Mara Venier: “Ho scelto Domenica In per gratitudine”

Presentazione di 'Domenica In' con Mara Venier

Non è scaramantica. Lo dimostra presentandosi in conferenza stampa con una camicetta viola. Dopotutto non ha neanche motivo di esserlo considerando che la scorsa stagione di “Domenica In” ha segnato il suo ritorno trionfale in Rai. Stiamo parlando di Mara Venier, al timone per il secondo anno consecutivo del noto contenitore domenicale.

di Giulia Bertollini

Un’edizione segnata da poche novità come il gioco telefonico della cassaforte e l’arrivo di Orietta Berti come opinionista fissa. In questa intervista, Mara ci rivela qualche curiosità in più sulla scorsa edizione parlando anche della sua vita privata e della rivalità con Barbara D’Urso.

Mara, sei ancora la padrona di casa di “Domenica In”. 

“Non era nelle mie prospettive lavorative, pensavo di fermarmi dopo un anno di ‘Domenica In’ o di divertirmi con programmi minori. Il direttore della Rai Teresa De Santis e l’amministratore delegato Salini hanno cercato di tenermi. Ho sentito che ci sono stati programmi in cui è stato cambiato tutto, io invece non cambio niente, solo piccoli cambiamenti. Sarebbe stato un errore cambiare dopo tanto gradimento del pubblico. Il gioco nuovo non partirà nella prima puntata per motivi burocratici, ma nella seconda; è una idea nuova, è molto carino, un gioco col pubblico a casa. L’anno scorso abbiamo provato a mantenere vivo il rapporto col pubblico con il cruciverbone ma non carburava. Il gioco di quest’anno si chiama Cassaforte, un gioco semplice che ricorda quelli della Carrà con Boncompagni”.

Il gioco dei fagioli della Carrà andava in onda a Pronto Raffaella nei primi anni Ottanta, non starà guardando un po’ troppo indietro?

“Più il gioco è semplice e più il pubblico si diverte. Per il pubblico sono una vicina di casa, un’amica per cui le telefonate e il mio rapporto con il pubblico a casa mi permette di essere diretta e arrivare a loro. Del resto io sono così nella vita anche se l’affetto del pubblico va oltre le mie aspettative. Qualche settimana fa  ero a Tolentino con la mia famiglia e in strada  sono stata ricoperta da abbracci dalle signore di passaggio. Sono rimasta piacevolmente colpita”.

A proposito di  suo marito Nicola Carraro, già lo scorso anno lui le aveva sconsigliato di accettare il programma, il bis come l’ha preso?

“Non era d’accordissimo neanche questa volta, perché quando lavoro io lo faccio full time ma poi si è rassegnato, perché mi vede felice. Anche io però all’inizio  non ero certa di rifare “Domenica in”. Pensavo di fermarmi o di impegnarmi in qualcosa di meno faticoso e poi avevo avuto anche un’offerta molto allettante dalla concorrenza”.

Mediaset l’ha corteggiata?

“Non posso specificarlo. Ma l’offerta mi era arrivata da una persona a cui voglio molto bene. Poi mi sono fatta guidare dall’istinto e ho scelto ‘Domenica in’ anche per gratitudine nei confronti del pubblico”.

L’anno scorso dopo essere stata ospite da Maria De Filippi ad Amici, si è vista stoppare dalla Rai l’ospitata della collega a Domenica in. 

“Mi è molto dispiaciuto, tra l’altro sull’ospitata della Marcuzzi, altra conduttrice Mediaset, nessuno aveva avuto niente da ridire. Spero che in questa stagione non ci siano veti e di poter avere finalmente Maria”.

Restando a casa Mediaset, quest’anno la sua rivale Barbara D’Urso comincerà la sua “Domenica Live” quando lei finirà di condurre “Domenica In”.

“Ma io e Barbara siamo amiche, la nostra è stata una sana competizione che forse ha fatto gioco a tutte e due. Il nostro è un rapporto tra due persone che lavorano duramente e che si stimano. Recentemente l’ho incontrata in treno, ci siamo abbracciate, bisogna avere complicità anche tra colleghe”.

Nei prossimi mesi la attende un ritorno anche in prima serata.

“Ho accettato la prima serata dopo averla rifiutata in un primo momento, io a differenza di altre mi basta quello che faccio. Non mi ritengo da prima serata, sono perfetta per il pomeriggio. Il format però era perfetto per me dato che sono i desideri e le storie degli italiani, dopo cinque minuti ho detto si. Si chiamerà ‘La porta dei sogni’. Saranno tre serate, tre venerdì, e esordiremo il 20 dicembre prima di Natale”.

Il critico Aldo Grasso lo scorso anno dopo la sua intervista ad Alessia Marcuzzi ha scritto che in studio vi mancavano giusto il tè e i pasticcini.

“Per lui era una critica, ma io l’ho recepita come un complimento. Non sono mai stata una paracula, sono diretta nel bene e nel male. Quando intervisto qualcuno è come se la telecamera non esistesse. E poi tanti personaggi sono davvero miei amici. Io sono leale e diretta, non potrei mai far finta di essere amica se non lo sono. E  da parte loro c’è una sorta di riconoscenza nei miei confronti. Renato Zero quando è stato da me mi ha detto: ‘Vengo a farmi intervistare ma non voglio cantare’.  E poi l’ho convinto in diretta, ‘Ma dai, un pezzettino…’. E lui ha cantato ‘I migliori anni della nostra vita’ e mi ha riempito il cuore”.

Anche Renzo Arbore l’anno scorso accettò il suo invito.

“È venuto tre volte, è stato un amore importante della mia vita, dopo che ci siamo lasciati non è stato facile diventare amici. Non ci siamo sentiti per molti anni, dopo che l’ho invitato a ‘Domenica in’ è successo un miracolo e ci siamo parlati”.

Ma della tv urlata cosa pensa?

“C’è il telecomando, il pubblico è libero di scegliere. E poi io non posso parlare visto che nella mia ‘Domenica in’ del 2006 andò in scena la terribile lite tra Adriano Pappalardo e Antonio Zequila. Mi faccio anche io degli esami di coscienza e in quel caso non sono stata capace di gestire una situazione”.

Quest’estate si è sposato suo figlio. 

“Mi sono emozionata tanto. E’ stato un matrimonio bellissimo. Quando gli sposi sono usciti dalla chiesa ho preso mio nipote Claudio e l’ho lasciato correre verso di loro. E’ stato uno dei momenti più belli della mia vita”.

Cosa si augura per il futuro?

