Marta Lock: La scrittrice dell’anima

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La scrittura è un suo talento naturale. Ha dato alle stampe cinque libri e a marzo uscirà il suo nuovo romanzo “Dimenticando Santorini”

di Laura Gorini

Marta, qual è stato il percorso che ti ha portato a diventare scrittrice?

“E’ stata una strada lunga quella che mi ha fatta giungere alla scrittura, una strada fatta di scelte coraggiose seguendo quella voce interiore che mi ha indotta a lasciare la mia città natale all’età di ventotto anni, una città di provincia che mi calzava troppo stretta, perché la mia curiosità e il mio desiderio di misurarmi con me stessa mi spingevano ad andare oltre ciò che conoscevo, per scoprire un mondo che se non avessi fatto quella scelta non avrei mai scoperto. Ho vissuto due anni all’estero facendo animazione nei villaggi della Veratour, entrando in contatto non solo con turisti provenienti da ogni zona d’Italia ma anche con culture molto diverse, se non opposte, alla nostra; è stato un momento di crescita importantissimo quello perché mi ha permesso di mettermi in discussione, di capire quanta molteplicità c’è nel pensiero, nel modo di essere, negli usi e costumi di ogni luogo. Ho appreso il vero significato della parola empatia, il comprendere l’altro uscendo dal mio punto di vista e spostarmi verso il suo, senza giudizio, senza chiusura, senza preconcetto, semplicemente accettando la diversità come una realtà innegabile e non come un qualcosa da combattere o contro cui andare. Poi sono tornata in Italia, a Rimini, e infine a Milano. Quarant’anni di vita piena piena, di eventi, di luoghi, di persone conosciute, di esperienze assaporate e respirate, di emozioni vissute in pieno; tutto ciò probabilmente ha contribuito alla mia crescita interiore e a maturare l’impulso, fino a poco prima assolutamente inconsapevole, che nel 2010 è diventato irresistibile spinta a scrivere un libro. Da lì in poi si è aperta una diga di parole, sentimenti, emozioni, romanzi, aforismi, articoli, saggi che ormai mi rende incomprensibile come possa aver vissuto la mia vita precedente, senza questo canale energetico che mi rende completamente felice”.

Che cosa significa essere scrittori al giorno d’oggi?

“Essere scrittori oggi, almeno per il mio punto di vista che potrebbe essere diverso da quello di altri miei colleghi, significa stare al passo con i tempi, adeguarsi al linguaggio che le persone parlano abitualmente, ovviamente senza scivolare nelle volgarità o negli eccessi a tutti i costi, per riuscire a catturare la loro emotività senza che debbano azionare la razionalità, necessaria a comprendere un linguaggio più complicato e termini poco comuni, a scapito del coinvolgimento nella storia”.

Quando hai capito che questa era la tua strada?

“Ho semplicemente seguito l’impulso di mettermi a scrivere, dopodiché tutto è successo talmente tanto velocemente da non essermi quasi resa conto. O meglio, dal momento in cui ‘Notte Tunisina’, il primo romanzo, ha visto la sua stesura definitiva, ho capito immediatamente che quello era ciò che volevo fare, senza dubbi, senza perplessità, senza indecisioni, da quel momento ero una scrittrice e ho costruito, mattone dopo mattone, passo dopo passo, il mio personaggio”.

Che tipo di scrittrice pensi di essere?

“Sono un’autrice emozionale, scavo sempre nella psicologia dei personaggi, nel loro percorso di cambiamento che li porta a essere, alla fine del romanzo, molto più evoluti, maturi e consapevoli di quanto lo fossero all’inizio, questo perché sono sempre convinta che la vita sia questo, sia una continua palestra che ci porta a perfezionare la conoscenza di noi, di chi siamo, di cosa vogliamo e di dove scegliamo di andare. Amo la semplicità, sia di sentimenti che di esposizione, perché fermamente convinta che è solo attraverso di essa che si possa condurre per mano il lettore fino alle profondità più intense”.

Fino ad ora quali testi hai dato alle stampe?

“Il romanzo d’esordio, che attualmente non è disponibile in quanto in fase di ristampa, è ‘Notte Tunisina’, ambientato a Djerba, uno dei luoghi in cui ho lavorato, poi ‘Quell’anno a Cuba’, una bellissima storia solare di una donna che rinuncia a tutto per inseguire il suo sogno finché non scopre che può anche non rinunciare a niente, ‘Ritrovarsi a Parigi’, vincitore di tre premi letterari, una saga familiare in cui intrecciano razzismo, pregiudizi, risvolti psicologici, segreti di famiglia, la saggezza di un nonno che racconta se stesso alla nipote, ‘Miami Diaries’, vincitore di due premi letterari che racconta, per riallacciarmi a quanto detto poco fa, di come ci si possa rialzare dopo una caduta, tre amici che da ricchissimi devono rimboccarsi le maniche a seguito di un crac finanziario e contemporaneamente scoprono l’importanza di valori più profondi, e ‘La sabbia del Messico’, la rinascita di una donna dopo un trauma emotivo che l’ha segnata profondamente, la difficoltà di ritrovare la propria forza e la fiducia negli altri”.

Ora un saggio ma presto – se non erro- tornerai alla pubblicazione di un romanzo… Ce ne vuoi parlare?

“Molto volentieri. Il romanzo in uscita tra fine febbraio e i primi di marzo del 2017 si intitola ‘Dimenticando Santorini’, è una storia in cui il destino è molto forte, molto presente, a volte amico, a volte ostile e beffardo ma comunque qualcosa di inevitabile. Jade e Damian, si conoscono e si innamorano da adolescenti nella splendida isola greca ma la vita li costringe a separarsi… Il libro sarà pubblicato da Talos Edizioni, avrà la prestigiosa prefazione di Massimo Pedroni, autore radio-televisivo, scrittore, critico letterario ed ex consigliere del Teatro Argentino di Roma mentre la copertina, bellissima, è stata realizzata dalla bravissima pittrice Katia Malizia, anche lei di Roma. Il lancio nazionale avrà luogo il 15 marzo alle ore 18.30 alla Palazzina Liberty di Largo Marinai d’Italia a Milano, con il patrocinio della Comunità Ellenica di Milano per cui ringrazio la presidentessa Sofia Zafiropuolou per sostenere con grande entusiasmo me e il mio romanzo che parla della sua terra, paese di grande storia e di grandi filosofi”.

Tu sei anche molto legata al sociale. Ultimamente sei stata protagonista di un evento molto importante in tale direzione.

“Sì, la sera del 15 dicembre ho organizzato con la presidentessa del Lions Club di Milano Brera, una cena di beneficenza per raccogliere fondi in favore delle popolazioni colpite dai recenti sismi del Centro Italia. Sono nata a Terni perciò molte delle zone distrutte le conoscevo, fanno parte dei ricordi della mia infanzia – attraverso la mia raccolta di aforismi e quadri di pittori contemporanei emergenti, Pensieri per l’Arte. Il libro, i cui 10 euro a copia sono stati totalmente devoluti, era compreso nel costo totale della cena perciò i commensali si sono portati a casa una raccolta preziosa che associa arte figurativa ad arte scrittoria, un libro quasi magico da aprire a caso per ricevere la frase che si ha bisogno di leggere”.

E ora che cosa dobbiamo aspettarci da te?

“Sicuramente un nuovo tour in giro per l’Italia, alcuni progetti che, a causa dei moltissimi impegni ho dovuto riporre nel cassetto come quello del personaggio dei fumetti a cui tengo molto ma di cui non sono ancora riuscita a occuparmi come il mio impulso creativo voleva fare, poi il romanzo del 2018 già finito, ‘Gente di Rio’, e il nuovo che sto scrivendo, che probabilmente sarà una trilogia, ispirato alla storia del ramo veneziano della mia famiglia, che inizialmente è ambientato nei primi del Novecento per arrivare fino a oggi”.



more No Comments gennaio 10 2017 at 15:18


Lucia Benedetta Taiana

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Quella volta nel 2009 nel video di Madonna

Se questi occhi vi dicono qualcosa, sappiate che non vi sbagliate. Sono quelli di Diana, co-protagonista dei “Cesaroni”. Oppure sono quelli che avrete visto affiancati ad una celebre marca di cioccolata calda. O, ancora, sono quelli che spuntavano nel videoclip “Celebration” di Madonna. D’altronde, occhi così se ne trovano una volta su un milione. E pensare che Lucia Benedetta Taiana, 25 anni e un futuro tutto da scoprire, ha iniziato a 14 anni puntando sulla voce. Lavorava in Radio, affascinata fin da giovane dalla musica e dal sound. Poi, col passare del tempo, si è lanciata nel mondo della tv, delle pubblicità, dei videoclip e del teatro. Con un primato: quello di essere stata una delle prime youtuber veejay. Se ve la ricordate, sarà merito (o colpa…) dei suoi occhi.

