Giorgio Marchesi “Il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni”

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Il bravissimo attore bergamasco ci parla delle recenti esperienze televisive e teatrali. Di lui colpisce la capacità di entrare nel personaggio e di renderlo unico. D’altronde ha un curriculum di tutto rispetto ed è nel pieno di una carriera ricca di soddisfazioni

di Giulia Bertollini

Non l’ha spaventato neppure il dialetto siciliano tanto che quando gli è stato proposto di partecipare alla serie Tv de “La stagione della caccia” non se l’è fatto ripetere due volte. Dopo il grande successo della seconda stagione de “L’allieva”, Giorgio Marchesi torna in tv vestendo i panni del comandante Emiliano Saint Vincent. Un personaggio che, come ci ha rivelato in questa intervista, gli ha permesso di confrontarsi con una realtà diversa venendo a contatto con le bellezze della Sicilia, una terra che lo ha stregato anche per l’umanità delle persone. In questa intervista, realizzata a margine della conferenza stampa di presentazione della serie, Giorgio si è raccontato a cuore aperto tra dettagli inediti della sua vita privata e impegni futuri.

Giorgio, sei stato uno dei protagonisti della serie “La stagione della caccia”. Ci puoi raccontare qualcosa sul tuo personaggio?

“Interpreto Emiliano Saint Vincent, un comandante di guarnigione di Vigata che ha origini francesi e piemontesi. Stringerà un’amicizia con Fofò La Matina, interpretato da Francesco Scianna e andranno a caccia insieme”.

Come ti sei avvicinato a questo personaggio e in che rapporto sei con Camilleri?

“Sono felice ed orgoglioso di aver preso parte ad un progetto scritto da Andrea Camilleri. Considerando che sono bergamasco mi sono detto ‘ma quanto mi ricapita’ e quindi senza pensarci due volte ho accettato subito la proposta. Stimo molto Andrea come scrittore, come intellettuale e soprattutto come uomo. Quello che mi colpisce della sua scrittura è l’utilizzo di un italiano che noi non parliamo più e la capacità di arrivare a tutti. E questo riescono a farlo solo i grandi”.

Come ti sei trovato a recitare in costume?

“Adoro lavorare in costume perché è espressione di periodi storici diversi. In questa serie, oltre ai costumi, sono state utilizzate le carrozze trainate dai cavalli e altri mezzi di locomozione tipici di quell’epoca. Anche la psicologia dei personaggi è risultata interessante. Il regista mi ha chiesto di dare al mio personaggio un forte accento piemontese e nel lavorare su questo ruolo mi sono immaginato quali difficoltà potesse incontrare un uomo del 1880 che si trovava a viaggiare verso Sud arrivando su un’isola sconosciuta”.

Cosa troviamo di Giorgio in questo personaggio?

“Come Emiliano, sono rimasto attratto da una terra bellissima, la Sicilia appunto. Non ci ero mai stato prima. Sentire i profumi, vedere il mare e cogliere il calore della gente mi ha fatto sentire a casa”.

Stanno girando alcune indiscrezioni in merito alla conferma delle riprese della terza stagione de “L’allieva”. Ci puoi dire qualcosa?

“Ho avvertito dell’ottimismo. Non so ancora nulla però. Sono in attesa di capire quale destino riserveranno gli autori al mio personaggio”.

Intanto, sei anche in tour nei teatri italiani con lo spettacolo “Le notti bianche”. 

“Quello che mi ha spinto ad accettare questo impegno è stato affrontare un autore come Dostoevskij. E’ un testo molto attuale perché parla di amore ma anche di sogni. Essere sognatori nella vita e immaginare la vita degli altri è un qualcosa che accomuna tutti. Con l’era digitale, il rapporto con la realtà è cambiato. Siamo disposti più a stringere amicizia sui social piuttosto che ad incontrarsi nella vita di tutti i giorni”.

In una società in cui i giovani lottano per costruirsi un futuro, sognare è ancora possibile?

“Credo che i giovani debbano essere dei sognatori perché sono quelli che devono costruire il futuro. Bisogna lottare per i propri sogni ed alzare l’asticella rispetto a ciò che ci circonda, superare i propri limiti. Poi magari non si riesce però vale la pena provare”.

Ti sei mai trovato in una situazione in cui sentivi che il tuo amore non era corrisposto?

“Sì, è capitato due volte di illudermi. Devo dire che è bruciato tanto. Il mio personaggio nello spettacolo reagisce in modo molto poetico. Al contrario di me che non sono rimasto tanto tranquillo”. (ride)

Progetti futuri?

“Sta per partire un’altra serie di Rai Uno “L’Aquila – Grandi speranze”. E’ un progetto a cui tengo molto. Abbiamo tutti il terrore che il terremoto possa avvenire da un momento all’altro. Ho vissuto l’Aquila avendo l’idea di un luogo con il cuore strappato. Una tragedia del genere provoca delle mancanze e delle assenze”.



more No Comments aprile 8 2019 at 16:35


Francesca Anastasi: Bella, creativa e “Sublime”

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di Alessio Certosa

Una bellissima donna e una moda fantastica. Sublime. Il nome del suo brand è tutto un programma. Lei è Francesca Anastasi, fashion designer che si sta facendo apprezzare per la bellezza e l’unicità dei suoi capi, che fanno sognare le donne. Spesso sui social è lei stessa che indossa meravigliosamente i capi, che crea in maniera magistrale, e li mostra al suo pubblico. D’altronde è stata indossatrice per stilisti dello spessore di Valentino, Gattinoni e Von Furstenberg.

Ciao Francesca, raccontaci di te per farti conoscere ai nostri lettori.

“Sono una fashion designer, creo abiti su misura ad edizione limitate rispettando il nostro made in Italy che, purtroppo, nel tempo sta andando sempre più a scomparire, per via dei prezzi molto contenuti che l’estero riesce a fornire attraverso l’utilizzo di materiali scadenti e nocivi, creando una concorrenza sleale. Sono sempre alla ricerca di nuovi tessuti per creare il capo originale, che parla di una donna forte, sicura di se e che sappia osare”.

Come nasce in te la passione per la moda?

“La mia passione per la moda nasce fin dalla tenera età di tre anni, quando mia nonna Maria mi insegnò l’arte dell’uncinetto. Da qui iniziai a spaziare con la fantasia, creandomi i vestitini per andare all’asilo. Ricordo perfettamente il primo maglioncino blu che mi confezionai con dei bottoni enormi ed ognuno diverso l’uno dall’altro. Crescendo, la moda l’ho vissuta sulla mia pelle facendo l’indossatrice con stilisti del calibro di Valentino, Gattinoni ed Egon Von Furstenberg”.

Oggi sei una fashion designer. Quali sono state le tappe per arrivarci? 

“Prima di elencarvi le tappe che mi hanno portato a svolgere questo meraviglioso lavoro, vi assicuro che il percorso è stato pieno di fatica e sacrifici. L’importante è non mollare mai e di non permettere mai a nessuno di disfare i tuoi sogni. La prima tappa è stata studiare modellismo per riuscire a realizzare dei figurini sui quali cospargere la mia creatività. Di fondamentale importanza è avere collaboratori qualificati come sarte, modellisti, ricamatrici che ti capiscano ed eseguono le tue idee fino a fartele toccare con mano”.

Da un anno hai creato il tuo brand “Sublime”; ce ne puoi parlare? A cosa ti ispiri per le tue creazioni? 

