Rosalia Cataldi: Il benessere spopola su Instagram

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Ha mezzo milione di follower ed è considerata una delle maggiori influencer riguardo ad argomenti di salute, benessere e bellezza

Sui social ha raggiunto circa mezzo milione di followers. Numeri da record che l’hanno resa un’influencer a tutti gli effetti, come certificano i suoi viaggi in giro per il mondo e le collaborazioni con brand di qualunque settore. Eppure, Rosalia Cataldi è un caso più unico che raro nel panorama di Instagram. Pur essendo una di quelle ragazze che trasmettono femminilità ed eleganza al primo sguardo, viene seguita soprattutto per i suoi messaggi positivi, sulla salute, sul benessere e sulla bellezza. Insomma, non è sicuramente la classica “bella che non balla” che ha puntato solo sull’aspetto fisico per far strage di fan. Assieme alla sorella Michela,  ha infatti creato un blog (www.cataldi.bio) incentrato principalmente sulle cure naturali e bellezza naturale. Una novità del sito, sta nei tanti consigli e rimedi efficaci rivolti agli uomini. “Mi sono accorta che sul web non c’è tanto materiale soprattutto per curare la bellezza degli uomini con rimedi semplici ed efficaci. Per cui mi sono detta: perché non scriverne con costanza alcuni?. Inoltre, per chi fosse interessato, sono in uscita due, ripeto, ben due libri di cosmetica naturale: uno esclusivamente rivolto ad un pubblico femminile, mentre uno esclusivo per gli uomini, le info a riguardo si trovano tutte sul sito”. Così, healthy e beauty sono diventati i suoi cavalli di battaglia. E, ovviamente, la dimostrazione che sui social si può puntare anche sui contenuti.

Medicina, naturopatia e psicologia: tre temi forti che caratterizzano Rosalia Cataldi.

“Sin da quando ero davvero piccola ho sempre esposto questo desiderio di voler diventare medico per aiutare gli altri. Con il passare degli anni, ho superato al primo colpo il così ambito test d’ingresso e finalmente ho potuto dare forma a quello che era il mio sogno. Andando avanti negli anni, senza nulla togliere alla supremazia della medicina occidentale su tutte le altre, ho maturato l’esigenza di studiare altre discipline coadiuvanti per il benessere e la salvaguardia della salute della gente. Ecco il motivo per il quale mi sono diplomata in naturopatia”.

Prevenzione e mantenimento dello stato di salute sono temi “forti” dei tuoi profili social e del tuo blog.

“La mia visione olistica della salute del paziente a 360 gradi, mi ha portato a conseguire la Laurea in Psicologia negli States, in quanto la persona non è solo corpo, ma anche mente ed anima e bisogna conoscere a fondo tutte queste sfumature se si vuole curare davvero con la giusta knowledge e con coscienza”.

La tua cassa di risonanza sono diventati i social network. In particolare, Instagram.

“I miei profili mi hanno permesso di essere conosciuta non solo in Italia, ma anche a livello mondiale. Sicuramente rappresentano un’arma molto potente, soprattutto quando si è molto seguiti, ecco perché bisogna sempre lanciare messaggi positivi e costruttivi. Tutti noi abbiamo la responsabilità sociale del “dare il giusto esempio”, ecco perché, se si è esposti, non ci si può permettere di sottovalutare la potenza dei messaggi che veicoliamo con queste vetrine 2.0, soprattutto perché ci sono tante ragazze giovani pronte ad imitarci”.

Si diceva: non solo immagine sul tuo profilo…

“A volte sui social vengono anche lanciati messaggi borderline rapportati alla mera vanità o al bisogno di vedere crescere la propria pagina: tante donne, soprattutto giovanissime, tendono a scattare foto in pose e atteggiamenti ammiccanti solo per crescere nei numeri. Ecco, questa mercificazione della donna, ci porta indietro di parecchi anni, perché a mio avviso ciò rappresenta un atto di sottomissione sociale”.

Nel tuo caso, il web ti ha dato la possibilità di raccontarti nel tuo quotidiano.

“Ed anche I miei hobby, su tutti quello di viaggiare: è il mezzo fondamentale per ammirare paesaggi mozzafiato e sconfiggere tutti quei preconcetti e barriere culturali radicalizzate nel corso della storia e insite nella nostra mente. Ho viaggiato parecchio anche per volontariato medico, in paesi estremamente poveri, dove ho conosciuto gente fantastica, sorrisi puri, veri…dove sono stata accolta come una sorella, dove ho ricevuto tantissima gratitudine, quando sono io in primis, a dover essere grata a tutti coloro, soprattutto i bambini, che mi hanno dato tanto, tantissimo sotto ogni punto di vista, primo fra tutti quello umano”.

Un concetto che trasmetti sempre ai tuoi followers.

“Consiglio a chiunque non l’abbia mai fatto, di pensare seriamente di fare questa esperienza che ti cambia la vita e il modo di vedere le cose. E’ come se ti dessero un paio di occhiali nuovi per vedere il mondo e finalmente riuscissi a guardare la vera essenza della vita, in un viaggio catartico di disintossicazione dalla superficialità e dai vizi del nostro tempo. Per partire basta solo aver voglia di aiutare il prossimo, di fare del bene e avere capacità di adattamento, in quanto l’acqua calda (o anche semplicemente l’acqua), i pasti giornalieri, i letti, il bagno e tutto ciò che rappresenta qualcosa di così scontato ed ovvio nella nostra società, saranno solamente un ricordo”.

CONTATTI SOCIAL

INSTAGRAM: @rosaliacataldi

LINK: https://www.instagram.com/rosaliacataldi/

FACEBOOK PAGE: Rosalia Cataldi

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more No Comments maggio 8 2018 at 12:40


Fratelli Di Carlo: La vittoria un anno dopo la tragedia di Rigopiano

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di Alessia Bimonte

La storia dei fratelli Di Carlo è una storia di grande coraggio e voglia di fare. Riccardo, Piergiovanni e il piccolo Edoardo hanno deciso, dopo la tragedia di Rigopiano che gli ha portato via i genitori Nadia e Sebastiano, di riaprire le due pizzerie di famiglia. Motivati e con i piedi per terra dopo meno di un anno da quel terribile evento sono riusciti nell’intento. Il 19 dicembre 2017 hanno riaperto a Loreto Aprutino (Pescara) “Via Veneto Pizza” in occasione del quinto anniversario della pizzeria e del cinquantesimo compleanno di papà Sebastiano. Lo scorso 19 gennaio un altro traguardo, la riapertura a Penne. Una immensa soddisfazione che riprende il lavoro da dove lo avevano lasciato i coniugi Di Carlo. Riccardo, il fratello maggiore ha 20 anni, Piergiovanni si sta preparando per la maturità e il piccolo Edoardo ha 10 anni, uscito indenne dalla valanga. Abbiamo fatto due chiacchiere con il primogenito che ci raccontato dei suoi progetti e dei dettagli sulla pizzeria.

Cosa ha significato per te e i tuoi fratelli portare avanti le attività di famiglia dopo la tragedia?

“È stata una sfida lunga, all’inizio eravamo inconsapevoli di tutto ciò che ci sarebbe toccato. Io ero l’unico maggiorenne, a mio fratello minore Edoardo è stato assegnato un tutore, i mesi successivi alla tragedia abbiamo dovuto fare fronte e tutte le pratiche burocratiche, nonché alle numerose spese da affrontare. Non è stato certo un bel periodo, ma ci è servito per schiarirci le idee e per portare avanti quello che i nostri genitori avevano costruito con tanti sacrifici”.

La vostra è una pizzeria diversa da quelle che conosciamo. Che tipo di pizze preparate?

