Sabrina Hammami: Una stella a tinte nerazzurre

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Con un video a tinte nerazzurre, realizzato per anticipare il derby Inter-Milan, ha definitivamente stregato il popolo del web che l’ha eletta a personaggio web del momento.

Con oltre centomila visualizzazioni, Sabrina Hammami si è conquistata un posto nel cuore dei tifosi interisti ma non solo. Gli sportivi di tutta Italia hanno imparato a conoscerla. Merito di un fisico mozzafiato, di una sensualità che non sfugge allo sguardo e di una simpatia contagiosa. Perché sui social, da un po’ di mesi a questa parte, Sabrina non teme rivali. Le sue partecipazioni – rigorosamente in diretta – agli appuntamenti settimanali della pagina Facebook “Cresciuti a pane, calcio e ignoranza”, viaggiano costantemente oltre le 50.000 visualizzazioni. A suon di post, belle foto e tante idee, si sta facendo strada a tutta velocità. Sarà che per via delle sue origini – metà brasiliana, metà tunisina – che le regalano lineamenti che non posso passare inosservati, sarà che il suo fisico da sballo la fa apparire semplicemente meravigliosa in ogni scatto. Fatto sta che quasi 30.000 persone la seguono su Instagram e presto potrebbero spalancarsi per lei le porte del piccolo schermo e della pubblicità. Insomma, lo spettacolo la attende e il futuro sembra decisamente roseo.

Partiamo proprio dall’ultimo video che ti ha vista protagonista.

“Con la collaborazione del video-artist Peter Marvu, ho scelto di promuovere il derby Inter-Milan guardandolo con l’occhio della ragazza che si prepara per scendere in campo. Ed allora eccomi sotto la doccia o ripresa mentre infilo maglietta, pantaloncini e calzettoni. Ed infine, sul campo di calcio. Un tocco di sensualità per rappresentare il pallone”.

Ed il successo è stato fragoroso.

“Oltre 100.000 visualizzazioni, una vasta eco sui mass media e un nuovo servizio su Sport Mediaset. E fra i tanti che hanno voluto guardare le mie Instagram Stories, c’è anche lei: Wanda Nara”.

Un boom che ti ha consacrato regina dei social.

“Mi piacciono e sto scoprendo la possibilità di abbinare il mio personaggio a prodotti di valore. Così, ho avviato collaborazioni di cui sono davvero fiera: fra le tante, cito quella con Vesuvio Cadeau di Pastore Gioielli. Ma altre sono alle porte, io non mi fermo e continuo a crescere su Instagram. Sto tagliando il traguardo dei 35.000 follower”.

Torniamo indietro nel tempo. A 16 anni hai mosso i primissimi passi…

“Ho realizzato i primi shooting ed ho seguito un corso di dizione, portamento e recitazione con Franco Battaglia. Poi, a distanza di qualche anno, ho deciso di buttarmi in questo mondo a testa bassa”.

Ed i risultati sono arrivati subito.

“Ho avuto il piacere di avere più pubblicazioni su Men’s Health, quindi sono stata testimonial per ‘Se Puede’, brand di abbigliamento sportivo. Ed inoltre sono stata fra le pokerine in una trasmissione tv che era a tutti gli effetti una scuola di poker rivolta alle donne”.

Naturalmente, tante fotografie.

“Sono stata scelta per numerosi shooting, ringrazio le mie misure 88-63-93 ma anche il mio carattere. Penso che in uno scatto si veda sempre la volontà di esprimere sensualità, determinazione, simpatia. E io vedo la fotografia come uno strumento per poter rappresentare al meglio, ed anche sponsorizzarlo, un brand”.

Di recente poi il grande pubblico ti ha conosciuta a tinte nere e azzurre.

“Da sempre sono tifosa dell’Inter, così mi è venuta l’idea di unire l’utile alla… fotografia. Ed ecco il servizio in body-painting dove sul mio corpo è stata disegnata la seconda maglia dell’Inter. Il servizio ha fatto il giro del web, come fortunato emblema di associazione fra sport e sensualità”.

Ma non è finita qui.

“Ho collaborato con Le Iene per uno scherzo a Bobo Vieri, all’orizzonte potrebbe esserci qualcosa di nuovo tale per cui mi rivedrete in tv. Certo, non nego che il mio sogno è quello di arrivare a condurre una trasmissione. Dite che ce la farò?”.

Intanto qualche esperienza davanti alla telecamera te la sei fatta.

“Sono stata la protagonista di due videoclip musicali: il brano raggaetton ‘Marysol’ di Yansel, Leeder e Hush, e poi il singolo ‘Grovigli’ di Daniele Azzena. Ma anche su Facebook avete la possibilità di vedermi in diretta, ogni venerdì”.

Ancora una volta c’entra il calcio…

“Seguite la diretta delle 19 del venerdì sulla pagina Facebook ‘Cresciuti a pane, calcio e ignoranza’ e mi vedrete alle prese con le probabili formazioni e con i consigli per il Fantacalcio. Avete la possibilità di interagire con me, io prometto di arrivare sempre super preparata”.

Quali sono i tuoi punti forti?

“Fisicamente dico… il fondoschiena, ma curo il mio fisico facendo palestra e trattamenti estetici. Penso però che il cervello, abbinato alla mia proverbiale caparbietà, mi spinga ad ottenere ciò che voglio. E poi non nego che mi piace essere al centro dell’attenzione”.

CONTATTI

https://www.instagram.com/iamsabrinahammami/



more No Comments novembre 6 2017 at 14:40


Laerte Pappalardo: Protagonista della moda streetwear

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Tantissimi giovani a Roma in fila per Kickit, il primo market italiano dedicato allo streetwear, organizzato da Fabrizio Efrati

di Stella Maresca

Si è tenuto da poco a Roma Kickitmarket, il primo mercato interamente dedicato alle sneakers e all’universo streetwear. In questa occasione abbiamo visto la nuova collezione, frutto della tua collaborazione con il brand italiano “In case you didn’t know who I am” di Stefano Paolini e Andrea Bendotti. Ce ne vuoi parlare?

“E’ cominciato tutto per caso, Stefano ed Andrea sono due ragazzi molto giovani ma allo stesso tempo umili e con una gran voglia di crescere e di mettersi in gioco, una sera ci siamo ritrovati a cena, loro avevano da poco fondato il loro brand ‘In case you didn’t know who I am’, è stata lanciata l’idea di una serie di felpe con stampato il codice fiscale e visto che la mia compagna lavora in un’agenzia di merchandising abbiamo pensato di commercializzarne una ventina per prova, giusto per vedere che effetto avrebbero avuto. Ma, oltre ogni nostra aspettativa, in brevissimo tempo siamo stati subissati di richieste. Con nostro grande divertimento, abbiamo ricevuto mail da parte di ragazzini dodicenni che volevano ordinare la felpa con il codice fiscale, ma tra i nostri clienti ci sono anche sessantenni; una fascia di pubblico trasversale quindi che unisce almeno tre generazioni. Ancora oggi è molto difficile stare dietro a tutti gli ordini che arrivano, poi abbiamo inserito anche varie possibilità di personalizzazione del prodotto, per cui si tratta di una linea in continua evoluzione. E’ stata giusta l’intuizione iniziale, come del resto avviene per tutti i brand di successo; pensiamo ad esempio a Matteo Cambi di Guru, le cui magliette con la margherita sono state indiscusse protagoniste del marcato agli inizi del 2000. Alla base un’idea semplice, ma bisognava pensarci. Tutto si basa sull’intuizione”.

