Fabio Campoli, il buongustaio sulla bocca di tutti

stefano mileto fotografo

Incontriamo uno degli chef più seguiti nel nostro Paese. Un talento assoluto del gusto, anche grazie al suo Circolo dei Buongustai e ad uno staff di prim’ordine

di Claudio Testi

Mangiar bene e con gusto, strizzando un occhio alla salute, è possibile. Dipende solo da noi e da chi  simpaticamente e amichevolmente ci può regalare, condividendoli, consigli semplici ed efficaci.
Siamo andati a trovare, nel cuore del Circolo dei Buongustai, un volto molto familiare e, ed è proprio il caso di dirlo, sulla bocca di tutti: lo chef Fabio Campoli.
Fabio, tu che hai la mission di far scoprire o riscoprire la genuinità e la bontà dei sapori con grande simpatia e semplicità mediatica, come è nata e quando hai scoperto questa tua passione che nel tempo si è trasformata in arte che delizia i palati?
“La mia passione nasce dalle radici della mia famiglia di tipo matriarcale, dove la mamma e la nonna sono importantissime, come basilari sono tutti i prodotti della terra e dell’agricoltura.  Praticamente da quando sono nato ho imparato a conoscere la materia prima, quella buona, seguendo sempre di più le mie nonne, grandi cuoche. Passavo tantissimo tempo vicino a loro in cucina. Ricordo il profumo del forno a legna, la preparazione delle conserve, ecc.  Da lì, pian piano, sentivo sempre di più l’esigenza di crescere e la voglia di indipendenza e di iniziare a lavorare. Quest’anno festeggio la 27esima primavera di attività. Ricordo quando ho cominciato nei bar e da allora mi sono sempre lasciato guidare dal destino”.
Qual è stato l’appuntamento più importante che ha dato una svolta alla tua vita?
“Ho incontrato dei veri maestri che hanno saputo insegnarmi le basi e mi hanno lasciato il testimone. In poche parole, ho avuto la fortuna e la sensibilità di aver individuato le persone giuste al momento gi usto, che hanno indicato la strada da percorrere e cambiare il rapporto con la cultura  facendomi capire che questo non era solo un mestiere tanto per guadagnarsi il pane, ma un mestiere da fare con grande passione e il rispetto per se stessi, per il cliente, per il commensale. L’input che posso dare, specialmente ai più giovani, è quello di non guardare troppo all’aspetto economico quando si inizia ma alle persone che ti arricchiscono con il sapere e con l’esperienza che superano qualsiasi valore in denaro”.
Quanto è importante pensare ed essere positivi?
“Chi fa il cuoco o lo chef deve essere assolutamente ottimista e capace di risolvere i problemi, cosa che insegno ai ragazzi. Sicuramente, il cuoco non lavora e pensa nello stesso momento. Quello che fa lo ha anticipato la sua testa, almeno quindici o venti minuti, se non un’ora prima, quindi il pensiero, il pensare e il fare e poi l’evoluzione che c’è”.
Come nasce il fenomeno Fabio Campoli?
“Sono nato come cuoco e sono diventato chef – cuoco buongustaio, questo in nome della tradizione che viene resa moderna. Tredici anni fa ho avuto l’idea, che presto si è trasformata in realtà, di aprire ‘Il Circolo dei Buongustai’, pensando che il cuoco potesse essere l’espressione di un nuovo mondo non solo nei ristoranti. E’ bello sapere che attorno a noi c’è un grande movimento. Il cuoco che va ad occupare tante caselle, consulenza industriale, formazione del personale, promozione, immagine, still art, design, produzioni cinematografiche, comunicazione, quello che il cuoco una volta faceva per secondo mestiere per noi è diventato un affiatato gruppo di lavoro con tante competenze”.
Fabio, quali sono i progetti mediatici che stai portando avanti con grande successo?
“Oltre i quattordici anni di grandi soddisfazioni in Rai, mi è stata data  la possibilità di condurre ‘La mia cucina all’italiana’, una nuova rubrica in onda tutti i giorni alle 11,10 su Rete 4 nel corso del programma ‘Ricette all’italiana’ con Davide Mengacci. Il venerdì su Radio 1, nel corso del programma ‘Baobab’, faccio le mie ricette in musica, poi una web tv del benessere e su Sky anche ‘Easy Baby’, le mie ricette della salute. Come progetti editoriali ho fatto diversi libri, ora ne stiamo rilavorando uno con la famiglia Tognazzi. Poi ho un’altra rubrica tutte le mattine su Radio 1 dedicata alle colazioni, da cui è nato un libro ‘Il mattino ha l’oro in bocca’, che anziché dare ricette, consiglia abbinamenti per fare merende, in particolare per i bambini”.
E di altre forme di collaborazioni in tv e al cinema?
Anche in questo campo, tanti anni di esperienza, da cui è nata una specializzazione iniziata dalla tv quando fui chiamato in Rai per fare gli allestimenti nella trasmissione medica ‘Check up’. Poi da lì diventai anche uno chef in video ed iniziai a fare piatti di scena. Ho collaborato a Cinecittà con alcune case cinematografiche, poi ci siamo addentrati nello still life fotografico. Recentemente abbiamo lavorato in un film di Ridley Scott, in precedenza con Woody Allen e altre produzioni”.
Che ci vuole per educare piccoli e grandi ad una corretta e sana alimentazione?
“Dobbiamo distinguere, da come ci nutriamo, in cui è importante farlo in modo sano, mangiare poco ma buono, partendo dalla scelta di ingredienti di qualità, a quando trasformiamo il mangiare in un rito, ad esempio, a me piace la stagionalità, il buono, il consapevole, l’attento. Il buongustaio è anche colui che rispetta il prossimo e il buongusto non è solo quello che si sente al palato. Altra cosa, da anni cerco di promuovere la convivialità, quando è possibile, con gli amici e in particolare il ritrovarsi il sabato o la domenica con la famiglia magari per fare un semplice bel piatto di fettuccine”.
Quanto è importante lo staff  di Fabio Campoli?
“E’ la base, l’unione. Fabio Campoli non è Fabio Campoli senza un bellissimo gruppo che condivide tutto, dai grandi sacrifici alle fantastiche soddisfazioni e gioie, partendo dai soci fondatori insieme a  me, Armando Albanesi, Virginia Giusti, Patrizia Forlin. Poi intorno a noi quattro, c’è il bellissimo mondo di chi cura la comunicazione con Giusy Ferraina, e ancora, da chi fa le fotografie a chi sta in cucina fino a chi lava i piatti. Tutti,  dal primo all’ultimo, collaboriamo per far sì che tutto sia di buongusto”.
Pensi e realizzi tanti piatti belli e buoni, ma quel è il tuo preferito in assoluto?
“Non c’è un piatto particolare ma in questo momento mangerei un bello spaghetto di media grandezza con asparagi selvatici resi leggermente croccanti assieme a poco guanciale, una sfumata di vino bianco secco anche dei nostri Castelli Romani e una spolverata di  pecorino mezzano e… buon appetito!”.



more No Comments giugno 7 2013 at 13:58


Osvaldo Supino: “Ho imparato a fare da me”

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Il cantante italiano più seguito sul web, racconta a GP Magazine del suo nuovo album e di come ha ricominciato da se stesso

