Gioco di ruolo dal vivo: per vivere l’avventura fino in fondo

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Sono sempre di più gli appassionati di questo “gioco”. Ne parliamo con Andrea Capone, che dice: “provare può essere un’esperienza unica e irripetibile”

di Marisa Iacopino

Nella vita reale è insegnante di disegno e tecnologia, nonché illustratore. Dal 2001, la scoperta del Gioco di Ruolo dal Vivo che occupa gran parte del suo tempo libero, e lo ha portato di recente a collaborare con l’Associazione Terre Spezzate. Lui si chiama Andrea Capone e ha 38 anni. Gli abbiamo chiesto in cosa consista il Gioco di Ruolo dal Vivo. “E’ un’attività in cui ogni partecipante interpreta un personaggio all’interno d’una storia corale con ambientazione predeterminata. Tutti sono protagonisti del racconto che si evolve grazie alle loro scelte, azioni e intuizioni. Esistono guide online o cartacee che spiegano le modalità per sapersi muovere all’interno di questa realtà fittizia. C’è poi una regola non scritta: liberarsi delle proprie vesti e mettersi in gioco”.

Cosa lo contraddistingue da una rappresentazione teatrale?

“Si fa spesso riferimento al teatro d’immedesimazione, ma il GRV si distingue dal teatro per tre motivi. Non c’è pubblico  (la presenza di elementi ‘fuori dalla scena’ implicherebbe un crollo della sospensione di incredulità), non esiste un palco o un set ma un’intera location coerente alla storia da raccontare. Infine, non c’è un copione che preveda battute, tempi di scena o movimenti predeterminati, né si fanno prove. Tutto è stabilito da ‘schede’ che definiscono attitudini, ruoli, carattere dei singoli personaggi”.

Qual è la relazione tra Terre Spezzate e il GRV?

“Terre Spezzate nasce nel 2005 ad opera di un gruppo di organizzatori di GRV. Ha sempre cercato di offrire un’alta qualità: ogni anno nascono progetti straordinari portati a termine con successo, tanto da diventare una delle maggiori realtà europee, con eventi internazionali sold out. Io ho iniziato a collaborare con Terre Spezzate dal 2014, unendomi al team dopo aver sperimentato alcuni eventi da giocatore. Sono rimasto affascinato dalla loro attenzione per i dettagli”.

Esiste una differenza tra GRV e LARP?

“LARP significa Live Action Role Play. In Italia il termine ‘gioco’ è per lo più utilizzato per definire attività divertenti, ricreative o sportive. Il termine inglese ‘play’ ha molte più sfaccettature. Significa anche suonare, interpretare, fare teatro e altro. La mia opinione è che il LARP consenta di spostare significativamente l’esperienza dal concetto ludico a un’identità più ampia, e lo si possa trasformare in un mezzo di comunicazione forte che lascia un segno in chi partecipa. Vestire i panni di un personaggio di fantasia è un’esperienza catartica, e rimane come bagaglio di emozioni per il resto della vita”.

Nell’evento Risorse Umane di prossima rappresentazione, si tocca il tema delicato della crisi economica…

“Esatto. Il LARP o GRV è un mezzo attraverso cui ci si può divertire, ovvero riflettere su questioni importanti. In Risorse Umane, trattiamo la crisi attuale, il vacillare delle  certezze, in una storica azienda dell’editoria sull’orlo del fallimento. Vogliamo provare a guardare da vicino le fragilità, analizzarle in fase di scrittura e dare la possibilità ai partecipanti di vivere in prima persona un crollo individuale e sociale. Lo slogan dell’evento dice ‘quando c’è in gioco la tua vita, cosa sei disposto a fare?’”.

È il primo evento di questo tipo – possiamo dire sociale - a cui vi dedicate? 

“Non è il primo e non sarà l’ultimo. Con Terre Spezzate abbiamo già dato vita a una ‘trilogia dell’oppressione’: ‘La Fortezza di Vinti’, in ambientazione fantasy; ‘Black Friday’, un thriller ambientato negli Stati Uniti odierni, e ‘I ribelli della Montagna’,  durante la seconda guerra mondiale. Di quest’ultimo sono stato l’ideatore. Ispirato ai tragici fatti di Marzabotto, abbiamo ricreato un paese inventato in cui la vita degli abitanti, già provata dalla guerra, veniva compromessa dall’arrivo dei nazisti. Ad opporsi, i partigiani ribelli. Tre giorni no stop nascosti nei boschi, dove si dormiva e viveva con poco cibo, o meglio, con la necessità di procurarselo. L’immedesimazione, aiutata dalla mancanza di pause, è stata tanto profonda che al termine dell’evento la maggior parte dei partecipanti ha pianto gioia ed emozione. Da qui, l’idea di usare il LARP per affrontare tematiche sociali”.

Una ragione per convincere uno scettico a partecipare a un GRV?

“E’ la domanda più difficile!  Anche se in crescita vertiginosa, il LARP attualmente è ancora un prodotto di nicchia, difficile da immaginare se non viene vissuto. Provare può essere un’esperienza unica e irripetibile. Si tratta di vivere in prima persona le avventure di un libro, o di un film, ed essere tu stesso causa ed effetto di ciò che avviene all’interno della storia. Ti dà modo di osservare come le scelte di pochi possono influire sulla vita di molti e, attraverso uno spaccato ricostruito in un mondo sognato da qualcuno, di diventare a tua volta parte del sogno. Unica accortezza, l’associazione con cui iniziare, poiché le differenze di approccio possono essere notevoli.   Quindi, scegliere bene significa andare sul sicuro, per vivere l’avventura fino in fondo”.



more No Comments luglio 7 2017 at 13:34


Eleonora Cuccu: la cover story di giugno 2017

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Alla scoperta di una diciottenne di oggi, che si è già misurata con il campo della moda e della recitazione. Eleonora Cuccu promette di fare scintille grazie alla sua eleganza e al suo carattere deciso

di Silvia Giansanti

Eleonora Cuccu è un’intrigante modella, attrice e testimonial pubblicitaria, che ha saputo conservare la sua innata semplicità. Umiltà è la parola chiave per andare avanti in questo mondo complesso. Gli esami di maturità sono alle porte, ma lei al momento è serena e cerca di non bruciare le tappe nel suo lavoro, godendosi il momento. Intorno ha l’appoggio dei professori e l’affetto dei suoi compagni, evidentemente perché con la sua dolcezza sa come conquistare il cuore della gente. L’organizzazione è fondamentale per la riuscita di più attività.

Eleonora, da dove arrivi?

“Dalla provincia di Roma, dai Castelli. Nel 2014 ho fatto il provino per la fiction ‘Cani Randagi’ e l’anno successivo sono stata giurata al Giffoni Festival Film, per poi fare la modella al 75° della Maison Carnevali Spose. Ho fatto anche da modella per Boccadamo Gioielli e un provino su parte con uno dei più importanti registi di fama internazionale quale Vlad Marsavin, per il film ‘Wonderwell’ presso gli studi di Cinecittà. Queste in breve le mie prime tappe”.

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo dello spettacolo e della moda?

“Sono stata sempre appassionata di moda e di cinema. Amo molto anche la fotografia e vedo attraverso essa un modo per esprimermi visto che sono introversa. Ad esempio posso comunicare agli altri chi sono realmente con uno sguardo o con il linguaggio del corpo”.