Che esperienze avevi in questo ambito?

“Qualche anno fa ho aperto un forum che si chiama ‘Flames’, interamente dedicato all’universo sneakers. Il forum ha avuto un grande successo, anche perché è stato uno dei primi; lì collezionisti, appassionati e semplici curiosi si potevano scambiare informazioni e tenersi aggiornati sulle ultime novità. Con il tempo abbiamo aperto poi anche allo streetwear che è esploso di fatto in Italia negli ultimi due anni. Marchi come ‘Supreme’, che si vede ora indossato da Fedez o da Chiara Ferragni, era fino a pochi anni fa un brand per pochi collezionisti a diffusione limitata, i cui prodotti non erano neanche molto semplici da trovare. All’epoca stavo cercando un cappellino di Supreme e mi rivolsi ad un mio amico che speravo sarebbe stato in grado di trovarmelo. Lui mi disse che non sarebbe stato semplice e mi chiese in cambio un unico favore: ‘Se riuscirò a prendertelo vorrei avere una foto di tuo padre Adriano con indosso il cappellino’. Il cappellino arrivò, io scattai la foto a mio padre e la postai sul forum. Fu un boom, l’istantanea diventò virale, arrivarono migliaia di commenti ed io ne realizzai delle t shirt che poi ho regalato a migliaia ai fan di mio padre, dopo un anno ancora mi arrivavano richieste da tutta Italia. Poco tempo fa Stefano Paolini mi ha parlato di Kickitmarket, il primo sneakers market italiano che stava organizzando Fabrizio Efrati, proprietario dello store ‘I love Tokyo’ in Via dei Giubbonari a Roma. Conosco Fabrizio da anni, è un professionista serio che conosce perfettamente il mercato, da lui sono passati tutti i più grandi nomi dello sport e della musica, ed allora abbiamo avuto l’idea di riproporre le magliette originali con la foto di mio padre con i marchi ‘In case you didn’t know who I am’ e Kickit. Abbiamo ‘retroizzato’ le magliette originali e le lanceremo sul mercato a brevissimo”.

Che rapporto ha Laerte Pappalardo con la moda?

(ride) “Jeans invecchiati e t-shirt, non possiedo cravatte. Ho un solo vestito, che è poi quello del mio matrimonio e lo riciclo ad ogni battesimo o cerimonia. Non è proprio nelle mie corde essere vestito elegante, ho un animo più vintage, mi è sempre piaciuta una moda che sia ‘play’, gioco e divertimento, t-shirt preferibilmente nera ed un denim con una sneaker che stacca. Questo sono io”.

Che sport pratichi?

“Sono stato un antisportivo per eccellenza. Fortunatamente ho sempre avuto un buon metabolismo, per cui non ho mai avuto voglia o fantasia di cimentarmi in sport particolari. Poi dopo aver partecipato all’Isola dei Famosi nel 2011, ho scoperto un Laerte totalmente diverso a cui piace lo sport e mi sono appassionato alla corsa. Sembro Forrest Gump, corro sempre, è veramente l’unico sport che riesce a farmi staccare da questa vita frenetica che ormai che è il nostro pane quotidiano. Correre è una sfida con te stesso, è un mettersi alla prova, c’è sempre un parametro da migliorare: il tempo, i chilometri percorsi, indosso le cuffiette,un pantaloncino, le mie scarpe da running e parto; pioggia, vento, caldo non importa, dopo pochi metri tutto inizia a scivolare via”.

Cosa ti affascina della “sneaker culture”? Un fenomeno tipicamente d’oltreoceano che è ormai diffusissimo anche in Italia?

“Appartengo ad una generazione per cui la sneaker era la scarpa da ginnastica o comunque usata solo per l’attività sportiva. In Italia eravamo abituati ad uno stile più elegante e tradizionale, legato alla manifattura artigianale, a differenza dell’America e del Giappone, dove invece la gente ha sempre prediletto uno stile più ‘easy’. In questi ultimi anni si è verificata una vera e propria inversione di tendenza, per cui ormai le sneakers sono usate anche in contesti più formali; non sono più il marchio di fabbrica di una generazione ma sono indossate a qualunque età”.

Che uomo sei oggi?

Devo dire la verità, sono molto maturato in questi ultimi tre anni. Sono stato anche io un eterno Peter Pan sempre alla ricerca di un qualcosa che forse non esiste o forse arriverà in futuro, chi lo sa. Molti anni fa una persona mi disse ‘Tu sei un diamante grezzo, ti affinerai man mano che passano gli anni’ e devo dire che così è stato. Ho fatto tante esperienze, ho affrontato molte cose, nulla di grave ma ho fatto il mio percorso ed ho avuto una vita piena. Oggi mi sento un uomo completo che sta bene con se stesso. Ho capito che uomo vuole essere Laerte e di cosa ha bisogno veramente”.

Che progetti hai per il futuro?

(ride) “Vorrei dirti tante cose, c’è un progetto importante ma è ancora top secret. Però al di là di questo  il mio progetto più importante è quello di vivere la vita, rendendo conto solo a mio figlio. Non ho capi, non ho superiori, sono un uomo fortunato, poi sai si arriva ad un punto in cui non ti devi più giustificare con nessuno, non devi rendere conto di quello che hai realizzato. Ho fatto tanto, ad otto anni cantavo con mio padre, poi ho fatto il ‘Maurizio Costanzo Show’. Non sono mai stato un figlio di papà, perché mio padre mi ha sempre fatto sudare le cose, è un uomo molto diretto che mi ha insegnato a dire ‘pane al pane e vino al vino’, un uomo molto pratico che mi ha sempre tenuto con i piedi saldamente a terra. Oggi ho imparato a razionalizzare e a prendere la vita come viene. Solo pochi eletti sanno quello che faranno domani. Io sono aperto a tutte le possibilità, andando incontro alla vita con curiosità, ma rimanendo sempre e comunque me stesso”.



more No Comments novembre 6 2017 at 14:37


Mavina Graziani: Mamma, attrice e imprenditrice

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Interpreta Assunta Ceravolo in “Squadra Mobile”. Presto la vedremo al fianco di Raoul Bova

di Francesco Fusco

L’attrice di “Squadra Mobile” si racconta a GP Magazine. Una vita dedicata alla famiglia e alla carriera. E’ giovanissima e già mamma di due figli. Prossimamente sarà in tv al fianco di Raoul Bova in “Ultimo” e sogna il grande schermo.