di Angelo Colombo

“Non mi sono imposto nessuna scadenza. Ho preso il mio tempo  per viverlo quest’album, realizzarlo a pieno come volevo, correndo il rischio di dire troppo ma con la consapevolezza di rimanere sincero con la mia musica. L’ho scritto diversamente dagli altri progetti. Di solito producevo sempre mentre ero in giro in promozione, in tour, preso da mille cose. “Exposed” è stato scritto con un approccio tutto diverso, con un silenzio diverso, e con una voglia e un’esigenza per me inedite…”.
Esordisce così Osvaldo Supino, quando gli si chiede del nuovo album “Exposed”. Un secondo disco atteso dalle migliaia di fans che l’hanno eletto il cantante indipendente più cliccato sul web, premiato dalla critica di mezza Europa (tra le recensioni entusiastiche anche quelle dell’iconico PopJustice) e dalle vendite che l’hanno portato in terza posizione in meno di ventiquattro ore tra i più venduti su iTunes.
Dieci nuovi brani, scritti con autori internazionali come Charlie Mason e Latisha VanSimon, un videoclip girato a Londra che è diventato il più visto su YouTube, e tanti impegni che nei prossimi mesi lo porteranno in giro con la sua musica. Ma questo disco è più di un progetto discografico per lui, più di una raccolta di brani, ed è facile intuirlo da come ne parla, dalla cura con cui seleziona gli aggettivi per descriverlo, dalla luce che brilla negli occhi. Una luce naturale, diversa da ciò che si potrebbe immaginare da un ragazzo che in Italia davvero rappresenta un fenomeno e che lega a se una quantità incredibile di persone.
E’ evidente che la musica per te è più che un lavoro o una valvola di sfogo ma una componente essenziale della tua vita. A che età hai iniziato e quando hai capito di voler cantare?
“Ho iniziato quando avevo 6 anni, e mi sono avvicinato alla musica da solo. La fortuna ha voluto che avessi una famiglia che mi ha sempre appoggiato dandomi modo di studiare, facendo tanti sacrifici. Il web sì, mi ha sicuramente poi aiutato, ma in termini diversi. Le scelte che fai, quelle veramente importanti e che poi ti cambiano totalmente la vita, sono dettate da una passione vera, autentica”.
Molti blog hanno definito questo il disco della tua maturità anche musicale. Ti senti davvero così cresciuto?
“Penso che in una maniera o nell’altra le esperienze ti portino a crescere, ed io sono uno molto curioso e ho voglia di scoprire e sperimentare ogni volta. Sicuramente il fatto di aver viaggiato molto l’anno scorso e aver sentito l’impatto con il pubblico estero che non conoscevo e aver avuto anche il tempo di metabolizzare queste cose dentro di me, mi ha portato a una consapevolezza diversa che mi ha fatto affrontare tutto il processo in maniera più sicura. Di solito ogni volta mi preoccupo molto, prima di uscire con un disco, ma questa volta, forse anche per il significato strettamente personale di questo album, ho capito che il giudizio principale dovevo darlo io a me stesso. Senza alcuna presunzione, solo perché solo io, davvero, potevo sapere se ero riuscito in ciò che volevo. Restano portanti però gli aiuti degli autori che hanno scelto di seguirmi in questo disco. Senza di loro non ce l’avrei fatta”.
“In Exposed” appare un duetto con Chris Crocker che ha suscitato molte polemiche sul web. Come mai questa scelta?
Lui è stato il personaggio a cui molti mi paragonavano appena è esplosa questa cosa della web star. Abbiamo sicuramente due percorsi diversi, attitudini e obbiettivi diversi ma quando è arrivata questa canzone che si chiama ‘Pornographic’ ho pensato che poteva essere il modo per conciliare, giocare con questa realtà virtuale del web che lui ha sicuramente rivoluzionato e con la concretezza della musica. E’ stato molto curioso scoprire poi un ragazzo timido e pieno di insicurezze”.
Una delle canzoni che più sorprendono di questo disco è “Goodbye”. Una ballata decisamente autobiografica molto struggente solo pianoforte e voce.  A chi è dedicata? Che cosa hai perso?
“Ho perso delle persone, ho perso dei sogni, ho perso delle idee e dei motivi e avevo bisogno di cantarmela questa assenza, di sentirla anche tramite la mia stessa voce, in una melodia nuova che dovevo scrivere io, per me stesso. Ma tra tutto ciò che ho perso e che mi ha fatto molto male, non ho mai perso le speranze perché ho capito che è proprio da quelle cose che ho perso, che ho imparato ancora di più a credere in me e in ciò che voglio davvero”.
Ciò vuol dire che hai trovato una tua nuova maturità? Un nuovo equilibrio?
“Diciamo che dopo molto tempo ho capito che dovevo dedicarmi del tempo per conoscere e amare me stesso. Per la prima volta ho scritto un disco in cui ovviamente parlo d’amore e dico di credere nell’amore ma in una maniera più consapevole, iniziando da me. E’ stato molto difficile io ho paura di essere solo, ho paura di dormire da solo, di vivere da solo, nel quotidiano. Ci ho messo un po’ di tempo e forse non ci sono ancora totalmente riuscito a trovare quest’autonomia, però per me è un obiettivo importante. Perché nell’autonomia posso trovare degli aspetti nuovi miei, del coraggio che non ho avuto fin’ora”.
Però l’autonomia è un punto principale del tuo progetto. Hai deciso di fare un percorso indipendente non legandoti a nessuna major. Una mossa rischiosa che però ti ha premiato. Come mai questa scelta?
“E’ venuto da se anche questo. Ho iniziato anni fa a lavorare con dei produttori molto importanti, con una casa discografica e tutto il resto, ma per motivi vari le cose non sono andate come speravo. Probabilmente perché non ero riuscito io a far capire loro cosa realmente volevo dalla mia musica e mi sono lasciato trascinare da loro. E’ una cosa che accade spesso e non solo nel mio lavoro. Alla fine mi sono chiesto se valeva la pena buttare via tutto o se per me era più importante il mio sogno e i miei obbiettivi. Perciò ho ricominciato da me, come fanno tutti, con una pagina myspace e qualche demo registrato in casa”.
E poi tutto il resto è storia. 3 nomination ai BT Digital Music Awards, 5 singoli e 2 dischi in TOP10 su iTunes, 2 milioni di visualizzazioni solo l’anno scorso e tra le tante cose un live in Trafalgar Square a Londra come primo Italiano nella storia per il World Pride. Che effetto fanno tutti questi numeri?
“Mi danno una carica incredibile e mi spingono ogni volta a fare meglio. A scegliere i pezzi migliori, a dare di più sul palco, a migliorarmi come cantante, come ballerino, come autore. Sento una grande responsabilità dei confronti del mio pubblico, anche nei confronti di chi mi guarda per caso e con superficialità. Se certe esperienze le ho potute fare è indubbiamente solo grazie a loro”.
Cosa ti aspetti da questo nuovo disco?
“ ‘Exposed’ mi ha già dato tanto. Mi auguro solo che porti questo messaggio di forza e amore per se stessi a quelle persone che in questo momento non sono tanto serene”.



more No Comments giugno 7 2013 at 13:54


Antonio Monda: Con serietà e stile

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Italiano di nascita, newyorkese di adozione. Nella “Grande Mela” insegna storia del cinema presso la NY University ed è diventato protagonista dei salotti letterari americani organizzati nella sua casa che si affaccia sul Central Park

di Paolo Paolacci

Antonio Monda, scrittore e saggista italiano, vive e lavora a New York, dove insegna storia del cinema presso la NY University; collabora alla pagina culturale di Repubblica ed è critico cinematografico per la rivista dei libri “The New York Review of Books”. A New York è diventato un autentico protagonista della vita culturale americana con i domenicali brunch organizzati nella sua casa sul Central Park, salotto letterario all’ombra dei grattacieli.
Antonio, ci tenevo in modo particolare a fare questa intervista sia per un motivo culturale che  umano. Partiamo da quest’ultimo:  perché sei a New York e come è iniziato il tutto?
“Sono quasi vent’ anni.  Diciannove  anni fa in questi giorni sono venuto qui perché avevo un progetto di un film che poi non si  è fatto e cioè ‘Taibele e il suo demone’ di Isaac Bashevis Singer. Un grande racconto di cui avevo preso i diritti e  in tre anni ho cercato di metterlo in cantiere ma non ce l’ho fatta. Nel frattempo però ho cominciato a insegnare e poi da lì è partita la mia carriera  ed è quello che ora faccio”.
Perché hai scritto “Il paradiso dei lettori innamorati? ” E’ il seguito dell’altro tuo libro  “La magnifica illusione…”?
“Il seguito non direi, piuttosto una nuova puntata nel viaggio del cinema: io parlo sempre di viaggi. Quello era una raccolta di saggi di più di dodici anni fa, queste invece sono tutte interviste con persone importanti, di cui mi onoro di essere se non amico comunque  di conoscere, alle quali ho fatto domande molto dirette, come faccio sempre: ditemi cosa vi piace, perché vi piace, cosa detestate e perché lo detestate. Senza giri di parole”.
Di cosa ha bisogno il cinema di oggi? Alla fine ,a parte le tecniche è sempre l’immagine: che può essere a colori o in bianco e nero, o su pellicola o in 3D.
“Il rischio del cinema oggi è che si inseguano gli effetti piuttosto che la sincerità; quindi ha bisogno di  verità e sincerità, deve raccontare uomini e donne, emozioni, paure angosce, queste cose qua”.
Ma tu hai un grande conoscenza della letteratura e contemporanea in particolare, tant’è che sono anche ospiti de “Il paradiso dei lettori innamorati”. Qual è in letteratura lo scrittore che oggi rappresenta più il futuro ?
“Sono un grande estimare di due giovani che sono Nathan Englander  e Colum McCann”.
Hai anche conosciuto lo scrittore premio Nobel, Isaac Bashevis Singer, che peraltro c’entra anche con il titolo stesso del libro. Puoi dire qualcosa in merito a quello che ti ha rapito di lui?
“Sì, l’ho conosciuto. Posso dirti che il giorno che siamo andati a trovarlo, la prima volta ho trovato  un disordine, un casino. Cos’era successo? Si erano persi il diploma del Nobel e lui era furibondo perché la moglie non riusciva a ritrovarlo… Questo è il primo incontro che ho avuto con lui. Ed io l’ho visto come un peccatore, come un uomo di grandissima umiltà, di grandissima purezza. Pensa che per una pura coincidenza adesso, mia moglie, i miei figli ed io abitiamo a due isolati da dove abitava lui”.
Jonathan Franzen, Don DeLillo, Philip Roth, Paul Auster, Martin Amis e tutti gli altri come ti sono sembrati nelle risposte dei film preferiti e come sei riuscito a coinvolgerli in modo così diretto e sincero? Vuol dire anche avere trasmesso sincerità e fiducia…

