Martina Tosi: La modella con l’ “hobby” dell’imprenditrice

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Quando tutti (o buona parte) erano in spiaggia a godersi le meritate ferie estive, Martina Tosi era al lavoro. Lei è fatta così: impossibile chiederle di fermarsi quando di mezzo ci sono flash, obbiettivi e shooting. Luglio e agosto sono stati mesi intensi, come gli altri. Agenda fitta e risultati da urlo. Molti giorni trascorsi sul set, la sua seconda casa ormai da anni, per realizzare nuove campagne pubblicitarie; altrettanti passati davanti al pc, per studiare coreografie ad effetto e analizzare nuove strategie di marketing della sua agenzia, DaMa, che dalla Toscana ormai ha sconfinato per tutto il Centro Italia. La vita di Martina Tosi si riassume così, in un’estate lavorativa trascorsa nel tentativo di conciliare il ruolo di fotomodella con quello di imprenditrice nel mondo dello spettacolo. Senza dimenticare la bellezza di oltre 100.000 followers che le hanno permesso di diventare un’autentica celebrità nel mondo dei social e una delle professioniste di riferimento quando si parla di fotografia. Il curriculum è andato ampliandosi e nella sola estate appena trascorsa ha messo insieme una pubblicazione su Playboy Russia-Bulgaria, la campagna pubblicitaria per Paola Prata, poi è divenuta testimonial dei caschi Premier e degli occhiali da sole Renè Moris. Dulcis in fundo, è iniziata anche la partnership con bijoux Tryjs che produce gioielli, orecchini e collane”.

Ma l’elenco non finisce qui…

“È stata davvero un’estate fruttuosa! Il marchio Resorge mi ha scelta come ‘ambasciatrice’ dei suoi prodotti per capelli, ho scattato per i costumi da bagno costumi da bagno Neobikinis e sono divenuta testimonial di Elytex Maglierie indossando i loro capi. E prima dell’estate ho sfilato per L’Oreal con il nuovo look primavera estate”.

E naturalmente l’autunno regalerà altre sorprese.

“Ho in progetto alcuni calendari per il 2019, copie che le aziende regaleranno poi ai loro clienti. Mi piace ricordare anche la mia collaborazione con Epilette per un video sull’epilazione e la pubblicità per Glamood, un sito e-commerce sito che compara grandi marchi”.

Martina Tosi non è solo fotomodella.

“Lavoro come imprenditrice con la mia agenzia e infatti sarò coreografa al Tuscany Fashion Tour, una sfilata con stilisti di caratura internazionale in cui cercherò di regalare emozioni al pubblico con effetti speciali da non perdere”.

Ma questo lato imprenditoriale sta prendendo il sopravvento.

“La fotografia rappresenta un aspetto fondamentale della mia vita, ma essere a capo di un’attività nel mondo dello spettacolo è una soddisfazione e una gratificazione. È un traguardo che rappresenta un passo in avanti nella mia vita, oltre che la possibilità di vedere questo mondo anche da un’altra prospettiva”.

Dama Events è la tua “creatura” ormai da alcuni anni.

“Questo ruolo di organizzazione mi piace, lo considero un completamento della mia attività di fotomodella”.

La fotografia ti ha permesso di raggiungere traguardi straordinari.

“Ho conquistato le pagine di Playboy Italia e ora ho l’onore di essere pubblicata su uno speciale distribuito nel mercato della Bulgaria e della Russia. Fotografie che esaltano la bellezza estetica di noi donne. E pochi giorni fa ho realizzato un workshop con Elizabeth Opalenik, un’artista da scoprire…”.

La fotografia ti ha dato tanto.

“Mi ha permesso di girare, di conoscere sempre persone nuove, di diventare popolare sui social. Facebook e Instagram, insieme, ogni giorno mi permettono di parlare a decine di migliaia di persone. Per una ragazza qualunque come me, è davvero qualcosa di unico e speciale. Lo confesso: Martina Tosi è una ragazza semplice, che non ama apparire e che nella vita ha avuto la fortuna di fare ciò che le piace e che desiderava. Ho potuto vedere posti nuovi, Isole fantastiche, panorami suggestivi: è un eterno viaggiare in luoghi incantevoli, cosa potrei desiderare di più?”.

Esprimi un sogno: cosa vorresti raggiungere?

“Ho il sogno di realizzare i miei sogni! Ho tante idee lavorative e imprenditoriali in vari settori, ma voglio anche godermi la vita il più possibile e continuare a sperimentare. Adoro la continua ricerca dell’estetica, del bello, del piacere”.

Progetti futuri a breve termine?

“Ne ho uno di cui sono particolarmente orgogliosa: una campagna per un brand di jeans che ad ottobre realizzerò in Portogallo. E poi ho posato per progetti artistici destinati a mostre come quella di Massimo Fassina che esporrà in musei importanti a Milano o di Marco Lando che espone in gallerie di New York e che con un mio scatto è arrivato in finale in un concorso internazionale”.

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more No Comments settembre 12 2018 at 09:53


Mattia Palese: “Recito in un fumetto per dare un messaggio”

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È un attore giovanissimo in rampa di lancio. Ha partecipato come co-protagonista in “Grunda” e ne ha ricavato una meravigliosa esperienza

di Alessio Certosa

La sua carriera di attore ha avuto una svolta lo scorso anno, quando dalla Puglia si è trasferito a Roma. Tante le esperienze che ha avuto di recente, tra cui il ruolo di co-protagonista nel fumetto “Grunda, l’angelo dalle ali rotte”. Conosciamo meglio Mattia Palese attraverso questa chiacchierata.

Mattia, presentati ai nostri lettori.

“Ho 26 anni e vengo da un piccolo paese della provincia di Lecce. Nella vita ho sempre lavorato come operaio in diversi settori, sia in Italia che in Svizzera. Ho svolto soprattutto il lavoro di l’idraulico, poiché possiedo un diploma professionale di operatore di sistemi energetici. Tuttavia, col passare degli anni mi sono accorto di non essere per niente soddisfatto di tale lavoro ed ho quindi deciso di rimettermi in gioco, cambiando completamente il mio stile di vita e le mie abitudini. Così a settembre del 2017 mi sono trasferito a Roma per studiare recitazione e, per poter affrontare meglio gli studi e sostenerne i costi, ho deciso di specializzarmi nel settore del fitness come personal trainer, una delle mie più grandi passioni che coltivo da sempre”.

Le tue esperienze in campo artistico e la tua formazione?

“In questi anni mentre  lavoravo mi sono candidato in diversi casting perché sono sempre stato appassionato e affascinato dal cinema e dalla moda. Ho fatto dei piccoli ruoli nel cinema, tv e nella moda partecipando come:  finalista a Mister Italia nel 2016, con la vittoria del primo posto a livello regionale con la fascia ‘Il volto più bello d’italia’; finalista a Mister Italia nel 2017; partecipazione al film di Marco Ponti ‘Una vita spericolata’ nel luglio 2017; figura generica nello spot pubblicitario della Peroni ad agosto dell’anno scorso; un piccolo ruolo nel film ‘Vanishing Balances’ ad Ottobre; sono stato finalista nazionale ‘Il più bello d’Italia’ a Dicembre; ho partecipato a ‘Vuoi Scommettere’ a giugno di quest’anno; sono co-protagonista nel fumetto di Emanuela Del Zompo ‘Grunda, l’angelo dalle ali rotte’ riguardo al tema sul femminicidio; e a gennaio ho preso parte allo spot pubblicitario ‘Karman’ in Germania”.

La partecipazione al concorso “Il più Bello d’Italia” cosa ti ha portato?

“I concorsi di moda a cui ho partecipato, sia quello di ‘Mister Italia’ che ‘Il più bello d’Italia’, mi hanno insegnato tante cose: innanzitutto quello di rimanere sempre umile, sapersi mettersi in gioco e imparare sempre dai giudizi dei giudici. Un’altra cosa molto importante che ho capito è quella di non dover puntare tutto sull’aspetto fisico! In qualsiasi ambito bisogna sempre studiare tantissimo per poterti distinguere ed essere apprezzato, altrimenti sarai sempre ricordato come il ‘bello ma che non sa ballare’. Il concorso ‘Il più Bello d’Italia’, invece, mi ha fatto conoscere Emanuela Del Zompo, giornalista e giurata della finale nazionale della regione Lazio. Emanuela mi ha proposto di candidarmi ai casting per un importantissimo progetto, del quale vi parlerò fra poco”.

