Angelo Peluso: Un ragazzo poliedrico e ricco di talento

angelo-peluso-673-2018

di Silvia Giansanti

Rimase folgorato da Alba Parietti e ancora oggi uno come lui, abituato ad avere mille amici nel mondo dello spettacolo, la vede come un mito assoluto, tanto che Alba quando lo incontra lo invita a toccarle una mano e ad abbracciarla tranquillamente per farle sentire la sua umanità. Angelo Peluso è nato ad Avellino il 12 aprile del 1979 ed è uno di quei personaggi con cui vorresti lavorare insieme ad occhi chiusi. Eclettico, originale, simpatico e molto disponibile, trascorre molto tempo in compagnia delle sua amiche di sempre come Valeria Marini, Miriana Trevisan, Eva Grimaldi, Carmen Di Pietro, Francesca Pettinelli, Pamela Prati, Maria Monsè, Cristina Roncalli, le sorelle Cecilia e Virginia Taddei e Angela Melillo. Tutte amiche alle quali è particolarmente legato. In vista ci sono interessanti serate estive sul palco con la Roncalli e con Carmen Di Pietro. Inoltre, presenta “Funny Moon” su Rete Oro.

Angelo, sei venuto fuori più di venti anni fa. Come sei approdato in tv?

“Ero un fan del famoso programma tv ‘Non è la Rai’ e seguivo una ragazza in particolare che era Francesca Pettinelli, alla quale all’epoca scrivevo le famose lettere, in quanto non c’erano i social e lei mi rispondeva. Nacque così una sorta di amicizia epistolare fin quando Francesca non mi invitò a venire a Roma. Così mi presentò anche sua madre”.

Si era instaurato insomma un rapporto particolare con un telespettatore.

“E casualmente sono entrato a contatto con il mondo di ‘Non è la Rai’. Quindi sono diventato amico anche di Miriana Trevisan, Ilaria Galassi e altre del cast. A Roma ho iniziato a lavorare anche con le serate e da lì è arrivato ‘Bulli & Pupe’. Non sono partito da zero, ma già alle spalle avevo esperienza. Ho studiato portamento, recitazione, trucco, posa fotografica e dizione presso l’AMI, Associazione Moda Italia che era a Pompei con due validi maestri che mi hanno instradato nel campo artistico”.

Oggi sei ancora in contatto con qualche ragazza della nota trasmissione tv?

“Certamente. Mi sento sempre con Francesca Pettinelli, una sorta di sorella come la Trevisan. Devo dire che ho un sacco di ‘sorellone’ grazie a questo lavoro. Poi ho contatti con Miriana Trevisan, Laura Freddi, Carmen Di Pietro, Maria Monsé, Ilaria Galassi, Mariateresa Mattei, Monica Catanese, Alessia Gioffi, Letizia Sedrick, Arianna Becchetti, Pamela Prati e altre”.

Cosa è successo nel frattempo?

“Come in ogni artista, c’è stata un’evoluzione nelle mie tappe. Dopo ‘Bulli & Pupe’ ho cominciato un duro lavoro di perfezionamento nel canto e studio della musica. Ho fatto anche qualcosa in veste di ballerino, ma non è mai stato il mio forte. Memorizzo la musica, memorizzo i tempi, ma non i passi di danza. Mi considero un ciocco di legno”.

Però ho visto che nelle serate un po’ ti muovi.

“Infatti sono bravo nel muovermi ma non nell’essere regolare. E’ talmente tanta la voglia di esprimere ciò che provo che va al di là delle regole della danza o dei movimenti. Sono stato chiamato a fare l’opinionista in varie trasmissioni tv. Sono talmente egocentrico, che pur di farmi inquadrare, dicevo qualche fesseria. Considera che all’epoca ero anche più giovane e fighetto con qualche chilo in meno e quindi ho partecipato a sfilate di moda. Ho condotto vari eventi e mi sono mosso in tante direzioni”.

Com’è nata la tua passione per il canto?

“A due anni di età ho ‘rotto’ tanti vinili di ‘Crilù’ di Heather Parisi e ‘Messaggio’ di Alice, così almeno mi ha raccontato mia madre. Adesso li ho ritrovati al mercatino dell’usato. Inoltre quando nelle occasioni di festa si recitavano le poesie con i cuginetti, io dovevo essere l’ultimo per dare quel qualcosa in più. Pensa che se dovevo entrare in un locale con i miei amichetti, ero timidissimo, ma se dovevo recitare o cantare, allora mi trasformavo. Forse ho una doppia personalità”.

In che fascia di pubblico riscuoti più successo?

“Nelle donne che mi vedono un vero amico, uno di cui fidarsi che ascolta e sa dare consigli. Ecco perché ho tante sorelle nel campo”.

Chi sono i tuoi miti e le tue passioni?

“Fermi tutti! Io impazzivo quando vedevo Alba Parietti in tv, mi mettevo a piangere. Pensa che quando vivevo ancor giù in provincia di Napoli, dicevo ai miei che Alba sarebbe diventata mia amica, suscitando la loro ilarità. E invece le situazioni si sono incatenate talmente bene che l’ho conosciuta e oggi siamo davvero amici. Ho persino reinciso la sua canzone ‘Cuore Selvaggio’ e lei è stata contentissima. Però nonostante tutto, non riesco a scindere ancora tremo quando la vedo. Ho una sorta di soggezione. Sono ancora intimidito dal mio mito in carne ed ossa”.

Un aneddoto da raccontare che ricordi in qualche tua serata.

“Quando sono caduto da un palco”.

E qualcosa di emozionante?

“Cantare live con Valeria Marini. Lei è un mito ed è stata una situazione a sorpresa da brividi”.

Sei un personaggio che si è costruito da solo e che quindi ha avuto un percorso differente da quello che si intraprende oggi con i talent. Ecco, cosa ne pensi? Avresti accettato di partire da qui?

“A dir la verità non sono pro talent, anche se riconosco che in giro sono stati lanciati personaggi validi. C’è da dire che molti hanno tagliato la strada ad alcuni che hanno iniziato prima. Non esiste che a 39 anni debba andare già in pensione! Per me la vera televisione è stata quella degli anni ’90, quella che in un certo senso ha dato vita ai talent”.

Qual è la tua filosofia di vita?

“Vivi e lascia vivere. Essere felice e non far del male a nessuno. Ma non fatelo neanche a me, altrimenti sono poi costretto a sfoderare il mio caratterino da uomo ariete. Il mio primo pensiero del mattino è essere sereni, anche quando la vita ti mette a dura prova e cerco di infonderla anche alla mia famiglia, a mio fratello e al mio fidanzato Marco che non sta passando un bel periodo in famiglia”.



more No Comments maggio 8 2018 at 12:48


Antonietta Bello: Una visionaria punk

antonietta-bello-foto-5

All’inizio di aprile l’abbiamo ammirata al cinema nel film “Lovers”. Una bella ciliegina sulla torta per questa attrice bravissima, che può annoverare importanti esperienze in teatro e nelle fiction di maggiore successo

di Giulia Bertollini

Ci incontriamo davanti al Teatro Argentina. Antonietta ha appena terminato di accompagnare i visitatori nel suo spettacolo itinerante. La sua simpatia e il suo ottimismo mi travolgono come un fiume in piena. Puntiamo ad una libreria con una sala bar e così tra un cappuccino e una coca cola inizia la nostra conversazione.

Antonietta, nel film “Lovers” interpreti un personaggio che sembra quasi rimandare alla maschera del teatro greco classico. Infatti, Dafne assume più ruoli e identità…

“Esattamente e lo stesso vale per gli altri tre protagonisti. L’intera trama del film si articola in quattro episodi in cui ognuno si destreggia in quattro personaggi diversi. L’aspetto più interessante è che questa schizofrenia interpretativa dipende dal punto di vista dello spettatore. O meglio, o puoi vederci quattro attori che recitano personaggi diversi oppure puoi concepirla come un’unica entità che mostra in ogni episodio un lato di sé in modo scisso dalle altre. In questo ultimo caso, si ha la possibilità di cogliere un fil rouge che lega i personaggi interpretati alle relazioni che si instaurano. E’ un lavoro magmaticamente psicologico e intuitivo”.

Come ti sei preparata al ruolo? E quanto c’è di te nel personaggio di Dafne?