“Il punto è che un po’ con il giornale, un po’ per il lavoro insomma un po’  sono amici, si parla come se parlassi con te”.
Grazie. Ma come funzionano le tue cene  famosissime  a New York da essere sottolineate da una trasmissione come ‘Che tempo che fa’  di Fabio Fazio ed avere conferma da Federico Rampini sull’inserto D di Repubblica? Puoi dire chi sono gli ospiti?
“Per questo è mia moglie che è una grande first lady, è lei l’organizzatrice di queste cose, ma nasce in un modo molto banale: chiunque ci viene a trovare sa che non c’è nulla da temere, si sta lì per  il piacere di scambiare idee”.
Sì ma sono persone importanti…
“Tutte e venti le persone del libro sono venute tutte e qualcuno anche più di una volta”.
“L’America non esiste”, altro titolo di un tuo libro: quanto di provocatorio e quanto di autobiografico nelle figure dei due giovani che lasciano l’Italia per l’America?
“Autobiografico moltissimo, provocatorio no.  Io dico scherzando che ho scritto il libro per smentire il titolo: è il contrario, è un atto d’amore”.
Ma veniamo al cinema, al tuo essere insegnante di regia, il tuo curriculum di documentari tipo “Oltre New York” e il carinissimo lungometraggio “Dicembre”. Ecco facciamo il gioco della torre: chi butti giù il cinema o la letteratura? E hai pensato di ritornare a filmare?
“Mi butterei giù io perché non ce la farei”.
Adesso le domande che tu hai fatto ai tuoi ospiti le faccio a te. Qual è il film che ti piace di più e il regista o i registi che ti piacciono di più?
“ ‘Il Padrino’ come film. I due Anderson, Wes e Paul Thomas, come registi”.
Ma perché ci si lega ad un film? Lo hai scoperto? Cos’è che affascina per sempre di un film: la nostra età, i nostri sentimenti, la nostra identità?
“Perché parlano al nostro cuore. Ci  mettono a nudo quando sono belli”
Stanno per iniziare le conversazioni, incontri con importanti autori di chiara fama, vuol dire che la letteratura avrà il sopravvento sul cinema?
“La prima è stata il 9 maggio a New York . Se volete potete seguite su www.leconversazioni.it il calendario”.



more No Comments giugno 7 2013 at 13:51


Una veste fashion per le telegiornaliste nazionali

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Il mondo dello spettacolo e della comunicazione ha mille sfaccettature e noi questa volta abbiamo deciso di scegliere quella che sicuramente manterrà sempre una sua integrità d’immagine, ma con un risvolto altamente fashion.
Ecco perché vi presentiamo alcune giornaliste fra i principali TG Nazionali,
fotografate come non le avete mai viste sino ad ora. Per tutte abbiamo scelto tre domande uguali. Andiamo a scoprire come hanno risposto…

CESARA BUONAMICI

Davanti alle telecamere, come nella vita di tutti i giorni, l’importante è stare bene nei propri panni. Questa è una delle frasi che identifica maggiormente Cesara Buonamici, toscana doc, oramai volto familiare del TG5 delle 20 da diversi anni e attualmente anche vicedirettore dello stesso. La definirei “la signora del TG”. Cesara, oltre ad essere una donna affabile, nasconde dietro la sua  aria professionale, un soave sex appeal, come mostrano gli scatti che ha realizzato indossando abiti  completamente diversi da come siamo abituati a vederla.
Cesara, come si relaziona con la moda, cerca di seguirla o preferisce  prendere l’ispirazione dalla sua fantasia?
“Non posso dire di essere sempre all’ultima moda. La seguo, ma poi sicuramente cerco di indossare capi che siano adatti a me, prediligo per lo più colori a tinta unita dal rosso al bianco al blu al nero. Per lo stile che indosso ho la fortuna, da tanti anni, di essere seguita per il TG5 da costumiste qualificate, ma al primo posto mi fido del parere della mia mamma. Lei è la più critica in assoluto ed io seguo molto i suoi consigli. Non nascondo che negli anni mi sarà capitato di indossare qualcosa di sbagliato. Però, puntando sempre sul sobrio, ritengo di essere quasi  sempre in linea con la mia professione”.
Il suo bagaglio di esperienza professionale avrà avuto ed ha sicuramente tutt’ora, episodi più o meno divertenti. Ce ne racconta qualcuno?
“Ci sono stati diversi episodi. Quelli più frequenti sono le richieste di matrimonio, alcune anche un po’ bizzarre. Ma fra tutti, c’è ancora adesso un gruppetto di telespettatori che mi invia puntualmente le correzioni ogni qualvolta mi capita di sbagliare una pronuncia o un accento, suggerendomi le terminologie più adatte  da usare. Per me queste sono davvero delle simpatiche dimostrazioni di  affetto”.
Oltre al TG le piacerebbe condurre un programma diverso? Se sì,  quale?
“A dirla tutta ho scelto di fare questo lavoro perché mi piace molto e non mi viene in mente altro se non arricchire quello che già faccio con degli approfondimenti. Spesso è capitato di essere  coinvolta nella conduzione di vicende sociali, come l’ultima  elezione del Papa. Oppure argomenti  più leggeri come può essere la carriera di un importante artista, sempre però nell’ambito giornalistico è in assoluto l’argomento che preferisco”.

MARIA CONCETTA MATTEI

Delicata, impeccabile ma per carattere e temperamento rifugge la mondanità e le occasioni che la espongono a sollecitazioni. Una donna facilmente emozionabile. Prova un piacere indescrivibile quando la gente per strada le regala un sorriso o una stretta di mano. E’ anche un’ottima forchetta; al ristorante prova di tutto poi a casa continua comunque a preparare gli strudel, viste le sue origini trentine.
Maria Concetta, come si relaziona con la moda, cerca di seguirla o preferisce prendere l’ispirazione dalla sua fantasia?
“Non mi perdo da anni una sfilata di Gattinoni. Trovo geniale Guglielmo Mariotto, ma seguo con piacere e interesse anche giovani stilisti da poco entrati nel mondo affascinante dell’Alta Moda, come Luigi Borbone. Ammiro il talento, la creatività, l’eleganza che sprigionano i loro capi. Certo, molti sono abiti che mi limito ad applaudire: alcune scollature o trasparenze sono inadatte al mio impegno lavorativo quotidiano, eppure bellissime… da sogno. E da quando sognare è proibito?   Non amo indossare i colori squillanti, non fanno per me: il giallo canarino, il rosa shocking, il rosso troppo acceso mi incutono un po’ di soggezione. Forse per le mie origini nordiche tendo ad essere piuttosto sobria nelle tinte così come nel taglio dei completi che scelgo di indossare. E’ vero tuttavia che vent’anni di vita romana mi hanno abituata a un clima più solare ed ora oso di più anche nelle sfumature dell’abbigliamento, specie in primavera o d’estate, quando anche la natura invita a godere di tinte più calde”.
Il suo bagaglio di esperienza professionale avrà avuto ed ha sicuramente tutt’ora, episodi più o meno divertenti. Ce ne racconta qualcuno?
“Riguardo all’abbigliamento non mi mancano certo aneddoti relativi ad incidenti  di percorso: dalla camicetta che si macchia accidentalmente durante il trucco al bottone che salta pochi minuti prima della messa in onda! Ma ormai sono attrezzatissima: ho allestito una trousse di ‘pronto intervento’ che comprende di tutto, dal classico set ago e filo ai fazzoletti imbevuti di smacchiatore; dalle spille di sicurezza agli elastici di ogni misura e colore. E nei casi estremi ricorro alle abili cure delle provvidenziali sarte della Rai”.
Oltre al TG le piacerebbe condurre un programma diverso ? Se sì, quale?
“Sono molto fortunata: da diversi anni curo e conduco anche la rubrica di approfondimento del sabato sera ‘TG2 Storie’ e ora, a turno con tre colleghe, il contenitore del mattino ‘TG2 Insieme’, che propone ogni mattina dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 11 un ampio spazio di dibattito su temi di attualità e una serie di rubriche di utilità e interesse pratico. Quindi mi sento più che appagata così”.