Cosa significa essere un attore?

“Ancora non lo so con esattezza perché non essendo un attore professionista posso solo immaginare quanto sia bello svolgere un mestiere del genere. Dalle mie esperienze posso comunque dirvi che è un lavoro abbastanza duro ma nello stesso tempo molto gratificante e bello perché ti permette di entrare in molti personaggi e di conoscere tante belle persone”.

A cosa saresti disposto a rinunciare in nome dell’arte?

“In nome dell’arte sono stato capace a stravolgere del tutto la mia vita. Ho cambiato stile di vita, ho ricominciato a studiare dopo diversi anni, sto investendo tempo e denaro, ho lasciato la mia amata terra, famiglia e ho lasciato anche il mio lavoro. Ho fatto praticamente tutto quello che potevo fare. Direi che come inizio è abbastanza, non credete?”.

Nella scala dei tuoi valori cosa metti al primo posto?

“La dignità. La dignità ci viene data, l’hanno data a tutti noi. L’abbiamo ricevuta in dono quando eravamo piccoli. E’ un regalo così bello e unico che una volta perso non si può mai più recuperare a vita ed è peccato buttarla via”.

Il sogno nel cassetto di Mattia Palese?

“Sembrerà banale dirlo, ma è quello di ogni ragazzo della mia età: vorrei realizzarmi dal punto di vista lavorativo facendo quello che mi piace fare. Nell’ultimo periodo mi sono dato un limite: a 30 anni sogno di avere una carriera artistica ben avviata e una bella famiglia. So che sarà molto difficile e impegnativo, ma so anche che io ce la metterò tutta per raggiungere il mio obiettivo”.

Parlaci della tua esperienza sul set di “Grunda, l’angelo dalle ali rotte”, il fumetto che hai interpretato.

“Quando sono stato scelto come attore per questo progetto ero molto esaltato a tal punto da non crederci perché si tratta di un argomento molto ma molto importante, dato che nel 2018 esistono ancora maltrattamenti sulle donne e i dati sui femminicidi in Italia sono sempre più preoccupanti. Tutte le volte che un ‘uomo’ maltratta o uccide una donna muore anche lui, perché dentro di se non conosce l’amore e la felicità. Sono sempre stato sensibilissimo a questo tema e ho sempre fatto enorme fatica a comprendere come possa un uomo (se così si può definire) compiere simili gesti. Entrare nel personaggio dell’uomo violento per me è stato molto ma molto difficile perché è completamente l’opposto di ciò che sono realmente (e vi assicuro che non è la solita frase di circostanza!) ma ho sentito il dovere di farlo perché forse in questo modo posso trasmettere a moltissime persone un messaggio fondamentale: le donne esistono per essere amate ogni giorno della nostra vita. Parlo in questi termini soprattutto perché ho avuto modo di assistere direttamente a scene di questo genere e mi sono sempre reso protagonista in senso positivo, scongiurando il peggio e denunciando tutto a chi di dovere”.

Quali sono i ruoli e i personaggi che ti piacerebbe interpretare?

“I personaggi di azione o che svolgono ruoli drammatici e di amore nei ruoli di protagonista o coprotagonista”.

© Foto di Claudio Martone



more No Comments settembre 12 2018 at 09:50


Laura Avalle: Un direttore tutto casa, famiglia e salute

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di Mirella Dosi

“SONO in SALUTE non è un giornale di salute e benessere qualunque, ma uno stile di vita”. A parlare è il Direttore Laura Avalle che, in uno spot tv in onda sui principali canali, ha presentato la sua nuova creatura.  La Avalle ha un’esperienza professionale maturata in quindici anni di lavoro nel settore salute. SONO in SALUTE è un giornale diverso dalle altre testate di settore. La particolarità del magazine, edito da Dico, è infatti quella di essere suddiviso in otto “Pianeti” informativi dedicati ciascuno ad un argomento di grande interesse per i lettori. Si tratta dei seguenti Pianeti: Donna; Uomo; Famiglia; Argento; Scienza; Psiche; Alimentazione; Benessere. Un vero e proprio sistema solare che pone al centro l’essere, senza distinzioni di genere e di età.

Quali sono le differenze tra SONO in SALUTE e gli altri giornali di settore?

“SONO in SALUTE è un giornale unico nel suo genere perché mette al centro la famiglia, attorno la quale ruotano otto pianeti. Un vero e proprio sistema solare dove tutti, senza distinzione di genere e di età, possono ritrovarsi. La filosofia che sta alla base di SONO in SALUTE è che ciascuno di noi è un Pianeta, unico e imprescindibile, la cui esistenza è connessa con quelle delle persone che compongono la nostra famiglia, inclusi gli animali di casa che rientrano a pieno titolo tra i suoi membri. Ne segue che, se non sta bene nostro marito, i nostri figli, i nostri genitori, il nostro cane o il nostro gatto, nemmeno noi stiamo bene. Ecco allora che SONO in SALUTE si prende cura di noi e di tutti quelli che amiamo”.

Le rubriche di cui va più orgogliosa?

“Vado orgogliosa dei nostri medici specialisti, qualificati e noti in ambito scientifico e istituzionale, a disposizione dei lettori per consulti privati e gratuiti attraverso la redazione”.

Un Direttore deve dare il buon esempio. Come si tiene in salute Laura Avalle?

“Cammino tanto, vado in palestra, mangio sano. E poi ci sono mia figlia, mio marito e il nostro cagnolino che sono la mia medicina per stare bene e dei quali mi piace prendermi cura a mia volta, grazie ai consigli di SONO in SALUTE che testo personalmente”.

Oggi ci sono diecimila correnti di pensiero su come allevare un figlio. Lei che mamma è? 

“Di base non sono una mamma ansiosa: mi preoccupo solo se esiste un motivo valido per cui preoccuparsi e, in ogni caso, seguo sempre la via della scienza affidandomi unicamente ai consigli dei medici specialisti”.

SONO in SALUTE si occupa anche di animali. Che rapporto ha con la sua cagnolina?

“Si chiama Pici ed è una maltesina di 11 anni. Dire che abbiamo un rapporto simbiotico è riduttivo, così come cercare di spiegare l’amore che ci unisce che è incondizionato”.

Da 15 anni ha scelto di occuparsi di salute e benessere. Come è nata la sua scelta?

“Per caso come molte cose che succedono in questa vita. Ammesso che il caso esista davvero. Ero una giovane freelance e il direttore di uno dei giornali per cui scrivevo mi affidò un pezzo di carattere medico-scientifico. Me la cavai piuttosto bene e da quel momento la salute e il benessere divenne il mio settore, in cui mi sono specializzata”.

Ci racconti una sua giornata tipo da “Direttore”?

“Il Direttore responsabile ha la funzione di controllore e di supervisore nel consueto lavoro quotidiano, ma non solo. Cura il rapporto tra il giornale e l’ambiente esterno, è l’interfaccia della testata con i gruppi di interesse e le istituzioni, presiede sempre alle riunioni di redazione e a quelle dirigenziali, senza dimenticare che il direttore è colui che riferisce direttamente con l’editore. E poi tanto altro, come dedicarsi ai progetti speciali e a tutte quelle iniziative editoriali che servono a fare crescere il giornale”.



more No Comments settembre 12 2018 at 09:48


Mimmo Confessa: Quando i grandi amori sono quelli impossibili

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di Marisa Iacopino

Cosa c’è di più insaziabile e insanabile del tormento d’un amore impossibile?  Nelle pagine del romanzo “Le donne di Valerio” uscito per Viola Editrice, Mimmo Confessa ci porta tra le pieghe d’una passione che non si lascia consumare dall’abitudine, dalla quotidianità del vivere. Valerio, il protagonista, è convinto che i grandi amori siano solo quelli impossibili. Abbiamo invitato l’autore a parlarci d’un tema mai esaurito…

Compiacersi di soffrire a causa dell’irrealizzabilità d’un amore, non rende disperato, e quindi impossibile, quell’amore?