“Il mio brand è nato da un anno con la voglia di rendere ogni donna unica e speciale. Mi ispiro a donne bellissime e icone di classe come Audrey Hepburn, Grace Kelly, Anita Ekberg, che hanno fatto la storia. Posso dirvi che mi ispiro spesso alla natura perché vedo la donna come un fiore, una rosa rossa, delicata come i petali di essa ed altre passionali e forti,  determinate come il colora rosso”.

Che riscontri hai avuto?

“Riscontri positivi perché il mio dress piace più di quanto pensassi, le donne si affidano a me per la mia esperienza che metto sempre, con amore, a loro disposizione”.

Che tipo di donna veste “Sublime”?

“La linea Sublime la indossa una donna elegante e raffinata. Un capo unico ti rende preziosa”.

Dove si possono acquistare i tuoi abiti?

“I miei capi si possono trovare solo nel mio laboratorio, facciamo esposizioni in tutta Roma. Vi cito le ultime tre: alla Maison di Michele Spanò zona Piazza di Spagna, centro sportivo Heaven zona Eur, Billions zona Cassia. Essendo capi su misura, necessita spesso il mio intervento e quello del mio staff per personalizzare l’abito. Mi contattano spesso sui social Instagram e Messenger per gli appuntamenti”.

La passione per la moda ti ha portato di recente ad entrare nell’ambito degli abiti da cerimonia grazie al nuovo brand “Anastasi Notaro”. Come è stato l’esordio?

“Abbiamo fatto un patto di riservatezza fino a quando non uscirà la linea”.

Com’è la giornata tipo di una fashion designer? 

“La mia giornata tipo è sveglia alle 7. Rappresenta l’unica certezza perché spesso le giornate si prolungano ad oltranza fino a quando posso ritenermi soddisfatta del lavoro giornaliero. Posso dirvi che si tratta di un lavoro molto dinamico e vario, per cui, ci sono giorni che passo con i ricercatori di stoffe, altri con le sarte, altre con i clienti e i giorni creativi sola con me”.

Quali sono, secondo te, le tendenze per la primavera-estate 2019? 

“Le ultime tendenze moda primavera estate 2019 sono: gonnelloni lunghi, stile hippy, molto colorati e floreali con top o body dalle linee morbide contornate da molte rouge. Molto in voga per me quest’anno sono caftani sia per il mare e  sia per la sera, sfoggiandoli con uno stivale estivo forato ed un cintone. I jeans andranno a zampa di elefante, oppure, pinocchietti traforati con pelle a vista”.

Preferisci l’uomo elegante o sportivo?

“Vi svelo che ho un debole per l’uomo in camicia bianca, ma in fondo deve crearti un emozione a prescindere se sia sportivo o in abito elegante. Amo l’uomo curato che si prende cura del proprio corpo ma specialmente di cultura, un uomo che ciba la propria anima”.

Cosa non deve mancare mai nel guardaroba di una donna?

“Nel guardaroba di una donna il capo passepartout è il tubino nero, capo base che inventò Chanel nel 1926 che non tramonterà mai”.

Facciamo un gioco: se dovessimo rivederci per un’intervista tra dieci anni, cosa mi racconteresti di nuovo?

“La vita ti rivela sorprese, non sai mai cosa accadrà, posso dirti il mio sogno… Se dovessimo incontrarci tra dieci anni, ti vorrei ospitare nella mia azienda e farti vedere come nasce un capo made in Italy. I capi realizzati a mano hanno una storia perché il sentimento, la gioia, la felicità, nel momento della creazione vengono impresse in esso, creando armonia ed amore. Facciamo un esempio: è come un po’ come il ciambellone comprato al supermercato a confronto ad un ciambellone fatto in casa, magari dalla nonna”.

Idee su cui stai lavorando?

“Ho milioni di idee innovative. L’anno scorso ho creato un costume in grado di asciugarsi in pochi secondi, fatto in fibra di nilon. Ultima idea in cantiere per l’estate 2019 è il costume Dubai Sublime decorato in filo d’oro in 24 carati, ideato per chi ama indossare un gioiello”.



more No Comments aprile 8 2019 at 16:31


Roberta Ferrari: “Ho modificato la mia vita per amore di Iris”

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Ha iniziato la carriera come giornalista sportiva. Nel corso degli anni ha “lasciato” lo sport per seguire temi di attualità, di cronaca, di cultura e di spettacolo. Pur senza rinunciare al suo lavoro, da un po’ di tempo si dedica a sua figlia Iris, un’adolescente cresciuta con sani e ricchi valori e capace di diventare un modello da seguire per tanti giovani

di Simone Mori

Roberta è una donna speciale. Il suo sorriso conquista, la sua dolcezza ti avvolge, la sua bontà è da esempio per tutti. A lei devo molto e questa nostra nuova chiacchierata è una celebrazione anche della nostra amicizia che negli anni è diventata importante. Dopo aver letto quest’intervista sono sicuro che vi sentirete più positivi e pronti ad affrontare la giornata con un sorriso in più!

Qualche anno fa ci siamo sentiti per una delle interviste alla quale sono più legato. Quante cose sono cambiate da allora?

“Anch’io sono legata a quella intervista perché, pur conoscendoti allora solo virtualmente, ti sei subito dimostrato una persona che metteva cuore in ciò che faceva. Sono cambiate tantissime cose da allora. Io mi spavento sempre se le persone non cambiano, modificarsi è indice di crescita e insegnamenti. Allora seguivo da tanti anni il calcio e lo sport, sono stata una delle prime giornaliste sportive, all’avanguardia. Quando ormai hanno preso in tantissime questa strada ho scelto di passare a seguire temi di attualità, cronaca, spettacolo e cultura, prima con la trasmissione ‘Tv perché sì’ su Rai Uno, tutt’ora come opinionista a ‘La Vita in diretta’ e altri programmi”.

Sei una donna piena di energia e di positività. Lo sei da sempre?

“Il termine giusto per definirmi è resiliente. Trovo sempre il lato positivo in ciò che accade e ne traggo degli insegnamenti. Penso sia tipico di chi non ha avuto nulla di regalato nella vita, abbia dovuto rimboccarsi le maniche e contare sempre sulle proprie forze, senza cercare scorciatoie. Questo fa parte della mia natura e dell’insegnamento dei miei genitori, la positività per paradosso la trova chi ha sofferto molto e ha dovuto affrontare momenti duri e pesanti che rafforzano e migliorano, tu ne sei l’esempio e puoi capirmi. Alcuni ne escono incattiviti, altri, come tu ed io, più profondi e positivi e questo dipende senz’altro dal proprio mondo interiore”.

Parlaci di Iris Ferrari, tua figlia. Io posso dire che è un modello da seguire per tante adolescenti. Tu che ne dici?

“Mi fa molto piacere tu lo dica: è esattamente ciò che mi viene detto quotidianamente dai tanti genitori che incontro e mi riempie di orgoglio. Iris ha aperto il suo canale YouTube per sconfiggere la timidezza, è inaspettatamente stata seguita da milioni di ragazzi per la sua semplicità e perché è autentica. Dico inaspettatamente perché non era previsto e perché sono rimasta piacevolmente stupita dal fatto che i giovani sentano l’esigenza di rispecchiarsi nella semplicità, in un mondo sempre più di gente arrogante e che sgomita. L’anno scorso ha scritto ‘Una di voi’ edito da Mondadori, un best seller tra i libri più venduti d’Italia, quest’anno sta replicando con ‘Le NOSTRE emozioni’ sempre Mondadori. Le ho da sempre trasmesso l’amore per la scrittura e mi fa immensamente piacere sentire che i genitori mi ringrazino del fatto che i propri figli finalmente leggano con entusiasmo grazie ai suoi libri e che, in un mondo virtuale che li spaventa, abbiano come esempio una ragazza di 16 anni che trasmette valori e contenuti positivi. Il bello di Iris è che è rimasta la stessa ragazza di sempre: se educhi e cresci tua figlia con questo esempio, non può che esserlo”.

