DJ Giovannino: “From my house in da house” (Da casa mia, il posto giusto)

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Da casa sua, in via della Pace a Roma, diffonde nell’aria una selezione musicale tratta dalla sua collezione di vinili. Un modo originale di condividere la musica e trasformare il centro storico in qualcosa di più vivo e allegro, nel segno della sua bellezza

di Marisa Iacopino

Da qualche tempo, passeggiando per i vicoli di Roma, vi può capitare di essere avvolti da una nuvola di musica che, diffondendosi dalla finestra d’un appartamento, vi catapulti in una dimensione di festa popolare dal sapore vintage. Ideatore e promotore di tutto questo è Giovanni La Gorga, alias DJ Giovannino. A partire da giugno dello scorso anno, dalla sua abitazione in Via della Pace ha lanciato il format “From my House in da House”, un’accurata selezione di vinili da ascoltare e ballare per strada. In sostanza, la lusinga del suono perché si smorzi il rumorio d’un centro storico sonnacchioso, sempre più indifferente alla sua bellezza, e perché i cittadini tornino ad appropriarsi di questa parte essenziale della città.  “From my House in da House” (Da casa mia, il posto giusto) per incontri in musica di qualità, dal sound anni Settanta e Ottanta alla house music moderna. La singolarità dell’iniziativa ci ha spinti a volerne sapere di più. Abbiamo posto qualche domanda al suo ideatore.

Qual è l’intento di “From my house in da house”? 

“F.M.H.I.D.H è un format che ha l’intenzione di manifestare in maniera pacifica e musicale delle situazioni di degrado urbano e sociale che avvengono in alcuni scorci della nostra città”.

“In da house”, mutuato dallo slang americano, per significare “il posto giusto”. Da casa tua, in Via della Pace, a un appartamento di Campo de’ Fiori dove si è svolto il secondo evento, sei dunque alla ricerca dei posti giusti per ritrovare l’anima della città e ridare Roma ai romani?

“Sì, esatto! Posti che ormai hanno avuto una sorta di abbandono dai propri abitanti, e sono stati conquistati esclusivamente dal turismo becero che gli ha fatto perdere tutte le forme tipiche della convivialità di questi quartieri”.

Pensi che il degrado urbano nella nostra città sia causato dall’abbandono da parte dei suoi originari abitanti, magari a causa della trasformazione economico-sociale che ha consegnato il centro storico nelle mani della mercificazione turistica?

“Come già accennavo, succede che gli operatori che lavorano da sempre in queste zone lasciano le proprie attività per darle a imprenditori che se ne infischiano di rispettare la tradizione e l’estetica di certi spazi, e si adeguano per interessi economici al turista, cacciando così gli autoctoni”.

In cosa si differenziano i romani di un tempo da quelli di oggi?

“Non penso che ci siano differenze ma adeguamenti al cambiamento socio-culturale. Il problema è che il sistema cambia certe cose, e spesso non fa attenzione a quello che provoca. il Romano se accompagnato nel giusto percorso apprezza e valorizza. Diversamente, s’impigrisce e dimentica facilmente”.

Buone vibrazioni ed energia giovane per ridare slancio e nuova vita a vecchi vinili. Come dire, il bello non ha tempo. Quanto c’è di nostalgico  in questa riproposizione di musica suonata da una finestra?

“Nulla di nostalgico. il vinile c’era e c’è sempre stato per chi fa questo lavoro seriamente. Dalla finestra si suonano dischi di qualità, e la gente apprezza, niente di più semplice…”.

Credi che il mestiere di dj sia inflazionato, caduto in rovina come gli stessi luoghi storici di Roma?

“Purtroppo sì… ma per fortuna ci sono ancora molte persone serie che tengono duro e danno esempio. Poi come tutti i lavori artistici, i risultati si vedono sulla lunga distanza. Chi sa dire qualcosa in questo mestiere, avrà sempre qualcosa di bello da comunicare. Gli improvvisati si troveranno senza argomenti, a un certo punto del cammino. Così, una selezione naturale ci dirà la verità”.

Cosa pensi di certi eventi artistico-musicali di oggi,  e dei vari talent show? 

“Ci sono cose belle e cose brutte, magari ben organizzate ma con degli scarsi contenuti artistici. I talent possono essere divertenti, ma chi è bravo diventerà bravo senza bisogno di talent. Lo dice la storia e, per fortuna, anche il presente.”

Visto che la periferia è oggi sempre più vicina al centro, e non solo geograficamente, pensi che si potrebbe portare il tuo Dj set anche nell’hinterland, o i luoghi classici della romanità restano condizione essenziale per questo tipo di eventi? 

“Il mio progetto non ha barriere, lo farò ovunque sarà necessario e ce ne sarà bisogno.  Ovunque qualcuno vorrà vivere quest’esperienza, e non solo a Roma. Sono già in trattative anche per altre città, sicuramente più accoglienti della mia Roma, per quanto riguarda burocrazia e permessi”.