“Mi auguro che l’ondata di affetto che mi ha invaso lo scorso anno possa proseguire anche in questa stagione”.



more No Comments ottobre 10 2019 at 11:10


Alessio Boni: “Sogno di interpretare Mr. Facebook”

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Ogni sua interpretazione è un piccolo gioiello. Occhi azzurri e fascino da vendere, l’attore Alessio Boni riesce sempre a regalare emozioni fortissime raccontando con i suoi personaggi le sfumature dell’animo umano. Proprio in queste settimane lo vediamo tornare in tv nei panni di Fausto Morra nella seconda stagione della serie tv “La strada di casa”.

di Giulia Bertollini

Ancora intrighi, tradimenti, scomparse e ritrovamenti in un thriller dai ritmi incalzanti e dalle tematiche di grande attualità. Ne abbiamo parlato con Alessio che ci ha svelato qualche curiosità in più sulle sue passioni rivelandoci anche qual è stata la sua più grande paura.

Alessio, cosa dobbiamo aspettarci dal tuo personaggio in questa seconda stagione?

“La seconda stagione de ‘La strada di casa’ riparte con un assassinio. Fausto non deve cercare qualcosa dentro di sé ma al di fuori, sulle vicende che si snocciolano, su degli indizi. Diventa una sorta di detective perché non riesce a fidarsi della polizia. Insieme a Baldoni, interpretato da Sergio Rubini, cercherà di capire come mai Irene è scomparsa. Tutta la storia è intervallata da inciampi, sgambetti, ostacoli che questa famiglia deve superare continuamente. Mi piace molto il mio personaggio. La carta vincente di Fausto è quella di essere un uomo normale che ama la sua famiglia”.

La prima stagione della serie ha registrato un record di ascolti. Qual è il segreto di questo successo?

“Raccontiamo il nostro mondo in questa storia. Fausto potrebbe essere qualsiasi uomo di oggi che ha un’azienda agricola e fa questo lavoro nel modo più onesto possibile, dando lavoro anche ad altre famiglie. La gente si identifica nelle persone normali mentre i personaggi principeschi o geniali possono creare una distanza rispetto ai telespettatori. La Rai mi ha sempre proposto progetti interessanti”.

Negli ultimi anni, ti sei lasciato corteggiare dal genere thriller. 

“Il thriller mi affascina, mi porta dentro ad una materia che difficilmente una persona vive.  Entri in una dinamica ‘nera’. Il nero fa parte di ognuno di noi, se lo sfrigoli esce fuori. Se non fai l’attore, lasci quel nero lì sedato. C’è una parte di ‘serial killer’ in ognuno di noi. Quando ti toccano determinate corde avviene un corto circuito e spesso non pensavi di aver dentro tante cose. Nelle persone magari più tranquille e serene ritrovi atti che ti sconvolgono. Questo affascina nel genere thriller, ti tiene incollato alla sedia. Il thriller ti attrae, ti prende e ti porta dentro. Nel thriller c’è la formalità e poi lo sconvolgimento che ti rapisce”.

Qual è il film che ti ha messo più paura?

“Ero a Roma e avevo appena finito di vedere il primo tempo de ‘Il silenzio degli innocenti’. Avevo le chiappe in tensione”.

Mi sembra che tu sia amante della psicologia.

“L’ho studiata da autodidatta. Se non avessi fatto l’attore sarei diventato psicologo. Il destino però ha deciso diversamente”.

Hai interpretato spesso uomini che hanno fatto grande il nostro Paese. Una grande responsabilità.

“Meritano di essere raccontati, perché hanno fatto qualcosa di straordinario. Guardate Piaggio. Ci trovavamo nel dopo guerra, non ti muovevi bene e serviva un mezzo per farlo velocemente. Ha visto un monopattino e gli è venuto in mente dei motori non bombardati che aveva nel suo stabilimento di Pontedera. Non sono dei motorini, ma erano quelli degli aerei con 98 cm cubici e da lì si inventa una moto per le donne e per i preti, così che riescano ad entrare con la gonna senza alzarla. Ha inventato uno dei brand più riconosciuti nel mondo insieme alla Nutella, alla Lamborghini, alla Ferrari. Perché non ricordarlo? La tv di Stato ha la funzione di ricordare le personalità importanti del Paese”.

Quale personaggio vivente vorresti interpretare? 

“Mi interesserebbe molto raccontare Zuckerberg. Tutta la dinamica di cosa ha scoperto, della sua associazione, dei soldi. Il modo in cui affronta certi processi, il difendersi da solo con grande serenità. Lui ha fatto degli  sbagli, ma chiunque li fa. Ha sempre avuto in testa la globalizzazione dell’essere umano in modo onesto”.

Dove ti vedremo prossimamente?

“Mi rivedrete a teatro in ‘Don Chisciotte’, sto preparando ‘Calibro 9′ con Tony D’Angelo e Marco Bocci. È un sequel di quello storico. Poi tornerà ‘La Compagnia del Cigno 2′ che stiamo scrivendo. Fortunatamente sono pieno di impegni”.



more No Comments ottobre 10 2019 at 11:08


Clara Serina: Dopo aver cantato Lady Oscar torna con “Che Avventura!”

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È stata la voce femminile dei Cavalieri del Re e a cavallo degli Anni ’80 e ’90 ha cantato le sigle dei più famosi cartoni animati che resteranno per sempre nella storia. Uno su tutti: Lady Oscar. Stiamo parlando di Clara Serina che adesso ritorna con tanti nuovi progetti, a partire dal singolo: “Che Avventura!”, scaricabile da youtube (https://www.youtube.com/watch?v=06eMpWuWA14).

di Roberto Ruggiero

Clara, ci vuoi parlare come è nata questa “avventura”?

“Prima di tutto sono molto contenta di aver partecipato a questo progetto. A coinvolgermi è stata la mia amica Laura Avalle, dopo che lei aveva scritto il testo e accenni di melodia. Così, insieme a due formidabili musicisti che sono Matteo Balani e Johnny Pozzi, abbiamo lavorato su questa canzone per bambini e, a finire, l’ho cantata. Non solo. Ho fatto anche i cori: quindi tutte le prime, le seconde e le terze voci per creare il clima della canzone che, secondo me, è venuta benissimo!”.

Hai fatto sognare generazioni di bambini…

“Ancora oggi, quando faccio i concerti, mi emoziono nel vedere tre-quattro generazioni che cantano insieme a me Lady Oscar, Cuore, Fiorellino, Stilly lo Specchio Magico, Sasuke, L’uomo Tigre e tante altre canzoni ancora”.

Che cosa ti ha suscitato la canzone “Che Avventura!” e perché hai detto di sì a questo nuovo progetto?