Ti senti troppo giovane e quindi sei smaniosa di crescere artisticamente?

“No, mi sta bene essere all’inizio, vivendo ogni momento”.

Non possiamo non parlare dei tuoi sogni.

“Innanzitutto sogno di fare da testimonial per una casa di abbigliamento importante come Armani”.

Come fai a conciliare gli studi con gli impegni visto che stai per dare gli esami di maturità?

“Fortunatamente ho l’appoggio dei professori che mi comprendono e mi aiutano in questo. Cerco di organizzarmi nei pomeriggi quando non devo fare gli scatti, magari anticipandomi con lo studio”.

Paura?

“No, devo essere sincera, almeno finora non tremo”.

Come stanno vivendo i tuoi compagni di classe questo tuo successo?

“Mi sono vicini e mi aiutano. Mi seguono anche sui social”.

Non c’è un’invidia di fondo?

“No, sono stata fortunata in questo. Solo le persone esterne alla mia classe che non mi conoscono, pensano che io mi vanti e quindi mi guardano con un po’di antipatia”.

Che ragazza è Eleonora?

“Umile e sempre alla ricerca di se stessa, mettendosi alla prova. Non mi abbatto facilmente, non mi arrendo e sono dotata di un carattere forte”.

Qual è stata finora l’esperienza che ti ha arricchita?

“L’esperienza che ho fatto all’inizio con la fiction ‘Cani Randagi’, dopo aver avuto un incidente. Da una fase brutta, sono passata ad una decisamente diversa, mettendocela tutta per far sì che mi riprendessi”.

Per quali prodotti ti piacerebbe essere testimonial in un futuro?

“Come detto prima, Armani, Chanell e tutte le grandi griffe”.

Riguardo ai tuoi impegni attuali e futuri?

“Ho fatto uno spot per Sharing Gioielli, la modella per Boccadamo Gioielli e la campagna pubblicitaria primavera estate Brumode Paris. Ho situazioni future che si stanno muovendo, anche se in questo preciso momento sono concentrata sulla maturità e sono in campagna a Zagarolo lontana da tante cose”.

Quali sono i tuoi miti?

“Per la musica Vasco Rossi, personaggio che ho scoperto già a carriera avviata essendo molto giovane. L’ho visto anche lo scorso anno in concerto allo Stadio Olimpico”.

Nel cinema?

“Johnny Deep e Orlando Bloom che ho avuto occasione di vedere al Giffoni quando ero lì in veste di giurata”.

 

CHI E’ ELEONORA CUCCU

Eleonora Cuccu è nata a Genzano di Roma il 17 dicembre del 1998 sotto il segno del Sagittario con ascendente Vergine. Caratterialmente si definisce temeraria perché ama le sfide. Adora la pasta alla Vodka, ha l’hobby della moda e tifa per la Roma. Le piacerebbe vivere a New York. Attualmente vive a Zagarolo in provincia di Roma per motivi di studi. Frequenta il liceo classico Eliano Luzzati di Palestrina. E’ sentimentalmente impegnata. Il 2014 è stato l’anno fortunato della sua vita da cui è partita la sua carriera. E’ stata infatti protagonista nella fiction “Cani Randagi” e l’anno seguente è stata giurata al Giffoni Festival Film. Ha fatto la modella per la nuova Peugeot 108 e per Boccadamo Gioielli. E’ stata modella al 75° della Maison Carnevali Spose 2016. Ha sostenuto un provino su parte con uno dei più famosi registi Vlad Marsavin, di fama internazionale conosciuto anche a Hollywood, per il film “Wonderwell”, presso gli studi di Cinecittà. Ha girato uno spot per Sharing Gioielli e ha fatto la campagna pubblicitaria primavera estate Brumode Paris.



more No Comments giugno 9 2017 at 10:01


Sergio Friscia: Il Beppe Grillo di “Striscia”

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“Ci vuole culo o c’è chi te lo fa”. Questa è la visione sul delicato mondo dello spettacolo da parte di Sergio Friscia, uno dei  personaggi più poliedrici dei nostri tempi. Palermitano doc, è tornato anche al suo amore originario, la radio. Odia le diete

di Silvia Giansanti

In un futuro, lontano da una città caotica e piena di smog come Roma, sogna di poter tornare nella sua fantastica Sicilia con una casetta in riva al mare, portando avanti la sua passione per l’attività subacquea. Ma attualmente è diviso tra un programma radiofonico molto seguito come “Tutti Pazzi per RDS”, interessanti ruoli di attore nel cinema e un ottimo Beppe Grillo, sosia inviato di “Striscia la Notizia”. Ed è proprio in un’assolata mattinata che si è svolto il lavoro fra i vicoli adiacenti al Parlamento con una troupe televisiva pronta a fare balzi felini tra un politico e l’altro. Gli appostamenti sono il lato forte di questo lavoro di gruppo, ma sopratutto la prontezza dell’autore, accompagnata dalla destrezza di Sergio. Le brave truccatrici al seguito sono sempre vigili sulla tenuta di trucco e parrucco, specie adesso che le temperature iniziano ad aumentare. Stare qualche ora sotto quella massa grigia di capelli non deve essere affatto facile per Friscia, scambiato dal vero Grillo dalle persone adulte e riconosciuto invece, dai ragazzi. Affabile, simpatico e tranquillo, Sergio è una persona che non fa sentire il peso del suo successo. Non tutti ci riescono.

Sergio, sei un talento puro venuto da tanta gavetta e sacrifici. Quando hai capito di avere delle doti?

“All’asilo a tre anni. Sono stato l’unico caso di bambino espulso dall’asilo per via dell’enormità delle parolacce che dicevo e che insegnavo ai bambini e del casino che facevo. Sono cresciuto con mio zio, il fratello di mia madre e con mio cugino che mi facevano ripetere a pappagallo parolacce o cose fuori luogo a qualche bella commessa di un negozio (del tipo che aveva delle belle cosce). A dir la verità mi utilizzavano per l’abbordaggio, ma la pessima figura la facevo sempre io. Forse da quel momento ho capito che avrei potuto fare quello che svolgo ora. Ogni tanto trovo delle foto di famiglia in cui a quattro e cinque anni tenevo banco alle cene con i miei genitori ed amici”.

E a scuola?

“Le maestre mi utilizzavano non solo nelle recite scolastiche, ma anche durante la lezione, visto che ero dotato di tanta fantasia, pure troppa”.

Oggi hai avuto riscontro da qualche ex compagno dell’epoca?

“Ho incontrato Ivan, un ex compagno delle elementari che ha seguito il mio percorso con molto piacere. E’ stato bello sentirsi dire che mi ha lasciato in un modo e mi ha ritrovato nello stesso modo. Il mio carattere è rimasto intatto, così come il mio spirito e la mia tranquillità. Ho assistito a trasformazioni di alcuni miei colleghi dopo il successo. Il pubblico che ti ha portato in alto deve essere sempre tenuto in considerazione e mai snobbato. La modestia e l’umiltà sono alla base di tutto”.

Sei pro o contro i talent?

“Assolutamente contro, si rischia di produrre mostri. Il talento non si misura entrando in una casa. Qui si tratta di costanza, gavetta e tanto impegno. Molte persone che bruciano le tappe attraverso i talent, sono a rischio analisi psicologica nel momento in cui il successo dovesse venire a mancare”.

Sei partito dalla radio pionieristica degli anni ’80.

