Jennifer Lee Romano: Da Miami con le idee chiare

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E’ modella e ballerina professionista. Ha origini cubane e portoricane che le donano una bellezza tipicamente latina. In questa intervista si racconta e fa emergere il suo essere una grande sognatrice

di Camilla Rubin

E’ una ragazza americana, nata il 6 marzo del 1989 a Philadelphia, in Pennsylvania ma cresciuta a Miami Beach, in Florida. Ha avi cubani e portoricano e i suoi tratti evidenziano l’etnia delle donne latine.  E’ una ragazza espansiva, entusiasta, molto affidabile, divertente e con cui – detto da lei – “è facile lavorare”.
“Adoro il mio lavoro di modella – afferma Jennifer Romano – perché mi porta ad interpretare varie situazioni. In assoluto mi piacciono quelle divertenti e vivaci, anche se mantengo in ogni momento un alto livello professionale. E’ stato un percorso di carriera interessante e gratificante che mi ha permesso di incontrare e trascorrere del tempo con alcune delle persone più interessanti e famose del mondo. Oltre a fare la modella sono un ballerina professionista, mi piace stare davanti ad una telecamera, almeno quanto amo viaggiare e vivere nuove avventure”.
Crescere a Miami Beach le ha permesso di avere una prospettiva diversa sia dal punto di vista culturale che sulla vita e sul mondo che la circonda. Ama la vita e vivere tutto ciò che la vita stessa le offre. “Ma non lasciate che questo bel faccino vi inganni – prosegue Jennifer – sono anche una donna d’affari! Sono un’Assistant Manager di una Associazione, e anche questo è un lavoro che mi appaga. Corpo e cervello: direi che è un gran vantaggio!”.
Presentati ai nostri lettori ..
“Il mio nome è Jennifer Lee Romano e sono un modella glamour, di lingerie, di moda, di costumi da bagno e di fitness”.
Come è iniziata la tua carriera di modella?
“Ho iniziato a sfilare nel 2009. E’ nato tutto per caso. Dopo averci provato per curiosità, ho iniziato a ricevere un sacco di complimenti e un incoraggiamento da parte degli amici a provare ad entrare in questo mondo. Un mio caro amico mi ha spinto a fare un provino e… da lì a poco, con un fotografo di Miami, ho realizzato un servizio. Mi sono innamorata della bellezza che è riuscito a tirarmi fuori e mi sono innamorata della macchina fotografica e della telecamera e da quel giorno è cominciato un nuovo percorso per me”.
Tu sei anche una ballerina. Cosa preferisci, danzare o sfilare?
“Non posso scegliere, li amo entrambi. Potrei ballare ad una sfilata, perché no?”
C’è qualcuno a cui ti ispiri per le tue performances?
“Mi piace molto la splendida Adriana Lima, ha tutti i connotati al suo posto per essere un bellissimo angelo!”.
Modella, ballerina ma anche un’assistente di direzione. E’ proprio quello che volevi fare sin da bambina?
“Quando ero piccola volavo con la fantasia, come accade ad ogni ragazza. Volevo essere una super modella di Victoria’s Secret, ma purtroppo la mia altezza non corrisponde ai requisiti richiesti, così mi sono buttata anche sulla danza, per sfogare la mia vitalità ed esuberanza. E lì è nata l’altra grande mia passione, che mi piacerebbe sviluppare ancora di più”.
Tu vivi in America, a Miami Beach, dove tutto è possibile. Che cosa si può dire positivo e negativo del tuo Paese?
“Miami è piena di vita. E’ quasi impossibile annoiarsi con tutte le attività e le feste che ci sono. Non basterebbe una giornata per viverle tutte. Io mi ritengo una regina della spiaggia e non ne ho mai abbastanza del mare. Vivo sulla spiaggia che considero il mio paradiso”.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? cosa ti piacerebbe fare?
“Diventare una modella internazionale di successo e per questo continuo con il duro lavoro”.
Se tu fossi un’attrice, e si dovesse scegliere una parte in un film, cosa ti piacerebbe girare?
“Se fossi un’attrice di certo sarei una di quelle adatte per le commedie romantiche, magari anche in una parte sexy. Di fondo sono una ragazza divertente e quindi niente film drammatici. Mi piace far divertire gli altri anche grazie alla mia personalità ‘goofy’ che si rivela sempre amabile”.
Sei una donna pratica o sognatrice?
“Sono molto pratica quando si tratta di lavoro ma nella vita resto una sognatrice. Ho una grande immaginazione e un lato molto creativo. Fantastico sempre su ciò che potrebbe essere”.
Un saluto ai nostri lettori?
“Ringrazio tutti i miei fans per il loro amore e il sostegno che mi danno da sempre. Senza l’amore degli altri non sarei quello che sono oggi”.



more No Comments marzo 1 2013 at 15:05


Attilio Fontana “Canta come sei”

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Negli anni ’90 era il leader dei Ragazzi Italiani, un gruppo molto seguito soprattutto dalle ragazze. Insieme a sua sorella Mariagrazia, musicista e vocalist, ha scritto un libro dedicato proprio alla musica