“Ho studiato davvero tanto sia a livello testuale che di preparazione dei vari personaggi. Devo confessarti che la prima volta che ho letto il testo non ci ho capito nulla e questa incomprensione ha riguardato anche gli altri attori. Questo progetto mi ha permesso di sviluppare una maggiore creatività tanto che c’è molto di me. Ti spiego meglio: i personaggi che interpreto dimostrano di essere tenaci, nel senso che sanno ciò che vogliono e se lo vanno a prendere, talvolta anche sgomitando. In questo aspetto caratteriale, mi riconosco molto. Infatti, quando mi metto in testa qualcosa non c’è né per nessuno (ride). Vestire i panni di un personaggio torbido è stato un lavoro interessante perché mi ha permesso di scoprire dei lati di me che non conoscevo. Inoltre, non è da sottovalutare l’aspetto erotico-seduttivo del mio personaggio. Dafne racchiude in sé una visione del sesso e dell’erotismo libera e trasgressiva”.

In questo variopinto microcosmo di personalità, tutti i personaggi si trovano costretti a fare i conti con una tendenziale fragilità delle relazioni sentimentali e una conseguente difficoltà a costruire rapporti duraturi. In questo affresco sociale contemporaneo, non si corre il rischio secondo te di coltivare connessioni piuttosto che relazioni? E quale può essere la via di fuga da quello che il pensatore Bauman definì “amore liquido”? 

“Tosta come domanda (ride). Secondo me non esiste una risposta e non esiste un metodo per salvaguardarsi definitivamente dall’amore liquido. Dall’altro canto però c’è sempre un metodo, ogni volta diverso, che ci permette di scoprire in che modo tramutare le connessioni in relazioni. In qualsiasi rapporto sia esso sentimentale che affettivo sono necessari due elementi: l’impegno e la dedizione. Non mi concentrerei tanto sulla sincerità e sulla fedeltà non perché non siano anche essi importanti ma perché siamo umani con tutti i nostri limiti. Pensa che la mia agente Marina Diberti, scomparsa qualche tempo fa, mi disse: ‘poniamo il caso che tu stia con un uomo per cinquant’anni. Avresti davvero il coraggio di chiedergli di esserti fedele per tutto questo tempo?’. Con questa frase voleva spiegarmi come l’amore non fosse basato sul possesso ma sulla libertà dell’altro”.

Nel film, l’amore è una metafora per spiegare qualcosa di più complesso: l’imbarbarimento culturale in cui è precipitata la nostra società. Infatti, Giulia, interpretata dall’attrice Margherita Mannino, afferma che “per essere medico, giudice, avvocato, per costruire un ponte, una favola, una storia d’amore serve un  libro”. Perché la cultura è così importante? E che idea ti sei fatta dei giovani di oggi e del loro rapporto con la lettura?

“Gramsci diceva ‘non bisogna perdere l’ottimismo’. E io rispetto ai giovani di oggi sono ottimista. So che sono controcorrente ma io credo che i ragazzi riescano a cogliere le opportunità che gli vengono offerte. Certo, è difficile gestire la realtà virtuale che si è affacciata nella nostra società e per tale non intendo solo i social ma anche l’intelligenza artificiale. La cultura ha un ruolo importante perché apre le menti consentendoci di elaborare visioni. Se posso immaginare allora vuol dire che posso costruire qualcosa. E se ci pensi bene, l’immaginazione è il legame tra l’intuito e la razionalità. Solo attraverso l’unione di questi due ingredienti, si può spaccare il mondo”. (ride)

“Lovers” ha avuto molto successo all’estero tanto da vincere premi importanti nei diversi festival in cui è stato presentato. In Italia però non ha avuto lo stesso riconoscimento. Ti sei riuscita a spiegare perché?

“Certo. Come ben vediamo, l’Italia sta vivendo un momento di particolare difficoltà sotto ogni punto di vista. In questo clima di ‘lutto elettorale’, è sempre più evidente che là dove non c’è giustizia sociale non si possono coltivare la libertà e la democrazia. Senza quest’ultima è difficile fare cultura anche se non impossibile. Inoltre, Lovers è un film dal respiro europeo che attraverso la sperimentazione evoca un atteggiamento quasi spavaldo. Risulta indicativo di una chiara volontà di credere fortemente in un progetto e di portarlo avanti fino in fondo. Poi emerge un’altra interessante valutazione socio-economica: a volte è difficile conciliare l’arte con il suo mercato. Infatti, a vincere è sempre quest’ultimo”.

Sei particolarmente attiva anche in teatro. Quando è scoccata la scintilla del fuoco dionisiaco? E quali sono le realtà teatrali con cui senti di avere maggiori affinità?

“Il fuoco dionisiaco è sbocciato lentamente. Mentre frequentavo le scuole superiori ho iniziato ad appassionarmi al teatro per divertimento ed è stato così a lungo. Solo in seguito, durante i miei studi di restauratrice, ho capito che non riuscivo a farne a meno ed è diventato il mio lavoro. Rispetto alle realtà teatrali uso un parametro motivazionale, nel senso che mi interessa fare teatro nella misura in cui mi consenta di andare oltre me stessa e le mie conoscenze. E poi bisogna fare teatro per poter cambiare le cose. L’ultimo spettacolo teatrale a cui ho partecipato, ‘I due gentiluomini di Verona’, ha consolidato ancora di più questa mia idea. E’ stato un piacere lavorare con un regista come Giorgio Sangati. Tenetelo a mente, perché è un giovane talento che sono sicura farà tanta strada”.

Hai recitato in numerose serie TV tra cui “Don Matteo 9”, “Braccialetti Rossi 3”, “Un passo dal cielo 3” e “Le tre rose di Eva 4”. C’è un progetto in particolare a cui ti piacerebbe prendere parte? E un ruolo invece che ti piacerebbe interpretare?

“Mi piacerebbe tanto recitare in un docu-film storico. Sarebbe interessante vestire i panni del magistrato donna che si occupò in Sicilia del primo processo per stupro. Incrociamo le dita!”.

Tra le tue passioni c’è anche la pittura. Cosa ami rappresentare nelle tue opere? E a quali artisti ti ispiri?

“Per quanto riguarda i soggetti, mi lascio trasportare dalla fantasia. Gli artisti a cui mi ispiro sono gli espressionisti James Ensor, Otto Dix e George Grosz. In loro si rintraccia una forte connotazione istintiva e un richiamo alla politica aristotelica con una forte impronta sociale. Inoltre, amo molto l’arte giapponese compreso il genere manga inteso nel suo lato graphic-novel. A tal proposito, sono un’appassionata dello Youtuber Dario Moccia, scrittore e critico”.

Ami anche leggere. Qual è il libro che ti ha cambiato la vita? E invece una lettura che ti ha deluso? 

“Due sono i libri che mi hanno cambiato la vita. Il primo è ‘Il linguaggio salvato’ di Elias Canetti. E’ un’opera coinvolgente in cui la struttura della scrittura diviene la struttura della realtà. L’altro invece sono i ‘Canti’ di Leopardi. Sai, spesso nelle scuole non si riesce ad apprezzarlo fino in fondo. Leggendolo da sola ho scoperto invece che faceva l’amore con le parole e dalla carnalità della sua poetica ne sono rimasta travolta. Un libro invece che mi ha deluso è stato ‘L’educazione cattolica’ di Edoardo Albinati. Mi aspettavo di più”.

Che idea ti sei fatta sul caso Weinstein e sulle diverse testimonianze di abusi sessuali nel mondo del cinema? E cosa pensi del movimento #metoo?

“Sul caso Weinstein ho un’idea ben precisa che non attiene ai fatti. Quello che a me non è piaciuto è che non si sia tenuto conto del risvolto psicologico di questa situazione e che non se ne sia parlato opportunamente nel corso dei dibattiti televisivi. Mi riferisco in particolare alla querelle mandata in onda nella trasmissione ‘Cartabianca’ tra Vladimir Luxuria e Asia Argento. Sono rimasta sconvolta dalla banalità con cui si è trattato un aspetto così personale e intimo. Come si può pensare che una donna libera e indipendente come Asia Argento non possa aver subito una violenza? Io appoggio la sua battaglia e ritengo che i fatti denunciati debbano essere accertati in tribunale. Una volta cristallizzata una verità processuale, si potrà discuterne”.

Essere donna nel lavoro: ostacolo o opportunità? 

“Dipende. Spesso è un ostacolo che può convertirsi in opportunità. Le donne guadagnano meno, hanno possibilità minori ma dispongono anche di risorse che meritano di essere fatte valere”.