Una canzone con cui ti piacerebbe identificare questo tuo impegno artistico…

“Non c’è! Però ogni volta che finisco F.M.H.I.D.H. prendo il microfono e dico ‘Questo disco è per chi sa amare…’ e metto ‘Amarsi un po’ ‘ di Lucio Battisti”.

Lasciamo DJ Giovannino sicuri che la sua musica a cielo aperto nel cuore di Roma abbia scaldato gli animi dei molti viandanti,  reso più lievi i loro passi, e che le note dell’indimenticato Lucio abbiano fatto ballare, e sognare, coppie d’innamorati che, per loro fortuna, si trovavano a passare di là.  L’augurio è che tutto questo si ripeta presto da tante altre finestre.



more No Comments febbraio 8 2019 at 13:48


Cristina Roncalli: “Voglio far rivivere Marilyn”

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Forte e volitiva, Cristina Roncalli, pronipote del famoso Papa, sta intraprendendo un percorso doloroso, fisicamente parlando, per diventare la Marilyn Monroe italiana, con la speranza di poter entrare nella casa del Grande Fratello: dimostrare alla gente come vivono Cristina e Marilyn nella stessa persona

di Silvia Giansanti

L’abbiamo intervistata un anno fa circa, scavando nella sua infanzia non molto felice e conoscendo la sua vita movimentata come se fosse un romanzo, dove non ci si annoia mai. Di cose Cristina ne ha da raccontare; dalla sua famiglia al suo lavoro, dalla bella gente che incontra all’esperienza con il paranormale, fino ad arrivare ad un percorso che la porterà ad essere la nuova Marilyn Monroe. Una delle icone più amate del mondo vive in lei. Cristina non è una qualsiasi, oltre ad avere doti nel campo artistico, è come una prescelta su questa Terra. Una persona speciale e originale.

Cristina, è trascorso un anno dalla tua versione mora. Cos’è successo nel frattempo?

“Sono diventata mora per amore, ma nel giro di venti giorni sono tornata bionda per stare bene con me stessa. Sono bionda anche dentro”-

Quali sono i tuoi impegni professionali attuali?

“C’è la tv dove sto curando una rubrica che si chiama ‘Tendenze e Confidenze’, in onda su Canale 10, dove raccolgo quelle che sono le confidenze dei miei fans, dei miei followers. Per anni mi sono trovata a dare dei consigli alle ragazzine sul corpo, sull’immagine e sulla notorietà. Ho sempre risposto, nonostante il poco tempo a disposizione, a tutte le domande che mi sono state poste sui social. E allora insieme al conduttore Carlo Senes, che ringrazio, abbiamo deciso di dare voce alle persone che mi scrivono da casa, quelle che non hanno una popolarità, ma che per un attimo magari vogliono sentirsi importanti”.

Com’è articolato il programma?

“Ogni volta leggo quattro storie vere di persone comuni. Sto ricevendo inaspettatamente tantissime mail, perché non pensavo di essere così seguita, dove cerco di dare l’opportunità a chi vuole un po’ di popolarità, cosa che desideravo anche io da piccola. Dare un sorriso è sempre una cosa positiva. Oltre alle storie leggere che parlano di aspetto fisico e di carriera, ci sono anche quelle più delicate che trattano argomenti di bullismo, come mi è capitato di recente da parte di una ragazza obesa”.

Hai un segreto per mantenerti in forma?

“Non faccio palestra per mancanza di tempo, ma seguo tramite un nutrizionista un’alimentazione equilibrata. Ultimamente sono diventata anche vegana e mi sento meglio a livello di energie, di allergie e di peso. Finalmente dormo meglio anche la notte. Non penso di essere bella, ma una che ha una personalità importante che emerge. La bellezza parte da dentro, anche se un po’ Madre Natura mi ha aiutata”.

Tornando alle tue attività, qualche mese fa hai anche presentato un video.

“In un giorno d’estate casualmente ero al mare e due ragazzi semplici mi hanno riconosciuta. Mi hanno proposto di prestare la mia immagine per un loro progetto. Pur non essendo del campo musicale, hanno scritto un brano ‘Baila Bonita’. Questo brano estivo parla di una bella ragazza che fa impazzire gli uomini. Mi sono così prestata in questa nuova e bella avventura per me, dando così una mano a questi giovani che volevano magari creare qualcosa di loro, sia in veste di autori che in quella di cantanti. Il pezzo ha avuto circa 150 mila visualizzazioni nel giro di due mesi. A livello mediatico ha anche funzionato. Non sono una che si chiude e che si sente arrivata”.

In questi mesi abbiamo letto su varie testate, dichiarazioni velenose nei confronti di qualche tuo ex. Come mai sei arrivata a questo punto?