Iniziamo dai Cesaroni? Lucia Benedetta Taiana era Diana…

“Ovvero la ragazza ‘estiva’ di Marco, un intermezzo nella sua vita sentimentale nell’edizione 2011 della fiction. Sono state esperienze bellissime, nelle quali ho lavorato con figure professionali che mi hanno permesso di crescere e migliorare. E, naturalmente, anche di farmi conoscere”.

Perché sul piccolo schermo sei stata anche…

“Ho fatto parte del cast di ‘Terapia d’urgenza’, ‘Le donne della mia vita”‘ e nel 2014 ho preso parte agli sketch comici ‘Uno di troppo’ con Angelo e Katia. Insomma le mie soddisfazioni me le sono tolte.

Ma per raggiungere certi traguardi, c’è da lavorare.

“O per meglio dire… da studiare! Ho seguito corsi di recitazione, ho frequentato dizione e recitazione cinematografica con Barbara Enrichi, ho seguito un Workshop di teatro-danza-canto con Lara Franceschetti ed ho frequentato un Intensive course of Acting teather con ‘Hollywood Acting coach’ Michael Rodgers. Chi dice che sia solo frutto del caso o dei casting si sbaglia di grosso”.

La tua passione è la musica, il tuo grande sogno è il grande schermo.

“È così, sono work in progress e mi piace pensare che sto costruendo la mia carriera tassello dopo tassello. D’altronde, nel mio bagaglio ho già unito la mia passione al mio lavoro”.

Torniamo indietro nel tempo: era il 2009…

“Ed è successo qualcosa di straordinario! Ho lavorato con Madonna nel videoclip ‘Celebration’ girato nel 2009 a Barcellona per la regia di Ackerlund. Esperienza fantastica. Ma sono stata anche nei videoclip dei Finley, band At Work, e di Mondo Marcio, Tutto a posto. Certo è che lavorare con Madonna è qualcosa di unico”.

Tutto dipende dai tuoi occhi.

“Sono azzurri, intensi, grandi, espressivi. I brand che mi hanno scelto per rappresentarli, hanno sempre considerato questo elemento come un valore aggiunto”.

E anche in questo caso, le tue collaborazioni sono tutte di prestigio.

“Qualche nome? Levissima, Vodafone, Crodino, Birra Moretti, Poste Click Italia, Giovanni Rana, salumi Principe, Cameo Ciobar, Banca Unicredit, Deutche Bank”.

Detto così, sembri la star degli spot.

“Ed invece sono la ragazza acqua e sapone che gira in jeans, sneaker e magliettina sportiva. Ma non lo dico tanto per dirlo: è così e resterò così. Non ho geni nel dna che mi portano a dovermi atteggiare. Ho raggiunto dei traguardi pazzeschi che neppure io mi sarei sognato di agguantare. Ma non cambia il mio modo d’essere”.

Eppure tutto nasce dalla musica.

“È la mia ragion d’essere. Ho iniziato a lavorare in radio a 14 anni, poi per due anni sono stata in TeamWorld.Tv lavorando in diretta con news e interviste musicali, sono stata una delle prime youtuber veejay. Il mondo della musica, insieme a quello del cinema, lo sento davvero mio”.

Ma se qualcosa dovesse andare storto?

“Ho sempre il mio Piano B. Parlo cinque lingue, d’altronde con una nonna russa e una inglese non potrebbe essere altrimenti. Ho sempre coltivato la passione per l’arte e per il bello, frequento Psicologia e non vedo l’ora di laurearmi. Ho una mentalità americana, sono open mind e bado al sodo. Altro che gossip, qui c’è un mondo tutto da conquistare”.

Quale resta il sogno?

“I grandi del cinema americano! Ho avuto la fortuna di aver già lavorato due volte negli States, dove tutto è inarrivabile, anche se in Italia tutto è sempre organizzato nel dettaglio quando si lavora ad alti livelli. Però mi sbilancio e dico: mi piacerebbe vivere a Los Angeles, restare la ragazza semplice che sono e coltivare la passione per la musica. E, lavorativamente parlando, essere fianco a fianco con i registi che hanno segnato la storia mondiale della cinematografia. D’altronde mi ispiro ai Queen, Madonna e Rihanna per la loro capacità di innovarsi e sperimentare. Quindi, perché pormi limiti?”.



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Cesare Caccia: Il modello che ha lavorato con Monica Bellucci e Manuela Arcuri

Cesare Caccia

La sua carriera ha avuto la svolta decisiva dopo che si è trasferito a Milano posando per grandi firme come Dolce e Gabbana, Diesel, Philip Morris e per riviste internazionali

di Francesco Fusco

Chi è Cesare Caccia? Quando hai cominciato ad affacciarti al mondo della moda?

“Cesare Caccia è un ragazzo che iniziato a lavorare nella moda dopo aver fatto tantissimi sacrifici. Già da piccolo ho cominciato a lavorare con mio padre facendo tantissime cose e in contemporanea studiavo per diplomarmi. In quel periodo sono stato notato da un talent scout di moda a Reggio Emilia, dove vivevo, che mi ha chiesto di partecipare ad una sfilata per un evento e mi ha subito inserito nella sua agenzia. Prima di fare ciò, lavoravo come animatore nelle discoteche, l’immagine la usavo per altre cose. Ho cominciato con questa agenzia, mi sono trovato molti clienti e poi mi sono trasferito a Milano per poi arrivare a posare per grandi firme come Dolce e Gabbana, Diesel, Philip Morris e per riviste internazionali quali Vogue e For Men. Per fortuna ho sempre avuto la testa sulle spalle e mi sono saputo gestire da solo in un mondo non molto facile, infatti ho cominciato ad ottenere risultati dopo una lunga gavetta”.

Il mondo della moda è cambiato. Negli ultimi anni in passerella sfilano modelle e modelli sempre più magri e soprattutto stranieri. Che ne pensi di questa cosa?

“Il mondo della moda è cambiato nel senso che cambiano i tempi, gli stili, sennò non si chiamerebbe tale. La moda è definita cambiamento. Per quanto riguarda i modelli magri si adattano al mercato dei magri, si adattano al mercato dei redazionali, però va bene lo stesso perché la moda è bella per questo. Secondo me è giusto che lavorino tutti, stranieri ed italiani… c’è una spietata concorrenza in un mondo che ti affascina ma il bello è proprio questo. Devo dire che sono stato fortunato perché sono riuscito a lavorare per oltre undici anni con successo per campagne nazionali ed internazionali”.

Che difficoltà hai riscontrato durante il tuo percorso professionale?

“Le difficoltà ci sono sempre quando vuoi fare una cosa bene nella vita ed ambisci ad arrivare ad alti livelli. Infatti, continuo ad andare avanti senza problemi ‘il corpo regge’ (ride). Nel lavoro ci sono state all’inizio, soprattutto quando dovevo farmi conoscere, ma poi sono riuscito a fare tante cose e ad ottenere buoni risultati. Devo dire che non mi posso lamentare,  anche perché sono riuscito a fare anche la bella vita. Un’altra difficoltà è stata quella di dovermi trasferire a Milano perché è una città che amo  tanto, di notte è piena di vita e mi ha dato la possibilità di cominciare a fare questo mestiere, ma, essendo nato nel profondo sud amo le città soleggiate. Devo dire, però, che non mi posso lamentare, anche perché sono riuscito a fare la bella vita”.

Abbiamo letto su alcuni articoli del web che ti occupi anche di musica… Parlaci di questo tuo nuovo impegno.

“Beh, la musica è entità che si rivela e quando inizi ad andare un po’ giù, ti fa risalire. E’ un’immagine colorata, ogni vibrazione ha un suo perché. La musica è magica, il mio obiettivo è fare musica e il genere che amo è l’house. Ho già avuto molti consensi ed essendo anche una persona molto riflessiva, a seconda degli stati d’animo riesco a creare vari generi. Attualmente sto collaborando con Frascky (producer). Amo i suoni caldi, ascolto la Deep House che ha questo ritmo statico (molto di pensiero) per arrivare alla techno house. Quando creo musica parto da un basso per poi arrivare ai suoni forti paragonando tutto ciò alla vita che ti regala momenti belli e altrettanti brutti. La musica in realtà rispecchia l’andamento della nostra vita. Mi sto rendendo conto che sto facendo grandi cose, infatti il mio obiettivo è di poter realizzare un disco, ma ci sto lavorando”.