“Non possiamo saperlo, vista la sua natura. L’amore impossibile resta cristallizzato con la sua incontenibile forza, come una scultura di Fidia protesa verso una speranza vana. Il compiacersi della disillusione descritto nel romanzo è solo un tramite, perché è nelle vette di quel dolore che si può cogliere una propaggine di verità, un senso al sé, diversamente inspiegabile”.

Nel dispiegarsi della trama, assistiamo a un rapporto che non riesce a emergere anche per via del peso sociale che uno dei due si porta dietro. 

“Quando Valerio conosce Luciana per la prima volta non riesce, cogliendone lo status, a presentarsi col baciamano, anche solo accennato. E’ consapevole che forzandosi di farlo risulterebbe goffo. In questo caso il peso sociale viene visto da lui come un limite, anche se Luciana, per amore, dimentica il suo mondo senza difficoltà”.

Ti è mai accaduto di sentirti intrappolato in un ruolo da cui fosse difficile, se non impossibile, uscire?

“Più che ad un ruolo, a volte mi sento intrappolato nel mio sé. Non mi spiego questa meraviglia, questo prodigio. Il mondo messo su solo per me. Ma non impazzirò per questo”.

Le donne di Valerio… Mimmo e le donne: quanto c’è di autobiografico in questo libro?

“Di autobiografico ci sono cenni, sensazioni. Vero è l’episodio del bimbo in lacrime in piazza San Marco dinanzi alla Basilica, raccontatomi da mia madre. Probabilmente sono ancora alla ricerca del grande amore. Ma mi accontento di pensarlo”.

Il passato, dice la voce narrante, può rubarti il futuro. Ma potremmo prescindere dal ricordarlo?

“L’aforisma di Sloan Wilson è dogmatico. Mai voltarsi indietro. Si vive al presente dove passato e futuro non esistono. Perché farcene carico? Per quanto mi riguarda, ho un atteggiamento di paziente comprensione verso quell’uomo – me stesso – che spesso mi risulta buffo ed inconsistente”.

Cosa ti attrae di più di una donna: la bellezza, l’intelligenza, la dolcezza, la cultura o cos’altro?

“Nel romanzo Luciana è un mix di tutto questo, penso che intelligenza, dolcezza e cultura, possano essere aspetti di un’unica forza: l’intelligenza, non nella sua accezione più fredda. Temo però di non riuscire a prescindere dalla bellezza e dal suo potere a volte ipnotico”.

Il negozio di antiquariato, nel romanzo, non è solo spazio fisico, ma anche luogo che interpreta esso stesso la storia. Insomma, una porta da cui si entra e si esce, pure metaforicamente.  Tu sei antiquario di professione, scrittore di passione. Ci sono affinità, e quali le differenze sostanziali tra i due mestieri?

“Il lavoro d’antiquario, praticandolo dagli anni ’70, mi ha offerto molto. Non parlo di aspetti economici, che pure ci sono stati, ma di ricchezza di situazioni sempre nuove, in una continua ricerca in Italia e all’estero. Sono rimaste le emozioni di particolari ritrovamenti, come la ballerina in bronzo di Trubeckoj, in un cumulo di ferraglia sul Naviglio a Milano; una commode napoletana del ’700 in una stalla in provincia di Taranto, o una pergamena in un paesino del sud a firma di Gioacchino Murat. Affinità? Come vedi sì, il mestiere di antiquario è fonte ispiratrice di storie e vissuti. La differenza sta soprattutto nel fatto che l’antiquario puoi farlo quando vuoi, o quasi. La scrittura ha invece bisogno della casa giusta, e della mente completamente libera da pressioni esterne. Oggi la mia attenzione maggiore è per la scrittura. Tra poco uscirà un mio secondo libro, ‘Il Barone di Salaparuta’. Inoltre, ne sto ultimando un terzo, ‘Marie Claude’”.

Leggiamo in quarta di copertina che sei da sempre appassionato di scrittura. Quali i tuoi autori di riferimento?

“Amo Gabriele D’Annunzio. Il protagonista de ‘Il Piacere’. Andrea Sperelli, è nelle mie corde. Ne colgo le sfumature dell’umore, quell’aria nichilista decadente. Adoro le atmosfere degli aristocratici salotti romani di fine ’800. Di Kafka ho colto le straordinarie descrizioni delle buie strade di Praga umide di pioggia, con il riverbero distorto delle insegne luminose sull’asfalto, e poi Buzzati, Herman Hesse, Stendhal. Amo i loro personaggi tragici, sono i miei eroi perdenti che non mediano, che non svendono la propria dignità, mai pervasi da sete di potere, brama di ricchezza; mai propensi a inchinarsi. Tutti consapevoli dell’ineluttabilità della solitudine. Per questo li adoro”.

Per concludere, qualcosa di avulso da tutto: un odore con cui ti piacerebbe fosse identificato il tuo libro…

“Il profumo di un fiore di magnolia”.



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Vincenzo Bocciarelli: “Felice di recitare in un fumetto”

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È uno dei protagonisti di “Grunda”, l’iniziativa artistica firmata da Emanuela Del Zompo e dalla regista Annie Depardieu per sensibilizzare il pubblico sullo scottante tema del femminicidio

di Alessio Certosa

Vincenzo Bocciarelli, tra teatro, cinema e tv… la sua partecipazione straordinaria in Grunda il fumetto per dire no al femminicidio!

Quando sei stato selezionato come attore a questo progetto cosa hai pensato? 

“Ho pensato che quello del fumetto sarebbe stato un modo più diretto e vero per comunicare un tema così delicato e purtroppo ancora molto vivo e presente intorno a noi. La proposta mi è arrivata proprio in un momento in cui ho vissuto da vicino e percepito la grave problematica della violenza sulle donne ma non solo, la violenza in tutte le sue sconcertanti sfumature”.

Il tema è abbastanza forte come attore e come persona come ti sei sentito? (alcuni attori non se la sono sentita a rappresentare uomini violenti ndr)

“Sapendo di lavorare con Emanuela del Zompo, sensibile e attenta artista dal cuore d’oro, e la regista Annie Depardieu, che ha un respiro e un’esperienza internazionale, mi sono lasciato guidare e dirigere con grande fiducia. Ormai, dopo anni di esperienza, capisco al volo se un progetto nasce sotto buoni e interessanti auspici ma soprattutto se il fine e il messaggio che si vuol trasmettere attraverso un’opera, può raggiungere al massimo l’obiettivo. Non dobbiamo mai scordare l’incipit, il perché si vuole credere in un progetto piuttosto che in un altro. Per aderire meglio alle caratteristiche del personaggio ho ripensato al ruolo di Caligola che ho ricoperto qualche anno fa diretto da Giulio Base. Dovevo trasmettere il massimo dell’odio e della follia al tempo stesso. Ricordo che durante la lavorazione, sul set fotografico, la troupe e l’attrice accanto a me si sono spaventati. L’importante è essere sempre fedeli al personaggio, questo mi è stato insegnato a scuola. Essere e non fare. Ovviamente sempre con l’ebrezza dionisiaca intendiamoci”.

Che pensi del fenomeno del femminicidio, cosa pensi degli uomini che commettono atti violenti nei confronti nelle donne e come persona come reagisci difronte a tale fenomeno? 