“Sì, le nostre sono delle mini pizze del diametro di 16 centimetri che vengono cotte su delle teglie apposite. Ce n’è per tutti i gusti. Lavoriamo su prenotazione e non. Tanti sono i ragazzi che vengono a trovarci dopo la scuola e i clienti che si fermano dopo una passeggiata. Abbiamo pochi posti a sedere, circa per 10/15 persone, ma a Loreto stiamo lavorando per ampliare la sala”.

Non sei solo un pizzaiolo ma anche uno studente. Per portare avanti il lavoro hai inizialmente deciso di abbandonare gli studi che poi hai ripreso. 

“Ho lasciato l’università dove studiavo a Roma, ma successivamente mi sono iscritto a Milano. Oggi studio relazioni pubbliche e comunicazione d’impresa e al termine sogno di aprire una pizzeria anche qui, ma con formula no profit, un’attività socialmente utile per aiutare tutti i giovani che si trovano nella nostra stessa situazione. Inoltre in pizzeria abbiamo assunto sette dipendenti di età compresa tra i 20 e i 24, proprio per supportare i giovani e restituire il bene ricevuto”.



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Gianmario Viganò: “Sette. Sono solo uno stupido uomo”

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di Irene Di Liberto

Gianmario Viganò nasce a Milano, è curatore d’immagine nelle maggiori reti televisive italiane e fashion shooting. Cresce affiancando le arti della fotografia e della scrittura. Nel 2012 pubblica la sua prima opera “Human tramp” , editoriale Giorgio Mondadori, e nel 2015 “Sette. Sono solo uno stupido uomo”, Europa Edizioni. Sette è rivelazione e contraddizione. Sette è passione ed erotismo. Sette può irritare e commuovere. Sette non ha regole, se non quella di non averne . Sette ha un linguaggio semplice , spesso intimo . Il protagonista inizia il suo viaggio in Andalusia poiché sente fortissima la necessità di allontanarsi da luoghi e persone conosciute. Attraversa a piedi l’intera Spagna, con la curiosità di sapere dove lo condurranno una serie di avvenimenti all’apparenza fortuiti, decifrando un linguaggio che va aldilà delle semplici parole.  Ogni avvenimento ha un significato preciso. Nel suo e nel nostro quotidiano vi sono indizi che meritano d’essere osservati con più attenzione, come fossero un aiuto, come se servissero per trovare il senso della connessione tra un evento e l’altro .  Lungo il tragitto incontra Steve che, tramite ipnosi regressiva, lo guida negli anni cinquanta ed è, in parte, grazie a questo che intuisce dove lo stanno portando gli eventi: l’origine di ciò che accade nel presente va ricercata nelle radici del passato . Rivive una relazione amorosa durata il tempo di una sera in cui fusione di menti e corpi va oltre l’attrazione e l’erotismo, a tal punto da segnare indelebilmente l’anima e voler trovare quella passione lasciata in sospeso nel passato, per viverla nella vita attuale.   Le sincronie gli mostrano altri indizi. Gli fanno incontrare persone identiche ad altre, portandolo a conoscenza della leggenda secondo la quale ognuno di noi ha “sette“ sosia sparsi nel mondo.  Attraverso l’incontro con un’archeologa gli viene rivelata l’esistenza di manoscritti tenuti segreti risalenti al terzo secolo, in cui vengono svelati gli albori di tale leggenda.  Da questi documenti, emerge una sconvolgente verità sull’origine della Chiesa a noi nascosta per ben due millenni. Negli scritti è contenuta una grande rivelazione per il mondo intero che potrebbe provocare una forte ribellione da parte delle popolazioni se solo venissero divulgati. . Le due lettere, l’ipnosi, il manoscritto conducono il protagonista allo scopo più nobile nei suoi confronti: “ la rivelazione inaspettata “.

Da curatore d’immagine a curatore di parole: quando nasce il tuo amore per la scrittura?

“Direi da sempre. La scrittura è stata per me una sorta di evasione e un modo per fermare nel tempo emozioni provate in particolari circostanze. A volte è stata un aiuto per svuotare la rabbia e trovare quiete. Buttar fuori quello che spesso nel quotidiano, per svariati motivi, non potevo dire. Trovavo, e trovo tutt’ora, nella scrittura una sorta di amico fedele a cui mi è possibile confidare tutto senza reprimere nulla. Un amico che non si fa nessuna opinione su di me, e per questo mi ha dato la possibilità di aprirmi totalmente. In passato i miei scritti li tenevo custoditi, privati, forse, appunto, per paura del giudizio altrui, perché probabilmente ero più fragile. Ora, invece, ho deciso di tramutarli in un libro alla portata di tutti e, molto probabilmente, questa mia azione mi ha fatto capire d’essere più forte, ed andare oltre l’opinione altrui”.

7 come le 7 meraviglie del mondo, 7 come i 7 nani, 7 come la maglia di Andrij Sevcenko, 7 come…?

“7 come i 7 sosia che ognuno di noi ha sparsi nel mondo. Nel mio libro parlo delle origini di tale leggenda, e dei molteplici significati di questo numero che troviamo in moltissimi aspetti che ci circondano. Il 7 è definito come numero sacro e magico che ha il potere di condurre alla realizzazione materiale e spirituale. È il simbolo per eccellenza della ricerca spirituale”.

“Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima”. Con “Sono solo uno stupido uomo” confermi l’affermazione di Einstein?

“Una persona stupida è definita tale quando è tardo nel capire, quando non riconosce nemmeno le persone che lo vogliono aiutare, quando è ingenuo, quando si ostina a credere in un qualcosa nel quale la gran parte delle persone la pensa diversamente , quando crede in qualcosa di insensato. Ebbene sì, mi definisco così ‘Sono solo uno stupido uomo’, confermando l’affermazione di Einstein”.

Perché la scelta di ambientare il tuo romanzo in Andalusia?

“Perché quel viaggio iniziato a Siviglia l’ho vissuto in prima persona. È avvenuto nel 2008, e solo dopo diversi anni ho deciso di raggruppare appunti di viaggio e idee e dar vita a questo libro, con la speranza di trasmettere ad ogni lettore, la voglia, la curiosità, la tenacia di affrontare un viaggio con un approccio differente, creando un capolavoro non da semplice turista”.

Per riuscire a sgrovigliare la matassa della sua vita, il protagonista si sottopone a ipnosi regressiva, tu lo faresti? 

“In realtà, mi sottoposi pochi anni prima di quanto racconto nel libro. Sul fatto che possa credere o meno all’ipnosi regressiva , diciamo che mi piace sperimentare, capire, imparare e non avere barriere mentali che ostacolano, quindi non potrei dire ‘credo’ o ‘non credo’, ma semplicemente ‘provo’”.

Appena sta per mettere a posto alcuni tasselli del suo passato, insieme a quelli del suo presente, viene a conoscenza della presenza di documenti che contengono sconvolgenti verità sull’origine della Chiesa, raccontami del tuo rapporto con la spiritualità.

“È un argomento che mi ha sempre appassionato, incuriosito. Non ho mai seguito una corrente specifica di pensiero, ma mi sono avvicinato e documentato sulle varie filosofie e religioni. Soprattutto mi è sempre piaciuto osservare l’approccio mentale che hanno le persone nei riguardi del proprio credo. A questo punto della mia vita è come se mi fossi creato un personale credo, costituito da molti tasselli presi da ogni esperienza fatta”.