Cosa serve, secondo te, per diventare attore? C’è un segreto per farcela?

“Il segreto è di avere una visione del futuro. Per fare qualsiasi cosa nella vita, devi essere creativo. Il resto lo fanno le occasioni, il talento e il lavoro”.

Un tuo pregio e un tuo difetto.

“Il mio pregio è che cambio idea e ultimamente mi succede spesso(ride). Oltre a questo, sicuramente l’ottimismo. Il mio difetto è che a volte mi chiudo in me stessa senza riuscire a scorgere il lato positivo delle cose”.

Un sogno nel cassetto che ti piacerebbe realizzare.

“Esulando dal mio lavoro, vorrei realizzare una mostra con le mie opere. Chissà, magari!”.

Prossimi progetti?  

“Ce ne sono tantissimi. Intanto ‘Lovers’ che è uscito nelle sale il 5 aprile. Oltre alla stretta collaborazione con il Teatro Argentina, ho in serbo anche due progetti di cui uno a Milano e l’altro nel Padovano. Ed infine, un lavoro di cui al momento per scaramanzia non dico nulla ma che corona in parte un mio sogno”.



more No Comments maggio 8 2018 at 12:46


Marianella Bargilli: “La Signora delle camelie”

marianella-bargilli-2

di Alessio Certosa

In scena è Margherita Gautier, la più bella cortigiana di Parigi, conosciuta come ‘la signora delle camelie’. Di recente lo spettacolo ha fatto il suo debutto nazionale e in questa intervista Marianella Bargilli si racconta proprio alla vigilia del debutto. E’ una bravissima attrice che ha alle spalle tanto teatro, esperienze cinematografiche e televisive. Ha avuto un’ottima formazione e ha frequentato il Dams.

Marianella, partiamo dall’attualità. Sei protagonista de “La Signora delle Camelie”. E’ un ruolo che senti tuo?

“Ogni attrice ha un sogno nel cassetto. magari vi rimane chiuso per anni. grazie all’incontro con il regista Matteo Tarasco e grazie al produttore Geppy Gleijeses, io ho avuto la possibilità di aprire il cassetto e far vivere sul palcoscenico questo sogno”.

Lo spettacolo è al suo debutto nazionale, cosa ti aspetti?

“Preparo il personaggio da alcuni mesi, con amore assoluto, mi aspetto che il pubblico si emozioni, come mi emoziono io nel raccontare questa storia d’amore straordinaria”.

Come ti sei avvicinata alla recitazione?

“Da bambina. Immaginavo mondi fantastici e li mettevo in scena nella mia cameretta. Credo che questo sia stato il mio primo approccio alla recitazione”.

Che formazione hai avuto?

“Mi sono formata sulle assi del palcoscenico, avendo la fortuna di lavorare con grandi attori e grandi attrici”.

Hai fatto tanto teatro. Lo consideri la tua seconda casa o hai un’altra definizione per esso?

“Credo sia la mia casa. Il luogo in cui risiedo. La definizione seconda casa allude alla casa delle vacanze, per me il teatro è la vita. Io mi sento viva solo quando si apre il sipario si accendono le luci e nel buio della platea ascolto il respiro degli spettatori”.

L’emozione del teatro è il contatto diretto dell’attore con il pubblico e viceversa. Secondo te, cos’è che può fare la differenza in questo?

“Il teatro ci educa all’ascolto reciproco. E questo credo sia la grande forza sempre rinnovata di uno strumento ancestrale come il teatro. La differenza la fa sempre il pubblico. Ogni singolo spettatore, che sceglie di venire a teatro crea insieme a noi attori lo spettacolo, sempre nuovo e sempre diverse, seppur uguale, ogni sera”.

Il tuo lavoro di attrice ti ha portata anche a partecipare a diverse fiction. Che esperienze sono state? 

“Lavorare davanti alla macchina da presa è un’esperienza molto appagante e divertente. Sapere di entrare nelle case si milioni di persone contemporaneamente ti fa sentire felice”.

Tornando al teatro, negli ultimi anni c’è stato un riavvicinamento del pubblico verso questa forma d’arte. Pensi che il pubblico italiano stia crescendo dal punto di vista culturale anche in questo aspetto?

“Credo che tutti noi non dobbiamo mai smettere di crescere, di evolvere, di creare nuove opportunità di crescita culturale per i giovani e per tutti quei cittadini che hanno accesso meno facilitato alla cultura. E’ una responsabilità che ogni attore, ogni regista, ogni operatore del settore deve prendersi”.

Quale è stata l’esperienza professionale che ti ha lasciato quel qualcosa in più?

“’La Signora delle camelie’ è per me uno spettacolo cardine nel mio percorso professionale e personale”.

Cosa vedi nel tuo futuro? 

“Felicità”.

Ti piacerebbe fare del cinema? 

“La prossima estate lavorerò in una produzione americana ad Hollywood. Per il momento non posso dire di più, se non che non vedo l’ora”.

Un messaggio per i giovani che coltivano il sogno e l’ambizione di diventare attori?

“Studiate tanto”.



more No Comments maggio 8 2018 at 12:43


Rosalia Cataldi: Il benessere spopola su Instagram

ph-flavia-cataldi-2

Ha mezzo milione di follower ed è considerata una delle maggiori influencer riguardo ad argomenti di salute, benessere e bellezza

Sui social ha raggiunto circa mezzo milione di followers. Numeri da record che l’hanno resa un’influencer a tutti gli effetti, come certificano i suoi viaggi in giro per il mondo e le collaborazioni con brand di qualunque settore. Eppure, Rosalia Cataldi è un caso più unico che raro nel panorama di Instagram. Pur essendo una di quelle ragazze che trasmettono femminilità ed eleganza al primo sguardo, viene seguita soprattutto per i suoi messaggi positivi, sulla salute, sul benessere e sulla bellezza. Insomma, non è sicuramente la classica “bella che non balla” che ha puntato solo sull’aspetto fisico per far strage di fan. Assieme alla sorella Michela,  ha infatti creato un blog (www.cataldi.bio) incentrato principalmente sulle cure naturali e bellezza naturale. Una novità del sito, sta nei tanti consigli e rimedi efficaci rivolti agli uomini. “Mi sono accorta che sul web non c’è tanto materiale soprattutto per curare la bellezza degli uomini con rimedi semplici ed efficaci. Per cui mi sono detta: perché non scriverne con costanza alcuni?. Inoltre, per chi fosse interessato, sono in uscita due, ripeto, ben due libri di cosmetica naturale: uno esclusivamente rivolto ad un pubblico femminile, mentre uno esclusivo per gli uomini, le info a riguardo si trovano tutte sul sito”. Così, healthy e beauty sono diventati i suoi cavalli di battaglia. E, ovviamente, la dimostrazione che sui social si può puntare anche sui contenuti.

Medicina, naturopatia e psicologia: tre temi forti che caratterizzano Rosalia Cataldi.

“Sin da quando ero davvero piccola ho sempre esposto questo desiderio di voler diventare medico per aiutare gli altri. Con il passare degli anni, ho superato al primo colpo il così ambito test d’ingresso e finalmente ho potuto dare forma a quello che era il mio sogno. Andando avanti negli anni, senza nulla togliere alla supremazia della medicina occidentale su tutte le altre, ho maturato l’esigenza di studiare altre discipline coadiuvanti per il benessere e la salvaguardia della salute della gente. Ecco il motivo per il quale mi sono diplomata in naturopatia”.

Prevenzione e mantenimento dello stato di salute sono temi “forti” dei tuoi profili social e del tuo blog.

“La mia visione olistica della salute del paziente a 360 gradi, mi ha portato a conseguire la Laurea in Psicologia negli States, in quanto la persona non è solo corpo, ma anche mente ed anima e bisogna conoscere a fondo tutte queste sfumature se si vuole curare davvero con la giusta knowledge e con coscienza”.

La tua cassa di risonanza sono diventati i social network. In particolare, Instagram.

“I miei profili mi hanno permesso di essere conosciuta non solo in Italia, ma anche a livello mondiale. Sicuramente rappresentano un’arma molto potente, soprattutto quando si è molto seguiti, ecco perché bisogna sempre lanciare messaggi positivi e costruttivi. Tutti noi abbiamo la responsabilità sociale del “dare il giusto esempio”, ecco perché, se si è esposti, non ci si può permettere di sottovalutare la potenza dei messaggi che veicoliamo con queste vetrine 2.0, soprattutto perché ci sono tante ragazze giovani pronte ad imitarci”.