“Qui si apre un capitolo molto delicato e molto ampio. Penso che si debba analizzare e osservare il fenomeno del femminicidio da una prospettiva più profonda per arrivare a monte di tutto. Mentre camminavo l’altro giorno per le strade del centro di Roma e osservavo le persone e gli angoli della città, cercavo di darmi una risposta riguardo a tutto il fiume di violenza che recentemente scorre sempre più vicino a noi. Secondo me c’è un motivo ben preciso che fa scaturire e procrastinare l’orrore e la brutalità: il sempre più imperante senso del brutto e del mostruoso. Quando Dostojesky diceva che la ‘bellezza salverà il mondo’, intendeva proprio questo. Se fai crescere bambini in mezzo al lordume, alla spazzatura, senza insegnargli l’armonia dell’arte e della cultura vera, la violenza a mano a mano prenderà il sopravvento. Ci sono tante forme di violenza, quella più palese, come quella fisica nei confronti dei più fragili e dei più indifesi e poi c’è la violenza degli ‘atti invisibili’ come amo definirli che sono: il cinismo e l’ipocrisia nei comportamenti interpersonali, le falsificazioni, l’opportunismo, il manipolare e giocare con i sentimenti, il rendere tutto, compresi i rapporti umani in sterili approcci d’interesse. La somma di tutto questo e altro ancora, porta all’atto finale che si trasmuta in orrida inciviltà e barbarie comportamentali. Per questo credo molto in questo progetto perché parte dalla sensibilizzazione dei più giovani, dai protagonisti di domani”.

“Recitare” in un fumetto è stata per te un’esperienza nuova. Come attore che ne pensi?

“Essendo anche maestro d’arte e amando la pittura ero fortemente curioso di vedermi trasformare in colori e linee. Un modo nuovo di esprimersi e interpretare il mondo”.

Attualmente stai lavorando a…?

“In questo periodo sono particolarmente un fiume in piena e mi sento pervaso da un grande entusiasmo e amore per il mio lavoro che è giunto quasi a venticinque anni di carriera. Il 24 giugno è stata inaugurata la rassegna di teatro ‘Teatro al Calice’ da me diretta ad Orvieto al Teatro della Cantina Poggio Cavallo in una suggestiva location dalle antiche atmosfere etrusche. Il 7 luglio ho debuttato con il nuovo spettacolo dal titolo ‘Formidable’ con Andrea Ceci, bravo cabarettista romano con il quale abbiamo scritto il testo a quattro mani. Per me una nuova sfida quella di confrontarmi con il teatro brillante e comico. Poi tanto cinema e tanta televisione per la gioia dei miei fans, che ormai mi seguono non solo su face book ma numerosi anche su Instagram. I social mi permettono di tenerli aggiornati giorno dopo giorno. A settembre realizzerò un altro sogno: dopo il festival di Cannes sarò al Festival di Venezia con il film ‘Red Land’ che mi vede trai i protagonisti. Ma non posso dire altro”.

Hai mai pensato alla regia?

“Amo tantissimo insegnare e dirigere. In passato ho fatto regie dei miei spettacoli e ho scritto e diretto un docufilm ambientato in Campania. Il profumo del cuore d’oro dove ho utilizzato persone del posto trasformandoli in veri attori, compresi i bambini. Ho fatto ballare un paese intero, Colliano, in vero Bollywood style”.

Progetti futuri e sogno nel cassetto?

“utunno la mia prima personale di pittura che partirà da Siena per approdare poi a Milano e a Roma. Poi un ritorno alla televisione e alla fiction italiana con una storia bellissima ambientata nel mondo della moda. Vorrei tanto farmi dirigere da Abel Ferrara che stimo tantissimo per il suo essere così vero, moderno e irriverente. Ho voglia di osare, di andare oltre di mettermi in gioco. Non sopporto la noia e la monotonia e tantomeno il ripetersi”.

Un personaggio che ti piacerebbe interpretare?

“Vorrei fare Amleto, un qualunque personaggio di Jan Jenet e per non dimenticare i miei inizi mi tufferei volentieri in un Goldoni. Registi giovani e vecchi fatevi avanti! Usate gli attori professionisti e non gli improvvisati, il pubblico è sempre più esigente. Poi non lamentatevi se le sale son vuote. Recitare è come fare l’amore, se il pubblico non ti sente… ti abbandona”.

Grunda, il fumetto, potrà servire a sensibilizzare i giovani e a formare coscienze più attente al rapporto uomo-donna?

“Certo, è importantissimo! Non solo il rapporto uomo-donna ma i rapporti umani che devono essere basati sull’ascolto reciproco sincero e non finalizzato all’orrido materialismo. Siamo stanchi della materia ora abbiamo bisogno dei sogni, abbiamo bisogno di amore”.

© Foto di Claudio Martone



more No Comments luglio 31 2018 at 12:54


Carmen Di Pietro: “La mia vita è un moto continuo”

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Una vita sia professionale che privata intensa e movimentata che fa di Carmen un personaggio davvero interessante. Adesso si misura con un’esperienza al circo a fianco di Paride Orfei

di Silvia Giansanti

Chi l’avrebbe mai detto che una come Carmen Di Pietro sogna di partecipare al noto programma di Maria De Filippi, salendo magari sul trono? Carmen non ha mai avuto l’occasione di incontrarla personalmente, la adora e la stima, un po’ come il suo angelo custode, l’artista Angelo Peluso, che la segue ovunque con la sua carica positiva. L’abbiamo raggiunta in tarda mattinata in un delizioso angolo di Trastevere, zona alla quale è molto legata. Carmen era lì con in mano un ventaglio dalle tonalità vivaci abbinato ad un vestito a fiori che metteva in risalto in suo fisico prorompente e il suo vitino da vespa. Neanche il tempo di un saluto, che ha voluto subito iniziare l’intervista. Sì perché lei è una che non ama affatto perdere tempo, va subito al sodo. Quella giornata afosa di inizio giugno era infatti pregna. Se volete farvela amica, invitatela a pranzo e non a cena, perché non ama fare tardi, offritele un bel piatto di pasta con pomodoro e basilico e soprattutto riservatele un posto all’ombra. Già, nonostante la sua provenienza da una terra assolata come la Basilicata, non sopporta il sole.

Carmen, se avessi la possibilità di rivivere un momento della tua carriera, quale sceglieresti e perché?

“Quando ho lavorato in teatro alla Chanson di Roma, da cui tra le altre cose sono usciti tantissimi artisti. Sono ancora oggi molto grata a Luigi il proprietario che oggi però non c’è più, agli autori del Bagaglino e ricordo il buon lavoro fatto insieme a Luciana Turina e Lucia Cassini, quest’ultima molto apprezzata e conosciuta a Napoli. Quel periodo è indimenticabile”.

Chi è oggi Carmen Di Pietro?

“Prima di tutto una mamma appagata e poi viene tutto il resto”.

Parliamo delle figure importanti che hanno caratterizzato la tua vita.

“I miei genitori, i miei figli, la figura di Sandro Paternostro che è ricorrente. C’è anche la zia Rosina e tanti ricordi dei miei nonni e di zia Assunta che non ci sono più”.

Di cosa si occupano i tuoi figli?

“Studiano, Carmelina frequenterà la quinta elementare e Alessandro il quarto liceo e adesso si trova a Londra”.

Sei un tipo espansivo, socievole e simpatico. Immagino che tu sia circondata da persone che ti vogliono bene.

“Sì, ho molte persone intorno però sono socievole fino alle 20”.

Hai mai dato prova di amicizia vera con la A maiuscola o ti è stata data?

“Io dò continuamente la prova di amicizia, però se un amico mi dice di andare a mangiare alle 23, rispondo che preferisco andare a pranzo”.

Un nome con cui lavoreresti sempre.

“A dir la verità ci sono vari nomi, ma senza fare torto a nessuno dico Barbara D’Urso e Mara Venier. Ma è una domanda alla quale non è facile rispondere, visto che la televisione italiana è piena di gente stimata e di personalità come Valeria Marini e altri. Mi piacerebbe tantissimo lavorare però con Maria De Filippi, che non ho mai avuto l’onore di incontrare di persona”.

Tra i tuoi impegni attuali?

“Serate, varie ospitate televisive e a settembre lavorerò con Paride Orfei al circo”.

Vivi a Roma. Cosa ti affascina della Capitale in modo speciale?

“Il quartiere in cui vivo, Trastevere e le sue scalette dove vado spesso a ritrovarmi”.

Vacanze?

“Non amo il mare e il sole, ma avendo una bambina, ci devo andare per forza. Comunque in Italia”.

Cosa escogiti quando ti si presentano davanti giornate difficili?

“Lavoro con il cervello, metto semplicemente in pratica l’intelletto. Non sto mai ferma, né con il fisico, né con la testa, sto sempre in moto”.