Per seguirla hai messo in stand-by la tua carriera. Parlaci di questa decisione.

“Iris è sempre stata la mia priorità, come dovrebbe essere qualsiasi figlio per un genitore. Ho modificato ciò che stavo facendo, senza rinunciare al mio lavoro e alla mia passione. Ero in diretta da Roma tutti i week end con ‘Uno Mattina in Famiglia’ e Iris, andando a scuola, aveva e ha la tournée per presentare i suoi libri solo di weekend, motivo per il quale ho lasciato e accettato con gioia di seguirla. Le sto accanto a 360 gradi, come supporto, per alleggerirla da tutte le problematiche pratiche e per permetterle di vivere con spensieratezza la sua adolescenza, come è giusto che sia. Da sempre, ciò che fa Iris lo fa solo per passione e ti assicuro che con il successo dei suoi libri ha avuto migliaia di proposte a cui ha detto no. Sfiderei tante altre persone a fare altrettanto. Pensa che non veste nemmeno capi firmati, nonostante gli stilisti facciano a gara per farlo. Lei fa solo ciò in cui crede e per passione, e sono fiera di aver cresciuto mia figlia coi miei valori. Io non mi sento di aver fatto rinunce, ne sono felice, anzi da resiliente diciamo che ho finalmente realizzato il mio progetto Figli Felici a cui lavoravo da anni”.

Il progetto Figli Felici è una tua idea? Perché in ogni caso in un mondo come quello di oggi è un gran bel progetto.

“Figli Felici Genitori e Adolescenza è il mio Blog multimediale. Da laureata in psicologia ho sempre messo l’aspetto umano e introspettivo in primo piano, anche nelle mie interviste sportive. Da alcuni anni presentavo diversi convegni sulla psicologia, rivolta ai genitori. Ultimamente ho avvertito l’esigenza di dare una mano ai genitori degli adolescenti con consigli e aiuti da parte di esperti professionisti, su come stare accanto ai propri figli adolescenti nel giusto modo, capirli e accompagnarli in questo periodo delicato di cambiamenti. Ci sono tanti blog per genitori di neonati, l’adolescente invece viene un po’ ‘trascurato’ perché ormai considerato adulto. Errore. È un periodo fondamentale della vita in cui ci possono essere anche patologie che lo possono segnare per sempre, l’adolescente va capito nelle sue reazioni umorali, ci vuole dialogo e presenza, non reazioni rigide che lo portino a chiudersi ancor di più. Regole sì, ma sempre motivate e col dialogo: dietro a ogni suo atteggiamento c’è una motivazione. È un periodo in cui viene troppo lasciato a sé, col rischio di non conoscere i pericoli a cui può andare incontro, anche nella rete. Spesso, per paura gli viene vietata, ma si ottiene la reazione che possa agire di nascosto e correre seri pericoli. Il genitore attento si mette in discussione per il bene del proprio figlio. Di tutti questi argomenti parlo ogni settimana in apposite puntate multimediali realizzate con un team di esperti che parlano in modo semplice per arrivare ai genitori ed essere loro di supporto nel stare vicino ai propri figli. Il mio Blog ‘figli-felici.it’ è online e sta avendo un tale successo che ci sono importanti progetti per l’anno prossimo”.

Cos’è per te l’Amore?

“Che bella domanda! È tutto! Ormai mi conosci da anni e sai che vivo d’amore. L’amore per mia figlia, per i miei affetti, per gli animali, per il mio lavoro. Tutto ciò che faccio lo riesco a fare solo se mossa dall’amore e penso che sia questo che traspaia a chi segue me e Iris. Siamo vere, non abbiamo fatto nulla con secondi fini, ma per l’amore che viviamo verso ciò che viviamo, e la gente lo sente”.



more No Comments aprile 8 2019 at 16:28


Luigi Sbriccoli: “Da sempre a fianco di mio padre Jimmy Fontana”

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Il suo lavoro lo porta in giro per il mondo. Proprio quel “Mondo” che suo padre cantava in una canzone di successo

di Lisa Bernardini

È nato con la musica e vive di musica. E’ figlio d’arte e suo papà è un certo Jimmy Fontana. Il verbo al presente è voluto, perché i grandi artisti non muoiono mai. Un’intervista pochi giorni prima che Luigi Sbriccoli partisse per il giro del Mondo. Buona Lettura!

Luigi Fontana, o meglio: Luigi Sbriccoli.  Sei musicista, cantante, compositore ed arrangiatore. E, forse il ruolo più difficile da sostenere, sei un figlio d’Arte. Parlaci di te e del rapporto che hai avuto con tuo padre, che da un certo punto in poi hai accompagnato come collaboratore musicale, pianista e cantante fino alla fine della sua carriera. E’ stato difficile lavorare con Jimmy Fontana ed essere al contempo suo figlio?

“Se devo rispondere alla domanda ‘quale la cosa più difficile’, beh… nessuna di quelle da te supposte! La cosa più impegnativa è certamente stata l’imparare a scrivere i testi delle musiche che avevo precedentemente composto, le sceneggiature per teatro musicale, i progetti di spettacolo… sì, certamente quel tipo di scrittura è stata la sfida più difficile e complicata da vincere; ed ancora lo è, visto che proprio in questa fase della mia vita ho deciso di accettare l’invito di un importante Editore italiano a scrivere un libro che racconti della mia esistenza fino ad oggi. Esistenza che posso dirti sicuramente molto intensa, costellata di esperienze e di cose da raccontare. Quanto al rapporto con mio padre e all’essere un ‘figlio d’arte’, è stato molto più semplice di quanto si possa pensare. Il mio rapporto personale con lui è stato semplicemente favoloso; c’è stata sempre una splendida stima reciproca, nonostante lui ed io fossimo estremamente diversi, sotto moltissimi aspetti. Abbiamo condiviso tutto; da quando io ero bambino, fino al suo ultimo giorno in questo nostro mondo. Davvero tutto. Le passioni (musicali e non), le allegrie, le ansie, l’amore per gli sport, la voglia di sognare. Abbiamo vissuto sempre fianco a fianco. Io un passo indietro, ma a volte anche uno avanti, a fargli da traino o perché impegnato in miei progetti personali, ove lo volevo comunque sentire vicino. Dal 1982, anno in cui scrissi la prima parte musicale di ‘Beguine’, una canzone che papà presentò al Festival di Sanremo, siamo stati sempre insieme: in estate in tournée per le Piazze italiane, d’inverno chiusi nel nostro studio di registrazione, a lavorare su nuovi progetti e produzioni musicali, sue e mie. Poi, negli altri ritagli di tempo, via si partiva per le tournée internazionali, dove amavo accompagnarlo, anche perché ho sempre adorato viaggiare. Sì, con mio padre è stata proprio una grande storia; nessuna ombra, nessun rimpianto, nulla di negativo, se non il fatto che lui ora non ci sia più. Quanto al ‘figlio d’arte’, non ci ho mai pensato, mai davvero”.