Allora anche noi, come Gianmario e come il protagonista di “Sette. Sono solo uno stupido uomo”, proviamo a mettere insieme i tasselli delle nostre esperienze. Grazie Gianmario. Ad maiora.



more No Comments maggio 8 2018 at 12:35


Giulia Fiume: “Il mio sogno? Vincere un Oscar”

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È reduce dal recente successo dello spettacolo teatrale “Romeo l’ultrà e Giulietta l’irriducibile”, diretto e scritto da Gianni Clementi al Teatro Roma. Un bellissimo spettacolo con un testo pazzesco e un cast ricco. Giulia Fiume, attrice che ha lavorato in molte fiction, l’abbiamo seguita anche in “Don Matteo” nei panni di Rita Trevi e qualche mese fa in “Sotto copertura 2 – La cattura di Michele Zagaria”

di Silvia Giansanti

“Per come sono fatta non avrei mai vissuto di pane, amore e fantasia. Questo aspetto dell’artista mi manca. Sono una molto radicata”. Così si descrive in poche parole Giulia Fiume, un’attrice catanese tra le più preparate del nostro Paese. A venti anni si è trasferita nella Capitale, lasciando per sempre gli studi di Giurisprudenza avviati solo per amore nei confronti del padre, per intraprendere tutta un’altra strada, iniziata già a Catania con alcune compagnie teatrali. Non vedeva l’ora di affrontare una nuova realtà, ma solo dopo un po’ di tempo ha iniziato a sentire la mancanza della sua splendida terra e a provare qualche momento di solitudine, accompagnato da qualche momento di smarrimento in cui avrebbe mollato tutto. La sua decisione l’ha aiutata e oggi Giulia emerge più che mai grazie a numerose interpretazioni in fiction tv. Tra i suoi sogni professionali, c’è quello di lavorare in radio.

Giulia come sei nata artisticamente?

“E’ stata tutta una casualità e una congiuntura astrale favorevole. Per caso mi ero avvicinata al teatro della scuola e mio padre, essendo un avvocato, si è occupato di una pratica che riguardava il compagno della mia insegnante. In questo modo mi sono avvicinata dapprima al teatro”.

Sei nostalgica degli inizi?

“Direi di no, perché sono amante del nuovo. C’è stata sempre in me una ricerca cosciente del guardare al futuro”.

La tua ambizione professionale?

“Vincere un Oscar. O meglio rappresentare l’Italia agli Oscar. E’ già accaduto con Luca Guadagnino”.

Con quali registi vorresti lavorare un domani?

“Primo su tutti Paolo Sorrentino, poi con Paolo Genovese, vorrei tornare a lavorare anche con Giulio Manfredonia e con un grande amico che è Massimiliano Bruno”.

Hai sempre avuto le idee chiare su questo mestiere? Altrimenti cosa avresti fatto?

“Mio padre voleva che io diventassi un avvocato come lui. Per accontentarlo mi sono iscritta a Giurisprudenza ma è stata una sofferenza per me. Quindi ad un certo punto, quando mi si è presentata l’occasione, mi sono buttata a capofitto sulla mia attività attuale che mi ha ripagata largamente. Mio padre mi prende sempre in giro sul fatto che studio troppo da attrice perché partecipo sempre a tanti seminari e non finisco mai di imparare”.

Hai nel tuo passato anche attitudini da cantante e ballerina, giusto?

“Sì e nella prossima vita sarò una rapper di colore o una popstar”.

Vorresti misurarti con altre esperienze nel mondo dello spettacolo?

“Mi piacerebbe tantissimo lavorare in radio. Inizialmente l’idea è stata quella di fare del giornalismo e mi sono iscritta alla Facoltà di Scienze delle Comunicazioni. Ho sempre amato il mezzo radiofonico e mi interesserebbe prendere parte a qualche programma o curare qualche rubrica. Ho partecipato nel 2016 ad un noto talent radiofonico anche per imparare alcuni segreti”.

Segui la musica?

“Assolutamente sì, ma ho dovuto fare un po’ di fatica a recuperare sulla musica italiana vecchia, poiché in famiglia nessuno la ascoltava. Mio padre è un amante della musica internazionale e mia madre della musica classica. Mi mancavano dei capisaldi, tutte quelle canzoni insomma che si cantano a ferragosto con la chitarra davanti al falò. Non sapevo una parola. C’è da dire comunque che la mia recitazione è condizionata dalla musica. Quando mi devo preparare ad entrare in scena, quando cerco uno stato d’animo e quando voglio avvicinarmi ad un certo tipo di sensazioni, mi servo della musica”.

Hai interpretato molti personaggi delle fiction tv. A quale ti sei sentita più vicino e perché?

“Sicuramente Laura Riccio di ‘Don Matteo’ è stato un personaggio a me più affine come temperamento. L’apporto del regista e di Antonio Gerardi che faceva il mio compagno durante la serie, mi hanno fatto vestire completamente il ruolo. Ero Laura e basta”.

Ti è mai capitato di essere imbarazzata in qualche scena non proprio da suora?

(Ride) “Sì, devi sapere che ho debuttato al cinema in ‘Confusi e Felici’ di Massimiliano Bruno, un film dove interpretavo una lap dancer russa. Dovevo eseguire un balletto al palo con tanto di frustino e vestito in latex davanti a Claudio Bisio e a Marco Giallini. Superare il primo momento è stato devastante. Come debutto da frustatrice è stato un po’ complesso, mi sono dovuta calare molto nel personaggio ed è venuta così fuori la mia componente dell’autoironia. E’ il grande gioco che si deve fare da attori, cioè quello di non prendersi mai sul serio. Superato lo scoglio, poi ci siamo divertiti”.

Come si difende Giulia in questo particolare settore?

“Le persone non si confrontano tutte allo stesso modo tra di loro. Non solo credo di essere stata fortunata, ma credo di essermi rapportata con le persone che ho incontrato in maniera intelligente. Quando i messaggi sono chiari, tutto quello che vedi arrivare, arriva e torna indietro. E’ stata più complessa la relazione con le donne in questa mia vita artistica che con gli uomini. Probabilmente perché sono un po’ maschia. Comunque una persona tratta con te nel modo in cui ti proponi a lei. Non giudico, non vado a fare la morale, ho una mentalità aperta e non mi importa più di tanto degli altri. Non ho mai avuto episodi troppo sgradevoli sul lavoro. Per me l’importante è che venga messa nella condizioni di svolgere la mia professione, altrimenti viene fuori la Sicilia che c’è in me”.

CHI E’ GIULIA FIUME

Giulia Fiume è nata a Catania il 22 maggio del 1988 sotto il segno dei Gemelli con ascendente Capricorno. Caratterialmente si definisce decisa, ansiosa e autoironica. Ha l’hobby della scrittura, adora gli oroscopi e le patatine fritte con la maionese. Simpatizza per l’Inter. Le piacerebbe vivere a Lisbona. Non ha animali domestici. Il 2017 è stato l’anno fortunato della sua vita. Ha un compagno anche lui attore, Federico Lepera. Ha iniziato con il teatro a Catania. Una volta a Roma, ha approfondito i suoi studi per la formazione artistica. Si è iscritta alla Facoltà di Scienze della Comunicazione e ha continuato con l’attività teatrale in lavori come “Il Testamento del Marchese del Grillo”, “A rotta di collo” e “Le relazioni pericolose”. Nel 2012 ha partecipato al corto dal titolo “White Sparkle”. Un paio di anni dopo è entrata nel cast di “Ris Messina” e di “Don Matteo”. Inoltre ha recitato sempre per il piccolo schermo per “Sotto Copertura 2”. Al cinema l’abbiamo vista in “Suburra”e in “Confusi e Felici”.



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Flaminia Bolzan: L’ascesa della giovane criminologa

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Si sta affermando come una professionista tra le più apprezzate nel mondo della criminologia. Può vantare già collaborazioni importanti nella risoluzione dei delitti più efferrati, come quello di Luca Varani

di Simone Mori

Romana, classe 1987, grandissima appassionata di tennis, la criminologa Flaminia Bolzan ci aiuta a capire qualcosa in più del complicato mondo della nera. La sua carriera sta crescendo in maniera esponenziale e in poco più di 10 anni può vantare collaborazioni per la risoluzione dei delitti più efferati degli ultimi anni, come quello di Luca Varani. Flaminia è anche un turbine di simpatia e di brio. Una persona da conoscere e che dopo questa chiacchierata vi sembrerà di averla molto vicina. Magari non troppo perché altrimenti un omicidio ci cova!