“Questo è un tasto dolente. Io vivo praticamente d’amore e quando non sono innamorata o fidanzata, vivo la mia vita scarica. Ho un matrimonio alle spalle e un grande amore di nome Gianluca che è arrivato dopo nel 2012. Era un ragazzo più giovane di me e per questo ho dovuto subire tante critiche da parte della sua famiglia. Ho lasciato Bergamo dove in quel momento lavoravo e mi sono trasferita a Torino per convivere con lui. Non facendo parte del mondo dello spettacolo, per Gianluca è stato complicato capire i miei ritmi e meccanismi. Era uno scontro tutti i giorni. E’ stato un amore combattuto e quando ha deciso di lasciarmi, per me è stato un lutto. Io lo porto ancora oggi nel cuore. Se dovesse arrivare di nuovo nella mia vita, mi rimetterebbe in crisi. Ho sempre sofferto in amore proprio come la grande Marilyn Monroe”.

Che ci dici di Mariano Catanzaro, il noto tronista di “Uomini e Donne”?

“Ho avuto una parentesi d’amore con lui che da buon arrivista ha giocato col mio personaggio, sfruttando le mie conoscenze che avevo all’epoca. Ecco perché l’ho bacchettato pubblicamente. Dopo sei mesi ho deciso di lasciarlo. E’ solo un ragazzo bello ma privo di contenuti. Ho incontrato anche Fabrizio, un ragazzo di Lariano con il quale sono rimasta in amicizia, ma che a modo suo mi ha amata molto. Potrei inoltre fare i nomi di attori famosi con cui ho avuto una storia non dichiarata. Come dice qualcuno ‘tremate, tremate, che prima o poi la bomba esplode’”.

Apriamo una parentesi sul paranormale, visto che hai avuto a che fare con alcune esperienze particolari. 

“Dal momento della mia nascita ho avuto esperienze col paranormale. Mia mamma mi ha raccontato che da piccola parlavo con le anime. Ricordo che nel giardino della casa di mia nonna mi appariva una bambina. In seguito abbiamo scoperto che in tempo di guerra, in quel giardino era morta una bimba. Da piccola pensavo di poter benedire le pietre, avevo questa sensazione, Cristina Roncalli aveva qualcosa di diverso. Mi hanno anche portato dallo psicologo ma senza riscontrare stranezze in me. Era più giusto portarmi da un sacerdote”.

Ancora oggi vivi questo tipo di esperienze?

“Purtroppo sì e mi riferisco a eventi negativi. La gente mi prende per visionaria e per pazza, ma io ho vissuto veramente in prima persona queste cose che molti non raccontano. Soffrendo di insonnia, ho assistito a manifestazioni che mi hanno spaventata moltissimo, soprattutto quando mi si è presentato davanti agli occhi il diavolo con le grandi ali. Mi è accaduto in una casa dove c’era evidentemente qualcosa di negativo. Mi sono recata anche in Sardegna da un prete, il quale mi ha fatto una rivelazione molto importante. Mi ha detto di essere il frutto di un patto fatto con qualche entità superiore, sette generazioni fa dalla mia famiglia. Sono una prescelta e sto pagando. E’ come se stessi salendo sempre su di un muretto per poi puntualmente cadere. Tutta la mia vita è stata un travaglio”.

Proprio come Marilyn.

“Esatto. A dodici anni mi è apparsa pure lei. Ho persino avuto in mano il suo rossetto in un’occasione. Ho deciso così di fare una scelta mirata, ho in comune con lei un sacco di cose che mi fanno pensare. Dato che tutti riscontrano una certa somiglianza, ho iniziato un lungo e doloroso percorso fisico seguito dal dottor Sandro Stiffi, per avere le sue caratteristiche. Lei merita di rivivere. Sostenuta dalla mia agente Annalisa Grandolfo, sto realizzando questo sogno”.

Quali sono i tuoi obiettivi?

“Entrare nella casa del Grande Fratello. Per questo spero che Barbara D’Urso mi accontenti. E come dico sempre, W la vita!”.

CHI E’ CRISTINA RONCALLI

Cristina Roncalli è nata a Cagliari il 20 aprile sotto il segno dell’Ariete con ascendente Sagittario. Caratterialmente si definisce forte, estroversa e testarda. Adora l’amatriciana, ha come hobby il canto e tifa per l’Atalanta. Le piacerebbe vivere a Los Angeles. Non ha mai posseduto animali domestici. Il suo anno fortunato è stato il 2006. Attualmente è single. Ha iniziato a muovere i primi passi nel campo della moda e la prima esperienza l’ha avuta negli anni ’90 nel programma tv “Carramba che sorpresa”. A seguire alcune ospitate nei programmi di Barbara D’Urso, Maurizio Costanzo e di Mara Venier. Ha preso parte a numerosi eventi. Oggi è una presentatrice e show girl che ha condotto programmi su varie tv regionali. Ha anche un’agenzia di modelle tutta sua, la Cristina Roncalli Events. Adesso cura una rubrica su Canale 10 in “Tendenze e Confidenze”.



more No Comments gennaio 11 2019 at 14:23


Paola Cortellesi: “La befana? Siamo tutte noi”

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È considerata una delle attrici più brillanti del cinema italiano. Ha portato sul grande schermo la “vecchina” più amata dai bambini. L’ha fatto con tutta la sua ironia e bravura. Divertente la sua battuta contro il maschilismo che privilegia Babbo Natale

di Giulia Bertollini

Ci voleva l’ironia e il coraggio di Paola Cortellesi per portare sul grande schermo la vecchina più amata di tutti i tempi nel film “La befana vien di notte”. Una sfida elettrizzante che l’ha costretta a sottoporsi a lunghe sedute di trucco e ad affrontare un’intensa preparazione fisica. Solo per questo, la sua streghetta meriterebbe un trattamento di favore rispetto al troppo spesso privilegiato Babbo Natale, come da lei stesso dichiarato. In questa chiacchierata, Paola apre i cassetti dei ricordi rivelandoci aneddoti e curiosità legate alle festività natalizie.

