Elisa Trodella: Quando l’amore si tinge di rosa

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“Il romanzo deve portarti all’evasione, un’evasione finalizzata a far stare l’anima e il cuore leggeri”, afferma la scrittrice

di Mara Fux

Scrive perché ha talento. Insieme a Loredana Tarducci ha realizzato una trilogia in rosa che ha avuto un grande successo. Adesso arriva il suo primo romanzo da sola. E c’è ancora l’amore come protagonista.

Come è iniziata la tua avventura nella scrittura? 

“Un inizio vero non c’è mai stato perché scrivo da quando sono piccola e non parlo soltanto del classico diario personale, quello che fanno un po’ tutte le ragazzine e che nel mio caso era un vero e proprio ventaglio di pagine; parlo di letterine, piccoli temi con cui scrivevo a madre-padre- nonni tutto quello che facevo. Che so: che ero andata ad una festa o quello che era successo durante la ricreazione. Io tornavo a casa e scrivevo letterine, dei veri e propri temi con il loro svolgimento. Ovvio che si trattasse dell’esternazione del mio bisogno di comunicare e che non mi bastasse lo scrivere a se stessi, come nel caso di chi tiene un diario, ma avessi esigenza di comunicare con altri. Scrivevo tutto a tutti. E non hai idea nel corso degli anni quante persone, parenti o amici che fossero si son trovati le mie letterine durante un trasloco e me le hanno lette o fatte avere”.

Immagino che molte fossero anche d’argomento confidenziale.

“Esatto: non hai idea quante volte mia madre mi abbia detto ‘questa me la potevi risparmiare’ oppure ‘ma anche no!’, perché questa mia esigenza mi portava a trasmettere emozioni ed opinioni personali che tante volte eludono in un normale rapporto tra madre e figlia. Io però avevo una famiglia non allargata: allargatissima! in cui si parlava di tutto per cui sentivo di poterlo fare e lasciavo andare ogni freno inibitore. Essere figlio di genitori divorziati e poi riaccompagnati o risposati ti fa vivere in un mondo di adulti anche se sei un bambino perché ti fa capire che papà e mamma non sono solo un papà o una mamma ma sono anche uomini e donne con la loro capacità di sbagliare. In una famiglia estremamente allargata come la mia ho avuto la possibilità di vivere tante dinamiche positive o negative ma tutte animate principalmente dall’amore”.

Così hai deciso di scrivere un libro. 

“Un libro l’ho sempre voluto scrivere, come capita a molti l’ho iniziato e poi lasciato un mucchio di volte finché un giorno, dopo studi e tanti anni in un call center aziendale, mi sono ritrovata senza lavoro e così in attesa di trovarne uno nuovo, ho aperto un pc vecchio come il cucco, vi ho trovato sparsi qua e là tanti inizi del libro che avevo pensato di scrivere senza mai proseguire e ad un certo punto mi sono trovata dentro il libro stesso. Da quel momento ho smesso anche di cercare lavoro”.

Quanto sono autobiografici i tuoi romanzi? 

“Tanto. Ci sono tantissimi episodi tratti dalla vita mia o delle persone che mi circondano e che non sono necessariamente parenti o amici; ma credo che questo capiti un po’ a tutti i romanzieri; sono episodi assorbiti magari ascoltando persone per strada o vissuti da gente che non conosco ma che mi son stati riferiti ed in qualche maniera mi hanno colpito. La cosa bella è che poi, mentre scrivi, vengono fuori a fiume parole o descrizioni di quegli stessi episodi che sono frutto della tua immaginazione, non dei fatti come ti sono stati raccontati. La verità è che tu attingi da ciò che sai, è difficilissimo scrivere ciò che non si sa”.

Quanto rende scrivere? 

“Scrivere non rende a meno che tu non diventi un nome per cui la gente ti segue. Esiste anche che per diventarlo ci voglia tempo e ogni cosa accade al momento giusto. Di base non scrivi per guadagnare ma per una esigenza; lo scrivere non porta un guadagno mensile, non ti da uno stipendio ma un guadagno a lunga scadenza. Ci vuole tanta gavetta, una gavetta che è palestra sia per la scrittura che per il temperamento”.

Dopo una fortunatissima trilogia in rosa da coautrice con Loredana Tarducci edita da Newton Compton, stai ultimando per la medesima casa editrice il tuo primo romanzo da sola. Hai trovato molta differenza nella stesura? 

“I romanzi della trilogia seguivano uno schema concordato proprio per il fatto che erano scritti a quattro mani. Qui mi sono lasciata completamente andare. Ho vissuto una nuova avventura e l’emozione è stata la stessa di quella provata per il primo libro. Ho affrontato anche tantissime situazioni per me nuove proprio perché non avevo uno schema prestabilito, situazioni da cui non sapevo uscire”.

E come ne sei venuta fuori? 

“Sono stati gli stessi personaggi a darmi ciascuno la propria soluzione perché essendosi cucici addosso ciascuno la propria personalità alla fine sono stati loro a condurmi dove volevano andare”.

Perché romanzi rosa in un’epoca in cui si tende a proporre storie concrete spesso anche crude? 

“Dal mio punto di vista il romanzo deve portarti all’evasione, un’evasione finalizzata a far stare l’anima e il cuore leggeri. Quello che ti deve trasmettere un romanzo d’amore è un mondo di gioia, serenità, leggerezza. Certo, anche l’amore prevede tensioni talvolta drammaturgiche ma comunque quello che muove l’amore, l’amore vero con la A maiuscola, è risolvibile. Io apprezzo molto chi scrive quel genere di romanzi, penso siano più forti di me o forse solo diversi ma penso anche che se io provassi a scrivere come loro avvertirei troppo empaticamente il carattere dei personaggi. Così preferisco dipingere più di rosa il mondo delle mie storie che rileggo sempre con piacere, con leggerezza se vuoi, ma a cuor sereno”.



more No Comments febbraio 8 2019 at 13:57


Roberto Bagagli: Positività e semplicità le sue armi

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Da aspirante calciatore sta lavorando per diventare un bravo attore. Il talento e la preparazione ci sono e anche le esperienze teatrali finora sono eccelse

di Simone Mori

Schietto, simpatico, solare. Questi tre aggettivi descrivono bene Roberto Bagagli, nato a Roma nel 1982. Amante delle moto, della cucina e della lettura, ha una grande passione per i cappelli. Ne ha una collezione invidiabile. Conosciamolo meglio.

Iniziamo questa chiacchierata con una domanda semplice. Chi è Roberto Bagagli?

“Sono un ragazzo semplicissimo, nato e cresciuto nella periferia di Roma. Amante dello sport, il calcio in particolar modo, e con una passione sconsiderata per il teatro e per il cinema. Infatti passo pomeriggi interi davanti la TV guardando serie e film. Ho molte altre distrazioni: amo cucinare, leggere e passeggiare per le vie di Roma quando non piove ahahah inoltre mi piace andare nelle scuole e parlare con i bambini ed ascoltarli e se mi è concesso, provare a trasmettergli i miei valori”.