Quando hai capito di voler intraprendere la carriera di attrice?

“All’età di tre anni quando mio padre mi inseguiva con la telecamera per casa e mi chiedeva ‘Che fai Mavina?’ Ed io: ‘Faccio l’attrice sotto le piante’. E’ un lavoro che ho voluto fare da sempre, sono nata con la voglia di stare sul palcoscenico. Ho iniziato da piccola facendo la danza poi ho frequentato corsi di recitazione, teatro a scuola e durante il periodo adolescenziale ho cominciato a lavorare come fotomodella finché poi ho frequentato le prime accademie, corsi di teatro… non mi sono mai fermata fino a due anni fa quando sono rimasta incinta della mia seconda figlia”.

Chi interpreti in “Squadra mobile” e quali differenze noti tra Mavina e il personaggio Assunta Ceravolo?

“Assunta Ceravolo è una donna che frequenta la malavita, è la compagna di un uomo criminale. Di fronte alla morte del suo compagno lei ha sete di vendetta e quindi di andarsi a prendere ciò che spettava a lui. Si va a interfacciare con personaggi loschi, minacciandoli, ma si rende conto che si è messa in una situazione pericolosa perché tentano di ammazzarla e quindi tenta la fuga… E poi il resto non lo racconto. (sorride ndr) Un ruolo anni luce dalla mia vita di tutti i giorni perché vivo quotidianamente nel fantastico mondo dei bambini, essendo madre di due figli”.

Hai recitato accanto a Raoul Bova in “Ultimo”. Raccontaci questa esperienza.

“Recitare con Raoul Bova è stato difficile, sotto un punto di vista femminile dovendo resistere al fascino di un bellissimo uomo. Ma ho incontrato una persona veramente bella perché mi ha messo a mio agio e mi ha dato un sostegno sul set anche perché interpretavo un ruolo molto drammatico. Una persona umile e gentile. E’ stata una bella esperienza e mi sono trovata bene soprattutto con la produzione”.

Come fai a conciliare gli impegni di mamma, di attrice e di imprenditrice, visto che gestisci anche un’attività commerciale a Roma?

“Come faccio non lo so nemmeno io. Mi trasformerò in un super eroe. Le mie giornate iniziano all’alba e finiscono tardissimo la sera. Corro come una matta, non amo stare a casa sul divano, sono una persona dinamica. Amo i miei figli da morire e amo anche il mio lavoro, poi mi sono lanciata nell’imprenditoria perché il commercio è una roulette russa e quindi non mi annoio. Ho bisogno di essere stimolata… faccio la mamma a tempo pieno, faccio l’attrice perché non posso rinunciare a questo mestiere e faccio l’imprenditrice perché il lavoro dell’attore è altalenante. Oggi c’è, domani non c’è. Quindi ho aperto un negozio rivolto ai bambini, perché sono i clienti migliori che possiamo avere. Mi diverto perché c’è moda. Il negozio è il mio terzo figlio”.

Progetti futuri?

“Sì ce ne sono tanti. Siamo in stagioni di casting e quindi chissà. Vedremo cosa accadrà e lo scopriremo solo vivendo”.



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Irene Casartelli: “Iniziai a fare la modella nella ditta di mia zia”

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Solare, sorridente e felice: così mi appare al nostro incontro a Prato, dove ha da poco aperto un’Agenzia di Moda e di Eventi insieme al fidanzato, la bellissima Irene Casartelli. Modella e fotomodella per svariati marchi e numerose aziende, ci racconta dei suoi esordi non senza mostrare un pizzico di velata emozione.

di Laura Gorini

Irene, a che età e come ti sei avvicinata al mondo della moda?

“Ho iniziato all’età di 17 anni per gioco: in pratica i miei genitori e mia nonna mi hanno spronato a provare a fare da modella, o meglio da fotomodella, per la ditta di abbigliamento Donna Club Voltaire, che è di proprietà di mia zia. Ho realizzato per lei  il mio primo book fotografico e da lì  pian piano  ho iniziato ad amare questo mondo.  Ho lavorato davvero per tantissimi marchi quali, tra gli altri, Guess, Patrizia Pepe, Calvin Klain, Koralline, Cofinco, Luisa Spagnoli, Rifle, Pepita e varie aziende di abiti da sposa  come L’atelier dei Sogni e il Vento e la Seta. Per tutte queste e tante altre ho fatto fitting e presentazioni  nei loro show-room”.

Che ricordi hai dei tuoi esordi?

“All inizio ero timidissima e insicura. Solo ‘entrando’ nelle aziende nelle sfilate, nei servizi fotografici, ho acquisito una sicurezza che mi ha portato a grandi soddisfazioni. Chi dice che ‘ah sì, fai la modella allora non fai niente!’ sbaglia di grosso dal momento che esso è un mestiere davvero tosto e che richiede moltissimi sacrifici”.

Hai frequentato qualche corso di portamento?

“Ho imparato tutto da sola, ergo non ho fatto nessun corso di portamento. In sostanza ho imparato guardando le altre modelle e le altre fotomodelle  e lavorando nelle varie aziende di moda”.

Oltre a svolgere le mansioni di modella e di fotomodella sei anche titolare di un’Agenzia…

“Sì, della Double Face, agenzia di Moda e di Spettacolo che gestisco insieme al mio fidanzato Francesco Aquilanti. Io mi occupo del primo settore, lui, invece, del secondo”.

Quali sono i primi consigli che ti senti di dare alle ragazze che si propongono per lavorare con voi?

“La prima cosa che dico loro è che se piace questo mestiere e le appassiona, si possono avvicinare con passione, usando però sempre la testa e mantenendo i piedi ben piantati a terra, dal momento che in questo campo esiste davvero tantissima gente cattiva pronta ad approfittarsi delle passioni altrui”.

Ma tu che cosa ami di questo lavoro? Ce lo vuoi rivelare?

“Adoro fare questo lavoro. Ci sono giorni molto intensi che arrivi a casa distrutta,  ma quando c’è la passione, la fatica passa in secondo piano”.



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Katiuscia Cavaliere: Una modella e influencer di successo

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Nata in un paesino della Basilicata, ha trovato a Roma la sua consacrazione, laureandosi in Scienze Politiche e diplomandosi all’Accademia del Lusso Scuola di Moda e Designer

Ha fatto della sua passione un lavoro. Non tutti ci riescono ma lei è caparbia e determinata. Una ragazza che sa che per arrivare ad un traguardo prefissato, sono necessari tanti sacrifici. Lei è Katiuscia Cavalieri, meglio conosciuta come Kate. E’ una modella e fashion influencer di 25 anni. Ha studiato tanto e non ha lasciato nulla al caso. Scopriamola meglio attraverso questa intervista.

Katiuscia, parlaci di te, chi sei, da dove arrivi…

“Salve a tutti cari lettori di GP Magazine, mi presento. Sono nata e cresciuta in un piccolo paesino della Basilicata che si chiama Rotonda. Successivamente mi sono trasferita a Roma per studiare e ho conseguito la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, per poi dedicarmi totalmente al fashion system, diplomandomi all’Accademia del Lusso Scuola di Moda e Designer”.