FLORIANA BERTELLI

“Ciao deliziosa signora che trasmette, emana e propaga: garbo, stile, fascino e femminilità”. Questo è solo uno dei tanti messaggi che potete leggere nella pagina del fan club della giornalista  romana del TG3 Floriana Bertelli. Dal carattere gioviale e amichevole, una donna ricca di valori  ma essenziale nel suo proporsi, molto amata e seguita dal grande pubblico.
Floriana, come si relaziona con la moda, cerca di seguirla o preferisce prendere l’ispirazione dalla sua fantasia?
“Non sono particolarmente appassionata di moda, mi vesto secondo le esigenze del quotidiano, scelgo il mio abbigliamento in  base al mio gusto se si tratta di lavoro piuttosto che una cena con amici. Non amo seguire canoni istituzionali, non seguo le sfilate, anche se mi piace indossare un bell’abito nell’occasione giusta. Butto l’occhio sulle vetrine dei negozi per farmi un’idea ma poi prendo spunto da tante cose, anche dall’abbigliamento di un’amica. Mi piace mischiare per poi ottenere sempre quello che desidero e con soddisfazione di aver trovato la combinazione che mi fa sentire a mio agio. Una cosa che non metterei mai, e quando è capitato è stato per costrizione, sono i tacchi a spillo con tacco 12. Non è possibile non riesco a tenere l’equilibrio ne va davvero della mia incolumità fisica”.
Il suo bagaglio di esperienza professionale avrà avuto ed ha sicuramente tutt’ora, episodi più o meno divertenti. Ce ne racconta qualcuno?
“Fortunatamente non ho aneddoti scabrosi com’è capitato a qualche mia collega, né episodi particolarmente eclatanti. Mi arrivano diversi complimenti e apprezzamenti positivi, spesso anche consigli. Come ultimamente un fan criticava i miei capelli e mi chiedeva con assiduità quando me li sarei tagliati. Giorni fa ho tagliato i capelli e subito mi è arrivato un messaggio da parte dello stesso fan con testuali parole:  ‘finalmente i suoi capelli sono corti.”
Oltre al TG le piacerebbe condurre un programma diverso? Se sì, quale?
“Sì, mi piacerebbe condurre una rubrica dedicata al turismo e alle tradizioni popolari. Mi sono laureata in antropologia culturale e sono appassionata di tutti quei tesori culturali che vanno scomparendo. Avendo fatto questo tipo di studi mi ritroverei molto a mio agio nella conduzione di un contenitore culturale di questo tipo”.

SIMONA BRANCHETTI

“Ancora tu, capelli biondi col vestito blu… Ti ho visto all’edizione delle 8, ma alle 13 fai più effetto… mi batte il cuore per Simona Branchetti”. Non tutti sanno che questi sono i versi di una canzone, non proprio in rima fra loro, ma di fatto composti per una dichiarazione da parte di uno sconosciuto  cantautore siciliano  nei  confronti di Simona Branchetti, una delle  più accattivanti  telegiornaliste.
Simona, conduttrice del TG5 delle ore 13, appare inizialmente un po’ diffidente e prevenuta ma poi, toccando le corde giuste, è assolutamente espansiva e simpatica.  Anche lei, come le sue colleghe,  si è piacevolmente prestata ad un gioco di immagini e pose fotografiche, che oltre a ritrarre il suo aspetto seduttivo, fanno emergere anche il lato più giocoso e solare del suo carattere”.
Simona, come si relaziona con la moda, cerca di seguirla o preferisce prendere l’ispirazione dalla sua fantasia?
“Seguo molto la moda, però per il mio carattere anticonformista, mi piace crearla su misura. Preferisco fare di testa mia. Non sono molto presente alle sfilate però le  seguo volentieri e, come la maggior parte delle donne, ne sono fortemente sedotta. Un indumento che non indosserei mai in assoluto sono gli shorts cortissimi o i bustini a balconcino, mi sentirei fuori luogo. Non sono il mio target”.
Il suo bagaglio di esperienza professionale avrà avuto ed ha sicuramente tutt’ora, episodi più o meno divertenti. Ce ne racconta qualcuno?
“Fra tutti, a parte i soliti corteggiatori, emergono due episodi in particolare. Il primo riguarda il mio ex direttore di Sky TG24 Emilio Carelli. Non avevo memorizzato il suo numero di cellulare; un giorno arriva una sua telefonata che dice: ‘Simona sono Emilio Carelli il direttore di Sky TG24′. E io gli rispondo: sì e io sono Babbo Natale! E lui: ‘ma no Simona, sono davvero io, il tuo direttore!’. Successivamente mi resi conto di non aver riconosciuto la sua voce. Fortunatamente ci siamo fatti una risata, ma al momento mi sono sentita in un forte imbarazzo. L’altro episodio riguarda  sempre una telefonata, questa volta da parte di un mio caro amico Lamberto Sposini che mi disse: ‘Simona c’è Clemente Mimun che ti vorrebbe nella sua nuova squadra al TG5, cosa faccio, gli do il tuo numero?’. Ed io per non smentirmi gli risposi: ma Lamberto sono a Parigi con il mio fidanzato e tu mi fai questi scherzi?  E lui: ‘ma Simona davvero credi che io ti chiamo sapendo che sei a Parigi per prenderti in giro su una cosa del genere? Cosa faccio, glielo do sì o no il tuo numero?’. Vi lascio immaginare il mio stato d’animo, ma questa sono io. A volte imprevedibile e impulsiva ma assolutamente spontanea”.
Oltre al TG le piacerebbe condurre un programma diverso? Se sì, quale?
“Sì, per quanto io sia orgogliosa del ruolo che rivesto lavorando al TG5, resta comunque una mia ambizione quella di poter condurre un contenitore di attualità che abbracci vari argomenti, una sorta di ‘info-treatment’. Chissà un giorno…”.

ELENA GUARNIERI

Solare, imprevedibile, temeraria, determinata, a volte anche troppo. Se pensi di interagire con lei devi essere sveglio e in linea con i suoi tempi, sempre velocissimi. Solo così riesci a comunicare con Elena. Ma a parte le sue tempistiche, dettate anche dai suoi molteplici impegni, riesce ad essere anche una donna disponibile, umile e molto sensibile, pronta a tenderti una mano nel momento del bisogno.
Elena come si relaziona con la moda, cerca di seguirla o preferisce prendere l’ispirazione dalla sua fantasia?
“La moda per me non esiste. Da sempre ho avuto un mio modo di vestire, non mi sono mai lasciata influenzare perché ho bisogno di essere me stessa. A volte mi è capitato addirittura di anticipare una tendenza senza stare dietro a nessun tipo di tendenza. Ho sempre preferito seguire una mia strada, mi piacciono le cose basiche, detesto i fiocchi, le balze tutto ciò che è eccessivo, prediligo il colore nero e il rosso. Ho sempre cercato un vestito che rispecchiasse me stessa, non ho mai indossato qualcosa perché lo dice la moda”.
Il suo bagaglio di esperienza professionale avrà avuto ed ha sicuramente tutt’ora episodi più o meno divertenti. Ce ne racconta qualcuno?
“C’è un episodio che sicuramente resta il mio cavallo di battaglia. Non ero ancora stata assunta, ero una collaboratrice esterna del TG. All’epoca il mio direttore era Paolo Liguori, il quale mi chiamò perché rimase scoperto per un servizio che sarebbe dovuto essere realizzato in discoteca. Per l’occasione mi vestii adeguatamente, anche troppo a dir la verità. Sembravo più una cubista che una giornalista: stivaloni bianchi e giubbino bianco. Ero pronta per andare quando arrivò una notizia dell’ultimo minuto: lo sciopero di massa degli allevatori del latte. Saltò il servizio in discoteca e mi mandarono d’urgenza a Linate, vicino Milano, per una diretta. Ricordatevi come ero vestita… ovviamente non ebbi il tempo di cambiarmi. Ad un minuto dalla messa in onda, avevo tutti gli allevatori dietro di me che innalzarono un coretto da stadio irripetibile: ‘faccela ved… faccela …toc…’. Presi il coraggio a due mani e senza rendermi conto di quello che stavo per dire, urlando come una pazza dissi: ‘zitti! Facciamo tutto dopo la diretta, basta che adesso fate silenzio!’. Ci fu effettivamente un silenzio tombale, probabilmente rimasero scioccati della mia risposta. Ma appena finì il collegamento, la polizia mi dovette scortare di corsa ben lontano. Però, dopo questo episodio, fui assunta”.
Oltre al TG le piacerebbe condurre un programma diverso? Se sì, quale?
“Ho iniziato facendo intrattenimento. Venni anche coinvolta come attrice, quindi ho avuto esperienze in campi diversi ma il mio obbiettivo era un altro. Per me protagonista è la notizia e poterla preparare, montare il pezzo e divulgarlo è il massimo, non desidero altro. Ora mi sento davvero molto  appagata”.