“In un’epoca in cui non c’era tutta la tecnologia di adesso e dove si usavano le famose cassettine con le matite per puntarle e il Revox. Sono partito a da Radio Young di Capaci che ha forgiato tanti speaker, per poi approdare a Radio Time. Nella radio i tempi sono serrati, diversi da quella della televisione dove si è coadiuvati dalle immagini. E’ più facile fare tv per un conduttore radiofonico che viceversa. Sono mezzi completamente diversi dal punto di vista tempistico. La radio mi è servita molto per creare i personaggi che ho avuto modo di portare in tv nel ’97 con ‘Macao’”.

Che tipo di programmi conducevi?

“Sempre in linea con il mio stile comico. Ricordo che una notte abbiamo invitato gli ascoltatori a recarsi a Piazza Unità d’Italia di Palermo, incitandoli a suonare il clacson alle tre. Sono arrivati i carabinieri che volevano fare una retata”.

Fare parte del programma “Tutti Pazzi per RDS” è stato un tuo ritorno alle origini.

“Ho lasciato la radio per un lungo periodo per esigenze di tempo, visto che sono stato totalmente assorbito da altro e mi è mancata sempre. E il fatto di essere rientrato dalla porta principale di una signora radio come RDS, mi riempie di gioia”.

Parlaci di questo ruolo che hai con Rossella Brescia, Barty Colucci, Francesca Manzini e Claudio Cannizzaro.

“Mi è stato chiesto di portare una ventata di follia e quale posto migliore quale ‘Tutti Pazzi’? Mi sono sentito subito a casa con degli straordinari compagni di viaggio, che erano già affiatati da anni tra loro. All’ascolto sembra che lavoriamo insieme da una vita. C’è feeling umano. Ci divertiamo molto nel programma, nessuna forzatura. Devo riconoscere che la radio dell’epoca pionieristica un po’ mi manca, con le sue improvvisazioni e una connotazione totalmente fuori dagli schemi. Ben venga comunque l’evoluzione e quello che la società moderna richiede”.

Per quale motivo pensi di essere amato?

“Perchè sono rimasto la persona di sempre. Sono me stesso. Sono consapevole che un giorno tutto questo possa finire e quindi cerco di fare tutto al meglio. Amo la poliedricità che in Italia sembra una malattia, visto che la mentalità è diversa da quella di alcuni Paesi stranieri. Ci sono troppi paletti mentali. Se uno è bravo è bravo e può spaziare. Personalmente se dovessi fare sempre le stesse cose mi annoierei. Fossilizzarsi è a rischio per durare nel tempo. Parola d’ordine, evolversi e provare esperienze nuove, senza sentirsi arrivato. Quest’anno compio 27 anni di carriera e mi considero ancora in piena gavetta”.

Hai desideri?

(Ride) “Diventare cinematograficamente De Niro e televisivamente uno showman completo da prima serata su Rai Uno. E’ bene sperarlo e sperare di avere culo”.

Sappiamo che ti sei divertito molto a girare “L’ora legale”, uscito qualche mese fa nelle sale.

“Molto. Ho visto nascere e crescere Ficarra e Picone. Anche loro hanno faticato molto all’inizio. Il film è stato uno spaccato dell’Italia. Vogliamo la legalità e le regole solo a parole, ma non quando ci conviene”.

Se apriamo il cassetto cosa troviamo attualmente?

“Un progetto come protagonista in un film per il cinema”.

Cosa non avresti cambiato della televisione?

“Avrei fatto campare in eterno gente come Corrado, come Vianello e la Mondaini. Professionisti irripetibili. Oggi noto troppa arroganza, approssimazione e presunzione”.



more No Comments giugno 9 2017 at 09:58


Giorgia Trasselli: Tanto teatro per la “tata” di Casa Vianello

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di Donatella Gimigliano

Giorgia Trasselli, straordinaria attrice romana, è nota per avere interpretato per vent’anni la “Tata” nella sit-com in Casa Vianello e Cascina Vianello con i grandi della televisione italiana, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Ha appena ricevuto Il “Premio Civiltà dei Marsi”, riconoscimento nazionale di televisione, teatro, musica, giornalismo e cinema e                                                                                                   partecipato ad uno spettacolo omaggio all’indimenticato Renato Rascel al Teatro Valle di  Chiaravalle (Ancona).  E ancora… è impegnata in tournèe con  “Parenti  Serpenti”  pièce con Lello  Arena, e nel  grande format “Dignità autonome di prostituzione” con il monologo “Un’altra”, entrambi diretti da Luciano  Melchionna.

Giorgia, stai per debuttare al Teatro 7 di Roma con una partecipazione straordinaria nella pièce “1% – punizione ad effetto” con Fabio Avaro ed Enzo Casertano, parlaci di questo spettacolo…

“Mi ha incuriosito molto  il  tema. E’ una commedia, si ride tanto, soprattutto nella prima  parte, grazie anche ai  due  personaggi  che incontriamo  subito, che si  ritrovano  in una strana  stanza  di una clinica, senza  conoscersi, naturalmente,  e senza neanche  sapere  perché sono lì.  Poi  ad un  certo  punto  arriva una donna dall’atteggiamento un pò strano e vagamente  misterioso”.

Parlaci del tuo personaggio…

“Il mio è un personaggio che dice e non dice, tenendo  sulla corda  i  due  nostri protagonisti fino  al  momento dello svelamento. Non posso dire  di più”.

Hai lavorato con registi autorevoli e preso parte a fiction di successo come “Ris, delitti imperfetti”, “Don Matteo 7”, una lunga carriera importante la tua.

“Ho cominciato  studiando teatro, e ho lavorato con  tanti registi importanti… Scaccia, Squarzina, Sbragia, Sammartano, De Martino, e tanti altri. Da molti anni ho uno speciale sodalizio artistico con Luciano Melchionna, regista, tra l’altro, del fortunatissimo format  teatrale ‘Dignità autonome di prostituzione’. Inoltre ho partecipato a molti spettacoli, su testi di Gianni Clementi, diretti da Vanessa Gasbarri. In televisione il grande pubblico mi ha potuta seguire a ‘RIS’, ‘Distretto di Polizia’, ‘Un medico in famiglia’, ‘Don Matteo’, ‘Diritto di difesa’. E non posso dimenticare ‘Che fine ha fatto Carmen Diego’, un programma per ragazzi fantastico girato per molti mesi a Napoli per Rai2. E ancora ‘Diritto di Difesa’, sempre per Rai2 con protagonista Remo Girone. E voglio citare, sempre con il grande Girone, uno spettacolo teatrale, ‘Fiore di Cactus’, con la regia di Guglielmo  Ferro”.

Per 20 anni sei stata «la Tata di Casa Vianello». Che cos’ha significato, per te, lavorare insieme a Sandra e Raimondo così a lungo?

“Lavorare  in televisione  con  Sandra  e Raimondo è stato per me motivo di gioia e di  allegria, ma anche di misurazione costante e continua con un mezzo che all’inizio conoscevo poco, e con  due  personalità eccellenti  come  quelle di Sandra e Raimondo cercando di dare il mio contributo con garbo, senza mai sconfinare. Un’avventura lunga ben diciannove anni. Da ‘Casa Vianello’ ho appreso molto, sono stata scelta dopo varie audizioni, perché attrice che veniva dal teatro. La lezione più profonda che mi è rimasta impressa è lavorare con cura e rispetto di tutto ma con molta leggerezza. A volte infatti ci si finge seri”.