Le tue esperienze nel mondo dello spettacolo. Quale sono le più importanti per te e quali invece quelle che non rifaresti mai?

“Vorrei iniziare a parlare della mia prima esperienza teatrale da professionista. Emozione unica! Era il novembre del 2011 e insieme ad altri due amici portavamo in scena al piccolo teatro Manhattan lo spettacolo ‘Calabroni’, scritto e diretto da Andrea Bizzarri, uno dei tre attori in scena. Mi sentirete parlare di lui in seguito, perché è con lui e ad Alida Sacoor, colei che completa il trio, che ho spesso condiviso il palcoscenico. Posso dire che tutti i spettacoli a cui ho preso parte, sono stati importati per me. Importanti perché mi hanno dato modo di crescere sia come uomo che come artista. Posso citarne uno a cui sono legato particolarmente: ‘Viva la Guerra’ di Andrea Bizzarri. Oltre ad essere uno  spettacolo davvero molto bello e profondo(c’è la critica che non mi smentisce), mi ha dato la possibilità di essere scelto per la commedia musicale ‘Il congresso degli arguti’ portata in scena al Teatro Quirino. Ora come ora, rifarei tutto quello che ho fatto. Non c’è niente che non rifarei perché ogni spettacolo mi ha regalato emozioni differenti”.

Qual è ad oggi il tuo sogno più importante da realizzare? Riguarda il lavoro o altri ambiti?

“Ho sentito dire che se si svelano i propri sogni, alla fine non si avverano! Ahahahah non è difficile immaginare quale possa essere, chiedo scusa ai lettori ma, su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”.

Sei molto vicino al sociale. Cosa ti spinge ad aiutare il prossimo?

“Penso che ognuno di noi ha una missione in questa terra, o un obiettivo se vi fa più comodo, ma nessuno ci dice quale sia effettivamente. È una cosa che dobbiamo scoprire. Secondo me il modo migliore per capire quale sia, è ascoltarci, nel profondo. Mi sono sempre chiesto perché esistono persone meno fortunate di me? È questa cosa, per chi mi conosce, che mi spinge a comportarmi in un determinato modo e ad essere la persona che sono”.

Ci sono dei miti con i quali sei cresciuto? Se si quali e perché?

“Potrei stare a parlare per ore su questa domanda! Sono pieno di miti che spaziano dalla vita reale ai fumetti. Per cercare di essere coinciso, oltre a mio zio, che non c’è più, ne voglio citare due… anzi tre perché uno è una coppia. Il primo è legato al mondo dello sport ed è Ayrton Senna. Dal giorno della sua scomparsa ho pianto e non me ne vergogno per giorni, come se fosse uno di famiglia. Dopo la sua morte, per anni non ho seguito più la Formula 1. Anche se avevo poco più di 10 anni, vederlo correre mi dava un senso di pace non so come spiegarmi, mi rilassava, mi piaceva! La coppia invece, è quella cinematografica formata da Bud Spencer e Terence Hill. Posso sembrare banale ma, senza essere ipocrita o bugiardo ho sempre sognato fin da bambino di poter essere uno di loro! C’è chi sogna di essere come Clark Kent o Batman, io sognavo di essere Trinità”.

Qualche domanda scomoda provo a fartela. C’è meritocrazia nel mondo del teatro e del cinema? Perché a me da giornalista e, soprattutto da spettatore, sembra proprio di no.

“Mi fa sempre male parlare di questo, per quanto ho potuto vedere, standoci dentro, purtroppo la meritocrazia nel mondo dello spettacolo scarseggia, almeno quando ci si trova all’inizio di questo percorso lavorativo. Se inizialmente non hai le conoscenze giuste, fai fatica a lavorare! Anche teatralmente parlando, se non sei o non hai un ‘nome’ nella compagnia, i teatri, quantomeno importanti, ti scartano a volte senza neanche conoscere il testo o averti visto ma basandosi solo sul tuo curriculum”.

Pensi che l’Italia come Paese, spenda soldi ed energie sufficienti per la cultura?

“Prendendo come esempio il teatro, alcuni anni fa andai a trovare un amico a Londra. Un pomeriggio mi regalò un biglietto per andare a vedere a teatro Grease. Uno degli spettacoli più belli che abbia mai visto. Posso dire che era un giovedì pomeriggio alle 17 e il biglietto è costato solo 8 sterline e il teatro era pieno! Dove voglio arrivare… che l’Italia ha la potenzialità di investire nella cultura, ha la possibilità di creare strutture nel campo scolastico, perché è da lì, nelle scuole che bisogna partire. Mi sento da dire con tutto il rispetto per il nostro governo, che in questi ultimi anni l’attenzione è stata rivolta principalmente su altre necessità, ma con questo non voglio colpevolizzarlo, o sminuire il suo lavoro, perché abbiamo avuto molti problemi, ma sono sicuro che la nostra Italia in un futuro prossimo riuscirà a ritrovarsi e riprendersi. Anche nella cultura!”.

Quali sono i tuoi film preferiti? E il libro che hai nel cuore?

“Ovviamente anche su questa domanda potrei fare notte. (ride) Partiamo dai due libri che ho nel cuore: ‘Il piccolo Principe’ e ‘I tre moschettieri’. Per quanto riguarda i film, tralasciando tutti quelli della coppia Bud e Terence, è davvero difficile creare una vera e propria classifica dei miei film preferiti, ma ci provo, premesso che sono profondamente legato ai film con Antonio De Curtis in arte Totò. Dico: ‘L’attimo fuggente’, ‘Shining’, ‘Brutti sporchi e cattivi’, ‘Il Marchese del Grillo’,  ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’, ‘C’era una volta in America’. Come vedi sto spaziando da un genere all’altro”.



more No Comments febbraio 8 2019 at 13:55


Sara Colonnelli: “Sogno di lavorare con Leonardo Pieraccioni”

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È scrittrice, sceneggiatrice e speaker radiofonica

L’eclettismo è il suo forte. All’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma ha presentato un progetto, “Klunni”, sul tema della pedofilia attraverso un cortometraggio. Conosciamola meglio attraverso questa intervista.

Presentati e descrivi la tua professione.

“Mi chiamo Sara Colonnelli ho 28 anni e sono un’autrice, sceneggiatrice e speaker radiofonica”.

Hai presentato alla 13° edizione della Festa del Cinema di Roma “Klunni”; parlaci di questo progetto.

“Klunni nasce dalla mia mente e quella della mia collega Francesca Conte, circa tre anni fa. È un progetto che ci sta dando molte soddisfazioni, tratta una tematica importante, la pedofilia, per noi è una costante sfida e sono stati anni difficili, ma pieni di emozioni, tra cui la più grande, al momento, riuscire a proiettare il corto alla Festa del cinema di Roma”.

