Una giornata speciale: Ana Rusiniuc

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Terza parte del nostro fashion contest ideato dall’ex modella e fotografa Adriana Soares. Questa volta tocca ad una giovane ragazza di origine ucraina, nata in Romania e italiana di adozione. Un mix di bellezza e originalità impreziosita dagli abiti di Miss Money Money

Ana Rusiniuc. Un gran bel viso, importante, di quelli che rimangono impressi… E’ con la bella Ana che continuiamo la nostra avventura, la terza. Io, Adriana Soares, fotografa, e il mensile GP Magazine, abbiamo ideato un fashion contest volto a tutti i ragazzi e ragazze della porta accanto. Un modo carino di realizzare il sogno di molti ragazzi/e che desiderano intraprendere la carriera di modelli/e o semplicemente passare una giornata speciale, dove i ragazzi e le ragazze si immergono in un contesto diverso: quello di uno shooting fotografico. Partendo dal make up e in seguito si inizia con la preparazione per gli scatti veri e propri.
Presentiamo a loro i capi che verranno indossati, il set… io, la fotografa, cercherò poi di metterli a loro agio rassicurandoli. E via con gli scatti!
Il brand individuato questa volta è Miss Money Money. La sua filosofia è curare i dettagli, proporre dei capi che siano un’icona dell’eleganza e della raffinatezza al fine di soddisfare anche le esigenze della donna più esigente; dalla donna in carriera che ricerca gli abiti giusti per il lavoro, alla donna che cerca un abito per un’occasione speciale, o semplicemente un look trendy e ricercato per il tempo libero.
Un total look originale, studiato nei particolari e molto glamour (www.missmoneymoney.it).
Sono arrivate tante richieste e questo è bellissimo! Pian piano sono certa che riuscirò a realizzare il sogno di tutti. E’ stato anche positivo il fatto che gli stilisti contattati abbiano risposto tutti positivamente a questa iniziativa e sono certa che continueremo. In fondo dipende anche da voi.
Cara Ana, raccontami cosa ti ha spinto a proporti a questo contest.
“Mi diverto con la moda e con lo stile. Mi piacciono soprattutto i dettagli. Ho scelto di fare questa bellissima esperienza con Adriana anche perché è da un po’ di tempo che pensavo di scattare con lei. Vista l’occasione e visto che mi piace giocare davanti all’obiettivo, eccomi, felice di giocare, pensare e improvvisare”.
Cosa ti aspettavi? Cosa hai provato quando ti è arrivata la conferma del servizio?
“Quando ho saputo che Miss Money Money sarebbe stato il brand che avrei dovuto indossare, ero felicissima, e quando ho visto gli abiti scelti per me sono rimasta sorpresa. Era tutto in pieno stile rock-glam, avevo visto anche qualcosa che sapeva di vintage e tutto ciò mi ha fatto impazzire, come ad esempio il poncho in pelle scamosciata con le frange. Avevo ritrovato un po’ me, romantica, un po’ selvaggia, femminile ma sempre rock. Insomma un bel po’ eclettica. Devo ammettere che quello che mi piace di questa collezione è che ognuno può trovare il look con cui sentirsi bene. Io, grazie ad Adriana e a Francesca, ho trovato il mio. Ho vissuto questa giornata speciale in maniera eccezionale. Grazie ad Adriana e al suo staff, senza il quale, senza dubbio, non sarebbe stato possibile renderlo cosi speciale”.
Raccontami qualcosa di te, cosa fai di bello, di dove vieni? Come hai saputo del contest?
“Sono nata in Romania nel nord della Transilvania. Ho origini ucraine e sono cresciuta con gli usi e le tradizioni ucraine, poi ho appreso quelle rumene e infine quelle italiane, per poi non seguire né le une né le altre. Ho avuto una parte dell’infanzia indimenticabile, dove ‘tutto era possibile’ e mi piacerebbe che lo fosse anche adesso. Grazie al lavoro ho imparato tantissimo e ho avuto diverse esperienze e risultati positivi che mi hanno permesso di mettermi alla prova, che mi hanno consentito di conoscermi meglio e soprattutto di capire che non c’è niente di meglio di un mare davanti a te, una spiaggia sotto i tuoi piedi e una montagna dietro alle tue spalle”.
Cosa ti piace del mondo della moda?
“Sono affascinata dalla fotografia, mi piace fotografare ed essere fotografata”.
Cos’altro ti piace nella vita?
“Mi piacciono la musica, il cinema, la pittura e i viaggi. L’idea di partire per un viaggio mi ha sempre elettrizzata. Il pensiero di andare in un luogo sconosciuto, in mezzo a gente sconosciuta e magari scontrarmi anche con una realtà e una mentalità diversa dalla mia, mi ha sempre affascinata. Magari in qualcuno di questi posti potrei scattare anche delle foto, sentire della musica mai ascoltata e, perché no, creare una bozza per un quadro. Sarebbe l’ideale”.
Cosa fai attualmente?
“In questo momento mi sto dedicando alla pittura, al modeling. Nel futuro non escludo la musica e la fotografia, ma ogni cosa al suo tempo. A un certo punto della tua vita devi selezionare ma io non so se ci riuscirò mai a scegliere. Mi piacerebbe fare tutto ciò che amo. Sono così tante le cose belle da vivere e da fare che è difficile scegliere una sola cosa in una sola vita. Difendo la libertà, sono curiosa e non mollo mai il mio interesse per l’arte, non vorrei mai separare la vita dalla professione ma credo che chi è capace di ritrovare la verità nei luoghi e nelle persone, non ne ha proprio bisogno”.
Qual è il tuo sogno?
“Non sogno affatto… ma immagino. In questo momento immagino che non ci sia niente per cui uccidere e morire. Immagino che tutti vivano la loro vita in pace. Immagino un mondo senza possessi, senza necessità di avidità o rabbia, immagino la fratellanza tra gli uomini. Immagino tutta la gente condividere il mondo intero. Ecco, prendo in prestito queste parole della meravigliosa canzone di John Lennon ‘Imagine’ ”.

Photo: Adriana Soares
Model: Ana Rusiniuc
Art Director: Francesca de Natalesifolagaliani
Mua: Nuala Make UP
Si ringrazia per l’ospitalità: Flaneur – Via Flaminia Vecchia, 730/A
www.leflaneur.it”Flaneur boutique di “gioielli” floreali e sala da tè”
Styling: Miss Money Money – Via Flaminia Vecchia, 635 (Roma)
Scarpe: Max Clan Roma – Via Flaminia Vecchia, 632 www.maxclan.it



more No Comments maggio 8 2013 at 17:24


Heldin, che la magia abbia inizio!

