a capire la realtà di oggi, impossibile non leggerlo e non amarlo! Sui film, che dire, impossibile indicarne uno solo, ne ho amati tanti anche a seconda dell’emozione dle momento: per non sbagliare, ti direi: qualsiasi pellicola girata da Stanley Kubrik. Specie quelle meno famose”.



more No Comments febbraio 7 2020 at 16:03


Jacopo Lena: “La sclerosi multipla non mi fermerà”

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Jacopo Lena è un ragazzo di ventinove anni affetto da sclerosi multipla. E’ un ambasciatore della Associazione Italiana Sclerosi Multipla ed è il primo atleta body building italiano affetto da questa patologia. La carica è stata riconosciuta dal CONI. Non esistono al momento altri atleti a livello mondiale come lui. Ecco perché è unico. In esclusiva per GP Magazine ha deciso di raccontare la sua storia.

di Silvia Giansanti

Jacopo, hai una forza e una tenacia invidiabili, oltre a tantissimi tatuaggi. Quante gare hai all’attivo?

“Ben cinque dal momento in cui mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla”.

Come si svolge la tua vita?

“Si svolge con degli allenamenti quotidiani e con i social sui quali sono sempre presente per rispondere alle varie problematiche delle persone che sono affette dalla mia stessa patologia e altre che hanno problematiche di diversa natura Ho notato che posso essere uno stimolo psicologico per molti. Come professione faccio il personal trainer e riesco a convogliarla nelle ore in cui sono in palestra. La patologia ha comunque cambiato l’approccio con il prossimo e tutta la mia vita. Abito da solo con il cane e seguo una dieta semplice che non vada ad influire sulla patologia”.

Cos’è successo quando ti hanno diagnosticato la patologia?

“I primi quattro anni non ho detto nulla a nessuno, compresa mia madre. La prima diagnosi è stata mielite che non ha nulla a che fare con quello che ho adesso. Ho sostenuto un lungo periodo di fisioterapia presso il Santa Lucia e l’American Hospital, due strutture di Roma. Mi sono recato poi in Spagna dove ho vissuto sei mesi in solitudine perché avevo bisogno di rielaborare la mia vita”.

Prima di allora di cosa ti occupavi?

“Avevo due bar e un’agenzia di scommesse sportive. Ho dovuto vendere tutto e come dicevo sono andato a Barcellona. Non ho mai smesso di allenarmi e quando sono tornato in Italia ho trovato un personal che sapesse il fatto suo anche in campo neurologico. Così sono partito con il fine di fare gare di body building. La mia categoria è quella del man physique. Ho ricevuto buone postazioni, arrivando terzo nella prima gara. Ho conseguito successivamente due secondi posti, ancora un ulteriore terzo e nell’ultima quinta gara sono arrivato però ultimo”.

Come hai reagito a ciò?

“Non l’ho accettato e questo mi è costato anche una squalifica di un anno, ma mi ha fatto riflettere e maturare. Ho cambiato il mio preparatore atletico e adesso stiamo procedendo con le gare invernali, per essere magari ancora più pronti per quelle estive, sperando nella buona sorte. Se Dio mi assiste,  sarò in gara anche l’estate prossima”.

I tuoi momenti più duri?

“Mi sono sempre allenato anche quando avevo seri problemi alla gamba e non avevo la possibilità di stringere un bilanciere. Lo legavo con un nastro adesivo alla mano”.

La tua patologia ha influito sull’amore?

“Sì, non ha lasciato spazio ai sentimenti di un ragazzo di ventinove anni. Sono cambiato non solo fisicamente, ma anche nel modo con cui mi relaziono con l’altro sesso con cui non voglio alcun tipo di rapporto, in quanto non voglio far soffrire nessuno. Ho avuto una storia da cui è nata mia figlia, la cosa più bella  che mi sia capitata. Si chiama Ariel, è una carica in più per fare bene”.

Sappiamo che stai dando molto alla ricerca.

“Essendo ambasciatore AISM mi sono messo in prima linea facendo spettacoli in piazza, manifestazioni, organizzando insomma eventi per la raccolta dei fondi allo scopo di ricerca. Inoltre ho dato il mio benestare per la biopsia sui miei tessuti al Policlinico Gemelli, nella speranza che possa portare a ricerche su questa patologia con risultati. Non mi muovo alla scopo di lucro, ma per dare un aiuto. Tutt’ora non ho una cura che faccia per me”.



more No Comments febbraio 7 2020 at 16:01


Sandra Milo: Con la raccolta di poesie “Il Corpo e l’Anima” è emerso tutto il suo lato letterario

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In autunno ha pubblicato “Il corpo e l’anima”, una raccolta di poesie che ha messo in evidenza la sua vena poetico-letteraria.  Da tempo si cimentava con la poesia e l’hanno consigliata a scrivere un libro.

di Silvia Giansanti

Quante volte capita nella vita di dare forma a qualcosa senza però attribuire troppa importanza e in questo modo impedire che si crei magari un’occasione. E’ il caso di Sandra Milo, che da anni scriveva poesie senza dare troppo peso e che invece un giorno, spronata da una sua amica marchesa, ha deciso di raccoglierle in un libro. “Il corpo e l’anima” su distribuzione della Mondadori è stato presentato di recente nelle principali città italiane e in alcuni importanti eventi culturali. Sandra è una donna con molti interessi, una grande carica e un’intensa vitalità, che fa invidia anche ai più giovani. Forse attraversare più momenti negli anni a qualcosa serve. Così è emerso il suo lato letterario che ha suscitato curiosità, frutto di momenti notturni in cui Sandra riesce a trovare la giusta ispirazione dall’amore per il mondo. All’interno del libro anche una poesia dedicata all’indimenticabile e unica Marina Ripa di Meana.