Che difficoltà hai incontrato (se ce ne sono state) nel realizzare questo cortometraggio?

“Le difficoltà nella realizzazione sono state diverse, a partire dalla ricerca di una produzione che ci supportasse, il genere è particolare essendo un thriller psicologico e ancora in Italia non c’è molta cultura a riguardo, anche se le cose stanno migliorando”.

Regista, speaker radiofonica e… che altro? Sogno nel cassetto?

“Sono anche autrice e ho vinto, grazie ai miei libri, due riconoscimenti  importanti tra cui il premio Massimo Troisi nel 2014 e Vincenzo Crocitti nel 2016. I sogni nel cassetto sono diversi, sicuramente uno tra questi è quello di riuscire a girare la serie di ‘Klunni the clown’ o avere un programma tutto mio in una radio importante”.

Attualmente su cosa stai lavorando?

“Attualmente sto lavorando a un nuovo progetto per una web tv, con un mio programma, dove avrò il piacere di ospitare tanti artisti sia famosi che emergenti e poi grazie alla proiezione del corto alla Festa del cinema il sogno di sviluppare la serie di ‘Klunni’ sta iniziando a realizzarsi e anche per il corto abbiamo ricevuto una proposta importante da una famosa casa di distribuzione”.

Come vivi la competizione?

“La competizione non mi spaventa, ci sono molti ragazzi/e in gamba che con la loro determinazione provano ad andare avanti, quando qualcuno che merita riesce davvero, non posso che essere contenta per lui/lei”.

La crisi nel mondo dello spettacolo: come reagisci a tale fenomeno? Come un artista può sopravvivere?

“Quella che sento di più è quella nel settore cinematografico, ovviamente. Siamo tanti in questo mestiere e purtroppo non ci sono fondi abbastanza per tutti, spesso chi fa da sé riesce lo stesso, anche se richiede più tempo”.

Un attore o un regista con cui ti piacerebbe lavorare?

“Mi piacerebbe poter lavorare con Leonardo Pieraccioni, è un sogno che ho fin da bambina”.



more No Comments febbraio 8 2019 at 13:52


Lia Lippiello: Una parrucchiera alla conquista del cinema

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Se il buongiorno – come recita il proverbio – si vede dal mattino, il 2019 sarà l’anno della sua definitiva consacrazione. Da Roma alla conquista dell’Italia rigorosamente sotto i riflettori. L’agenda dice già tutto. Un film da girare in quel di Genova e due video musicali che la vedranno protagonista nelle splendide location di Lecce e Napoli. Meglio di così, l’anno di Lia Lippiello non poteva iniziare. D’altronde, col mondo dello spettacolo, della tv e del cinema, lei ormai ci ha fatto l’abitudine. Un feeling esploso con la partecipazione alla serie televisiva “1992” con Stefano Accorsi e confermato dalle lezioni al Teatro Parioli dove studia senza sosta per diventare un’attrice del grande schermo. Eppure, di straordinario, nella storia di Lia Lippiello c’è la professione di parrucchiera che con costanza ed affetto porta avanti nella quotidianità- Dal mattino al tardo pomeriggio, quella è la sua professione. Poi, quando l’ora di cena si avvicina, c’è spazio per le sue passioni. Quella del cinema, innanzitutto, e quella della fotografia. La sua carriera di fotomodella è caratterizzata da un  elenco infinito di shooting fotografici, set e workshop che l’hanno resa popolare in tutta Italia.

Un curriculum da aggiornare giorno dopo giorno.

“E speriamo possa allungarsi ulteriormente in questo 2019! Ho già avuto la conferma di due videoclip musicali importanti che girerò a Lecce e Napoli. Poi, sarò fra le protagoniste di un nuovo film che verrà girato in Liguria”.

Di recente è persino uscito un libro nel quale il personaggio si ispira a te.

“Proprio così: può sembrare incredibile ma… è così! Il libro si chiama ‘Quarantena Roma’, scritto da Dario Giardi, nel quale la protagonista richiama la mia persona. Ho anche realizzato un video di presentazione della trama thriller-horror, tutto questo per me è motivo d’orgoglio e di soddisfazione”.

Torniamo alla fotografia.

“Perché in realtà è partito tutto da qui! Un amico mi ha suggerito di buttarmi e io per gioco ho accettato. Dopo aver pubblicato i primi scatti, è successo il finimondo: contatti e proposte da ogni parte d’Italia. Set fotografici, progetti innovativi, set mai scontati. Un’autentica meraviglia”.

Collaborazioni che hanno lasciato il segno.

“Ogni fotografo è riuscito a raccontare una parte di me. Adoro il glamour, lo street, mi piace mettere il mio corpo e la mia espressività al centro delle idee di professionisti e amatori. Adoro sperimentare, un po’ come accaduto in un set nel quale mi sono vestita da… gangster! Confesso che, in generale, riguardarmi mi fa strano: in quelle foto vedo un’altra persona, spicca la sensualità e la femminilità di Lia”.

Dove ti piacerebbe arrivare?

“Mi piacerebbe essere la protagonista di pubblicità, qualcosa si sta muovendo… ma per scaramanzia non dice nulla! Eppure, nella mia testa, c’è una fotografia che vorrei realizzare: sullo stile dell’impareggiabile Marylin Monroe, ambientata a New York, dove emerga tutto quello charme che la caratterizzava. Ecco, ho un altro sogno: posare per qualche fotografo estero”.

Eppure, nel quotidiano, Lia Lippiello è una persona riservata.

“Proprio così: adoro la tranquillità e la semplicità… tranne che nel modo di vestire. In quel caso, mi lascio guardare”.

Anche grazie ai tuoi outfit, i social decollano.

“Con i social ci lavoro, ormai è diventato uno strumento per interagire. Li ho tutti: Facebook, Instagram, Twitter, sono un fondamentale canale di comunicazione. Mi piace veicolare un’immagine di “femme fatale”, che attira e che è impossibile per gli uomini. Sembro quasi irraggiungibile. Grazie a queste foto il mio personaggio cresce. Non nascondo la mia particolarità, voglio uscire dalla massa, spiccare, come realmente accade”.

Caratterialmente, che ragazza sei?

“Sono dolce, aggressiva, cattiva. Dipende dalle situazioni e da chi ho davanti. Ho una certezza: nessuno mi riesce a tenere testa. E sono determinata. Per cui ho le idee chiare sul mio futuro: voglio diventare una brava attrice, recitare in un film di azione senza vedermi assegnata la parte della buona. Io voglio essere la cattiva”.