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La magia è arte, lui è uno dei più grandi artisti contemporanei. Cresciuto con il mito di Silvan, dal quale ha ricevuto tanti consigli, oggi è uno dei più affermati maghi italiani. Fino a novembre sarà possibile ammirare i suoi spettacoli a Miragica, il parco dei divertimenti in Puglia

di Serenella Romano

Noto al pubblico per la vivace presenza in trasmissioni televisive nazional-popolari quali “Carramba che sorpresa”, “Il lotto alle 8”, “Uno Mattina”, “Festa Italiana” nonché per la straordinaria partecipazione al “Festival di Sanremo” nel 2003, a Telethon, al “Maurizio Costanzo Show”, Heldin ha recentemente ritirato al Palazzo del Cinema di Venezia il Leone D’Oro per “la comunicazione attraverso la magia”, un importante riconoscimento che si è andato ad aggiungere agli applausi raccolti per le impressionanti esibizioni che lo hanno visto protagonista su Rai Due del Golden Circus. Una carriera florida che affonda le origini in due occhi di bambino che appassionati si incantavano davanti alle illusioni proposte dai maghi che percorrevano in lungo ed in largo il Salento, terra d’origine di Heldin.
Qual è stata la prima “magia” da cui sei rimasto impressionato?
“La donna ‘zig zag’ eseguita da Silvan con Raffaella Carrà negli anni ’70. Da quel momento ho sognato un giorno di entrare in quella scatola magica che è la tv ad eseguire un gioco magico con Raffaella Carrà”.
La parola “illusione” cosa ti fa pensare?
“Stupore, meraviglia, divertimento e curiosità”.
L’amore è “illusione”?
“Per me l’amore è la passione per la magia, la magia è illusione. Trova tu la soluzione!”.
La magia ha un repertorio molto ampio e si rivolge a tutte le fasce di età. Nonostante questo è meno seguita dei format comici, che invece si sbrodolano addosso le solite battute. Per quale ragione?
“Purtroppo nonostante affascini il pubblico dai 4 ai 94 anni in tutto il mondo, in Italia la magia è poco diffusa; questo dipende dalla carenza di format televisivi stile varietà. Ci si accontenta di talk e di programmi con la presenza di pseudo personaggi senza arte né parte. Al contrario in altre nazioni, come per esempio la Francia o l’America, gli spettacoli di magia hanno un forte ‘timbro’ di protagonismo a conferma del fatto che l’illusionismo riempie i teatri con ottimi consensi e apprezzamenti da parte del pubblico”.
Silvan è stato senza dubbio un pilastro del settore: quanto ha influito incontrarlo nella tua infanzia?
“E’ stato ed è ancora il ‘maestro’ per eccellenza; nella mia infanzia ricordo sempre quando lui lavorava per l’agenzia teatrale di mio padre ed io lo ammiravo con occhi sbarrati per carpire ogni piccola sfumatura del modo in cui conduceva un magic show. Ci siamo sempre sentiti e visti anche ultimamente condividendo varie idee magiche. Ricordo tutti gli ottimi consigli che mi ha sempre dato e in particolare un episodio, quando venne a sorpresa al Teatro della Magia presso il Luneur a Roma a vedere il mio show”.
Hai lavorato per molti anni sulle navi da crociera con spettacoli d’illusionismo: professionalmente quanto ti ha formato come esperienza?
“Mi ha fatto conoscere una realtà internazionale mettendomi alla prova nel realizzare un magic show adatto ad un pubblico multi etnico, pur tenendo nello stesso tempo la firma italiana. Il mio one man show ‘the art of illusion’ a bordo delle più importanti navi da crociera ha raggiunto un apprezzamento tale da vederlo in cartellone nelle giornate di gala e riconfermato di anno in anno”.
Un errore capitato durante uno spettacolo?
“Ogni spettacolo faccio sempre un errore: il numero della donna tagliata in due, lo sbaglio sempre perché alla fine ritorna tutta di un pezzo… permettetemi la battuta”.
“La grande Illusione” è lo spettacolo che hai in scena fino a novembre a Miragica, il parco dei divertimenti in Puglia. Come si articola?
“E’ uno show divertente e brillante, dove il pubblico ha la possibilità di vedere dal vivo quelle grandi illusioni che spesso si vedono in tv. In scena mi avvalgo della presenza di due assistenti ballerina professioniste Julia e Natalia che diventano a loro volta le cavie delle mie illusione. L’ottima regia di Roberto di Benedetto e la bravura del direttore di palco Mimmo Tritto contribuiscono ad avere in scena un ottimo show gratificato dagli immancabili applausi del pubblico”.
Maghi uomini sì, maghe donne no: da cosa dipende?
“La donna nell’immaginario collettivo è da sempre stata vista come assistente e ballerina, per questo motivo sono sempre meno. Stonerebbe molto vedere una maga che taglia in due-tre pezzi un ballerino oppure vederlo fluttuare nell’aria, quelle poche esistenti sono comunque molto brave e la maggior parte hanno come assistenti sempre ballerine”.
Una buona motivazione per venire ad assistere al tuo spettacolo?
“Il motivo è uno soltanto: nel mio show vedrete quello che non credete di vedere e non vedrete quello che credete di vedere. Vi aspetto!”.



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Barbara Foria: “Gli uomini? Fonte inesauribile di ispirazione”

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E’ reduce dai successi di Colorado Cafè e degli spettacoli teatrali “Gli uomini preferiscono le tonte” e “Il piacere è tutto mio”. In più fa parte della squadra di Simona Ventura nella trasmissione di “Cielo che gol!”, in onda sul canale Cielo di Sky. E in cantiere c’è un nuovo spettacolo, sempre contraddistinto da divertimento e risate