Si diceva: non solo immagine sul tuo profilo…

“A volte sui social vengono anche lanciati messaggi borderline rapportati alla mera vanità o al bisogno di vedere crescere la propria pagina: tante donne, soprattutto giovanissime, tendono a scattare foto in pose e atteggiamenti ammiccanti solo per crescere nei numeri. Ecco, questa mercificazione della donna, ci porta indietro di parecchi anni, perché a mio avviso ciò rappresenta un atto di sottomissione sociale”.

Nel tuo caso, il web ti ha dato la possibilità di raccontarti nel tuo quotidiano.

“Ed anche I miei hobby, su tutti quello di viaggiare: è il mezzo fondamentale per ammirare paesaggi mozzafiato e sconfiggere tutti quei preconcetti e barriere culturali radicalizzate nel corso della storia e insite nella nostra mente. Ho viaggiato parecchio anche per volontariato medico, in paesi estremamente poveri, dove ho conosciuto gente fantastica, sorrisi puri, veri…dove sono stata accolta come una sorella, dove ho ricevuto tantissima gratitudine, quando sono io in primis, a dover essere grata a tutti coloro, soprattutto i bambini, che mi hanno dato tanto, tantissimo sotto ogni punto di vista, primo fra tutti quello umano”.

Un concetto che trasmetti sempre ai tuoi followers.

“Consiglio a chiunque non l’abbia mai fatto, di pensare seriamente di fare questa esperienza che ti cambia la vita e il modo di vedere le cose. E’ come se ti dessero un paio di occhiali nuovi per vedere il mondo e finalmente riuscissi a guardare la vera essenza della vita, in un viaggio catartico di disintossicazione dalla superficialità e dai vizi del nostro tempo. Per partire basta solo aver voglia di aiutare il prossimo, di fare del bene e avere capacità di adattamento, in quanto l’acqua calda (o anche semplicemente l’acqua), i pasti giornalieri, i letti, il bagno e tutto ciò che rappresenta qualcosa di così scontato ed ovvio nella nostra società, saranno solamente un ricordo”.

CONTATTI SOCIAL

INSTAGRAM: @rosaliacataldi

LINK: https://www.instagram.com/rosaliacataldi/

FACEBOOK PAGE: Rosalia Cataldi

LINK: https://www.facebook.com/rosalia.cataldi4/



more No Comments maggio 8 2018 at 12:40


Fratelli Di Carlo: La vittoria un anno dopo la tragedia di Rigopiano

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

di Alessia Bimonte

La storia dei fratelli Di Carlo è una storia di grande coraggio e voglia di fare. Riccardo, Piergiovanni e il piccolo Edoardo hanno deciso, dopo la tragedia di Rigopiano che gli ha portato via i genitori Nadia e Sebastiano, di riaprire le due pizzerie di famiglia. Motivati e con i piedi per terra dopo meno di un anno da quel terribile evento sono riusciti nell’intento. Il 19 dicembre 2017 hanno riaperto a Loreto Aprutino (Pescara) “Via Veneto Pizza” in occasione del quinto anniversario della pizzeria e del cinquantesimo compleanno di papà Sebastiano. Lo scorso 19 gennaio un altro traguardo, la riapertura a Penne. Una immensa soddisfazione che riprende il lavoro da dove lo avevano lasciato i coniugi Di Carlo. Riccardo, il fratello maggiore ha 20 anni, Piergiovanni si sta preparando per la maturità e il piccolo Edoardo ha 10 anni, uscito indenne dalla valanga. Abbiamo fatto due chiacchiere con il primogenito che ci raccontato dei suoi progetti e dei dettagli sulla pizzeria.

Cosa ha significato per te e i tuoi fratelli portare avanti le attività di famiglia dopo la tragedia?

“È stata una sfida lunga, all’inizio eravamo inconsapevoli di tutto ciò che ci sarebbe toccato. Io ero l’unico maggiorenne, a mio fratello minore Edoardo è stato assegnato un tutore, i mesi successivi alla tragedia abbiamo dovuto fare fronte e tutte le pratiche burocratiche, nonché alle numerose spese da affrontare. Non è stato certo un bel periodo, ma ci è servito per schiarirci le idee e per portare avanti quello che i nostri genitori avevano costruito con tanti sacrifici”.

La vostra è una pizzeria diversa da quelle che conosciamo. Che tipo di pizze preparate?

“Sì, le nostre sono delle mini pizze del diametro di 16 centimetri che vengono cotte su delle teglie apposite. Ce n’è per tutti i gusti. Lavoriamo su prenotazione e non. Tanti sono i ragazzi che vengono a trovarci dopo la scuola e i clienti che si fermano dopo una passeggiata. Abbiamo pochi posti a sedere, circa per 10/15 persone, ma a Loreto stiamo lavorando per ampliare la sala”.

Non sei solo un pizzaiolo ma anche uno studente. Per portare avanti il lavoro hai inizialmente deciso di abbandonare gli studi che poi hai ripreso. 

“Ho lasciato l’università dove studiavo a Roma, ma successivamente mi sono iscritto a Milano. Oggi studio relazioni pubbliche e comunicazione d’impresa e al termine sogno di aprire una pizzeria anche qui, ma con formula no profit, un’attività socialmente utile per aiutare tutti i giovani che si trovano nella nostra stessa situazione. Inoltre in pizzeria abbiamo assunto sette dipendenti di età compresa tra i 20 e i 24, proprio per supportare i giovani e restituire il bene ricevuto”.



more No Comments maggio 8 2018 at 12:37


Gianmario Viganò: “Sette. Sono solo uno stupido uomo”

leggi-con-irene-maggio-1

di Irene Di Liberto

Gianmario Viganò nasce a Milano, è curatore d’immagine nelle maggiori reti televisive italiane e fashion shooting. Cresce affiancando le arti della fotografia e della scrittura. Nel 2012 pubblica la sua prima opera “Human tramp” , editoriale Giorgio Mondadori, e nel 2015 “Sette. Sono solo uno stupido uomo”, Europa Edizioni. Sette è rivelazione e contraddizione. Sette è passione ed erotismo. Sette può irritare e commuovere. Sette non ha regole, se non quella di non averne . Sette ha un linguaggio semplice , spesso intimo . Il protagonista inizia il suo viaggio in Andalusia poiché sente fortissima la necessità di allontanarsi da luoghi e persone conosciute. Attraversa a piedi l’intera Spagna, con la curiosità di sapere dove lo condurranno una serie di avvenimenti all’apparenza fortuiti, decifrando un linguaggio che va aldilà delle semplici parole.  Ogni avvenimento ha un significato preciso. Nel suo e nel nostro quotidiano vi sono indizi che meritano d’essere osservati con più attenzione, come fossero un aiuto, come se servissero per trovare il senso della connessione tra un evento e l’altro .  Lungo il tragitto incontra Steve che, tramite ipnosi regressiva, lo guida negli anni cinquanta ed è, in parte, grazie a questo che intuisce dove lo stanno portando gli eventi: l’origine di ciò che accade nel presente va ricercata nelle radici del passato . Rivive una relazione amorosa durata il tempo di una sera in cui fusione di menti e corpi va oltre l’attrazione e l’erotismo, a tal punto da segnare indelebilmente l’anima e voler trovare quella passione lasciata in sospeso nel passato, per viverla nella vita attuale.   Le sincronie gli mostrano altri indizi. Gli fanno incontrare persone identiche ad altre, portandolo a conoscenza della leggenda secondo la quale ognuno di noi ha “sette“ sosia sparsi nel mondo.  Attraverso l’incontro con un’archeologa gli viene rivelata l’esistenza di manoscritti tenuti segreti risalenti al terzo secolo, in cui vengono svelati gli albori di tale leggenda.  Da questi documenti, emerge una sconvolgente verità sull’origine della Chiesa a noi nascosta per ben due millenni. Negli scritti è contenuta una grande rivelazione per il mondo intero che potrebbe provocare una forte ribellione da parte delle popolazioni se solo venissero divulgati. . Le due lettere, l’ipnosi, il manoscritto conducono il protagonista allo scopo più nobile nei suoi confronti: “ la rivelazione inaspettata “.

Da curatore d’immagine a curatore di parole: quando nasce il tuo amore per la scrittura?