Paola, ti senti come la Befana una supereroina?

“Tutte le donne sono delle supereroine per le cose che devono affrontare. Inoltre questa insegnante ha una missione importante: far capire ai suoi studenti la necessità di stare in gruppo, di far squadra perché da soli non ci si fa. La battuta contro il maschilismo che privilegia Babbo Natale l’ho scritta io. Lo sceneggiatore mi ha chiesto di dire la mia e io ho voluto offrire questa Befana femminista che ce l’ha con Babbo Natale che raccoglie solo glorie, è testimonial della bibita gassata più famosa al mondo mentre alla Befana non hanno offerto neppure la pubblicità del lassativo ed è sempre stata lasciata un passo indietro perché femmina”.

E’ stato difficile entrare in questo personaggio?

“Non ho studiato molto perché ce l’ho dentro. La fatica più grande è stata però quella di trascorrere cinque ore al trucco. Devo ammettere che la maschera è bellissima perché asseconda tutte le espressioni del viso senza alterare eccessivamente la fisionomia. Ho sempre amato le trasformazioni e ne ho fatto il mio marchio di riconoscimento molto spesso”.

Sei contenta di essere in sala con Mary Poppins?

“Non ho stappato lo champagne quando ho saputo che uscivo al cinema nella stessa settimana di Mary Poppins, un’altra grande icona dei bambini. Ma lei ha avuto tutte le glorie possibili, mentre noi mettiamo in scena un’eroina nazionale. E poi la befana esiste a differenza di Mary Poppins”. (ride)

Come la metti adesso con tua figlia? Crede davvero che sia la Befana?

“Mia figlia è stata sul set, ha seguito la lavorazione anche se quando mi vedeva col trucco da Befana faceva un po’ fatica ad avvicinarsi, ma lei sa che faccio l’attrice e che questa volta ho dovuto interpretare un personaggio reale. Mi ha fatto una sola domanda: la Befana ha visto il film?”. (ride)

Che ricordi hai di Piazza Navona il giorno dell’Epifania?

“Quando ero piccola Piazza Navona era sempre piena di gente. Quanto mi piaceva mangiare la mela stregata ricoperta di cioccolata!”.

Quando eri bambina, ricevevi più dolci o carbone?

“La Befana mi portava anche il carbone a conferma del fatto che gli errori dei bambini vanno sottolineati. Anche attraverso il gioco si possono insegnare piccole verità. Anche a mia figlia ho regalato un po’ di carbone. Allo zucchero però, altrimenti avrebbe sporcato casa”. (ride)

Qual è il tuo film di Natale preferito?

“Sicuramente ‘E.T.’ di Spielberg e Frankenstein Junior. Adoro anche Mary Poppins anche se spero che quest’anno lasci spazio a noi”.

Cosa hai trovato nella calza?

“Sono contenta già così come sono. In questo momento sembra brutto dirlo ma non mi aspetto nulla neanche dal 2019. Le aspettative non vanno mai bene quindi preferisco fare il mio lavoro cercando di dare il massimo”.

Progetti futuri?

“Sto lavorando al film “Tutti sanno tutto” scritto da me, mio marito Riccardo Milani, Furio Andreotti e Giulia Calenda. Uscirà in questo 2019 ma al momento non posso rivelare di più”.



more No Comments gennaio 11 2019 at 14:20


Alessandra Mastronardi: “Voglio dedicare il mio successo a chi continua a credere nei propri sogni”

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La vedremo a breve al cinema nel film “Bugiardi”. Le ultime settimane dell’anno che si è appena concluso l’hanno vista protagonista in due serie di successo: “I Medici 2” e “L’Allieva”. Alessandra è un’attrice in continua ascesa

di Giulia Bertollini

Con la sua eleganza non passa inosservata. Oltre ad essere un’attrice molto apprezzata si è trasformata in pochi anni in una vera e propria icona di stile tanto da essere stata paragonata per la sua bellezza acqua e sapone a Audrey Hepburn. Stiamo parlando di Alessandra Mastronardi, protagonista qualche settimana fa delle due fiction di successo di Rai Uno “I Medici 2” e L’Allieva 2”. Due progetti importanti a cui ha dichiarato di essere molto legata e due personaggi, quelli di Lucrezia e Alice, profondamente diversi. In questa intervista, Alessandra ci ha aperto il suo cuore raccontandosi tra impegni professionali e vita privata.