MARIA GRAZIA CAPULLI

Maria Grazia sembra uscita da una fiaba di Andersen, avvolta nella magia e quel suo modo sognatrice di proporsi. Adora leggere. I libri sono una delle sue principali passioni, oltre alla cucina. Le piace cucinare e anche mangiare. E’ meticolosa e pignola, attenta che tutto sia al posto giusto nel momento giusto, non lascia mai nulla in sospeso e va sempre a fondo nelle cose. Una donna dalla sensibilità estrema e dagli occhi incredibilmente magnetici.
Maria Grazia, come si relaziona con la moda, cerca  di seguirla o preferisce prendere l’ispirazione dalla sua fantasia?
“Non sono esattamente una fashion victim. La moda mi piace e la seguo quando posso, poi, per la vita sfrenata che conduco, mi capita quasi sempre di indossare quello che trovo al momento. Questo non vuol dire che non presto cura al mio look. Mi piace sicuramente uno stile classico, sobrio ed elegante, non mi appassionano i fronzoli e non indosserei mai abiti  maculati; li trovo un po’ volgari. Comunque per me la moda è un sano antidepressivo, quando esco per fare shopping è per me  un momento di sana euforia”.
Il suo bagaglio di esperienza professionale avrà avuto ed ha sicuramente tutt’ora, episodi più o meno divertenti. Ce ne racconta qualcuno?
“Mi piace raccontare un episodio serio ed uno più leggero. Il primo riguarda un periodo dove ero corrispondente da Parigi. Anche per via della lingua che so parlare molto bene, capitai l’anno durante il quale andarono a fuoco diverse case d’immigrati. Poiché stetti fuori per diverso tempo, oltre a raccontare cosa accadeva, volli andare di persona a vedere i disagi di queste povere famiglie vittime dei soprusi. Fu un’esperienza molto forte ritrovarmi in case di 30 metri quadrati  dove vivevano in quindici persone, compresi i bambini. Non dimenticherò mai quegli occhioni grandi. Quando rientrai in Italia mi dissero ‘te la sei spassata a Parigi!’, dando per scontato che certi luoghi rappresentano solo divertimento e bella vita ma in realtà per me fu un’esperienza molto toccante e tutt’altro che divertente. Un altro episodio riguarda un passerotto che mi fece compagnia per una settimana intera durante la mia conduzione del Tg. Si posizionava sul mio tavolo ed era in onda con me, ma quando facevo i lanci stava zitto mentre quando andavano in onda i servizi cinguettava. Solo dopo qualche giorno sono riuscita a prenderlo e a liberarlo”.
Oltre al TG le piacerebbe condurre un programma diverso? Se sì, quale?
“Lavorare al TG è molto bello. Gli studi che ho fatto mi hanno portato verso questa direzione. Vengo dalla provincia e per me è sempre stato un sogno grande fare quello che faccio, però più passa il tempo e più mi rendo conto che c’è anche un’Italia generosa. Mi piacerebbe condurre un programma dove si potessero raccontare le cose belle che si fanno per gli altri. Noi siamo abituati a divulgare cronaca nera, fatti drammatici però nel campo del sociale c’è anche un’Italia altruista  che pochi conoscono. Non riguarda solo i volontari ma anche le persone comuni, come un imprenditore che fa lavorare i detenuti nel campo dell’artigianato poi vende i loro lavori e porta poi ad essi i soldi guadagnati per dar loro la possibilità, una volta fuori, di non delinquere di nuovo. Ecco, mi piacerebbe condurre un programma che parli anche di un’Italia sana”.

ADELE AMMENDOLA

Solare, gioviale, ironica, autocritica, bella nel suo essere donna, sempre indaffarata a 360 gradi  tra  figli, famiglia e lavoro, una vita impegnatissima! Adele è sicuramente una donna rassicurante, sempre pronta a regalare un sorriso anche fuori dal suo lavoro, la sua notorietà non ha scalfito il suo modo naturale di proporsi e di farti sentire subito a tuo agio conoscendola. Nel gioco fotografico, con gli abiti eleganti, sembrava una bimba spensierata, felice di essere riuscita a posare con disinvoltura quasi come una indossatrice  professionista.
Adele, come si relaziona con la moda, cerca  di seguirla o preferisce prendere l’ispirazione dalla sua fantasia?
“Seguo la moda con la massima libertà, mi piace molto vederla, poi, per la mia fisicità e per il mio carattere sono una delle poche conduttrici rimasta legata al canone della giacca classica, qualche volta derogo ma poi ritorno al primo amore: le mie giacche. Forse anche per questo mi differenzio dalle mie colleghe. Un capo che non indosserei mai sono gli stivaloni alla moschettiera, quelli alti lungo la gamba, indossati da chi se lo può permettere a volte mi piacciono. Io non li metterei mai”.
Il suo bagaglio di esperienza professionale avrà avuto ed ha sicuramente tutt’ora, episodi più o meno divertenti. Ce ne racconta qualcuno?
“Una volta un corteggiatore piemontese mi inviò un chilo di cioccolatini Peyrano, fu un regalo meraviglioso inaspettato. Tutta la redazione mangiò cioccolata per una settimana. Finiti i dolci, fu il momento del filone mistico-religioso. Mi arrivarono santini di tutto il mondo e non ho mai capito il senso e a cosa volessero alludere… Un’altra volta arrivò la mail di una mamma, che mi turbò non poco. In quella occasione per il TG avevo indossato un abito nero con le braccia scoperte e sopra avevo appoggiato un giacchino trasparente. Mi scrisse che per il mio abbigliamento, secondo lei un po’ troppo provocante, ero riuscita a turbare il figlio. Povero ragazzo, pensai, potevano dirmi tutto, ma proprio che avevo turbato il figlio, no! Per chiudere in bellezza, tre ragazzi calabresi mi riempirono di complimenti aggiungendo che, se avessi gradito le belle parole, avrei dovuto indossare un fiore all’occhiello della giacca nell’edizione del TG. Lo indossai e quella fu l’unica volta  che risposi, per così dire, ad una richiesta. Furono molto discreti e non andarono oltre”.
Oltre al TG le piacerebbe condurre un programma diverso ? Se sì, quale?
“Mi rendo conto che a volte per certi versi la conduzione può essere ripetitiva. Sinceramente non mi sono mai posta il problema, anche in considerazione della crescita professionale che ho avuto  all’interno del TG dal regionale al nazionale. Sono soddisfatta così e non potevo aspirare oltre”.

Crediti
Photo By: Marco D’Elia
Intervista: Stephany Falasconi
Stylist: Irina Alexandrovna
Abiti: Giada Curti Couture
Hair Stylist Group: Teste da Mettere a Posto



more No Comments maggio 8 2013 at 17:35


Laura Giraudi: Modella con l’anima di attrice

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Ha iniziato la carriera di modella praticamente per caso ed oggi è una delle più ricercate testimonial dai brand europei. Ha origini italiane e del nostro Paese ha ereditato la sua solarità

di Camilla Rubin

Laura Giraudi, modella e attrice emergente, ha lavorato per i più grandi marchi di moda come Deborah e Calzedonia, Underwear Seduction e Lisa lingerie, ma anche per marchi di abbigliamento e abbigliamento da moto e sportivo, come Kalenji di Decathlon e molti altri. Modella ma anche attrice in film e cortometraggi di produzione francese, che l’hanno vista in una parte al fianco di Luc Besson in uno degli episodi della serie “No Limit”.
Ciao Laura, racconta qualcosa di te ai nostri lettori.
“Ciao a tutti! Sono una giovane modella e attrice, sono una ragazza piena di entusiasmo e volontà, allegra e piena di vita”.
Come è iniziata la tua carriera di modella?
“In realtà in modo strano, o quantomeno al ‘rovescio’. Ho iniziato la mia carriera come assistente fotografa di un fotografo professionista che, dopo aver visto le mie foto, mi ha trovata piena di talento e mi ha presentato ad un’agenzia di modelle”.
Qual è il tuo rapporto con il mondo della moda?
“Amo la moda e il suo mondo in generale. E’ un ambiente affascinante e vivo, creativo e sempre in mutamento, però mi rendo anche conto che è un circolo esclusivo, difficile e vizioso. Un ambiente in cui si deve sempre diffidare delle apparenze”.
Sei anche un’ attrice, ma se dovessi scegliere tra i due ruoli quale preferisci, modella o attrice?
“Sinceramente non posso scegliere, sono due cose che amo profondamente fare e in fondo non sono poi due cose così distanti tra loro; sia da modella che da attrice infatti ci si trova ad ‘interpretare’ un ruolo. Come modella sulla passerella, con indosso l’abito creato da uno stilista che vede nelle sue creazioni una determinata cosa e in scena, su di un set, interpretando ex novo un personaggio. Nella moda si entra in un vestito mentre sul set si entra nei panni di qualcuno. In entrambi i casi veramente una bella esperienza da vivere”.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Cosa ti piacerebbe fare?
“Vorrei evolvere, crescere e fare esperienze nuove. Ho il desiderio di fare di più e cose diverse, più in alto, più lontano se possibile. Sicuramente andare all’estero mi permetterebbe di spaziare in ambiti che ancora non ho trattato; spero di averne presto la possibilità!”.
Se potessi scegliere una parte in un film, cosa ti piacerebbe interpretare?
“Io amo tutti i film. Però credo che come genere per me una commedia sarebbe perfetta, una parte vitale e divertente, in cui potrei esprimere al meglio la mia solarità”.
Cosa ti fa emozionare?
“Tutte le esperienze di vita, piacevoli o meno che siano. Certo, le esperienze più dure sono anche quelle che temprano di più. Cerco di trarre insegnamento da tutto quello che mi capita e di viverlo a pieno”.
Sei una donna pratica o una donna sognatore?
“Credo che tutte le donne siano la combinazione dei due elementi. Credo però di essere più vicina alla parte pratica, perché io vivo una vita molto semplice, e credo che se si vive con gioia e buon umore per quello che si ha, tutto diventa più facile”.
Abbiamo saputo che sarai presente al prossimo Festival di Cannes, è la tua “prima volta”?
“Direi di sì, soprattutto in un contesto internazionale tanto importante. Spero di non sfigurare”.
Sei mai stata in Italia? Se sì, che cosa hai amato di più del nostro Paese?
“Sono di origine italiana e quindi ho già avuto modo di visitare l’Italia, che considero come una seconda patria. Adoro tutto, il cibo, i paesaggi, le persone e il calore che trasmettono, è un Paese favoloso e anche molto romantico”.
Un saluto ai nostri lettori.
“Un grande grazie a tutti voi, per i momenti che condividete con noi, è solo grazie a voi lettori che esistiamo, senza saremmo niente!”.