Il tuo sogno era quello di far diventare la moda il tuo lavoro. E ci stai riuscendo.

“La moda è da sempre la mia grande passione e per fare un ottimo lavoro bisogna amare e credere in quello che si fa”.

Come si realizza un sogno?

“Un sogno si realizza con tanto impegno, determinazione e sacrificio. Bisogna essere costanti e non bisogna mai mollare!”.

Come ti definisci?

“Non amo molto definirmi, preferisco che lo facciano gli altri”.

Come si diventa un’influencer di successo?

“Per diventare un influencer bisogna innanzitutto essere esperto di un determinato argomento, avere una nicchia specifica del web ed avere un alto numero di utenti che ti seguono nei social media e che interagiscono con i contenuti che pubblichi”.

Quanti follower hai e cosa fai per incrementarli?

“Attualmente ho circa 50 mila followers e spero che questi aumentino sempre di più. In realtà non credo ci sia un metodo specifico se non quello di mostrarsi e darsi al proprio pubblico, condividendo e comunicando con loro”.

Come modella sei testimonial di un brand di gioielli, ce ne puoi parlare?

“Il brand di cui sono Testimonial si chiama Nagì de Parò ed è una giovane e dinamica maison creativa nata un anno fa nel comparto moda. Progetto dal DNA empatico ed emozionale ha, al centro delle sue creazioni, i legami affettivi e i valori umani. Aspetti che nella vita di oggi spesso trascuriamo, poiché presi da mille distrazioni e impegni”.

Come si svolge la tua giornata?

“La mia giornata è molto frenetica come del resto anche la mia vita. Sono sempre in viaggio e ritagliarsi dei momenti di vita privata diventa sempre più difficile”.

Hai progetti in ballo?

“Attualmente sono impegnata nella campagna pubblicitaria di Nagì de Parò e lavoro come modella anche per altri brand. Ho diversi progetti in ballo ma non voglio svelarvi nulla… seguitemi e lo scoprirete!”.

Da influencer, due parole per aiutare le persone a stare bene con se stesse.

“Stare bene con se stessi è la prima cosa di cui bisogna occuparsi per migliorare la qualità della vita, per stare in mezzo agli altri e per portare all’interno della propria esistenza una ricchezza preziosa e costante. Amare se stessi è il miglior modo per amare gli altri. Rispettatevi e amatevi”.

A che punto è la tua vita professionale?

“Attualmente sono molto soddisfatta del mio lavoro anche se so che la strada per arrivare in cima è ancora molto lunga ma questo non mi scoraggia. Anzi, mi dà la carica e la forza per dare il massimo e fare sempre meglio”.

La moda è questione di stile, di gusto o di creatività?

“La moda è sensazione, emozione, stile di vita e di essere. E’ come una tela bianca sulla quale raccontare la realtà dell’epoca nella quale viviamo. La moda non è solo nei vestiti, ma nel cielo, nell’aria, nella metro, la moda è ovunque”.

Sul web dove ti possono trovare i nostri lettori?

“Possono seguirmi sulla mia pagina instagram kate_cavaliere o sulla mia pagina facebook”.



more No Comments novembre 6 2017 at 14:30


Jgor Barbazza: Il sorriso che conquista

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Attore in fiction di successo come “Un medico in famiglia” e “Don Matteo”, nella sua vita si occupa anche di solidarietà

di Giulia Bertollini

Attore, conduttore e grande tifoso della Juventus. E’ questo l’identikit di Jgor Barbazza, uno dei volti più amati del piccolo schermo. Tra esperienze passate e progetti futuri, conosciamolo meglio in questa intervista.

Jgor, raccontaci qualcosa di te.

“A fine luglio ho compiuto 41 anni e la cosa più bella che ti possa raccontare è che la prospettiva della vita è cambiata e conseguentemente sono cambiato anche io. Alcune situazioni le vivo in maniera totalmente diversa rispetto a qualche anno fa. La maturità e la consapevolezza ti aiutano ad accantonare le cose più futili per fare spazio a ciò in cui credi veramente. Ho sempre cercato la via della ricchezza ma non quella economica, bensì quella interiore. Credo che la serenità sia una necessità, per me e per le persone che mi circondano”.

Come vivi il rapporto con la tua città d’origine?

“Amo Treviso. Il mio lavoro mi porta a stare spesso in giro ma dopo un po’ di tempo avverto la voglia di tornare a casa dalla mia famiglia, dai miei amici di sempre e soprattutto dalla mia nipotina, Emma”.

Prima di diventare attore, hai svolto molti lavori: il commesso, l’agente di commercio, l’autista magazziniere. Come ricordi quel periodo?

“È stato un periodo di crescita e mi è servito moltissimo. So che cosa significa fare sacrifici, so che cosa significa attenersi a regole ed orari precisi, conosco il significato di svegliarsi al mattino e non fare sempre ciò che ci piace. Tutto ciò mi ha dato la possibilità di essere l’uomo che sono ed apprezzare maggiormente il momento di vita che sto vivendo”.

Poi però è arrivato il tuo primo ruolo…

“È cambiato tutto in pochi giorni. Sognavo e lottavo per riuscire a fare il mestiere che faccio e per molti anni ho portato avanti in parallelo le due strade. Una mi serviva per campare, l’altra per imparare e sperimentare. Ho partecipato a spot, talvolta locali, ho partecipato a qualche sfilata di moda, sia da indossatore che da presentatore, sono stato inviato giornalista di un’emittente televisiva trevigiana, ho fatto teatro amatoriale e ho condotto diverse serate mondane anche a sfondo sociale. L’arte mi aiutava a sognare, a svagarmi e ogni lavoro in quel campo, seppur piccolo, mi dava la consapevolezza di ciò che avrei voluto fare da grande. Per fortuna, ad oggi, ci sono riuscito”.

Hai interpretato tante fiction di successo, da “Un medico in famiglia 9” a “Don Matteo 10”. Qual è il ruolo che più ti è piaciuto interpretare?

“Sono stati tutti ruoli molto stimolanti che porto inevitabilmente nel cuore. Bello il ruolo del commissario di polizia in ‘Centovetrine’, bellissimo il ruolo che ho interpretato questo inverno in una fiction per Canale 5 che andrà in onda prossimamente. Ho avuto anche il piacere di girare un paio di film all’estero, con ruoli diversissimi ma meravigliosi. Un Prete post apocalittico e uno scienziato un po’ folle in un film con l’esilarante Paola Barale che è stata una piacevole scoperta dal punto di vista professionale e personale. Ti confesso che quando inizio un nuovo set provo l’entusiasmo di un ragazzino ma l’ultimo giorno di riprese è devastante. In fondo il set diventa la nostra seconda casa”.

Nel 2008, nel corso della conduzione del programma pre-sanremese “Sanremo Lab”, hai dimostrato di avere notevoli capacità di intrattenimento. Non ti piacerebbe continuare a percorrere anche questa strada?