Prima di tutto in cosa consiste il lavoro della criminologa?

“Quello del criminologo è un lavoro complesso e ad ampio spettro dove il professionista studia e analizza i crimini e i loro autori. In buona sostanza ci occupiamo di ‘spiegare’ come i principali delitti si manifestano concretamente e tratteggiamo la personalitá di chi li commette alla luce di teorie e modelli scientifici. La cosiddetta criminologia ‘clinica’ poi, ha come scopo quello di valutare il caso specifico in relazione al migliore intervento possibile per la rieducazione e risocializzazione del reo, secondo quanto previsto dalla nostra Costituzione all’articolo 27”.

Esiste il delitto perfetto?

(ride) “Sì certo, è un film di Hitchcock del 1954. Scherzi a parte, ci sono delitti in cui è molto difficile risalire al colpevole se questo è particolarmente abile a non lasciare tracce, ma all’occhio di un investigatore attento non possono sfuggire le ‘note stonate’, quei dettagli a volte impercettibili che automaticamente rendono il crimine ‘imperfetto’ e per citare Sir Arthur Conan Doyle posso dire che la singolarità è quasi sempre un indizio. Più un crimine è anonimo e banale, più è difficile scoprire il colpevole”.

Come mai si sente sempre più spesso parlare di efferatezza di un delitto? C’è un degrado della società? Una cattiveria maggiore?

“Grazie al sociologo Zygmunt Bauman è stato introdotto il concetto di ‘societá liquida’ ovvero una società dove si perdono i confini e i riferimenti sociali, questo, si traduce molto spesso in una perdita di ‘soliditá’ anche nei valori. Impotenza e frustrazione sono le condizioni dell’uomo contemporaneo ed è a partire da queste che vengono fuori l’aggressività e la violenza, a cominciare dalla brutalità verbale che ormai sempre più frequentemente diventa ‘agita’ e connota alcuni delitti che di conseguenza ci appaiono efferatissimi”.

Il femminicidio: prima di tutto è corretto questo termine? So che in molti non lo accettano. C’è troppa strumentalizzazione oppure la donna è fortemente messa a rischio a causa magari di leggi poco severe?

“Femminicidio è una categoria criminologica introdotta nel 1992 da Diana Russell ed è un concetto che fa riferimento a quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta l’esito, di atteggiamenti, azioni o pratiche sociali misogine. È quindi un termine appropriato ma non va utilizzato in maniera ‘indistinta’ ogni volta che ci troviamo di fronte ad un omicidio in cui la vittima è di sesso femminile perché questo sarebbe un errore. Il rischio purtroppo non è solo frutto di leggi poco severe ma di una cultura che deve cambiare affinché le donne possano davvero essere libere, valorizzate e tutelate”.

I casi Poggi, Gambirasio, Meredith, Rea, Ragusa. Tutti hanno qualcosa che non quadra. Puoi darci una tua opinione su ognuno di essi?

“Rischierei di monopolizzare l’intero giornale se dovessi dilungarmi sul mio pensiero rispetto ad ognuno di questi. Per restare in un limite accettabile di battute posso dirti che ognuno, a vario titolo, ha messo in luce sia lacune investigative, che in particolare nel caso di Meredith sono state ben riportate anche nella sentenza della Cassazione, sia il ruolo pregnante dell’opinione pubblica che specialmente per quanto riguarda Yara Gambirasio è ancora ‘spaccata’ tra chi ritiene Bossetti innocente e chi invece è fermamente convinto della sua colpevolezza”.

Vorrei parlare ora degli infanticidi. Il piccolo Tommaso, il caso Cogne, quello di Lorys Stival. Come può accadere che tanta cattiveria si accanisca contro un bambino?

“Anche questa è una domanda che richiederebbe una risposta molto articolata perché quelli che hai citato sono tutti casi tra loro molto diversi, quando si parla dell’uccisione di un bambino infatti, specie se a commettere l’omicidio è una madre, ci si deve interrogare profondamente sulle motivazioni considerando che questi atti, proprio a causa dell’essere ‘indifeso’ che è la vittima creano normalmente un enorme scalpore e un profondo senso di sdegno. È fin troppo facile dare un giudizio morale ma non é sempre corretto parlare di cattiveria perché non sono rari gli episodi delittuosi in cui le mamme che uccidono risultano poi affette da patologie mentali o disturbi della personalità e quindi rientriamo in una sfera totalmente differente anche rispetto a quello che è il giudizio vero e proprio sul piano della pena”.

Esistono segnali premonitori che possano far capire che di fronte abbiamo un possibile killer o tutto scatta così, all’improvviso?

“Nel caso dei serial killer certamente sì, analizzando infatti l’infanzia di molti di loro possiamo riscontrare l’esistenza di alcuni comportamenti che sono statisticamente frequenti, ad esempio la violenza sugli animali e la piromania”.

Pensi che la tv sia troppo piena di cronaca nera? O magari che venga trattata non nella maniera adeguata?

“La cronaca nera è sempre stata un tema di interesse per i media ed è anche giusto, dal mio punto di vista, che le persone siano edotte su quanto accade. Penso che in alcuni programmi le vicende di cronaca siano trattate con un approccio corretto, senza spettacolarizzazioni eccessive, ma ritengo anche che alcune trasmissioni puntino invece solo sul ‘sensazionalismo’ e questo a mio avviso è dannoso perché si rischia di incentrare l’attenzione solo sugli aspetti morbosi che spesso, peraltro, sono totalmente irrilevanti ai fini dell’indagine e deviano completamente dalla notizia”.

Il caso che più ti ha sconvolto ad oggi?

“Quello di Elisabeth Fritzl, un fatto avvenuto in Austria in cui una ragazza ha vissuto segregata per 24 anni, dall’età di 18 anni fino ai 42. Elisabeth è stata imprigionata dal padre e ha subito angherie di qualunque tipo tra cui abusi sessuali da cui sono nati anche dei figli. È una storia agghiacciante”.

Questi “giochi” dove sono vittime gli adolescenti. A Tivoli c’è stato un caso di cosiddetto “blackout” in cui ha perso la vita un adolescente di 14 anni. Ci aiuti a capire?

“La voga choc di cui parli si chiama Fainting game, Choking game o Blackout, ovvero il “gioco” dello svenimento e nel caso specifico credo tu ti riferisca al caso del quattordicenne di Villa Adriana che ha tentato di impiccarsi per provare la sensazione conseguente a “qualcosa” che aveva visto pochi giorni prima in un video su youtube. Sono situazioni in cui i ragazzini preadolescenti e adolescenti, ‘sfidano’ il rischio e la paura come accade per i selfie estremi (sui binari del treno o a grandi altezze), comportamenti rischiosissimi agevolati da un’iperconnessione senza controllo in cui il virtuale va a decrementare ulteriormente la percezione del rischio esponendo questi giovani a situazioni di pericolo potenzialmente mortali. Sono fermamente convinta che per prevenire bisognerebbe intervenire seriamente nelle scuole per educare rispetto alla gravità e alle potenziali conseguenze dell’emulazione”.

Un tuo pensiero su Franca Leosini. Onestamente ammetto che quando la sento dire che lei rimane amica con i killer che intervista rimango interdetto.