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Instagram: Paskal81



more No Comments febbraio 8 2019 at 13:51


DJ Giovannino: “From my house in da house” (Da casa mia, il posto giusto)

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Da casa sua, in via della Pace a Roma, diffonde nell’aria una selezione musicale tratta dalla sua collezione di vinili. Un modo originale di condividere la musica e trasformare il centro storico in qualcosa di più vivo e allegro, nel segno della sua bellezza

di Marisa Iacopino

Da qualche tempo, passeggiando per i vicoli di Roma, vi può capitare di essere avvolti da una nuvola di musica che, diffondendosi dalla finestra d’un appartamento, vi catapulti in una dimensione di festa popolare dal sapore vintage. Ideatore e promotore di tutto questo è Giovanni La Gorga, alias DJ Giovannino. A partire da giugno dello scorso anno, dalla sua abitazione in Via della Pace ha lanciato il format “From my House in da House”, un’accurata selezione di vinili da ascoltare e ballare per strada. In sostanza, la lusinga del suono perché si smorzi il rumorio d’un centro storico sonnacchioso, sempre più indifferente alla sua bellezza, e perché i cittadini tornino ad appropriarsi di questa parte essenziale della città.  “From my House in da House” (Da casa mia, il posto giusto) per incontri in musica di qualità, dal sound anni Settanta e Ottanta alla house music moderna. La singolarità dell’iniziativa ci ha spinti a volerne sapere di più. Abbiamo posto qualche domanda al suo ideatore.

Qual è l’intento di “From my house in da house”? 

“F.M.H.I.D.H è un format che ha l’intenzione di manifestare in maniera pacifica e musicale delle situazioni di degrado urbano e sociale che avvengono in alcuni scorci della nostra città”.

“In da house”, mutuato dallo slang americano, per significare “il posto giusto”. Da casa tua, in Via della Pace, a un appartamento di Campo de’ Fiori dove si è svolto il secondo evento, sei dunque alla ricerca dei posti giusti per ritrovare l’anima della città e ridare Roma ai romani?

“Sì, esatto! Posti che ormai hanno avuto una sorta di abbandono dai propri abitanti, e sono stati conquistati esclusivamente dal turismo becero che gli ha fatto perdere tutte le forme tipiche della convivialità di questi quartieri”.

Pensi che il degrado urbano nella nostra città sia causato dall’abbandono da parte dei suoi originari abitanti, magari a causa della trasformazione economico-sociale che ha consegnato il centro storico nelle mani della mercificazione turistica?

“Come già accennavo, succede che gli operatori che lavorano da sempre in queste zone lasciano le proprie attività per darle a imprenditori che se ne infischiano di rispettare la tradizione e l’estetica di certi spazi, e si adeguano per interessi economici al turista, cacciando così gli autoctoni”.

In cosa si differenziano i romani di un tempo da quelli di oggi?

“Non penso che ci siano differenze ma adeguamenti al cambiamento socio-culturale. Il problema è che il sistema cambia certe cose, e spesso non fa attenzione a quello che provoca. il Romano se accompagnato nel giusto percorso apprezza e valorizza. Diversamente, s’impigrisce e dimentica facilmente”.

Buone vibrazioni ed energia giovane per ridare slancio e nuova vita a vecchi vinili. Come dire, il bello non ha tempo. Quanto c’è di nostalgico  in questa riproposizione di musica suonata da una finestra?

“Nulla di nostalgico. il vinile c’era e c’è sempre stato per chi fa questo lavoro seriamente. Dalla finestra si suonano dischi di qualità, e la gente apprezza, niente di più semplice…”.

Credi che il mestiere di dj sia inflazionato, caduto in rovina come gli stessi luoghi storici di Roma?

“Purtroppo sì… ma per fortuna ci sono ancora molte persone serie che tengono duro e danno esempio. Poi come tutti i lavori artistici, i risultati si vedono sulla lunga distanza. Chi sa dire qualcosa in questo mestiere, avrà sempre qualcosa di bello da comunicare. Gli improvvisati si troveranno senza argomenti, a un certo punto del cammino. Così, una selezione naturale ci dirà la verità”.

Cosa pensi di certi eventi artistico-musicali di oggi,  e dei vari talent show? 

“Ci sono cose belle e cose brutte, magari ben organizzate ma con degli scarsi contenuti artistici. I talent possono essere divertenti, ma chi è bravo diventerà bravo senza bisogno di talent. Lo dice la storia e, per fortuna, anche il presente.”

Visto che la periferia è oggi sempre più vicina al centro, e non solo geograficamente, pensi che si potrebbe portare il tuo Dj set anche nell’hinterland, o i luoghi classici della romanità restano condizione essenziale per questo tipo di eventi? 

“Il mio progetto non ha barriere, lo farò ovunque sarà necessario e ce ne sarà bisogno.  Ovunque qualcuno vorrà vivere quest’esperienza, e non solo a Roma. Sono già in trattative anche per altre città, sicuramente più accoglienti della mia Roma, per quanto riguarda burocrazia e permessi”.

Una canzone con cui ti piacerebbe identificare questo tuo impegno artistico…

“Non c’è! Però ogni volta che finisco F.M.H.I.D.H. prendo il microfono e dico ‘Questo disco è per chi sa amare…’ e metto ‘Amarsi un po’ ‘ di Lucio Battisti”.

Lasciamo DJ Giovannino sicuri che la sua musica a cielo aperto nel cuore di Roma abbia scaldato gli animi dei molti viandanti,  reso più lievi i loro passi, e che le note dell’indimenticato Lucio abbiano fatto ballare, e sognare, coppie d’innamorati che, per loro fortuna, si trovavano a passare di là.  L’augurio è che tutto questo si ripeta presto da tante altre finestre.



more No Comments febbraio 8 2019 at 13:48


Cristina Roncalli: “Voglio far rivivere Marilyn”

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Forte e volitiva, Cristina Roncalli, pronipote del famoso Papa, sta intraprendendo un percorso doloroso, fisicamente parlando, per diventare la Marilyn Monroe italiana, con la speranza di poter entrare nella casa del Grande Fratello: dimostrare alla gente come vivono Cristina e Marilyn nella stessa persona

di Silvia Giansanti

L’abbiamo intervistata un anno fa circa, scavando nella sua infanzia non molto felice e conoscendo la sua vita movimentata come se fosse un romanzo, dove non ci si annoia mai. Di cose Cristina ne ha da raccontare; dalla sua famiglia al suo lavoro, dalla bella gente che incontra all’esperienza con il paranormale, fino ad arrivare ad un percorso che la porterà ad essere la nuova Marilyn Monroe. Una delle icone più amate del mondo vive in lei. Cristina non è una qualsiasi, oltre ad avere doti nel campo artistico, è come una prescelta su questa Terra. Una persona speciale e originale.

Cristina, è trascorso un anno dalla tua versione mora. Cos’è successo nel frattempo?

“Sono diventata mora per amore, ma nel giro di venti giorni sono tornata bionda per stare bene con me stessa. Sono bionda anche dentro”-

Quali sono i tuoi impegni professionali attuali?