“Direi da sempre. La scrittura è stata per me una sorta di evasione e un modo per fermare nel tempo emozioni provate in particolari circostanze. A volte è stata un aiuto per svuotare la rabbia e trovare quiete. Buttar fuori quello che spesso nel quotidiano, per svariati motivi, non potevo dire. Trovavo, e trovo tutt’ora, nella scrittura una sorta di amico fedele a cui mi è possibile confidare tutto senza reprimere nulla. Un amico che non si fa nessuna opinione su di me, e per questo mi ha dato la possibilità di aprirmi totalmente. In passato i miei scritti li tenevo custoditi, privati, forse, appunto, per paura del giudizio altrui, perché probabilmente ero più fragile. Ora, invece, ho deciso di tramutarli in un libro alla portata di tutti e, molto probabilmente, questa mia azione mi ha fatto capire d’essere più forte, ed andare oltre l’opinione altrui”.

7 come le 7 meraviglie del mondo, 7 come i 7 nani, 7 come la maglia di Andrij Sevcenko, 7 come…?

“7 come i 7 sosia che ognuno di noi ha sparsi nel mondo. Nel mio libro parlo delle origini di tale leggenda, e dei molteplici significati di questo numero che troviamo in moltissimi aspetti che ci circondano. Il 7 è definito come numero sacro e magico che ha il potere di condurre alla realizzazione materiale e spirituale. È il simbolo per eccellenza della ricerca spirituale”.

“Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima”. Con “Sono solo uno stupido uomo” confermi l’affermazione di Einstein?

“Una persona stupida è definita tale quando è tardo nel capire, quando non riconosce nemmeno le persone che lo vogliono aiutare, quando è ingenuo, quando si ostina a credere in un qualcosa nel quale la gran parte delle persone la pensa diversamente , quando crede in qualcosa di insensato. Ebbene sì, mi definisco così ‘Sono solo uno stupido uomo’, confermando l’affermazione di Einstein”.

Perché la scelta di ambientare il tuo romanzo in Andalusia?

“Perché quel viaggio iniziato a Siviglia l’ho vissuto in prima persona. È avvenuto nel 2008, e solo dopo diversi anni ho deciso di raggruppare appunti di viaggio e idee e dar vita a questo libro, con la speranza di trasmettere ad ogni lettore, la voglia, la curiosità, la tenacia di affrontare un viaggio con un approccio differente, creando un capolavoro non da semplice turista”.

Per riuscire a sgrovigliare la matassa della sua vita, il protagonista si sottopone a ipnosi regressiva, tu lo faresti? 

“In realtà, mi sottoposi pochi anni prima di quanto racconto nel libro. Sul fatto che possa credere o meno all’ipnosi regressiva , diciamo che mi piace sperimentare, capire, imparare e non avere barriere mentali che ostacolano, quindi non potrei dire ‘credo’ o ‘non credo’, ma semplicemente ‘provo’”.

Appena sta per mettere a posto alcuni tasselli del suo passato, insieme a quelli del suo presente, viene a conoscenza della presenza di documenti che contengono sconvolgenti verità sull’origine della Chiesa, raccontami del tuo rapporto con la spiritualità.

“È un argomento che mi ha sempre appassionato, incuriosito. Non ho mai seguito una corrente specifica di pensiero, ma mi sono avvicinato e documentato sulle varie filosofie e religioni. Soprattutto mi è sempre piaciuto osservare l’approccio mentale che hanno le persone nei riguardi del proprio credo. A questo punto della mia vita è come se mi fossi creato un personale credo, costituito da molti tasselli presi da ogni esperienza fatta”.

Allora anche noi, come Gianmario e come il protagonista di “Sette. Sono solo uno stupido uomo”, proviamo a mettere insieme i tasselli delle nostre esperienze. Grazie Gianmario. Ad maiora.



more No Comments maggio 8 2018 at 12:35


Giulia Fiume: “Il mio sogno? Vincere un Oscar”

giulia-fiume_6632

È reduce dal recente successo dello spettacolo teatrale “Romeo l’ultrà e Giulietta l’irriducibile”, diretto e scritto da Gianni Clementi al Teatro Roma. Un bellissimo spettacolo con un testo pazzesco e un cast ricco. Giulia Fiume, attrice che ha lavorato in molte fiction, l’abbiamo seguita anche in “Don Matteo” nei panni di Rita Trevi e qualche mese fa in “Sotto copertura 2 – La cattura di Michele Zagaria”

di Silvia Giansanti

“Per come sono fatta non avrei mai vissuto di pane, amore e fantasia. Questo aspetto dell’artista mi manca. Sono una molto radicata”. Così si descrive in poche parole Giulia Fiume, un’attrice catanese tra le più preparate del nostro Paese. A venti anni si è trasferita nella Capitale, lasciando per sempre gli studi di Giurisprudenza avviati solo per amore nei confronti del padre, per intraprendere tutta un’altra strada, iniziata già a Catania con alcune compagnie teatrali. Non vedeva l’ora di affrontare una nuova realtà, ma solo dopo un po’ di tempo ha iniziato a sentire la mancanza della sua splendida terra e a provare qualche momento di solitudine, accompagnato da qualche momento di smarrimento in cui avrebbe mollato tutto. La sua decisione l’ha aiutata e oggi Giulia emerge più che mai grazie a numerose interpretazioni in fiction tv. Tra i suoi sogni professionali, c’è quello di lavorare in radio.

Giulia come sei nata artisticamente?

“E’ stata tutta una casualità e una congiuntura astrale favorevole. Per caso mi ero avvicinata al teatro della scuola e mio padre, essendo un avvocato, si è occupato di una pratica che riguardava il compagno della mia insegnante. In questo modo mi sono avvicinata dapprima al teatro”.

Sei nostalgica degli inizi?

“Direi di no, perché sono amante del nuovo. C’è stata sempre in me una ricerca cosciente del guardare al futuro”.

La tua ambizione professionale?

“Vincere un Oscar. O meglio rappresentare l’Italia agli Oscar. E’ già accaduto con Luca Guadagnino”.

Con quali registi vorresti lavorare un domani?

“Primo su tutti Paolo Sorrentino, poi con Paolo Genovese, vorrei tornare a lavorare anche con Giulio Manfredonia e con un grande amico che è Massimiliano Bruno”.

Hai sempre avuto le idee chiare su questo mestiere? Altrimenti cosa avresti fatto?

“Mio padre voleva che io diventassi un avvocato come lui. Per accontentarlo mi sono iscritta a Giurisprudenza ma è stata una sofferenza per me. Quindi ad un certo punto, quando mi si è presentata l’occasione, mi sono buttata a capofitto sulla mia attività attuale che mi ha ripagata largamente. Mio padre mi prende sempre in giro sul fatto che studio troppo da attrice perché partecipo sempre a tanti seminari e non finisco mai di imparare”.

Hai nel tuo passato anche attitudini da cantante e ballerina, giusto?

“Sì e nella prossima vita sarò una rapper di colore o una popstar”.

Vorresti misurarti con altre esperienze nel mondo dello spettacolo?

“Mi piacerebbe tantissimo lavorare in radio. Inizialmente l’idea è stata quella di fare del giornalismo e mi sono iscritta alla Facoltà di Scienze delle Comunicazioni. Ho sempre amato il mezzo radiofonico e mi interesserebbe prendere parte a qualche programma o curare qualche rubrica. Ho partecipato nel 2016 ad un noto talent radiofonico anche per imparare alcuni segreti”.

Segui la musica?

“Assolutamente sì, ma ho dovuto fare un po’ di fatica a recuperare sulla musica italiana vecchia, poiché in famiglia nessuno la ascoltava. Mio padre è un amante della musica internazionale e mia madre della musica classica. Mi mancavano dei capisaldi, tutte quelle canzoni insomma che si cantano a ferragosto con la chitarra davanti al falò. Non sapevo una parola. C’è da dire comunque che la mia recitazione è condizionata dalla musica. Quando mi devo preparare ad entrare in scena, quando cerco uno stato d’animo e quando voglio avvicinarmi ad un certo tipo di sensazioni, mi servo della musica”.

Hai interpretato molti personaggi delle fiction tv. A quale ti sei sentita più vicino e perché?

“Sicuramente Laura Riccio di ‘Don Matteo’ è stato un personaggio a me più affine come temperamento. L’apporto del regista e di Antonio Gerardi che faceva il mio compagno durante la serie, mi hanno fatto vestire completamente il ruolo. Ero Laura e basta”.