Della tua passione per la musica che poi è diventato un mestiere, cosa vuoi dirci? Le principali tappe della tua vita da compositore quali sono state? 

“La musica è gran parte di me. Difficile spiegarne il perché. Difficile spiegare da dove muove, dove mi porta, come mi parla, cosa mi chiede; semplice dire cosa mi regala: mi regala le emozioni più grandi (insieme all’amore), mi regala i viaggi più esaltanti e anche quando non c’è fortuna, lei mi lascia sempre un sorriso da ricordare. Le mie tappe più importanti? La scrittura di alcune Colonne Sonore (per Lina Wertmüller ed un paio di bravi registi italiani, negli anni ‘90), tutte le produzioni di mio padre e soprattutto il mio album da solista ‘L’illusionista e altre storie’, pubblicato nel 2014, del quale vado particolarmente fiero. Poi, forse, vorrei dirti che le mie opere più importanti giacciono ‘dormienti’ nel mio cassetto personale; in particolare la produzione di un musical originale, che non ha ancora avuto la fortuna di poter essere prodotto, ma che io ritengo essere, insieme all’album di cui sopra, la mia massima espressione. Ecco, con questa affermazione ti ho anticipato la risposta di una parte della tua domanda successiva: il mio vero sogno nel cassetto è quello di poter far uscire dal cassetto le mie cose più belle, che non aspettano altro. Un giorno ci riuscirò, lo so”.

Viaggi nel mondo per lavoro da alcuni anni su navi di lusso. Cosa ti manca dell’Italia, e perché? E soprattutto, quali sono i tuoi sogni nel cassetto che desideri assolutamente ancora realizzare? Sia nella professione che nella tua vita privata.

“Sì, sono all’estero la maggior parte del tempo ora. E questo in parte per la mia smodata voglia di viaggiare, esplorare e conoscere, in parte (e non più piccola) per l’attuale impossibilità di fare musica e vivere di musica in Italia. È doloroso e profondamente triste constatare in quale situazione versi oggi la musica e la sua industria nel nostro Paese. Cosa mi manca dell’Italia? Nulla. Perché ci torno sempre. E spesso. Quando parto per andare a lavorare all’estero riesco sempre a prendere il lavoro che andrò a fare come una vacanza, dalla quale poi ritorno a casa, per andare in vacanza non è male così, non credi? Certo quando torno a casa, a Roma mi emoziono ogni volta, davanti alla meraviglia della mia città, e stesso effetto avverto quando giro per l’Italia. Perché è vero che sto girando il mondo in lungo e in largo e sto vedendo posti suggestivi, a volte meravigliosi, altre addirittura incredibili, ma, lasciamelo dire, l’Italia resta per me il più bel Paese del mondo, senza dubbio. Torno ai sogni nel cassetto ora: di quelli professionali ti ho già detto, riguardo quelli personali, la mia vena romantica mi porta sempre a sperare e sognare di poter vivere un amore meraviglioso, che possa regalarmi la nascita di una mia famiglia; famiglia che non ho mai avuto e che spero possa ancora arrivare”.

Da molti anni ti adoperi per le lotte del Sindacato Nazionale degli Autori e Compositori per difendere il Diritto d’Autore. Da poco sei stato eletto nel direttivo dello S.N.A.C.: quali sono le battaglie che intendete sostenere quest’anno?

“In realtà ero già presente nel precedente direttivo e anche prima di esso avevo partecipato ad alcune riunioni del Direttivo del Sindacato, accompagnando mio padre, che è stato uno dei fondatori e primi promotori dello Snac, insieme a Franco Micalizzi, Massimo e Mario Cantini. Io credo moltissimo nella funzione del nostro Sindacato. Collateralmente sono anche un Delegato del Nuovo Imaie (Istituto che cura i diritti di chi interpreta) e tra Snac e Nuovo Imaie mi impegno con grande passione e dedizione, affinché si perseguano i risultati che ci stiamo ponendo. Non starò qui a ripetere quanto i miei Colleghi dello Snac avranno certamente già detto a te riguardo le ‘battaglie da sostenere’, perché sono battaglie assolutamente condivise dal Direttivo tutto; piuttosto tengo a portare un altro punto all’attenzione di tutti. So che è un argomento difficile e quasi utopistico, ma il mio sogno, la battaglia più grande, nella quale lo Snac, la SIAE, le Associazioni varie, il Nuovo Imaie ed altri dovrebbero convergere, è quello della creazione di un Albo Professionale per la nostra categoria. Resto fermamente convinto che questo sia un vero punto di arrivo, che ci permetterebbe di affrontare con eccezionale forza e determinazione ogni eventuale battaglia futura”.



more No Comments aprile 8 2019 at 16:25


Massimo Milazzo: La voce del gatto Tom è un grande regista teatrale

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di Mara Fux

Attore, doppiatore, regista, produttore e oggi anche direttore di una nuova sala a Rocca Priora. Massimo Milazzo è uno di quei nomi da quasi mezzo secolo si trova stampato su locandine, flyer, pieghevoli e persino tra i carteggi ufficiali di compagnie e teatri storici.

Tra i cambiamenti cui hai assistito in ambito teatrale, qual è quello per te più evidente?

“Sicuramente la sparizione della critica; il critico era una figura fondamentale. Ai miei spettacoli vantavo un parterre di tutto rispetto: Nico Garrone, Rodolfo di Giammarco, Rita Sala, Aggeo Savioli, Giorgio Prosperi, Ghigo De Chiara, Maurizio Giammusso, Dante Cappelletti per citarne alcuni. Con i loro pezzi i critici rappresentavano un’ importantissima verifica del nostro lavoro. Mi domando come facciano i teatranti d’oggi  a non potersi avvalere del loro contributo. Io dico sempre: ‘Amici e parenti, giudizi dementi’”.

Perché la presenza del critico era considerata così importante? 

“C’era il desiderio legittimo di verificare il prima possibile se lo spettacolo messo in scena fosse stato apprezzato da operatori del settore altamente qualificati”.

Anni ’80: i grandi teatri mettevano in scena “Due gemelli veneziani”, “La tempesta”, “Delitto per delitto”, “Maria Stuarda”. Tu rispondevi a colpi di “Conoscenza carnale”. Sbaglio? 

“No, non sbagli. Volevo rappresentare in Teatro una pellicola senza far perdere allo spettatore la suggestione del film. Ricreai le dissolvenze incrociate con l’apporto di strati di tulle. I proiettori erano occultati come si usa nel cinema e gli attori apparivano o scomparivano in un’atmosfera che fu descritta come magica. Tutto questo avvenne al Teatro Dell’Orologio: un piccolo spazio suggerisce soluzioni uniche”.

Quale è lo spettacolo cui ti senti più legato come regista? 

“’Room service’ tratto dal film dei fratelli Marx. Una macchina teatrale perfetta, con 14 attori sulla scena. A distanza di anni ancora mi si chiede di rimetterlo in scena”.

E come doppiatore? 

“A Tom, il gatto di Tom&Jerry,  quando parla naturalmente. E’ l’unico cartone animato al mondo ad aver ricevuto il Premio Oscar. Nelle sale di doppiaggio amo giocare con la voce. Ti fa sentire un eterno ragazzino”.

Molti attori dicono che doppiare non è recitare. Pensi anche tu sia un altro mestiere? 