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Una giornata speciale: Ana Rusiniuc

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Terza parte del nostro fashion contest ideato dall’ex modella e fotografa Adriana Soares. Questa volta tocca ad una giovane ragazza di origine ucraina, nata in Romania e italiana di adozione. Un mix di bellezza e originalità impreziosita dagli abiti di Miss Money Money

Ana Rusiniuc. Un gran bel viso, importante, di quelli che rimangono impressi… E’ con la bella Ana che continuiamo la nostra avventura, la terza. Io, Adriana Soares, fotografa, e il mensile GP Magazine, abbiamo ideato un fashion contest volto a tutti i ragazzi e ragazze della porta accanto. Un modo carino di realizzare il sogno di molti ragazzi/e che desiderano intraprendere la carriera di modelli/e o semplicemente passare una giornata speciale, dove i ragazzi e le ragazze si immergono in un contesto diverso: quello di uno shooting fotografico. Partendo dal make up e in seguito si inizia con la preparazione per gli scatti veri e propri.
Presentiamo a loro i capi che verranno indossati, il set… io, la fotografa, cercherò poi di metterli a loro agio rassicurandoli. E via con gli scatti!
Il brand individuato questa volta è Miss Money Money. La sua filosofia è curare i dettagli, proporre dei capi che siano un’icona dell’eleganza e della raffinatezza al fine di soddisfare anche le esigenze della donna più esigente; dalla donna in carriera che ricerca gli abiti giusti per il lavoro, alla donna che cerca un abito per un’occasione speciale, o semplicemente un look trendy e ricercato per il tempo libero.
Un total look originale, studiato nei particolari e molto glamour (www.missmoneymoney.it).
Sono arrivate tante richieste e questo è bellissimo! Pian piano sono certa che riuscirò a realizzare il sogno di tutti. E’ stato anche positivo il fatto che gli stilisti contattati abbiano risposto tutti positivamente a questa iniziativa e sono certa che continueremo. In fondo dipende anche da voi.
Cara Ana, raccontami cosa ti ha spinto a proporti a questo contest.
“Mi diverto con la moda e con lo stile. Mi piacciono soprattutto i dettagli. Ho scelto di fare questa bellissima esperienza con Adriana anche perché è da un po’ di tempo che pensavo di scattare con lei. Vista l’occasione e visto che mi piace giocare davanti all’obiettivo, eccomi, felice di giocare, pensare e improvvisare”.
Cosa ti aspettavi? Cosa hai provato quando ti è arrivata la conferma del servizio?
“Quando ho saputo che Miss Money Money sarebbe stato il brand che avrei dovuto indossare, ero felicissima, e quando ho visto gli abiti scelti per me sono rimasta sorpresa. Era tutto in pieno stile rock-glam, avevo visto anche qualcosa che sapeva di vintage e tutto ciò mi ha fatto impazzire, come ad esempio il poncho in pelle scamosciata con le frange. Avevo ritrovato un po’ me, romantica, un po’ selvaggia, femminile ma sempre rock. Insomma un bel po’ eclettica. Devo ammettere che quello che mi piace di questa collezione è che ognuno può trovare il look con cui sentirsi bene. Io, grazie ad Adriana e a Francesca, ho trovato il mio. Ho vissuto questa giornata speciale in maniera eccezionale. Grazie ad Adriana e al suo staff, senza il quale, senza dubbio, non sarebbe stato possibile renderlo cosi speciale”.
Raccontami qualcosa di te, cosa fai di bello, di dove vieni? Come hai saputo del contest?
“Sono nata in Romania nel nord della Transilvania. Ho origini ucraine e sono cresciuta con gli usi e le tradizioni ucraine, poi ho appreso quelle rumene e infine quelle italiane, per poi non seguire né le une né le altre. Ho avuto una parte dell’infanzia indimenticabile, dove ‘tutto era possibile’ e mi piacerebbe che lo fosse anche adesso. Grazie al lavoro ho imparato tantissimo e ho avuto diverse esperienze e risultati positivi che mi hanno permesso di mettermi alla prova, che mi hanno consentito di conoscermi meglio e soprattutto di capire che non c’è niente di meglio di un mare davanti a te, una spiaggia sotto i tuoi piedi e una montagna dietro alle tue spalle”.
Cosa ti piace del mondo della moda?
“Sono affascinata dalla fotografia, mi piace fotografare ed essere fotografata”.
Cos’altro ti piace nella vita?
“Mi piacciono la musica, il cinema, la pittura e i viaggi. L’idea di partire per un viaggio mi ha sempre elettrizzata. Il pensiero di andare in un luogo sconosciuto, in mezzo a gente sconosciuta e magari scontrarmi anche con una realtà e una mentalità diversa dalla mia, mi ha sempre affascinata. Magari in qualcuno di questi posti potrei scattare anche delle foto, sentire della musica mai ascoltata e, perché no, creare una bozza per un quadro. Sarebbe l’ideale”.
Cosa fai attualmente?
“In questo momento mi sto dedicando alla pittura, al modeling. Nel futuro non escludo la musica e la fotografia, ma ogni cosa al suo tempo. A un certo punto della tua vita devi selezionare ma io non so se ci riuscirò mai a scegliere. Mi piacerebbe fare tutto ciò che amo. Sono così tante le cose belle da vivere e da fare che è difficile scegliere una sola cosa in una sola vita. Difendo la libertà, sono curiosa e non mollo mai il mio interesse per l’arte, non vorrei mai separare la vita dalla professione ma credo che chi è capace di ritrovare la verità nei luoghi e nelle persone, non ne ha proprio bisogno”.
Qual è il tuo sogno?
“Non sogno affatto… ma immagino. In questo momento immagino che non ci sia niente per cui uccidere e morire. Immagino che tutti vivano la loro vita in pace. Immagino un mondo senza possessi, senza necessità di avidità o rabbia, immagino la fratellanza tra gli uomini. Immagino tutta la gente condividere il mondo intero. Ecco, prendo in prestito queste parole della meravigliosa canzone di John Lennon ‘Imagine’ ”.

Photo: Adriana Soares
Model: Ana Rusiniuc
Art Director: Francesca de Natalesifolagaliani
Mua: Nuala Make UP
Si ringrazia per l’ospitalità: Flaneur – Via Flaminia Vecchia, 730/A
www.leflaneur.it”Flaneur boutique di “gioielli” floreali e sala da tè”
Styling: Miss Money Money – Via Flaminia Vecchia, 635 (Roma)
Scarpe: Max Clan Roma – Via Flaminia Vecchia, 632 www.maxclan.it



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Heldin, che la magia abbia inizio!

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La magia è arte, lui è uno dei più grandi artisti contemporanei. Cresciuto con il mito di Silvan, dal quale ha ricevuto tanti consigli, oggi è uno dei più affermati maghi italiani. Fino a novembre sarà possibile ammirare i suoi spettacoli a Miragica, il parco dei divertimenti in Puglia