“Assolutamente sì, mi piace molto condurre e adoro il contatto diretto con il pubblico. In futuro mi piacerebbe fare radio. Sogno che coltivo da tanto tempo, chissà… ‘Sanremo lab’ fu un’esperienza tosta, la prima da presentatore ufficiale e sotto l’occhio vigile di Paolo Bonolis e la moglie. Se ci penso mi tremano ancora le gambe”.

La Juventus è nel tuo dna. Com’è nata questa passione?

“È il dna, hai detto bene. Ho giocato a pallone e mi è rimasta la passione per lo sport ed in particolare per il calcio. Da qualche mese sto seguendo un progetto legato al settore giovanile nella squadra dove ho mosso i primi calci da bimbo, il Casier Dosson. Abbiamo avuto la possibilità di portare i nostri piccoli, categoria ‘esordienti’, a Vinovo, quartiere generale della Juventus, a sfidare i pari età. È stata la vittoria di tutti. Siamo partiti da Dosson (Treviso) con un pullman pieno di ragazzini euforici che ogni dieci minuti ci chiedevano: ‘quanto manca?’. Un’esperienza unica che si porteranno nel cuore per sempre. Ed io con loro”.

Da pochi mesi hai inaugurato una rubrica sportiva, “Bar Bazza sport”. Ce ne parli?

“Ho un piccolo spazio all’interno di un giornale web sportivo che si chiama ‘Road2sports’ e ringrazio il Direttore Spinazzola per avermi dato la possibilità di scrivere, di raccontare, di ospitare virtualmente i miei ospiti all’interno del mio Bar, ovviamente di fantasia, il Bar Bazza sport. Sogno che possa diventare un format web e di andare a parlare di calcio nei veri e propri Bar Sport che sono sparsi in tutta Italia. Sarebbe fantastico”.

Non tutti sapranno che hai anche un grande cuore. Infatti, sei vicepresidente dell’associazione Team for Children. Di cosa vi occupate?

“Sono stato vicepresidente ed ora sono socio fondatore. Un’associazione che seguo da molti anni ancora prima del mio avvento televisivo. Team for Children si occupa di raccogliere fondi per i bimbi ricoverati all’interno del reparto di Oncoematologia pediatrica di Padova. Negli anni, sono stati fatti passi da gigante. Pensa che siamo partiti in tre, io, Chiara e Tomas ed ora operano molti volontari che saluto e ringrazio pubblicamente. Inoltre, assieme a Linda, la mia compagna, sono testimonial della Lilt sezione di Treviso. Accettai di buon grado dato che qualche anno fa, un componente della mia famiglia, fu colpito da tumore al seno. Sono passati anni e questa persona è viva e gode di ottima salute. La forza di volontà e la ricerca hanno fatto la differenza e spero possa essere da esempio per tutti”.

Bravo, bello e anche generoso. Ce l’avrai però un difetto…

“Dovresti fare questa domanda a Linda ma è meglio di no. Mia madre dice sempre: ‘mio figlio non ha tanti difetti è che quelli che ha sono grandi’. Ammetto, qualche imperfezione caratteriale ce l’ho”.

In cucina come te la cavi? Qual è il tuo piatto preferito?

“Credo che non potrei mai partecipare a ‘Masterchef’, non mi farebbero nemmeno varcare i cancelli. Diciamo che se sono a casa da solo non muoio di fame ma saper cucinare è un’altra cosa. Oggi mi sono fatto una pasta col pesto. Ovviamente il condimento era confezionato. Non ho un piatto preferito ma se proprio dovessi dirne uno ti direi la pizza. Non è soltanto un’ottima prelibatezza italiana ma è anche sinonimo di compagnia, di allegria, di aggregazione. Mi piace pensarla così”.

Passando alla vita privata, sei impegnato sentimentalmente da sette anni con l’attrice Linda Collini. Come procede la relazione?

“Direi bene. Facciamo una vita sempre di corsa ma nonostante ciò siamo molto legati. Lei mi dà grande forza e siamo entrambi l’uno il primo fan dell’altra. C’è molta stima reciproca. Cerchiamo di vivere lontani da gossip o altro. Siamo un po’ gelosi della nostra vita privata. Il nostro mestiere è fatto anche di momenti difficili, in fondo siamo precari, periodi in cui lavori di più, altri meno e lì devi essere forte a reggere il colpo. Il segreto, nei periodi in cui sei fermo, tra un set e l’altro, è quello di continuare a tenersi in allenamento, quindi scrivere, ricercare, sperimentare, fare dei corsi di recitazione, fare teatro, cortometraggi e quant’altro. Mai staccare la spina”.

Puoi svelarci qualcosa sui tuoi prossimi progetti?

“Ho finito di girare due fiction, per Mediaset e Rai, che sono in uscita in autunno e da pochi giorni ho terminato le riprese di un film per il cinema dal titolo ‘Un amore così grande’, dove interpreto un ruolo drammatico. Nel cast ci sono molti bravi attori ed un’immensa Fioretta Mari che interpreta mia madre. La regia è dell’ottimo Cristian De Matteis. Per il resto, ci sentiremo più avanti. Work in progress”.



more No Comments novembre 6 2017 at 14:27


Annalisa Favetti: Una riccia bionda fuori e dentro

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Fino al 15 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma è in scena con lo spettacolo “Odio Amleto”, per la regia di Alessandro Benvenuti, accanto a Gabriel Garko. A seguire reciterà in “A Natale divento gay” con Pino Ammendola, che l’ha scritturata anche per “Anima”, film che andrà a Cannes. Oltre al teatro, il suo amore naturale, Annalisa sta puntando molto sul cinema.

di Silvia Giansanti

Proviene dalla scuola di Gigi Proietti e di Alberto Sordi, cosa non per tutti. E’ nata nella notte delle streghe e non a caso è introspettiva e sensuale come i gatti che adora e che considera come figli. E’ attratta dalle tenebre e magari dopo uno spettacolo teatrale, nel cuore della notte, ama girare in macchina tutta la città eterna. Davanti a noi abbiamo una donna davvero speciale e unica nel suo genere. E’ sempre in continua evoluzione nel suo mestiere che ha scelto da quando era piccola. Annalisa Favetti trasmette tanto entusiasmo per la vita, un particolare brio che sta riversando anche nello spettacolo teatrale “Odio Amleto”, in scena al Teatro Sala Umberto di Roma. Nella sua carriera ha sostenuto molti ruoli importanti da perfetta trasformista. Ha spaziato nel campo, ma il mestiere di attrice è per lei una specie di malattia. Si sente molto selvaggia, vorrebbe vivere con tantissimi animali, è molto vicina a questo regno così puro e non a caso nel suo passato ha recitato per la tv in “Il destino ha quattro zampe”.

Annalisa, hai sempre puntato su questo lavoro?