“C’è la tv dove sto curando una rubrica che si chiama ‘Tendenze e Confidenze’, in onda su Canale 10, dove raccolgo quelle che sono le confidenze dei miei fans, dei miei followers. Per anni mi sono trovata a dare dei consigli alle ragazzine sul corpo, sull’immagine e sulla notorietà. Ho sempre risposto, nonostante il poco tempo a disposizione, a tutte le domande che mi sono state poste sui social. E allora insieme al conduttore Carlo Senes, che ringrazio, abbiamo deciso di dare voce alle persone che mi scrivono da casa, quelle che non hanno una popolarità, ma che per un attimo magari vogliono sentirsi importanti”.

Com’è articolato il programma?

“Ogni volta leggo quattro storie vere di persone comuni. Sto ricevendo inaspettatamente tantissime mail, perché non pensavo di essere così seguita, dove cerco di dare l’opportunità a chi vuole un po’ di popolarità, cosa che desideravo anche io da piccola. Dare un sorriso è sempre una cosa positiva. Oltre alle storie leggere che parlano di aspetto fisico e di carriera, ci sono anche quelle più delicate che trattano argomenti di bullismo, come mi è capitato di recente da parte di una ragazza obesa”.

Hai un segreto per mantenerti in forma?

“Non faccio palestra per mancanza di tempo, ma seguo tramite un nutrizionista un’alimentazione equilibrata. Ultimamente sono diventata anche vegana e mi sento meglio a livello di energie, di allergie e di peso. Finalmente dormo meglio anche la notte. Non penso di essere bella, ma una che ha una personalità importante che emerge. La bellezza parte da dentro, anche se un po’ Madre Natura mi ha aiutata”.

Tornando alle tue attività, qualche mese fa hai anche presentato un video.

“In un giorno d’estate casualmente ero al mare e due ragazzi semplici mi hanno riconosciuta. Mi hanno proposto di prestare la mia immagine per un loro progetto. Pur non essendo del campo musicale, hanno scritto un brano ‘Baila Bonita’. Questo brano estivo parla di una bella ragazza che fa impazzire gli uomini. Mi sono così prestata in questa nuova e bella avventura per me, dando così una mano a questi giovani che volevano magari creare qualcosa di loro, sia in veste di autori che in quella di cantanti. Il pezzo ha avuto circa 150 mila visualizzazioni nel giro di due mesi. A livello mediatico ha anche funzionato. Non sono una che si chiude e che si sente arrivata”.

In questi mesi abbiamo letto su varie testate, dichiarazioni velenose nei confronti di qualche tuo ex. Come mai sei arrivata a questo punto?

“Questo è un tasto dolente. Io vivo praticamente d’amore e quando non sono innamorata o fidanzata, vivo la mia vita scarica. Ho un matrimonio alle spalle e un grande amore di nome Gianluca che è arrivato dopo nel 2012. Era un ragazzo più giovane di me e per questo ho dovuto subire tante critiche da parte della sua famiglia. Ho lasciato Bergamo dove in quel momento lavoravo e mi sono trasferita a Torino per convivere con lui. Non facendo parte del mondo dello spettacolo, per Gianluca è stato complicato capire i miei ritmi e meccanismi. Era uno scontro tutti i giorni. E’ stato un amore combattuto e quando ha deciso di lasciarmi, per me è stato un lutto. Io lo porto ancora oggi nel cuore. Se dovesse arrivare di nuovo nella mia vita, mi rimetterebbe in crisi. Ho sempre sofferto in amore proprio come la grande Marilyn Monroe”.

Che ci dici di Mariano Catanzaro, il noto tronista di “Uomini e Donne”?

“Ho avuto una parentesi d’amore con lui che da buon arrivista ha giocato col mio personaggio, sfruttando le mie conoscenze che avevo all’epoca. Ecco perché l’ho bacchettato pubblicamente. Dopo sei mesi ho deciso di lasciarlo. E’ solo un ragazzo bello ma privo di contenuti. Ho incontrato anche Fabrizio, un ragazzo di Lariano con il quale sono rimasta in amicizia, ma che a modo suo mi ha amata molto. Potrei inoltre fare i nomi di attori famosi con cui ho avuto una storia non dichiarata. Come dice qualcuno ‘tremate, tremate, che prima o poi la bomba esplode’”.

Apriamo una parentesi sul paranormale, visto che hai avuto a che fare con alcune esperienze particolari. 

“Dal momento della mia nascita ho avuto esperienze col paranormale. Mia mamma mi ha raccontato che da piccola parlavo con le anime. Ricordo che nel giardino della casa di mia nonna mi appariva una bambina. In seguito abbiamo scoperto che in tempo di guerra, in quel giardino era morta una bimba. Da piccola pensavo di poter benedire le pietre, avevo questa sensazione, Cristina Roncalli aveva qualcosa di diverso. Mi hanno anche portato dallo psicologo ma senza riscontrare stranezze in me. Era più giusto portarmi da un sacerdote”.

Ancora oggi vivi questo tipo di esperienze?

“Purtroppo sì e mi riferisco a eventi negativi. La gente mi prende per visionaria e per pazza, ma io ho vissuto veramente in prima persona queste cose che molti non raccontano. Soffrendo di insonnia, ho assistito a manifestazioni che mi hanno spaventata moltissimo, soprattutto quando mi si è presentato davanti agli occhi il diavolo con le grandi ali. Mi è accaduto in una casa dove c’era evidentemente qualcosa di negativo. Mi sono recata anche in Sardegna da un prete, il quale mi ha fatto una rivelazione molto importante. Mi ha detto di essere il frutto di un patto fatto con qualche entità superiore, sette generazioni fa dalla mia famiglia. Sono una prescelta e sto pagando. E’ come se stessi salendo sempre su di un muretto per poi puntualmente cadere. Tutta la mia vita è stata un travaglio”.

Proprio come Marilyn.

“Esatto. A dodici anni mi è apparsa pure lei. Ho persino avuto in mano il suo rossetto in un’occasione. Ho deciso così di fare una scelta mirata, ho in comune con lei un sacco di cose che mi fanno pensare. Dato che tutti riscontrano una certa somiglianza, ho iniziato un lungo e doloroso percorso fisico seguito dal dottor Sandro Stiffi, per avere le sue caratteristiche. Lei merita di rivivere. Sostenuta dalla mia agente Annalisa Grandolfo, sto realizzando questo sogno”.

Quali sono i tuoi obiettivi?

“Entrare nella casa del Grande Fratello. Per questo spero che Barbara D’Urso mi accontenti. E come dico sempre, W la vita!”.