Sandra, tanto tempo è trascorso e altrettanta carriera brillante è stata fatta, soprattutto per i grandi nomi con cui ha lavorato. Per cosa ha più nostalgia?

“Non mi definisco una nostalgica, sono una che guarda nel presente e nel futuro”.

Cosa l’ha spinta a pubblicare un libro di poesie?

“La mia amica la marchesa Viviani mi ha spinto a pubblicare alcune poesie che ho scritto, così mi ha presentato Francesco Riganti, il capo marketing della Mondadori. Le poesie sono state apprezzate, però in questo momento non è nella loro linea pubblicare cose del genere. Per darmi una mano, le hanno inviate ad un giovane editore di loro conoscenza che si occupa di pubblicazioni speciali. In questo modo le ha pubblicate Morellini con distribuzione della Mondadori”.

Ha scritto anche nel passato poesie o è la prima volta?

“No, le ho sempre scritte, ma le gettavo e le perdevo. La scrittura è la mia passione”.

Ci sono poeti della cultura italiana che la affascinano?

“Mi piace molto Alda Merini, anche una poetessa antica che era Gaspara Stampa e Ada Negri. Poi in Italia ci sono tanti poeti, le poetesse sono in minoranza”.

Queste poesie sono state dedicate e qualcuno?

“Sono soprattutto momenti. Scrivo durante la notte a letto, quando non ci sono rumori e non vengo disturbata dal nulla. Metto dei fogli di carta bianca sul letto e imprimo i miei pensieri, in modo tale da trasferire sentimenti e pensieri vari. Sul mio letto ci sono anche tanti libri che mi fanno compagnia”.

Quante poesie racchiude questo libro “Il corpo e l’anima”?

“Sono circa una ventina”.

C’è una poesia dedicata a Marina Ripa di Meana, vero?

“Esatto. Lei è stata una grande donna della quale credo che tutti sentiamo la sua mancanza per il suo coraggio e la forza con la quale ha saputo conquistare la sua libertà. Quello insomma che lei voleva essere. Era una donna particolare”.

Quanto ha impiegato per scrivere il libro?

“Non molto, un paio di mesi”.

Una parola su Federico Fellini.

“Un grande, un irripetibile nella storia. E’ una di quelle presenze che in fondo non vanno mai via. E’ stato un artista straordinario. Sono solita dormire con la sua foto sotto il cuscino”.

Prendendo spunto dal titolo del libro pubblicato, com’è l’anima della Milo?

“Come il suo corpo, libero e molto sensibile alla bellezza”.

Lei attualmente vive nella Capitale. C’è un posto che preferisce per ricaricarsi le batterie?

“Non ho un angolo specifico dove recarmi, ma adoro guardare il cielo, a prescindere che sia brutto o bel tempo, mi provoca sensazioni indescrivibili”.

CHI E’ SANDRA MILO

All’anagrafe Salvatrice Elena Greco è nata a Tunisi l’11 marzo del 1933 sotto il segno dei Pesci con ascendente Scorpione. Caratterialmente si definisce allegra, attenta e coraggiosa. Ha l’hobby della scrittura, tifa per la Lazio e adora la classica pasta al pomodoro, specie i paccheri. Le piacerebbe vivere a Milano. Ora risiede a Roma. L’anno fortunato della sua vita coincide con quello della sua nascita, come afferma. Al momento possiede un gatto nero di nome Chicco. Ha un’amicizia amorosa con un ragazzo di nome Alessandro. Acclamata attrice e conduttrice televisiva, la sua storia è vasta. Basti dire che con la partecipazione in film di successo come “Il generale Della Rovere”, “Adua e le compagne”, “Fantasmi a Roma”, “Giulietta degli spiriti” e “8 e 1/2”, premiato con l’Oscar, è stata tra le protagoniste del cinema italiano degli anni ’60. Ricordiamo il suo esordio al cinema accanto ad Albero Sordi in “Lo scapolo” del ’55. Nel tempo ha recitato con nomi importanti come Totò, Eduardo e Peppino De Filippo, Jean-Paul Belmondo, Ugo Tognazzi e Aldo Fabrizi. Il suo incontro con Federico Fellini le ha cambiato la vita sia artistica che personale. Ha girato successivamente tante pellicole tra le quali citiamo “Il cuore altrove”, “Happy Family”, “Baci salati”, “L’ombrellone”, “Gli scontenti”, “A casa tutti bene” e “Salvatrice”. Tra i programmi televisivi di grande riscontro ricordiamo “Tam Tam”, “Mixer”, “Piccoli fans”, “L’amore è una cosa meravigliosa”, “Cari genitori” e “Giorno di festa”. Ha all’attivo singoli, varie esperienze teatrali (“Una fidanzata per papà”, “American Gigolo”, “Il letto ovale”, “Fiori d’acciaio”, “La mia vita è uno spettacolo”, “Last Minute” ecc.) e letterarie, ma è la prima volta che ha pubblicato un libro di poesie dal titolo “Il corpo e l’anima”. Ha partecipato ai reality “Ritorno al presente” e “L’isola dei famosi”.



more No Comments gennaio 14 2020 at 13:54


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