di Francesca Ceci

E’ stato uno dei componenti del gruppo musicale Ragazzi Italiani, che ai primi anni ’90 ottenne un discreto successo tra i giovani. Negli anni è diventato anche un bravo attore ma conserva intatta la passione per la musica. In tal senso, ha pubblicato un libro, scritto insieme a sua sorella Mariagrazia, che raccoglie una sorta di metodo e consigli per conoscere e approcciare il mondo della musica.
Attilio, partiamo da “Canta come sei”, libro scritto a quattro mani scritto con tua sorella Mariagrazia, musicista e vocalist che tutti conosciamo.
“Siamo nati in una famiglia un po’ bizzarra di musicisti. Sia mia madre che mio padre che oggi non ci sono più, hanno vissuto per e nella musica, si sono innamorati grazie alla musica, una storia molto bella la loro, che raccontiamo nel libro. Siamo cresciuti scegliendo volontariamente e un po’ no, di seguire e continuare questa missione e ad un certo punto della nostra vita professionale, specie ora che sono quasi un ometto, abbiamo deciso di mettere insieme due tipi di esperienze e creare una sorta di metodo visto che sono anni che lavoriamo insieme. Abbiamo iniziato a mettere insieme idee, confrontarci, facendo questo metodo che ha una parte tecnica molto seria e importante, quella sulla vocalità curata da Grazia, io poi ho cercato di portare la mia esperienza. L’intento era quello di costruire un metodo che non fosse solo supertecnico, ma desse la possibilità di conoscere questo mondo e approcciarlo in maniera molto naturale, dare consigli utili per superare i piccoli problemi che puoi incontrare quando fai questo lavoro”.
Come hai appena detto, il libro è un libro-metodo sul canto con contributi importanti di esperti come Giorgia, Carlo Conti, Peppe Vessicchio e Rudy Zerbi. Secondo te il canto si può insegnare o è solo questione di talento?
“L’idea che sta alla base del libro  è che ognuno di noi ha una voce, è inutile andare a cercare, imitare la voce di qualcun altro, c’è chi ha più talento vocale e riesce a fare delle cose, poi c’è anche chi è più attore, magari non perfettamente intonato ma può trasmettere un’emozione più di un altro che è supertecnico. Il punto è andare a scoprire la propria voce, quella che ci appartiene, per questo si chiama Canta come sei, tanti ragazzi anche talentuosi non hanno un’identità o non sanno dove andarla a cercare. Il nostro  tentativo è provare a indirizzarli verso la loro strada.  Ti faccio un esempio, il mondo della musica è fatto di gente come Stevie Wonder ma anche di Joao Gilberto, un brasiliano, che non fa mille vocalizzi ma è comunque riuscito a vendere milioni di dischi raccontando la storia della musica brasiliana. Ognuno deve cercare il mondo a cui somiglia di più”.
Leggo dalle righe di presentazione del libro: “è un viaggio dentro due vite, due esperienze, unite da una sola passione”. Che cos’è per te la musica?
“Rappresenta tutta la mia vita, il canto è stato dolore, gioia, è un percorso, quando sei su un palco o scrivi una canzone, c’è un viaggio emozionale talmente grande che ti fa sentire meglio. La musica è la mia strada”.
Tutti ti ricordiamo con i Ragazzi Italiani, ma la tua carriera è fatta di tanto altro: cinema, tv, teatro. Qual è la tua dimensione perfetta?
“In questi anni, anche se con meno visibilità, ho fatto cose molto belle con artisti importanti, ho lavorato molto in teatro, poi la tv, il cinema. Una cosa che mi piace tantissimo è il teatro musicale, ora sto scrivendo uno spettacolo teatrale con le mie canzoni, cerco di portare il concerto sotto forma teatrale, raccontare storie attraverso la parte attoriale, poi segue il cinema. Io sono uno che riesce a vedere anche tre film di seguito in un giorno,  amo il cinema e mi piacerebbe farne un po’ di più”.
C’è una persona in particolare alla quale devi dire grazie?
“La prima della lista è mia sorella, è stata una madre artistica, ho iniziato da ragazzino cantando nel suo coro, ma dico grazie anche a tanti professionisti. Maria de Filippi è stata una delle prime che ha creduto nei Ragazzi Italiani, facendoci apparire nelle sue trasmissioni, Mara Venier con cui abbiamo fatto un’edizione di Domenica In, Carlo Conti del quale c’è anche un contributo nel libro. La lista, per fortuna, è lunga”.
Il titolo del libro è “Canta come sei”. E Attilio com’è?
“Uno che non ama compromessi, un ribelle, ho cambiato tante volte strada. E poi folle, sì, folle mi piace perché è un pazzo sano!”.



more No Comments marzo 1 2013 at 14:58


Grazia Scuccimarra “Il mio teatro”

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Da oltre trent’anni mette in scena spettacoli teatrali di qualità e di successo, dove la satira e la comicità intelligente rappresentano le caratteristiche predominanti

di Paolo Paolacci

Dal 22 gennaio scorso al Teatro dei Satiri di Roma presenta “Noi le ragazze degli anni ‘60″. Uno spettacolo teatrale che sembra appena uscito dalla penna di un’autrice capace di cogliere con leggerezza e stupore quello che accadeva  dentro e intorno alle ragazze degli anni ‘60.
Non potevamo quindi mancare di incontrarla.
“La vita fugge e non s’arresta un’ora, diceva Petrarca nel ‘300”.
Cosa si prova a riproporre dopo trent’anni uno spettacolo come “Noi le ragazze degli anni ‘60”?
“Non ripropongo lo spettacolo dopo trentanni, bensì lo propongo da trentanni senza nemmeno un’interruzione, è cosa ben diversa. Pochi sono gli spettacoli in grado di reggere tanto tempo senza sapere di muffa, merita un festeggiamento”.
Sì è di questo che volevamo parlare. Quanto è restato attuale?
“Uno spettacolo che ci racconta come eravamo un tempo e come siamo oggi non passa mai di moda, in fondo è comunque un pezzo di storia dell’umanità che si svolge sul palcoscenico ed è sempre interessante andare a vedere chi ti fa una bella sintesi di quello che eri e di quello che sei. Siamo tutti troppo occupati per farlo ognuno per conto proprio. E poi, si ascolta ancora la musica dell’epoca, in vetrina ricompaiono i modelli di allora, in tivvù resistono tanti personaggi di quegli anni  ancora considerati da tanti, ‘favolosi’ ”.
Certamente quegli anni hanno coinvolto un’intera generazione con la passione. Tu a cosa volevi arrivare quando lo hai scritto?
“Questo testo lo scrissi nel 1980, ben trentatreanni fa. Sentivo appunto parlare dei ‘favolosi anni ’60’. A me non sembravano tanto favolosi  e quindi mi misi a spiegare perché per me non lo fossero: temevo il ritorno di quel decennio, temevo che le donne potessero perdere le conquiste faticosamente raggiunte e mi sembra che ce la stiano mettendo tutta per mettere in discussione i traguardi conseguiti dal ’68 in poi”.
Ma chi era Grazia Scuccimarra ieri e chi è oggi?
“Grazia era una ragazza piena di ideali, di slanci sinceri, di principi radicati. Oggi è una vecchia ragazza piena di ideali, gonfia di rabbia, straripante principi oramai di cemento armato, che si sente impotente davanti allo sfacelo ma che continua a parlare, a sparlare, a litigare. Ho un bel fegato gonfio, non c’è che dire…”.
Certamente. Ma vedere un pubblico in lacrime dal ridere fa un bell’effetto positivo. A chi consigli questo spettacolo?
“Non consiglio mai di vedere un mio spettacolo, credo nelle scelte autonome, anzi, mi meraviglio sempre di come tanta gente abbia voglia di uscire la sera per venire a teatro proprio per me”.
Programmi futuri?
“Intanto che festeggio il trentennale delle ragazze a Roma e in giro per Italia, penso al prossimo spettacolo…anche quello sarà un ulteriore aggiornamento sull’evoluzione – o involuzione – della società nella quale viviamo. Bisogna periodicamente fare il punto della situazione. Il mio teatro è sempre stato questo e tale rimarrà. Una bella serata si può dedicare sempre con piacere a tutti”.