“Trovo che Franca Leosini sia una professionista eccellente, una che prepara le sue interviste in maniera meticolosa studiando per mesi gli atti del processo senza tralasciare neppure una virgola. Ha una proprietà di linguaggio e una modalità di utilizzare la parola che la rendono unica, insomma, è una persona che professionalmente stimo molto. In realtà non credo che ‘resti amica’ dei killer, più che altro la Leosini ha la capacità unica di mostrare al pubblico la persona che c’è oltre il criminale e riesce a farlo proprio perché si pone rispetto all’interlocutore in una prospettiva non giudicante. Questo onestamente mi piace molto di lei e trovo che sia uno tra i tanti motivi per cui merita di essere consacrata come un’icona del giornalismo. È brava, è umana e alla competenza aggiunge un fascino e uno stile innato, come avrai capito, mi piace molto”.

Parliamo di Flaminia Bolzan e della sua vita non professionale. I tuoi hobby e le tue passioni quali sono?

“Sono appassionatissima e seguo molto il tennis, ho iniziato a giocare tardi, a 25 anni, ma da quando ho preso la racchetta in mano è diventata una vera e propria malattia, quando il meteo me lo consente e ho qualche ora libera mi trovate sicuramente sulla terra rossa. Amo la subacquea ed è per questo che le mie vacanze estive sono spesso dedicate all’esplorazione dei mari tropicali, mentre in inverno mi piace andare a ‘spaccarmi le ossa’ sullo snowboard. (ride) La lettura e la scrittura sono invece le attività più tranquille a cui mi dedico la sera con grande piacere”.

Ci puoi consigliare qualche libro per avvicinarci al mondo della criminologia?

“Un po’ di self promotion me la consentite? Se mi dici di si un libro che sicuramente vi consiglio è il mio: ‘Il lato oscuro dell’animo umano’ edito da Aracne. Se invece vi piace il cinema di genere, ‘Passione nera’ che ho scritto insieme a Claudio Mangolini. Per quanto invece riguarda la letteratura estera non posso non nominare due autrici che sono a mio avviso le vere regine del noir, Natsuo Kirino e Patricia Cornwell, con loro andate sul sicuro. Altri testi sono prettamente accademici, molto interessanti, ma forse poco fruibili per non addetti ai lavori”.

Infine, Flaminia, quali sono i tuoi progetti futuri. A cosa aspiri?

“Mi piacerebbe pubblicare un romanzo al quale sto lavorando, è un sogno nel cassetto e spero davvero di realizzarlo. Per il resto spero di portare avanti al meglio la mia professione per costruire una carriera solida, mi impegno molto su tutti i fronti e anche se potrà sembrare banale, la mia aspirazione è piuttosto semplice nel suo genere, vorrei riuscire sempre a trovare la forza e la capacità di mettere da parte i momenti meno belli che la vita può riservarci, insomma, non ho grandi velleità perché, proprio come disse Totò ad Oriana Fallaci, prendendo in prestito le parole del Principe, anche io dico a me stessa “Signorina mia, la felicità, è fatta di attimi di dimenticanza…”.

 



more No Comments aprile 10 2018 at 12:32


Veronica Loi: Una vita da influencer

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Il suo sogno è lavorare in televisione. Intanto è già una donna di successo grazie ai social, dove ha messo in fila ben oltre 130.000 follower

Una vita nel mondo della fotografia. Moda, set e social sono il suo pane quotidiano, in attesa di sbarcare in televisione. Quella di Veronica Loi è la vita sotto i riflettori di una ragazza che, alla faccia dell’apparenza, vive di valori, di poche fidate amicizie e di una timidezza che agli occhi di chi non la conosce può persino farla apparire altezzosa. Invece, la sua è una quotidianità fra studio e lavoro, fra nuove proposte e collaborazioni che le arrivano ormai da ogni parte d’Italia. Bellissima, fisico da far invidia e sguardo dolcissimo, in tasca ha una laurea in marketing in comunicazione. Insomma: oltre alle gambe c’è di più. Molto di più. Una carriera tutta in crescendo che presto potrebbe portarla nel piccolo schermo. Dalla sua Toscana ha scelto di investire su se stessa, sbarcando a Milano e giocandosi le proprie carte nel “regno” dei social, delle influencer, della moda e delle campagne pubblicitarie. Un crescendo di popolarità che è andato di pari passo col boom registrato sui social, dove ha spopolato fino ad arrivare a quota 130mila follower. “Dopo la laurea e alla fine di un grande amore ho deciso di inseguire uno dei miei più grandi sogni che era quello di viaggiare: avevo bisogno di visitare luoghi mai visti e uscire da quel piccolo “mondo” che ormai mi stava troppo stretto” racconta Veronica, che per piacere e per lavoro ha avuto la fortuna di girare mezza Europa e spostarsi fino a Miami. Insomma, tante esperienze che l’hanno formata e segnata… e che presto potrebbero portarla in tv. “Attualmente la mia base è Milano, città che mi permette di lavorare maggiormente nel campo della moda, della fotografia e in televisione; ma non nego che sto già pensando alla prossima metà…”.

Com’è iniziata questa avventura?

“La professione da fotomodella è iniziata quando ero molto piccola e se devo esser sincera non per mia volontà: come ho già detto io sono una persona molto timida, mia madre mi accompagnava e ‘costringeva’ a partecipare ad ogni casting di moda e in tv. Ho fatto delle pubblicità da piccola come Lelly Kelly e altre apparizioni, partecipato a sfilate a Firenze durante la manifestazione Pitti bimbo”.

Poi gli anni sono passati…

“Ed ho avuto il classico periodo di ribellione adolescenziale e mi sono rifiutata di partecipare a qualsiasi tipo di casting, anche perché praticavo nuoto a livello agonistico ed era un lavoro per me. Continuavo a ricevere proposte per partecipare a concorsi di bellezza, i miei mi iscrissero persino al concorso di Miss Italia a 18 anni al quale non partecipai”.

Poi, però, la ruota gira.

“Dopo un breve periodo sabbatico ripresi la mia attività da fotomodella, ho fatto campagne importanti che mi hanno portato alla ribalta nel campo dello spettacolo. Un mondo nel quale ‘sguazzi’ perfettamente a tuo agio. Un’altra mia grande passione è la moda: seguo le sfilate, le nuove tendenze, leggo riviste, blog, prendo spunto da differenti pagine web, da profili Instagram di top model che sono per me delle icone. Il trucco è essere sempre un passo avanti a qualcun altro, sfoggiare qualcosa che nessuno ha il coraggio di mettere, fare abbinamenti nuovi, particolari e soprattutto personali. Odio le copie delle copie delle copie. L’originalità è la chiave per il successo”.

Sulla base di questa filosofia, ecco il boom su Instagram.

“Ho iniziato da poco l’attività di influencer sui social network dal momento che la mia attività nella moda e con i fotografi mi ha sempre messo in contatto con brands sempre più numerosi ed emergenti alla ricerca di pubblicità e visibilità; così è nata la prima collaborazione mesi fa… Mi diverte perché amo ricevere sempre nuovi capi, fotografarli fare video promuoverli e rispondere a tutte le domande dei miei followers”.

Come te la cavi con la tv?

“Ho fatto piccole apparizioni ma attendo news! Incrocio le dita, non mi dispiacerebbe condurre un programma televisivo in futuro”.

Che persona sei lontana dai riflettori?

“Credo di essere una ragazza molto semplice, alla mano. Può sembrare il contrario, il mio esser silenziosa e riservata mi fa apparire altezzosa e con la puzza sotto il naso ma in realtà sono una persona molto timida e credo che il mio peggior difetto sia quello di non credere in me stessa e la poca autostima mi ha purtroppo penalizzato”.

Caratterialmente chi è Veronica Loi?