“Mi piaceva l’idea di aiutare musicalmente la mia amica Laura in questo brano, poi perché è una canzone che evoca una realtà psicologica del bambino molto bella: racconta le sue paure e lo rassicura. Il messaggio di questa canzone è chiaro: seguire il cuore è sempre la strada giusta e questo, psicologicamente, dà un valore aggiunto a quei sentimenti che i bambini hanno bisogno di ritrovare dentro di loro, contare su se stessi, principalmente quando hanno sentimenti di solitudine e senso di abbandono. E poi nel brano c’è il bosco che è rappresentativo della vita, l’avventura di crescere e diventare grandi e la canzone mostra che ci si può avventurare nella vita, che c’è il momento in cui ci si disorienta anche per i cambiamenti evolutivi del bambino ma anche dell’adulto, però poi c’è sempre un ritrovamento nel nuovo attraverso l’ascolto di una guida interiore. Seguire il cuore, metaforicamente parlando, significa sapere che mamma e papà ci sono e ci saranno sempre. Questo è molto importante, perché i bambini hanno bisogno di essere rassicurati sapendo di essere amati. È una ricerca universale che riguarda tutti i bambini di tutte le età”.

Progetti futuri?

“Sulla scia degli Anni ’80 sono stata invitata dal regista sassarese Marco Demurtas e dalla sceneggiatrice Viola Ledda a fare la colonna sonora del suo nuovo film “Buon Lavoro” che uscirà a breve nelle sale italiane. Si tratta di una commedia italiana che vuole raccontare la crisi d’identità dei giorni nostri, dove spesso la soluzione viene cercata proprio in quegli anni d’oro che sono stati gli Anni ’80. Questo film ha coinvolto, in veste di attori, anche ragazzi diversamente abili, insieme a nomi importanti come Giancarlo Giannini, Giuliana De Sio, Abel Ferrara, Giuseppe Giacobazzi, Pippo Franco, Peppe Iodice, Benito Urgu, Red Ronnie e tantissimi altri. Il montaggio lo ha fatto il bravissimo Patrizio Marone (di Gomorra). Con queste mie nuove composizioni musicali, dodici brani in tutto, ho potuto raccontare anche la parte nostra bambina che oggi cerca un eroe, per sentirsi importante e potersi motivare nella vita. Una di queste musiche, per esempio, dice più o meno questo: fa niente se gli altri pensano che io sia fuori di testa. Quando penso ai miei eroi: Lady Oscar o L’Uomo Tigre, per esempio, in quel momento sono felice e mi ricarico di vita e di forza”.

A proposito di canzoni di ieri e di oggi: quelle dei bambini degli Anni ’80, rispetto a quelle dei bambini degli Anni 2000 sono tanto diverse?

“Penso che ci sia davvero una grande differenza a livello di testi e di messaggi. Le canzoni degli Anni ’80, mi riferisco in particolare a quelle dei cartoni, aiutavano il bambino a capire che la vita ha una grande significato all’interno di valori da seguire come l’amore, l’altruismo, l’amicizia, la lotta per il bene. I cartoni di oggi, invece, non si preoccupano di avere una storia, di trasmettere dei valori, sembrano più interessati alle immagini fini a se stesse”.



more No Comments ottobre 10 2019 at 11:05


Flora Canto: “Dopo un’estate difficile pronta per una nuova sfida”

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È una delle concorrenti della nuova edizione del programma “Tale e quale show”. Dopo aver subito la scorsa estate un intervento chirurgico che l’ha costretta a rimanere in ospedale per diversi giorni, Flora Canto ora sta bene e si dichiara pronta ad affrontare una nuova sfida. A fare il tifo per lei da casa la figlia Martina e il compagno Enrico Brignano.

di Giulia Bertollini

In questa chiacchierata, Flora oltre a svelarci alcuni divertenti retroscena della sua vita familiare ci ha raccontato qualcosa in più su come sta affrontando questa nuova esperienza televisiva.

Flora, come stai? Abbiamo letto che non hai trascorso una bella estate.

“Ora sto bene, sono stata operata a Ferragosto, mi hanno tolto appendicite ed ernia, c’era la promozione a Ferragosto (ride). Tendo però a sdrammatizzare, i problemi di salute veri sono altri”.

All’inizio ti sarai preoccupata. 

“Sì perché i medici non riuscivano a fare una diagnosi. Poi il mio medico di famiglia mi ha rassicurato. Il mio primo pensiero è stato mia figlia Martina. Mi sono detta ‘e ora a chi la lascio?’. Mia mamma ed Enrico mi sono stati però di grande aiuto. A Ferragosto abbiamo pranzato insieme in ospedale mangiando fusilli in bianco e dividendoci un petto di pollo grigliato. A lui ha fatto sicuramente bene, a me un po’ meno. Mi sembro diventata Olivia”. (ride)

Insomma, Enrico è un uomo da sposare.

“E’ davvero molto bravo a casa. Lo chiamo cintura nera da casalingo. Sulla cucina un po’ meno perché si adagia considerando che mi metto solitamente io ai fornelli. Lui sistema però i letti, spazza per terra, rassetta e mette tutto a posto”.

A casa cosa dicono della tua partecipazione a “Tale e quale”?

“Sono tutti molto contenti. Martina non vedrà le imitazioni perché il programma finisce tardi e lei a quell’ora dorme. Poi tanto non mi riconoscerà nemmeno. E poi lei mi vorrebbe più imitatrice di Masha e Orso e di Minnie. Enrico invece si diverte. Tra l’altro, lui sarà anche uno dei giudici in una puntata perché è in promozione con il suo nuovo film. Già l’ho minacciato anche perché tanto a casa poi quella sera deve tornare”.

Enrico ti ha dato qualche consiglio?

“Mi ha suggerito di viverla con divertimento. Il mio intento è di migliorarmi ed è questo lo spirito con cui ho deciso di affrontare questa sfida”.

Questa esperienza ti permette anche di riappropriarti dei tuoi spazi e di respirare un po’.

“Lavoro da quando ho 18 anni. Quando sono rimasta incinta di Martina è stato per me un disastro perché non riuscivo a stare ferma. Ho continuato a scrivere pezzi comici e a darmi da fare. Anche adesso faccio dei salti mortali per accompagnarla a scuola e stacco mezz’ora prima per tornare a casa e farle il bagnetto. L’anno scorso rinunciai a partecipare ad una trasmissione Mediaset per poter stare con lei”.

Un film con Enrico lo faresti?

“Non mi vuole. Prende sempre le altre e io ormai gli ripeto che le attrici sono finite. Però è pur vero che mi subisce a teatro. (ride) Io comunque sarò presto al cinema in un film che inizierò a girare a settembre con Valentina Lodovini e Neri Marcorè. Sarà un personaggio piccolino ma molto divertente”.

Come te la cavi con il canto?