“Totalmente. Provengo da una famiglia in cui si è sempre respirata aria di teatro. Ho iniziato con la scuola di Gigi Proietti, mi sono diplomata, ho lavorato con lui e poi ho spiccato il volo. Una carriera la mia che reputo anche fortunata e che spero abbia anche altre evoluzioni”.

Ricordi le emozioni di quegli attimi?

“Sì, ricordo anche l’incontro e la collaborazione con certe persone che mi hanno valorizzato. Qualche nome importante come Alessandro Benvenuti, Pino Ammendola e Attilio Corsini. Per me questo mestiere è una creazione. Non ho figli e per me i figli sono la creazione di questi progetti. Non sento l’esigenza di avere bambini, ma sento ogni volta la voglia di vivere una creazione. Ho sposato il mio lavoro e le emozioni che provo non si possono spiegare”.

Altri incontri interessanti sul tuo percorso?

“Senz’altro Carlo Verdone, con cui ho girato delle scene del film con Antonio Albanese ‘L’abbiamo fatta grossa’. Mi sono trovata a che fare con registi di altri tempi che ti seguono e dove il teatro, il cinema e la televisione non conoscono distinzione, ma c’è solo l’attore e il valore che dà il regista. La capacità di tirare fuori il meglio”.

Cosa c’è nel tuo presente professionale?

“Lo spettacolo teatrale ‘Io odio Amleto’ di Paul Rudnick con Gabriel Garko, Paola Gassman, Ugo Pagliai, Guglielmo Favilla e Claudia Tosoni, riadattato e diretto da Alessandro Benvenuti. Il mio è un ruolo brillante e molto divertente, che è il motore di quello che succede nella storia. Sono Felicia, (motto dello spettacolo Felicia rende tutti felici) una venditrice di appartamenti ma anche una medium e da qui si mettono in moto varie situazioni e incontri. Tra qualche mese farò anche uno spettacolo con Pino Ammendola, un’altra persona che stimo tantissimo. Si chiamerà ‘A Natale divento gay’ ed è una ripresa. Il ruolo sarà di una bigotta che avrà una grande trasformazione per amore. E proprio Pino mi ha chiamata per il suo prossimo film ‘Anima’, che andrà al Festival di Cannes. Inoltre, bollono in pentola cose inerenti a fiction, a progetti cinematografici e in piedi ci sono proposte varie. Ci terrei a ricordare che ho creato un progetto molto particolare con Edoardo Erba, che spero di attuare e che riguarda uno spettacolo che comprende l’acqua”.

A Proposito di Gabriel Garko, hai già avuto modo di lavorare con questo personaggio amatissimo dalle donne?

“No, è la prima volta”.

Hai mai subito il fascino fisico di qualche attore collega?

“Gabriel è bellissimo, è stata una sorpresa pazzesca. E’ una persona che mi ha stupito molto. E’ un ragazzo molto intelligente e in gamba e con grandi potenzialità”.

Qual è stata l’esperienza teatrale che ti ha divertito di più?

“Questo spettacolo, una bomba di energia. Siamo una compagnia affiatata, davvero un grande cast. Altri ruoli importanti che ricordo sono stati ‘Un passato da melodici moderni’ con Alessandro Benvenuti anche in scena. Un altro personaggio di rilievo l’ho avuto a fianco di Alessandro Gassman e Beppe Fiorello in ‘Delitto per delitto’”.

A chi devi parte del tuo successo?

“Alla mia tenacia e al mio grande amore per il mestiere. Ringrazio anche la mia famiglia che mi ha sempre incentivato e dato un bell’equilibrio”.

Non tutti hanno la fortuna di iniziare accanto a due maestri come Gigi Proietti ed Alberto Sordi. Hai qualche aneddoto da raccontarci?

“Ricordo il nostro debutto a Palermo in ‘A me gli occhi bis’ con Gigi Proietti. Ero talmente emozionata che in un momento un cui dovevo scappare dietro le quinte, ho inciampato e sono caduta a terra. Mi sono ritrovata lunga sotto l’orchestra. Invece mi ricordo che quando finivamo le riprese, Albertone era solito darmi i puffetti sulla guancia per complimentarsi”.

A proposito di personaggi romani, quando preferisci goderti la città?

“Di notte. Amo il centro storico e giro come un gatto randagio. E’ il momento migliore per guardare Roma in macchina”.

CHI E’ ANNALISA FAVETTI

Annalisa Favetti è nata a Roma il 31 ottobre sotto il segno dello Scorpione con ascendente Leone. Caratterialmente si definisce ambiziosa, curiosa, piena di gioia di vivere e in continua ricerca. Tifa per la Nazionale, adora i dolci e il pesce e ha come hobby il disegno da sempre, nuoto, lo sci d’acqua e il canto. Le  piacerebbe vivere a Londra e a Barcellona. Ha tanti gatti neri e un cane. Attualmente ha un compagno. Questo è l’anno fortunato della sua vita. Annalisa ha debuttato nel film “Nestore, l’ultima corsa” del 1994 accanto ad Alberto Sordi. Successivamente si è diplomata presso il Laboratorio di Esercitazioni Sceniche, diretto da Gigi Proietti. Inoltre, ha studiato danza moderna. Ha lavorato prevalentemente in teatro, tra cui ricordiamo ruoli in “Delitto per delitto”, “Spirito Allegro”, “Coppie in multiproprietà”, “Un passato da melodici moderni”, “Le invasioni barbariche”, “Sesso e bugie”, “W la dinamite”, “L’arte della commedia” e altri. Per la tv ricordiamo qualche serie come: “La dottoressa Giò”, “Linda e il brigadiere”, “Turbo”, “La squadra”, “Il destino ha quattro zampe”, “Distretto di Polizia”, “Un papà quasi perfetto” e “Un posto al sole”. Ha avuto anche altre esperienze in campo cinematografico. Attualmente è in teatro con “Odio Amleto”, accanto a Gabriel Garko e prossimamente reciterà nella commedia “A Natale divento gay”.



more No Comments ottobre 9 2017 at 14:53


Marianna De Micheli: Da “Centovetrine” alla barca a vela

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Abbiamo incontrato Marianna De Micheli, l’attrice che per otto anni ha interpretato la perfida Carol Grimani nella soap opera di Canale 5 “Centovetrine”. Dopo l’improvvisa chiusura del programma, ha deciso di salpare in barca a vela e di compiere il giro d’Italia in solitaria. Un’avventura straordinaria raccontata nel suo libro di successo “Centoboline”

di Giulia Bertollini

Attraverso questa intervista, ci racconta il passaggio dalla tv a questa grande avventura.

Marianna, ti abbiamo lasciato nei panni di Carol Grimani e ora ti ritroviamo in quelli di una velista in solitaria. Come mai questa scelta? 

“Dopo la chiusura di Centovetrine, mi sono ritrovata disoccupata. In quel momento, non avevo voglia di trovarmi lavoro e così ho scelto di intraprendere un percorso differente. Aver recitato per tanti anni in una lunga serie, come nel caso di una soap opera, porta spesso il pubblico a identificare il tuo nome e il tuo volto con quello del personaggio che viene interpretato. Di conseguenza, è necessario del tempo perché i telespettatori possano abituarsi a vedermi in altri ruoli senza associarmi a Carol Grimani. Così, ho deciso di prendermi una pausa e di dedicarmi ad altre passioni, come la vela”.