Alessandra, cosa succederà ad Alice in questa nuova serie?

“Alice è una nuova Alice, ha un nuovo look, è più sicura di quello che vuole. Vuole Claudio Conforti, a 360 gradi, vuole la sua vita. È una donna che non ha paura di amare e che è appassionata al suo lavoro. Sergio Einardi, interpretato dalla new entry Giorgio Marchesi, darà ad Alice le attenzioni che Claudio le nega. Alice si sentirà sola e troverà in Sergio non solo un collega. Intanto, si troverà ad affrontare anche il ritorno di Arthur, il suo ex fidanzato. Sentimentalmente, ci sarà insomma un po’ di traffico”. (ride)

Se Alice fa impazzire tutti questi uomini un motivo ci sarà. 

“Penso sia dovuto al fatto che Alice è molto terrena perché riesce a trasformare i difetti in pregi”.

Com’è stato ritornare sul set?

“E’ stato come tornare a scuola e ritrovare dopo le vacanze i propri compagni. Ho molta stima di Lino Guanciale e mi trovo benissimo con lui. E’ un bravissimo collega ed è facile lavorare insieme sul set considerando che abbiamo gli stessi tempi. Anche con Giorgio Marchesi si è creata una bella amicizia. Il nostro è stato un lavoro corale. Ho accusato anche un certo impegno fisico visto che sono presente in tutte le scene. Non sono mai stata ferma”.

Cosa ti ha regalato questo personaggio?

“Mi ha regalato leggerezza e io da parte mia credo di averle trasferito maggiore stabilità”.

Che rapporto hai con la serialità? 

“Sono una divoratrice di serie e sono felice che nella scrittura de ‘L’allieva’ Alessia Gazzola si sia ispirata a Grey’s Anatomy che è una delle mie preferite. Non bisogna però far diventare il pubblico bulimico di questi personaggi altrimenti c’è il rischio che il telespettatore si annoi.

Ti abbiamo vista in Tv anche nella seconda stagione de “I Medici”. 

“Sono molto orgogliosa di questo progetto. Conoscevo a metà il personaggio di Lucrezia Donati e per vestire i suoi panni ho fatto delle ricerche. Ho scoperto così che Lucrezia era una donna di una forza immensa che conosceva bene il potere politico e economico dell’epoca. Non era solo l’amante di Lorenzo Il Magnifico ma colei che ha rinunciato all’amore per far diventare Lorenzo quello che noi tutti conosciamo dai libri di storia”.

Cosa condividi con Lucrezia?

“Di mio nel personaggio ci sono io, quindi c’è il mio fisico, i miei occhi. Lucrezia ride e sorride come me. Per il resto mi sono lasciata trasportare dalle parole del nostro sceneggiatore Frank Spotnitz, dai costumi e dalla visione del regista. Un personaggio non è mai tuo fino in fondo ma è sempre il risultato di un lavoro di gruppo. Lucrezia mi ha insegnato la dignità perché pur continuando ad amare rinuncia all’amore della sua vita con serietà e senza abbandonarsi a scenate o ripicche”.

Com’è stato lavorare con Daniel Sharman?

“Per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco specifico che siamo amici. (ride) Mi sono trovata bene a lavorare con lui. Daniel è un bravo professionista e un collega molto generoso. Avevamo scene difficili e particolari come quelle di nudo e lui è stato un signore a farmi sentire sempre a mio agio. Devo dire che sono stata fortunata”.

Tra tutte le star internazionali quale ti ha colpita in modo particolare e perché?

“La star che mi ha colpito è Sean Bean. Io sono una grande appassionata de ‘Il trono di spade’ e volevo chiedergli perché lo uccidono sempre nella serie ma non ho avuto il coraggio. Sean Bean è stato meraviglioso. Purtroppo il mio personaggio non si interfaccia mai con il suo. Ho infatti avuto la sfortuna di incontrarlo pochissime volte, ad esempio al trucco”.

Questa emancipazione femminile, presente ad alti livelli nella fiction, pensi che sia dovuta al primo “Me too”?

“Potrebbe sembrarlo ma in realtà noi raccontiamo la storia così com’è. Non è filtrata da un punto di vista maschile. Anzi siamo assolutamente onesti. Le donne avevano un ruolo fondamentale. Anche se non vi era una società matriarcale, esisteva una società in cui si rispettavano i ruoli, sia femminili che maschili. Le donne lavoravano dietro le quinte non per paura ma perché il loro ruolo era quello”.

A chi ti senti di dedicare questi successi?

“Li voglio dedicare a tutti i no che ho avuto nel corso della mia carriera, a coloro che non hanno creduto in me o che continuano a non crederci. Li dedico anche a coloro che nonostante le porte in faccia continuano a credere nei propri sogni”.

Intanto, continui a fare la spola tra Inghilterra e Italia.

“Sì, mi trovo bene anche se il mio cuore è italiano. Dovevo andare a Londra per mettermi a cucinare. A Roma infatti mangiavo dai miei. Fortunatamente ho trovato un compagno che mi appoggia nelle scelte, facendomi sentire protetta e al sicuro”.