“Innanzitutto, il cognome è già una garanzia. (ride) Sono cresciuta con Anna Marchesini e Monica Vitti che per me sono delle straordinarie caratteriste. Quella è stata per me una scuola che mi è servita per essere più versatile. Quando mi trovo in macchina sul Grande Raccordo Anulare mi esercito a cantare tra un semaforo e l’altro”.

Magari chissà dovrai anche ballare. 

“Spero in un Alligalli”. (ride)



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Eugenio Krauss: “Ho realizzato un sogno che sembrava impossibile”

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Nato a Venezia, dalla quale si porta in dote la malinconia della città lagunare ma a Roma ormai da tanto tempo, Eugenio si sa districare agevolmente tra tv, cinema e teatro e in questa intervista ci parla di lati molte volte poco sviscerati del mondo dello spettacolo. Una chiacchierata piacevole e ricca di contenuti interessanti. Volete sapere con chi farebbe il film della vita?

di Simone Mori

Ciao Eugenio, innanzitutto, grazie per aver accettato di fare una chiacchierata con noi di GP Magazine. Raccontaci qualcosa di te, in modo tale che i nostri lettori ti inizino a conoscere meglio. Iniziamo: come nasce la tua passione per la recitazione?

“Non so da dove sia nata, credo sia stata sempre dentro di me. Racconta mia madre che quando avevo circa tre anni mi specchiavo sul vetro del forno e le chiedevo di dirmi ‘poveretto, poveretto!’ e poi le mostravo di saper piangere a comando. Ho sempre avuto il desiderio di recitare, ma non ho avuto il coraggio di mettermi in gioco fino ai 30 anni, quando finalmente mi sono iscritto ad una scuola di recitazione per dilettanti, da lì poi di scuole ne ho fatte molte e moltissime sono ancora da fare. Dopo la prima esperienza su un set cinematografico (‘Oggi Sposi’) ho passato tre giorni a piangere per avere realizzato che, ciò che consideravo un sogno inaccessibile, poteva essere un lavoro vero. Ho avuto pietà di me per avere sbagliato tutto, ma anche il coraggio di lasciare il mio precedente lavoro e seguire i miei sogni”.

Hai lavorato con Verdone, mostro sacro della commedia italiana. Che ricordi hai e cosa ti ha insegnato?

“Ho girato due film con Carlo, ‘Sotto una buona stella’ e ‘L’abbiamo fatta grossa’. La prima volta che ci siamo conosciuti sono andato ad incontrarlo a Cinecittà. Era a ridosso dell’inizio riprese e stava cercando un attore che potesse interpretare il notaio Venanzio dopo che qualcun altro aveva dato forfait. Al termine del nostro incontro stesso mi dice ‘se ti piace e vuoi essere dei nostri puoi passare ai costumi’. Quell’istante, in cui ho realizzato che mi stava dando fiducia e che avrei lavorato con lui, è stato gioia pura, esattamente come nel film ‘La Ricerca della Felicità’ di Gabriele Muccino, una gioia talmente grande e talmente bella che mi sono salite le lacrime agli occhi. Per giorni non dissi nulla a nessuno, perché non ci potevo credere, anche se avevo firmato il contratto. Le riprese poi andarono benissimo, mi divertii talmente tanto che in alcuni momenti non riuscivo a trattenermi e scoppiavo a ridere. A fine giornata Carlo mi prese da parte e mi confidò che era una scena che in sceneggiatura non lo convinceva fino in fondo, tanto che aveva pensato di tagliarla, ma che invece girata era venuta una delle scene più belle del film. Il giorno dopo il mio agente mi dice che lo aveva anche chiamato per ringraziarlo. Di Carlo ammiro la grande gentilezza e l’assoluto rispetto per gli attori, l’apertura alle idee degli altri, il divertimento nel lavoro e la capacità di lasciarsi andare all’istinto. Nonostante avesse pensato di tagliare la scena, di pancia decise di puntare su di me e rimase soddisfatto. Adoro Carlo!”.

Cosa hai portato a Roma della tua Venezia?

“L’amore per le cose belle, una malinconia onnipresente, l’amore per il mare, il vino e un accento un po’ cantilenante”.

Ti muovi agevolmente tra cinema, tv, teatro e pubblicità. Se dovessi elencare i pregi ed i difetti di ogni settore, quali sarebbero?

“Ci sono ancora troppe barriere all’ingresso e poco ricambio. Vediamo lavorare sempre gli stessi dieci attori. Nella serialità con l’avvento delle piattaforme streaming internazionali il mercato si sta un po’ aprendo alla novità, ma mi sembra ancora troppo poco. Al di fuori delle accademie e del Centro Sperimentale, che accettano solo giovanissimi, manca una formazione permanente di alto livello finanziata dallo Stato e accessibile a tutte le età a costi limitati. Non esiste un contratto collettivo di lavoro e un compenso minimo garantito. Manca una forma concreta di sostegno al reddito per gli attori che pur dedicandosi all’attività a tempo pieno hanno guadagni irrisori. In tema di formazione gratuita e sostegno al reddito (con il rimborso spese dei provini), la collecting Artisti 7607, a cui sono iscritto, sta facendo moltissimo, ci terrei che lo scriveste perché ho un senso di profondissima gratitudine per il meraviglioso lavoro svolto, che ha contribuito a creare una comunità e sta cambiando concretamente i rapporti tra noi attori, che ci sentiamo più vicini, facciamo gruppo e ci aiutiamo. Tra i pregi è doveroso dire che negli ultimi anni si è visto un innalzamento davvero importante della qualità delle produzioni, c’è una vera e propria concorrenza sulla qualità in particolare nella serialità, sempre maggiormente curata”.

Il tuo mondo è spesso messo al centro di polemiche. Si parla di poco investimento per lo spettacolo. É vero?

