Alessandro Marinelli

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“Canto ciò che vivo”

 

di Stefania Di Benedetto

 

Da sempre appassionato di musica, Alessandro Marinelli nasce come batterista e, dopo varie esperienze all’interno di più gruppi, sente il bisogno di “mettersi in proprio”. Quello che colpisce ascoltandolo è che al desiderio di una futura maggiore visibilità unisce l’importanza del “mantenere i piedi per terra”. E non ha mai considerato l’ipotesi di partecipare a programmi televisivi di “talent scout” in quanto li ritiene “arene per polli da combattimento”. “E poi sono realtà per cantanti”, aggiunge. E lui non si ritiene un cantante ma un autore che canta le proprie canzoni e immagina che un eventuale pubblico apprezzerebbe non tanto la sua voce quanto i suoi pezzi veri e propri. Ha un canale youtube personale, dove carica le sue canzoni con un discreto successo. Il suo pubblico è fatto principalmente dei suoi amici di facebook e per lui la più grande soddisfazione è quella di vedere anche solo “mi piace” quando qualcuno condivide le sue opere.
Bello, misterioso e spiritoso quanto basta, con la stessa naturalezza e modestia (forse troppa?) con cui si descrive, risponde alle nostre curiosità col sorriso anche un po’ timido di chi non ama scoprirsi troppo.

“Tutto nasce quando ero bambino. Mi piaceva la batteria e a 13 anni insieme ai miei amici di quartiere formammo un gruppo”.
Come ti sei scoperto artista?
“Lavoravo in un ufficio dove facevo conti tutto il giorno. Perso tra i numeri, un giorno mi venne in mente un motivetto: chiamai quello che all’epoca era il cantante del mio gruppo (ero ancora batterista ma all’interno di un’altra band) e glielo canticchiai al telefono: era la strofa di una canzone che tra i nostri amici-fan ebbe un discreto successo”.
Cos’è la musica per te?
“Tutto. E’ il mezzo col quale ricordo o pianifico ‘le cose della vita’ “.
Una tua opinione sulla “canzone” oggi?
“Penso che ci siano un’infinità di artisti validi: sia italiani che stranieri. Sono un appassionato dei ‘padri fondatori’, Beatles, Stones, Who, ecc., ma trovo che, se si cerca e non ci si ferma su prodotti meramente commerciali, è pieno di gente che ha da dire qualcosa”.
Quali sono i tuoi obiettivi?
“Al momento sto formando un gruppo per poter suonare dal vivo le mie canzoni e divertirmi”.
Come nascono i tuoi testi?
“Esattamente come i ‘motivetti’ che invento.: sono nell’aria che ho proprio sopra la testa, li ‘acchiappo’ e li metto su un foglio di carta”.
A chi sono diretti?
Sono diretti prettamente a me. Penso comunque che, avendo una vita per molti versi simile a quella che hanno tanti altri della mia età, possano essere indirizzati anche ad altri”.

Completamente autodidatta dunque!

“Sì! Nasce tutto tra le quattro mura di casa mia ed è bello poter concretamente ‘fare’ qualcosa che hai in testa grazie alla tecnologia… E se poi i volumi non sono equalizzati o la voce non è perfetta, non importa: intanto quello che volevo dire, l’ho detto”.

Cosa o chi ti ispira?
“La musica che mi ispira è tutta quella inglese sin dai primi anni Sessanta. Guardo comunque molto anche alla tradizionale italiana. Celentano è un grande!”.
Quali emozioni provi mentre scrivi un testo?

“Quella di chi si libera di ciò che ha dentro. E il risultato è che poi mi sento molto meglio”
Quanto contano le emozioni nella tua vita di uomo e dunque di artista?
“Le emozioni sono il motore ma penso che anche se si scrive musica per una pubblicità si debba provare qualcosa”.
Ti senti un poeta o un musicista?
“A dire il vero né l’uno né l’altro. Sono semplicemente uno che si scrive e si canta quello che prova”.
A cosa pensi prima di tutto: alle parole, alle emozioni, alle note?
“Penso che le persone quando ascoltano i miei pezzi facciano caso più a ‘come giri’ la melodia e a quello che dico: senza falsa modestia non credo di avere doti canore da esibizione”.
Alcuni tuoi testi sono in lingua inglese. Perché?
“Ultimamente provo a scrivere in inglese perché, come noto, è una lingua estremamente musicale”.
Con quale criterio decidi quale sia la lingua giusta per il testo scritto?
“Le parole italiane finiscono con vocali e a volte quando si canta, specialmente alla fine dei versi, si ha ‘l’effetto marmellataaaaaaaaaaa’! Scherzo ovviamente: preferisco sempre e comunque scrivere nella mia lingua”.
Andresti mai a un programma televisivo tipo X-Factor?
“No, non credo: quelle sono arene dove ci si esibisce per le proprie qualità canore. Io non sono un cantante: sono uno che scrive quello che prova e se lo canta. Non ho mai puntato alla qualità canora: preferisco tenermi la mia voce, nel bene e nel male, particolare”.
Stai scrivendo in questi giorni? 
Sì, sto lavorando ad alcuni pezzi, tutti in Italiano per il momento, e tra gennaio e febbraio penso di registrarli in uno studio professionale. Non penso che il mio fedele Mac sia in grado di darmi i suoni che ho in testa per queste canzoni”.

Un’ultima domanda. Cosa vorresti arrivasse di te a chi leggerà questa intervista?

“Che è importante coltivare i propri interessi e concretizzare le proprie aspirazioni”.
Per chi volesse ascoltarlo:

http://www.youtube.com/user/sainto1977



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