C’è qualcosa di prettamente femminile che ti piace fare nel tempo libero, visto che oggi i centri estetici imperano?

“Solo palestra, è quello il mio centro estetico per i muscoli”.

Cosa ricordi della tua infanzia nella terra lucana?

“Ho preziosi ricordi di quando stavo sull’altalena, dei miei nonni vivi, di quando andavo a raccogliere le uova nel pollaio. Ho fatto la contadina. Anche se studiavo a Salerno, nei fine settimana andavo giù tra Baraggiano e Bella, due paesini dell’entroterra della Basilicata”.

Ho letto da qualche parte che sei molto severa con te stessa, nonostante l’appellativo di sex symbol anni ’90.

“A me non piace nulla di me, meno mi guardo allo specchio e meglio è. Non mi sento per niente sex symbol, è un leggenda metropolitana. E’ stata un’etichetta che non mi è mai appartenuta”.

La tua vita è stata finora molto movimentata, intensa e piena di soddisfazioni. Manca ancora qualcosa?”

“Sempre, sono insaziabile, incontentabile. Sono costantemente alla ricerca di qualcosa, non arrivo mai all’apice. E’ come se nascessi adesso, ho bisogno di continui stimoli. Adoro buttarmi, come nell’esperienza con il circo, dove interpreterò una zingara ballerina”.



more No Comments luglio 31 2018 at 09:53


Mattia Briga: In “Che cosa ci siamo fatti” cambio pelle e direzione

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Nel 2015 ha partecipato al talent “Amici” e da allora è incrementato l’amore del pubblico nei suoi confronti. Nel suo ultimo progetto discografico svela ai suoi fans la parte più intima di sé

di Giulia Bertollini

Ascoltando le tracce del suo nuovo album, mi sembra di toccare la sua anima. Da sempre schietto e controcorrente, in quest’ultimo progetto discografico dal titolo “Che cosa ci siamo fatti” Briga si mette a nudo in un racconto personale e intimista ripercorrendo la sua vita tra amore, sentimenti, viaggi, dubbi e incertezze. Oltre a mostrare il suo lato nascosto, Briga apre gli occhi sulla società denunciando la precarietà e la superficialità dei rapporti. Un quadro desolante in cui la nuova generazione appare imprigionata nella rabbia, sopraffatta dalla frustrazione e senza alcuna speranza nel futuro. In questa chiacchierata, Briga ci svela qualcosa in più sul suo nuovo album con uno sguardo ai progetti futuri.

Briga, parliamo del nuovo album “Che cosa ci siamo fatti”.

“ ‘Che cosa ci siamo fatti’ è un concept–album ed è la colonna sonora del mio ultimo romanzo Novocaina – una storia d’amore e di autocombustione’ nel quale affronto temi sentimentali e generazionali come la difficoltà di relazionarsi all’interno di una coppia o in un rapporto di amicizia ma anche dell’esigenza di trovare un proprio spazio nel mondo, un ruolo nella società. Sono molto orgoglioso di questo progetto perché ho avuto la possibilità di collaborare con artisti che stimo quali Boosta, il mio chitarrista Enzo Campagnoli e Fabio Massimo Colasanti, chitarrista di Pino Daniele”.

Come sono nate e cosa hai voluto raccontare con le canzoni contenute nell’album?

“Sono nate da una necessità di chiarirmi le idee, di fermarmi in un’epoca come questa in cui è tutto molto frenetico. Ho cercato di guardarmi dentro per analizzare e accettare tante cose, per darle un’etichetta. E’ importante far capire al pubblico il proprio punto di vista nella speranza che possa condividerlo e apprezzarlo”.

In ogni lavoro discografico c’è sempre un messaggio da dare. Il tuo qual è?

“Il messaggio che voglio lanciare con le mie canzoni è di condivisione e di amore. Peccato che questi valori siano assenti nella società di oggi, costruita sull’esteriorità e sulla superficialità”.

Il tuo linguaggio è quello di una generazione immersa nell’epoca della precarietà.

“Assolutamente. La precarietà è sinonimo di insicurezza, di instabilità. Basti pensare alla precarietà di sentimenti, di valori, di posti di lavoro, di stabilità mentale. Ovunque c’è precarietà”.

Recentemente, è stato messo online il video del primo singolo “Che cosa ci siamo fatti”. Qual è stata l’idea di partenza?

“Di solito, ho sempre realizzato dei videoclip in cui ero il protagonista, affiancato da una figura femminile. In questo caso, ho deciso di stravolgere il piano della comunicazione anche a livello iconografico. E’ il primo album che realizzo in cui non c’è una sceneggiatura, una storyboard. Ho voluto mostrare il mio quotidiano, ciò che scandisce la mia giornata, solo, nella mia stanza vuota”.

Sei appena partito per un ricco InStore Tour dove incontrerai i tuoi fan. Cosa ti aspetti?

“Mi aspetto grande affetto come è sempre stato e di essere guardato negli occhi e compreso perché questo album mostra una parte di me che è spesso rimasta nascosta. Sono sempre prevalsi altri lati del mio carattere e questa è l’occasione giusta per far conoscere anche il resto”.

Secondo te, qual è il motivo principale per cui sei tanto apprezzato?

“Credo che nel bene e nel male uno dei motivi che mi fanno amare dal pubblico sia proprio la schiettezza. Sono una persona che rimane con i piedi ben saldi a terra e non ho mai rischiato di fare voli pindarici per un po’ di successo. Ho pregi e difetti come tutti e non ho mai avuto paura di mostrarmi per quello che sono”.

Ti saresti mai aspettato questo successo?

“Mi aspettavo di avere molto successo una volta uscito dal talent di ‘Amici’ ma dopo non avevo pianificato nulla. Sono felice di aver realizzato alcuni sogni e spero di poterne coronare con il tempo anche degli altri. Il mio obiettivo è di diventare una persona migliore, anche a livello professionale”.

Come ti sei avvicinato alla musica?

“La mia famiglia è stata fondamentale. In casa ho sempre respirato aria di musica e da bambino amavo ascoltare generi diversi, dal rap al jazz, dal pop ai cantanti spagnoli”.

Nel corso della carriera, hai duettato con artisti del calibro di Venditti, Tiziano Ferro, Gianluca Grignani, Emma, Gigi D’Alessio e tanti altri. Cosa ti hanno lasciato queste esperienze?

“Ricordo ancora con particolare emozione quando ho cantato ‘Roma capoccia’ allo Stadio Olimpico con Antonello Venditti. Essendo romano, è stato un onore condividere quel palco con una colonna portante della musica italiana. Ricordo anche il meraviglioso senso dell’ospitalità di Gigi D’Alessio che mi invitò a casa per conoscermi assieme ad Anna Tatangelo che in quell’occasione sfoderò il suo talento di cuoca. Da quel momento in poi ho instaurato con lui un rapporto non solo artistico ma soprattutto umano. Lo stesso avvenne con Gianluca Grignani. In un giorno, riuscimmo ad impostare quattro-cinque canzoni. Ogni collaborazione ha comunque lasciato in me una traccia”.

Nel 2015 hai partecipato ad “Amici”. Raccontaci brevemente questa avventura e qualche aneddoto che magari non sappiamo.

“Amici è stata un’esperienza fondamentale e non posso fare altro che ringraziare tutti coloro che mi hanno regalato questa opportunità. E’ come se avessi vissuto in un’altra dimensione, da alieno. Di aneddoti non ce ne sono molti e quelli che ho preferisco tenermeli per me”. (ride)

Conosci l’identikit del tuo pubblico?

“E’ una domanda difficilissima. Oltre ai teenagers, ai firmacopie mi è capitato di incontrare signore di 60 anni o mamme con bambine di qualche mese. Non credo alle etichette e all’identikit di un pubblico. Credo fortemente al potere della comunicazione”.

Cosa vuol dire per te lavorare per una casa discografica importante come la Sony?

“Non lavoro per una major ma per me stesso. Con la Sony ho un contratto di licenza che è arrivato successivamente a quello firmato tempo fa con la Universal. Inoltre, da tanti anni ho un contratto con la Honiro Label, un’etichetta indipendente che ho visto crescere in questi anni e che ho contribuito a far diventare grande. Essere accostato però a dei giganti della musica, come appunto queste etichette, è una soddisfazione. Non posso negarlo”.