di Alessandro Cerreoni

E’ una delle signore della risata. I suoi spettacoli fanno “morire” dalla risate. Il rapporto tra uomo e donna è al centro del suo show. E lei spiega anche il perché. Barbara Foria è uno dei fenomeni di questi ultimi anni. Per lei è un periodo d’oro: un programma su Cielo (Sky) con Simon Ventura, dedicato alla domenica calcistica, Colorado Cafè e un nuovo spettacolo teatrale da scrivere. Intanto, ha coronato il suo sogno: baciare el matador Cavani.
E’ un momento storico difficile. Cosa hai escogitato per far ridere ancora di più il tuo pubblico?
“Leggerezza. Parlare di argomenti leggeri per far sorridere e soprattutto per distrarre in un periodo storico così difficile e triste. La mia è semplicemente satira sociale che abbraccia argomenti quotidiani. Il pubblico si identifica nelle situazioni che racconto sentendosi protagonista. Nei miei spettacoli tratto spesso il rapporto uomo-donna, che di sovente, nella vita di tutti i giorni, è di tipo conflittuale e crea grossi problemi. E allora quale miglior rimedio se non riderci su? Se ci si prende troppo sul serio la vita diventa noiosa e pesante già i problemi sono tanti. Io non faccio altro che  cercare ‘la chiave’ per far ridere il pubblico trattando le problematiche di tutti i giorni, e quasi sempre riesco ad aprire la porta del divertimento. E poi più divertente di parlare degli uomini cosa c’è? Sono fonte inesauribile di ispirazione”.
Negli ultimi due anni sei stata protagonista a teatro con due spettacoli di successo: “Il piacere è tutto mio” e “Gli uomini preferiscono le tonte”. Puoi fare un bilancio?
“Un super bilancio che potrebbe risanare il deficit dello Stato! Di certo non dal punto di vista economico, perché con il teatro non si fanno grandi guadagni,ma dal punto di vista umano e professionale posso dire di essere diventata milionaria. Con il testo della Ricciardi ‘Gli uomini preferiscono le tonte’, dopo il successo di Roma e Torino, siamo in tournée nel centro sud e pronti a ritornare la prossima stagione teatrale a Roma e in scena a Milano in autunno. Per quanto riguarda il mio spettacolo ‘Il piacere è tutto mio’ sono entusiasta di questo lavoro scritto con Max Orfei, Stefano Vigilante e Luciano Recano. E’ uno spettacolo un po’ diverso dai precedenti, dove affronto molte più problematiche femminili. Diciamo che butto sempre l’occhio sull’ ‘universo uomo’, senza il quale noi non avremmo motivo di esistere, ma stavolta faccio anche un’analisi accurata dei piaceri delle donne e delle nostre manie. Spero di portarlo in giro nei teatri comici Italiani e riscuotere lo stesso successo di pubblico che ho avuto a Roma”.
E con Colorado Cafè che esperienza è stata? Sappiamo che sarai di nuovo protagonista nello show di Italia Uno.
“L’esperienza di Colorado è stata fantastica. Gruppo di lavoro super affiatato. E non parlo solo dei comici ma anche degli autori,della produzione, del reparto costumi e scene, della regia, coreografia e chi più ne ha più ne metta. Registrare una puntata del programma è divertimento puro, più per tutti noi che per il pubblico. L’edizione di quest’anno poi si è contraddistinta per una più alta presenza femminile nel cast ed è stato davvero bello lavorare insieme. Da qualche settimana siamo di nuovo su Italia Uno in prima serata con l’edizione primaverile di Colorado. Sei nuove puntate in attesa di ricominciare una nuova avventura a settembre”.
Hai progetti in cantiere di cui vuoi parlarci?
“Sto scrivendo il nuovo spettacolo teatrale. Debutterò la prossima stagione a Roma al Teatro dei Satiri, ma non vi svelerò niente, posso solo dirvi che dal titolo si capirà già tutto. E poi, visto che va tanto di moda la cucina in tv, sto pensando anche io di presentare un progetto cooking ‘Magna che ti passa!’, un format che racconta quanto è bello mangiare e come il cibo possa essere consolatorio. O magari, perché no, un reality a casa mia ‘Mast e chef’, chi sopravvive alla cucina della Foria vince un premio: diventare il mio chef personale per un anno. Se poi partecipasse Carlo Cracco non sarebbe male.”
Come sta andando questa esperienza in tv su Cielo con Simona Ventura?
“È una vera e propria scuola. Non c’è che da imparare da una super Simona Ventura. Lavorare al suo fianco e vederla all’opera equivale ad un corso di Laurea in Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo. E’ una professionista instancabile, ditemi che sarò di parte ma ci sono donne che hanno davvero una marcia in più. Nel suo programma ‘Cielo che gol!’ gli autori avevano pensato ad un turnover di attrici comiche pungenti ed io sono stata la prima convocata della lista… ed anche l’ultima. Non c’è mai stata altra convocazione, grazie al motto ‘squadra che vince non si cambia’. E così il capitano Ventura mi ha confermato insieme a Vera Spadini e Cristina De Pin per questo campionato tutto da giocare su Cielo ogni domenica fino al 19 maggio. Da gran tifosa di calcio non poteva capitarmi esperienza più bella! Litigo ogni settimana con le mie amiche milaniste Vera e Cristina, sperando che il mio Napoli resti ancorato al secondo posto. Ma tanto il regalo più bello Sky, Cielo e la Ventura me lo hanno già fatto: ho baciato El Matador Cavani. Cosa voglio di più dalla vita? Uno scudetto”.
Negli ultimi anni hai lavorato molto. Hai già programmato le tue prossime ferie?
“Difficile programmare le ferie. Quando ho voglia e possibilità di viaggiare lo faccio. Tutte le volte che ho programmato una vacanza o prenotato con largo anticipo un biglietto aereo, non sono riuscita a partire. Di certo la parola vacanza per me equivale a mare, acqua, spiaggia e sole. In attesa di fare un viaggio un po’ più lontano in giugno per ora mi consolo con gli splendidi posti caldi dell’Italia del sud”.
Un saluto ai nostri lettori?
“Vi saluto a modo mio, ‘statev bbuon!’. E’ un augurio di stare sempre bene e di essere felici. E perché no, visto che state bene, continuate a seguirmi e fate sta bbuon pure a me!”.



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Elvira Frosini: “Il lavoro è il mio sogno”

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Incontriamo una figura poliedrica del teatro contemporaneo. E’ un’attrice e autrice molto preparata. “Digerselz” è il suo ultimo spettacolo e dal 10 maggio è in scena al Teatro dell’Orologio a Roma