“È vero se ne parla molto. Penso che il vero problema non sia tanto legato alla misura degli investimenti, quanto piuttosto alla mancanza di propensione al rischio di chi produce e distribuisce. Manca la fiducia in una storia e nelle capacità artistiche di chi la realizza. Oggi, grazie alla tecnologia, è possibile produrre e distribuire contenuti video con costi abbastanza limitati. Tuttavia, non solo le grandi produzioni, ma anche le opere a scarso budget, nella speranza che questo richiami l’attenzione del pubblico, hanno la tendenza ad investire più nel nome famoso da mettere in locandina che nello sviluppo della storia. La maggioranza dei fondi viene investita per avere la sicurezza che deriva dalla presenza di una o più ‘star’ nel cast, depauperando la macchina produttiva di risorse fondamentali. Con il risultato di avere una sceneggiatura zoppa, poco tempo per realizzare, ecc. Gli stessi criteri del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo), che dovrebbero contribuire ad abbattere le barriere all’ingresso, privilegiano i cast formati da attori famosi e pluripremiati. Ritengo sia una strategia miope e protezionistica che non ha compreso il valore e la capacità di attrazione della novità. Penso sempre ad un paragone tra Olivetti ed Apple. Negli anni ’90 Olivetti era leader nel mercato dei personal computer, la sua capacità tecnologica era avanzatissima, Apple era solo una squattrinata startup di studenti. Col passare degli anni Apple ha investito in innovazione, nella proposta di prodotti nuovi che prima non esistevano e che lasciavano perplessi gli addetti ai lavori, ma hanno incontrato il favore del grande pubblico. Olivetti ha invece preferito focalizzarsi sulle vendite, in particolare nel settore pubblico italiano. Nessuna innovazione, pochi rischi, profitti alti. Oggi Apple è una delle più grandi multinazionali del mondo e Olivetti non esiste più. Quando i produttori italiani avranno il coraggio di proporci un iPad?”.

Cosa vorresti nel tuo futuro immediato? 

“Avere la possibilità di mostrare il mio talento, trovare un regista e un produttore che credono in me per un ruolo importante, come fece Carlo Verdone in ‘Sotto una Buona Stella’”.

Dimmi il regista e un cast con il quale vorresti lavorare domattina.

“Quentin Tarantino, Christoph Waltz, Charlize Theron, Eugenio Krauss”.



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Maria Letizia Gorga: “Todo Cambia” per celebrare Mercedes Sosa

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Il 12 ottobre l’Auditorium Parco della Musica aprirà le porte per accogliere Maria Letizia Gorga, una delle più interessanti interpreti della musica italiana ed internazionale che con lo spettacolo “Todo Cambia” vuol ricordare uno dei personaggi femminili più controversi della lotta per la liberazione dell’Argentina.

di Mara Fux

Mercedes Sosa non è quel che si può definire un personaggio nazional popolare: come mai hai scelto lei? 

“Mercedes è sicuramente più vicina alla mia generazione che a quella attuale che probabilmente la conosce di meno semplicemente perché non ha vissuto emotivamente quei momenti storici in cui ritornelli come “el pueblo unido” erano sulla bocca di tutti. In realtà é stata la voce della rivoluzione del popolo argentino che si opponeva al regime dei colonnelli e che ha trovato in lei e nella sua voce lo strumento per gridare al mondo la tragedia che stava vivendo. Lei stessa, che non amava cantare davanti a platee troppo grandi, quando sui accorse di cosa significasse la propria voce per il suo popolo lo dichiarò dicendo ‘non amo cantare in pubblico ma quando ho capito l’importanza della mia voce ne ho fatto lo strumento per dar voce al popolo’. Trovo che questo rappresenti la sublimazione dell’Arte: la consapevolezza di esser voce di messaggi importanti, la rappresentare la voce degli ultimi, di chi non ha la forza di dire la sua. Mercedes con la sua voce si è fatta forte di una battaglia sociale tanto che si è trovata contro lo stesso regime il quale dopo averla censurata l’ha condannata all’esilio, esilio che invece lei ha trasformato nel mezzo per denunciare al mondo intero quello che stava avvenendo nel suo Paese”.

Una realtà storica che altrimenti rischiava di passare inosservata. 

“L’oscurantismo del regime ha provato in tutti i modi a fermarla: l’hanno dichiarata dissidente e poi censurata finché durante un concerto le è stato comunicato che se avesse cantato al microfono l’avrebbero arrestata e sai come ha reagito? ‘mi dicono che non posso cantare al microfono per cui ora canto a voce piena’ ha detto e si è messa a cantare con il risultato che l’intero pubblico le è andato dietro cantando con lei. Dopodiché è stata mandata per tre anni in esilio con il risultato che voci internazionali di tutti i paesi hanno abbracciato il dramma di quanto stava avvenendo nella sua nazione ospitandola con concerti”.

Quale è stato il motivo occasionale che ti ha portato alla realizzazione di uno spettacolo su Mercedes Sosa? 

“Mi sono avvicinata a lei dopo esser stata invitata ad interpretarne alcuni brani musicali ed alcune letture durante la presentazione del libro La Negra, il nomignolo che le era stato dato per la sua potente voce, di Rodolfo Braceli una quindicina di anni fa. Da lì è partito un approfondimento ed uno studio del personaggio assieme a Pino Ammendola che, con la sua sensibilità e passione, ne ha tratto il magnifico spettacolo che oggi riproponiamo all’Auditorium in occasione della ricorrenza della sua morte”.

Come ti sei preparata al personaggio? 

“Sicuramente allontanando da me ogni intenzione imitativa. Ho cercato di rappresentarla in maniera etica, estraniandomi in qualche modo da lei per raccontarne la vita e descriverla nello sviluppo delle sue vicende personali e facendo sì che la citazione divenisse interpretazione solo in alcuni momenti. E’ stato uno studio molto intenso, con Dalida, altra figura femminile che come ben sai interpreto da anni, è stato più facile perché il racconto della sua vita è sempre in terza persona, da fan e spettatrice. In questo altro caso c’è molta politica, molto pensiero e non volevo traslare l’attenzione su questo aspetto, volevo raccontare una vita che si fa azione oltre che sottolineare l’azione umana della sua vita terrena”.

E come è stata la sua vita? 

“Una vita molto travagliata, combattuta, di cui lei è sempre stata protagonista, a cominciare dai suoi innamoramenti: diventa cantante perché il suo primo marito Oscar Matus è musicista e la vuole accanto a sé come cantante per sfruttarne la dote canora; poi l’amore profondo per Pocho Mazzitelli suo secondo marito che però muore prematuramente di tumore lasciandola sola e perdutamente innamorata; poi un’altra perdita, quella degli amici, delle persone che le stavano vicino e l’esilio che è la perdita delle proprie radici. Dolori immensi che fanno della sua una vita complessa fino alla sua stessa malattia che la porterà alla morte, morte che lei accetta conscia di aver compiuto una missione alta. Sono innamorata di questo personaggio”.

In che senso? 

“Vivere serenamente il proprio dolore fa la differenza. Ho molta ammirazione per questi grandi interpreti che hanno cambiato il loro destino per cambiare il destino degli altri. Quando le hanno imposto di smettere di cantare era cosciente di quello cui andava incontro ma ha cantato. La stessa cosa successe a Dalida quando il direttore dell’Olympia non voleva che cambiasse il proprio repertorio ma eseguisse le canzoni che l’avevano resa popolare. Sai che ha fatto? Si è affittata l’Olympia e ha eseguito il repertorio che voleva lei”.