Progetti in cantiere?

“L’anno prossimo celebro il mio decennale e in occasione di questo evento ho intenzione di riproporre canzoni del mio repertorio rivisitate in chiave moderna. Per ora, sto pianificando il tour di questo nuovo album. E’ ancora tutto in divenire comunque”.



more No Comments luglio 31 2018 at 09:44


Mimosa Martini: “Vi racconto il mondo che ho visto”

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Giornalista e inviata per le reti Mediaset. Ha raccontato fatti ed eventi della storia recente, anche ai limiti del pericolo

di Simone Mori

Forte, decisa, senza peli sulla lingua e senza paura di essere criticata per le sue posizioni: lei è Mimosa Martini, giornalista Mediaset che in questa intervista forte e vera ci racconta di sé e di come vede la situazione generale italiana al momento. Mimosa parlerà anche delle sue passioni, una tra tutte? I gatti!

Mimosa cara, raccontaci prima di tutto come sei diventata giornalista. Passione? 

“Sì ho fatto la giornalista per passione, nessuno in famiglia lo era , tutti professionisti da generazioni, soprattutto medici (papà, fratello, cognata, zii, cugini…). Io invece da ragazzina sognavo di fare la giornalista in giro per il mondo e la scrittrice. Pensavo alla carta stampata, poi però, dopo i giornali e la radio, a metà degli anni ’80 mi sono innamorata del reportage televisivo, di un lavoro complesso in cui metti insieme tante cose (la notizia, il testo, le immagini, i suoni, la voce, le interviste) e devi diventare abile nel maneggiare questa alchimia. Poi quello per la tv era un lavoro di squadra, con l’operatore, il fonico, il montatore. Ora è molto cambiato perché si fa sempre più stando seduto a una scrivania. Comunque, tornando alla passione, io ho dedicato la vita a questo lavoro. Ho fatto male? Ho fatto bene? Non lo so, non mi pongo la domanda, forse ho fatto anche male ma non pensavo di fare altro. E’ stato difficilissimo diventare giornalista e esercitare la professione, tanti ostacoli, tanta fatica, tantissimi sacrifici sempre. Se non hai passione non puoi proprio farlo, almeno a certi livelli”.

Sei una donna che conosce le vicende mondiali come poche. Quali sono gli eventi da te raccontati che ti sono rimasti più impressi e perché?

“Di eventi che ho raccontato ma anche vissuto ce ne sono davvero tanti. Certo ci sono state esperienze più forti di altre, perché più pericolose e in questo senso impegnative. E parlare delle guerre è quasi scontato. L’Afghanistan nel 2001 rimane ortissimo come ricordo, pieno di eventi che mi sono personalmente capitati. La Kabul dei talebani aveva un fascino potentissimo che mescolava orrore e meraviglia. Lì ho davvero sofferto fame, freddo e fatica.Mi sono sentita molto sola. New York con Ground Zero in fiamme, dove sono riuscita ad arrivare il 13 settembre. Lì dentro c’era l’apocalisse, io riuscivo ad infilarmi anche senza permessi (infatti con tutto quel fumo tossico mi sono presa una congiuntivite cronica) e assistevo a queste scene infernali dei soccorritori che scavavano con le mani e riempivano migliaia di secchi, quelli da ufficio di plastica, con le macerie che venivano poi trasportati sui camion e i traghetti a Staten Island dove si faceva il triage per scovare pezzi di corpi e risalire al dna. Una cosa spaventosa , mentre a Unione Square e in tutta la città i parenti affiggevano foto e descrizioni dei tremila dispersi sperando che vagassero senza più senno, ma ancora vivi. Invece erano cenere. E che dire dell’Iraq, con la gente a Bassora che moriva di sete, o Sarajevo assediata dai serbi. Ci sono arrivata da sola in macchina attraversando di notte il Monte Igman che era esattamente quello che non bisognava fare. Ma è una lunga storia ricca di aneddoti, anche buffi, e di rischi estremi, non starò qui a dilungarmi. C’è una cosa che però va detta: ogni volta che sono tornata, grata di essere viva, a casa, ho provato comunque un senso di colpa e di impotenza che non vanno via facilmente. Perché noi inviati andiamo in questi inferni, li viviamo, li raccontiamo, condividiamo in parte le sofferenze di chi ci vive. Ma a un certo momento ce ne torniamo a casa, una casa dove c’è la pace, l’acqua corrente, il riscaldamento, i ristoranti, i bar, l’automobile, gli amici, le gite. Loro invece rimangono prigionieri nel loro inferno”.

Avrai conosciuto personalità mondiali di spessore. Qualche delusione?

“E’ vero, ho conosciuto, visto e incrociato tante personalità. Personaggi cattivissimi e spaventosi, nomi che rimarranno nei libri di storia, come Gorbaciov, e persone davvero carine. Uno che mi ha deluso è stato Sean Penn, l’ho incontrato ad Haiti durante il terremoto: prepotente, cafone, maleducato, spocchioso, circondato da una corte dei miracoli con le facce deformate dalla chirurgia estetica che si muovevano come fossero stati gli dei che scendevano dall’Olimpo. Sorpresa deliziosa invece l’ex governatrice del Canada, in pratica il presidente essendo un paese del Commonwealth. Doveva essere un’intervista breve ed è finita che siamo state due ore a chiacchierare tra noi due senza più microfoni. Giornalista televisiva, haitiana rifugiata politica con la famiglia a 12 anni e diventata governatrice. Bella storia e bellissima persona”.

Passiamo all’attualità, quella più stretta: cosa pensi di questa situazione italiana e di questo razzismo dilagante? Di episodi che si susseguono contro i cosiddetti diversi?

“Piuttosto che risponderti direttamente ti dico questo: io ho fatto una scuola straniera, fin dall’asilo e negli anni 60, quando Roma (figurati l’Italia) era ancora una città provinciale, andavo in classe con bambini di tutte le etnie e tutte le religioni. Mi ero ‘innamorata’, avevo 5 anni, di un mio compagno di classe del Gabon. Quando invitai a casa la mia classe per una festicciola, le bambine mie vicine di casa e di giardino, italiane e di scuola italiana, mi dissero scioccate: ‘ma è negro!’. Io non me ne ero accorta e soprattutto non capivo quale fosse il problema. Ebbene: ero diversa allora, sono cresciuta in Italia sentendomi diversa, mi hanno fatto sentire sempre diversa fino a quando, finalmente, la gente comune ha cominciato a viaggiare perché si sono tolte le frontiere europee, non servivano più visti e passaporti, sono nati i voli low cost. Ma forse è stata un’illusione. O forse è che hanno tutti la memoria corta, anche della propria miseria di un tempo”.

C’è un ricetta per arginare tutto ciò? Si sentono troppi adolescenti inspirarsi a personaggi di un passato che mai dovrebbe tornare.

“La ricetta per arginare l’ignoranza è la cultura, intesa in senso lato, ma a partire dalla scuola che deve formare cittadini consapevoli delle regole democratiche, del rispetto dell’altro, dell’amore per il bene comune. A maggior ragione ora che il bene comune non è più la strada di quartiere ma il mondo intero. La scuola, la cultura trasmessa ai bambini è la base di tutto, anche della nostra sopravvivenza come esserei umani. E’ vero qui ed è vero nell’ultimo angolo del mondo. Lo sai che in Mongolia dove la popolazione è in larga parte ancora nomade, che gira per la steppa cambiando insediamento ogni tre o sei mesi, i bambini fanno scuola con la radio? Le lezioni trasmesse per radio, accovacciati nella tenda che si chiama ‘gher’ o ‘yurta’ in russo, poi i maestri che girano per gli accampamenti. Non è bellissimo? La frase di Malala dovrebbe essere scritta sui muri: ‘Hanno paura di una bambina con un libro’. Ebbene sì, hanno tutti paura, di eserciti di bambini e bambine con penna e libro in mano”.