di Paolo Paolacci

Dal 10 maggio al Teatro dell’Orologio a Roma con il suo “Digerselz”. Continua così il suo itinerante viaggio di autrice, insegnante e performer. Una sensibilità artistica particolare e attenta ai risvolti sociali che quotidianamente misurano il nostro stato di grazia, verso il mondo. E a volte dobbiamo proprio digerire quindi…
Elvira, da quanto tempo fai teatro e come hai iniziato?
“Mah, direi che faccio teatro da tanto e ho iniziato in realtà con la danza. Nel teatro mi sono portata dietro il lavoro sul corpo, che è centrale nel mio lavoro teatrale. Se guardo indietro, mi sembra tutto abbastanza coerente, anche se imprevedibile, come ad esempio una laurea in scienze statistiche economiche. Ho fatto un percorso vario, complesso, con una formazione non accademica e  nel frattempo ho cominciato a insegnare ed è diventata  parte del mio sistema di ricerca”.
Sei anche autrice, insegnante… Parlaci di tutte le cose fai.
“Sì, autrice, insegnante, performer ma credo che sia proprio del teatro contemporaneo essere un attore o attrice che è anche autore dei propri lavori.  Nel corso del tempo questa scrittura autoriale è passata da una drammaturgia scenica in senso ampio ad una drammaturgia anche di testo. Per riassumere, sono un’autrice e attrice-performer, vado in scena con i miei spettacoli, faccio formazione”.
Qual è il principio che muove i tuoi spettacoli e qual è il fine delle tue rappresentazioni?
“Questa è una domanda che, nella sua apparente semplicità, è davvero complessa. I miei lavori non hanno un fine, in senso stretto, sono là, cercano di essere qualcosa che accade, di portare uno sguardo sul presente e su come lo vivo io, o lo viviamo. Sono un’esperienza, una digestione”.
Come riesci a portare in tutta Italia i tuoi spettacoli? Che tipo di accoglienza hanno?
“Questo momento  è davvero un po’ difficile ma  tutto sommato i miei lavori stanno abbastanza in giro e l’accoglienza direi che è buona.  C’è curiosità, ci sono vari tipi di pubblico, da quello un po’ freddo ma attento, a quello molto partecipativo. Sono stata parecchio in giro, in tournée, con ‘Digerseltz’, il mio ultimo spettacolo, a Milano, Napoli, Torino, presto a Roma.. Molti mi hanno parlato dopo lo spettacolo, molti mi hanno scritto. Ne sono contenta, altrimenti, senza questo contatto con le persone, che senso avrebbe?”.
Parlaci di te dei tuoi hobby o delle tue abitudini indispensabili.
“Oddio, hobby… C’è la vita, un quotidiano che fortunatamente non è una routine. Ci son cose che mi piacciono, il mare, prima di tutto, andare a una mostra, quando ho tempo, mangiare bene, anche se in cucina non son brava. E poi  ho mio marito Daniele e devo dire che son fortunata ad avere un bell’equilibrio con lui anche se lavoriamo insieme. Le abitudini? Sono una persona ordinata, con delle zone di disordine indispensabile”.
Cosa pensa dell’amore Elvira Frosini donna, autrice e attrice? Hai anche uno spettacolo dedicato mi sembra.
“Diciamo che per me è un motore, per la vita, per quello che faccio. Sì, ho fatto uno spettacolo sull’amore, insieme a Daniele Timpano, mio marito e si chiama ‘Sì l’ammore no’. Parliamo dell’amore come rapporto di potere tra uomo e donna, dell’immaginario romantico maschile che è ancora, volenti o nolenti, un modello precostituito di modalità e cliché che ci portiamo dentro, che ripetiamo. Credo di aver detto qualcosa di quello che penso sull’amore in quello spettacolo”.
La condizione femminile è sempre la stessa o sta cambiando? In male o in bene? Tu che cosa suggerisci?
“La condizione femminile non sta migliorando. Non voglio generalizzare, perché il discorso è complesso, ma in generale la donna si è intrappolata in un mondo nel quale crede di essere liberata, e nel quale ripete dei modelli maschili, o al peggio si adatta ad una immagine di sé che è stata costruita dagli uomini. Non ho una ricetta pronta  ma credo che le donne dovrebbero sentirlo, stare scomode in questo mondo, cominciare a desiderarne un altro”.
Nello spettacolo quanto può essere un vantaggio essere donna e soprattutto a quanto si deve rinunciare per avere dei risultati?
“Guarda, nello spettacolo funziona più o meno come in tutti gli altri ambiti, per le donne. Il risultato migliore che puoi ottenere è essere guardata e pensata per il tuo lavoro, senza essere etichettata per forza in qualche modo”.
In quale spettacolo ti senti più realizzata come donna e come autrice?
“Direi che lo spettacolo è ‘Digerseltz’, il mio ultimo lavoro. Non perché mi ci senta realizzata come donna, ma come autrice e interprete. E’ curioso come chi vede lo spettacolo mi dia spesso due feedback molto diversi, a seconda che sia donna o uomo: le donne colgono il tutto come qualcosa di intimo, di personale, che le riguarda in tutti i sensi, gli uomini spesso sono molto più analitici, colgono aspetti più cerebrali, con molte eccezioni, naturalmente”.
Hai mai fatto un sogno? Qual è?
“Se parliamo di sogni veri e propri, sogno spesso l’acqua, il mare. Se parliamo dei sogni che abbiamo come desideri, direi che il mio sogno in fondo è fare quello che faccio. Questo è bello no?”.
Certamente. I tuoi programmi futuri?
“In questo periodo sono impegnata a portare in giro il mio spettacolo ‘Digerseltz’ e a preparare un nuovo lavoro, che farò insieme a Daniele. Lavoreremo sugli Zombi, questa figura né morta né viva e il tema dell’Apocalisse. Poi c’è il lavoro dei laboratori di formazione che continua durante i prossimi mesi, e in più un progetto formativo intensivo per attori”.
Un saluto per il nostri lettori e un recapito dove seguirti nelle tue performance teatrali.
“Ciao a tutti, grazie per aver letto e curiosato, spero di vedervi tra il pubblico, da qualche parte… Trovate gli aggiornamenti su elvirafrosini.blogspot.com e su kataklisma.it”



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Cristian Cicerchia: Il sogno tra sport e moda

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Vi presentiamo questo giovane modello del nostro progetto GP Model Management

Ha la determinazione e la testardaggine tipiche dello Scorpione. Desidera lavorare nella moda e il suo sogno è avere un futuro nel mondo dello sport e la sua fisicità asciutta siamo certi che lo aiuterà parecchio. Per ora è uno dei modelli del nostro progetto GP Model Management. Si chiama Cristian Cicerchia e da soli pochi mesi è maggiorenne, essendo nato il 5 novembre del 1994. Ovviamente sotto il segno dello Scorpione. Non un segno qualsiasi. Il segno dei predestinati al successo.
Come ti trovi nel GP Model Management?
“Mi trovo benissimo, persone accoglienti, per me è una seconda famiglia ed è fatto tutto con cura e precisione”.
Qual è la tua aspirazione per il futuro?
“Non ho ancora le idee chiare sul mio futuro. Per ora preferisco vivere giorno per giorno”.
In quale settore dello spettacolo ti vedi di più?
“Mi piacerebbe il settore della moda ma vedremo per quale sarò più portato nel tempo”.
Finiti gli studi cosa pensi di fare?
“Mi piacerebbe lavorare nel mondo dello sport, che è una delle cose che amo di più”.
I tuoi hobby?
“La musica, lo sport, in particolare il basket che pratico regolarmente, e lo shopping”.
Di cosa non potresti fare a meno nella tua vita?
“Di fare sport, della mia famiglia e dei miei amici”.
Vuoi salutare qualcuno?
“Saluto e ringrazio tutto lo staff di GP Magazine e del GP Model Management”.

Per entrare a far parte del progetto GP Model Management, info 329.7252577 – management@gpmagazine.it

Credits
Project: GP Model Management (management@gpmagazine.it)
Photographer: Erika Di Tullio
Stylist: Annalisa Bellia
Make up: Naima Ienne
Supervisor: Corrado Pinci
Location: Fashion Club (Palestrina, Roma)



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Riccardo Cavallo: “Il teatro come materia didattica”

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E’ uno degli esponenti più preparati del teatro italiano. In questa intervista ci parla dei suoi lavori e della ricetta per far crescere il suo settore, a partire dai giovani