“Scusa ma Giancarlo Giannini, Gigi Proietti, Paila Pavese, Emanuela Rossi, Luca Ward, Leo Gullotta, Francesco Pannofino, Giorgio Lopez e tanti altri… sono degli eccellenti doppiatori e che mestiere fanno?”.

Fino alla metà di aprile produci e dirigi al Teatro delle Muse “Ho avuto una storia con la donna delle pulizie”, una commedia brillante interpretata da Luciana Frazzetto e Franco Oppini. 

“E’ una commedia di Nino Marino, autore intelligente e brillante del quale ho già portato in scena ‘Gente di facili costumi’ interpretato sempre da mia moglie Luciana con Geppi di Stasio. Anche questo è un testo dove le differenze socio culturali dei protagonisti si scontrano e si incontrano per fondersi in un linguaggio nuovo fatto di sentimenti e valori. Sta riscuotendo il gradimento del pubblico che, inutile dirlo, a teatro ama ridere oltre che riflettere”.

Che ci dici invece del Teatro Comunale Le Fontanacce che hai inaugurato nel dicembre scorso a Rocca Priora e del quale hai la direzione artistica? 

“L’intenzione è quella di promuove, oltre agli spettacoli, anche laboratori, rassegne cinematografiche, teatro per ragazzi e corsi di dizione e recitazione ma facciamo un passo alla volta. Per questa prima stagione abbiamo messo in cartellone spettacoli di comici tra i più amati e popolari, in modo da far arrivare velocemente al pubblico la notizia dell’apertura di un nuovo polo d’aggregazione culturale”.

E come è andata? 

“Sarà per la scelta artistica fatta o semplicemente perché siamo stati fortunati ma finora tutti gli spettacoli sono andati benissimo. La prossima stagione oltre ai comici, inseriremo anche delle commedie, certi che il bacino di spettatori già molto partecipi, aumenterà”.



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Jeffrey Owen Hanson: Dipingere per cambiare il mondo

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Una rara malattia lo ha reso ipovedente sin da piccolo. Tra i suoi testimonial ci sono personaggi del calibro di Elton John e il pilota americano Dale Earnhardt Jr

di Marisa Iacopino

Jeffrey Owen Hanson è un giovane filantropo, artista pluripremiato la cui missione è quella di cambiare il mondo attraverso l’arte pittorica. Ipovedente fin dall’infanzia a causa di una malattia rara, la neurofibromatosi, i suoi dipinti presentano uno stile inconfondibile. Tramite la pittura, Jeff ha trasformato la fragilità del suo corpo in forza per reagire, oltre che in un’attività imprenditoriale. Mentre la sua carriera artistica si consolida con grande successo, lo spirito filantropico che lo anima ha portato più di duecento organizzazioni senza scopo di lucro a beneficiare delle sue opere messe all’asta,  il cui ricavato fin oggi è di  oltre 5 milioni di dollari. Il prossimo obiettivo per Jeff è quello di raggiungere, all’età di trent’anni, i 10 milioni di dollari. Suoi testimonial, collezionisti d’arte di tutto il mondo, tra cui Sir Elton John, Warren E. Buffett e Dale Earnhardt Jr.

Quando ti è stata diagnosticata la malattia?

“Avevo sei anni quando i miei genitori seppero che soffrivo di una condizione genetica chiamata Neurofibromatosi di tipo 1 e d’un tumore del nervo ottico. Col tempo, mi hanno istruito sulla malattia. Sono fortunato ad avere una madre e un padre amorevoli e solidali”.

A causa della neurofibromatosi, è stato necessario sottoporti a chemioterapia. È in quel momento che hai scoperto di avere il dono della pittura?

“Dai sei ai dodici anni, ho perso lentamente la vista. Nel mio campo visivo ci sono tanti buchi. È così che vedo, come guardare attraverso un pezzo di formaggio svizzero. All’età di 12 anni, durante la chemio e radioterapia per il tumore al cervello, ho iniziato a dipingere semplici biglietti con acquerelli. Presto mia madre riconobbe in me capacità artistiche. Adoro dipingere colori audaci in insolite forme astratte. Io la chiamo ‘vista per occhi doloranti’”.

Hai mai avuto momenti di rabbia?

“No, mai. Non ho neppure pianto durante la chemio e la radioterapia. Con umorismo, ho chiamato il tumore al cervello ‘Clod’, come una zolla di terra. Abbiamo riso e scherzato su Clod! Ancora una volta, dipende dai miei fantastici genitori il senso dell’umorismo. Il loro atteggiamento mi ha tranquillizzato durante tutto il trattamento”.

Pensi che la pittura sarebbe stata presente nella tua vita se avessi avuto un percorso diverso?

“La pittura è iniziata dall’interno come semplice passatempo. L’ho trovata divertente, un hobby creativo e terapeutico che mi ha tolto dalla mente la chemio e la radioterapia. Non credo che oggi dipingerei se la mia infanzia fosse stata senza diagnosi medica. È probabile che sarei un ragazzo occupato nelle consuete attività sportive. Ma io mi son detto: ‘concentrati su ciò che puoi fare, non su ciò che non puoi fare! Concentrati sulla tua abilità, non sulla tua disabilità’”.

Tu puoi vedere e ascoltare il mondo attraverso una sensibilità artistica che esprimi sulla tela con colori straordinariamente brillanti. Cosa vuoi mostrarci attraverso i tuoi quadri?

“I miei dipinti acrilici dai colori intensi trasformano gli spazi. L’effetto 3-D dell’opera cattura il cuore dello spettatore ‘portandolo in un luogo felice’. Ad esempio, il grande dipinto del papavero rosso, intitolato ‘Siena Style’, porta lo spettatore in Toscana. I dipinti sono ispirati ai miei viaggi in tutto il mondo. Ogni dipinto ha una storia, la mia storia. Non volevo essere ‘il ragazzino in fondo alla strada con un tumore al cervello’ e, infatti, la gente mi conosce come l’artista ipovedente che all’età di 12 anni ha donato il suo primo dipinto a un’asta di beneficenza e, venticinquenne,  ha ricavato 5 milioni di dollari per la beneficenza. Tutti affrontiamo sfide,  è la tua risposta alla sfida che ti definisce”.

Cosa diresti ai bambini e ragazzi italiani che soffrono del tuo stesso problema?

“Sogna in grande! Non abbassare mai il tuo obiettivo. Mira al cielo. Nessuna ambizione è troppo grande, nessun sogno impossibile. Non sottovalutarti. Tutte le grandi invenzioni, innovazioni e risultati sono iniziati con una visione. Trova il tuo dono, concentrati su ciò che puoi fare. Il mio dono è quello di dipingere. Sarebbe potuto essere ‘preparare torte di ciliegie’. Prendi il tuo dono e vola con esso”.

Ti piacerebbe testimoniare questa tua esperienza in Italia?

“Ho viaggiato in Italia. È il mio posto preferito nel mondo. Raccolgo ispirazione da Venezia, dalla Toscana, dalle Cinque Terre e dal Lago di Como. Amo l’Italia e non vedo l’ora di tornare un giorno”.

È attraverso la bellezza e l’amore per gli altri che credi si possa cambiare il mondo?

“Credo che ogni atto di gentilezza aiuti a creare comunità più gentili, nazioni più compassionevoli e un mondo migliore per tutti… anche con un dipinto. Madre Teresa era solita dire: ‘Piccole cose fatte con grande amore cambiano il mondo’. Quanto è vero”.