Chi ti accompagna in questo tuo percorso artistico? 

“Sicuramente Pino Ammendola che studia con profondità la vita di questi personaggi e costruisce testi meravigliosi intrisi di emozione e sensibilità. Poi Stefano De Meo, pianista e autore degli arrangiamenti di tutti i miei spettacoli. In Todo Cambia  ci affianca anche Pino Jodice chitarrista di altissime doti con il quale ho inciso due dischi la CNI, la mia etichetta, diretta da Paolo Dossena”.

Perché il titolo “Todo Cambia”? 

“E’ il titolo di uno dei più grandi successi di Mercedes Sosa, utilizzato anche da Nanni Moretti nel suo “Habemus Papam” ma soprattutto perché è un autentico inno. Quando sembra che nulla possa cambiare invece Todo Cambia. Avere il coraggio del cambiamento, affrontarlo con coraggio, senza paura. C’è una sola cosa, come dice anche la canzone, che non deve cambiare: il cuore”.



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Blonde Bombshell: La pin-up del nuovo millennio

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Nell’era della tecnologia, dell’informatica e dei social, c’è ancora spazio per il fascino delle curve sensuali, dei sorrisi genuini, della femminilità del secolo scorso. Blondebombshell è una performer pin-up che a suon di studio, acquisti mirati e formazione specifica ha saputo riportare al giorno d’oggi il fascino delle donne incaricate dagli States di tenere alto il morale degli uomini al fronte.

“Mi piace l’idea di trasmettere la bellezza tipica degli anni Quaranta e Cinquanta, così sensuale ed elegante – racconta – ma, soprattutto, far capire che una donna può essere bella nonostante abbia qualche chilo in più”. Il ruolo di pin-up, in fin dei conti, fa parte del suo dna, del suo mood quotidiano. “Non è una semplice passione, ma un modo per raccontarmi agli altri” racconta Blondebombshell con quel suo fare che conquista ancor oggi.

Cosa vuol dire essere nel 2019 una pin-up?

“Pin up lo si è dentro, nella testa e nel cuore. Il resto vien da sé quando si sale sul palco: in quel contesto trovo la mia vera personalità sexy e giocosa. Certo, in Italia non è facile portare l’autentico stile a stelle e strisce senza scadere nel volgare. Io, nel mio piccolo, ci sto provando…”.

Come si sviluppa la tua carriera di pin-up?

“Ho partecipato a vari concorsi arrivando sempre in finale: ricordo con piacere il terzo posto al Motodays di Roma e il primo posto al concorso Miss Hot Road 66. Non solo: ho posato per numerosi shooting e sono stata testimonial della moto dedicata ai fumetti Strurmtruppen”.

Qual è il percorso di crescita?

“Per migliorare il mio personaggio mi ispiro molto alla meravigliosa Marylin Monroe. Lei è un autentico ideale di bellezza”.

E tu vorresti proseguire in questo percorso.

“Proprio così: mi piacerebbe entrare nel mondo dello spettacolo ma senza tradire il personaggio che sono. Mi piacerebbe essere una delle pin up italiane presa a riferimento per altre ragazze che si vogliono avvicinare a questo mondo”.

Nel quotidiano come ti piace apparire?

“Un pizzico di esibizionismo non manca, altrimenti non potrei essere una pin up. Nel quotidiano indosso ciò che mi valorizza: un abito o maglia un po’ scollata, gonne che lasciano in libertà le gambe”.

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more No Comments ottobre 10 2019 at 10:55


Manuela Chiarottino: La scrittrice che racconta la magia dei libri

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La scrittrice piemontese Manuela Chiarottino è da poco uscita su tutti gli Stores con l’ultima sua fatica editoriale dal titolo “La bambina che annusava i libri”, edito da More Stories. Vincitrice del concorso Verbania for Women 2019 e del premio Fondazione Marazza per la narrativa per l’infanzia, nella scrittura l’autrice ama il genere rosa, declinato in diverse sfumature.

di Francesa Ghezzani

Nel suo ultimo romanzo ambientato in Toscana, Manuela Chiarottino narra la vita di Stella che, fino ad allora trascorsa tranquillamente, subisce un brusco cambiamento nel momento in cui la giovane riceve in eredità dal nonno un libro molto antico e una strana lettera che la condurranno ad addentrarsi nei misteri della sua famiglia e del suo cuore.

Manuela, in questo libro parli di libri e della loro magia… perché questa scelta?

“Perché amo i libri e come lettrice ho pensato che sarebbe stato bello leggere qualcosa dove fossero loro i protagonisti, così ho pensato di scrivere io quella storia. In più mi piaceva l’idea di svelare qualche piccolo segreto, curiosità, che non tutti conoscono”.

L’ambientazione in una piccola libreria di Firenze ti sembrava il luogo perfetto per conferire al romanzo un alone di “intimità” e di mistero?

“Firenze è una città che ho conosciuto durante una vacanza e mi è rimasta nel cuore. Volevo un’ambientazione che sapesse di profumi antichi, d’arte, dove l’immaginario portasse subito a vecchi palazzi, botteghe artigianali. Un luogo con un suo fascino innato. Firenze mi è sembrata la scelta giusta”.

Oltra alla storia di Stella che si dipana, troviamo il romanzo infarcito di curiosità storiche e di informazioni sui libri. Come ti sei documentata?

“Ho fatto molte ricerche in rete, ho contattato il presidente dell’Associazione Italiana Ex Libris, gentilissimo nel fornirmi informazioni a riguardo di queste piccole opere d’arte, infine ho visitato una mostra a loro dedicata”.

Non solo parli di un libro antico, ma ti addentri anche nel filone, diciamo così, degli ex libris… 

“Cercavo qualcosa che appartenesse al mondo dei libri, alla loro arte, qualcosa di antico ma sempre presente, di poco conosciuto ma che potesse attrarre la curiosità del lettore. L’ex libris secondo me era perfetto e ne ho riscontro dai commenti dei lettori”.

Ci riveli qualche curiosità in merito?

“Il nome in latino significa ‘dai libri’ e in pratica sono contrassegni, in forma di timbro o talloncino, che identificano il proprietario di un volume. Una specie di biglietto da visita, collocato sulla copertina di un libro o sul risvolto, che col tempo è stato arricchito anche di altre informazioni, come lo stemma araldico o gli interessi del possessore, attraverso la riproduzione di oggetti reali o simbolici. Ne ho visti molti con riprodotti dei gufi, forse perché il gufo è un animale notturno proprio come noi lettori… e scrittori, aggiungo io, ma troviamo anche ex libris patriottici, fantasy, erotici, insomma, se ne possono trovare di ogni tipo e alcuni sono davvero spettacolari. Vorrei anche aggiungere che la loro storia è molto antica, il primo che si conosce risale a 1400 anni prima di Cristo ed è stato trovato in una piramide: una placchetta di terracotta con inciso il titolo dell’opera e i nomi del Faraone e la sua sposa. Non è affascinante?”.