more No Comments marzo 1 2013 at 14:46


Lo strano mondo di Marc William Zanghi

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Scopriamo un artista originale che usa i colori in maniera vivace e fumettistica, creando ambientazioni in grado di stupire e incuriosire

di Massimiliano Agostini

Molto spesso ci può capitare di rimanere insensibili di fronte a un quadro che rappresenti il solito paesaggio o il solito ritratto, anche se realizzato magistralmente. Se questo succede anche a voi, è probabile che il motivo sia che non ci racconti nulla di nuovo oppure che non rappresenti il mondo che stiamo vivendo.
Marc William Zanghi è un pittore che attrae attenzione all’istante, che lascia subito il segno. Rimaniamo subito colpiti dai strani, vivaci e fumettistici colori e dai suoi soggetti e ambientazioni, che ci stupiscono e disorientano al tempo stesso. Fantasie deliranti che quasi mai sono quello che ci aspettiamo. Orsi bianchi in una foresta pluviale, una zattera con un uomo e un orso che porta sulle
spalle uno zaino, alberi dai quali cadono strane sostanze gelatinose o strani esseri informi ciondolanti sui rami. Acque che mai ci aspetteremo rosa, alberi che mai abbiamo immaginato essere di un bianco puro… Eppure c’è armonia, nulla di tutto questo stona.
Tutte visioni che non si possono raccontare, ma solo percepire guardando una sua opera. L’impatto è travolgente, perchè sfrenata è la sua fantasia, bizzarro il suo mondo che ci sbatte davanti agli occhi con una forza impetuosa.
Usando un termine molto di moda, mi piace definirlo un artista “pulp”: l’impatto violento delle sue vernici, l’estrema paradossalità dei soggetti e dell’ambientazione, la confusione generale e la libertà espressiva rendono unico questo straordinario artista.
Ogni sua opera è un viaggio, ogni sua visione un’allucinazione che non lascia mai indifferenti.
Così unico, che gli aggettivi più spesso usati, come “surrealista” per citarne uno, credo non lo identifichino bene. Cercheremo di addentrarci meglio in questo stranissimo mondo parlando direttamente con lui.
Ciao Marc. Innanzitutto grazie per il tempo che ci dedichi. Guardando tutte le mostre che stai facendo per l’Italia e in Europa, sembra quasi impossibile tu abbia tempo per questa intervista.
“E’ un piacere ricevere delle attenzioni da parte vostra quindi il tempo non è un problema. Sì è vero, fino ad oggi ho fatto molte mostre in giro ma in questo preciso momento mi godo un po’ di relax e rifletto sui prossimi passi da fare”.
Quali sono le tue prossime mostre?
“Non ho personali imminenti in previsione ma ho fatto delle mostre collettive a dicembre e questo per me è un bene perché posso rielaborare con tranquillità alcuni lavori e riflettere su qualcosa di nuovo”.
E’ impossibile inquadrarti in uno stile o corrente pittorica. Ti ho definito un’artista “pulp” per la forza e violenza dei tuoi colori,  per la paradossalità dei soggetti e dell’ambientazione e per il turbinio e la confusione che genera a primo impatto una tua opera. Probabilmente non te l’hanno mai dato del pittore “pulp”. Tu che ne pensi?
“Ah ah ah, no non mi hanno mai dato del pittore ‘pulp’ e devo dirti che lo trovo calzante e mi piace molto come definizione, credo proprio che tu abbia colto un aspetto importante del mio lavoro trovando questa definizione, grazie”.
I tuoi quadri sono tutti differenti l’uno dall’altro, probabilmente perchè il tuo mondo è infinito e le tue idee cambiano continuamente. Di questi soggetti e ambientazioni c’è qualcuno che ti è più caro?
“Se ti riferisci al fatto che ho dipinto piscine, paesaggi con scimmie bianche, isole, paesaggi urbani, paesaggi con orsi, fiumi con zattere, ecc., è vero che sono quadri molto differenti ma in realtà si tratta di cicli. Non credo di avere molte idee, me lo dicono in tanti, ma a me sembra sempre che mi sfugga qualcosa, forse è un bene, così continuo a cercarla con la pittura”.
A volte mi viene da pensare che i tuoi quadri più che un messaggio siano delle allucinazioni e un viaggio in un mondo tutto tuo, un viaggio che grazie alla forza delle tue vernici diventa anche nostro. C’è un messaggio che vuoi mandare con la tua pittura?
“No, nessun messaggio. Ovviamente l’essere attualmente un pittore iconografico fa sì che chi guarda le opere cerca di scorgerne un messaggio, che probabilmente c’è ma non è voluto. I miei quadri sono più un viaggio che ‘mixa’ la realtà di ciò che vedo e che sento intrecciata con le possibilità di ciò che potrebbe subentrare di plausibile. Questo corto circuito genera poi di fatto la ‘texture’ e le particelle cromatiche che compongono la mia pittura e l’immagine di cui le mie riflessioni necessitano in quel momento preciso”.
Ci puoi raccontare la tua esperienza più bella in ambito artistico?
“A pensarci bene non so proprio identificare l’esperienza più bella perché credo che non escluderei proprio nulla, quindi dovrei star qui a raccontare circa dieci anni di incontri, tribolazioni, gioie e quant’altro…”.
Cosa ci dobbiamo aspettare dalla tue opere in futuro?
“ Sinceramente dico che non so il futuro cosa mi porterà in termini di idee e di percorso artistico, aggiungo anche per fortuna, poiché se già sapessi cosa fare o cosa dipingere perderei l’interesse. Ma ti anticipo che in questo momento mi sto cimentando in piccole sculture che richiamano alcuni miei soggetti e questa è già una novità. Mi divertono molto e forse sono pure interessanti”.
Sempre per i nostri lettori interessati alle tue opere, a quali gallerie devono riferirsi?
“La galleria che ad oggi ha un’idea chiara e continua sul mio lavoro è Bonelli arte contemporanea di Mantova”.
Spulciando tra le miriadi di mostre che hai fatto in tutta Italia, non ne scorgo una a Roma o in provincia. Rimedierai a questa mancanza?
“Dicono che tutte le strade portino a Roma… non c’è da fidarsi dei detti a quanto pare. Spero davvero di fare una mostra a Roma che per altro mi ha già sopportato per ben otto anni della mia pre-adolescenza. Quando ciò accadrà sarà fantastico per me”.