Ricordo per esempio, per tornare agli Esteri, la tua corrispondenza da Haiti per il terremoto. Raccontala ai giovani.

“Ad Haiti c’è stato uno spaventoso terremoto quel gennaio del 2010, la capitale interamente rasa al suolo, oltre 400mila morti. Ma quando si parla di Haiti si parla di tante cose. Intanto è il volto scuro di Santo Domingo, perché entrambe le nazioni condividono l’isola di Hispaniola, Ma una parte è ispanica, turistica, bianca, con i casinò, gli hotel, i resort e le ville di chi magari ha qualche sospeso con la giustizia italiana. Quando passi la frontiera di terra la differenza è netta:improvvisamente entri in Africa, l’Africa nera. Ad Haiti sono tutti discendenti degli schiavi, e riconosci le diverse etnie africane. Pensa che Haiti è stata la prima a ribellarsi e a proclamarsi indipendente alla faccia di Napoleone, con l’insurrezione popolare. E’ una storia importante, eppure è uno degli angoli più poveri di tutta la Terra, ha le peggiori malattie del mondo, una mortalità infantile pari solo al Sahel, la più grande bidonville dell’Occidente che per paradosso si chiama ‘Cité Soleil’ e una violenza terribile. Al tramonto tutti hanno paura perché le ‘bande del machete’ diventano padrone. Non ho mai visto tanti cadaveri come ad Haiti. Era davvero impressionante e un mese dopo il terremoto ce n’erano ancora tanti sotto le macerie, ci camminavi sopra”.

Cosa pensi del mondo social? Tutto troppo finto o qualcosa di vero c’è?

“I social sono una vera rivoluzione antropologica, hanno abbattuto ancora di più le frontiere ma stanno trasformando la comunicazione tra gli esseri umani nel bene e nel male. Cominciamo solamente a capire in che modo. Il problema è che dentro ci può stare tutto, dalla crema alle scorie tossiche. E che chi non è capace di distinguerle ha lo stesso peso di chi invece scarta i veleni, anzi trova l’aggregazione con altri e fanno clan. Perché pesano di più? Perché non rispettano le regole, sono violenti, prepotenti, dilagano e sommergono. A proposito di social vi racconto la barzelletta che girava al Cairo su piazza Tahrir assediata dai carri armati durante la ‘primavera egiziana’:

Ci sono Nasser, Sadat e Mubarak, i tre ex presidenti, in cielo.

‘Io sono morto avvelenato’, racconta Nasser.

‘A me invece mi hanno crivellato di colpi in un attentato’, spiega Sadat.

‘E te?’, chiedono a Mubarak.

‘E’ stato Facebook’, risponde”.

Progetti per il futuro?

“Più che progetti ho desideri che voglio trasformare in progetti: scrivere altri romanzi, realizzare dei reportage, andare a vivere in posti diversi, qualche mese in un posto, altri mesi altrove. Insomma, sentirmi davvero libera”.

Raccontaci la tua passione, che condividiamo, per i gatti e le tue altre passioni fuori dal lavoro.

“I miei gatti sono i miei bambini, ora ne ho tre in casa e uno fuori con la sua casetta. Ho sempre avuto gatti e fin da bambina ho molto amato gli animali. In questi ultimi 30 anni ho avuto anche pappagalli, gechi del Madagascar, tartarughe diventate gigantesche. Ma allora erano ancora vivi i miei genitori e quando partivo se ne occupavano loro. Ho un passato di sport, tanto tanto sci fin da piccolissima, da adulta anche cavallo. Sempre molto spericolata fino a quando ho cominciato a farmi male sul serio. Grande passione per la fotografia, per anni ho avuto una camera oscura ben attrezzata. Con il passaggio al digitale qualcosa è cambiato e anche se rimane una passione, le foto che facevo un tempo mi sembrano più belle, c’è dentro più cuore”.

Un consiglio che sentiresti di dare a chi volesse diventare un giornalista.

“E’ difficile dare consigli perché se chiedi a dieci giornalisti come è stato il loro percorso, avrai dieci storie diverse. Quello che è certo è che bisogna avere passione, sentire che è l’unica cosa che si vuole davvero. Io insegno da tanti anni e una cosa che non mi stancherò mai di ripetere è: il giornalista non è il protagonista. Mai. La notizia è protagonista, il giornalista solo il tramite”.



more No Comments luglio 31 2018 at 09:37


Lillo: “La mia anima rock”

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Sarà uno dei protagonisti della nuova stagione del Sistina e in “School of rock” interpreterà Jack Black. “E’ un sogno che si realizza”, dice con soddisfazione

di Giulia Bertollini

Sarà il protagonista della nuova stagione del Teatro Sistina con “School of rock”, uno spettacolo esilarante in cui la musica sarà al centro della scena. Stiamo parlando di Lillo, comico, fumettista ma anche abile chitarrista. Con il suo Jack Black, personaggio interpretato nell’omonimo film dall’attore Dewey Finn, è pronto a conquistare e a stupire il pubblico con il suo indubbio talento artistico e musicale. Lo avvicino al termine della conferenza stampa di presentazione del cartellone della prossima stagione del Teatro Sistina. Insieme a me non solo giornalisti ma anche bambini e ragazzi. Lillo si intrattiene con tutti, firmando autografi e scattando foto. Mi concede con incredibile umiltà e simpatia un po’ del suo tempo per rispondere alle mie domande. E così, tra una risata e l’altra, ci racconta qualche curiosità in più sullo spettacolo.

Lillo, a marzo debutterai al Teatro Sistina nello spettacolo “School of rock”. Come ti stai preparando a questo appuntamento impegnativo e prestigioso? 

“Sto studiando molto con una vocal coach. Una delle mie più grandi passioni è il canto e sono anche chitarrista. Ovviamente, in questo spettacolo dovrò confrontarmi con delle canzoni scritte da Lloyd Webber che è sinfonico nel suo modo di scrivere rock per cui l’approccio deve essere quasi da cantante lirico. Assieme a Silvia Gavarotti, sto cercando di raggiungere le sonorità più giuste per le musiche di Webber. Ho preferito anticipare lo studio di molti mesi per prepararmi al meglio”.

Qual è stato il tuo primo pensiero dopo aver saputo che il regista Massimo Romeo Piparo ti aveva scelto per interpretare Jack Black?

“Il primo pensiero che ho avuto è stato quello di non intralciare la collaborazione artistica con Greg visto che per lavoro siamo spesso in tournée. Confortato poi su questo aspetto, ho deciso di accettare l’invito di Massimo. Innanzitutto, perché ho stima del suo lavoro. In questi anni, è riuscito a portare in scena spettacoli bellissimi. Pensa che è riuscito anche a beccare il mio film preferito. E’ tra le cinque commedie cinematografiche che amo di più. Mi ha portato anche a Londra a vedere il musical, che è fantastico. Poi sai calcare il palco del Teatro Sistina è sempre un’emozione e lo sarà ancora di più con questo musical. Ci sono tutti gli ingredienti per far divertire”.

Hai qualcosa in comune con il tuo personaggio?

“Non farò fatica ad interpretarlo visto che è un immaturo. (ride) Mia moglie può testimoniarlo: in casa mi diverto ancora a giocare con i soldatini! E poi la musica. Sono un vero rockettaro. Dovrò cantare ben nove canzoni. Questa si è rivelata una bella sfida che mi tiene vivo e mi consente di non adagiarmi. Tanto per combattere la pigrizia”.

Questa è la tua prima esperienza nel musical. Quali sono le difficoltà più grandi da affrontare?

“Le difficoltà sono relative. C’è molto lavoro da fare anche con i ragazzi che saranno con me presenti sul palco. Nonostante tutto sono tranquillo perché quando una cosa ti piace tanto non senti la fatica. Facci caso: quando fai una cosa che ami le ore si dimezzano, viceversa, si triplicano. L’unica cosa che potrebbe spaventarmi è la quantità di lavoro che ci sarà da affrontare durante le prove ma per il motivo che ti ho spiegato credo che non mi farà poi così tanta paura”. (ride)

Un sogno nel cassetto.