Hai un aneddoto in proposito, da raccontare?

“Una cosa che accadeva di frequente era che, non appena finivamo le battute del copione, invece di concludere, andavamo avanti… ci lasciavano fare perchè si divertivano tutti. Derivava dal grande feeling artistico che si era creato tra noi tre, ed era bellissimo”.

Hai nostalgia di Sandra e Raimondo?

“Sì, tanta. Sono stati anni bellissimi, abbiamo lavorato seriamente con gioia e col  sorriso. Voglio ricordarli seduti nel salotto di casa con Sandra accovacciata e Raimondo attento a leggere il copione. Non smetterò mai di ringraziarli di avermi dato la possibilità di fare una  televisione bella, pulita e, soprattutto, vera”.

E’ stato difficile allontanarsi da quella immagine? Pensi di esserci riuscita?

“L’idea, per un attrice di  teatro, di  essere sempre  associata  ad un ruolo, non nascondo che m’infastidisca. A distanza di tempo penso invece di essere  stata molto fortunata. Oggi, infatti, sono felice di questa associazione, anche perché in teatro, interpretando ruoli diversi, l’attore ha il vantaggio, se ci riesce, di far immaginare, dimenticare, o ricordare tutto”.

Da anni, e con grande successo, ti si vede sempre di più a teatro, un po’ meno in televisione, è una scelta artistica?

“Il teatro  è  stato, ed è, avvio, partenza, arrivo, ripartenza, ritorno. E’ imprescindibile da  me… ciò non toglie che tutto il resto, televisione, o cinema, siano motivi di lavoro  interessante”.

Quindi non ti dispiacerebbe ritornare in tv.

“Certo che non mi dispiacerebbe tornare in tv! Ti dà popolarità e visibilità, ti consente di entrare nelle case delle persone, come si suol dire. Tanto è vero che, ancora oggi, a distanza di anni, ovunque vada col teatro, mi riconoscono e godo ancora della bella eredità che ‘Casa Vianello’ mi ha lasciato”.

Tu insegni recitazione e dizione e tiene corsi e seminari ad aspiranti attori. Come ti trovi nel ruolo di docente? Quali sono le difficoltà e quali le soddisfazioni?

“Da moltissimi anni  insegno  in scuole  di recitazione e conduco  seminari. E’ un lavoro  durissimo che richiede  attenzione, passione, dedizione e competenze. Naturalmente le soddisfazioni ci sono, a volte grandissime, quando vedi, a distanza del tempo  necessario alla formazione, un giovane cambiare, crescere, maturare e acquisire quelle sicurezze che all’inizio non esistevano. Beh, ecco allora che sei davvero felice”.

Giorgia, sei ancora in tour con “Parenti Serpenti” per la regia di Luciano Melchionna, come spieghi il grandissimo successo che riscuote in tutta Italia?

“Il  successo  che ‘Parenti Serpenti’ ha riscosso in tutta Italia è dovuto  al  tema, che molti conoscono avendo visto il  film di Monicelli. Non dobbiamo dimenticare che Parenti  Serpenti nasce come testo teatrale scritto da Carmine Amoroso, con  la splendida regia  di Luciano Melchionna e la straordinaria interpretazione di Lello Arena, un cast di attori bravissimi, scelti con grande cura e attenzione, che si muovono all’interno di una  scenografia molto suggestiva”.



more No Comments giugno 9 2017 at 09:55


Spero Bongiolatti: “Il palcoscenico appaga sempre”

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Ha interpretato Danilo nell’opera “La vedova allegra”. E’ un bravissimo tenore che ha alle spalle tanta gavetta. Ha un progetto musicale dedicato a Karol Wojtyla, dove interpreta alcune poesie scritte da lui e testi musicali scritti da Spero per lui

di Alessia Bimonte

Sei reduce dalla tournée teatrale dell’operetta “La vedova allegra”. Ce ne parli?

“‘La vedova allegra’, chiamata anche la regina delle operette, ha una forza straordinaria nella modalità di scrittura, fa infatti concorrenza alle opere vere perché ci sono due tenori al posto di uno. Lo spettacolo nasce da un’idea di Aldo Morgante, mente degli allestimenti, e dal regista Umberto Scida, perno dello spettacolo, è lui stesso che interpreta il comico, una figura importante che fa da filo logico, mantiene allegria e sdrammatizza i momenti lirici. Sul palco inoltre abbiamo avuto anche un vero corpo di ballo, delle bravissime danzatrici capitanate dalla coreografa Simona Cotroneo, un grande tocco di completezza scenica. Una Compagnia di altissimo livello sia dal punto di vista artistico che per quanto riguarda la parte tecnica, e la produzione lungimirante ed intelligente del Teatro al Massimo Stabile di Palermo che ci ha accompagnato con la sua orchestra dal vivo sul palcoscenico.  Un cast di grandi attori: Maria Francesca Mazzara, Isadora Agrifoglio e Leonardo Alaimo: è stata un’alchimia lavorarci insieme”.

Chi è invece il tuo personaggio?

“Io sono il conte Danilo, aspirante marito di Hanna – rimasta vedova – ma lui non ne vuole sapere. Tra Danilo e Hanna c’era stata una storia d’amore finita male. Da parte sua la vedova, pur amando Danilo, non lo vuole dimostrare e fa di tutto per farlo ingelosire”.

Come vi siete preparati alla messa in scena dell’operetta?

“Il bello di questa compagnia è che ci sono tutti professionisti, molto preparati, e partiamo con anticipo nelle prove per poter lavorare giorno dopo giorno alla rifinitura di ogni singolo personaggio, tutti i dettagli di ogni frase della finzione scenica vengono curati”.

Non sempre questo tipo di spettacoli affascinano. Qual è stato il riscontro del pubblico?

“Devo dire che il palcoscenico appaga sempre. Abbiamo ricevuto un riscontro positivo, probabilmente dovuto anche alla passione con la quale facciamo il nostro lavoro; soprattutto quando riesci a svincolarti dalla tecnica. E quando esplode l’applauso ti vengono i brividi; poi io sono credente ed è come se il corpo si elevasse, ogni volta  mi dico ‘vai, buttati e butta il tuo cuore verso l’altro’, e così, come per incanto mi lascio andare”.

Ci saranno altre date in Italia?

“Con la Compagnia abbiamo per quest’anno tre operette: oltre alla ‘’Vedova Allegra’ c’è  ‘Cin ci là’ che è  italiana e ben riuscita. Ogni sera era un successone, siamo riusciti a portare il pubblico indietro nel tempo. L’altra operetta è ‘La Scugnizza’, dove mi cimento ad interpretare un personaggio che parla e canta in dialetto napoletano, e per me che sono valtellinese è una bella sfida. Poi forse torneremo questa estate nella cornice del Teatro Antico di Taormina, suggestivo ed incredibile”.

Hai studiato danza, canto e recitazione, hai fatto teatro e anche televisione. Un artista a 360 gradi…

“Sì, ho debuttato con Raffaella Carrà nel famoso programma ‘Carramba che fortuna’, poi mi sono misurato anche con i musical, tra cui ‘Grease’ e contemporaneamente ho preso lezioni di canto e recitazione. Il bello per un lirico è di fare più persone, attore e cantante attore, che non subisce però una trasformazione. Recitazione, canto e ballo sono stati percorsi difficili ma meravigliosi”.