Come definiresti la vita in un solo colore?

“Il mio colore preferito è sempre stato il viola. Mi piace dire che sto vivendo una ‘vita purple-driven’, caratterizzata dal viola, un gioco di parole tratto dal libro del Reverendo Rick Warren, The Purpose Driven Life”. (* traduz., La vita con uno scopo)



more No Comments aprile 8 2019 at 16:16


Francesca Rasi: Un’artista business-woman

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Un po’ artista e un po’ imprenditrice. Dalle luci del palco all’agenda da business-woman il passo può essere breve. Nel caso di Francesca Rasi, un continuo alternarsi fra il ruolo di attrice e conduttrice e quello di manager. Dalla sua ha due punti di forza: energia da vendere e una empatia capace di conquistare simpatia e fiducia dal primo istante. A 40 anni, napoletana d’origine ma ormai laziale d’adozione, il mondo dello spettacolo è da tempo il suo pane quotidiano. A far la differenza, poi, c’è un curriculum di tutto rispetto. A partire da quello scolastico-formativo. Laurea in Scienze della Comunicazione, Diploma in Pianoforte al Conservatorio, Master in Recitazione e Regia con Officina della Poesia a cura di U. De Vita presso il Teatro Quirino di Roma. In più, ci si mettono una sfilza di esperienze professionali che paiono non finire mai. L’ultima l’ha vista protagonista proprio in questi giorni, in scena al Teatro Marconi di Roma (12, 13 e 14 aprile) con “Questa Casa non è un albergo”, insieme al grande attore comico Nino Taranto e Bonaria Decorato. Qui si è divertita a ricoprire 4 mondi al femminile, così diversi tra loro eppure accomunati dalla stessa forza, vigore, passione. L’ennesima ribalta su un palco prestigioso dopo che, nel periodo del Festival di Sanremo, aveva presentato una delle serate più patinate della kermesse ligure, SanremON. Ma nel suo dna rimane anche l’inclinazione verso il mondo imprenditoriale. Da anni è founder e factotum di Ayana Events, agenzia che si occupa di organizzare spettacoli e curare regie negli eventi. Avere a che fare con vip, star e starlette è la sua routine quotidiana.

Ma, nel frattempo, c’è il teatro. 

“Un contesto nel quale mi ritrovo appieno, perché mi permette di interpretare ogni volta personaggi diversi. In ‘Questa Casa non è un albergo’ sono stata quattro personaggi diversi, ruoli brillanti, vivi, ironici e veri”.

Un’attrice brillante in grado di cambiare dal look alla provenienza allo stile. 

“Un modo d’essere che fa molto parte del mio quotidiano: corro da una parte all’altra, passo dall’attrice all’imprenditrice, organizzo eventi con vip e la mattina dopo mi immergo in contesti formativi per adolescenti”.

Insomma, un continuo variare.

“Tutto questo è affascinante, perché permette di conoscere mondi, emozioni e sentimenti sempre nuovi. Forse anche per quello mi riesce il mondo della recitazione e della conduzione. Ed è per questo che mi piace buttarmi in progetti nuovi”.

Che si tratti di tv, di teatro o di un evento da presentare… 

“Bisogna immaginare quale sia il look lo stile migliore da proporre al pubblico che guarda. Si conquista entrando in empatia con la gente, capendo quel che loro si aspettano da te e proponendolo in un mix di naturalezza, semplicità, verità e sorriso. Bisogna sempre saper trovare la giusta distanza tra protagonismo e retroplaco. In scena: passione, grinta e professionalità. Fuori scena: equilibrio, relax, vita di sani sentimenti, buone pratiche e ordine”.

Dicevamo: molto bolle in pentola. 

“Ho studiato e lavorato sodo… e adesso mi piacerebbe raccogliere dei bei frutti! Lavorare in città come Roma, Napoli, Milano, Firenze, Parigi, Montecarlo o Sanremo significa tuffarsi in mondi intrisi di spettacolo, di arte, di effetti speciali. Ruoli che mi piace vivere anche nei panni di imprenditrice”.

Francesca Rasi è la “creatrice” di Ayana Events. 

“Proprio così: da tanti anni lavoro nel mondo dello spettacolo e vivo il dietro le quinte degli eventi. Ecco perché ho voluto fondare un’agenzia rigorosamente al femminile a cominciare dal nome Ayana, che fosse in grado di seguire, dalla A alla Z, qualunque richiesta del cliente. Per me non è solo lavoro, ma è grande passione: è un modo per mettermi costantemente alla prova aiutata dal mio formidabile team che mi segue e che saluto: Ilaria, Viola, Serena, Paola”.

E siccome i sogni son desideri… 

“Sono un’instancabile curiosa e all’orizzonte intravedo delle opportunità da cogliere. La tv mi affascina, viverla da protagonista su un canale nazionale sarebbe un sogno. Mi auguro che il 2019 continui a portarmi fortuna come ha fatto finora, così come se fosse un bel viaggio del cambiamento, un viaggio tra luoghi magici. Molte volte mi incanto a osservare la natura, i fiori, e mi perdo, perché tutto dipende da dove si guarda. E io, nel mio viaggio dell’anima, guardo sempre oltre l’orizzonte. Ora sono in mutazione, vedrò dove voglio arrivare, ma non ci sono ancora arrivati”.

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more No Comments aprile 8 2019 at 15:56


Pamela Petrarolo: “Oggi sono una donna a metà che ha ancora dei sogni da realizzare”

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Che fine hanno fatto le spumeggianti ragazze del celebre programma tv “Non è la Rai”? Siamo andati a ripescare Pamela Petrarolo, una donna dalle mille risorse artistiche che non si è mai fermata e persa d’animo e che ha inciso di recente il suo terzo disco intitolato “A metà”

di Silvia Giansanti

Il canto è la sua passione costante nella vita, non a caso la chiamavano ‘The Voice’. Oggi l’ex ragazza prodigio di “Non è la Rai” è una mamma che ricorda con immenso piacere quel periodo della sua adolescenza, quando subito dopo pranzo ballava, cantava e si divertiva in scena con tutte le sue colleghe capitanate da Ambra e guidate con maestria dall’indimenticabile Gianni Boncompagni. Tanti, attenti ai particolari, ricorderanno la sua frangetta. Sono trascorsi più di vent’anni dalla messa in onda di uno dei programmi più seguiti della tv e che hanno lasciato il segno e tutte, in qualche modo, hanno continuato a muoversi nel campo artistico. Pamela ha voluto dare seguito ai due precedenti dischi, sfornando una nuova produzione per la gioia di chi l’attendeva da tempo. Sogna di debuttare al cinema.

Chi era ieri Pamela Petrarolo e chi è oggi?

“Pamela ieri era sicuramente un’adolescente piena di sogni con la fortuna di averne realizzati almeno la metà. La strada è molto lunga e oggi sono una donna ancora con dei sogni da realizzare, ma più realista e meno sognatrice”.

Sei soddisfatta della strada percorsa o le tue aspettative sono state deluse?

“Le aspettative me le creavo più da giovane in quanto le associavo più ai sogni. Quando si cresce si rimane sempre sognatrici, ma le aspettative se ne creano di meno in quanto le difese si sono abbassate. Oggi le delusioni mi sconforterebbero molto, mentre quando si è più giovani, addirittura fortificano. A quarant’anni ho ancora tante cose da fare e da voler fare, però da donna adulta, essendo consapevole che le sofferenze hanno bisogno di più tempo per essere metabolizzate, allora ci vado con i piedi di piombo”.