 



more No Comments marzo 1 2013 at 14:37


Simone Montedoro

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Simone Montedoro

“Da grande volevo essere James Bond”

 

Ha appena finito di girare la fiction “Rossella 2” ed è stato protagonista in due importanti fiction televisive come “L’Isola” e “S.Barbara”, dove ha avuto l’occasione di misurarsi in ruoli e situazioni diverse. L’attore romano ha l’entusiasmo alle stelle e tanta voglia di lavorare… anche per i prossimi cento anni

 

di Silvia Giansanti

 

Impulsivo, istintivo, amante del suo lavoro, che sta arricchendo con nuove esperienze e con ruoli inediti finora al grande pubblico, a chi magari lo aveva conosciuto con “Don Matteo” e in molte altre serie televisive. Con gentilezza e animo nobile da pugile, l’affascinante attore, classe 1973, ci ha condotto attraverso il suo bel percorso artistico.

Simone, scavando nel passato, da dov’è scaturita la voglia di fare l’attore?

“In verità non sognavo affatto di fare l’attore, anche se  una volta quando mi chiesero cosa volessi fare da grande, risposi: James Bond! Comunque, la passione per il teatro è nata per caso. Feci un servizio fotografico di moda all’età di diciotto anni e da lì conobbi un agente che mi consigliò di studiare recitazione. Tutto nacque per caso appunto”.

All’inizio sappiamo che il fotoromanzo ti ha portato fortuna.

“Sì qualcosa ho fatto, ma devo ringraziare gli spot tv pubblicitari, in particolar modo quello del Grana Padano, e Don Matteo”.

A proposito della fortunata serie “Don Matteo”, come si lavora con Nino Frassica?

“Lui è un grandissimo professionista e mi ritengo molto fortunato per aver lavorato con due personaggi come Nino e Terence Hill. Frassica è un grande capocomico, unico nel suo genere, di Nino ce n’è uno. E’ stato un signor maestro per me, anche involontariamente. Per me ascoltare e osservare sono più importanti di dire e fare. Ci vogliamo bene e insieme lavorativamente funzioniamo, è un grande connubio il nostro”.

A quale generazione di attori avresti voluto appartenere?

“Al neo realismo, credo che sia stato il periodo più bello e intenso”.

Cosa ti ha dato più soddisfazione, il teatro o la tv?

“Il teatro sicuramente. E’ unico per ciò che riguarda il lavoro dell’attore, ha una continuità e un crescendo, mentre la televisione e il cinema sono fatti a pezzi. Questo non è che non abbiano valore, ma sono due cose completamente diverse. L’emozione che dà il teatro è crescente”.

Tra i tuoi impegni c’è quello per “L’Isola”, in onda su Rai Uno. Parliamone.

“Sono molto contento innanzitutto per aver lavorato con Alberto Negrin, che ritengo sia un regista davvero in gamba, una persona interessante che ha tante cose da raccontare. Questo è un progetto valido a mio avviso, perché diverso. Non è una serie, ma un romanzo a puntate molto coinvolgente che ha una tematica interessante supportata da varie storie che s’intrecciano e da tanti personaggi. Ci sono il giallo, il sentimento e l’azione”.

Riguardo al ruolo che interpreti, che insegnamento ne hai tratto?

“Adriano Liberato è una persona che cerca la verità, la cosa più difficile da trovare al mondo. E’ un personaggio molto ermetico per vari motivi e che attraverso l’amore riuscirà poi ad aprirsi”.

Ti sei presentato quindi per la prima volta in una veste inedita per il pubblico.

“Sì, mi è piaciuto molto lavorare su altre corde. In questo caso ho esplorato situazioni più profonde. Amo questo lavoro a 360 gradi e non mi piace fossilizzarmi sugli stessi ruoli o sugli stessi personaggi”.

E’ arrivato tutto insieme per te. Mi riferisco anche a “S.Barbara”, andata in onda a dicembre.

“E’ la storia della Santa; anche in questo caso è stata una grandissima esperienza che mi ha permesso di tirare fuori un altro carattere, quello del guerriero, del soldato romano che ascolta solo gli ordini di Roma e che davanti all’innocenza e alla purezza di una ragazza bellissima come Barbara, si mette in discussione. Per me si è rivelato un bel percorso interpretativo”.

Parlando di te, so che sei anche un appassionato di sport, soprattutto di arti marziali e di pugilato.

“A dir la verità non sono un grande esperto di arti marziali. In passato ho praticato molti sport come la lotta greco-romana, il rugby, la boxe e il full contact. Trovo che siano sport nobili dove esiste molto rispetto dell’avversario, ci sono regole molto ferree”.

Com’è il carattere di chi pratica pugilato?

“Conosco pugili professionisti che sono persone molto tranquille. Durante un incontro si devono rispettare delle regole, occorre molta concentrazione e aplomb per non perdere le staffe e non trasformare l’incontro professionale in uno da bar. Non a caso il pugilato è chiamato la nobil arte”.

E tu come sei caratterialmente?

(Sorride) “Non potrei mai fare incontri, poiché sono un tipo impulsivo”.

Se la salute ti assistesse, cosa che ti auguriamo con tutto il cuore, vorresti appartenere a quella categoria di attori disposti a lavorare fino all’ultimo?

“Assolutamente sì. Adesso spero che quel momento sia più lontano possibile, visto che mi reputo un novizio. Sono sicuro che avrò entusiasmo fino all’ultimo”.