Quale è il tuo prossimo obiettivo? E la tv?

“Essendo un Gemelli, mi ritengo un fantasioso e creativo ed ho iniziato a capire che negli ultimi anni riesco a fare tante cose, la televisione perché no! Ho lavorato nella moda, per diversi spot pubblicitari internazionali come Dolce&Gabbana dove ho avuto il piacere di lavorare con Monica Bellucci. Inoltre, sono stato affiancato a Manuela Arcuri per la campagna di moda e ultimamente mi stanno proponendo dei casting importanti, ma non parlo finché non ho firmato nulla”.



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Giancarlo Germani: Quando le solitudini si fanno compagnia

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Avvocato, da anni si batte per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori romeni in Italia

di Marisa Iacopino

“Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore.” Così recita il Siracide, uno dei libri Sapienziali nell’Antico Testamento. La saggezza antica sembra collidere con il pensiero dell’uomo d’oggi, ingabbiato in ritmi frenetici, in impegni incalzanti che non lasciano spazio al sacrificio e alla cura dei propri vecchi. Così, l’attenzione e la dedizione vengono spesso demandate a chi, per necessità e inclinazione, non senza sacrifici e profonde privazioni, ha scelto di dedicarsi all’assistenza di persone non più autosufficienti nel difficile percorso senile. “Badanti romene ambasciatrici d’amore”, uscito per Viola Editrice, nasce proprio dal desiderio di Giancarlo Germani e Alexandra Cristina Grigorescu di far conoscere questa realtà, solo apparentemente nota nel nostro paese. Con argomentazioni esaustive, e toccanti testimonianze, le pagine ci parlano di queste ‘figure invisibili’ che pure intersecano l’esistenza di molti. Lo scopo del libro è quello di mettere in luce il ruolo sociale svolto dalle badanti romene nelle case dei nostri padri. Sollecitati dagli autori, entriamo così in empatia con queste donne, sfatando luoghi comuni e pregiudizi. Abbiamo incontrato l’avvocato Germani che da anni si batte, come recita la sua biografia, per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori romeni in Italia.

“Sono esperto in diritto del lavoro e commerciale, ho 56 anni, vivo e lavoro a Roma. Da 15 anni sono sposato con Mihaela che gode di doppia cittadinanza, come nostro figlio Andrea Gino”.

Cosa l’ha spinta a scrivere il libro?

Il mio lavoro di avvocato, il matrimonio con una cittadina romena e la conoscenza della lingua mi hanno spinto ad avvicinarmi a questa realtà. Aver poi condotto, dal 2012 al 2014 , ‘l’Avvocato della comunità’,  un programma in diretta  sull’emittente italiana Romit Tv,  con il sindacalista romeno Iulian Manta e la giurista Alexandra Cristina Grigorescu, ci ha fatto entrare nelle case dove queste donne vivono e lavorano. I loro sfoghi sono stati uno spaccato della sofferenza di chi è costretto a emigrare, come successe anche a noi tanti anni fa. In Romania esiste ancora una comunità italiana costituita dai nipoti degli stradini veneti che nei primi del ‘900 andarono lì a costruire le strade”.

Pensa che la tradizione culturale che faceva leva sulla solidarietà famigliare sia ancora presente tra gli italiani?

“Credo che il modello famigliare in Italia negli ultimi decenni sia entrato in crisi. La solidarietà che lo contraddistingueva non esiste più, e spesso gli anziani sono abbandonati ad anni di solitudine che condividono con le loro badanti. In tante case esistono due solitudini che si tengono compagnia, e il rapporto anziano–badante va inquadrato anche in questa ottica sociale positiva, dove si vive insieme un pezzo di vita facendosi reciprocamente coraggio”.

Lo scorso luglio, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma cosiddetta “anti-badanti” introdotta nel sistema previdenziale italiano circa cinque anni fa, secondo cui si applicava una decurtazione percentuale sulla pensione di reversibilità. Questo perché, dice la sentenza, ognuno deve essere lasciato libero di vivere i propri affetti. Non crede che in tal modo l’anziano sposo rischi di andare incontro a ‘truffe del cuore’, o comunque di esser messo al centro di una diatriba tra il parentado e la giovane sposa? 

“Il problema vero è quello della solitudine dei nostri anziani, spesso abbandonati dalle famiglie. In quei casi, l’anziano stesso preferisce appoggiarsi alla badante e offrirgli l’ultimo suo tesoro, che comunque non potrebbe lasciare ad altri parenti: la sua pensione. Spesso davanti a queste proposte le più spaventate sono proprio le badanti, che preferirebbero avere un salario mensile più adeguato che essere sposate dalla persona che accudiscono. Ma a volte nascono anche autentiche storie di affetto che bisogna rispettare. Credo sia giusto che la Corte Costituzionale abbia espresso il principio che queste storie non possono essere classificate automaticamente truffaldine, ma che si debba presumere un rapporto affettivo sino a prova contraria”.

A conclusione dell’interessante chiacchierata, chiediamo all’avvocato Germani di spiegarci chi sono gli orfani bianchi…

“Gli orfani bianchi sono i figli della badanti rimasti da soli in Romania, cresciuti con i nonni e con un perenne senso di lontananza e di abbandono. Molti non hanno retto e si sono tolti la vita, e molti altri saranno segnati per sempre da una infanzia passata senza l’affetto materno. Per questo credo che le donne che lasciano le loro case per guadagnare un po’ di benessere per le famiglie, vadano comprese e rispettate. Non a caso, il libro è dedicato a tutte le donne che in ogni tempo e in ogni luogo hanno trovato il coraggio di emigrare. Perché si tratta di una scelta che richiede amore e coraggio”.



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Manila Nazzaro

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Da inviata della trasmissione tv “Mezzogiorno in famiglia” a conduttrice ufficiale. Per Manila Nazzaro si è realizzato un altro sogno, oltre a quello di diventare mamma di due bambini. Eppure a lei Paolo Fox lo aveva predetto!

di Silvia Giansanti

La vita l’ha sempre premiata. Quello che sognava è sempre arrivato, in qualche modo, per questo è grata all’universo e si ritiene molto fortunata. Il suo ottimismo e la sua caparbietà l’hanno aiutata, così come il suo modo di essere molto semplice da ragazza di provincia pugliese. Proviene, infatti, da quella splendida terra dove il profumo degli olivi e il colore smeraldo del mare la fanno da padrona. Manila però ha scelto una città grande piena di caos, ma con tutto a portata di mano, rispetto ad un paese dove la ricerca di qualcosa, magari diventa faticosa. Ma non aspettatevi di vederla la sera a scatenarsi in qualche storico locale della Capitale, la sua vita è molto casalinga e dedita alla famiglia. Del resto, come afferma lei stessa, un lavoro come il suo è già una bella valvola di sfogo. E’ una donna che ama comunicare con la gentilezza e con il cuore e queste sue caratteristiche la rendono molto amata dal pubblico.

Manila, come puoi giudicare i tuoi esordi?

“Si sono presentati in maniera molto naturale. Quando ho vinto il titolo di Miss Italia avevo vent’anni e provenivo da una città molto piccola come Foggia, che offriva poco, e da una famiglia molto semplice composta da una mamma casalinga e da un padre impiegato di banca. Quindi, il mio esordio è avvenuto in modo spontaneo e non forzato. Miss Italia è stato uno tzunami nella mia vita, un qualcosa che me l’ha sconvolta piacevolmente e che non mi aspettavo affatto”.

Sei stata davvero soddisfatta ed orgogliosa quando si è verificato cosa?

“Scegliere è difficile, ma ti posso dire che sono stata davvero orgogliosa per come ho condotto i due anni in veste di inviata di ‘Mezzogiorno in Famiglia’. Questo mi ha portato ad una promozione. Ho accettato quel piccolo ruolo, rispetto ad altre mie colleghe che lo avevano rifiutato, perché ci vedevo una potenzialità che, se fatto con intelligenza e professionalità, mi avrebbe fruttato qualcosa. Anche passare a condurre non me lo sarei mai aspettato. Ho raccolto i frutti di un lavoro faticoso a livello mentale e fisico, in quanto ho lasciato a casa fino a cinque giorni a settimana due bambini in balia delle baby sitter. Ho sacrificato molto nella mia vita per fare l’inviata, però ci ho creduto, è questo l’importante”.