La prima cosa che ti è venuta in mente o anche un ricordo, non appena hai appreso della scomparsa di Gianni Boncompagni?

“Per un attimo ho pensato che fosse uno scherzo perché lui diceva sempre ‘Quando io non ci sarò più, sappi che non è vero, io sono immortale’. Su una notizia del genere non ci si può scherzare sopra e allora avrei voluto fosse uno scherzo. Ho avvertito una sensazione di vuoto”.

Quali erano e magari lo sono tutt’oggi, le ragazze con le quali hai legato di più di “Non è la Rai”?

“Ho rapporti che continuano con Angela Di Cosimo, Eleonora Cecere, Emanuela Panatta, Francesca Pettinelli, Cristina Quaranta, Sabrina Marinangeli, Claudia Gerini, Laura Freddi e Ambra. E’ sempre bello ogni volta ripercorrere quelli che sono stati i nostri anni di adolescenza”.

Le tue recenti attività?

“Sono sempre stata una donna che non si è mai fermata, non ho mai avuto le cosiddette pause di riflessione, se non nel momento della gravidanza. L’ultima cosa che ho fatto riguarda il mio ultimo disco che è uscito ad ottobre scorso e che ha segnato il mio ritorno dopo un bel po’ di tempo. E’ stata una sorpresa per il successo che sta ottenendo, il disco era molto atteso dai fans, perché in una sola settimana è arrivato nella top 10 dei  più scaricati da Itunes. S’intitola ‘A metà’ ed è il terzo in ordine di tempo. E’ qualcosa che rappresenta una Pamela del passato e una Pamela del presente, appunto a metà”.

Hai nuovi fans o te li porti tutti dietro da quando eri adolescente?

“Con l’arrivo dei social ho trovato tante persone che sono cresciute con me e con il programma e attraverso la rete ho comunque avuto modo di acquisire persone nuove, anche curiose”.

Se un programma come “Non è la Rai” fosse esistito nell’epoca attuale dei social, come sarebbe stato?

“Sarebbe successo qualcosa di straordinario”.

Quali sono i tuoi miti musicali?

“Sono legata ad alcuni artisti di fama internazionale come Madonna, Tina Turner e Michael Jackson. Sono anche legata alla musica italiana e adoro ascoltare Laura Pausini. Giorgia, Marco Mengoni, Jovanotti e Vasco Rossi. Siamo fortunati ad avere un’ampia scelta di artisti in Italia”.

Hai due splendide figlie. Noti qualche inclinazione artistica in loro?

“La più grande è molto intonata e ama ballare hip-hop. Per la seconda è ancora prematuro dirlo”.

Che tipo di persona sei, razionale o ti lasci travolgere dalle emozioni?

“Come spiegavo prima, oggi tendo ad essere più razionale, ma quando sta per accadere qualcosa di eccezionale, allora mi lascio travolgere dalle emozioni e dall’istinto, tornando un po’ adolescente. Del resto siamo un po’ tutti così”.

Che sogno vorresti che divenisse realtà?

“Mi piacerebbe tanto debuttare al cinema”.

CHI E’ PAMELA PETRAROLO

Pamela Petrarolo è nata a Roma il 10 novembre del 1976 sotto il segno dello Scorpione con ascendente Bilancia. Caratterialmente si definisce istintiva, solare e generosa. Ha come hobby la musica, ama mangiare i bucatini all’amatriciana e tifa per la Roma. Le piacerebbe vivere a Madrid. Possiede due labrador, Artù e Principessa. Ha un nuovo compagno e due bambine; una ragazza di tredici quindici e una di tre anni e mezzo, Alice e Angelica. Ha iniziato a muoversi nel settore artistico partecipando alle edizioni di “Domenica In” guidate da Gianni Boncompagni e Irene Ghergo, tra il 1989 e il 1991, presentando un gioco per bambini. L’anno successivo ha preso parte a “Non è la Rai” su Canale 5, restandoci per quattro anni. Si è fatta notare soprattutto per l’interpretazione di alcuni pezzi di repertorio soul. Nel 1994 è uscito il primo disco intitolato “Io non vivo senza te”. E’ stata anche coreografa di “Non è la Rai”. Nel ’95 è uscito il suo secondo album “Niente di importante”. Dagli anni Duemila in poi ha preso parte a molte trasmissioni tv come “Domenica Cinque”, “Capodanno Cinque”, “Mattino Cinque”, “Pomeriggio Cinque”, “I migliori anni”, “Le amiche del sabato”, “Unomattina”, “Studio 5” e altre. Ha lavorato anche per Rai International ed è stata concorrente del reality “La Fattoria” nel 2006. Adesso è tornata a farsi sentire con un nuovo disco intitolato “A metà”.



more No Comments marzo 8 2019 at 15:13


Alessandro Preziosi: “Con la serie ‘Non mentire’ abbiamo fatto riflettere sul tema della verità”

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Come uomo piace alle donne e come attore è apprezzato da tutti. La sua particolarità è la capacità di interpretare in maniera esemplare ogni ruolo che gli viene assegnato. È reduce dalla serie nella quale interpreta Andrea, un noto chirurgo accusato di stupro

di Giulia Bertollini

Nella sua carriera, ha avuto modo di confrontarsi con personaggi importanti dimostrando il suo essere camaleontico. E ora dopo aver calcato i palcoscenici italiani vestendo i panni di Vincent Van Gogh, torna a recitare dopo 7 anni di assenza in una fiction Mediaset. Nella serie “Non mentire” interpreta Andrea, un chirurgo stimato che si troverà a dover affrontare un’accusa pesante, quella di stupro. Una storia in cui l’aspetto della verità risulta centrale e in cui le bugie cedono il passo ai colpi di scena. Abbiamo incontrato Alessandro al termine della conferenza stampa di presentazione della fiction per parlare con lui del suo personaggio tra curiosità e attualità.

Alessandro, come è stato prendere parte a questo progetto? 

“Sono fiero di aver preso parte a questo progetto. Mi hanno affidato un ruolo difficile e delicato. Con questa serie abbiamo la possibilità di far riflettere sul tema della verità, che in alcune situazioni mette in pericolo la vita delle persone e mi riferisco a quelle persone che oggi sono a bordo di una nave e non possono scendere. Io non parlo mai dell’attualità, ma sembra che oggi non sia possibile neanche manifestare una propria verità senza essere ricattati politicamente. Con Greta abbiamo avuto un clima di assoluta fiducia nella costruzione della storia, tutti abbiamo avuto grande senso del dovere”.

Può raccontarci qualcosa del tuo personaggio?

“Andrea è un padre vedovo, un chirurgo affermato e un uomo di cui tutti hanno grande stima. Mi affascinano da sempre i ruoli in camice anche se, nella realtà, non mi affiderei nessun ruolo in corsia. (ride) Il mio personaggio offre tanti spunti di riflessione in merito alle relazioni della nostra società, soprattutto quella virtuale che allontana l’uomo dalla realtà. Spesso non riusciamo a essere autonomi. Nella fiction lei diffama lui attraverso i social, questo mistifica quello che è la persona, a prescindere se le accuse siano vere o meno”.

Ti è mai capitato di essere vittima di stalking? 