“Amo stare in compagnia, ridere e condividere il mio tempo libero con le persone che amo, fare scherzi, giocare: credo che la vita sia fondamentalmente un gioco e il trucco per vivere sereni sia non prendere tutto troppo seriamente, agisco di petto, mi butto ogni giorno in nuove avventure, esperienze, lavori, viaggi e il mio istinto mi guida in ogni mia pazzia. Si forse sono un po’ pazza e incosciente ma tutto quello che ho ottenuto grazie a questo sono cose che ricordo con il sorriso e non ho rimpianti in merito”.

Hobby e passioni?

“Amo la musica, il ballo la fotografia, amo scattar foto, anche se ultimatemene sto trascurando questo mio hobby ho in passato frequentato dei corsi di fotografia che mi hanno consentito di migliorare la tecnica. per cui un giorno finita la professione da fotomodella potrei passare dal lato opposto della fotocamera… chissà!”.

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more No Comments aprile 10 2018 at 12:29


Federico Le Pera: Figli d’arte non si nasce, lo si diventa!

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di Mara Fux

Viene da una famiglia molto conosciuta nel mondo teatrale. Si sta affermando come un bravo e preparato attore a 360 gradi. Anche nella vita affettiva, visto che è fidanzato con un’altrettanto bravissima attrice, che, guarda caso, questo mese è la cover di GP Magazine.

Domanda scontata: porti uno dei cognomi più rappresentativi del mondo dello spettacolo e sei cresciuto tra l’andirivieni dei più grandi artisti del nostro panorama cinematografico e teatrale. Era scontato che facessi l’attore? 

“No, non era scontato che facessi l’attore ed è vero che porto un cognome molto importante di cui, sottolineo, vado orgoglioso. Nessuno dei miei mi ha mai imposto di far parte del mondo dello spettacolo o praticarlo. I miei genitori mi hanno trasmesso questa grande passione: mia madre, coreografa e ballerina, e mio padre con mio nonno, entrambi fotografi di scena, mi hanno dato immensi spunti per diventare ciò che sono”.

“Full Monty”, nella versione teatrale diretta da Gigi Proietti è stato lo spettacolo in cui hai esordito a soli 11 anni: ricordi l’emozione del sipario che si apriva? 

“Come potrei scordarmi quel momento: è stato uno dei più belli della mia vita! Ogni volta che vado in scena, o meglio, poco prima di entrare penso sempre a quel momento… adrenalina pura! Ricordo con chiarezza che dentro di me dicevo ‘chi me lo ha fatto fare, chi melo ha fatto fare’ ed ancora oggi, ogni volta mi ripeto questa frase ma un volta dentro, lì, in scena, sul palco, esplode quella magia unica e indescrivibile. Ad esempio in ‘Full Monty’ sono stato fisicamente spinto in scena da Sebastiano Bianco, lo ringrazierò per sempre. ‘Full Monty’, ad oggi, è stata l’esperienza più bella della mia vita”.

Hai sempre accettato copioni che ti piacevano? 

“No non sempre, purtroppo. Nella carriera di un attore bisogna fare tutto e di tutto, soprattutto all’inizio. Bisogna fare esperienza e variegata. Ed anche le volte in cui il ruolo o il testo non ti va a genio, assunto l’impegno, tocca agire decisi e senza remore”.

Un ruolo che hai particolarmente amato? 

Il Tebaldo nel ‘Romeo e Giulietta’ riadattato e diretto da Gianni Clementi è probabilmente quello che ho amato di più tra tutti”.

Un ruolo che ti piacerebbe interpretare? 

“Un super eroe dalla Marvel!”.

Un regista con cui ti piacerebbe poter lavorare? 

“Sicuramente Quentin Tarantino… ma anche Virzì, Lavia e Sorrentino”.

Di recente hai interpretato lo spettacolo di Gianni Clementi “Romeo l’ultrà e Giulietta l’irriducibile” dove eri Er Cobra, un facinoroso laziale. Da tifoso romanista come ti sei sentito? 

“Posso dire di essermela cavata bene, avevo un amuleto in tasca a forma di lupetto della Roma per contrastare il fatto di indossare i panni di un laziale. Ma in fin dei conti il cuore giallo e rosso batte sempre e quindi ci dimentica che si sta interpretando il laziale. Forza Roma sempre”.

Non ti esimi dall’interpretare spettacoli avanguardisti come per esempio “Incendies” diretto da Max Vado: pensi che il teatro italiano sia più avanti o più indietro rispetto al panorama internazionale? 

“Credo che il Teatro Italiano sia al passo con il panorama internazionale, dobbiamo solo ritrovare il coraggio che avevamo fino a qualche anno fa. L’Italia sa fare teatro e probabilmente siamo i migliori su tutti quando lo facciamo veramente, ma in questo periodo storico, anche a causa di una politica malata, stiamo subendo la crisi prima di tutto culturale. Ma ci tengo a dire: Non molliamo! Facciamo Teatro! Venite a teatro!”.

Nella vita sei fidanzato con un’attrice: quanto influisce il suo parere sulla scelta di un copione? 

“Sono felicissimo di essere fidanzato con un’attrice, ma perché l’attrice in questione è Giulia Fiume. Mi spiego: inizialmente ero dubbioso. Poi la svolta. Siamo un riferimento immenso l’un per l’altra. Ci stimiamo come persone e ancor di più lavorativamente. E, oltre tutto, il caso ha voluto ci trovassimo a lavorare ripetutamente insieme, per cui siamo saldi (e non senza confronti, anche accesi!). Comunicazione prima di tutto. Il suo parere influisce moltissimo, perché mi fido di lei e del suo talento, mi conosce molto bene come attore e sa quando un copione può valorizzarmi o quando invece può danneggiarmi”.

Prossimi progetti? 

“Debutterò con ‘Generazione XX’, testo inedito di Anton Giulio Calenda, per la regia di Alessandro Di Murro, nei panni di Giacomo, un giovanissimo scrittore in crisi ed a cui di lì a poco nascerà una bambina. Quanto al resto sarete costretti a venire. Per quanto riguarda cinema e televisione per scaramanzia non dico niente per il momento”.



more No Comments aprile 10 2018 at 12:27


Soraya Susco: La passione va a cavallo

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Grazie al suo amore per i cavalli, da tre anni ha iniziato a praticare l’agonismo e a settembre scorso ha vinto il titolo regionale con ottimi risultati

di Alessia Bimonte

Soraya ha 25 anni, ama i cavalli e da soli tre anni ha iniziato a praticare la disciplina a livello agonistico. Conosciamola meglio. Soraya vive a Pratola Peligna (AQ), studia al liceo delle scienze sociali per poi iscriversi a un corso triennale sulla tutela e il benessere degli animali all’università. Non riesce a concludere gli studi accademici e si iscrive ad un corso per diventare estetista. Affianca il lavoro all’equitazione, nel 2017 è campionessa regionale come migliore atleta con migliori risultati nella categoria endurance.

Da dove nasce la tua passione per i cavalli?

“È una passione che ho sempre avuto da piccola, già dall’età di otto anni sono sempre andata a cavallo a livello amatoriale. Per un periodo ho dovuto lasciare per la mia scarsa rendita scolastica, in seguito ho ripreso, facendo ogni tipo di lavoro per potermi pagare le lezioni. Ho iniziato a praticare equitazione intensamente 3 anni fa, quando andai al circolo ippico “I cavalieri dell’antera” a Vittorito (AQ). I proprietari sono diventati la mia seconda famiglia, iniziai a prendere lezioni di equitazione con l’istruttrice Chiara Marrama (campionessa italiana endurance 2010) e iniziare la mia carriera agonistica”.

Entriamo un po’ nell’equitazione. Che sport è? Quanti tipi di gare esistono?