Per quali tue caratteristiche pensi ti abbiano promosso alla conduzione del programma?

“Per l’impegno innanzitutto e per la solarità che ho mostrato verso la gente. Non ho mai messo la distanza tra me e loro, ma mi sono messa tra loro. Questo ruolo un po’ mi manca”.

Ricordi qualche episodio che ti è accaduto quando giravi per le piazze?

“Ne ho tantissimi. Ho condiviso anche tanto del mio lavoro con la gente di Amatrice. Ricordo in particolare una signora a Santhià, in provincia di Vercelli, di nome Maria che si è privata di un bracciale benedetto a Lourdes per regalarlo a me, in quanto sua figlia era affetta della stessa malattia che mi aveva colpita due anni prima. Questo atto di amore immenso mi ha davvero colpito e lo racconto sempre. Non è facile che un’inviata Rai, che si reca in un paese, venga considerata parte della famiglia”.

Sappiamo che hai avuto problemi alla tiroide. Hai risolto?

“Adesso va meglio e la testa mi ha aiutata molto. Una forma di autoguarigione”.

Qual è la parte della trasmissione, che adesso conduci, che ti affascina di più e perché?

“Sicuramente è quella dei collegamenti, non tanto per rimanere legata sempre alla stessa cosa, ma perché in studio ci divertiamo tanto. Inoltre, le nostre inviate raccontano tante cose meravigliose di un’Italia sconosciuta, piena di borghi e paesini”.

Seguivi il programma prima di diventare conduttrice?

“Sì con mia nonna e conosco tutta la storia e i conduttori che mi hanno preceduto. Una specie di sogno che ho seguito da fuori. Per questo mi ritengo molto fortunata, anche se ovviamente le mie difficoltà le ho incontrate tutte”.

Dato che lavori con Paolo Fox, hai approfondito con l’astrologia?

“Sì, ma ci credevo anche prima. Devo dire che Fox mi fa quasi paura per quanto ci azzecca. A febbraio scorso mi disse che nella primavera seguente avrei seminato e raccolto tanti frutti in autunno. Incredibile! Paolo mi ha portato fortuna con quel suo ‘Te l’avevo detto!’”.

Parliamo della tua vita di mamma. Hai ancora sufficienti energie con due bambini piccoli e una carriera?

“Dico sempre che le mamme non sono altro che delle ‘wonder woman’. Scopriamo di riuscire a fare cose che mai avremmo immaginato. Arriviamo a fine giornata completamente distrutte però con tutti i compiti fatti. Tutte le mamme del mondo sono così. Lavorando, ho dovuto affidare i miei due bambini alle baby sitter e non vedevo l’ora di finire per poterli riabbracciare. Tendenzialmente ho l’indole da mamma. Sono donna e anche mamma, sono mamma e anche donna”.

Un nome di un conduttore tv con cui sogni un giorno di poter lavorare insieme.

“Sarebbe meraviglioso poter lavorare con Simona Ventura”.

Quanto ti prende il teatro?

“Tanto. Il teatro è stata la mia valvola di sfogo dopo la parentesi di Miss Italia, quando in tv non c’era nulla per me. E’ una passione immensa che non è facile da seguire quando sei mamma perché il teatro ti porta fuori tutte le sere fino a tardi con eventuali le tournée e quindi nel momento in cui sono diventata mamma, ho mollato lentamente. Il teatro è medicina per la mente e per il cuore”.

Sei stata risucchiata dalla tecnologia fino a che punto?

“Faccio un uso moderato della tecnologia. Fino a qualche tempo fa non ero neanche sui social network. La tecnologia mi piace, ma deve essere lei al servizio mio e non il contrario. Metto un bel paletto perché essa tende a staccarmi dalla realtà. Per questo sono molto preoccupata per i bambini perché iniziano a farne tanto uso fin dalla tenera età”.

Dagli esordi ad oggi, cos’è cambiato dentro di te?

“Nulla perché quello che ero sono tutt’oggi. Ho notato solo la differenza quando sono diventata mamma, ho un altro modo di vedere la vita. Il punto di riferimento non sono più io ma i miei figli. Loro sono la mia ancora, sia di salvataggio, sia quelli che mi riportano con i piedi per terra. Oggi sono più realista e meno sognatrice. Resto comunque la ragazzotta di provincia pugliese che fa tutto con il cuore”.

 

CHI E’ MANILA NAZZARO

Manila Nazzaro è nata a Foggia il 10 ottobre del 1977 sotto il segno della Bilancia con ascendente Leone. Caratterialmente è positiva e affabile. Ha come hobby lo sport che considera l’antistress per eccellenza. Tifa per la Lazio, ama mangiare la torta di mele e ha un pincher da 14 anni. Le piace molto vivere a Roma e non la cambierebbe con nessuna città. Il 1999 è stato l’anno fortunato della sua vita. E’ sposata e ha due bambini: Nicolas di cinque anni e Francesco Pio di dieci. La sua storia è iniziata con l’elezione di miss Italia nel 1999. Successivamente è stata testimonial di alcune campagne pubblicitarie e ha studiato recitazione. Il suo primo amore è stato il teatro, recitando in alcuni spettacoli tra cui ricordiamo “Casa di bambola”, “Le tre sorelle”, “L’isola degli schiavi”, “Antigone”, “Il paradiso può attendere” e “Sex and Italy”. Per la tv ha condotto, tra gli altri, “Miss Italia Channel”, “Music Box Italia” e  “Oscar tv”. E’ stata inviata di trasmissioni come “La partita del cuore” (2010) e “Mezzogiorno in Famiglia” dal 2014 al 2016, di cui oggi è diventata conduttrice.



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Pino Ammendola: Un attore per amico

pino ammendola con paolo conticini

Autore, regista, attore, doppiatore: non è facile attribuirgli una sola specializzazione visto che nei suoi 50 anni di carriera ha sperimentato davvero tutto

di Mara Fux

Pino, ultimamente ti dedichi tantissimo ai viaggi in barca a vela: sempre stato amante del mare?

“Amo moltissimo il mare! Sono nato in una casa da cui si vedevano Capri e il golfo; uno dei miei pochi rammarichi è di vivere in una città bellissima ma purtroppo senza mare! Mi piace dire che mi sento veramente cittadino di ‘quel paese straordinario e senza confini che è il mare’ e condivido pienamente la frase del poeta Juan Baladan Gadea ‘Anche noi, come l’acqua che scorre, siamo viandanti in cerca di un mare’”.

Sei anche un bravissimo cuoco: ti piace cucinare per i tuoi amici?

“Beh, in cucina mi sento veramente un artista: la culinaria è quell’arte che ci permette di trasformare la materia bruta in qualcosa che diverrà parte dei nostri commensali, parte del loro corpo forse addirittura delle loro idee: cosa c’è di più creativo e allo stesso tempo appagante per i sensi”.

Hai lavorato tanto con uno degli attori più amati del cinema contemporaneo, Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer. Come lo ricordi?

“Mi sento un fortunato perché ho dei ricordi bellissimi del ‘sor Carlo’, come lo chiamavano affettuosamente i tecnici. Un uomo di rara gentilezza e signorilità: quel corpo possente che esprimeva tanta forza conteneva un’anima delicata che lo rendeva una persona di straordinaria generosità sia sul lavoro che nella vita privata, il tutto accompagnato da una grande dose d’ironia e di buon umore. Insomma un vecchio gentiluomo napoletano nella migliore accezione del termine. Inoltre era un bravissimo giocatore di poker ed sono stato spesso invitato al suo tavolo: ne aveva uno costruito apposta per lui che faceva sempre portare sui set. Pensate, ritrovarsi testa a testa con il panno verde coperto di fiches e guardare fisso negli occhi il grande Bud, per cercare di capire se bleffa: meglio di un  film!”.

Teatro, cinema, televisione: hai una preferenza?

“Il mio mestiere è raccontare storie e tutte le opportunità che mi si presentano per farlo sono vitali. Sono mezzi espressivi diversi, il cinema in qualche modo ferma il tempo e ha la magia di durare per sempre; la magia del teatro risiede invece proprio nella sua caducità, nel fatto di durare solo per quella sera; la televisione forse è meno magica ma ti fa arrivare al cuore di tutti; che dire?  amo tutti e tre i mezzi ma forse il teatro è quello che mi da maggiormente l’idea di fare il mio mestiere d’attore, il mestiere più bello del mondo!”.