Se invece di appartenere al passato fossero presenti nel mercato editoriale attuale o futuro come li vedresti collocati gli ex libris?

“In realtà esistono ancora, anche se per di più sono dei timbri impersonali o adesivi con un disegno e lo spazio per apporre il proprio nome, mentre quelli storici e artistici si possono vedere nelle mostre organizzate dalle associazioni o collezionisti privati. Personalmente, dopo avere fatto ricerche e soprattutto averli ammirati dal vero, mi è venuta voglia di farne uno personalizzato. Sarebbe bello se diventasse una nuova moda, potrebbe rilanciare il romanzo cartaceo, i librai in questo senso potrebbero essere dei promotori”.

Un’ultima domanda: nel tuo libro si parla di una lunga tradizione familiare di stampatori e librai. Il rapporto con il libraio di oggi come lo vedi e, in caso, come auspicheresti che fosse sia dal punto di vista di scrittrice sia di lettrice?

“Sicuramente oggi non c’è più quel rapporto tra lettore e libraio così com’era un tempo. Gli ebook vanno per la maggiore e, anche se anch’io confesso di avere un kindle sempre colmo di storie, hanno tolto qualcosa ai libri tradizionali, per non parlare dei siti on line di vendita. A Torino ho assistito alla chiusura di molte librerie storiche e la cosa è davvero triste. Si è un po’ perso quel dialogo che portava il lettore a chiedere un consiglio per l’acquisto o un parere su un romanzo, ma immagino che per i librai sia quasi impossibile star dietro a tutte le uscite che ci sono ogni giorno. Sarebbe bello tornare a un rapporto che vorrei quasi definire confidenziale. In fondo scegliere un libro è come scegliere un amico. Sia come scrittrice che come lettrice mi piacerebbe anche si avesse il coraggio di mettere in vetrina libri di scrittori meno conosciuti, di piccole o medie case editrici, c’è tutto un mondo da scoprire”.



more No Comments ottobre 10 2019 at 10:50


Lisa Marzoli: “Sarò sempre grata a Maurizio Costanzo”

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È uno dei nuovi volti interessanti del nostro giornalismo, è stata al timone con Beppe Convertini per tutta la bella stagione ne “La Vita in Diretta Estate”. In questa nuova stagione televisiva la vedremo il sabato mattina con “Il caffè di Rai Uno” nel contenitore “Uno Mattina” e nel “Gran Varietà” con Maurizio Costanzo in seconda serata sempre sulla rete ammiraglia di Viale Mazzini.

di Silvia Giansanti

Di fronte abbiamo una donna che sprizza gioia, cultura e soprattutto umanità da tutti i pori. Non ci dobbiamo quindi sorprendere se una persona arguta e sensibile come Maurizio Costanzo l’ha scoperta e voluta al suo fianco. Un bel diamante grezzo da lavorare insomma, per ottenere una conduttrice come si deve. Alcune combinazioni fortuite, unite alla sua tenacia, hanno fatto raggiungere bellissimi traguardi a Lisa Marzoli. Instancabile e felice della sua vita, si divide tra passeggini, pappe, telecamere e assistenti di studio. Due anni fa è arrivata Ginevra, il dono più atteso.

Lisa, sei stata scoperta da Maurizio Costanzo. Come è successo?

“All’inizio conducevo il Tg3 del Lazio e mi è stato proposto di condurre un programma televisivo sugli animali. L’ho fatto per tre stagioni, ignara che uno come Maurizio Costanzo aveva una grande passione per gli animali e quindi la domenica mattina seguiva la trasmissione”.

Come lo hai scoperto?

“Perché un giorno è uscito un articolo su un giornale dove appunto Costanzo ha dichiarato che era uno spettatore di quel programma e che ammirava la compostezza della conduttrice. Si riferiva ovviamente a me. Sono rimasta talmente colpita da questa sua recensione che ho cercato il suo numero per ringraziarlo. Da quel momento abbiamo continuato a sentirci telefonicamente per parlare del regno animale e delle sue razze particolari che esistono al mondo. Abbiamo toccato anche argomenti lavorativi, fino a quando Maurizio mi ha proposto di co-condurre con lui ‘S’è fatta notte’. Sono stata onorata di questa sua proposta e così abbiamo iniziato la collaborazione che è durata varie stagioni”.

Per quale motivo pensi di essere piaciuta al famoso uomo coi baffi?

“Credo per l’umanità e la sensibilità che riesco a trasmettere, unite al giornalismo. Mi ha definita un materiale umano sul quale si poteva lavorare molto per tirare fuori una conduttrice televisiva a 360 gradi. Da tanto tempo, a detta sua, non incontrava una persona così. Per me è stato un padre putativo”.

Hai avuto da sempre il pallino del giornalismo?

“Pensavo di fare la giornalista sulla carta stampata, all’epoca vedevo nella tv un mondo distante da me. Non sapevo esattamente dove sarei finita, ma comunque il giornalismo è stato sempre nelle mie vene”.

Le tue prime esperienze in tv cosa ti hanno lasciato?

“Ho imparato che la televisione può rivelarsi un’arma a doppio taglio se non sai gestire determinate cose. Mi ritengo fortunata di aver lavorato con Costanzo; per me è stata una specie di seconda laurea, un master se così lo possiamo definire. E’ un mestiere dove si ruba con gli occhi, imparando dagli altri ma facendo tuo il lavoro. Dall’inizio ho capito che la tv era proprio fatta su misura per me. Ogni volta che si accende la lucetta della telecamera, mi sento a mio agio, ho scioltezza e la sento come fosse casa mia”.

Ti piace presentare eventi?

“A dir la verità salire su un palco mi mette un po’ di ansia, preferisco la telecamera e lavorare dentro uno studio”.

Per tutta l’estate sei stata in onda con “La Vita in Diretta Estate”. Cosa ti ha coinvolto di più?

“I vari racconti drammatici o meno della gente comune mi coinvolgono di più emotivamente”.

Quali argomenti preferisci trattare?

“Dal punto di vista giornalistico sono attratta dalla cultura”.

Un collega con cui sei particolarmente affiatata?

“Sempre lui, Costanzo”.

Una parola su Beppe Convertini.

“E’ un buono. Io vado d’accordo con i buoni d’animo”.

In che misura ti fai prendere da tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione?