CHI E’ CRISTINA RONCALLI

Cristina Roncalli è nata a Cagliari il 20 aprile sotto il segno dell’Ariete con ascendente Sagittario. Caratterialmente si definisce forte, estroversa e testarda. Adora l’amatriciana, ha come hobby il canto e tifa per l’Atalanta. Le piacerebbe vivere a Los Angeles. Non ha mai posseduto animali domestici. Il suo anno fortunato è stato il 2006. Attualmente è single. Ha iniziato a muovere i primi passi nel campo della moda e la prima esperienza l’ha avuta negli anni ’90 nel programma tv “Carramba che sorpresa”. A seguire alcune ospitate nei programmi di Barbara D’Urso, Maurizio Costanzo e di Mara Venier. Ha preso parte a numerosi eventi. Oggi è una presentatrice e show girl che ha condotto programmi su varie tv regionali. Ha anche un’agenzia di modelle tutta sua, la Cristina Roncalli Events. Adesso cura una rubrica su Canale 10 in “Tendenze e Confidenze”.



more No Comments gennaio 11 2019 at 14:23


Paola Cortellesi: “La befana? Siamo tutte noi”

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È considerata una delle attrici più brillanti del cinema italiano. Ha portato sul grande schermo la “vecchina” più amata dai bambini. L’ha fatto con tutta la sua ironia e bravura. Divertente la sua battuta contro il maschilismo che privilegia Babbo Natale

di Giulia Bertollini

Ci voleva l’ironia e il coraggio di Paola Cortellesi per portare sul grande schermo la vecchina più amata di tutti i tempi nel film “La befana vien di notte”. Una sfida elettrizzante che l’ha costretta a sottoporsi a lunghe sedute di trucco e ad affrontare un’intensa preparazione fisica. Solo per questo, la sua streghetta meriterebbe un trattamento di favore rispetto al troppo spesso privilegiato Babbo Natale, come da lei stesso dichiarato. In questa chiacchierata, Paola apre i cassetti dei ricordi rivelandoci aneddoti e curiosità legate alle festività natalizie.

Paola, ti senti come la Befana una supereroina?

“Tutte le donne sono delle supereroine per le cose che devono affrontare. Inoltre questa insegnante ha una missione importante: far capire ai suoi studenti la necessità di stare in gruppo, di far squadra perché da soli non ci si fa. La battuta contro il maschilismo che privilegia Babbo Natale l’ho scritta io. Lo sceneggiatore mi ha chiesto di dire la mia e io ho voluto offrire questa Befana femminista che ce l’ha con Babbo Natale che raccoglie solo glorie, è testimonial della bibita gassata più famosa al mondo mentre alla Befana non hanno offerto neppure la pubblicità del lassativo ed è sempre stata lasciata un passo indietro perché femmina”.

E’ stato difficile entrare in questo personaggio?

“Non ho studiato molto perché ce l’ho dentro. La fatica più grande è stata però quella di trascorrere cinque ore al trucco. Devo ammettere che la maschera è bellissima perché asseconda tutte le espressioni del viso senza alterare eccessivamente la fisionomia. Ho sempre amato le trasformazioni e ne ho fatto il mio marchio di riconoscimento molto spesso”.

Sei contenta di essere in sala con Mary Poppins?

“Non ho stappato lo champagne quando ho saputo che uscivo al cinema nella stessa settimana di Mary Poppins, un’altra grande icona dei bambini. Ma lei ha avuto tutte le glorie possibili, mentre noi mettiamo in scena un’eroina nazionale. E poi la befana esiste a differenza di Mary Poppins”. (ride)

Come la metti adesso con tua figlia? Crede davvero che sia la Befana?

“Mia figlia è stata sul set, ha seguito la lavorazione anche se quando mi vedeva col trucco da Befana faceva un po’ fatica ad avvicinarsi, ma lei sa che faccio l’attrice e che questa volta ho dovuto interpretare un personaggio reale. Mi ha fatto una sola domanda: la Befana ha visto il film?”. (ride)

Che ricordi hai di Piazza Navona il giorno dell’Epifania?

“Quando ero piccola Piazza Navona era sempre piena di gente. Quanto mi piaceva mangiare la mela stregata ricoperta di cioccolata!”.

Quando eri bambina, ricevevi più dolci o carbone?

“La Befana mi portava anche il carbone a conferma del fatto che gli errori dei bambini vanno sottolineati. Anche attraverso il gioco si possono insegnare piccole verità. Anche a mia figlia ho regalato un po’ di carbone. Allo zucchero però, altrimenti avrebbe sporcato casa”. (ride)

Qual è il tuo film di Natale preferito?

“Sicuramente ‘E.T.’ di Spielberg e Frankenstein Junior. Adoro anche Mary Poppins anche se spero che quest’anno lasci spazio a noi”.

Cosa hai trovato nella calza?

“Sono contenta già così come sono. In questo momento sembra brutto dirlo ma non mi aspetto nulla neanche dal 2019. Le aspettative non vanno mai bene quindi preferisco fare il mio lavoro cercando di dare il massimo”.

Progetti futuri?

“Sto lavorando al film “Tutti sanno tutto” scritto da me, mio marito Riccardo Milani, Furio Andreotti e Giulia Calenda. Uscirà in questo 2019 ma al momento non posso rivelare di più”.



more No Comments gennaio 11 2019 at 14:20


Alessandra Mastronardi: “Voglio dedicare il mio successo a chi continua a credere nei propri sogni”

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La vedremo a breve al cinema nel film “Bugiardi”. Le ultime settimane dell’anno che si è appena concluso l’hanno vista protagonista in due serie di successo: “I Medici 2” e “L’Allieva”. Alessandra è un’attrice in continua ascesa

di Giulia Bertollini

Con la sua eleganza non passa inosservata. Oltre ad essere un’attrice molto apprezzata si è trasformata in pochi anni in una vera e propria icona di stile tanto da essere stata paragonata per la sua bellezza acqua e sapone a Audrey Hepburn. Stiamo parlando di Alessandra Mastronardi, protagonista qualche settimana fa delle due fiction di successo di Rai Uno “I Medici 2” e L’Allieva 2”. Due progetti importanti a cui ha dichiarato di essere molto legata e due personaggi, quelli di Lucrezia e Alice, profondamente diversi. In questa intervista, Alessandra ci ha aperto il suo cuore raccontandosi tra impegni professionali e vita privata.

Alessandra, cosa succederà ad Alice in questa nuova serie?

“Alice è una nuova Alice, ha un nuovo look, è più sicura di quello che vuole. Vuole Claudio Conforti, a 360 gradi, vuole la sua vita. È una donna che non ha paura di amare e che è appassionata al suo lavoro. Sergio Einardi, interpretato dalla new entry Giorgio Marchesi, darà ad Alice le attenzioni che Claudio le nega. Alice si sentirà sola e troverà in Sergio non solo un collega. Intanto, si troverà ad affrontare anche il ritorno di Arthur, il suo ex fidanzato. Sentimentalmente, ci sarà insomma un po’ di traffico”. (ride)

Se Alice fa impazzire tutti questi uomini un motivo ci sarà. 

“Penso sia dovuto al fatto che Alice è molto terrena perché riesce a trasformare i difetti in pregi”.

Com’è stato ritornare sul set?