Nel 2013 hai pubblicato con le Edizioni Teke la raccolta “Scarpe diem” mentre è più recente la pubblicazione di “Anonimo romano” che hai firmato assieme al Maestro Stelvio Cipriani e a Rosario Montesanti. Di che si tratta?

“É la biografia di quel fantastico artigiano della musica che è Stelvio Cipriani, un grande compositore che tutto il mondo ci invidia! Una vita veramente straordinaria, raccontata a sei mani con grande leggerezza. É stata una esperienza unica perchè Stelvio è un artista molto prodico della sua musica e quindi mentre ci raccontava gli aneddoti salienti della sua vita, ci deliziava suonando ininterrittamente al piano tutte le sue composizioni! Un concerto durato alcuni mesi, che solo io e il regista Rosario Montesanti, l’altro coautore, possiamo vantarci di aver ascoltato”.

A breve tornerai sul set per la settima serie di “Provaci ancora Proff”: la tua poliedricità non si stanca davanti alla serialità di un personaggio di fiction?

“In verità la logica del sequel cozza un po’ col mio modo di vivere: vorrei fare sempre cose nuove e il personaggio che mi affascina di più è quello che non ho ancora interpretato; ma l’ispettore Torre di ‘Provaci ancora Proff’ è così amato dal pubblico che ormai per me è una seconda pelle e sono grato alla Rai e alla Endemol di continuare a farlo vivere. Poi questo personaggio mi dato tantissimo, in termini di popolarità, e quindi si è innescato un curioso quanto paradossale meccanismo di riconoscenza: non posso certo tradirlo!”.

Un cast che lavora assieme da tanto tempo diventa come una grande famiglia?

“Assolutamente sì, in più noi della ‘Prof’ siamo una famiglia davvero fortunata: niente liti e (cosa rara) nessuna forma di competizione,  nè tantomeno quei piccoli sgambetti tanto cari all’ambiente! A questo si aggiunge il fatto che sul set interpreto il ruolo di confidente ed amico dell’ispettore Berardi, interpretato da Paolo Conticini, che nella vita è davvero diventato il mio migliore amico… quindi lavorare insieme è una vera festa! Certe volte arriviamo a temere che i produttori possano ridurci la paga  scoprendo quanto per noi il divertimento superi sempre la fatica”.

E’ vero che sul set spesso tra colleghi ci si fa scherzi? 

“Oramai i nostri fans sui social aspettano quotidianamente i filmati degli scherzi sul set: io e Paolo ne combiniamo di tutti i colori”.

Hai un figlio che ha intrapreso la tua stessa carriera: qual è stato il primo consiglio che gli hai dato da professionista e quale da padre?

“Gli stessi consigli che ho ricevuto io da mio padre che valgono allo stesso modo nella vita e nel lavoro: cercare a tutti i costi di essere sempre se stessi, ricordarsi che dietro ogni cosa bella c’è la fatica e il sacrificio di qualcuno, impegnarsi sempre al massimo ma con il sorriso sul volto e non dimenticare mai che la vita è di per sé un privilegio”.

Molti dei nostri lettori sono adolescenti che frequentano ancora il liceo, l’università o sono alle prime prese con il lavoro: ti senti di dar loro un suggerimento per camminare a testa alta verso il futuro?

“Più che un consiglio gli racconterei una cosa accaduta a mio zio tanti anni fa. Si era nei primi anni del fascimo e lui giovane studente, andò con dei colleghi da Benedetto Croce per chiedere quali azioni potessero intraprendere per combattere il dilagare del fascismo. Il filosofo rispose loro: ‘studiate guagliù, studiate!’. Crescere e migliorarsi costantemente è sicuramente il modo migliore per andare verso il futuro ma fatelo senza mai dimenticare di sorridere!”.



more No Comments dicembre 6 2016 at 15:24


Chiara Boni

CHIARA BONI : LA PETITE ROBE SPRING 2017 SHOW

La moda è fatta di grandi personalità. Ci vuole carisma e curiosità per riuscire ad emergere e dimostrare il proprio valore. La moda è sicuramente una delle eccellenze italiane che ci viene riconosciuta a livello mondiale

di Adriana Soares

La grandezza italiana deriva anche da un processo votato all’eccellenza in tutte le fasi che portano alla creazione del capo di moda, che prevede ancora moltissima manualità e un approccio artigianale, da bottega. La moda, infatti, coinvolge moltissime, diverse professionalità: dietro al famoso stilista, oltre alle indossatrici, ci sono sarti, esperti di filati e tessuti, figurinisti. La sfilata e la campagna pubblicitaria coinvolgono ancora altre professioni, come i registi delle sfilate, i modelli, i truccatori e i parrucchieri che li preparano, i fotografi di moda, grafici. Speriamo che scoprire queste eccellenze possa aiutare gli studenti e capire che dietro al successo di un grande marchio c’è sempre un lavoro corale fatto di cura per i dettagli, attenzione maniacale e soprattutto grande passione. Ho avuto la possibilità di respirare il grande carisma di Chiara Boni, una donna dal fascino sofisticato, che con   straordinaria grinta crea qualcosa di unico. La sua prima linea, ovviamente da lei disegnata, fu “You Tarzan Me Jane”. Erano gli anni Settanta, tempi in cui essere alla moda significava osare e trasgredire. Dall’esperienza di Chiara Boni, nasce nel 2007 il travel chic de La Petite Robe. Capi innovativi progettati per incontrare le esigenze di una donna dinamica, continuamente in viaggio. Ripiegabili in micro buste di tulle, facili da lavare e che non necessitano di stiratura. Abiti di elegante praticità. L’ideale per la valigia. La Petite Robe esalta un’idea della moda che, al di là della necessità quotidiana, rende l’abito un piacere declinato al femminile.

Chiara Boni, occhi azzurri lucenti e brillanti, elegante, gentile, raffinata e delicata. Secondo Ines de la Fressange: “l’eleganza è un’idea semplice” e di conseguenza la moda deve essere pura, chiara, unica”.

Lei afferma “Le rose sono come le donne, rifioriscono sempre”. Lei agisce tra innovazione e semplice eleganza, quale è la sua idea di femminilità?

“La femminilità è dolcezza. Sboccia nell’animo di una donna e inonda di profumo tutto attorno. Una primavera permanente di sguardi, gesti e atteggiamenti”.

Ho amato una sua affermazione sulle donne: “raffinate, sognatrici e divertenti, qualità che sono tutte forme della seduzione”. Quindi per lei le donne in fondo sono tutte uguali? Come dovrebbe essere la donna? Com’è cambiata nel tempo?

“Le donne sono straordinariamente diverse. Raffinate, sognatrici e divertenti, sì, ma ciascuna a modo proprio, ognuna accesa da una sfumatura intensa di personalità. Le donne sono continuamene in evoluzione, il modo di vivere cambia e loro tengono il passo”.

Coco Chanel affermava che “La moda non è solo un problema di vestiti. La moda è nell’aria e nasce dal vento. Si intuisce. E’ nel cielo e per la strada”. Cosa ne pensa? Quali sono gli elementi da cui prende ispirazione?

“Sono d’accordo con Coco Chanel, la Moda quasi si respira. E’ stando seduta su una panchina, al bordo di una strada affollata, che prendo ispirazione. Mi ispira la silhouette di una coda di cavallo, il movimento sinuoso che fa il corpo in una gonna, mi ispira la varia umanità femminile che popola un supermercato”.

Su Downtown Magazine lei è “La ragazza con la valigia”. Racconta di come la sua necessità di viaggiare l’abbia spinta a cercare una soluzione adatta a tutte le donne moderne. Per cui, come deve essere il guardaroba della donna moderna? 

“Un guardaroba flessibile, versatile e personalizzabile. La Petite Robe nasce proprio dalle esigenze di una donna moderna che non può concedersi il tempo di cambi d’abito durante la giornata, che in valigia ha poco spazio e che una volta arrivata in albergo non ha modo di farsi stirare un vestito”.

Veste molte donne di classe. Cosa, secondo lei, non deve mai mancare in un guardaroba femminile?

“Nell’armadio di una donna non deve mai mancare lo specchio a figura intera. Marylin Monroe diceva ‘l’unico modo per non dimenticare mai chi sono’.  Il superfluo è volgare ma non esiste una ‘misura’ unica che valga per tutte le donne. Il segreto sta nel buon senso e… in quello specchio”.