Hai sempre interpretato personaggi romantici. Ti piacerebbe cimentarti in un ruolo da cattiva?

“Assolutamente sì. L’ho già interpretata al cinema nel film ‘Ozzy, il mistero del tempo’ in cui vestivo i panni di una bambina molto perfida, una vera streghetta. La ricordo come una esperienza bella e divertente”.

Dove ti vedremo prossimamente?

“Sto girando la terza serie de “I Medici” e poi a gennaio sarò al cinema con il film ‘Bugiardi’, una commedia di Volfango De Biasi”.



more No Comments gennaio 11 2019 at 14:17


L’ascesa di Geppo: Dai social al palcoscenico

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Simone Mercalli, ospite d’onore di Kickit, il più importante evento italiano dedicato alle sneakers e allo streetwear, ci parla di come nasce questa sua passione

di Stella Maresca

Il nome Geppo nasce dalla passione di Simone per il protagonista di un fumetto molto famoso nato negli anni ’60 e portato al successo per quasi  quarant’anni.

Con il suo carattere poliedrico e solare e il suo spirito di eterno fanciullo, Geppo ha da sempre animato feste e serate con parenti e amici raccontando barzellette, una passione che coltiva sin da piccolo collezionando libri di barzellette e immedesimandosi nelle stesse fino quasi a farle vivere in prima persona. Abilità di interpretazione, minuziosa cura dei particolari accompagnata da una spontanea e genuina gestualità ed espressione, rappresentano gli ingredienti principali di questo artista e barzellettiere che ha fatto dei social network il suo primo canale di intrattenimento, riuscendo a coinvolgere e divertire un pubblico di tutte le età. Da qui nasce il suo motto “ridi… è gratis”, che simboleggia la passione e dedizione di Geppo di regalare una sana risata giornaliera, anche se per pochi minuti, postando il suo infinito repertorio di barzellette sulla pagina Facebook e sul canale YouTube Geppo Show, che ad oggi ha 87.500 iscritti ed oltre 48 milioni di visualizzazioni. Nel 2015 Geppo arriva al talent show “Tu Si Que Vales” raggiungendo unanime consenso del pubblico e della giura aggiudicandosi un riscontro più che positivo. Questo gli permette l’ingresso a “Domenica In” come comico fisso.

Il vero debutto di Geppo come comico inizia nel 2016 portando per la prima volta live uno show tutto incentrato sul suo personaggio al teatro Auditorium della Conciliazione, ottenendo sold out e straordinario consenso. La sua attività di comico prosegue e nel 2017 porta un nuovo spettacolo “Mi basta un Wi Fi” presso il Teatro Marconi, intervallato nel corso dell’anno da diverse serate ed eventi realizzati in tutta Italia, isole comprese. A novembre del 2017 entra a far parte del team di Dimensione Suono Roma con la conduzione, assieme a Ignazio Failla, dello show mattutino “La Sveglia dei gladiatori”, in onda dalle 6 alle 9 tutte le mattine dal lunedì al sabato. Lo show radiofonico si afferma da subito come campione di ascolti e si presenta come contenitore di musica, energie e gag divertenti e veraci, dedicate alla Capitale e ideali per il risveglio dei romani. A dicembre dello stesso anno la grande opportunità come presentatore, assieme al collega Ignazio Failla, della conduzione della notte del Capodanno della Capitale presso il Circo Massimo, con un pubblico ad accoglierlo di oltre 80.000 spettatori.

Noi lo abbiamo incontrato a Kickit, il market italiano di sneakers e streetwear più importante d’Italia.

Simone ci vuoi parlare di questo tuo amore per le sneakers?

“Sono stato da sempre un appassionato di snekers, negli anni ’80 frequentavo spesso un negozio di Roma specializzato in abbigliamento Nike e Adidas. I primi modelli oltre ad essere poco conosciuti non erano certo a buon mercato; dopo alcuni anni il negozio chiuse e io rilevai in blocco il loro magazzino. Alcuni modelli li ho venduti altri invece li ho tenuti e conservati fino ad adesso.  Poi con il passare degli anni ho investito in questo settore somme maggiori, comprando i modelli più rari e particolari. Attualmente ho una collezione di 200 paia. Tutt’ora compro, vendo e scambio sneakers e grazie ai social network posso condividere questa mia passione con migliaia di persone, cosa di certo non possibile negli anni ’80 in cui gli intenditori ed appassionati erano in numero esiguo”.

Qual è la tua sneaker preferita?

“Sono legatissimo ad un  paio di Nike Air Force One Stephan Maze, aerografate a laser”.

Come sei arrivato a Kickit?