di Serenella Romano

Noto al pubblico per la vivace presenza in trasmissioni televisive nazional-popolari quali “Carramba che sorpresa”, “Il lotto alle 8”, “Uno Mattina”, “Festa Italiana” nonché per la straordinaria partecipazione al “Festival di Sanremo” nel 2003, a Telethon, al “Maurizio Costanzo Show”, Heldin ha recentemente ritirato al Palazzo del Cinema di Venezia il Leone D’Oro per “la comunicazione attraverso la magia”, un importante riconoscimento che si è andato ad aggiungere agli applausi raccolti per le impressionanti esibizioni che lo hanno visto protagonista su Rai Due del Golden Circus. Una carriera florida che affonda le origini in due occhi di bambino che appassionati si incantavano davanti alle illusioni proposte dai maghi che percorrevano in lungo ed in largo il Salento, terra d’origine di Heldin.
Qual è stata la prima “magia” da cui sei rimasto impressionato?
“La donna ‘zig zag’ eseguita da Silvan con Raffaella Carrà negli anni ’70. Da quel momento ho sognato un giorno di entrare in quella scatola magica che è la tv ad eseguire un gioco magico con Raffaella Carrà”.
La parola “illusione” cosa ti fa pensare?
“Stupore, meraviglia, divertimento e curiosità”.
L’amore è “illusione”?
“Per me l’amore è la passione per la magia, la magia è illusione. Trova tu la soluzione!”.
La magia ha un repertorio molto ampio e si rivolge a tutte le fasce di età. Nonostante questo è meno seguita dei format comici, che invece si sbrodolano addosso le solite battute. Per quale ragione?
“Purtroppo nonostante affascini il pubblico dai 4 ai 94 anni in tutto il mondo, in Italia la magia è poco diffusa; questo dipende dalla carenza di format televisivi stile varietà. Ci si accontenta di talk e di programmi con la presenza di pseudo personaggi senza arte né parte. Al contrario in altre nazioni, come per esempio la Francia o l’America, gli spettacoli di magia hanno un forte ‘timbro’ di protagonismo a conferma del fatto che l’illusionismo riempie i teatri con ottimi consensi e apprezzamenti da parte del pubblico”.
Silvan è stato senza dubbio un pilastro del settore: quanto ha influito incontrarlo nella tua infanzia?
“E’ stato ed è ancora il ‘maestro’ per eccellenza; nella mia infanzia ricordo sempre quando lui lavorava per l’agenzia teatrale di mio padre ed io lo ammiravo con occhi sbarrati per carpire ogni piccola sfumatura del modo in cui conduceva un magic show. Ci siamo sempre sentiti e visti anche ultimamente condividendo varie idee magiche. Ricordo tutti gli ottimi consigli che mi ha sempre dato e in particolare un episodio, quando venne a sorpresa al Teatro della Magia presso il Luneur a Roma a vedere il mio show”.
Hai lavorato per molti anni sulle navi da crociera con spettacoli d’illusionismo: professionalmente quanto ti ha formato come esperienza?
“Mi ha fatto conoscere una realtà internazionale mettendomi alla prova nel realizzare un magic show adatto ad un pubblico multi etnico, pur tenendo nello stesso tempo la firma italiana. Il mio one man show ‘the art of illusion’ a bordo delle più importanti navi da crociera ha raggiunto un apprezzamento tale da vederlo in cartellone nelle giornate di gala e riconfermato di anno in anno”.
Un errore capitato durante uno spettacolo?
“Ogni spettacolo faccio sempre un errore: il numero della donna tagliata in due, lo sbaglio sempre perché alla fine ritorna tutta di un pezzo… permettetemi la battuta”.
“La grande Illusione” è lo spettacolo che hai in scena fino a novembre a Miragica, il parco dei divertimenti in Puglia. Come si articola?
“E’ uno show divertente e brillante, dove il pubblico ha la possibilità di vedere dal vivo quelle grandi illusioni che spesso si vedono in tv. In scena mi avvalgo della presenza di due assistenti ballerina professioniste Julia e Natalia che diventano a loro volta le cavie delle mie illusione. L’ottima regia di Roberto di Benedetto e la bravura del direttore di palco Mimmo Tritto contribuiscono ad avere in scena un ottimo show gratificato dagli immancabili applausi del pubblico”.
Maghi uomini sì, maghe donne no: da cosa dipende?
“La donna nell’immaginario collettivo è da sempre stata vista come assistente e ballerina, per questo motivo sono sempre meno. Stonerebbe molto vedere una maga che taglia in due-tre pezzi un ballerino oppure vederlo fluttuare nell’aria, quelle poche esistenti sono comunque molto brave e la maggior parte hanno come assistenti sempre ballerine”.
Una buona motivazione per venire ad assistere al tuo spettacolo?
“Il motivo è uno soltanto: nel mio show vedrete quello che non credete di vedere e non vedrete quello che credete di vedere. Vi aspetto!”.



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Barbara Foria: “Gli uomini? Fonte inesauribile di ispirazione”

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E’ reduce dai successi di Colorado Cafè e degli spettacoli teatrali “Gli uomini preferiscono le tonte” e “Il piacere è tutto mio”. In più fa parte della squadra di Simona Ventura nella trasmissione di “Cielo che gol!”, in onda sul canale Cielo di Sky. E in cantiere c’è un nuovo spettacolo, sempre contraddistinto da divertimento e risate

di Alessandro Cerreoni

E’ una delle signore della risata. I suoi spettacoli fanno “morire” dalla risate. Il rapporto tra uomo e donna è al centro del suo show. E lei spiega anche il perché. Barbara Foria è uno dei fenomeni di questi ultimi anni. Per lei è un periodo d’oro: un programma su Cielo (Sky) con Simon Ventura, dedicato alla domenica calcistica, Colorado Cafè e un nuovo spettacolo teatrale da scrivere. Intanto, ha coronato il suo sogno: baciare el matador Cavani.
E’ un momento storico difficile. Cosa hai escogitato per far ridere ancora di più il tuo pubblico?
“Leggerezza. Parlare di argomenti leggeri per far sorridere e soprattutto per distrarre in un periodo storico così difficile e triste. La mia è semplicemente satira sociale che abbraccia argomenti quotidiani. Il pubblico si identifica nelle situazioni che racconto sentendosi protagonista. Nei miei spettacoli tratto spesso il rapporto uomo-donna, che di sovente, nella vita di tutti i giorni, è di tipo conflittuale e crea grossi problemi. E allora quale miglior rimedio se non riderci su? Se ci si prende troppo sul serio la vita diventa noiosa e pesante già i problemi sono tanti. Io non faccio altro che  cercare ‘la chiave’ per far ridere il pubblico trattando le problematiche di tutti i giorni, e quasi sempre riesco ad aprire la porta del divertimento. E poi più divertente di parlare degli uomini cosa c’è? Sono fonte inesauribile di ispirazione”.
Negli ultimi due anni sei stata protagonista a teatro con due spettacoli di successo: “Il piacere è tutto mio” e “Gli uomini preferiscono le tonte”. Puoi fare un bilancio?
“Un super bilancio che potrebbe risanare il deficit dello Stato! Di certo non dal punto di vista economico, perché con il teatro non si fanno grandi guadagni,ma dal punto di vista umano e professionale posso dire di essere diventata milionaria. Con il testo della Ricciardi ‘Gli uomini preferiscono le tonte’, dopo il successo di Roma e Torino, siamo in tournée nel centro sud e pronti a ritornare la prossima stagione teatrale a Roma e in scena a Milano in autunno. Per quanto riguarda il mio spettacolo ‘Il piacere è tutto mio’ sono entusiasta di questo lavoro scritto con Max Orfei, Stefano Vigilante e Luciano Recano. E’ uno spettacolo un po’ diverso dai precedenti, dove affronto molte più problematiche femminili. Diciamo che butto sempre l’occhio sull’ ‘universo uomo’, senza il quale noi non avremmo motivo di esistere, ma stavolta faccio anche un’analisi accurata dei piaceri delle donne e delle nostre manie. Spero di portarlo in giro nei teatri comici Italiani e riscuotere lo stesso successo di pubblico che ho avuto a Roma”.
E con Colorado Cafè che esperienza è stata? Sappiamo che sarai di nuovo protagonista nello show di Italia Uno.
“L’esperienza di Colorado è stata fantastica. Gruppo di lavoro super affiatato. E non parlo solo dei comici ma anche degli autori,della produzione, del reparto costumi e scene, della regia, coreografia e chi più ne ha più ne metta. Registrare una puntata del programma è divertimento puro, più per tutti noi che per il pubblico. L’edizione di quest’anno poi si è contraddistinta per una più alta presenza femminile nel cast ed è stato davvero bello lavorare insieme. Da qualche settimana siamo di nuovo su Italia Uno in prima serata con l’edizione primaverile di Colorado. Sei nuove puntate in attesa di ricominciare una nuova avventura a settembre”.
Hai progetti in cantiere di cui vuoi parlarci?
“Sto scrivendo il nuovo spettacolo teatrale. Debutterò la prossima stagione a Roma al Teatro dei Satiri, ma non vi svelerò niente, posso solo dirvi che dal titolo si capirà già tutto. E poi, visto che va tanto di moda la cucina in tv, sto pensando anche io di presentare un progetto cooking ‘Magna che ti passa!’, un format che racconta quanto è bello mangiare e come il cibo possa essere consolatorio. O magari, perché no, un reality a casa mia ‘Mast e chef’, chi sopravvive alla cucina della Foria vince un premio: diventare il mio chef personale per un anno. Se poi partecipasse Carlo Cracco non sarebbe male.”
Come sta andando questa esperienza in tv su Cielo con Simona Ventura?
“È una vera e propria scuola. Non c’è che da imparare da una super Simona Ventura. Lavorare al suo fianco e vederla all’opera equivale ad un corso di Laurea in Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo. E’ una professionista instancabile, ditemi che sarò di parte ma ci sono donne che hanno davvero una marcia in più. Nel suo programma ‘Cielo che gol!’ gli autori avevano pensato ad un turnover di attrici comiche pungenti ed io sono stata la prima convocata della lista… ed anche l’ultima. Non c’è mai stata altra convocazione, grazie al motto ‘squadra che vince non si cambia’. E così il capitano Ventura mi ha confermato insieme a Vera Spadini e Cristina De Pin per questo campionato tutto da giocare su Cielo ogni domenica fino al 19 maggio. Da gran tifosa di calcio non poteva capitarmi esperienza più bella! Litigo ogni settimana con le mie amiche milaniste Vera e Cristina, sperando che il mio Napoli resti ancorato al secondo posto. Ma tanto il regalo più bello Sky, Cielo e la Ventura me lo hanno già fatto: ho baciato El Matador Cavani. Cosa voglio di più dalla vita? Uno scudetto”.
Negli ultimi anni hai lavorato molto. Hai già programmato le tue prossime ferie?
“Difficile programmare le ferie. Quando ho voglia e possibilità di viaggiare lo faccio. Tutte le volte che ho programmato una vacanza o prenotato con largo anticipo un biglietto aereo, non sono riuscita a partire. Di certo la parola vacanza per me equivale a mare, acqua, spiaggia e sole. In attesa di fare un viaggio un po’ più lontano in giugno per ora mi consolo con gli splendidi posti caldi dell’Italia del sud”.
Un saluto ai nostri lettori?
“Vi saluto a modo mio, ‘statev bbuon!’. E’ un augurio di stare sempre bene e di essere felici. E perché no, visto che state bene, continuate a seguirmi e fate sta bbuon pure a me!”.