Ti è mai capitato di essere imbarazzata in qualche scena non proprio da suora?

(Ride) “Sì, devi sapere che ho debuttato al cinema in ‘Confusi e Felici’ di Massimiliano Bruno, un film dove interpretavo una lap dancer russa. Dovevo eseguire un balletto al palo con tanto di frustino e vestito in latex davanti a Claudio Bisio e a Marco Giallini. Superare il primo momento è stato devastante. Come debutto da frustatrice è stato un po’ complesso, mi sono dovuta calare molto nel personaggio ed è venuta così fuori la mia componente dell’autoironia. E’ il grande gioco che si deve fare da attori, cioè quello di non prendersi mai sul serio. Superato lo scoglio, poi ci siamo divertiti”.

Come si difende Giulia in questo particolare settore?

“Le persone non si confrontano tutte allo stesso modo tra di loro. Non solo credo di essere stata fortunata, ma credo di essermi rapportata con le persone che ho incontrato in maniera intelligente. Quando i messaggi sono chiari, tutto quello che vedi arrivare, arriva e torna indietro. E’ stata più complessa la relazione con le donne in questa mia vita artistica che con gli uomini. Probabilmente perché sono un po’ maschia. Comunque una persona tratta con te nel modo in cui ti proponi a lei. Non giudico, non vado a fare la morale, ho una mentalità aperta e non mi importa più di tanto degli altri. Non ho mai avuto episodi troppo sgradevoli sul lavoro. Per me l’importante è che venga messa nella condizioni di svolgere la mia professione, altrimenti viene fuori la Sicilia che c’è in me”.

CHI E’ GIULIA FIUME

Giulia Fiume è nata a Catania il 22 maggio del 1988 sotto il segno dei Gemelli con ascendente Capricorno. Caratterialmente si definisce decisa, ansiosa e autoironica. Ha l’hobby della scrittura, adora gli oroscopi e le patatine fritte con la maionese. Simpatizza per l’Inter. Le piacerebbe vivere a Lisbona. Non ha animali domestici. Il 2017 è stato l’anno fortunato della sua vita. Ha un compagno anche lui attore, Federico Lepera. Ha iniziato con il teatro a Catania. Una volta a Roma, ha approfondito i suoi studi per la formazione artistica. Si è iscritta alla Facoltà di Scienze della Comunicazione e ha continuato con l’attività teatrale in lavori come “Il Testamento del Marchese del Grillo”, “A rotta di collo” e “Le relazioni pericolose”. Nel 2012 ha partecipato al corto dal titolo “White Sparkle”. Un paio di anni dopo è entrata nel cast di “Ris Messina” e di “Don Matteo”. Inoltre ha recitato sempre per il piccolo schermo per “Sotto Copertura 2”. Al cinema l’abbiamo vista in “Suburra”e in “Confusi e Felici”.



more No Comments aprile 10 2018 at 12:35


Flaminia Bolzan: L’ascesa della giovane criminologa

flaminia-bolzan-4

Si sta affermando come una professionista tra le più apprezzate nel mondo della criminologia. Può vantare già collaborazioni importanti nella risoluzione dei delitti più efferrati, come quello di Luca Varani

di Simone Mori

Romana, classe 1987, grandissima appassionata di tennis, la criminologa Flaminia Bolzan ci aiuta a capire qualcosa in più del complicato mondo della nera. La sua carriera sta crescendo in maniera esponenziale e in poco più di 10 anni può vantare collaborazioni per la risoluzione dei delitti più efferati degli ultimi anni, come quello di Luca Varani. Flaminia è anche un turbine di simpatia e di brio. Una persona da conoscere e che dopo questa chiacchierata vi sembrerà di averla molto vicina. Magari non troppo perché altrimenti un omicidio ci cova!

Prima di tutto in cosa consiste il lavoro della criminologa?

“Quello del criminologo è un lavoro complesso e ad ampio spettro dove il professionista studia e analizza i crimini e i loro autori. In buona sostanza ci occupiamo di ‘spiegare’ come i principali delitti si manifestano concretamente e tratteggiamo la personalitá di chi li commette alla luce di teorie e modelli scientifici. La cosiddetta criminologia ‘clinica’ poi, ha come scopo quello di valutare il caso specifico in relazione al migliore intervento possibile per la rieducazione e risocializzazione del reo, secondo quanto previsto dalla nostra Costituzione all’articolo 27”.

Esiste il delitto perfetto?

(ride) “Sì certo, è un film di Hitchcock del 1954. Scherzi a parte, ci sono delitti in cui è molto difficile risalire al colpevole se questo è particolarmente abile a non lasciare tracce, ma all’occhio di un investigatore attento non possono sfuggire le ‘note stonate’, quei dettagli a volte impercettibili che automaticamente rendono il crimine ‘imperfetto’ e per citare Sir Arthur Conan Doyle posso dire che la singolarità è quasi sempre un indizio. Più un crimine è anonimo e banale, più è difficile scoprire il colpevole”.

Come mai si sente sempre più spesso parlare di efferatezza di un delitto? C’è un degrado della società? Una cattiveria maggiore?

“Grazie al sociologo Zygmunt Bauman è stato introdotto il concetto di ‘societá liquida’ ovvero una società dove si perdono i confini e i riferimenti sociali, questo, si traduce molto spesso in una perdita di ‘soliditá’ anche nei valori. Impotenza e frustrazione sono le condizioni dell’uomo contemporaneo ed è a partire da queste che vengono fuori l’aggressività e la violenza, a cominciare dalla brutalità verbale che ormai sempre più frequentemente diventa ‘agita’ e connota alcuni delitti che di conseguenza ci appaiono efferatissimi”.

Il femminicidio: prima di tutto è corretto questo termine? So che in molti non lo accettano. C’è troppa strumentalizzazione oppure la donna è fortemente messa a rischio a causa magari di leggi poco severe?

“Femminicidio è una categoria criminologica introdotta nel 1992 da Diana Russell ed è un concetto che fa riferimento a quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta l’esito, di atteggiamenti, azioni o pratiche sociali misogine. È quindi un termine appropriato ma non va utilizzato in maniera ‘indistinta’ ogni volta che ci troviamo di fronte ad un omicidio in cui la vittima è di sesso femminile perché questo sarebbe un errore. Il rischio purtroppo non è solo frutto di leggi poco severe ma di una cultura che deve cambiare affinché le donne possano davvero essere libere, valorizzate e tutelate”.

I casi Poggi, Gambirasio, Meredith, Rea, Ragusa. Tutti hanno qualcosa che non quadra. Puoi darci una tua opinione su ognuno di essi?

“Rischierei di monopolizzare l’intero giornale se dovessi dilungarmi sul mio pensiero rispetto ad ognuno di questi. Per restare in un limite accettabile di battute posso dirti che ognuno, a vario titolo, ha messo in luce sia lacune investigative, che in particolare nel caso di Meredith sono state ben riportate anche nella sentenza della Cassazione, sia il ruolo pregnante dell’opinione pubblica che specialmente per quanto riguarda Yara Gambirasio è ancora ‘spaccata’ tra chi ritiene Bossetti innocente e chi invece è fermamente convinto della sua colpevolezza”.

Vorrei parlare ora degli infanticidi. Il piccolo Tommaso, il caso Cogne, quello di Lorys Stival. Come può accadere che tanta cattiveria si accanisca contro un bambino?

“Anche questa è una domanda che richiederebbe una risposta molto articolata perché quelli che hai citato sono tutti casi tra loro molto diversi, quando si parla dell’uccisione di un bambino infatti, specie se a commettere l’omicidio è una madre, ci si deve interrogare profondamente sulle motivazioni considerando che questi atti, proprio a causa dell’essere ‘indifeso’ che è la vittima creano normalmente un enorme scalpore e un profondo senso di sdegno. È fin troppo facile dare un giudizio morale ma non é sempre corretto parlare di cattiveria perché non sono rari gli episodi delittuosi in cui le mamme che uccidono risultano poi affette da patologie mentali o disturbi della personalità e quindi rientriamo in una sfera totalmente differente anche rispetto a quello che è il giudizio vero e proprio sul piano della pena”.

Esistono segnali premonitori che possano far capire che di fronte abbiamo un possibile killer o tutto scatta così, all’improvviso?

“Nel caso dei serial killer certamente sì, analizzando infatti l’infanzia di molti di loro possiamo riscontrare l’esistenza di alcuni comportamenti che sono statisticamente frequenti, ad esempio la violenza sugli animali e la piromania”.