“Conosco Fabrizio e Simone Efrati da anni, il loro negozio ‘I Love Tokyo’ è un punto di riferimento fondamentale a Roma per tutti gli appassionati e di certo non potevo mancare un appuntamento così importante per tutti gli appassionati di streetwear”.



more No Comments gennaio 11 2019 at 14:15


Pamela D’Amico: “Sono nata con il ritmo nelle vene”

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di Francesco Fusco

Intervista alla cantautrice italo/brasiliana protagonista di “Storie di Donne”, l’evento contro la violenza sulle donne.

“Ringrazio la mia amica e grande attrice Monica Scattini per avermi aiutata all’inizio della mia carriera”.

Quando hai mosso i primi passi nel mondo della musica?

“Ho iniziato a cantare prestissimo, già all’età di tre anni. Mia sorella mi registrava, amavo la musica napoletana e brasiliana! Esibirmi mi divertiva… ero voce solista a scuola e in chiesa, e crescendo ho continuato sempre. Ho fatto la famosa gavetta a 15 anni ho iniziato il percorso che accomuna tanti musicisti, feste, eventi, piazze. Ricordo che frequentavo l’università e studiavo in macchina, poco prima di salire sui palchi di tutta Italia e di notte nei viaggi di ritorno dai concerti. Dopo la laurea sono partita per andare a cantare sulle navi da crociera e lì ho capito che quello quello sarebbe stato per sempre il mio lavoro. Il viaggio è sicuramente il tema della mia vita artistica, tanti anni in giro per il mondo mi hanno forgiato il carattere alla capacità di adattamento, la passione per le lingue e le culture diverse. Mi sono trasferita per un breve periodo a Berlino, poi in Brasile, le tournée in Russia e in Armenia mi hanno stimolato fino al punto di imparare a cantare in 10 lingue, per il desiderio di farmi comprendere da tutti. Per me la musica è una necessità, mi ritengo un’autodidatta, gli strumenti che suono pianoforte chitarra e percussioni, sono un mezzo per esprimere qualcosa di più grande che si muove dentro di me”.

Che legame hai con il Brasile?

“Le mie origini sono per metà abruzzesi e per metà brasiliane, per l’esattezza Salvador de Bahia, due culture che hanno molto in comune. L’essere radicate con la terra, il culto delle tradizioni e sicuramente due popoli di combattenti. Ho iniziato a suonare le percussioni già da piccolissima e ho sempre sentito che il ritmo faceva parte di me, del mio sangue. Sono molto legata alle mie radici brasiliane e cerco di diffondere l’immensa cultura brasiliana attraverso la musica”.

Sei stata ospite all’evento “Storie di Donne” insieme a Mariagrazia Cucinotta. Secondo te le donne che ruolo hanno nella società di oggi?

“Quello di Frosinone è stato un evento di grande rilevanza sociale e grande spessore culturale. Attraverso la musica, la poesia e il cinema abbiamo celebrato la donna sottolineando l’importanza della sua forza interiore . Ognuna di noi deve recuperare il ruolo di donna e madre, e avere il coraggio di dire basta a qualunque tipo di violenza . Per questo bisogna educare le nuove generazioni al rispetto totale. Per l’occasione ho aderito, insieme alla Cucinotta, alla campagna di Mara Carfagna contro la violenza ‘non è normale che sia normale’. Nel breve monologo che ho scritto per l’occasione, infatti parlo dell’importanza del canto come strumento di liberazione interiore . Voglio ringraziare il sovrano ordine di Malta e l’Assessore Riccardo Mastrangeli per tutte le opere caritatevoli che da sempre svolgono a favore delle fasce più deboli della società”.

Sei stata molto amica di Monica Scattini. E’ vero che hai vissuto per un breve periodo con lei?

“Sì, quattro anni fa dopo essere tornata da Berlino, sono stata chiamata per una serie di concerti a Roma dove ho conosciuto Monica. In quel momento vivevo in Abruzzo e lei mi ha ospitato nella sua casa di Trastevere. La generosità di Monica mi ha permesso di vivere, studiare e iniziare la mia carriera da cantante e autrice. E per questo, tanti dei miei lavori, soprattutto testi per il cinema li ho dedicati a lei. E’ un omaggio alla mia amica che mi insegnato con la sua umanità e grande autoironia a ridere su gioie e dolori e credo che queste qualità sia stata lei a trasmettermela, aiutandomi con la dizione e inserendomi in alcuni progetti che inizialmente mi hanno fatto conoscere personaggi importanti del cinema e della musica, così da essere per me una grande scuola. L’amore cura, l’arte è il cuore di noi artisti e l’amicizia è il bene più grande. Grazie Monica, ti voglio bene”.

Progetti futuri? Ti rivedremo in tv?

“Sto lavorando al mio nuovo disco che vedrà collaborazioni con grandi autori della musica italiana, e l’uscita del mio singolo in primavera scritto interamente da me con un testo in italiano e portoghese. Tra i progetti ci sono anche lavori cinematografici che svelerò più in là. Nei prossimi eventi il famoso carnevale di Ronciglione a febbraio, di nuovo concerti in giro per il mondo e nel calendario varie ospitate in trasmissioni Rai”.



more No Comments gennaio 11 2019 at 14:13


Annalena Lombardi: Attrice e cantante, il talento abita in lei

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di Mara Fux

Lei è una bravissima attrice ricca di talento. Ha all’attivo tanti spettacoli di successo. Attualmente è al teatro delle Muse con “La Vedova Allegra”.