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Elvira Frosini: “Il lavoro è il mio sogno”

elvira frosini

Incontriamo una figura poliedrica del teatro contemporaneo. E’ un’attrice e autrice molto preparata. “Digerselz” è il suo ultimo spettacolo e dal 10 maggio è in scena al Teatro dell’Orologio a Roma

di Paolo Paolacci

Dal 10 maggio al Teatro dell’Orologio a Roma con il suo “Digerselz”. Continua così il suo itinerante viaggio di autrice, insegnante e performer. Una sensibilità artistica particolare e attenta ai risvolti sociali che quotidianamente misurano il nostro stato di grazia, verso il mondo. E a volte dobbiamo proprio digerire quindi…
Elvira, da quanto tempo fai teatro e come hai iniziato?
“Mah, direi che faccio teatro da tanto e ho iniziato in realtà con la danza. Nel teatro mi sono portata dietro il lavoro sul corpo, che è centrale nel mio lavoro teatrale. Se guardo indietro, mi sembra tutto abbastanza coerente, anche se imprevedibile, come ad esempio una laurea in scienze statistiche economiche. Ho fatto un percorso vario, complesso, con una formazione non accademica e  nel frattempo ho cominciato a insegnare ed è diventata  parte del mio sistema di ricerca”.
Sei anche autrice, insegnante… Parlaci di tutte le cose fai.
“Sì, autrice, insegnante, performer ma credo che sia proprio del teatro contemporaneo essere un attore o attrice che è anche autore dei propri lavori.  Nel corso del tempo questa scrittura autoriale è passata da una drammaturgia scenica in senso ampio ad una drammaturgia anche di testo. Per riassumere, sono un’autrice e attrice-performer, vado in scena con i miei spettacoli, faccio formazione”.
Qual è il principio che muove i tuoi spettacoli e qual è il fine delle tue rappresentazioni?
“Questa è una domanda che, nella sua apparente semplicità, è davvero complessa. I miei lavori non hanno un fine, in senso stretto, sono là, cercano di essere qualcosa che accade, di portare uno sguardo sul presente e su come lo vivo io, o lo viviamo. Sono un’esperienza, una digestione”.
Come riesci a portare in tutta Italia i tuoi spettacoli? Che tipo di accoglienza hanno?
“Questo momento  è davvero un po’ difficile ma  tutto sommato i miei lavori stanno abbastanza in giro e l’accoglienza direi che è buona.  C’è curiosità, ci sono vari tipi di pubblico, da quello un po’ freddo ma attento, a quello molto partecipativo. Sono stata parecchio in giro, in tournée, con ‘Digerseltz’, il mio ultimo spettacolo, a Milano, Napoli, Torino, presto a Roma.. Molti mi hanno parlato dopo lo spettacolo, molti mi hanno scritto. Ne sono contenta, altrimenti, senza questo contatto con le persone, che senso avrebbe?”.
Parlaci di te dei tuoi hobby o delle tue abitudini indispensabili.
“Oddio, hobby… C’è la vita, un quotidiano che fortunatamente non è una routine. Ci son cose che mi piacciono, il mare, prima di tutto, andare a una mostra, quando ho tempo, mangiare bene, anche se in cucina non son brava. E poi  ho mio marito Daniele e devo dire che son fortunata ad avere un bell’equilibrio con lui anche se lavoriamo insieme. Le abitudini? Sono una persona ordinata, con delle zone di disordine indispensabile”.
Cosa pensa dell’amore Elvira Frosini donna, autrice e attrice? Hai anche uno spettacolo dedicato mi sembra.
“Diciamo che per me è un motore, per la vita, per quello che faccio. Sì, ho fatto uno spettacolo sull’amore, insieme a Daniele Timpano, mio marito e si chiama ‘Sì l’ammore no’. Parliamo dell’amore come rapporto di potere tra uomo e donna, dell’immaginario romantico maschile che è ancora, volenti o nolenti, un modello precostituito di modalità e cliché che ci portiamo dentro, che ripetiamo. Credo di aver detto qualcosa di quello che penso sull’amore in quello spettacolo”.
La condizione femminile è sempre la stessa o sta cambiando? In male o in bene? Tu che cosa suggerisci?
“La condizione femminile non sta migliorando. Non voglio generalizzare, perché il discorso è complesso, ma in generale la donna si è intrappolata in un mondo nel quale crede di essere liberata, e nel quale ripete dei modelli maschili, o al peggio si adatta ad una immagine di sé che è stata costruita dagli uomini. Non ho una ricetta pronta  ma credo che le donne dovrebbero sentirlo, stare scomode in questo mondo, cominciare a desiderarne un altro”.
Nello spettacolo quanto può essere un vantaggio essere donna e soprattutto a quanto si deve rinunciare per avere dei risultati?
“Guarda, nello spettacolo funziona più o meno come in tutti gli altri ambiti, per le donne. Il risultato migliore che puoi ottenere è essere guardata e pensata per il tuo lavoro, senza essere etichettata per forza in qualche modo”.
In quale spettacolo ti senti più realizzata come donna e come autrice?
“Direi che lo spettacolo è ‘Digerseltz’, il mio ultimo lavoro. Non perché mi ci senta realizzata come donna, ma come autrice e interprete. E’ curioso come chi vede lo spettacolo mi dia spesso due feedback molto diversi, a seconda che sia donna o uomo: le donne colgono il tutto come qualcosa di intimo, di personale, che le riguarda in tutti i sensi, gli uomini spesso sono molto più analitici, colgono aspetti più cerebrali, con molte eccezioni, naturalmente”.
Hai mai fatto un sogno? Qual è?
“Se parliamo di sogni veri e propri, sogno spesso l’acqua, il mare. Se parliamo dei sogni che abbiamo come desideri, direi che il mio sogno in fondo è fare quello che faccio. Questo è bello no?”.
Certamente. I tuoi programmi futuri?
“In questo periodo sono impegnata a portare in giro il mio spettacolo ‘Digerseltz’ e a preparare un nuovo lavoro, che farò insieme a Daniele. Lavoreremo sugli Zombi, questa figura né morta né viva e il tema dell’Apocalisse. Poi c’è il lavoro dei laboratori di formazione che continua durante i prossimi mesi, e in più un progetto formativo intensivo per attori”.
Un saluto per il nostri lettori e un recapito dove seguirti nelle tue performance teatrali.
“Ciao a tutti, grazie per aver letto e curiosato, spero di vedervi tra il pubblico, da qualche parte… Trovate gli aggiornamenti su elvirafrosini.blogspot.com e su kataklisma.it”



more No Comments maggio 8 2013 at 17:10


Cristian Cicerchia: Il sogno tra sport e moda

christian cicerchia5

Vi presentiamo questo giovane modello del nostro progetto GP Model Management

Ha la determinazione e la testardaggine tipiche dello Scorpione. Desidera lavorare nella moda e il suo sogno è avere un futuro nel mondo dello sport e la sua fisicità asciutta siamo certi che lo aiuterà parecchio. Per ora è uno dei modelli del nostro progetto GP Model Management. Si chiama Cristian Cicerchia e da soli pochi mesi è maggiorenne, essendo nato il 5 novembre del 1994. Ovviamente sotto il segno dello Scorpione. Non un segno qualsiasi. Il segno dei predestinati al successo.
Come ti trovi nel GP Model Management?
“Mi trovo benissimo, persone accoglienti, per me è una seconda famiglia ed è fatto tutto con cura e precisione”.
Qual è la tua aspirazione per il futuro?
“Non ho ancora le idee chiare sul mio futuro. Per ora preferisco vivere giorno per giorno”.
In quale settore dello spettacolo ti vedi di più?
“Mi piacerebbe il settore della moda ma vedremo per quale sarò più portato nel tempo”.
Finiti gli studi cosa pensi di fare?
“Mi piacerebbe lavorare nel mondo dello sport, che è una delle cose che amo di più”.
I tuoi hobby?
“La musica, lo sport, in particolare il basket che pratico regolarmente, e lo shopping”.
Di cosa non potresti fare a meno nella tua vita?
“Di fare sport, della mia famiglia e dei miei amici”.
Vuoi salutare qualcuno?
“Saluto e ringrazio tutto lo staff di GP Magazine e del GP Model Management”.

Per entrare a far parte del progetto GP Model Management, info 329.7252577 – management@gpmagazine.it

Credits
Project: GP Model Management (management@gpmagazine.it)
Photographer: Erika Di Tullio
Stylist: Annalisa Bellia
Make up: Naima Ienne
Supervisor: Corrado Pinci
Location: Fashion Club (Palestrina, Roma)



more No Comments maggio 8 2013 at 17:06


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