Il suo lavoro la porta spesso negli USA. Come si riflettono la cultura e il gusto delle donne americane nel vestire rispetto a quello delle donne italiane?

“Le americane, come le italiane, apprezzano la vestibilità e la versatilità ma adottano un abbigliamento più professional. Sono da poco rientrata da un nuovo tour negli USA e mi ha colpito molto il caso Alabama. E’un paese piccolo, ma il quinto In America per vendibilità di abiti. La comunità femminile richiede la formalità in un abito per andare in chiesa, a teatro e perfino al ristorante”.

“Indossare con piacere per vivere meglio.” Cosa ne pensa?

“E’ la filosofia del mio brand. L’unica vera cosa che conta, per me, è sentirsi a proprio agio in ciò che si indossa. Mi piace pensare che la mia Moda renda la vita delle donne più facile senza rinunciare a farle sentire belle”.

Cosa mi dice sul “giovanilismo” per forza? Armani afferma che si diventa “grottesche” nel perseverarlo. Per lei? Una donna che non accetta il passare degli anni cercando ogni forma di rimedio è da criticare?

“Trovo anche io che sia grottesco. La società di oggi, data l’aspettativa di vita più elevata, sembra pretendere una donna sempre giovane ma è una questione di misura e di armonia. Ad esempio, nelle loro scelte estetiche, Sharon Stone e Susan Sarandon esprimono leggerezza, Meg Ryan il contrario”.

Viviamo in un’epoca in cui l’omologazione è d’obbligo, se non altro per i più giovani. Cosa ne pensa? Cosa dovremmo fare per correre ai ripari e salvaguardare l’unicità, qualità rara e meravigliosa?

“L’omologazione è un iter necessario per la scoperta dell’unicità. Qualsiasi giovane si sente debole fuori dal coro, preferisce rintanarsi nel gruppo e sentirsi al sicuro. Nella crescita però si distingue ed acquisisce un proprio modo di essere ed anche di vestirsi. Una donna matura non cede al ricatto delle tendenze, rielabora la ‘moda a suo modo’ consapevole di quello che più si addice al proprio fisico ed alla propria personalità. Libera di concedersi qualche frivolezza”.

Essere classici oggi è anacronistico o è un segno distintivo? Cosa chiedono le donne oggi? Cosa è cambiato nel tempo?

“Non c’è niente di anacronistico nell’adottare uno stile classico. Si sceglie quello che più si addice al proprio carattere. In fondo le donne chiedono quello che hanno sempre chiesto: che gli stilisti le facciano sentire belle”.

Quanto è importante per lei la cultura nella moda?

“La moda è lo specchio dei tempi. Quando ci si occupa di moda sapere di moda è importante. Conoscere la storia, anche nel mio campo d’azione, aiuta a guardare in modo consapevole il presente e il futuro.  La cultura arricchisce il bagaglio immaginativo”.

Qual è il momento più bello della sua vita? Cosa le emoziona di più?

“Per fortuna ce ne sono stati tanti, sceglierne uno solo è difficile. Mi emoziona la vita”.

Lei ritiene che la moda sia essa stessa una forma d’arte?

“Sicuramente sì se penso a tutti i talenti meravigliosi che lavorano in questo settore. Da chi crea i tessuti, a chi disegna i modelli, a chi imbastisce le idee. Sono tutte mani d’artista!”.

La passione da sola non basta come chiave del successo. Cosa affianchereste a quest’aggettivo tanto sfruttato?

“Determinazione, pazienza, impegno e… un pizzico di ironia”.

Si può creare moda oggi rimanendo fedeli alle proprie passioni?

“Sì! Rapportarsi alla realtà del mercato però è necessario affinché la propria impresa risulti un’impresa di successo”.

Lei ha reso omaggio ai giardini della sua infanzia traducendoli in sensazioni olfattive tramite la creazione del suo “Eau de Parfum Chiara Boni”. Vi è stato un motivo particolare per aver desiderato render eterno il profumo della sua infanzia? Ci potrebbe descrivere quel momento unico che per cause inspiegabili ci portiamo con noi per sempre?

“E’ il giardino fiabesco coltivato dall’amore di mia madre. Per lei, ho scelto di tradurre le suggestioni del passato in una fragranza moderna. Vaporizzo ‘Chiara Boni – Eau de Parfum’ e mia madre torna a guidarmi per mano, in questo giardino, alla scoperta di un angolo di grazia”.

Viviamo in un momento in cui seguire i propri sogni è un lusso. Cosa consiglia ai giovani stilisti?

“Ai giovani suggerisco molto spirito di sacrificio. Spesso quando si esce dalle scuole, dopo un buon saggio finale, si pensa di sapere già molto del mestiere. La verità è che non si finisce mai di imparare”.

Lei è molto presente sui social e riesce ad avere una parola per tutti coloro che la seguono e le pongono domande. Non tutti i suoi colleghi hanno lo stesso rapporto con i social. Cosa rappresenta per lei questo strumento e quale importanza riveste nella sua vita personale e professionale? 

“I Social Network costituiscono la migliore pubblicità per un brand se gestiti con attenzione. Mi sono iscritta a Fb nel 2009 con un profilo personale che ad oggi conta 5000 amici ed un ugual numero di richieste di amicizia oltre che di seguaci. L’idea iniziale era quella di avvicinarmi alle persone che mi conoscevano e che mi seguivano.  Quel ‘rapporto’ dura fino ad oggi ed è diventato un vero e prorio strumento di comunicazione rivolto ad un bacino di utenti più ampio ed internazionale attarverso gli account Fb-Twitter-Instagram-Pinterest-YouTube e Google PLus de La Petite Robe.  Naturalmente un team che mi supporta nell’Area Digital. Social Network vuol dire interazione, senza di questa è inutile avviare progetti personali aziendali ‘sotto il segno del web’”.

La moda rientra, alla stregua di tanti altri comparti produttivi del made in italy, tra le eccellenze italiane nel mondo che tutti ci invidiano e ci richiedono. Lei contribuisce con le sue creazioni a questa idea di eccellenza italiana nel mondo. Questa realtà del nostro Paese può secondo lei continuare a creare ricchezza e lavoro alle nostre aziende?

“Il mercato è ovviamente cambiato dall’inizio della mia carriera ad oggi ma la mia idea di prêt-à-porter ha sempre tenuto conto dei diktat della vendibilità. Oggi bisogna esser capaci di realizzare prodotti adatti alla qualità ed al prezzo del lavoro italiano perché il Made In Italy è ancora un’arma vincente”.

La delocalizzazione produttiva in paesi dove le condizioni sono più vantaggiose, potrebbe correre il rischio di abbassare la qualità della nostra manifattura? 

“Dare il proprio contributo alla moda italiana vuol dire produrre un Made in Italy al 100 per cento, diversamente non sarebbe più tale”.

Vorrebbe condividere con noi qualche aneddoto della sua vita importante per le sue scelte professionali che non ha mai raccontato prima d’ora?

“Non è un aneddoto nuovo e neppure un episodio, ma un periodo della mia vita: quello di Londra, quando tra Londra e tutto il resto del mondo c’era una differenza abissale. Lì, a diciotto anni, ho imparato a pensare e immaginare ‘senza rete’.  E’stato dopo l’immersione nelle suggestioni avveniristiche della Swinging London, che ho dato vita a ‘You Tarzan, Me Jane’, la mia risposta ribelle alla Moda Italiana che, negli Anni ’70, imponeva rigore e formalismo”.

Obiettivi per il futuro?

“Continuare a crescere con La Petite Robe ampliando la proposta stilistica con linee di accessori affermate quanto gli abiti”.

Come si immagina la moda fra 10 anni?

“Sempre più tecnologica. La vera nuova ‘rivoluzione’ della Moda avverrà quando potremo vestirci di un tessuto impalpabile capace di non farci sentire freddo con dieci gradi sotto lo zero e caldo nel pieno dell’estate. La nostra vita procede inarrestabile in direzione del ‘risparmio’ di Spazio e di Tempo”.

Chiudendo, potrebbe descriversi come donna. Chi è Chiara?