di Paolo Paolacci

Mentre l’Italia sta rischiando di disabituarsi al teatro e forse non le vuole bene, un regista  con la sua necessità e la sua curiosità di teatro, continua la ricerca di un nuovo linguaggio letterario che riesca a portare la fisicità della letteratura e mantenere  tutto il valore della letterarietà.
Riccardo è un periodo impegnativo…
“Effettivamente i giorni che precedono il debutto sono sempre molto intensi, sia dal punto di vista pratico che emotivo. Ora che abbiamo debuttato va decisamente meglio”.
Cosa stavi facendo a teatro e che cosa stai preparando per la Rai?
“Fino al 24 febbraio siamo stati al teatro Stanze Segrete con ‘L’Eredità di Eszter’, un omaggio al grande Sandor Marai, interpretato da alcuni degli attori con cui collaboro da anni, come Claudia Balboni, Nicola D’Eramo, Martino Duane ed Elisa Pavolini. Lo spettacolo porta in scena la storia di un’attesa: Eszter aspetta il ritorno dell’amato Lajos, che vent’anni prima l’ha impunemente abbandonata, dilapidandone il patrimonio, e che, altrettanto impunemente, ritornerà per portargli via anche l’ultima ricchezza, la speranza. Per quanto riguarda la Rai come sai da molti anni collaboro con Rai Uno e fino a giugno sarò impegnato in un programma di approfondimento”.
Come stai vivendo questa situazione evolutiva della tua professionalità?
“Il mio percorso teatrale in questi anni si può sostanzialmente descrivere come una continua ricerca in campo letterario. Soprattutto nelle mie ultime produzioni, ho cercato di trovare nella letteratura del ’900 una chiave di lettura teatrale, un nuovo linguaggio che mi permettesse di dar vita, carne e sangue alla pagina scritta, senza comprometterne la letterarietà. Tra gli autori affrontati, cito senz’altro James Joyce, Virginia Woolf, Karen Blixen, fino all’ungherese Sandor Marai, dal quale avevo già tratto un mio precedente spettacolo ‘Le Braci’ ”.
Che differenza c’è tra lo spettatore di qualche anno fa e quello di oggi?
“Fino a vent’anni fa l’abitudine ad andare a teatro era ancora abbastanza radicata. Ricordo le lunghe file che si facevano davanti ai botteghini dei grandi teatri per prendere i biglietti perché ogni sera c’era il tutto esaurito, ad esempio per gli spettacoli di Strehler o di Enriquez. Adesso non è più così, non mi capita più di entrare in un teatro e trovarlo pieno, se non per rarissimi spettacoli, quasi sempre di registi stranieri. Non c’è più la tradizione. Il gusto del teatro, del vestirsi e dell’uscire di casa per andare a teatro, è sempre più raro, soprattutto tra i giovani”.
Cosa bisognerebbe fare per i giovani per attirarli a teatro?
“Il teatro dovrebbe essere materia didattica, regolarmente inserita in tutte le scuole, già dalle elementari; cosa che accade in molti paesi europei, come ad esempio l’Inghilterra, nei quali l’affluenza di pubblico a teatro è infatti rimasta abbondante e pressoché costante nel tempo”.
Qualcosa in più di te: quali sono i tuoi hobby, o le tue necessità irrinunciabili?
“Sicuramente una mia necessità irrinunciabile, che è poi la molla che mi ha portato a fare questo mestiere, è assecondare la mia curiosità. Sono sempre stato molto curioso, fin da bambino. Sia dal punto di vista umano, dalle persone che conosco a quelle che mi capita d’incontrare durante la giornata, sia dal punto di vista artistico e culturale. Leggo di tutto, cerco sempre di tenermi aggiornato e di approfondire qualunque argomento attiri il mio interesse, eppure alla fine mi sento più affamato di prima. La curiosità è voracità, me ne rendo conto, però è proprio quella che mi dà slancio, che mi permette di fare quello che faccio”.
Cosa pensi veramente del teatro in teso proprio come sviluppo socialmente utile e cosa sarebbe opportuno fare da subito?
“Il teatro è storicamente nato per essere utile alla società, ma negli anni si è trasformato e oggi, soprattutto in Italia, lo è diventato sempre meno. Non mi ricordo chi ha detto ‘l’Italia non vuole bene al teatro’, ed è così purtroppo. Nella migliore delle ipotesi si può dire che vivono da separati in casa. Ci vorrebbe una volontà politica forte per ribaltare le cose, a cominciare, come già dicevo, dai bambini. Il teatro dovrebbe finalmente incrociarsi col sistema scolastico, per uno scambio più organico di quanto non ci sia adesso. Ci vorrebbe una visione più illuminata da parte delle istituzioni ma attualmente quelle poche iniziative teatrali che si hanno nelle scuole sono dovute all’entusiasmo e all’iniziativa personale di qualche raro “santo” professore o professoressa. Non si può andare avanti così, dev’esserci alla base la volontà dello Stato, non solo del singolo”.
Un saluto per i nostri lettori
“Grazie a tutti, alla prossima!”.



more No Comments maggio 8 2013 at 17:02


Matteo Branciamore: “Ora si cambia”

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L’amato attore romano, dopo aver fatto il pieno con “I Cesaroni”, ha deciso di dare una svolta alla sua vita artistica, esplorando altre situazioni a lui congeniali. E’ nel cast di “Barabba”, la nuova miniserie di co-produzione internazionale firmata dal regista Roger Young, con un ruolo interessante, quello di Giuda e adesso è sul set del film “My father Jack”

di Silvia Giansanti

Matteo, al contrario di tanti suoi coetanei che vivono calmi calmi ancora nella bambagia, è sempre di corsa, alle prese con mille impegni e adesso con nuove situazioni, frutto di importanti e mature decisioni, che sicuramente contribuiranno ad affermarlo come attore. Nonostante un piccolo incidente al ginocchio, la sua frenetica attività non ha conosciuto soste e per un po’ è stato imprendibile per noi.  Non ci siamo scoraggiati e alla fine abbiamo vinto e siamo riusciti ad intervistarlo, scambiando qualche parola soprattutto riguardo alle sue novità.
Matteo, a quanto pare c’è aria di cambiamento, vero?
“Eh sì”. (sorride)
Sei in procinto di abbandonare la nota serie televisiva “I Cesaroni”. E’ una tua scelta?
“Sì ma non è una cosa negativa. Ritengo ‘I Cesaroni’ un prodotto validissimo che mi ha dato tanto;  ad un certo punto della mia carriera vorrei dimostrare che posso fare altro. La gente mi ha conosciuto come Marco Cesaroni. In tal senso, mi è stato chiesto di fare questo ruolo ed ero considerato perfetto per fare ‘I Cesaroni’. Ma io sono Matteo Branciamore. C’è una bella differenza, che, secondo me, nel nostro Paese non viene compresa molto. Forse in altri Paesi sì, ma non qui da noi”.
Cosa ti ha dato questa fortunata serie tv?
“Tantissimo. Mi ha dato notorietà e una vita diversa da quella che avrei fatto probabilmente se mi fossi trovato in altre circostanze. Mi ha dato la possibilità di essere considerato un attore, perché sono riuscito ad arrivare ad un certo livello. Mi ha dato l’opportunità di conoscere gente e di crescere in fretta. Ad esempio noto che la maggior parte dei miei coetanei trentenni, ancora vivono in famiglia e magari non hanno capito cosa fare e quindi non sono pronti per uscirne”.
Chi ti mancherà in modo particolare del cast?
“Tutti. Mi mancheranno anche i registi e i famosi reparti, cioè tutti coloro che lavorano dietro le quinte di un set”.
Tornando indietro a più di dieci anni fa, come puoi definire i tuoi inizi: tormentati, faticosi o in discesa?
“Faticosissimi e tormentati. Studiavo molto ma era difficile. A volte un attore giovane si trova a sostenere provini fasulli e deve sopportare il sorpasso di fior di raccomandati. Un classico”.
Hai attraversato un momento critico in cui volevi mollare tutto?
“Mi ero stancato del meccanismo  proprio un paio di mesi prima che facessi provini per ‘I Cesaroni’. Ero molto stufo e stavo per gettare la spugna”.
Il destino ha deciso diversamente. Tornando ad oggi, noto dalle foto che c’è stato anche un cambio di look.
(Ride) “Sono cresciuto, non ho più la faccia del ragazzino della porta accanto, ma un viso un po’ più vissuto”.
Parlando dei tuoi nuovi impegni, sei nel cast di “Barabba” con il ruolo di Giuda. Ecco, che effetto ti ha fatto interpretare questo personaggio?
“La storia verte tutta su Barabba e il mio a dir la verità è un piccolo ruolo che però, trattandosi appunto di Giuda, volevo fortemente fare. Nel provino ho dato subito quello che il regista richiedeva e quindi è andata bene”.
Adesso sei impegnato sul set di un nuovo film intitolato “My father Jack” di Luca Mozzella. So inoltre che hai fatto parte di un progetto interessante.
“Certamente, si trattava di ‘The Last Day’, un’operazione per YouTube, in occasione della fine del mondo che era prevista per il 21 dicembre. E’ stato un progetto che abbiamo voluto fortemente io e il regista Marco Costa insieme ad un paio di colleghi molto amici. Abbiamo ricevuto molti consensi”.
Tu sei anche cantante. Qual è il tuo personaggio musicale preferito?
“Adoro Jovanotti, ascolto sia la musica nostrana che quella straniera”.
Da dov’è nata questa passione?
“Già l’avevo dentro, ma poi si è sviluppata grazie a ‘I Cesaroni’, dove ho avuto la possibilità di fare il doppio ruolo di attore-cantante”.
Hai avuto dei trascorsi teatrali. In questo momento ti manca il palco?
“Un po’ sì ma vorrei riprendere a fare il teatro quando sarò più tranquillo, dopo essere riuscito ad affermarmi su altri fronti. C’è tempo per farlo, ho una vita davanti, in questo momento mi trovo meglio sul set”.
La frase detta da una tua fan che ti ha colpito di più?
“Non ce n’è una in particolare, sono stato sempre molto fortunato con i fans, ho ricevuto continuamente stima e affetto anche oltre a quello che, secondo me, realmente valgo. Mi è rimasto impresso quando qualcuno mi ha detto che sono riuscito ad emozionare e a far piangere. Questo mi ha fatto onore”.
Sei della Bilancia, notoriamente un segno all’insegna della giustizia. Di solito le persone nate in quel periodo sono positive, solari, amanti dell’estetica e socievoli. Ti rispecchi in queste caratteristiche?
“Assolutamente sì, a parte il carattere particolare. Odio fortemente le ingiustizie e in questo momento storico ad esempio vorrei espatriare!”.
Cosa cerchi nella tua dolce metà?
“Cerco emozioni, complicità e bellezza. Ebbene sì, lo ammetto, mi piace la bella donna, sarei ipocrita se dicessi il contrario. Ci deve essere un bel connubio tra bellezza interiore ed esteriore. Diciamo la verità, le ‘cozze acide’ non piacciono a nessuno”.