Hai avuto qualche punto di riferimento nella tua carriera?

“Ho avuto l’onore di conoscere Franco Corelli, un grandissimo tenore, compagno di scena di Maria Callas; andai a casa sua a Milano, e quel giorno scoprì la persona umile e grande che era. Mi disse di studiare e lasciare tutto, entrare nella mentalità della musica e del canto. Mi sono ritrovato poi, dopo anni di sacrifici su un palcoscenico, esprimendo e dando tutto me stesso”.

Bolle altro in pentola?

“Sono anche compositore di canzoni, ho progetti di musica ai quali sto lavorando da alcuni anni; uno è dedicato a  Karol Wojtyla, dove ci sono poesie scritte da lui che interpreto e testi musicali scritti da me per lui”.

© Foto di Marek Opold



more No Comments giugno 9 2017 at 09:52


Fiorella Nardelli: Idee chiare e tanta determinazione

Fiorella Nardelli

Nel mondo della tv ci è entrata dalla porta principale. Prima come protagonista di “Mammoni”, poi in veste di testimonial pubblicitaria per una delle più importanti compagnie telefoniche italiane, quindi come aspirante velina. Insomma, col piccolo schermo ci sa fare

Se è vero che in autunno farà parte del cast di una sit-com tutta da ridere al fianco di Claudio Bisio e Frank Matano, il suo sogno è un altro. Un reality. Partire per un posto lontano andando alla scoperta di se stessa, prima ancora che del gradimento del pubblico a casa. Insomma, Fiorella Nardelli ha le idee chiare. Lei, d’origine e di parlata orgogliosamente napoletana ma ormai milanese d’adozione, al suo curriculum vorrebbe aggiungerci un nuovo tassello. Alla faccia di chi fra i vip assume un volto sdegnato non appena gli si prospetti di partecipare ad un reality, per lei sarebbe una sfida da prendere al volo.

E, naturalmente, da giocare fino in fondo.

“Mi piacerebbe perché, senza più vita sociale frenetica, avrei davvero l’occasione per concentrarmi su me stessa, un’esperienza di vita per capire ancor meglio chi sono e cosa voglio. E non solo…”.

Ovvero?

“Ho studiato Lingue, mi affascina l’idea di arricchire il mio bagaglio culturale unendo la partecipazione ad una trasmissione televisiva ad un viaggio in una terra lontana. Penso ad un programma come l’Isola dei Famosi o Pechino Express, un modo reale per esplorare culture e usanze distanti dal nostro modo di vivere e di essere quotidiano”.

Insomma, di Fiorella Nardelli sentiremo ancora parlare…

“Diciamo che quello è un sogno, in autunno invece sarò presente all’interno di una nuova sit-com tutta da ridere che mi vede sul set insieme a Claudio Bisio e Frank Matano. Anche in questo caso è stata straordinaria la possibilità di essere al fianco di personaggi importanti del mondo della televisione, da cui rubare qualche segreto per continuare a fare strada”.

La tua carriera inizia nel 2012.

“Sono stata fra le concorrenti di ‘Mammoni’, un reality show andato in onda su Italia 1: mi sono divertita, ho imparato a muovermi davanti alla telecamera… ed ho un ricordo così bello che anche per quello vorrei partecipare di nuovo ad un reality. Mettersi in gioco davanti alla telecamera mi piace, non mi fa paura, anzi mi stimola a dare il meglio di me stessa”.

In realtà, tu “nasci” come fotomodella.

“A 15 anni sono stata fermata per strada da un talent scout di Miss Italia che mi propose di partecipare alla selezione napoletana del concorso: quella sera stessa vinsi la fascia di Miss Italia Mascotte. Nel tempo poi ho vinto altre fasce, sono stata finalista a Una ragazza per il Cinema a Cafalù. Dai primi contatti nacquero anche i primi servizi fotografici”.

Da divertimento a lavoro.

È vero, è successo proprio così. Nel corso degli shooting ho la possibilità di mostrare lati diversi di me, di interpretare il ruolo che viene richiesto. Anche questo è affascinante. Ho avuto la fortuna di prestare la mia immagine per cataloghi di hair style e beauty, di essere scelta per numerose fiere come hostess e testimonial di brand. Insomma, negli anni, mi sono data da fare”.

E, a quanto sembra, non hai intenzione di mollare.

“E perché dovrei? Ho raggiunto tanti obiettivi, sono stata scelta da una compagnia telefonica come testimonial pubblicitaria nel 2013, ho co-condotto programmi sportivi su TeleMilano e sfilato come modella su QVC, ma se guardo al futuro dico che… vorrei realizzare ancora tanti sogni! Penso al teatro: mi piacerebbe tornare a studiare recitazione e poter salire sul palcoscenico, vivere l’emozione del contatto diretto col pubblico”.

Lo spettacolo è il tuo mondo.

“Adoro questo lavoro, la TV è fondamentale quando si vogliono esprimere delle sensazioni o delle idee. E io sono una donna che non vuole passare inosservata solo per il fisico: voglio che la gente si ricordi di me per le idee, le mie capacità, il mio cervello”.



more No Comments giugno 9 2017 at 09:48


Armando Quaranta: Yuri e la sua Classe Z

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Talento e passione costituiscono il binomio vincente di questo giovane artista, il cui volto espressivo cattura lo spettatore. Recitare è per lui una ragione di vita. Stiamo parlando di Armando Quaranta, tra i protagonisti di “Classe Z”

di Marisa Iacopino

Si tratta del tuo film d’esordio?

“No, ‘Classe Z’ è il mio terzo film. Ho esordito con ‘Belli di papà’, di Guido Chiesa, dove avevo un piccolo ruolo. Una breve partecipazione in ‘Baby sitter’ di Giovanni Bognetti, quindi ‘Classe Z sempre per la regia di Guido Chiesa, dove interpreto il pluriripetente Yuri”.

Qual è la tua formazione?

“Ho frequentato la scuola di recitazione Centro Studi Acting diretta da Lucilla Lupaioli, dove ora lavoro come assistente di Alessandro Di Marco, uno degli insegnanti. La vita per me è fatta di teatro, di lavori al cinema e qualche pubblicità. La scuola teatrale rimane però la mia roccaforte: lavoriamo con i ragazzi del liceo – il target di pubblico di ‘Classe Z’ – e questo è stato molto gratificante, perché se nella scuola sono un riferimento come assistente, al cinema mi hanno visto in qualcosa che parlava di loro”.

E del tuo esordio teatrale, cosa ci racconti? 

“Ho esordito nel teatro Lo Spazio, dove ogni anno si tiene la manifestazione ‘Autori nel cassetto, attori sul comò’. Sono arrivato primo con il monologo ‘Adesso è notte che ho anche scritto, così mi hanno offerto l’opportunità di metterlo in scena. Lo spettacolo è andato bene, e l’ho portato a lungo in giro per l’Italia”.

“Classe Z” è stato presentato come un film che fa riflettere i ragazzi. I professori invece come l’hanno accolto?