“Una donna dalle molteplici sfumature, quelle delle esperienze vissute. Una donna dalle molteplici risorse, proiettata sempre al futuro”.



more No Comments dicembre 6 2016 at 15:21


Stella Manente: Una modella nel firmamento italiano

STELLA MANENTE

Gli atelier di moda, gli showroom dei grandi marchi. Ma anche la televisione, con un reality che l’ha recentemente vista protagonista. E poi, ancora, i concorsi di bellezza, le finali di Miss Italia e i servizi fotografici che l’hanno portata a girare mezzo mondo

di Alberto Terraneo

Stella Manente non è ragazza abituata a star ferma. Dal suo Veneto si è trasferita a Milano come scelta di lavoro, “perché qui è il centro della moda”, e da qui è ripartita centinaia di volte per mettere la sua immagine a disposizione di vestiti, moda mare, pigiami, intimi, articoli sportivi. “Chi semina raccoglie, e il mondo della moda non fa eccezione” racconta con quel sorriso che non manca mai. Capello biondo, occhi color del mare, 183 centimetri di altezza. Insomma, una ragazza così, come potrebbe non svettare in questo mondo…

E difatti a breve sarai…

“La madrina ufficiale del festival del cinema di Capri, affiancata da Pascal Vicedomini, presidente del festival del cinema di Holliwood. A fine ottobre invece sono stata la presentatrice della fiera sposi di Napoli. Insomma, è un momento importante della mia vita”.

E tu, a 24 anni, sei sempre più sulla cresta dell’onda.

“Ho iniziato da piccola: prima i concorsi di bellezza, poi le fotografie, i cataloghi, le sfilate e da qualche anno gli spot pubblicitari e il cinema. Il segreto è essere imprenditrici di se stesse.  Il fisico, però, è dalla tua parte. A volte mi consigliano di sembrare più stupida perché in questo mondo, a volte, essere troppo intelligenti e sveglie gioca a sfavore. La Moda è un teatro e, come sul palco di un vero teatro, bisogna imparare a recitare! Senza cervello non si va lontani”.

E tu di strada ne hai fatta. Partiamo dalla tv.

“Ho presenziato a numerosi programmi nazionali, condotto trasmissioni a livello locale, sono stata intervistata per tante iniziative che mi hanno vista protagonista. E poi ancora: pubblicità di prestigio con Wella o Chateau d’Ax e con tante altre aziende italiane”.

Ma il feeling con lo schermo rimane.

“Da ultima, pochi mesi fa, un reality su un network nazionale dopo aver conquistato la prima serata di Rai e Mediaset per alcuni degli spot girati. Attualmente sto studiando teatro al Centro Teatro Attivo di Milano, con una grande artista dal nome Nicoletta Ramorino. Ecco, anche il teatro mi piace tantissimo”.

Passo successivo: la moda.

“Ho lavorato negli show room di Elena Miro, Motivi, Over, Luisa Viola, For You by Krizia, Diana Welsh, Luisa Viola e Fiorella Rubino. Vogue mi ha dedicato un servizio. Insomma, anche qui tanta carne al fuoco”.

E infine l’ambito fotografico.

“Dal 2011 ad oggi, ho realizzato decine di shootings professionali. Ho avuto l’onore di lavorare con aziende del calibro di Vogue, Framesi, Risskio Italia, Rosy Garbo sposa, Venetian Beauties, Espritnouveausposa, collaborando poi con fotografi di livello internazionale”.

Ci sarebbe da ricordare anche qualche concorso di bellezza che ti ha visto protagonista!

“Oltre a Miss Italia, mi sono classificata nelle prime posizioni di Miss mondo Italy, Miss Universo, Miss Padania, Miss Nord Est, Miss Alpe Adria”.

Ma Miss Italia… è Miss Italia!

“Miss Italia non fa guadagnare, ma crea una rete di contatti davvero straordinaria e permette di superare il panico da pubblico! Certo, tutto ha un suo tempo, ma sulla passerella dei concorsi ho imparato a sfilare per davvero. Insomma, se volete fare le modelle o le fotomodelle, lasciate perdere Facebook, puntate una città come Milano e datevi da fare”.

Una carriera che ti sei sudata.

“Ho lavorato dopo essermi diplomata in Fashion Designer, mi sono rimboccata le maniche! Sono stata per alcuni mesi in uno show-room di alta moda a prendere le misure ai clienti e a progettare su carta un abito pronto per le loro esigenze, ma anche a rispondere al telefono e a scopare per terra i fili! Ma qualcosa non andava perché mi rendevo conto, dentro di me, che stavo lavorando per beneficenza e non stavo crescendo né economicamente né professionalmente”.

Eppure la passione per la moda ti spinge a guardare il futuro in un modo diverso.

“Il mio sogno è sempre stato quello di realizzarmi come stilista, per cui da anni ho deciso che fosse il caso di smetterla di lavorare per qualcuno e di impegnarmi a produrre i fondi per aprire la mia casa di moda a mio nome. Ecco, questo è il mio sogno”.

Detto da te, che di bellezza ed eleganza te ne intendi.

“Diciamo che ho un armadio infinito, mi piace osare quando scendo per strada e di sicuro non passo inosservata. Odio i jeans e le scarpe da ginnastica, penso che tutto debba essere ricercato. Se trovo un capo di abbigliamento che mi colpisce lo prendo, poi decido con cosa abbinarlo”.

Fatiche arricchite da tante soddisfazioni, dove alla base c’è il sacrificio per avere il tuo fisico.

“Un sacrifico che è diventato, ahimè, il mio stile di vita. Mangio sano, faccio sport, bevo molto e mi curo ogni giorno capelli, unghie e pelle. Questo aumenta l’autostima e ci fa sentire bene con noi stesse. Essere trascurate e lasciarsi andare è una strada che porta fuori binario. Non serve stare a digiuno o fare 3 ore di palestra, basta amarsi e rispettarsi”.

Guardiamo oltre: dove ti vedi tra dieci anni?

“Difficile dirlo, azzardo due ipotesi. O a capo di un’azienda, mamma di un figlio, con un’equipe di sarti e modellisti che portano avanti il mio marchio. Oppure dipende tutto dalla scuola di Recitazione che sto seguendo! È una grande esperienza che spero possa portarmi in ambiti finora inesplorati e chi lo sa? Magari a girare un film ad Holliwood. Del resto si sa, sognare rimane sempre una poesia”



more No Comments dicembre 6 2016 at 15:11


“Tu buuks is mej che uan!”

imperfetti innamorati - libri- FotoFirmaFan01

Quattro chiacchiere con Elisa Trodella e Loretta Tarducci autrici di due libri di successo: “Scusa ma ti amo troppo” e “Imperfetti innamorati”

di Mara Fux

A un anno dal loro primo romanzo ecco che tra gli scaffali delle librerie compare quello che ha già l’aria di diventare il libro più venduto delle feste natalizie. Eppure tutto è capitato per caso o sbaglio?

L: “Sì, è stato proprio il caso che ci ha catapultate in questa meravigliosa avventura. Mi ero appena trasferita a Roma e, al di là del ragazzo che frequentavo, non conoscevo nessuno. Dopo aver inviato tanti curriculum alla ricerca di un lavoro, mi contattarono da una boutique ai Parioli, dove, oltre alle mansioni di routine, mi informarono che ne avrei tenuto l’intera gestione. Mi spiegarono che avrei dovuto sostituire una ragazza che a breve si sarebbe trasferita in un’altra città e aggiunsero di non preoccuparmi perché lei mi avrebbe insegnato tutto. Aprii la porta di quel mondo nuovo e mi trovai davanti Elisa”.

In molte vostre interviste raccontate di una cena piena di gente seria come primo momento di vera intesa? 

E: “Vero: due pesci fuori dall’acqua. Una tavolata in cui non ci volle molto per ‘trovarci’ e ‘riconoscerci’. Bastò una parola di troppo e scoppiammo a ridere con le lacrime agli occhi senza riuscire a smettere”.

Da amicizia a impresa di scrittura: cosa vi ha fatto pensare che il vostro rapporto potesse prendere una via differente?

L: “Ci conosciamo da tanti anni e penso che la nostra forte complicità ci abbia trasformato da amiche a socie. Il caso poi volle che ci trovammo “a spasso” nello stesso momento: un altro segno del destino da non trascurare. Così, una sera di settembre davanti a un bicchiere di vino, Eli la sparò bella grossa: ‘Che ne dici di scrivere un libro insieme?’. All’inizio pensai che fosse pazza poi però pensai: ‘Che figata!’. Ed eccoci qui”.

Vi siete, in qualche modo, suddivise il lavoro?

E: “Certo, in ogni modo possibile; suddiviso, condiviso, raccontato, recitato. Al telefono, per mail, sedute a un bar, passeggiando per Roma, a chilometri di distanza o gomito a gomito. E abbiamo riso, pianto, sognato, vissuto nella testa e nel cuore dei protagonisti dei nostri romanzi”.