 

 

 



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Roberta Albanesi

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Roberta Albanesi

Cresciuta a pane e musica

 

A quattro anni ha partecipato allo Zecchino d’Oro e nel 2000 si è esibita davanti a Giovanni Paolo II. Nella sua carriera ci sono anche sei anni a Rai International, le tournée per gli italiani all’estero e il progetto “Cantando sotto la Storia” al Parco della Musica a Roma

 

 

Abbiamo  ammirato e conosciuto   Roberta Albanesi nella sua veste di cantante  sul palco del Parco della Musica di Roma, nel corso delle belle puntate di “Cantando sotto la Storia”, un itinerario storico in musica, un alternarsi di parole, musica e manciate di storia, Roberta Albanesi, che dà voce  a tutte le canzoni che caratterizzano il tema di ciascuna serata. La versatilità  nei vari generi interpretati dimostrata da Roberta, la sua passione,  la sua partecipazione  nel raccontare tante storie diverse ci hanno  incuriosito. “Voglio fare della canzone la mia professione, perché questo mestiere mi rende felice e serena. Quando canto mi emoziono io per  prima e voglio emozionare anche il pubblico”. E’ quanto afferma Roberta con decisione, ricordando come la musica abbia fatto  parte da sempre della sua vita.

Hai iniziato a cantare a 4 anni, partecipando allo “Zecchino D’Oro”. Cosa o chi ti ha trasmesso questa passione sin da piccolina?

“L’orecchio musicale in famiglia è di mio padre. Lui ha intuito il mio talento, mia madre invece mi ha accompagnato alla mia prima lezione di canto. E devo ringraziarla ancora oggi per avermi stimolato allo studio del canto, che è fondamentale. Il talento da solo non basta”.

Nel 2000 hai cantato davanti a Giovanni Paolo II. Raccontaci l’emozione che hai provato.

“Non è la prima volta che mi viene posta questa domanda e come ogni volta ho difficoltà a rispondere. E’ stata un’emozione troppo grande e forte per descriverla in poche parole e anche cercando tra tante non so se sarei in grado di trovare quelle giuste. Posso solo dire che trovarmi davanti ad un grandissimo personaggio umano e spirituale come è stato Giovanni Paolo II per me è stato un enorme privilegio. Posso solo ritenermi molto fortunata”.

E da lì cosa è avvenuto nella tua carriera?

“E’ scaturita la prima tournée in America, a Filadelfia e Detroit, per gli italiani in America. A seguire ci sono stati sei anni in Rai International e la specializzazione in un repertorio italiano classico che risponde molto a me stessa”.

Qual è l’esperienza “canora” a cui sei rimasta più legata?

“Sono quelle che ho svolto all’estero per i nostri italiani emigrati. Nei loro occhi vedi la nostalgia e l’amore che hanno ancora per il loro Paese natale. E’ emozionate a fine concerto ascoltare i loro racconti. L’ultima esperienza lo scorso anno a Buenos Aires per i 150 anni dell’Unità d’Italia al teatro Colisuem con circa 3000 persone in standing ovation a fine concerto e il mio cuore pieno di gioia”.

Quali sono i tuoi gusti musicali?

“Negli anni ho spaziato e sperimentato tra molti generi musicali. La mia prerogativa però sta nell’importanza del testo, amo interpretare ed ascoltare canzoni con testi ‘importanti’, la melodia è quello che mi cattura. Poi per quanto riguarda l’ascolto posso dire di ascoltare veramente di tutto, non metto limiti a quello che musicalmente si può scoprire tutto ciò che mi emoziona mi piace”.

La canzone che canti spesso sotto la doccia?

“Mi viene da ridere… non canto sotto la doccia”.

Progetti nell’immediato?

“Un disco in uscita che conterrà la raccolta del meglio di ‘Cantando sotto la Storia’, il progetto che è appena ripreso al Parco della Musica di Roma. A gennaio sono in teatro con uno spettacolo dedicato alla Canzone Romana, che occupa una parte del mio cuore, e poi entro l’anno spero di riuscire a mettere in scena il mio primo ‘one woman show’ ”.

A proposito di “Cantando sotto la Storia”, che esperienza è stata?

“E’ stata per me, e continua a esserlo, una grande scuola,  un’occasione grazie alla quale artisticamente  sono cresciuta molto. Sono arrivata su questo palcoscenico  dopo un provino molto severo e il fatto di  cantare per  tutta una serata, affrontando sempre generi diversi, anche alcuni che non mi appartengono,  dalle romanze da salotto ai cantautori italiani e alla musica sposata con arte, poesia, teatro e cinema,  è stata  per me una grande sfida. Alle varie puntate partecipano, inoltre, sempre  degli ospiti, da Amii Stewart, Gino Paoli, Renzo Arbore. Quindi ho avuto anche la possibilità di duettare con grandi Artisti. ‘Cantando sotto la Storia, è un raccontare attraverso le canzoni  tanti momenti della nostra storia”.

Quali sono le tue aspirazioni e i tuoi obiettivi?

“Mi piace fare l’interprete nella sua complessità e amo cantare pezzi importanti. A volte mi definisco, nonostante la mia giovane età, ‘una cantante antica’, e forse per il grande pubblico oggi non c’è tanto spazio per me. E’ difficile  emergere,  ed escono altri personaggi indirizzati a un pubblico più giovane. ‘Cantando sotto la Storia’, forse proprio per questa mia attitudine, si è rivelato per me davvero un vestito su misura”.

Sappiamo che anche il teatro occupa un posto importante nel tuo cuore. In tal senso stai portando avanti un progetto ispirato alla musicalità romana. Ne vogliamo parlare?

“Si tratta di  ‘Roma in canta’, un racconto storico e musicale sulla mia città, che amo profondamente. Un testo  con canzoni  e con tanti personaggi legati alla vecchia Roma, che è andato in scena  una prima volta in uno scenario incredibile, il Tempio di Vesta a Tivoli.  Il mio desiderio è di riuscire  a metterlo di  nuovo in scena e sto cercando degli sponsor. I tempi oggi non sono facili per riuscire  ad esprimersi al meglio, si consuma tutto troppo in fretta. Ma io voglio insistere!”.