“Sia per i ragazzi che per moltissimi professori è stato motivo di riflessioni. Anche mia madre, che è insegnante, ha riconosciuto dei limiti nell’istituzione scolastica, ma pure dei pregi nei ragazzi costretti in un certo tipo di scuola. Sicuramente è stato un film che ha catturato l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori: professori, presidi e via dicendo. Alcuni insegnanti non l’hanno presa molto bene, perché ne esce un quadro in cui non sempre riescono a seguire i ragazzi. Il film, comunque, non aveva l’ambizione di raccontare la scuola realisticamente ma di individuarne certi limiti, in un modo a tratti fumettistico. Per questo, si è giocato sui cliché”.

Cosa ne pensi sulla costituzione di una classe zeta? 

“Sono assolutamente contrario alle classi selettive!  Mi è capitato di sentire di scuole che hanno fatto lavori di questo tipo. Licei famosi di Roma con sezioni per soli figli di professionisti, o di gente famosa. Sembrano cose arcaiche, ma esistono davvero”.

Il tuo pensiero sul professor Andreoli? 

“Un insegnante che entra in una classe di disadattati, e pensa di conquistarli con il suo film preferito, è senza dubbio poco in ascolto degli altri. Solo dopo che accadono certe vicende, lui si rende conto che era troppo preso da se stesso.  Professori così ce ne sono; si tratta degli idealisti, quelli che parlano ai ragazzi in modo diverso… ma non sempre il sistema funziona! Nella vita bisogna saper ascoltare, capire gli atteggiamenti giusti da prendere prima di parlare o di agire”.

Cosa ha dato Yuri ad Armando e viceversa?

“Io sono agli antipodi, un ragazzo tranquillo, non ho mai fatto a botte in vita mia. Il personaggio che ho interpretato, invece, risolve tutto con la violenza e l’aggressività. Malgrado questo, ci ho messo del mio: Yuri non riesce a rapportarsi con il padre riguardo al proprio futuro: quello lo vuole ingegnere, e non c’è comunicazione tra loro. Come tutti i giovani che decidono di intraprendere la carriera di attore, anch’io ho avuto problemi con mio padre – ne parlo nello spettacolo Adesso è notte. Sicuramente quest’esperienza l’ho veicolata nel mio protagonista. Per contro, forse mi piacerebbe essere un po’ più duro, come Yuri. Quando si interpreta un personaggio, si perlustra la sua psicologia, esplorando lati che non si conoscono. Yuri me lo porterò appresso. Lui poi parte come un personaggio scontroso, ma alla fine fa da collante. Questo per dire che anche l’ultimo degli ultimi può contribuire a una causa comune”.

Vuoi parlarci di ScuolaZoo a cui il regista si sarebbe ispirato? 

“Si tratta di un portale internet nato qualche anno fa, il primo che mostra tematiche della scuola dal punto di vista dei ragazzi, anche in modo goliardico. Ha fatto notizia la foto di un insegnante che dorme durante l’esame di maturità. Fondamentalmente, è ScuolaZoo che aveva l’esigenza di fare un film. Ha proposto il lavoro alla Colorado, il main sponsor. Insomma, una collaborazione tra la piattaforma ScuolaZoo e la Produzione per la realizzazione di un prodotto cinematografico”.

I tuoi progetti futuri? 

“Sto lavorando a un nuovo monologo, ma è in fase embrionale. Scrivo tanto, e l’anno prossimo porterò di nuovo in teatro qualcosa di mio”.

Se ti chiedo di pensare a una vocale liberatoria, cosa ti viene in mente?

“La ‘A’ che mi fa pensare a qualcosa di appagante, una soddisfazione: aaah! Ed è pure l’iniziale del mio nome… Sì, sì, la A mi sembra perfetta!”.



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Nicasio Anzelmo: “Ogni tempo è il mio tempo”

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di Mara Fux

Quattro chiacchiere con chi il teatro lo fa, lo ama, lo vive.

“Berretto a Sonagli”,”Romeo e Giulietta”, “Tartufo”, il “Sogno” ma anche “Tre donne in cerca di guai”, “Le fuggitive”: come regista ti piace di più affrontare testi classici o di autore contemporaneo? 

“La differenza tra classico e contemporaneo sta solo nell’epoca in cui è stata concepita dall’autore quella storia, che è sempre una storia che si ripete avendo l’uomo al centro della narrazione drammaturgica. Quante volte abbiamo, riferito ai classici,  detto ‘la storia continua ad essere attualissima’ e riferendoci ai testi contemporanei, è ‘una storia eterna…”. Quando è l’Uomo ad essere il protagonista tutti i testi vanno bene, devi solo scegliere l’autore e la storia che ti piace raccontare. Per cui, per rispondere alla  tua domanda, mi piacciano le belle storie dove al centro l’essere umano è solo con la propria nudità, la propria miseria e la propria dignità”.

Sei docente presso un Istituto Superiore di Studi Musicali dove insegni Arte Scenica e Recitazione ai cantati Lirici: è un ruolo che ti soddisfa? 

“Sì un’esperienza bellissima. L’Istituto in questione è l’Arturo Toscanini di Ribera (Ag), Ente Pubblico a livello universitario, una realtà consolidata, virtuosa ed efficiente dell’Alta Formazione Artistico Musicale (AFAM) di primo e secondo livello con più di 250 studenti provenienti da ben 35 paesi di varie Province Siciliane. Quest’anno arricchito anche dal Dipartimento Jazz. Tra loro ci sono degli studenti di canto lirico, futuri cantanti. Ho la docenza di Arte Scenica 1, 2 e 3 e Movimento con gli studenti del triennio del 1° livello e Recitazione, gestualità e movimento con il biennio di specializzazione di 2° livello. Quando sono con loro mi proietto in un mondo bellissimo: vogliono capire, apprendere, ti seguono. Lavoriamo sui libretti, sulla teoria scenica, sulla storia dello spettacolo. Futuri artisti con voci meravigliose. Quando preparano gli esami o le lauree tutto diventa magico perché lavori anche con le note, con le pause dettate dai compositori, con i personaggi che iniziano a vivere attraverso la musica e le figure di questi ragazzi che si affacciano in questo mondo di spettacolo. Un Istituto dove sono felice di insegnare. Un Istituto di eccellenze grazie al lavoro assiduo e dedicato della Direttrice Mariangela Longo”.

Da 3 anni sei Direttore Artistico del “Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache“ che si svolge nel teatro greco di Segesta, una dei più bei siti archeologici d’Italia: come si rapporta la tua creatività con il difficile meccanismo della burocrazia organizzativa del Bel Paese? 

“E’ un martirio continuo. E’ uno dei più importati Festival estivi italiani, in una location spettacolare, a 420 metri dal mare con la scena a picco nel vuoto e con il pubblico che ha vista fino Castellamare del Golfo. Un sito; il più importante dopo quello di Siracusa dove ogni anno passano decine di migliaia di turisti e di spettatoti. La mia Direzione ha fatto decollare il Festival riappropriandosi del proprio territorio di appartenenza. Ho dato al festival  un nome ripreso dalle antiche Dionisie, ho avviato le residenze creative e da subito il territorio ne ha beneficiato con migliaia di presenze: solo a Luglio ed Agosto Calatafimi Segesta, comune dove ricade il sito, ha avuto 2.500 pernottamenti nel 2015 e più di 3.500 nel 2016 con la riconferma degli stessi numeri in questa edizione 2017. Nonostante ci sia sempre la volontà di realizzarlo sorgono mille problemi burocratici che rischiano di farlo saltare. Intoppi legati a leggi e leggine, che per quanto giuste, bloccano e frenano ogni iniziativa. Aggiungici che la Regione Sicilia ci mette sempre il carico da 90 complicandoci sempre di più la vita. Ma nonostante tutto il Festival resiste e speriamo, anche quest’anno! Il Festival si auto sostiene senza alcun contributo, anzi nel 2015 la Regione Sicilia ci ha tagliato 70.000 euro di contributo perché siamo stati virtuosi risparmiando 115.000 euro; per il 2016 la stessa Regione ci ha concesso 8.000 euro di  contributo. Dallo Stato italiano nulla, mai. Quest’anno proverò a fare la domanda al FUS”.