Una curiosità cui sicuramente avrete già risposto mille volte: in Giulio e Alessandro, protagonisti maschili del primo romanzo, quanto c’è degli uomini che avete conosciuto o amato?

L: “Purtroppo di persone come Alessandro ne è pieno il mondo e non è stato difficile per me raccontarlo. Egocentrismo, ipocrisia, superficialità, caratteristiche comuni in certi uomini. E poi  Giulio. Per lui vale un discorso diverso, diciamo che rispecchia la mia idea di uomo perfetto”.

E: “Per me c’è moltissimo di entrambi. Alessandro è l’uomo che in principio ti fa perdere la testa, per il solo fatto di essere bello e dannato e poi, con la stessa velocità, te la fa ritrovare. E quando la ritrovi non la perdi più. Giulio è l’uomo che alla lunga ti fa battere il cuore e, quando accade, non capisci più niente; impossibile interromperne il fracasso”.

“Scusa ma ti amo troppo”: mai utilizzata o subita a motivazione di un addio?

L: “Né l’ una né l’altra ma  tengo a precisare una cosa: questo titolo non vuole sottolineare per forza una rottura, bensì il contrario”.

E: “Vero! Sarebbe come dire: Scusami se ti amo troppo, se mi reputi un perdente perché non so vivere senza te. Scusami se in questa dichiarazione sincera non vedi mistero, il mistero che ti serve al fine di scoprirmi interessante. Scusami se desiderandoti così tanto non faccio leva sulle tue insicurezze e rischio di perdere ai tuoi occhi ogni forma di fascino. Scusami se scegliendoti così fermamente insinuo in te la sensazione di non poter aspirare a nulla di più. ‘Scusa ma ti amo’ troppo vuole stravolgere il luogo comune che vede vincente chi fugge, celebrando al contrario chi in amore ha il coraggio di restare. Per me non vi è nulla di più sexi di un uomo che ti desidera. Ed è esattamente questo il messaggio che ho voluto trasferire nel romanzo”.

Nuovo anno, nuovo romanzo: leggendone la sinossi, “Imperfetti innamorati” è palesemente il sequel del primo libro per quanto, anziché esserne la mera prosecuzione, è in realtà il punto di partenza per nuove considerazioni sul rapporto di coppia. Da che tipologia di famiglia provenite?

L: “Una comune, come tante; certo, non è sempre tutto rose e fiori ma ogni volta che torno a casa sono felice”.

E: “Hai ragione, ‘Imperfetti Innamorati’ è un sequel, ma vuole raccontarci un amore differente, perché si sa, vi sono tanti tipi di amore, e nessuno è migliore. ‘Imperfetti Innamorati’ celebra chi in amore ha il coraggio di osare, nonostante tutto”.

Siete giovani e molto impegnate: nella vostra prospettiva avete idea  di “mettere su famiglia”? 

L: “Se penso a come sarò da ‘grande’ mi vedo intenta a portare i miei figli all’asilo, quindi sì”.

E: “Assolutamente sì: altrimenti tutto questo amore dove andrebbe a perdersi?”.

L’avventura a quattro mani in cui vi siete imbattute con successo, pensate che avrà seguito con un terzo romanzo?

L: “Beh sì, dobbiamo chiudere un cerchio ma per ora non sveliamo nulla”.

E: “Esatto! Non c’è due senza tre”.



more No Comments dicembre 6 2016 at 15:07


Nicola Coletta: Dalla moda al set

Nicola 2 (2)

Un ragazzo fermo, deciso, determinato e con una grande passione per il mondo dello spettacolo. 23 anni, originario di Giugliano in Campania, giovane modello e attore napoletano, sta scalando rapidamente le vette del successo rimanendo sempre con i piedi a terra e con la testa sulle spalle

di Cristiano D’Addio

Questi i suoi connotati: capelli castani, alto 1,88, taglia 46/48, un ottimo portamento, un bel viso, tanta professionalità, ma, quello che conta di più, un ragazzo ben educato, serio e galante. E’ sicuramente tra i modelli più richiesti e sta iniziando anche a fare delle piccole esperienze nel mondo del cinema e delle fiction. Una strada tutta in ascesa.

Come comincia il tuo percorso nella moda?

“La moda  è sempre stata la mia passione, fin da bambino, ricordo che sfogliavo cataloghi, guardavo le sfilate in tv mi incantavo, sognavo di diventare protagonista di quel mondo. Ho iniziato a lavorare all’età di 17anni, con varie esperienze. Ho mosso i primi passi tra shooting, concorsi e varie sfilate. Poi ho posato per vari cataloghi, fino ad essere testimonial di molti brand importanti e prestigiosi a livello nazionale e internazionale”.

Pur giovanissimo hai già un ottimo curriculum…

“Sì, è vero, vanto numerose esperienze nel mondo del fashion e del cinema, sfilate in tanti Expo e concorsi, shooting, spot pubblicitari, video musicali e apparizioni in film come ‘Effetti indesiderati’, prodotto da Easycinema, per la regia Claudio Insegno con Biagio Izzo, ‘Il ricordo di una lacrima’, sono stato il Testimonial del Pompei Cinema Festival ed ho premiato tanti mostri sacri dello spettacolo come Liliana de Curtis, Renato Scarpa, Giacomo Rizzo, Corrado Taranto, Alessandro Cecchi Paone, Alvaro Vitali e tante Autorità come il Console Americano, il Console Francese ed il capitano Vince Starks, medico del presidente degli Usa, Obama. Devo ringraziare Alfonso Somma, della Moda Gold, agenzia specializzata in cinema, moda, spettacoli ed eventi, che mi sta consigliando e supportando”.

Le ultime esperienze che ricordi con piacere?

“Sono da un paio di anni il testimonial dello spot ufficiale della kermesse ‘Ti Sposo’, sto sfilando in tante manifestazioni ed eventi specializzati, sto facendo campagne pubblicitarie, cataloghi, calendari, scatti artistici, piccoli ruoli in fiction e film”.

Che caratteristiche deve avere un ragazzo per intraprendere la carriera di modello?

“Oltre alla bellezza ci vogliono altre qualità: determinazione, serietà, professionalità, disciplina, ma anche umiltà, semplicità ed educazione. Oggi ci sono superficialità e improvvisazione, bisogna studiare, io ho fatto un corso di portamento, poi mi sono specializzato nella posa fotografica, e, lavoro dopo lavoro, cerco di perfezionarmi sempre di più per comunicare qualcosa”.

Come ti descriveresti?

“Bella domanda! Come tutti ho pregi e difetti. Partendo dai difetti sono abbastanza impulsivo, lunatico e rompiscatole, voglio essere preciso su tutto. Invece, per i pregi, sono solare, sensibile, altruista, curioso, determinato, schietto, amo strappare sorrisi e aiutare chi ne ha bisogno”.

I tuoi hobby?

“Quando sono libero, mi piace fare lunghe passeggiate, stare con amici fidati, leggere, andare in palestra, nuotare e, appena possibile, viaggiare”.

Dalla moda al cinema?

“Per ora conciliamo tutti e due i settori. Tutto è nato dal Pompei Cinema Festival, alla serata c’erano vari registi e produttori come ospiti, che mi invitarono a fare alcuni casting, ora studiando alla Action Academy a Roma, accademia italiana in cui si incontrano formazione per TV, Fiction e Cinema, fondata e diretta da Nando Moscariello in collaborazione con Maria Grazia Cucinotta. Sono al secondo anno, mi sta piacendo molto questa nuova esperienza, abbiamo dei docenti eccezionali, ho avuto la possibilità di partecipare a ‘L’Onore e il Rispetto 5’ e a ‘Il bello delle donne’ qualche anno dopo, inoltre ho girato un bel corto, è dura, ma sono carico e felice delle mie scelte. I set, anche alle prime esperienze, sono bombe di emozioni, si respira un’aria forte, magica, si forma una grossa squadra, sul set lavorano tante persone, e non è roba da poco”.

Sei attivo e seguito sui social network, ti reputi un fashion influencer?

“No, non esageriamo, mi fa piacere essere seguito, grazie al pubblico e ai fan noi esistiamo. Infatti, ogni loro commento, ogni loro gesto, per me è segno di affetto, di appoggio e sono veramente felice di rispondere e condividere con loro tutti i miei momenti. Ho un mio profilo, privato e pubblico, Facebook e sono molto attivo su Instagram”.



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