Walt Whitman scriveva “Per me il mare è un continuo miracolo; i pesci che nuotano, le rocce, il moto delle onde, le navi, con gli uomini a bordo”. Per te invece cos’è il mare? 

“Bella domanda! E’ un luogo in cui mi sento bene e che mi fa entrare in contatto con la parte più profonda di me stessa nonostante non ce ne sia particolare bisogno (ride). Difatti, ho un carattere estremamente riflessivo. Pensare in mezzo al mare però è diverso che pensare sulla terraferma. Quando ti trovi su una barca non puoi permetterti di non agire. Devi preoccuparti di tante cose e non ti è concesso rimanere fermo a riflettere, diversamente da quando ti trovi a casa”.

Dalle esperienze che hai vissuto, compreso il periplo d’Italia, è nato un progetto editoriale: “Centoboline”. Che ricorda nel titolo la celebre soap che ti ha vista protagonista per molti anni.

“Sì, mi sono divertita a fare un giro di parole. Voglio innanzitutto precisare, per chi non lo sapesse, che la bolina è un’andatura velica. Nel libro parlo anche del mio ingresso a Centovetrine, del provino che ho dovuto sostenere per ottenere la parte, delle difficoltà dei primi tempi, in particolare a livello di memoria, fino ad arrivare all’epilogo della chiusura. Si tratta di un diario di un bordo in cui ho raccolto le mie esperienze, gli incontri, i viaggi avventurosi”.

Nel libro scrivi “Il vero coraggio non è affrontare il mare ma la solitudine. Tutto è partito dalla mia incapacità di stare sola”.  Sei riuscita a superare le tue paure? 

“Beh, io credo che paure di questo tipo non si superino mai però nel tempo sono riuscita a soffrirne meno, a conviverci senza lasciarmi travolgere da emozioni troppo forti quali la sensazione di sentirsi sperduti nell’universo, abbandonati. L’esperienza del giro d’Italia in barca a vela mi ha insegnato a guardare alla solitudine con occhi diversi: mi sento meno terrorizzata rispetto a prima e se ci penso non mi manca il fiato”.

Possiamo però confessare che durante queste avventure nautiche non sei proprio in solitaria. A tenerti compagnia infatti c’è il tuo gatto Jingjok.

“Sì è vero. Ho deciso di prendere un gatto quando mi trovavo in Thailandia. Dopo numerose ricerche, visto che cercavo una razza con l’indole simile a quella di un cane, ho trovato su Internet  il contatto di una signora che gestiva un allevamento amatoriale a Rimini. Questa m’informò che aveva una gatta incinta che avrebbe partorito a gennaio. Ebbene, Jingkok è venuto alla luce il 27 gennaio che è anche il compleanno di mio padre. Essendo nato sotto il segno dell’acquario, la barca non poteva che essere casa sua”.

La tua barca ha un nome molto particolare “Maipenrai”. Cosa significa? 

“E’ un termine thailandese e la migliore traduzione è nell’inglese ‘never mind’ nel senso di ‘non c’è problema, non importa, va bene così, fa niente’”.

Nel corso dei tuoi viaggi avrai sicuramente conosciuto tante persone. Qual è stato l’incontro più emozionante? 

“Ricordo ancora con piacere l’incontro con un signore in lavanderia. Mentre attendevo che il bucato fosse pronto, entra questo tizio e si mette accanto a me. Inizia così a raccontarmi un po’ della sua vita, che lui si recava ogni giorno in quel posto per difendersi dalla calura e che aveva viaggiato molto in compagnia della moglie che purtroppo era morta. Dalle sue parole, intuii che si era trattato di un amore intenso. Ne ebbi la conferma quando mi rivolsi a lui chiedendogli da quanto tempo sua moglie fosse venuta a mancare. La risposta fu da brividi. Venti anni. Ebbene, la storia di quest’uomo è uno dei ricordi più belli che conservo nel cuore e di cui ho anche parlato nel libro”.

Che progetti hai per il futuro? 

“Innanzitutto sto cercando di realizzare una trasposizione teatrale del libro. Non voglio rappresentarlo però soltanto nei teatri, ma mi piacerebbe utilizzare anche la mia barca come palcoscenico. E’ un progetto particolarmente lungo e impegnativo. Scrivere un libro è stato complicato, anche se ho sempre avuto una certa dimestichezza con la scrittura, ma scrivere per il teatro è totalmente diverso. Nonostante le difficoltà che sto incontrando, di una cosa tuttavia sono sicura: che voglio raggiungere anche questo obiettivo”.

Cosa ti senti di dire ai nostri lettori che sperano in un tuo ritorno in tv?

“Al momento non mi precludo nessuna strada. L’importante è che si tratti di un buon prodotto che sia in tv, cinema o teatro. Incrociamo le dita”.



more No Comments ottobre 9 2017 at 14:49


Carlo Mucari racconta “er Gigante”

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Rappresentato in diversi teatri e location, ‘Er Gigante, la malinconia di un tempo piccolo’ é uno degli ultimi progetti del ‘cantattore’ romano Carlo Mucari, noto per le sue numerose interpretazioni cinematografiche e partecipazioni a programmi e fiction televisive.

di Donatella Lavizzari

Frutto e sintesi di anni di un attento studio, questo recital ci regala una particolare visione dell’opera di Franco Califano, della sua filosofia di vita e delle sue molteplici contraddizioni. Un nuovo modo di intenderlo, di suonarlo e di ‘viverlo’. Un lavoro estremamente ricco di elementi poetici, arricchito di svariate situazioni timbriche e musicali. Una freschezza d’ispirazione risalta in questa nuova avventura: una tavolozza dalle sfumature infinite che regala al pubblico un incantevole groviglio di emozioni, in un susseguirsi di brani e recitati per rendere omaggio alla spiccata personalità artistica del ‘Califfo’. Mucari ne è interprete intenso, dotato di una capacità unica di elaborare con virtuosismo, con vigoria e teatralità, un repertorio che spazia tra Minuetto, Una ragione di più, La mia libertà, La nevicata del ’56, E la chiamano estate, Un tempo piccolo e gli altri grandi successi del “Prevert di Trastevere”. Sul palco, ad accompagnare questo poliedrico artista vi è un quartetto dinamico composto da Claudia Tortorici (voce), Doriano Prati (fisarmonica), Bruno Ciarla (tastiere) e Marco Petriaggi (chitarra classica).

Ciao Carlo, quali sono gli elementi principali nell’ideazione di questo nuovo recital? 