“E’ stato come tornare a scuola e ritrovare dopo le vacanze i propri compagni. Ho molta stima di Lino Guanciale e mi trovo benissimo con lui. E’ un bravissimo collega ed è facile lavorare insieme sul set considerando che abbiamo gli stessi tempi. Anche con Giorgio Marchesi si è creata una bella amicizia. Il nostro è stato un lavoro corale. Ho accusato anche un certo impegno fisico visto che sono presente in tutte le scene. Non sono mai stata ferma”.

Cosa ti ha regalato questo personaggio?

“Mi ha regalato leggerezza e io da parte mia credo di averle trasferito maggiore stabilità”.

Che rapporto hai con la serialità? 

“Sono una divoratrice di serie e sono felice che nella scrittura de ‘L’allieva’ Alessia Gazzola si sia ispirata a Grey’s Anatomy che è una delle mie preferite. Non bisogna però far diventare il pubblico bulimico di questi personaggi altrimenti c’è il rischio che il telespettatore si annoi.

Ti abbiamo vista in Tv anche nella seconda stagione de “I Medici”. 

“Sono molto orgogliosa di questo progetto. Conoscevo a metà il personaggio di Lucrezia Donati e per vestire i suoi panni ho fatto delle ricerche. Ho scoperto così che Lucrezia era una donna di una forza immensa che conosceva bene il potere politico e economico dell’epoca. Non era solo l’amante di Lorenzo Il Magnifico ma colei che ha rinunciato all’amore per far diventare Lorenzo quello che noi tutti conosciamo dai libri di storia”.

Cosa condividi con Lucrezia?

“Di mio nel personaggio ci sono io, quindi c’è il mio fisico, i miei occhi. Lucrezia ride e sorride come me. Per il resto mi sono lasciata trasportare dalle parole del nostro sceneggiatore Frank Spotnitz, dai costumi e dalla visione del regista. Un personaggio non è mai tuo fino in fondo ma è sempre il risultato di un lavoro di gruppo. Lucrezia mi ha insegnato la dignità perché pur continuando ad amare rinuncia all’amore della sua vita con serietà e senza abbandonarsi a scenate o ripicche”.

Com’è stato lavorare con Daniel Sharman?

“Per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco specifico che siamo amici. (ride) Mi sono trovata bene a lavorare con lui. Daniel è un bravo professionista e un collega molto generoso. Avevamo scene difficili e particolari come quelle di nudo e lui è stato un signore a farmi sentire sempre a mio agio. Devo dire che sono stata fortunata”.

Tra tutte le star internazionali quale ti ha colpita in modo particolare e perché?

“La star che mi ha colpito è Sean Bean. Io sono una grande appassionata de ‘Il trono di spade’ e volevo chiedergli perché lo uccidono sempre nella serie ma non ho avuto il coraggio. Sean Bean è stato meraviglioso. Purtroppo il mio personaggio non si interfaccia mai con il suo. Ho infatti avuto la sfortuna di incontrarlo pochissime volte, ad esempio al trucco”.

Questa emancipazione femminile, presente ad alti livelli nella fiction, pensi che sia dovuta al primo “Me too”?

“Potrebbe sembrarlo ma in realtà noi raccontiamo la storia così com’è. Non è filtrata da un punto di vista maschile. Anzi siamo assolutamente onesti. Le donne avevano un ruolo fondamentale. Anche se non vi era una società matriarcale, esisteva una società in cui si rispettavano i ruoli, sia femminili che maschili. Le donne lavoravano dietro le quinte non per paura ma perché il loro ruolo era quello”.

A chi ti senti di dedicare questi successi?

“Li voglio dedicare a tutti i no che ho avuto nel corso della mia carriera, a coloro che non hanno creduto in me o che continuano a non crederci. Li dedico anche a coloro che nonostante le porte in faccia continuano a credere nei propri sogni”.

Intanto, continui a fare la spola tra Inghilterra e Italia.

“Sì, mi trovo bene anche se il mio cuore è italiano. Dovevo andare a Londra per mettermi a cucinare. A Roma infatti mangiavo dai miei. Fortunatamente ho trovato un compagno che mi appoggia nelle scelte, facendomi sentire protetta e al sicuro”.

Hai sempre interpretato personaggi romantici. Ti piacerebbe cimentarti in un ruolo da cattiva?

“Assolutamente sì. L’ho già interpretata al cinema nel film ‘Ozzy, il mistero del tempo’ in cui vestivo i panni di una bambina molto perfida, una vera streghetta. La ricordo come una esperienza bella e divertente”.

Dove ti vedremo prossimamente?

“Sto girando la terza serie de “I Medici” e poi a gennaio sarò al cinema con il film ‘Bugiardi’, una commedia di Volfango De Biasi”.



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L’ascesa di Geppo: Dai social al palcoscenico

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Simone Mercalli, ospite d’onore di Kickit, il più importante evento italiano dedicato alle sneakers e allo streetwear, ci parla di come nasce questa sua passione

di Stella Maresca

Il nome Geppo nasce dalla passione di Simone per il protagonista di un fumetto molto famoso nato negli anni ’60 e portato al successo per quasi  quarant’anni.

Con il suo carattere poliedrico e solare e il suo spirito di eterno fanciullo, Geppo ha da sempre animato feste e serate con parenti e amici raccontando barzellette, una passione che coltiva sin da piccolo collezionando libri di barzellette e immedesimandosi nelle stesse fino quasi a farle vivere in prima persona. Abilità di interpretazione, minuziosa cura dei particolari accompagnata da una spontanea e genuina gestualità ed espressione, rappresentano gli ingredienti principali di questo artista e barzellettiere che ha fatto dei social network il suo primo canale di intrattenimento, riuscendo a coinvolgere e divertire un pubblico di tutte le età. Da qui nasce il suo motto “ridi… è gratis”, che simboleggia la passione e dedizione di Geppo di regalare una sana risata giornaliera, anche se per pochi minuti, postando il suo infinito repertorio di barzellette sulla pagina Facebook e sul canale YouTube Geppo Show, che ad oggi ha 87.500 iscritti ed oltre 48 milioni di visualizzazioni. Nel 2015 Geppo arriva al talent show “Tu Si Que Vales” raggiungendo unanime consenso del pubblico e della giura aggiudicandosi un riscontro più che positivo. Questo gli permette l’ingresso a “Domenica In” come comico fisso.