“Non molto, perché diventa poi un lavoro. Seguo i social ma non in maniera esagerata. Ho già mia figlia che mi assorbe tempo. La sera lascio il cellulare da una parte e mi dedico alla famiglia”.

Come procede la tua vita da mamma?

“E’ tutto un incastro, è tutto organizzato. Non nascondo di essere un po’ stressata, ma non si può fare altrimenti. Le mie giornate iniziano alle 7 e proseguono fino a mezzanotte. Ho rinunciato alle amicizie e alle uscite mondane”.

Nel poco tempo libero cosa preferisci fare?

“Stare sempre con mio marito e con mia figlia, soprattutto nel week end. Sono tutta casa e lavoro, ma ho trovato il mio equilibrio”.

C’è un angolo di Roma che ti affascina particolarmente?

“Il quartiere Coppedè dove ho abitato per molti anni. Spesso mi reco a piazza Mincio dove c’è la fontana delle rane che porta fortuna”.

CHI E’ LISA MARZOLI

Lisa Marzoli è nata ad Ortona (Chieti) il 12 febbraio del 1979 sotto il segno dell’Acquario con ascendente Capricorno. Caratterialmente si definisce giustiziera e tenace. Ha l’hobby della lettura, non è tifosa e ama mangiare i tortellini al ragù. Possiede due cani di razza Golden Retriever di nome Peppa e Grace e quattro gatti. Il 2017 è stato l’anno fortunato della sua vita, perché è nata sua figlia. Adora Roma ma le piacerebbe vivere a New York. E’ sposata dal 2016 con l’imprenditore Francesco Borrelli e ha una figlia di nome Ginevra. Da sempre ha avuto la passione per il giornalismo che l’ha portata a trasferirsi a Roma dove si è laureata e a soli 26 anni ed è diventata una giornalista professionista. Alle spalle ha numerose esperienze di lavoro. E’ stata direttrice del bimestrale culturale “Quarto Potere”, iniziando a condurre anche programmi televisivi. Dal 1999 è collaboratrice del “Resto del Carlino” e in seguito inviata per “Uno Mattina Estate”. Ha curato anche i testi per “Uno Mattina”. Nel 2007 si è occupata per il Tg3 delle rubriche Economia e Lavoro e Costume e Società, per poi passare ai servizi parlamentari Rai. Nel 2008 è stata inviata del TGR Lazio e mattatrice di “Buongiorno Regione”. Dal 2012 al 2015 ha condotto “Cronache Animali” su Rai Due. Nel 2016 è stata ingaggiata da Maurizio Costanzo a co-condurre “S’è fatta notte”. Quest’anno è stata chiamata con Beppe Convertini a “La Vita in Diretta Estate”.



more No Comments settembre 12 2019 at 14:55


Ezio Bosso: “La musica è magia e la vita me l’ha data come un dono”

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È stato il protagonista indiscusso del Festival di Sanremo del 2016 tanto da meritarsi la standing ovation del pubblico televisivo. Di lui colpisce non solo il talento ma anche quella straordinaria sensibilità che trapela ogni volta dalle sue parole.

di Giulia Bertollini

Dopo la partecipazione sanremese, il pianista Ezio Bosso aveva confidato che il suo più grande sogno era quello di portare la musica classica in prima serata. E proprio qualche mese fa è riuscito a realizzarlo debuttando su Raitre nel programma “Che storia è la musica”. Una follia d’amore come ha osato definirla perché ogni nota è una storia da raccontare, come ci ha confidato in questa intervista.

Ezio, aveva detto che sarebbe tornato in tv solo per insegnare la musica. Ed è stato di parola.

“E’ una follia d’amore che ho fatto per la musica perché credo che dietro ogni nota ci sia una storia da raccontare. Si può parlare della musica con amore e dolcezza, fa parte di quelle cose che diamo per scontate e ce le complichiamo da soli, come le cose più belle. Mi hanno aiutato tutti e ho incontrato anche nuovi amici che mi proteggono. Questa serata è nata dall’affermazione che faccio spesso che la nostra orchestra è una comunità di amici di lunga data, ragazzi giovani con un grande senso di società. Durante le prove mi sono sempre ripetuto che la musica è una storia. Quello che faccio a porte chiuse è uguale a ciò che faccio a porte aperte”.

Agli occhi degli altri, la sua malattia sembra averla messa in una posizione privilegiata. Crede che questa condizione l’abbia aiutata a comprendere meglio la magia della musica?

“La musica mi ha sempre fatto stare così. Se il mio corpo è cambiato lo nota qualcun altro. Io faccio questo mestiere da 30 anni, ho iniziato a 14 anni. Io credo nella musica, dovremmo crederci un po’ di più. Dovremmo scordarci dei corpi e diventare musica”.

Quando è avvenuto il suo primo incontro con la musica?

“La musica è presente nella mia vita da quando ne ho memoria, è difficile rispondere. A questo punto della mia esistenza da uomo di oltre mezza età comunque mi viene da dire che è la musica che ha incontrato me. Quando dico che quel bambino aveva più bisogno di altri della musica ci credo davvero. Ho memoria di tante cose, ma la musica la incontro ogni giorno perché un musicista quando studia ogni giorno la riscopre di nuovo e questa è una delle grandi magie”.

Di recente le è stato conferito un riconoscimento importante, il Gran Premio della Stampa Estera. Come ha reagito alla notizia? 

“Il premio è un contributo importante per me che mi sono prestato al cinema realizzando tre colonne sonore per Gabriele Salvatores. Sono felicissimo per i riconoscimenti, ma se mi fanno fare musica sto meglio perché quando devo parlare tendo ad agitarmi”. (ride)

La partecipazione a Sanremo di qualche anno le ha regalato tanto successo ma anche qualche ostacolo in più da superare. 

“Ho dovuto lottare di più per affermare che sono una persona, non un personaggio. Ed è faticoso perché io sono timido, non amo le fotografie. Ho sentito la responsabilità di fare non quello che ti aspetti, ma di portare le persone a scoprire cose nuove. Ho sentito il peso, la paura e il notevole pregiudizio del mondo della musica classica. Ho ricevuto anche cattiverie”.

Le è mai capitato di dover interrompere qualche concerto a causa dei cellulari? Cosa pensa di questo diffuso malcostume?

“Ai concerti dico direttamente di spegnere i cellulari. Mi piace paragonare lo squillo di un cellulare ad una tela di Michelangelo. Mentre però quest’ultima se recisa può essere restaurata, il momento di musica se interrotto è perso per sempre. Dovremmo avere l’accortezza di scordarlo il telefono: siamo lì per dimenticarci il mondo che c’è fuori, se continuiamo a stare col cellulare in mano è inutile andare a un concerto”.



more No Comments settembre 12 2019 at 14:52


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