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La festa della radio

NATALE INN RADIO

 

La festa della radio

 

Il 5 dicembre Radio Novelli ha celebrato la radio e i suoi 56 anni di attività in un’atmosfera anni ’50. L’evento era intitolato “Natale Inn Radio”

 

Annalisa Aglioti, moglie modello di Colorado e tra le voci del programma di Radio 2 “Ottovolante”, la scrittrice Catena Fiorello, Federica Gentile  (Radio 2), Gabriella Germani, Hoara Borselli, la tennista Mara Santangelo, Simone Montedoro e Marcello Mazzerella protagonisti della fiction di Rai 1”L’Isola”, Marco Falaguasta, dal 18 dicembre al Teatro De’ Servi con “L’Ultimo Rigore”, Marco Mazzocchi, Rosanna Lambertucci, il conduttore di “Uno Mattina Storie Vere” e di “Ottovolante” (Radio 2) Savino Zaba e molti altri hanno partecipato a Natale Inn Radio, l’anteprima della festa della radio che si è svolta per l’intero periodo natalizio da Radio Novelli.

Lo show room avveniristico di via Tagliamento, punto di riferimento romano degli addicted delle novità tecnologiche, si è trasformato in un set anni 50’ popolato da PinUp per celebrare la radio, i suoi protagonisti e le ultime novità di un medium che ha saputo rinnovarsi, conservando il suo fascino nel tempo.

Per l’occasione, Radio Novelli ha presentato l’intero catalogo di radio Roberts, inclusa quella web, nata per consentire un ascolto in streaming di un flusso di contenuti senza pubblicità, suddivisi per tipologia, artista, nazione d’origine e podcast. L’intera gamma comprende tredici colori e, proprio in occasione di “Natale Inn Radio”, è stata presentata in esclusiva nazionale la “rd 60 Swarovski”, interamente tempestata dal pregiato cristallo.

Radio Novelli, store nato per promuovere la radio nel 1956,  dalla quale ha mutuato il nome, inglobandolo nel marchio, si è trasformato diventa in  una galleria espositiva della radio nella quale Anna Pettinelli, dalla sua pedana in stile vintage, ha intervistato, come in una diretta radiofonica, i numerosi volti noti, gli estimatori delle ultime tendenze del settore e le tante voci che accompagnano le nostre giornate on air.

Radio Star e Pin Up style: l’ambientazione ha richiamato i favolosi anni 50’, periodo d’oro della radio e di esplosione del fenomeno Pin Up, presenti nello store, anche in vetrina.

L’eleganza di questa femminilità retrò, curata per l’occasione dal noto look maker Stefano Bongarzone è stata il leit motiv dell’iniziativa. In un vero e proprio angolo bar anni 50’, una pin up ha offerto il Martini Cocktail, l’aperitivo cult che accompagnava il “tam tam” radiofonico delle canzoni di Elvis.

Natale  Inn Radio” è la festa di un medium che ha saputo rinnovarsi, fidelizzando il suo pubblico.



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La moda chic che fa bau bau

Diva Dogs

La moda chic che fa bau bau

 

Diva dogs: accessori ed eventi da star per i nostri amici a quattro zampe

 

 

di Camilla Rubin

 

Gli scaffali delle librerie si stanno svuotando velocemente dopo la pubblicazione del libro di Louise Harris, “Diva Dogs”, un vero e proprio manuale che aiuterà le persone a rendere fashion i propri amici a quattro zampe. Il volume è una guida informativa che indirizza i lettori in direzione del mondo dei cani e delle loro esigenze, regalando anche consigli per vestire all’ultima moda gli animali domestici. Oltre ai capitoli dedicati al look e alla toelettatura, la scrittrice ha fornito istruzioni dettagliate su come organizzare una festa a tema per i propri amici a quattro zampe. Come ha fatto la scrittrice d’altronde che, poco tempo fa ha organizzato un matrimonio da sogno per la sua Lola, Yorkshire terrier di sei anni. A volere le nozze fra i due pets è stata proprio questa signora di 32 anni, che gestisce una boutique per cani a Chelmsford, che voleva trovare il compagno giusto per la sua adorata Lola, che da qualche tempo soffriva di solitudine, perchè i due “fratelli” più giovani, Lulu e Larry la escludevano dai loro giochi. Cosi…. All’interno del parco di una villa di Bradwell-on-Sea, nell’Essex, ha organizzato una cerimonia nuziale costata complessivamente 20mila sterline, quasi 23mila euro, tra affitto della location, fiori, decorazioni, un wedding planner, personale per la sicurezza, il rinfresco per gli 80 invitati.

il vestito di Lola era una creazione da 1.000 sterline del designer canino Michelle Ochs, con gambali in Swarovski da 250 sterline e guinzaglio da 350, quello della damigella d’onore, la “sorellina” Lulu, non era certo da meno, con tanto di collana in cristalli Swarovski da 200 sterline, mentre il “fratellino” Larry indossava uno smoking da 100 sterline.

“Volevo che avesse il suo giorno perfetto”, ha dichiarato la padroncina emozionata. “Molti pensano che io sia pazza e mi rendo conto che posso sembrare un po’ esagerata – ha spiegato la Harris – ma i miei cani sono trattati con amore e io voglio dare loro la miglior vita possibile “. E la stravagante vita di Lola, Lulu e Larry verrà raccontata in un programma televisivo……………

Per dovere di cronaca… Era assai più modesto l’abito dello sposo, acquistato su eBay.

 



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Maddalena Corvaglia

MADDALENA CORVAGLIA

Maddalena Corvaglia

Le donne una “Questione di Style”

 

 

 

Un ritorno in tv con “Questione di Style” su Play.me, in cui l’ex velina bionda affronta un viaggio nel mondo femminile. Un’esplorazione che va ad arricchire il background di colei che nella vita sognava di fare la ballerina o l’avvocato

 

di Silvia Giansanti

 

Ottimista, solare e con tanta voglia di fare. Una volta superata la fase critica della maternità, la splendida Maddalena Corvaglia è tornata in tv. Nel giorno di Natale ci ha deliziato con la sua partecipazione nel presepe vivente in onda sulle reti Rai, ricoprendo il ruolo di Maria e attualmente ogni giovedì è in onda sul canale televisivo nazionale Play.me alla guida di “Questione di Style”, un programma dedicato al pubblico femminile. E’ un viaggio affascinante nell’universo donna, condito da tanti consigli e segreti. Maddalena è felice di questa nuova esperienza tv, adora la sua famiglia e all’apparenza sembrerebbe una donna a cui non manca assolutamente niente. E invece non è così. Ha nostalgia per i profumi e i colori della sua amata Puglia che a Milano, città dove vive, sono solo un ricordo lontano.