Pensi che la tv sia troppo piena di cronaca nera? O magari che venga trattata non nella maniera adeguata?

“La cronaca nera è sempre stata un tema di interesse per i media ed è anche giusto, dal mio punto di vista, che le persone siano edotte su quanto accade. Penso che in alcuni programmi le vicende di cronaca siano trattate con un approccio corretto, senza spettacolarizzazioni eccessive, ma ritengo anche che alcune trasmissioni puntino invece solo sul ‘sensazionalismo’ e questo a mio avviso è dannoso perché si rischia di incentrare l’attenzione solo sugli aspetti morbosi che spesso, peraltro, sono totalmente irrilevanti ai fini dell’indagine e deviano completamente dalla notizia”.

Il caso che più ti ha sconvolto ad oggi?

“Quello di Elisabeth Fritzl, un fatto avvenuto in Austria in cui una ragazza ha vissuto segregata per 24 anni, dall’età di 18 anni fino ai 42. Elisabeth è stata imprigionata dal padre e ha subito angherie di qualunque tipo tra cui abusi sessuali da cui sono nati anche dei figli. È una storia agghiacciante”.

Questi “giochi” dove sono vittime gli adolescenti. A Tivoli c’è stato un caso di cosiddetto “blackout” in cui ha perso la vita un adolescente di 14 anni. Ci aiuti a capire?

“La voga choc di cui parli si chiama Fainting game, Choking game o Blackout, ovvero il “gioco” dello svenimento e nel caso specifico credo tu ti riferisca al caso del quattordicenne di Villa Adriana che ha tentato di impiccarsi per provare la sensazione conseguente a “qualcosa” che aveva visto pochi giorni prima in un video su youtube. Sono situazioni in cui i ragazzini preadolescenti e adolescenti, ‘sfidano’ il rischio e la paura come accade per i selfie estremi (sui binari del treno o a grandi altezze), comportamenti rischiosissimi agevolati da un’iperconnessione senza controllo in cui il virtuale va a decrementare ulteriormente la percezione del rischio esponendo questi giovani a situazioni di pericolo potenzialmente mortali. Sono fermamente convinta che per prevenire bisognerebbe intervenire seriamente nelle scuole per educare rispetto alla gravità e alle potenziali conseguenze dell’emulazione”.

Un tuo pensiero su Franca Leosini. Onestamente ammetto che quando la sento dire che lei rimane amica con i killer che intervista rimango interdetto.

“Trovo che Franca Leosini sia una professionista eccellente, una che prepara le sue interviste in maniera meticolosa studiando per mesi gli atti del processo senza tralasciare neppure una virgola. Ha una proprietà di linguaggio e una modalità di utilizzare la parola che la rendono unica, insomma, è una persona che professionalmente stimo molto. In realtà non credo che ‘resti amica’ dei killer, più che altro la Leosini ha la capacità unica di mostrare al pubblico la persona che c’è oltre il criminale e riesce a farlo proprio perché si pone rispetto all’interlocutore in una prospettiva non giudicante. Questo onestamente mi piace molto di lei e trovo che sia uno tra i tanti motivi per cui merita di essere consacrata come un’icona del giornalismo. È brava, è umana e alla competenza aggiunge un fascino e uno stile innato, come avrai capito, mi piace molto”.

Parliamo di Flaminia Bolzan e della sua vita non professionale. I tuoi hobby e le tue passioni quali sono?

“Sono appassionatissima e seguo molto il tennis, ho iniziato a giocare tardi, a 25 anni, ma da quando ho preso la racchetta in mano è diventata una vera e propria malattia, quando il meteo me lo consente e ho qualche ora libera mi trovate sicuramente sulla terra rossa. Amo la subacquea ed è per questo che le mie vacanze estive sono spesso dedicate all’esplorazione dei mari tropicali, mentre in inverno mi piace andare a ‘spaccarmi le ossa’ sullo snowboard. (ride) La lettura e la scrittura sono invece le attività più tranquille a cui mi dedico la sera con grande piacere”.

Ci puoi consigliare qualche libro per avvicinarci al mondo della criminologia?

“Un po’ di self promotion me la consentite? Se mi dici di si un libro che sicuramente vi consiglio è il mio: ‘Il lato oscuro dell’animo umano’ edito da Aracne. Se invece vi piace il cinema di genere, ‘Passione nera’ che ho scritto insieme a Claudio Mangolini. Per quanto invece riguarda la letteratura estera non posso non nominare due autrici che sono a mio avviso le vere regine del noir, Natsuo Kirino e Patricia Cornwell, con loro andate sul sicuro. Altri testi sono prettamente accademici, molto interessanti, ma forse poco fruibili per non addetti ai lavori”.

Infine, Flaminia, quali sono i tuoi progetti futuri. A cosa aspiri?

“Mi piacerebbe pubblicare un romanzo al quale sto lavorando, è un sogno nel cassetto e spero davvero di realizzarlo. Per il resto spero di portare avanti al meglio la mia professione per costruire una carriera solida, mi impegno molto su tutti i fronti e anche se potrà sembrare banale, la mia aspirazione è piuttosto semplice nel suo genere, vorrei riuscire sempre a trovare la forza e la capacità di mettere da parte i momenti meno belli che la vita può riservarci, insomma, non ho grandi velleità perché, proprio come disse Totò ad Oriana Fallaci, prendendo in prestito le parole del Principe, anche io dico a me stessa “Signorina mia, la felicità, è fatta di attimi di dimenticanza…”.

 



more No Comments aprile 10 2018 at 12:32


Veronica Loi: Una vita da influencer

veronica-loi-2

Il suo sogno è lavorare in televisione. Intanto è già una donna di successo grazie ai social, dove ha messo in fila ben oltre 130.000 follower

Una vita nel mondo della fotografia. Moda, set e social sono il suo pane quotidiano, in attesa di sbarcare in televisione. Quella di Veronica Loi è la vita sotto i riflettori di una ragazza che, alla faccia dell’apparenza, vive di valori, di poche fidate amicizie e di una timidezza che agli occhi di chi non la conosce può persino farla apparire altezzosa. Invece, la sua è una quotidianità fra studio e lavoro, fra nuove proposte e collaborazioni che le arrivano ormai da ogni parte d’Italia. Bellissima, fisico da far invidia e sguardo dolcissimo, in tasca ha una laurea in marketing in comunicazione. Insomma: oltre alle gambe c’è di più. Molto di più. Una carriera tutta in crescendo che presto potrebbe portarla nel piccolo schermo. Dalla sua Toscana ha scelto di investire su se stessa, sbarcando a Milano e giocandosi le proprie carte nel “regno” dei social, delle influencer, della moda e delle campagne pubblicitarie. Un crescendo di popolarità che è andato di pari passo col boom registrato sui social, dove ha spopolato fino ad arrivare a quota 130mila follower. “Dopo la laurea e alla fine di un grande amore ho deciso di inseguire uno dei miei più grandi sogni che era quello di viaggiare: avevo bisogno di visitare luoghi mai visti e uscire da quel piccolo “mondo” che ormai mi stava troppo stretto” racconta Veronica, che per piacere e per lavoro ha avuto la fortuna di girare mezza Europa e spostarsi fino a Miami. Insomma, tante esperienze che l’hanno formata e segnata… e che presto potrebbero portarla in tv. “Attualmente la mia base è Milano, città che mi permette di lavorare maggiormente nel campo della moda, della fotografia e in televisione; ma non nego che sto già pensando alla prossima metà…”.

Com’è iniziata questa avventura?

“La professione da fotomodella è iniziata quando ero molto piccola e se devo esser sincera non per mia volontà: come ho già detto io sono una persona molto timida, mia madre mi accompagnava e ‘costringeva’ a partecipare ad ogni casting di moda e in tv. Ho fatto delle pubblicità da piccola come Lelly Kelly e altre apparizioni, partecipato a sfilate a Firenze durante la manifestazione Pitti bimbo”.

Poi gli anni sono passati…

“Ed ho avuto il classico periodo di ribellione adolescenziale e mi sono rifiutata di partecipare a qualsiasi tipo di casting, anche perché praticavo nuoto a livello agonistico ed era un lavoro per me. Continuavo a ricevere proposte per partecipare a concorsi di bellezza, i miei mi iscrissero persino al concorso di Miss Italia a 18 anni al quale non partecipai”.

Poi, però, la ruota gira.