“Sogno un mondo in cui un nutrizionista trovi una nuova dieta nella quale mangi carbonara come insalata e invece di ingrassare, dimagrisc”i.

Tu e Greg avete da poco annunciato il vostro esordio in regia. Puoi anticiparci qualcosa su questo progetto?

“A quanto pare è arrivato il momento, c’è chi ci sta dando fiducia. Non è successo fino a questo momento per il grande amore che ho per il cinema, quindi per fare questo passo avevo bisogno di essere sicuro di quello che stessi facendo. Sarà una cosa molto nostra, surreale come piace a noi, il titolo è ‘Intrappolati nella serie tv’. Greg e io andiamo a girare uno spot pubblicitario, ci mettiamo dei costumi e all’improvviso veniamo scambiati per personaggi di una serie tv. Nonostante ciò continuiamo a dire che in realtà siamo Lillo e Greg ma il problema è che nessuno ci crede. È un po’ come un episodio di ‘Ai confini della realtà’ ma in chiave comica. Speriamo di poter girare all’inizio del 2019”.

Altri progetti in vista?

“A luglio sono stato impegnato sul set di un nuovo film del regista Miniero. A novembre ripartirò con Greg in tournée tanto che durante le vacanze natalizie approderemo al Teatro Olimpico per due settimane fino al 6 gennaio. In seguito, attaccherò con le prove dello spettacolo ‘School of Rock’. Non mi fermerò un attimo insomma. Finché ce la faccio però va bene”.



more No Comments luglio 31 2018 at 09:32


Gabriele Parpiglia: “Per vincere nella vita bisogna imparare a perdere”

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Dopo il fortunato romanzo d’esordio “Formentera 14”, il giornalista-scrittore è pronto a stupire di nuovo i suoi lettori

di Giulia Bertollini

Ci vuole coraggio per essere felici. E’ questa la frase che risuona nella mia testa dopo aver terminato la lettura de “La porta del cuore”. A distanza di un anno dall’incredibile successo di “Formentera 14”, suo romanzo d’esordio, Gabriele Parpiglia torna a stupirci con una storia avvincente di amore e di rinascita. Un libro coinvolgente ed emozionante in cui ritroviamo tutti i personaggi di “Formentera 14” a partire da Jack che, in seguito alla tragica morte della sua compagna, si troverà costretto ad affrontare una nuova fase della sua vita. Dovrà scegliere infatti se continuare a vivere nel dolore o voltare pagina rischiando di essere felice. Un viaggio alla ricerca di se stesso che lo porterà ad affrontare il passaggio alla vita adulta con tutto il carico di responsabilità. In occasione della presentazione del libro a Roma, abbiamo incontrato Gabriele per chiacchierare con lui di questo romanzo e dei suoi progetti.

Gabriele, dopo lo straordinario successo di “Formentera 14” torni con un nuovo libro “La porta del cuore”. Come mai questo titolo e da dove nasce l’idea?

“L’idea nasce dal fatto che il primo libro è stata una scommessa. Grazie al passaparola, è andato ben oltre le aspettative tanto che, avendo scritto una storia con un finale aperto, l’editore mi ha convinto a chiudere il cerchio. Così, mi sono messo subito al lavoro ed è nato il sequel. ‘La porta del cuore’ è un romanzo che si può tranquillamente leggere anche senza aver letto prima ‘Formentera 14’. Infatti, tramite un gioco di scrittura, sono riuscito a dare la possibilità a chi non l’avesse letto di poter partire da zero con una nuova avventura”.

Jack, il personaggio del tuo libro, si trova a dover affrontare il dolore per la tragica scomparsa di Gloria, il suo grande amore. Deve scegliere se varcare la porta del cuore o arrestarsi alla soglia della felicità. Come Jack, ti è mai capitato di trovarti di fronte ad un bivio, ad una scelta?

“Mi capita tutti i giorni e persino mentre stiamo facendo questa intervista. La scelta è l’adrenalina positiva e negativa della mia vita contro quel grande impostore chiamato successo/sconfitta”.

Nel libro scrive “Il tempo del corteggiamento è finito. Si corteggia sul web. Un “Like” e cambia la vita. Cuore risponde con cuore sotto una foto. Tutto accade velocemente…”. Quando si oltrepassa il limite e quali possono essere i rischi di sbandierare a tutti la propria intimità? E secondo te è ancora possibile creare qualcosa di diverso fuori dall’omologazione da social?

“Poco perché oggi purtroppo noi siamo quello che rappresentiamo e raccontiamo sui social. Si è spostato tutto sul web sia per chi fa come me il giornalista ma anche per chi vuole cercare un lavoro. Non so se hai notato ma Instagram ha lanciato da poco una mini piattaforma televisiva in cui chiunque può crearsi un proprio canale. Sono convinto che se questa nuova applicazione dovesse prendere piede, ci sarà un ulteriore avvicinamento ai social e un allontanamento dal mondo reale”.

Nel libro, Jack cresce iniziando a leggere la sua vita con occhi diversi. In questa evoluzione, la parola responsabilità assume un peso specifico soprattutto se intesa in relazione alla paternità. 

“La responsabilità è il fulcro di questo nuovo libro. E’ una parola a cui riconosco un peso importante non solo dal punto di vista professionale ma anche delle amicizie, della famiglia e dei rapporti sentimentali. La responsabilità è quel qualcosa che ti consente di fare un salto in più. Non voglio spiegare oltre il senso di questa parola perché altrimenti svelerei il finale del romanzo”.

Ripartire non è sempre facile. Per Jack, Gloria rappresenta la cesura tra passato e futuro. Cos’è il coraggio di ricominciare?

“Il coraggio di ricominciare è quello che ti fa ripartire ogni giorno dopo aver preso uno schiaffo. La batosta fa parte della vita quotidiana. Di schiaffi ne ho presi parecchi e sono contento di continuare a prenderli perché, come in una legge matematica, subito dopo ne segue una carezza”.

Di solito, quando si racconta una storia si finisce per rivelare le vite degli altri. Nello scrivere questo libro, ti sei ispirato a qualcuno? E se sì, quanto ciò ha influito sulla costruzione dei personaggi?

“Ho mantenuto tutto ciò che si avvicinasse il più possibile al reale e non alla fantasia. Come ho già detto, i social distruggono la possibilità di immaginazione perché ti consegnano tra le mani una realtà già bella e fatta. Non è un libro di facile lettura ma di contenuti che ti spacca il cuore e lo stomaco offrendo ai lettori una soluzione a quelle domande che a volte temiamo possano non avere una risposta”.

Leggendo il libro, mi vien voglia di dire che il destino ha più fantasia di noi e che le cose più belle capitano quasi per caso. Ma quanta fatica c’è nella capacità di capirlo e di riconoscere l’occasione giusta? E tu quanto credi al destino?

“Il destino è un amico bastardo al quale a volte riservi amore e a volte odio. Ciò che accade nella nostra vita è spesso il prodotto delle nostre azioni e reazioni. Talvolta però il destino dipende dalle scelte che gli altri compiono e che ricadono su di noi. Bisogna essere bravi a saperlo gestire”.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

“Di conservare per sempre nella loro vita, in povertà e in ricchezza, il diritto di scelta. Anche quando una persona pensa che vada tutto storto e che non ci sarà mai un’occasione io dico che bisogna seguire l’istinto, la possibilità di cambiare strada e provare a giocarsela”.

Da autore TV, se un giorno in televisione proponessero per assurdo un reality basato sugli esordienti scrittori, tu saresti  favorevole?

“A me hanno già proposto più di una volta di fare reality e ho sempre risposto di no. Oggi continuo a rispondere negativamente perché ho tanto da fare. Domani dico mai dire mai perché il lavoro che faccio può durare il tempo di un orologio e tutto può finire nel giro di pochi secondi. Ti rispondo così perché voglio essere vero fino in fondo e non paraculo”.

Ennio Flaiano scriveva “Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere”. E per te qual è il senso della scrittura? Fare lo scrittore rappresenta un’illusione?

“No, non è un’illusione. Scrivere è come mettere al mondo un figlio, toccare con mano, accarezzare e magari anche offrire aiuto a chi ti legge. E’ una responsabilità grande”.



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