Maddalena, cosa ricordi quando ti comunicarono che sarebbe stato tuo il ruolo della velina bionda?

“Ero incredula, mai avrei pensato che mi avrebbero scelto in mezzo a tante aspiranti”.

Era questo il percorso artistico che volevi fare?

“Avevo le idee chiare e confuse allo stesso tempo. Desideravo fare l’avvocato, il magistrato o la ballerina, professioni completamente diverse tra loro. Quindi non mi aspettavo questo tipo di percorso”.

Il mestiere della conduttrice era per te una cosa innata o hai dovuto imparare iniziando da zero?

“Sono sempre del parere che s’impara facendo. Sicuramente ho ancora tanto da incamerare, ma quel che è certo che ciò che faccio mi viene facile. Anche se ho centomila persone davanti, una telecamera puntata e un copione datomi all’ultimo minuto, affronto tutto con tranquillità, grazie alla mia parlantina”.

Guardi ancora “Striscia la Notizia”?

“Quando sono a casa sicuramente”.

Ammiri la Hunziker?

“Può piacere o non piacere però è una donna e un personaggio da ammirare. Ha una bella carriera che non è facile fare in un Paese estero e in una lingua non originale”.

Prima di entrare a contatto con Vasco Rossi per via di tuo marito chitarrista (Steve Burns ndr), ascoltavi la sua musica?

“Ascoltavo solo la sua grande musica”.

Cos’altro ascolti visto che nel passato hai condotto anche programmi musicali?

“Un po’ di tutto, ma non necessariamente la musica del momento. Vado a periodi, a volte mi fisso con un artista e ascolto tutta la sua discografia e poi passo ad un altro mito. Preferisco i classici”.

Cosa ti manca del Salento, la tua terra natale?

“Il mare che è fantastico con i suoi colori maldiviani e i sapori della Puglia”.

Daresti un consiglio ai nostri lettori su qualche località da tenere in considerazione per l’estate?

“Il Salento è tutto bello, è diventato oramai quello che era Porto Cervo fino a qualche tempo fa. Molti oggi hanno scoperto la bellezza di quel posto. In realtà ne sono orgogliosa, ma adesso in estate si trova un traffico pazzesco. Consiglio di soggiornare nell’entroterra, esistono bellissimi paesini che si animano con le sagre estive e accolgono molti visitatori. Si mangia bene e si spende ancora poco”.

So che hai un cassettone pieno di diari. Continui ad imprimerci le tue emozioni quotidiane?

“Da quando c’è la bambina molto meno. Mentre prima scrivevo mattino, pomeriggio e sera, adesso mi ritrovo a scrivere nei momenti di gioia o in quelli di tristezza. La famiglia mi assorbe parecchio”.

Visto che sei una persona solare, come ti aiuti per affrontare il periodo più freddo e buio dell’anno come l’inverno?

“E’ tosta. Da quando vivo a Milano mi sono accorta di essere molto metereopatica. Quando esce il sole, il mio umore migliora nettamente. Per una nata al sud e in un posto di mare, è davvero difficile adeguarsi. Per aiutarmi penso a giacche bellissime che vorrei indossare. Bisogna trovare il lato positivo delle cose e per questo sono abituata a vedere il bicchiere mezzo pieno”.

Da quanto tempo mancavi dalla tv?

“Da un anno abbondante. Sono stata impegnata con la gravidanza”.

Adesso finalmente la fase critica è superata e sei potuta tornare in tv.

“Sì, sono tornata in tv con ‘Questione di Style’, un programma in onda su Play.me che tratta di donne. E’ un contenitore che in ogni puntata può spaziare dallo stile all’abbigliamento, a come organizzare il giorno del matrimonio, fino ad arrivare a consigli su come prendersi cura del proprio corpo e della propria bellezza”.

Lo senti tuo come tipo di programma?

“Guarda, se lo avessi scritto io lo avrei fatto magari in modo diverso. Rispetto la linea degli autori e sono molto contenta di condurre un programma dedicato alle donne per un canale che sta crescendo”.

Cosa cercano secondo te le donne di oggi?

“Vogliono sentirsi bene, valorizzando il proprio corpo e trovando uno spazio”.

Questo viaggio nel mondo delle donne ti sta insegnando qualcosa che non sapevi?

“C’è sempre da imparare, mi piace confrontarmi con loro per capire ciò che appunto chiedono e quali sono le loro paure”.

C’è stato qualcosa che ultimamente ha riempito la tua vita?

“A parte mia figlia, visto che nel mese di settembre ho condotto con Massimo Giletti ‘Una voce per Padre Pio nel Mondo’, avendo così l’occasione di avvicinarmi a questa associazione che si chiama così, mi sono recata in Africa a vedere con i miei occhi quello che realmente viene fatto per i bambini. Ebbene, sono tornata piena di insegnamenti da parte di gente che non ha nulla, ma che ha un diverso approccio con la vita, mostrando ugualmente il sorriso. Nei prossimi mesi ricondurrò il programma”.

Un pensiero per il 2013?

“Se dovessi pensare a me, tutti i pensieri positivi del nuovo anno sarebbero indirizzati a mia figlia. Visto però il momento difficile del nostro Paese, mi auguro di cuore che presto gli italiani possano ritrovare il sorriso. Basta con le schede di Equitalia che tolgono il respiro! Qualcuno che nel passato ha operato indegnamente dovrebbe mettersi la mano sulla coscienza”.

 

 

 

CHI E’ MADDALENA CORVAGLIA

Anna Maddalena Corvaglia è nata a Galatina (Lecce) il 12 gennaio del 1980 sotto il segno del Capricorno con ascendente Pesci. Caratterialmente si definisce generosa, testarda e passionale. Maddalena ha l’hobby del paracadutismo, simpatizza per il San Francisco Giants e adora il pesce crudo e la Nutella, preferibilmente non insieme! Al momento vive a Milano ma le piacerebbe vivere in qualsiasi città che abbia il mare. Possiede due gatti, è sposata con Steve Burns e ha una bimba di nome Jamie. Nel 1999 è stata scelta come velina bionda per affiancare Elisabetta Canalis in “Striscia la Notizia”. Dopo quell’esperienza ha iniziato a prendere parte in alcuni programmi tv e dal quel momento è iniziata la sua carriera come conduttrice. Tra i programmi condotti ricordiamo “Miss Muretto”, “Scalo 76”, “Balls of Steel”, “BravoGrazie” e adesso è alla guida di “Questione di Style”, un programma dedicato alle donne in onda su Play.me.