CHI E’ MATTEO BRANCIAMORE

Matteo Branciamore è nato a Roma il 2 ottobre del 1981 sotto il segno della Bilancia con ascendente Scorpione. Matteo caratterialmente si definisce un disastro e si ritiene un tipo particolare. Non a caso è un romano tifoso milanista. Coltiva diversi hobby tra cui il calcio, la lettura, guardare i film e ascoltare musica. Adora le tagliatelle al tartufo e oltre a Roma, gli piacerebbe vivere a New York, che considera una città piena di energia. E’ fidanzato e al momento non possiede animali domestici.
Dopo aver frequentato molti corsi di recitazione, ha iniziato a lavorare con piccole parti prima al cinema e poi in tv. Ha debuttato a teatro nel 2002 con “Novembre” e a seguire ha fatto altri lavori teatrali. Sul grande schermo ha partecipato in alcuni film tra cui “Come te nessuno mai”, “L’ultimo bacio” e “Ricordati di me”. Nel 2001 è apparso per la prima volta sul piccolo schermo in “Sei forte Maestro 2”, “Distretto di Polizia 2”, “Padri e Figli” e “Don Pietro Pappagallo”. Nel 2006 è avvenuta la svolta, grazie alla serie tv “I Cesaroni” nel ruolo di Marco Cesaroni, figlio di Giulio Cesaroni interpretato da Claudio Amendola. Ha anche cantato la colonna sonora della serie. La sua permanenza è durata alcune stagioni e adesso i suoi obiettivi sono altri. I nuovi impegni riguardano la partecipazione nella miniserie Barabba interpretando Giuda e un ruolo nel film “My father Jack” di Luca Mozzella.



more No Comments aprile 4 2013 at 13:46


Oscar Pistorius: La caduta di una stella

Oscar Pistorius

E’ una rubrica che ha lo scopo di farvi conoscere in maniera diversa i personaggi che ogni giorno sono acclamati da folle di ammiratori. Questa volta dedichiamo il nostro spazio all’atleta sudafricano accusato di aver ucciso la fidanzata, la modella Reeva Steenkamp