“Dopo un breve periodo sabbatico ripresi la mia attività da fotomodella, ho fatto campagne importanti che mi hanno portato alla ribalta nel campo dello spettacolo. Un mondo nel quale ‘sguazzi’ perfettamente a tuo agio. Un’altra mia grande passione è la moda: seguo le sfilate, le nuove tendenze, leggo riviste, blog, prendo spunto da differenti pagine web, da profili Instagram di top model che sono per me delle icone. Il trucco è essere sempre un passo avanti a qualcun altro, sfoggiare qualcosa che nessuno ha il coraggio di mettere, fare abbinamenti nuovi, particolari e soprattutto personali. Odio le copie delle copie delle copie. L’originalità è la chiave per il successo”.

Sulla base di questa filosofia, ecco il boom su Instagram.

“Ho iniziato da poco l’attività di influencer sui social network dal momento che la mia attività nella moda e con i fotografi mi ha sempre messo in contatto con brands sempre più numerosi ed emergenti alla ricerca di pubblicità e visibilità; così è nata la prima collaborazione mesi fa… Mi diverte perché amo ricevere sempre nuovi capi, fotografarli fare video promuoverli e rispondere a tutte le domande dei miei followers”.

Come te la cavi con la tv?

“Ho fatto piccole apparizioni ma attendo news! Incrocio le dita, non mi dispiacerebbe condurre un programma televisivo in futuro”.

Che persona sei lontana dai riflettori?

“Credo di essere una ragazza molto semplice, alla mano. Può sembrare il contrario, il mio esser silenziosa e riservata mi fa apparire altezzosa e con la puzza sotto il naso ma in realtà sono una persona molto timida e credo che il mio peggior difetto sia quello di non credere in me stessa e la poca autostima mi ha purtroppo penalizzato”.

Caratterialmente chi è Veronica Loi?

“Amo stare in compagnia, ridere e condividere il mio tempo libero con le persone che amo, fare scherzi, giocare: credo che la vita sia fondamentalmente un gioco e il trucco per vivere sereni sia non prendere tutto troppo seriamente, agisco di petto, mi butto ogni giorno in nuove avventure, esperienze, lavori, viaggi e il mio istinto mi guida in ogni mia pazzia. Si forse sono un po’ pazza e incosciente ma tutto quello che ho ottenuto grazie a questo sono cose che ricordo con il sorriso e non ho rimpianti in merito”.

Hobby e passioni?

“Amo la musica, il ballo la fotografia, amo scattar foto, anche se ultimatemene sto trascurando questo mio hobby ho in passato frequentato dei corsi di fotografia che mi hanno consentito di migliorare la tecnica. per cui un giorno finita la professione da fotomodella potrei passare dal lato opposto della fotocamera… chissà!”.

CONTATTI SOCIAL

Instagram

Veronik_

https://www.instagram.com/veronik_/

Facebook

Veronica Loi

https://www.facebook.com/veronica.loi1

Pagina facebook

Veronica Loi

https://www.facebook.com/VeronicaLoiOfficial/



more No Comments aprile 10 2018 at 12:29


Federico Le Pera: Figli d’arte non si nasce, lo si diventa!

federico-le-pera-img_0502

di Mara Fux

Viene da una famiglia molto conosciuta nel mondo teatrale. Si sta affermando come un bravo e preparato attore a 360 gradi. Anche nella vita affettiva, visto che è fidanzato con un’altrettanto bravissima attrice, che, guarda caso, questo mese è la cover di GP Magazine.

Domanda scontata: porti uno dei cognomi più rappresentativi del mondo dello spettacolo e sei cresciuto tra l’andirivieni dei più grandi artisti del nostro panorama cinematografico e teatrale. Era scontato che facessi l’attore? 

“No, non era scontato che facessi l’attore ed è vero che porto un cognome molto importante di cui, sottolineo, vado orgoglioso. Nessuno dei miei mi ha mai imposto di far parte del mondo dello spettacolo o praticarlo. I miei genitori mi hanno trasmesso questa grande passione: mia madre, coreografa e ballerina, e mio padre con mio nonno, entrambi fotografi di scena, mi hanno dato immensi spunti per diventare ciò che sono”.

“Full Monty”, nella versione teatrale diretta da Gigi Proietti è stato lo spettacolo in cui hai esordito a soli 11 anni: ricordi l’emozione del sipario che si apriva? 

“Come potrei scordarmi quel momento: è stato uno dei più belli della mia vita! Ogni volta che vado in scena, o meglio, poco prima di entrare penso sempre a quel momento… adrenalina pura! Ricordo con chiarezza che dentro di me dicevo ‘chi me lo ha fatto fare, chi melo ha fatto fare’ ed ancora oggi, ogni volta mi ripeto questa frase ma un volta dentro, lì, in scena, sul palco, esplode quella magia unica e indescrivibile. Ad esempio in ‘Full Monty’ sono stato fisicamente spinto in scena da Sebastiano Bianco, lo ringrazierò per sempre. ‘Full Monty’, ad oggi, è stata l’esperienza più bella della mia vita”.

Hai sempre accettato copioni che ti piacevano? 

“No non sempre, purtroppo. Nella carriera di un attore bisogna fare tutto e di tutto, soprattutto all’inizio. Bisogna fare esperienza e variegata. Ed anche le volte in cui il ruolo o il testo non ti va a genio, assunto l’impegno, tocca agire decisi e senza remore”.

Un ruolo che hai particolarmente amato? 

Il Tebaldo nel ‘Romeo e Giulietta’ riadattato e diretto da Gianni Clementi è probabilmente quello che ho amato di più tra tutti”.

Un ruolo che ti piacerebbe interpretare? 

“Un super eroe dalla Marvel!”.

Un regista con cui ti piacerebbe poter lavorare? 

“Sicuramente Quentin Tarantino… ma anche Virzì, Lavia e Sorrentino”.

Di recente hai interpretato lo spettacolo di Gianni Clementi “Romeo l’ultrà e Giulietta l’irriducibile” dove eri Er Cobra, un facinoroso laziale. Da tifoso romanista come ti sei sentito? 

“Posso dire di essermela cavata bene, avevo un amuleto in tasca a forma di lupetto della Roma per contrastare il fatto di indossare i panni di un laziale. Ma in fin dei conti il cuore giallo e rosso batte sempre e quindi ci dimentica che si sta interpretando il laziale. Forza Roma sempre”.

Non ti esimi dall’interpretare spettacoli avanguardisti come per esempio “Incendies” diretto da Max Vado: pensi che il teatro italiano sia più avanti o più indietro rispetto al panorama internazionale? 

“Credo che il Teatro Italiano sia al passo con il panorama internazionale, dobbiamo solo ritrovare il coraggio che avevamo fino a qualche anno fa. L’Italia sa fare teatro e probabilmente siamo i migliori su tutti quando lo facciamo veramente, ma in questo periodo storico, anche a causa di una politica malata, stiamo subendo la crisi prima di tutto culturale. Ma ci tengo a dire: Non molliamo! Facciamo Teatro! Venite a teatro!”.

Nella vita sei fidanzato con un’attrice: quanto influisce il suo parere sulla scelta di un copione? 

“Sono felicissimo di essere fidanzato con un’attrice, ma perché l’attrice in questione è Giulia Fiume. Mi spiego: inizialmente ero dubbioso. Poi la svolta. Siamo un riferimento immenso l’un per l’altra. Ci stimiamo come persone e ancor di più lavorativamente. E, oltre tutto, il caso ha voluto ci trovassimo a lavorare ripetutamente insieme, per cui siamo saldi (e non senza confronti, anche accesi!). Comunicazione prima di tutto. Il suo parere influisce moltissimo, perché mi fido di lei e del suo talento, mi conosce molto bene come attore e sa quando un copione può valorizzarmi o quando invece può danneggiarmi”.

Prossimi progetti? 

“Debutterò con ‘Generazione XX’, testo inedito di Anton Giulio Calenda, per la regia di Alessandro Di Murro, nei panni di Giacomo, un giovanissimo scrittore in crisi ed a cui di lì a poco nascerà una bambina. Quanto al resto sarete costretti a venire. Per quanto riguarda cinema e televisione per scaramanzia non dico niente per il momento”.



more No Comments aprile 10 2018 at 12:27


s

Cerca

Categorie

Archivio Giornali PDF


© GP magazine • Autorizzazione del Tribunale di Roma n.421/2000 del 6 Ottobre 2000