 

 



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Larry Hagman

Larry Hagman

Larry Hagman

L’indimenticabile J.R.

 

 

E’ una rubrica che ha lo scopo di farvi conoscere in maniera diversa i personaggi che ogni giorno sono acclamati da folle di ammiratori. Questa volta dedichiamo il nostro spazio al grande protagonista di “Dallas” scomparso recentemente

 

 

 

Lo sapevate che… Era nato a Fort Worth, il 21 settembre 1931 ed è morto a Dallas (già, proprio a Dallas…)  il 23 novembre 2012 per un tumore alla gola.

 

Lo sapevate che… Raggiunse la notorietà grazie al ruolo del maggiore Anthony Nelson, pilota astronauta della NASA, nella sitcom “Strega per amore” (1965-1970), con Barbara Eden, mentre divenne famoso in tutto il mondo per l’interpretazione dello spietato petroliere J.R. Ewing nel serial televisivo “Dallas” dal 1978 al 1991, e nuovamente dal 2012 nell’omonimo sequel andato in onda anche in Italia con poca fortuna, alcuni mesi fa.

 

Lo sapevate che… Era figlio d’arte. Infatti sua madre era Mary Martin, una grande attrice di Broadway.

 

Lo sapevate che… Dopo aver frequentato il College entrò nel mondo dello spettacolo. Mentre lavorava come attore in uno spettacolo di successo della madre, decise di restare dove lo spettacolo si trovava in quel momento: l’Inghilterra, fermandosi lì per cinque anni.

 

Lo sapevate che… Proprio durante quel periodo entrò a far parte dell’U.S. Air Force. Trovò anche il tempo di produrre e dirigere molti spettacoli teatrali.

 

Lo sapevate che… In quello stesso periodo incontrò e si innamorò di Maj Axelsson, una giovane designer svedese che sposò nel dicembre del 1954.

 

Lo sapevate che… Con Barbara Eden in S”trega per amore” (I Dream of Jeannie, chi non ricorda la biondina che strizzava il naso ed otteneva ciò che desiderava?) nel 1965 ottenne il suo primo grande successo vestendo i panni dell’astronauta Tony Nelson, ruolo ricoperto fino al 1970 per un totale di 139 episodi.

 

Lo sapevate che… Nel 1978 accettò il ruolo del perfido J.R. Ewing in “Dallas” che proseguì per tredici anni consecutivi, fino al 1991. La prova che il personaggio di J.R. aveva raggiunto una notorietà a livello mondiale arrivò nel novembre del 1980, quando l’episodio “Who Shot J.R.” (Chi ha sparato a J.R.) venne visto da 350 milioni di telespettatori in 57 paesi. Hagman riprese il ruolo in due film TV (1996 e 1998) e nel sequel in onda dal

2012 su TNT e trasmesso poi in Italia da Canale5.

 

Lo sapevate che… Nella sua lunga e prestigiosa carriera recitò in numerose pellicole per il cinema: tra i suoi ruoli più interessanti sono da ricordare Prima vittoria (1965) con grandi partner come John Wayne e Kirk Douglas, per la regia di “Otto Preminger, Che diritto… con tre donne a letto” (1970), nella parte di Maurice con Joan Collins, “L’ultimo colpo del’ispettore Clark” nella parte di Tudor con Henry Fonda, “La notte dell’aquila” nella parte del colonnello Pitts con Michael Caine, “Superman” (1978), nella parte di Major con Marlon Brando e Gene Hackman, mentre nel 1981 fu diretto dal grande Blake Edwards in “S.O.B.” dove interpretò la parte di Dick con William Holden Più recentemente ha interpretato Fuel nel 2008.

 

Lo sapevate che…  Quando Dallas giunse al termine, dovette affrontare la battaglia più difficile della sua vita: il cancro al fegato, causato dal suo vizio di bere. Nel 1995 si sottopose a un trapianto di fegato che gli salvò la vita, subendo un intervento durato oltre 13 ore. Una volta guarito, terminò due lavori a cui teneva molto: il film “Il terzo gemello”, basato sull’omonimo best seller di Ken Follett, e “I colori della vittoria”, film di Mike Nichols, dove a fianco di John Travolta, Emma Thompson, Billy Bob Thornton e Kathy Bates, interpretò il Governatore Picker.

 

Lo sapevate che… Nel 2006 fu ospite speciale in una puntata de “I Simpson”, dove diede voce al personaggio di Wallace Brady.

 

Lo sapevate che…  Nel 2010 prestò il suo volto come testimonial dell’impresa tedesca SolarWorld, girandone lo spot televisivo. L’attore venne scelto in quanto proprietario del più grande impianto solare fotovoltaico privato negli Stati Uniti, e quindi un grande sostenitore di questa impresa, tanto da venire appositamente in Italia a visitare l’impianto che SolarWorld donò al Vaticano a Roma.

 

Lo sapevate che… A partire dal 2012 tornò a vestire i panni di J.R. Ewing nella nuova serie del telefilm “Dallas”, recitando a fianco di altri due componenti del vecchio cast, Linda Gray e Patrick Duffy, anch’essi nei medesimi ruoli che ricoprivano nel telefilm originale.

 

Lo sapevate che… Tra i tanti riconoscimenti mondiali ricevuti, ricordiamo la stella con il suo nome sulla Hollywood Walk of Fame (1983) e la statua di cera a lui dedicata al museo delle cere Madame Tussaud’s di Londra (1980).

 

Lo sapevate che… Il 25 Novembre 2012 il Sunday Times ha pubblicato un aneddoto della sua vita, raccontata dallo stesso attore che però ne chiese la divulgazione solo dopo la sua morte. Nei primi anni ottanta l’attore era in vacanza in Romania, quando venne avvicinato da persone dello staff del dittatore Ceausescu che gli chiesero di poter usare la sua immagine nei panni di J.R. per la propaganda di regime. Hagman, con un colpo degno del miglior J.R., accettò, ma chiese in cambio una busta anonima piena di soldi di buona valuta, da lasciare in un bagno per signore. Così avvenne: la moglie dell’attore trovò i soldi nel posto prestabilito, i due spesero tutto durante la loro vacanza e l’immagine del più famoso petroliere della storia della televisione venne usata per la propaganda.



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