di Camilla Rubin

Lo sapevate che… Il nome completo di Oscar Pistorius è Oscar Leonard Carl Pistorius , nato a Johannesburg il 22 novembre del 1986.
Lo sapevate che… Oscar Pistorius, soprannominato “the fastest thing on no legs” (la cosa più veloce su nessuna gamba) e “Blade Runner”, Pistorius è un amputato bilaterale, detentore del record del mondo sui 100, 200 e 400 metri piani nella categoria T44.
Lo sapevate che… Corre grazie a particolari protesi in fibra di carbonio, denominate cheetah (ghepardo).
Lo sapevate che… È il primo ed unico atleta amputato capace di vincere una medaglia in una competizione iridata per normodotati, ottenendo l’argento con la staffetta 4×400 metri sudafricana ai Mondiali di Daegu (correndo soltanto in batteria).
Lo sapevate che… Nasce con una grave malformazione (entrambi i peroni erano assenti ed i piedi erano gravemente malformati), che lo costringe, all’età di undici mesi, all’amputazione delle gambe. Negli anni del liceo pratica il rugby e la pallanuoto, poi un infortunio lo porta all’atletica leggera, dapprima per motivi di riabilitazione, poi per scelta.
Lo sapevate che… Il 13 gennaio 2008 la IAAF respinge la richiesta di Pistorius di gareggiare con i normodotati, sostenendo che “un atleta che utilizzi queste protesi ha un vantaggio meccanico dimostrabile (più del 30%) se confrontato con qualcuno che non usi le protesi”. Il 16 maggio dello stesso anno Pistorius è riabilitato dal tribunale sportivo alla partecipazione delle Olimpiadi 2008. Nelle motivazioni che hanno portato alla riabilitazione, si legge che “al momento non esistono elementi scientifici sufficienti per dimostrare che Pistorius tragga vantaggio dall’uso delle protesi”. Tuttavia non riesce a realizzare il tempo minimo che gli permetterebbe di partecipare alla manifestazione olimpica.
Lo sapevate che… Il 9 settembre vince la medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Pechino nei 100 m chiudendo in 11″18 per poi ripetersi il 13 settembre nei 200 m (con il tempo di 21″67, record paralimpico) e il 16 settembre nei 400 m (con il tempo di 47″49, record del mondo).
Lo sapevate che… Il 19 luglio proprio in Friuli, a Lignano Sabbiadoro, corre i 400 metri in 45″07 realizzando il minimo A valido per la partecipazione ai Mondiali di Daegu 2011 e ai Giochi olimpici di Londra 2012. Ai mondiali prende parte ai 400 metri, venendo eliminato in semifinale con il tempo di 46″19, mentre il 1º settembre, insieme ai compagni di staffetta, realizza il primato nazionale sudafricano della 4×400 metri in occasione delle batterie di qualificazione con il tempo di 2’59″21.
Lo sapevate che… Nel 2008 è protagonista del video “Via le mani dagli occhi” della band italiana Negramaro, mentre nel 2012 la cantautrice Mariella Nava omaggia Pistorius nel brano “La mia specialità”, contenuto nel suo ultimo album “Tempo mosso”.
Lo sapevate che… E’ riuscito in un’altra impresa nel duello-esibizione di Doha, in Qatar, dove si è imposto a margine del Doha Goals, il forum mondiale dello sport. Il velocista sudafricano senza gambe, che corre con protesi in carbonio, ha infatti sconfitto un cavallo arabo purosangue nel corso della campagna “Definitely Able – Run Like the Wind”, “Assolutamente Capace – Correre Come il Vento”. Partito con vantaggio di 15 metri al via, Pistorius ha battuto con discreto margine l’animale di nome Maserati.
Lo sapevate che… Nel 2010 riceve dal Laboratorio internazionale della comunicazione il Gamajun International Award. E dal 2011 ha iniziato ad allenarsi stabilmente a Gemona del Friuli, insieme ad altri atleti sudafricani.
Lo sapevate che… Oltre all’atletica leggera s’interessa di altri sport tra cui il calcio, in particolar modo della Serie A; ha infatti più volte dichiarato di essere un tifoso della S.S. Lazio. Ha sempre espresso il suo amore per l’Italia, in particolare per la Maremma, in quanto ha trascorso molte delle proprie estati a Grosseto, allenandosi allo Stadio Carlo Zecchini sotto la guida dell’ex astista Andrea Giannini.
Lo sapevate che… Il 13 settembre 2008 viene arrestato per una denuncia di aggressione e trascorre una notte in carcere: la vicenda riguardava una ragazza che, ubriaca, aveva preso a calci la porta della casa di Pistorius ferendosi a una gamba dopo che lui l’aveva accompagnata fuori e che lo aveva per questo accusato di averla attaccata. Lo sportivo è stato rilasciato solo dopo che la verità è emersa, con ammissione di colpa da parte della polizia che si è scusata per il plateale errore.
Lo sapevate che… Il 7 gennaio 2012 è stato ospite alla trasmissione Ballando con le stelle (Rai 1), ottenendo il massimo del punteggio ed aggiudicandosi l’ammirazione dei giudici: “Ballare non è mai stato il mio punto forte. È una sfida anche più grande della corsa”.
Lo sapevate che… Reeva Steenkamp, la fidanzata di Oscar Pistorius, la notte di S. Valentino viene trovata uccisa nella casa del campione sudafricano. La compagna dell’atleta paralimpico poche ore prima aveva twittato questo sul suo profilo, inserendo l’ashtag Valentines Day: “Cosa avete in serbo per il vostro amore domani?”. A causa di un tragico errore, Pistorius – così ha dichiarato – ha pensato che si trattasse di un intruso o di un ladro e ha premuto il grilletto contro di lei, uccidendola con due colpi. L’atleta si trova agli arresti con l’accusa di omicidio. Continuano nel frattempo gli accertamenti della polizia locale, che sta verificando la confessione dello sportivo.



more No Comments aprile 4 2013 at 13:39


Gabriele Pignotta: Ridere delle cose semplici

gabriele pignotta 2 - foto di azzurra primavera

Da un suo spettacolo teatrale, “Ti sposo ma non troppo”, sta nascendo un film commedia che si annuncia divertente. E’ a teatro, a Milano e Roma, con altri due show “Mi piaci perché sei così” e “Scusa sono in riunione, ti posso richiamare?”, dove risate ed emozioni s’intrecciano in maniera intensa

di Alessandro Cerreoni

“Ti sposo ma non troppo” è uno degli spettacoli teatrali che ha ricevuto maggiori consensi in assoluto. La firma è di Gabriele Pignotta, uno degli attori più applauditi dal pubblico italiano. Grazie a questo successo, “Ti sposo ma non troppo” diventerà un film, che si annuncia divertente e atteso.
Prima di entrare in dettaglio su questo progetto attuale, è bene ripercorrere brevemente la carriera di Pignotta. Gli esordi lo vedono trionfare al Festival di Castrocaro come volto nuovo e successivamente inizia a scrivere programmi per la Rai e per Mediaset. Ma è in teatro che Gabriele Pignotta trova il suo habitat ideale, e così inizia a scrivere e a produrre commedie. Spettacoli che in alcuni casi hanno prodotto anche dei veri e propri record di incassi. In questo periodo è stato ed è in teatro con “Mi piace perché sei così” e “Scusa sono in riunione, ti posso richiamare?”.
Gabriele, partiamo da questo progetto del film tratto dalla tua commedia “Ti sposo ma non troppo”. Come è nata l’idea di farci un film?
“L’ idea di farci un film era già in testa quando scrivevo la commedia per il teatro. In realtà penso sempre le commedie come film anche quando scrivo per il teatro. Ecco perché mi dicono che sono stato il primo vero innovatore della commedia teatrale contemporanea”.
Chi saranno i protagonisti e di cosa si parlerà? Se puoi anticiparci qualcosa…
“Oltre al sottoscritto, ci saranno alcuni attori del cast della commedia teatrale e due star femminili di cui purtroppo ancora non posso fare il nome ma che rappresentano veramente un bel colpo per la qualità del film! Il film sarà una bellissima commedia sull’amore ai tempi di facebook, un ‘Notting Hill’ versione 2.0”.
Parlando di teatro, ad aprile sei al teatro Manzoni con “Mi piaci perché sei così”. Ce ne parli?
“Marco e Monica, ovvero il sottoscritto ed Emanuela Guaiana, sono innamorati e sposati da qualche anno. Dopo la passione iniziale, come spesso accade in tante storie d’amore, arrivano i primi screzi e i primi cenni di noia. E quando la loro storia sembra essere arrivata alla deriva, provano un’ultima  estrema soluzione: una terapia di coppia sperimentale che metterà i due protagonisti in condizione di vedere il mondo con gli occhi del partner. Tre mesi a parti scambiate! Al loro fianco un’altra coppia, Stefano e Francesca – Fabio Avaro e Cristina Odasso -, i vicini di casa, che invece rappresentano la classica coppia di facciata nella quale i due partner sembrano felici agli occhi degli altri, ma in realtà si detestano profondamente e non hanno il coraggio di dirselo. La vita di queste due coppie di vicini di casa si intreccerà fino a quando il coperchio salterà e nasceranno situazioni bizzarre e occasioni di puro divertimento”.
Marzo invece ti ha visto protagonista al San Babila di Milano con “Scusa sono in riunione ti posso richiamare?”. Possiamo dire che Milano e Roma sono unite da questo filo conduttore della risata targato Pignotta?
“Se lo dite mi fa piacere. Ma in effetti è un po’ così, anche se ci sono un’alternanza di risate e di emozioni. Mi piace alternare le due cose”.
Ti è capitato di usare di sovente questa scusa quando ti chiamano? E se sì, qual è la circostanza più ricorrente?
“Mi è capitato tantissime volte ma adesso non posso più ‘usare’ questa scusa altrimenti mi accusano di fare pubblicità occulta alla mia commedia”.
Il 23 maggio invece questo spettacolo approderà al Sistina, che non è un teatro qualsiasi. Che risultato di pubblico ti aspetti?
“Mi aspetto un risultato trionfale grazie al pubblico di affezionati costruito pian piano a suon di belle commedie e cresciuto a dismisura”.
In “Mi piaci perché sei così” tocchi le differenze tra uomo e donna. Volendo far sorridere i nostri lettori, quali sono queste differenze così sostanziali?
“L’uomo è cacciatore e la donna è regina del focolare… No scherzo! Diciamo che la donna ha voglia di appagare la propria interiorità mentre l’uomo si ferma molto prima. E non sempre fa male”. (ride)
Nei tuoi spettacoli tocchi spesso il tema dell’amore, come in “Ti sposo ma non troppo”. Ecco, cos’è l’amore secondo Gabriele?
(Ride). “Bella domanda! Se avevo una risposta secondo te scrivevo tutte queste commedie? La sto ancora cercando”.
Viviamo in un momento storico delicato e particolare. Quanto può aiutare far ridere la gente?
“Tanto, se alla risata ci abbini sempre un pensiero, uno stimolo, una prospettiva per migliorarsi sempre e costantemente”.
Il tuo mestiere è far ridere gli altri. Cos’è che invece a te, parlando sempre di spettacolo, riesce a farti ridere? Uno spettacolo? Un film? Un attore?
“Il mio mestiere non è quello di far ridere ma è quello di raccontare storie di gente comune esasperandone i vizi e le virtù, al punto tale da mettere lo spettatore in condizione di ridere di se stesso. A me fanno ridere le piccole cose, le persone buffe che non si prendono mai sul serio e anche le cose semplici come la signora distinta che scivola all’uscita di una profumeria…”.
E giù una risata!