Il vero debutto di Geppo come comico inizia nel 2016 portando per la prima volta live uno show tutto incentrato sul suo personaggio al teatro Auditorium della Conciliazione, ottenendo sold out e straordinario consenso. La sua attività di comico prosegue e nel 2017 porta un nuovo spettacolo “Mi basta un Wi Fi” presso il Teatro Marconi, intervallato nel corso dell’anno da diverse serate ed eventi realizzati in tutta Italia, isole comprese. A novembre del 2017 entra a far parte del team di Dimensione Suono Roma con la conduzione, assieme a Ignazio Failla, dello show mattutino “La Sveglia dei gladiatori”, in onda dalle 6 alle 9 tutte le mattine dal lunedì al sabato. Lo show radiofonico si afferma da subito come campione di ascolti e si presenta come contenitore di musica, energie e gag divertenti e veraci, dedicate alla Capitale e ideali per il risveglio dei romani. A dicembre dello stesso anno la grande opportunità come presentatore, assieme al collega Ignazio Failla, della conduzione della notte del Capodanno della Capitale presso il Circo Massimo, con un pubblico ad accoglierlo di oltre 80.000 spettatori.

Noi lo abbiamo incontrato a Kickit, il market italiano di sneakers e streetwear più importante d’Italia.

Simone ci vuoi parlare di questo tuo amore per le sneakers?

“Sono stato da sempre un appassionato di snekers, negli anni ’80 frequentavo spesso un negozio di Roma specializzato in abbigliamento Nike e Adidas. I primi modelli oltre ad essere poco conosciuti non erano certo a buon mercato; dopo alcuni anni il negozio chiuse e io rilevai in blocco il loro magazzino. Alcuni modelli li ho venduti altri invece li ho tenuti e conservati fino ad adesso.  Poi con il passare degli anni ho investito in questo settore somme maggiori, comprando i modelli più rari e particolari. Attualmente ho una collezione di 200 paia. Tutt’ora compro, vendo e scambio sneakers e grazie ai social network posso condividere questa mia passione con migliaia di persone, cosa di certo non possibile negli anni ’80 in cui gli intenditori ed appassionati erano in numero esiguo”.

Qual è la tua sneaker preferita?

“Sono legatissimo ad un  paio di Nike Air Force One Stephan Maze, aerografate a laser”.

Come sei arrivato a Kickit?

“Conosco Fabrizio e Simone Efrati da anni, il loro negozio ‘I Love Tokyo’ è un punto di riferimento fondamentale a Roma per tutti gli appassionati e di certo non potevo mancare un appuntamento così importante per tutti gli appassionati di streetwear”.



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Pamela D’Amico: “Sono nata con il ritmo nelle vene”

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di Francesco Fusco

Intervista alla cantautrice italo/brasiliana protagonista di “Storie di Donne”, l’evento contro la violenza sulle donne.

“Ringrazio la mia amica e grande attrice Monica Scattini per avermi aiutata all’inizio della mia carriera”.

Quando hai mosso i primi passi nel mondo della musica?

“Ho iniziato a cantare prestissimo, già all’età di tre anni. Mia sorella mi registrava, amavo la musica napoletana e brasiliana! Esibirmi mi divertiva… ero voce solista a scuola e in chiesa, e crescendo ho continuato sempre. Ho fatto la famosa gavetta a 15 anni ho iniziato il percorso che accomuna tanti musicisti, feste, eventi, piazze. Ricordo che frequentavo l’università e studiavo in macchina, poco prima di salire sui palchi di tutta Italia e di notte nei viaggi di ritorno dai concerti. Dopo la laurea sono partita per andare a cantare sulle navi da crociera e lì ho capito che quello quello sarebbe stato per sempre il mio lavoro. Il viaggio è sicuramente il tema della mia vita artistica, tanti anni in giro per il mondo mi hanno forgiato il carattere alla capacità di adattamento, la passione per le lingue e le culture diverse. Mi sono trasferita per un breve periodo a Berlino, poi in Brasile, le tournée in Russia e in Armenia mi hanno stimolato fino al punto di imparare a cantare in 10 lingue, per il desiderio di farmi comprendere da tutti. Per me la musica è una necessità, mi ritengo un’autodidatta, gli strumenti che suono pianoforte chitarra e percussioni, sono un mezzo per esprimere qualcosa di più grande che si muove dentro di me”.

Che legame hai con il Brasile?

“Le mie origini sono per metà abruzzesi e per metà brasiliane, per l’esattezza Salvador de Bahia, due culture che hanno molto in comune. L’essere radicate con la terra, il culto delle tradizioni e sicuramente due popoli di combattenti. Ho iniziato a suonare le percussioni già da piccolissima e ho sempre sentito che il ritmo faceva parte di me, del mio sangue. Sono molto legata alle mie radici brasiliane e cerco di diffondere l’immensa cultura brasiliana attraverso la musica”.

Sei stata ospite all’evento “Storie di Donne” insieme a Mariagrazia Cucinotta. Secondo te le donne che ruolo hanno nella società di oggi?

“Quello di Frosinone è stato un evento di grande rilevanza sociale e grande spessore culturale. Attraverso la musica, la poesia e il cinema abbiamo celebrato la donna sottolineando l’importanza della sua forza interiore . Ognuna di noi deve recuperare il ruolo di donna e madre, e avere il coraggio di dire basta a qualunque tipo di violenza . Per questo bisogna educare le nuove generazioni al rispetto totale. Per l’occasione ho aderito, insieme alla Cucinotta, alla campagna di Mara Carfagna contro la violenza ‘non è normale che sia normale’. Nel breve monologo che ho scritto per l’occasione, infatti parlo dell’importanza del canto come strumento di liberazione interiore . Voglio ringraziare il sovrano ordine di Malta e l’Assessore Riccardo Mastrangeli per tutte le opere caritatevoli che da sempre svolgono a favore delle fasce più deboli della società”.

Sei stata molto amica di Monica Scattini. E’ vero che hai vissuto per un breve periodo con lei?

“Sì, quattro anni fa dopo essere tornata da Berlino, sono stata chiamata per una serie di concerti a Roma dove ho conosciuto Monica. In quel momento vivevo in Abruzzo e lei mi ha ospitato nella sua casa di Trastevere. La generosità di Monica mi ha permesso di vivere, studiare e iniziare la mia carriera da cantante e autrice. E per questo, tanti dei miei lavori, soprattutto testi per il cinema li ho dedicati a lei. E’ un omaggio alla mia amica che mi insegnato con la sua umanità e grande autoironia a ridere su gioie e dolori e credo che queste qualità sia stata lei a trasmettermela, aiutandomi con la dizione e inserendomi in alcuni progetti che inizialmente mi hanno fatto conoscere personaggi importanti del cinema e della musica, così da essere per me una grande scuola. L’amore cura, l’arte è il cuore di noi artisti e l’amicizia è il bene più grande. Grazie Monica, ti voglio bene”.

Progetti futuri? Ti rivedremo in tv?

“Sto lavorando al mio nuovo disco che vedrà collaborazioni con grandi autori della musica italiana, e l’uscita del mio singolo in primavera scritto interamente da me con un testo in italiano e portoghese. Tra i progetti ci sono anche lavori cinematografici che svelerò più in là. Nei prossimi eventi il famoso carnevale di Ronciglione a febbraio, di nuovo concerti in giro per il mondo e nel calendario varie ospitate in trasmissioni Rai”.



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