Immagino che non tutti gli spettacoli abbiano riscosso lo stesso gradimento del pubblico al di là dalla bravura degli interpreti: ce ne è stato qualcuno che ti ha colpito particolarmente? 

“Sì ma in senso negativo. Da un artista di nome hai delle alte aspettative e quindi è inevitabile che, pur essendo uno spettacolo di qualità, rimani “colpito” da quello che non ti aspetti: le ciambelle non vengono tutte con il buco. Chiaramente non dirò mai chi. Invece sono colpito favorevolmente dal pubblico che sceglie lo spettacolo a prescindere da chi c’è. Non interessa il cosiddetto nome ma il titolo anche se con illustri sconosciuti. Sono proprio stati molti di questi sconosciuti che hanno riempito il teatro di spettatori con spettacoli bellissimi più dei cosiddetti grandi nomi che abbiamo ospitato. Purtroppo il nostro sistema italiano punisce tale eccellenze perché al di fuori delle Dionisiache non hanno che pochi spazi. Grazie al buon lavoro svolto dai miei  predecessori, Segesta rimane forse l’unico Festival dove si può fare a meno dei cosiddetti nomi tranne rari casi”.

Lo spettatore che entra in teatro ha come aspettative lo spettacolo programmato; lo spettatore di un “festival estivo” ha le stesse aspettative o su di lui incide anche la casualità dell’occasione? 

“Lo spettatore ‘segestano’ è un affezionato al sito, lo frequenta come un rito estivo. Non puoi immaginare l’affluenza del pubblico all’alba (5 del mattino). Non meno spettacolari  sono i tramonti dal teatro durante lo spettacolo (iniziamo le recite alle 19.15). E’ un rito a cui si accodano i tanti turisti che vivono una delle zone più belle della Sicilia. Segesta sta a 30 chilometri da San Vito lo Capo, Castellammare, 25 da Trapani e le Isole Egadi. Senza tralasciare Selinunte, Mothia, Erice, Agrigento, Cattolica Eraclea e Palermo. Il pubblico ‘aspetta’ il Festival: non puoi sapere quanti messaggi mi arrivino già da gennaio per conoscere la programmazione e quante continue visite abbiano la pagina FB o il sito”.

Per ben tre stagioni il tuo “Tre donne in cerca di guai” ha sbancato in tutta Italia con lunghe file di pubblico ai botteghini e da gennaio gira “Quattro donne e una canaglia”: altri progetti in vista? 

“Esatto: 3 con le ‘Tre donne’; adesso ‘Quattro donne’ con altrettanto successo. Il prossimo, dopo 3 e 4,  non poteva che essere che ‘Due donne in Fuga’ con la Laurito e la Zanicchi. Già da adesso ambedue i lavori hanno date che vanno da ottobre ad aprile, caso raro in questi tempi a teatro. In estiva dovrei fare i Menecmi e Romeo e Giulietta; infine un progetto su Penelope e in embrione un progettone su uno dei nostri grandi della storia rinascimentale”.

Regia, insegnamento, direzione artistica ti impegnano tra Roma e la Sicilia: riesci a trovare un po’ di tempo per te?  

“No, non sempre, sono felice però di non avere tempo; nel nostro lavoro a volte capita di stare senza nulla da fare  per mesi, per cui ben vengano tutti gli impegni. Avrò tempo per  me, anche se in fondo facendo questo lavoro  nutro la mia anima sempre”.



more No Comments giugno 9 2017 at 09:42


Salvatore Mazza: Un comico doc

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Napoletano di nascita, ha per metà origini ferraresi. E tra le qualità dei ferraresi, ci tiene a sottolinearlo, si possono annoverare precisione e puntualità. Mentre dice questo, il volto gli si allarga in un sorriso caldo, monello ed educato insieme, di chi non teme gaffes: “a parte oggi, che sono arrivato non proprio in orario al nostro incontro!”. Così parte la chiacchierata con Salvatore Mazza, attore e comico, come lui stesso si definisce

di Marisa Iacopino

La congiunzione sta a significare che un comico non è necessariamente un attore?

“La ‘e’ serve a dividere le due cose. Quando io mando un curriculum, devono sapere che sono attore prima di tutto, se mi cercano per un ruolo drammatico; se invece mi vogliono per una commedia brillante, leggono anche comico. Occorre specificare. Diceva Sordi: attore si diventa studiando con un buon maestro, mentre il comico deve avere talento! La sua scuola è il pubblico, con cui si deve allenare”.

Qual è la tua formazione?

“All’americana. Per me un attore deve saper far ridere e piangere. Tu mi dirai è normale! Non in Italia, dove tendono a omologarti. Devi fare il comico, o lo strappalacrime finquando non muori. Il mio voler spaziare mi ha permesso di interpretare sia ruoli drammatici che comici, anche se all’inizio mi chiedevano di fare solo cose napoletane…  In verità in passato ho fatto tanti ruoli comici, adesso sono richiesto più per quelli drammatici”.

Vuoi parlarci dell’esordio?

“Stavo nella redazione di ‘Uno Mattina’ con Michele Cucuzza. Tenevo una rubrica in cui c’era il personaggio, Tore l’attore. Noi attori, si sa, abbiamo inventato il precariato, e così quando Tore l’Attore non lavorava, s’arrangiava a proporsi come arredatore. La rubrica ebbe successo e siamo andati avanti per parecchio”.

Quale ambito ti rappresenta meglio?

“Sicuramente quando ti esibisci in un teatro o in una piazza, l’immediatezza del pubblico ti dà molta emozione. Nel cinema, il regista ti dice: questa scena me la devi fare così… Il teatro ha anch’esso il regista, ma è l’attore che va sul palco! Insomma, gli spettacoli dal vivo mi piacciono tantissimo, come la Radio. Io l’ho fatta e, pur avendo un canovaccio, dovevo spesso improvvisare. Adoro l’improvvisazione!”.

Parliamo di web tv.

“Per quanto mi riguarda, le devo molto. Oltre al cinema classico, ci sono tante produzioni indipendenti che per noi rappresentano il pane. Se un attore rimane fermo per mesi, si arrugginisce. Ma grazie a queste, e con un po’ di fortuna, si riesce ad andare anche fuori dall’Italia. Io ho partecipato a due serie, ‘Let me out’ dove interpreto un antropologo russo che tortura spie americane. Siamo stati al Berlino Film Festival, a Rio de Janeiro, nel Regno Unito e in America dove con un film normale sarebbe difficile arrivare. E’ poi in corso ‘Il potere di Roma’ di Mirko Alivernini in cui farò un onorevole, Carlo D’Onofrio, colluso con Mafia Capitale – siamo peraltro stati tra i primi a parlare del tema! Questa serie è stata premiata al DC web Fest, come miglior idea originale, e andrà al Washington Film Festival. Il Web quindi è fondamentale! La qualità poi è molto buona, ci sono effetti e una fotografia bellissimi. Tutto è girato con pochissimi soldi e con presa diretta che ti dà grande emozione e non ha niente da invidiare a fiction Rai o di Sky. Oltretutto abbiamo grandi nomi: Mirko Alivernini, Massimo Bonetti, Nadia Rinaldi, solo per citarne alcuni”.