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Edoardo Pesce: Cattivo per professione

edoardo pesce 3 - foto di alessandro rabboni

Teatro, tv e cinema. La sua carriera finora l’ha visto cimentarsi molto bene in questi ambiti. Questo per lui è un momento importante con un paio di film al cinema, le riprese di “Squadra Antimafia 5” e prossimamente un film tv per la Rai insieme a Claudio Santamaria

Da “Romanzo Criminale” a “Squadra Antimafia 5”, da cattivo a cattivo. Per Edoardo Pesce si tratta di un periodo importante per la sua carriera. Qualche settimana fa è uscito al cinema “AmeriQua” e in questo mese esce “Il terzo tempo”, film a cui Edoardo ha preso parte. In più è sul set della quinta edizione della serie tv “Squadra Antimafia”, nella quale reciterà il ruolo del cattivo a fianco di Francesco Montanari, l’Albanese di “Romanzo Criminale”.
Edoardo, è un momento importante per te. Il 14 marzo è uscito al cinema “AmeriQua”, mentre ad aprile esce “Il terzo tempo”. Pensi che sia uno dei periodi migliori della tua carriera finora?
“Beh, non so se sia il periodo migliore. Fortunatamente ci sono una continuità lavorativa e progetti molto buoni, quindi sono contento”.
Il film “AmeriQua” è diretto da Bobby Kennedy III, nipote del presidente Kennedy. Cosa puoi dirci di questo regista e che esperienza è stata?
“E’ un ragazzo molto simpatico e umile. Aveva questo piccolo desiderio di raccontare in un film la sua esperienza di studente in Italia e lo ha realizzato. Quando era in Italia, a Bologna, non diceva di essere un Kennedy, ma si faceva chiamare Charlie e faceva il cameriere. Credo per vivere come gli altri ragazzi e non avere privilegi. Mi ha colpito questa cosa. L’esperienza per quanto mi riguarda è stata molto divertente e la produzione fantastica. Definirei il film un ‘teen movie’, una commedia di intrattenimento che può interessare una fascia d’età compresa tra i 16 e i 24 anni, ma può essere piacevole per tutti”.
Com’è avvenuto il contatto con lui?
“Semplicemente con un provino”.
Ne “Il terzo tempo” interpreti il ruolo dell’allenatore,  ex giocatore di rugby. Per questo sei dovuto in un certo senso ingrassare e fare molta palestra. Ti ha pesato ciò?
“Faccio il vice allenatore, Roberto, un ex giocatore per fortuna… quindi non ho dovuto proprio fare dei duri allenamenti. Ho cercato di tenermi un po’ in forma, ma ormai, dopo ‘Romanzo Criminale’, cerco di farlo sempre. La regia è di Enrico Maria Artale, un regista giovane che spero faccia strada perché è veramente un talento”.
Hai dovuto imparare anche a giocare a rugby, vero? E chi ti ha seguito in questi allenamenti?
“Più che altro è stata più dura per i ragazzi della squadra, che si sono allenati per un mese con dei giocatori veri. Io ho imparato un po’ a tirare l’ovale (così si chiama la palla nel rugby ndr), qualche schema e le tecniche per gli allenamenti. E’ stata veramente una bella esperienza. Ho scoperto che il rugby è un grande sport. Dovrebbe avere più spazio”.
A conferma del momento d’oro, sei anche sul set di “Squadra antimafia 5”. Come stanno andando le riprese? In questa serie quale personaggio interpreti?
“Interpreto Michele Catena, il fratellastro di un nuovo boss che cerca di farsi strada, interpretato a sua volta da Francesco Montanari. Il mio personaggio è un killer che ha studiato pianoforte al conservatorio. Devo dire che abbiamo fatto un buon lavoro. Spero che piaccia”.
Che tipo di attore ti definisci?
“Come molti ho iniziato con il teatro, che è sempre la mia più grande passione, poi piccoli ruoli, fino alla svolta di ‘Romanzo Criminale’, che mi ha permesso di avere visibilità in un prodotto ottimo e di continuare a fare questo lavoro”.
Qual è la tua formazione?
“Ho iniziato con Garinei, poi ho frequentato il teatro Azione, con Isabella Del Bianco, e ho lavorato con Claudio Carafoli. Poi con ‘Romanzo Criminale’ ho imparato a stare su un set”.
Cinema e tv. Quali sono le differenze sostanziali che riscontri riguardo al tuo lavoro sul set?
“Se fossimo negli Usa direi che i ruoli che mi propongono sono da ‘supporter actor’, che qui viene genericamente definito caratterista o non protagonista. Forse i tempi, che in tv sono più veloci. Anche se ad esempio in ‘Squadra Antimafia’ la qualità è alta e si dà molto spazio e tempo alla preparazione e alla recitazione delle scene, cosa rara di solito in tv”.
A che punto è la tua carriera?
“Sto aspettando un ruolo ‘importante’ ma non mi posso lamentare”.
Se dovessero fare un remake di un grande film e ti dovessero chiamare, quale film ti piacerebbe “ri-girare” e soprattutto in quale personaggio?
“Vittorio Gassman ne ‘I soliti ignoti’ o Joe Pesci in ‘Casinò’ “.
Oltre all’immediato, hai progetti per il futuro?
“Devo iniziare un film tv per la Rai, a fianco di Claudio Santamaria, sulla vita del maestro Manzi”.



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