“L’equitazione è divisa in più discipline. Le più conosciute sono il salto ostacoli, il dressage, la monta americana e l’endurance. Quest’ultimo è quello che pratico e a mio parere posso dire che è la disciplina più impegnativa perché si tratta di “maratone a cavallo” che si svolgono in sentieri tracciati in percorsi di montagna. Le gare si suddividono in regionali da 30, 60 e 90 chilometri. Internazionali: 90, 120, 160 e 100+100 chilometri (due giorni).  Ogni 30 chilometri si rientra al campo base per una visita veterinaria obbligatoria per salvaguardare il benessere del cavallo”.

Da tre anni la tua passione è diventata agonismo. Cosa è cambiato?

“È stata per me una grande occasione di crescita personale e professionale. Molto va alla mia seconda famiglia, alla mia istruttrice Chiara che è come una migliore amica, al padre Adriano e alla sorella Marinella  che credono e hanno sempre creduto in me. Da loro ho imparato moltissimo, mi hanno sopportato e supportato in tutto, dandomi l’opportunità di gareggiare con i loro cavalli. Ho iniziato con le gare regionali, in una di queste ho rappresentato l’Abruzzo e sono arrivata seconda; hanno fatto seguito le internazionali, grazie alla messa a disposizione di cavalli del maneggio. Questo tipo di gare si svolgono in tutta Italia, ho partecipato a Pisa nel 2017, ad una organizzata da uno sceicco di Dubai, è stata la gara del secolo, in palio un montepremi altissimo, eravamo 500 partenti divisi per categoria. Sono arrivata quarantesima, ma in una competizione del genere, per me è stata una vittoria!”.

Ogni gara è diversa da un’altra. Come ti prepari? Quali sono le difficoltà?

“Sì, è vero, ogni percorso ha le sue complessità. Quando corri con un cavallo si crea un binomio, tu dai qualcosa a lui e lui qualcosa a te. È necessaria tanta tecnica, fare attenzione alla velocità, inoltre è fondamentale l’assetto, cioè non gravare troppo con il tuo peso sul cavallo. Nel mio circolo abbiamo tutti cavalli purosangue arabi che vogliono correre, e bisogna saper dosare la loro forza in base ai chilometri da percorrere. È uno sport faticoso”.

La gara più avvincente?

“Una regionale a Tornimparte (AQ) a settembre 2017 in cui si disputava il titolo di campione regionale di velocità. Una 90 chilometri con un cavallo supersonico di nome Rigoletto che mi ha fatto vivere l’emozione di arrivare prima in una gara non proprio facile. Sono stata premiata dalla F I S E (Federazione Italiana Sport Equestre) per meriti sportivi”.

Come mai questo sport è poco conosciuto?

“L’endurance non è sponsorizzato perché non riconosciuto come disciplina olimpica. Ma sono contenta che stia prendendo a poco a poco piede, è uno sport al quale può avvicinarsi chiunque, in quanto non comporta molte spese a livello amatoriale”.

Cosa ti aspetti da questo 2018?

“Ho qualificato tanti cavalli per la categoria 160 chilometri, la più difficile per intenderci. Mi auguro di poter partire per qualche gara. Ci sono tanti progetti, spero sia un 2018 col botto”.



more No Comments aprile 10 2018 at 12:24


Ivan e Paola: Due cuori uniti in un passo di danza

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Dopo aver incantato il pubblico a “Fuego Talent Show”, la coppia di ballerini si sta preparando per i Campionati Italiani del prossimo luglio

di Mirella Dosi

In tv hanno incantato gli spettatori di “Fuego Talent Show” con i loro passi di danza. Adesso si stanno preparando per i campionati italiani del prossimo luglio. E, a giudicare dall’impegno che ci stanno mettendo, sentiremo parlare a lungo di Ivan Primavera e Paola Di Pietrantonio.

Come è nata la vostra passione per la danza?

(Paola): “A 4 anni mi sono avvicinata alla danza classica. Dopo qualche anno però mi sono indirizzata verso il ballo di coppia frequentando il corso di Danze Latino americane. Nel 2004 ho scoperto i balli latini e ho iniziato a frequentare una scuola ad Avezzano. Da lì non mi sono più fermata: ho studiato Salsa Cubana e poco dopo la Los Angeles style, la Salsa Portoricana, la Bachata e il Merengue. Dal 2009 ho iniziato il mio percorso agonistico”.

(Ivan): “E’ nato tutto guardando ballare mia cugina. Ed è proprio con lei che a 17 anni ho iniziato a fare coppia. Nel 2012 un insegnante di ballo di Danze Caraibiche mi ha proposto di avvicinarmi a quelle discipline. All’inizio era un po’ titubante, ma poi sono rimasto affascinato da questo mondo e da questa cultura tralasciando pian piano le Danze Latino-Americane. E nel 2016 ho iniziato con l’agonismo”.

Da quanto tempo ballate in coppia e come vi siete “scelti”?

(Ivan): “Balliamo in coppia da 2 anni. Paola si era separata dal suo ballerino e cercava un ‘altro ragazzo per proseguire il suo percorso agonistico. Io avevo appena conseguito il diploma come istruttore di Danze Caraibiche presso la Midas Lazio. Ci ha presentati il nostro maestro”.

Perché le danze caraibiche? Cos’hanno di più per voi rispetto ad altri tipi di ballo?

(Paola): “Non siamo stati noi a scegliere le Danze Caraibiche, sono loro che ci hanno scelto. Siamo affascinati dalla storia del popolo cubano, da tutto ciò che riguarda la loro vita, gli strumenti che vengono utilizzati, i vestiti, le parole delle canzoni e i loro significati. Questa danza si può capire solo andando a Cuba. Io sono andata per la prima volta all’Havana nel 2010. La musica e il ballo ti danno il benvenuto appena scendi dall’aereo. Non esiste posto dove i cubani non ballano, lo fanno sempre a qualunque ora”.

Come si prepara una gara internazionale?

(Ivan): “Ogni competizione ha un serie di figure, pasitos, che vengono assemblati per creare una coreografia. La musica non viene scelta dai ballerini, ma dalla Commissione. Nelle classi superiori come la nostra Classe AS (Internazionale) si può ballare una sequenza più libera, seguendo sempre il regolamento, rispetto alle classe inferiori che hanno programmi più impostati. Invece nelle competizioni che riguardano gli show possiamo eseguire una nostra coreografia, anche acrobatica, accompagnata da una musica scelta da noi”.

Avete partecipato a numerose trasmissioni tv. Qual è stata l’esperienza più bella e perché?

(Paola): “Abbiamo partecipato al Fuego Talent Show trasmessa in diretta con la partecipazione straordinaria di molte stelle della TV ed insegnanti partecipanti alla trasmissione ‘Ballando Con Le Stelle’. Poi ho ballato alla ‘Vita in Diretta’ e a ‘Uno Mattino in Famiglia, esperienze entrambe belle e molto emozionanti”.

Con chi vi piacerebbe lavorare?

(Ivan): “Sarebbe affascinante lavorare con qualche attore in qualche film che parla di danza”.

Il vostro mito nel mondo della danza?

(Paola): “Jhonny Vasquez, Anita Santos, Adrian Carbajal per la Salsa cosìdetta in “Linea”; Tomasito Santamaria, Daniellson Coello Ortega, Barbara Jimenez per quanto riguarda la cultura cubana”.

Un sogno nel cassetto?

(Ivan): “Poterci affermare. Come si dice  in gergo “Salire di Livello”. Studiare sempre di più per poi un giorno trasmettere la stessa passione ad altri. E magari ai nostri figli”.

Da questa risposta intuisco che siete una coppia in tutti i sensi…

(Paola): “Siamo una coppia anche nella vita. Siamo legati dal giorno che ci siamo conosciuti”.



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Debora Scalzo: “Io resto così”

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di Francesco Fusco

Debora Scalzo, autrice di “Io resto così”, il romanzo che ha come protagonista Stella e ambientato lungo la Milano dei Navigli. Un punto di riferimento di molti giovani, ma soprattutto inizi di grandi e indimenticabili amori.