“In tutta la mia carriera ho cercato di tener sempre presente due cose fondamentali per me: la libertà e l’emozione. Libertà di recitare, suonare o cantare quello che mi piace attraverso un’emozione che spero di riuscire a tradurre e trasmettere sempre. Con quest’ultimo spettacolo ho voluto rendere omaggio ad un grande artista, al ‘poeta maledetto, al poeta saltimbanco, al cantastorie’, raccontando il suo viaggio attraverso la sua poesia, la sua musica e i suoi monologhi”.

Il recital inizia con “La porta aperta”. Ce ne vuoi parlare? 

“Sì, inizio con questo brano perché mi sono domandato se, metaforicamente, la porta di Califano fosse aperta o chiusa mentre sentiva che la sua ‘musica’… era finita, mentre sentiva che il suo ‘tempo piccolo’ lo stava consegnando alla storia. Lui che ha sempre detto che sarebbe invecchiato cinque minuti prima di morire. Lui che andava a dormire cinque minuti dopo gli altri per avere cinque minuti in più da raccontare. Lui che diceva di essere un cantastorie, che raccoglieva pezzi di vita dalla strada e li raccontava poi a modo suo. Lui che per noi era semplicemente un artista, un artista che aveva scelto di vivere e combattere per difendere la sua libertà. Ha avuto molte donne ma soltanto una ha fatto sempre parte della sua vita: la solitudine. Franco diceva: ‘Nella solitudine che fai? Intanto impari a conoscerti, a stimarti, a non mentirti e soprattutto a farti compagnia… da solo’”.

Come hai conosciuto Califano? 

“Molti anni fa, erano i primi anni ottanta. Un mio amico press-agent sapendo della mia ammirazione per Califano me lo passò al telefono. Gli dissi che stavo provando a scrivere canzoni e lui mi invitò ad andarlo a trovare per fargli sentire qualcosa di mio. Abitava in via Sisto IV, a Prima Valle. Ascoltò i miei pezzi e alla fine disse: ‘Carlè te voglio bene però famo che ognuno se canta e cose sue e poi tu con quella faccia dovresti fà l’attore, appena giro un altro film te faccio fà na parte, che ne dici?’. Ha avuto ragione lui. Ho iniziato la mia carriera d’attore, ho proseguito per quella strada e, da qualche anno, in alcune serate mi travesto da cantattore”.

Oltre a questo recital, hai portato in scena anche Rino Gaetano. 

“Sì, ‘Uno spunto per la rivoluzione’ è uno spettacolo dedicato a Rino Gaetano, cantautore dissacrante che amo particolarmente, le cui opere sono pregne degli echi di Petrolini, Ionesco, Beckett e Majakovskij. Ripercorro la vita di Gaetano attraverso le sue canzoni, i suoi testi di prosa e i suoi riferimenti culturali e sociali”.

Cosa rende meraviglioso fare il tuo lavoro? 

“Ciò che rende meraviglioso fare il mio lavoro sono quegli attimi in cui sul palco si pulsa tutti con la stessa sensibilità, con ‘la stessa nota’. Sono momenti magici, dove non sono più io che sto facendo uno spettacolo, ma io e quelli che suonano e recitano con me ed il pubblico che assiste. Bisogna sempre avere la capacità di sentire se stessi ma anche e soprattutto di sentire gli altri”.



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Stefania Visconti: Una carriera in evoluzione

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Vi presentiamo una ragazza poliedrica e ricca di talento. E’ stata la protagonista dell’ultimo videoclip di “Pierre”, celebre brano cantato dai Pooh dopo la recente reunion

di Laura Gorini

È un’artista decisamente camaleontica Stefania Visconti. Modella glamour, raffinata ed elegante, si è imposta  ben presto anche come valente attrice sia al Cinema sia a Teatro, senza farsi nemmeno mancare esperienze nel mondo della musica a livello attoriale. Di recente l’abbiamo potuta ammirare come la protagonista del videoclip del  brano “Pierre” dei mitici Pooh.

Stefania, come sta procedendo la tua carriera?

“La mia carriera è in una fase evolutiva e di sperimentazione. Gli impegni maggiori sono su alcuni set cinematografici in quanto l’amore mio più grande è indubbiamente il Cinema. Provo però costantemente a cimentarmi in varie forme d’arte per capire i miei limiti e lavorare meglio su me stessa”.

Una domanda diciamo un po’ complessa Stefania; ti chiedo un tuo punto di vista, che disillusioni pensi che possa dare l’assaggio del primo vero mondo dello spettacolo per chi s’è avvicinato pensando ingenuamente che fare questo lavoro fosse un “divertimento pagato”, come si suol dire, unire l’utile al dilettevole?

“Lavorare nel Cinema, a Teatro e nello Spettacolo in genere può anche essere divertente ma richiede molto impegno e costante studio se si ha intenzione di farlo diventare un lavoro. Non si nasce attori pur magari partendo da un talento evidente. Ci sono tante persone che si improvvisano artisti non rendendosi conto minimamente del duro lavoro che deve essere dedicato a questa professione ogni giorno”.

Cosa consiglieresti tu a questo proposito?

“Io consiglio di tenere i piedi ben piantati a terra, avere tanta forza e determinazione per seguire questa strada tortuosa. Non è un lavoro facile e spesso sono più le delusioni che le gioie. Testa sulle spalle, nervi saldi e non abbattersi per le tantissime porte in faccia che si riceveranno”.

Tu Stefania, in quanto professionista, quali sono delle scene in cui non vorresti mai recitare, o che comunque preferiresti di no?

“Non ho mai pensato a delle scene nello specifico che potrebbero indurmi a rifiutare un lavoro. Credo che sia la storia del personaggio in se da valutare e non la singola scena che potrebbe essere comunque necessaria e funzionale al racconto”.

Credi che sia importante per un attore/attrice sapersi “auto-doppiare” da solo/sola visto che tutti prima o poi si vedranno costretti a recitare in inglese o comunque in una lingua straniera?

“Ho avuto alcune esperienze di questo tipo, nel senso che mi sono doppiata in alcuni film. Ovviamente non sono una doppiatrice ma è una cosa che mi piace e non ho avuto grandi difficoltà nel farlo. Credo di esserci portata abbastanza anche se è molto complesso tecnicamente come lavoro”.

Ci sono delle cose di cui è meglio diffidare specie quando si è agli inizi?

“Quando si inizia un mestiere non si conoscono molte dinamiche e  meccanismi che le regolano quindi si rischia di sbagliare a prendere le decisioni. Io mi sono sempre affidata al mio istinto e spesso ho fatto bene”.

Ma per  te com’è stato all’inizio?

“L’inizio della mia avventura artistica lo ricordo pieno di entusiasmo e carico di aspettative. Ero felice di fare anche piccole cose che mi regalavano esperienza”.

C’è qualche film in cui ti vedremo tra poco?

“Negli ultimi mesi ho partecipato ad alcuni film che mi hanno permesso di entrare in contatto con realtà artistiche anche internazionali. Esperienze formative molto importanti che hanno arricchito il mio percorso. Ho appena ultimato le riprese di un film ‘The house of murderers’ per la regia di Bruno Di Marcello interamente girato in lingua inglese e che mi vede come protagonista”.



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