Quali sono i prossimi progetti?

“Continuerò a lavorare con le accademie cinematografiche, con i ragazzi che preparano tesi sui cortometraggi e i supervisori di cinema. E come già dicevamo c’è il Potere di Roma. Stiamo inoltre preparando una tournée estiva che mi porterà in giro per l’Italia con due spettacoli: uno è un omaggio al teatro comico, da Petrolini a Totò. Reciterò poesie tratte dal mio libro “So di pensiero”, e ci saranno canzoni dal vivo. Ancora in progetto, L’amore ai tempi dello stress. In questo spettacolo giocherò con il pubblico, e alcuni saranno coinvolti sul palco a loro insaputa. Poi sarò IVitamorteemiracoli, dove interpreto un trio formato da un veneto, un romano e un napoletano. Infine, tornerò a ‘Eccezionale veramente’”.

Indicaci almeno una ragione del tuo essere artista.

“Lo faccio dall’età di sedici anni. Mio nonno era professore di mandolino e l’altro nonno – il padre di mio padre – era fissato con il teatro. Di famiglia avevano una macelleria, ma lui andava in negozio per prendere i soldi e affittarsi un teatro, suscitando la rabbia di suo padre. Dunque sarà nel mio DNA… Certo è che chi fa questo lavoro è un po’ pazzo! Io poi sono del cancro, e come tale ho l’ottimismo da una parte e il pessimismo dall’altra, per cui un giorno dico sì, va tutto bene e l’altro no, mi sono scocciato, lascio perdere! Ci vuole comunque una grande energia per fare questo lavoro. E determinazione, per continuare a imporsi in un ambiente che è una giungla”.



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Giancarlo Arduini: Il pittore della salsedine

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Dagli occhi all’anima il viaggio è breve. Per questo motivo, ciò che passa attraverso gli occhi ha il potere di scendere nelle profondità della psiche, influenzandoci intimamente. Osservare un dipinto significa, quindi, attivare un magma di emozioni, suggestioni fluide che mutano a ogni nuovo sguardo posato sulle forme e sui colori del quadro che le genera.

di Marisa Iacopino

Incontriamo Giancarlo Arduini, pittore romagnolo. Le sue marine ci rimandano tout court all’incanto del mare.

Quando nasce il tuo interesse per l’arte pittorica?

“La pittura è sempre stata un istinto naturale, essendo io nato in una città d’arte come Gradara cantata da Dante. L’amore per il mare i suoi colori hanno accompagnato la mia vita quando ero Stewart e navigavo con la Raffaello Augustus. Poi c’erano i racconti di mio padre pescatore, e la poesia… Tutto questo ha rafforzato il mio immaginario artistico. La devozione all’arte non nasce a caso: se dovessi tracciare un periodo in cui tutto iniziò, potrei citare il mio maestro elementare che si faceva rapire dai miei schizzi. Lui è stato il primo a credere nelle mie potenzialità, il resto l’ho maturato vivendo”.

Ci sono artisti del passato presi come riferimento? 

“La mia attenzione è sempre stata scossa dagli impressionisti, uno su tutti Cézanne, anch’egli di origini romagnole, il primo a fondere geometria e impressionismo. Tutto sembrava così reale da suscitare un realismo quasi imbarazzante. I miei studi artistici e la curiosità di espandere i colori che avevo dentro mi hanno accompagnato in tutto il percorso. Molti altri artisti hanno colpito il mio immaginario, Van Gogh, Ligabue per citarne solo alcuni”.

Che cosa cerchi attraverso i quadri: l’armonia delle forme, i colori della vita o cos’altro?

“Amo raccontare la vita attraversa la natura, gli umori del tempo. La mia ricerca interiore è semplice e immediata; ho avuto la fortuna di avere un padre che mi ha trasmesso i valori genuini della vita come l’azzurro di un mare calmo, il sapore dei venti, il profumo della terra.  Tramite il pennello mi sembra spesso di sentire l’odore della salsedine. A volte, ho esorcizzato la mia ansia da tempesta, dipingendo barche nei mari in burrasca per stimolare in me la ricerca d’una calma interiore. Non voglio poi dimenticare di essere il pittore dei girasoli che sembrano nati in un’estate polare, con la testa china, come fossero donne avvenenti in attesa di qualcuno che non arriverà mai”.

Qual è il ruolo dell’arte secondo te, fare da ponte tra il reale e l’immaginario, avere una funzione salvifica o cos’altro?

“In passato mi cimentavo in grottesche pitture surreali. Da ragazzo, rapito dai fumetti di Tex Willer e dalle storie di Guerre stellari, ricercavo il mio immaginario ideale disegnando paesaggi marziani su soggetti indiani. Il ruolo dell’arte, a mio avviso, è proprio quello di nutrire la fantasia. Rimanere adolescenti nel cuore, forse purifica lo spirito, e allora credo che serva viaggiare con la mente, senza salvare nulla e nessuno, ma per rendere la realtà più affascinante possibile. Il reale può essere un ponte verso l’immaginazione che diventa un moderno astratto”.

Sappiamo che esponi alle Canarie e in altri luoghi d’Europa, qual è il tuo rapporto artistico con l’Italia?

“Credo che l’Estero mi abbia dato quel riconoscimento che nel mio paese mi è stato negato. Non ho mai dipinto per interesse ma solo per passione; le mie opere sono esposte nei centri anziani, negli ospedali. Ho sempre creduto che l’arte potesse alleviare la vita delle persone. Non posso comunque negare d’aver vinto diversi premi, due alla biennale di Rimini e Cesena;  sono stato artista del mese su ‘Art Leader’ e in passato fondai a Cattolica l’associazione culturale ‘Art Cattolica’ che riuniva diversi artisti della mia terra. Di recente mi hanno premiato anche a Tenerife al centro Renovation & Diseño. Ma se mi chiedi che rapporti ho con l’Italia artisticamente, posso citare tre partecipazioni a concorsi nazionali di pittura. In uno mi dissero che avevo vinto il primo premio, alla fine però, chissà perché, mi diedero solo il secondo posto. Se anche l’arte subisce macchinazioni, io continuo a esporre all’estero dove vale solo il merito”.

A cosa stai lavorando?

“Attualmente sto lavorando a presepi su modelli arabi: case, ponti, castelli, come ai tempi di Gesù. Un’altra mia passione è proprio quella di costruire paesaggi, una  costola dell’arte che mi impegna e appassiona. Ne ho già realizzati una trentina e vorrei poterli esporre per Natale, senza tralasciare la tela che rimane sempre il mio primo amore. A volte mi siedo nello studio assieme al mio gatto e improvviso.  Quello che ne esce è sempre qualcosa di creativo”.

Se ti dicessero: puoi salvare un solo colore, quale salveresti?

“Decisamente il blu oltremare. Ogni sfumatura che accompagna un umore artistico possiede questo colore; senza blu oltremare non saprei nemmeno come immergermi in quella magnifica cosa che chiamiamo Fantasia!”.



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