“Io non ho mai subito questa forma di violenza, e da uomo riesco a difendermi, ma ho dovuto proteggere chi mi stava vicino, perché c’erano persone ossessive che mandavano lettere o si presentavano fuori dalle abitazioni private. E’ stato risolto molto velocemente grazie all’intervento della polizia”.

Qual è il tuo rapporto con le fake news? 

“Passo molto tempo sui quotidiani. Prima le fake news riguardavano il gossip più leggero, a me è successo molte volte, non ci ho mai fatto caso, mi hanno fatto sposare più volte, mi hanno affibbiato amanti che non ho mai neanche conosciuto. Ho sorriso. Oggi però la fake news è qualcosa dalla quale si trae profitto. E questo non è bene; siti che lavorano esclusivamente sulla mistificazione della realtà portano a episodi irreparabili. Anche a livello politico,  l’esempio di quello che succede sulle nostre coste è devastante”.

Viviamo in una società in cui la violenza sulle donne e i bambini ha raggiunto livelli drammatici. Perché siamo così incattiviti?

“Credo che la condizione nella quale versiamo sia quella di un cane che si morde la coda. La violenza e il lato oscuro fanno parte dell’essere umano. Devo dire però che ultimamente le notizie di cronaca rispecchiano una spirale di violenza su cui le istituzioni non trovano soluzioni lasciandoci allo sbando. A questa violenza bisogna porre rimedio perché ormai abbiamo raggiunto livelli spropositati”.

Anche il web nasconde delle insidie. 

“È interessante la psicologia con la quale a volte ci si sente vittime o carnefici al di là di quel che si è commesso. Non riusciamo a valutare chi siamo e diventa più importante quel che può accadere se il nostro nome finisce in rete e resta li in eterno. Quella persona sarà quello per i suoi figli e nel mondo del lavoro. Purtroppo oggi la verità reale viene scambiata con quella virtuale. Nel momento in cui ti scagionano da un’accusa non servirà a nulla se un post rimane”.

Molti casi giudiziari oggi si archiviano con la solita frase “era consenziente”: secondo te come si può porre un freno? 

“Facendo una distinzione tra l’abuso e lo stupro. Nello stupro le due persone non si conoscono, la ragazza viene presa in un vicolo e stuprata. Ci sono delle politiche sociali molto difficili e che vanno affrontate”.



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Stephan Käfer: Dalla Germania un mix di bellezza e bravura

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Dopo ottimi riscontri avuti all’estero, è riuscito a farsi apprezzare anche nel nostro Paese, dove ha iniziato lavorando a fianco di Manuela Arcuri e Gabriel Garko

di Simone Mori

Stephan Käfer nasce in Germania nel 1975. Da anni ha iniziato a lavorare anche in Italia, specialmente nelle fiction e nella pubblicità. Vanta un curriculum con molti lavori ed è estremamente bello. Posso dirvi che ho conosciuto un attore simpatico, allegro e ironico. Conosciamolo meglio in questa intervista che ci ha rilasciato.

Stephan, puoi dirci come hai iniziato ad avvicinarti la recitazione?

“Sono sempre stato affascinato dai film. Qualche volta da bambino mi nascondevo sotto la scala che conduceva al solito per vedere cosa i miei genitori stessero guardando alla Tv. I miei primi passi nella recitazione furono quando presi parte da giovanissimo ad un gruppo attoriale. Penso che la mia passione nacque lì anche se passarono diversi anni per iniziare veramente il percorso. Era il 2008 quando iniziai a prendere lezioni di recitazione private a Monaco di Baviera”.

Hai un ottimo rapporto con la nostra terra. Come è nata la relazione con l’Italia ?

“Dopo aver lasciato le serie tv tedesco la mia agente italiana, Silvia Ferrarese ebbe l’idea di far iniziare la mia carriera anche in Italia. Ricordo che mi disse: ‘Hey, parli italiano, sei un attore, proviamo a trovare qualcosa per te in Italia’. Il mio primo provino andò benissimo e ottenni la parte. Poche settimane dopo ero in Italia sul set insieme a Manuela Arcuri”.

Hai lavorato con Garko, Arcuri e altri attori italiani, come ti sei trovato con loro?

“Fu veramente divertente. Tutti coloro con i quali lavorai furono adorabili e professionali. Non potevo sperare nulla di meglio. All’inizio magari fui un po’ nervoso nel dover lavorare con Manuela e Gabriel Garko, ma devo dire che ci siamo tanto divertiti e con quel clima, non sentii la mancanza di casa. Alcune volte durante le pause pranzo, Gabriel mi diede lezioni di italiano in modo tale da migliorare passo dopo passo”.

La nostra rivista ha una delle sue redazioni a Tivoli, a pochi passi da Roma, dove l’assessore alla Cultura è Urbano Barberini con il quale hai lavorato. Che ricordi hai di lui?

“Ho buoni ricordi. Avevo molte scene da girare insieme ad Urbano poiché il mio personaggio lavorava con lui. Così passammo molto tempo insieme in giro per Roma. Ricordo che un giorno stavamo girando delle scene in una casa privata e le persone che vivevano lì erano felici di vederlo e gli chiedevano tante cose in continuazione. Fu edificante lavorare con lui perché ha un’aurea speciale e si può solo imparare da lui semplicemente guardandolo. Specialmente quando sei seduto su una vecchia Fiat vestito con abiti di lana e con all’esterno 40 gradi!”. (ride)

Senza troppi convenevoli, bisogna dire che sei un bellissimo uomo. É stato un aiuto per te?

“Ho imparato che la bellezza puoi aiutarti e non posso nasconderlo, ma devi imparare e produrre e saper fare bene il tuo mestiere altrimenti tutto passa velocemente”.

Quali altre emozioni ti dà il tuo lavoro?

“Questo lavoro ti dà la fortuna di viaggiare molto ed è senza dubbio un’esperienza che arricchisce. Incontrare differenti culture è importante e arricchente. Ho imparato tanto osservando quello che mi accadeva accanto e provo spesso a inserirlo nei miei personaggi”.

Com’è il tuo rapporto con la Germania?

“Ottimo. La amo. C’è una grande tradizione cinematografica con molti attori bravi. Sono grato alla mia terra che mi ha permesso di trasformare una passione in un lavoro meraviglioso. Sono pronto per nuove occasioni in Germania. E poi sai, il cibo è buono… specialmente il pane”.

I tuoi prossimi progetti? Puoi dirci qualcosa?

“Ci sono dei progetti che si stanno iniziando a muovere. Non posso dire ancora molto, ma uno è un lavoro che si svolgerà in un bosco con scene di lotta molto particolari”.

Il tuo libro, film, canzone preferiti? E i tuoi hobby?

“Recentemente ho letto ‘I Quattro Accordi’, che ti ricorda di essere onesto e leale con te stesso e con le persone che ti sono accanto con l’aiuto della saggezza. Ottima lettura, mai fuori moda. Ho molti film che amo ma ‘Il Padrino’ con Marlon Brando e Al Pacino è ineguagliabile. La musica di David Bowie, Neil Young e il jazz. Dipende molto dal mio stato d’animo. Certe volte lascio al mio lettore digitale scegliere la playlist per me. E se devo schiarirmi le idee pratico il bouldering che consiste nell’arrampicarsi senza l’ausilio di una corda. Aiuta mente e corpo. Anzi vi dirò… provatelo e vi divertirete”.

Grazie Stephan, sei una persona gentile ed è stato un piacere.

“Grazie a te, Simone e al tuo direttore per questa opportunità”.



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