Debora, raccontaci come è nata l’idea di scrivere un libro… perché hai voluto dedicare la tua opera alla Polizia di Stato?

“Il libro è nato di getto e di notte, in tre mesi intensi e pieni di ispirazione per me. Avevo bisogno di scrivere questo libro, di scrivere questa storia e di urlarla al mondo. La storia di una donna combattente, una guerriera fragile e forte al tempo stesso, la storia di una donna unica e indimenticabile. Il romanzo è una dedica speciale non solo a tutte le donne, ma anche alle Forze dell’Ordine, alla loro vocazione che nasce da dentro, al loro coraggio, al loro sacrificio, a quel ‘esserci sempre – vicini alla gente’, un omaggio a loro e un ricordo alle loro famiglie. Un libro anche e soprattutto per i giovani, per far capire la vita vera di un poliziotto, un uomo a 360° gradi. Uomini profondi, che provengono dalla migliore scuola: la strada e la vita”.

Chi è Stella e quanto c’è di autobiografico nel tuo romanzo?

“Stella è una donna molto sensibile, dolce, a tratti malinconica ma allo stesso tempo molto forte e combattiva. Una donna che in giovane età, subirà una violenza sessuale dal suo maestro di musica. Una donna che vivrà un’adolescenza traumatica, allontanandosi dagli uomini, poiché provava schifo e odio, si allontana dalla musica la sua più grande passione e anche per un periodo da Forze dell’Ordine e psicologi, poiché pur standole vicino, le ricordavano questo abuso. Ma sarà proprio grazie a un giovane poliziotto napoletano che scoprirà il senso della vita, che riprenderà la sua più grande passione la musica, il pianoforte, ma soprattutto che scoprirà l’amore quello con la A maiuscola. Il libro non è autobiografico, ma c’è molto di mie esperienze di vita vissuta”.

Sappiamo che collabori anche con alcune etichette discografiche in veste di autrice. Quando sono nate queste collaborazioni?

“La musica fa parte di me da sempre, ho studiato da bambina al Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Asti, pianoforte, canto e solfeggio. La mia prima canzone la scrissi a 11 anni e ricordo ancora il titolo “Lacrime che non scendono”. Crescendo ho avuto il grande onore di partecipare alle Masterclass di Scrittura di Roberto Casalino (Autore di Giusy Ferreri, Alessandra Amoroso, Francesco Renga, Emma Marrone, Fedez e tantissimi altri) sia a Milano e sia a Roma. Ricordo ancora quando gli presentai ‘La Sofferenza’, canzone dedicata alle Vittime in Servizio della Polizia di Stato, ne rimase colpito e commosso. Fu un momento magico, difatti la canzone è inserita anche all’interno del mio romanzo ‘Io resto così’, ed ho ricevuto molti Premi, grazie alla Polizia di Stato sempre presente nella mia vita. E poi ho avuto il privilegio di conoscere Sergio Vinci (Autore di Laura Pausini, Nek, Noemi, Alessandra Amoroso e molti altri) durante una sessione di scrittura autorale in Emilia Romagna, e dopo aver collaborato alla scrittura di un pezzo molto bello insieme, mi ha chiesto di collaborare con lui, anche come autrice musicale per la sua Big Fat Music Production (Etichetta Discografica), ho accettato subito abbiamo cominciato a scrivere molti pezzi insieme, di cui uno speciale, che prossimamente uscirà nell’album di un giovane cantante che ha partecipato a ‘Io Canto’ e ‘XFactor’, quindi ne sono felice. Inoltre, collaboro anche come Autrice Musicale con l’Etichetta Discografica Nuvole e Sole Produzioni, insieme ad Andrea Papazzoni (Autore di Noemi, Antonino, Giulia Luzi e molti altri) e Arianna Mereu. Con il Maestro Marco Werba, noto compositore cinematografico, di colonne sonore internazionali, sto lavorando a un progetto musicale molto importante e poi nuove collaborazioni importanti in arrivo, di cui al momento non posso ancora ufficializzare, ma di cui ne vado orgogliosa, poiché si tratta di un grande artista che stimo da sempre. Ovviamente ho anche il famoso sogno nel cassetto, quello di poter un giorno scrivere per artisti che amo profondamente: Mina e Celentano (due miti), e anche per due artisti che definisco due poeti: Fabrizio Moro e Tiromancino, chissà che magari un giorno non si realizzi”.

Ultimamente sei stata ospite in varie trasmissioni tv per parlare del tuo libro. A chi vorresti farlo leggere?

“Essere invitata in trasmissioni molto importanti mi ha emozionato parecchio, ne sono stata felice e grata, poiché hanno dato modo di far conoscere la storia di Stella a tantissime persone, hanno dato modo di ricordare le Forze dell’Ordine, la Polizia di Stato che io definisco spesso ‘i miei ragazzi’, tanto amore e sostegno per loro e per le loro famiglie. Sicuramente ‘Io resto così’ vorrei che lo leggessero tutte quelle persone che hanno giudicato o che giudicano questi ragazzi, per far capire loro, chi c’è dietro e oltre la divisa, un uomo che ama, vive e fa sacrifici come li facciamo noi, solo con quella certezza in più di svolgere un lavoro dove sa quando esce di casa e non sa quando ci ritorna, definisco la vita/vocazione di questi ragazzi, come la vita di un Pilota di F1: responsabile, coraggiosa e soprattutto rischiosa. Vorrei che arrivasse ai ragazzi, questo mio pensiero, vorrei che arrivasse ai ragazzi la Vita di tutti i miei Vincenzo di ‘Io resto così’”.

E’ vero che ci sarà un film? Ci puoi anticipare qualcosa?

“Sì, ‘Io resto così’ diventerà film per il cinema, diretto da Marco Pollini e prodotto dalla Ahora Film Production, di cui io ne ho firmato la sceneggiatura. Posso dire che stiamo lavorando ad un progetto molto importante, molto profondo e forte al tempo stesso. Un film dedicato a tutte le donne, contro la violenza di genere e un grande omaggio alla vita e al sacrificio delle Forze dell’Ordine e l’amore delle loro famiglie sempre presenti. Il film uscirà al cinema il prossimo anno, come dico sempre ci stiamo lavorando passo dopo passo, d’altronde chi va piano, va sano e lontano. Posso solo dirvi questo, che l’attesa avrà la giusta ricompensa”.

Uscirà un nuovo romanzo? Progetti futuri?

“Sì, posso confermare a breve l’uscita del mio nuovissimo libro, oltretutto il seguito finale di ‘Io resto così’ , il titolo ancora top secret, ma sarà un libro con una storia molto molto intensa e profonda. E’ un’ulteriore dedica alle donne, ma soprattutto se qui mi rifacessi la domanda ‘A chi vorresti farlo leggere’, sono certa che ti risponderei che vorrei lo leggessero tantissimo gli uomini, per far capire loro tante troppe cose fondamentali nella vita di un uomo con la U maiuscola. E poi c’è anche un’idea artistica, abbozzata per il prossimo autunno, forte e ironica, insieme a Cristian Cocco (Inviato di Striscia La Notizia, Attore e Scrittore), e un Cortometraggio su una tematica molto importante per i giovani, con il Regista de La 7 Luciano Fontana. Girerò da aprile l’Italia con i miei workshop di scrittura emozionale, andando anche come Agente Editoriale Kimerik alla ricerca e scoperta di nuovi autori e nuove emozioni, quindi grata al mio Editore per avermi permesso tutto ciò e credere in me. In ultimo, un progetto molto importante anche con l’estero, al quale al momento non posso dire di più, ma di cui ne sono felice, sarà un qualcosa di totalmente diverso che andrà ad aggiungersi a questa mia grande passione per la scrittura”.



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