Poliedrica e versatile come pochissime attrici sanno essere nelle mani di un regista, metti a continua prova le tue doti recitative e canore ricoprendo ruoli che ti vedono protagonista di commedie e di operette. Ma, tu in verità, nasci cantante o attrice? 

“Il mio grande sogno da ragazza era diventare attrice e non solo: aggiungo drammatica; tanto che quando mi presentai al bando per entrare al Laboratorio di Proietti portai il personaggio della Demente di Gabriele D’Annunzio, un ruolo pesantissimo di una donna che si risveglia trovandosi addosso il corpo dell’amante ucciso e questo la stordisce in maniera irrimediabile. Insomma un testo non solito. Tuttavia il provino andò benissimo tanto che rientrai tra le venti persone, e sottolineo che a presentarci fummo circa in seicento,  che parteciparono a quel terzo corso vincendo una borsa di studio. Così mi trasferii da Livorno, mia città natale, a Roma dove tutto il giorno studiavo le materie e attività artistiche all’interno della scuola e avevo una sola ora di intervallo per pranzare”.

E come fu che ti avvicinasti all’operetta?  

“Fu proprio durante il Laboratorio, grazie al docente di musica, il M° Gianfranco Plinizio che mi sentì cantare durante una delle tante lezioni e che sentendomi riconobbe nella voce una qualche dote particolare per cui mi insegnò a trattarla utilizzandola come fosse uno strumento. Con i suoi accorgimenti imparai a gestirla e governarne il suono e questa cosa mi piacque tanto che dalla passione per la commedia passai a quella per le commedie musicali e poi per operette alle quali mi appassionai tanto fino a ricoprire ruoli principali e da protagonista nelle produzioni artistiche di Sandro Massimini, che ne è stato uno dei più alti esponenti degli ultimi decenni. E lì credo di averle interpretate tutte, ‘La Vedova Allegra’, ‘Il Cavallino Bianco’, ‘Il Paese dei Campanelli’”.

Anche nel musical hai raggiunto obiettivi importanti. 

“Assolutamente sì, considerando che il musical, come genere, è un privilegio degli americani ed io sono stata l’unica Maria di nazionalità italiana ad esser qualificata per interpretare ‘West Side Story’: una cosa bellissima perché parliamo di un ruolo che è stato una pietra miliare della mia carriera artistica ma al contempo anche della storia di uno dei musical più importanti della storia americana. Senza considerare che lavorare con loro è stata un’esperienza grandiosa perché, devi sapere, che quando gli americani concedono i diritti di rappresentazione ad una produzione straniera, contestualmente impongono un maestro loro rigorosamente preso dal cast originale, che prepari l’interprete al ruolo. Capisci? Che sia giapponese, cubana, tedesca o quello che ti pare loro comunque vogliono che la Maria italiana sia preparata alla stessa maniera della Maria americana e quindi impongono il trainer. Pertanto io sono a tutti gli effetti Maria”.

Grandissima soddisfazione: e come è iniziata la tua collaborazione artistica con la Castalia ed il regista Vincenzo Zingaro? 

“E’ iniziata tanti anni fa, nel ’94 con un ruolo da attrice ne ‘L’impresario della Smirne’ di Goldoni di cui era regista e successivamente con “’l postino suona sempre due volte’ dove oltre alla regia interpretava il ruolo del protagonista”.

E nelle commedie classiche che allestisce al Teatro Arcobaleno la tua splendida voce ha trovato modo di farsi sentire? 

“Direi di sì, anche se in ‘Rudens’ di Plauto, attualmente in scena, ho un ruolo meno impegnativo di altri interpretati per esempio in ‘Aulularia’ o ‘I Menecmi’ o in ‘Truculentus’ o ancora in ‘Le donne al Parlamento’. Zingaro apprezza moltissimo le mie qualità vocali che giudica un valore aggiunto a quelle recitative per cui se può ritagliarmi addosso un cammeo lo fa. Inoltre proprio grazie alla mia voce mi ritengo un pochino la ‘madrina’, diciamo così, di un esperimento che ha portato proprio Zingaro ad inserire come apertura della stagione una operetta rivisitata  e interpretata da Edoardo Guarnera intitolata ‘Lo strano paese dei campanelli’, offrendo al pubblico del Teatro Arcobaleno l’opportunità di apprezzare un genere diverso ma non per questo  meno divertente della commedia classica di cui lui è indubbiamente un autentico baluardo”.

Un prossimo appuntamento teatrale per i tuoi fan? 

“Come sai attualmente sono in scena al Teatro Arcobaleno con ‘Rudens’, dove potranno venire a divertirsi fino al 20 gennaio. In primavera, invece, sarò nuovamente assieme ad Edoardo Guarnera ne ‘La Vedova allegra’ al Teatro delle Muse. Vi aspetto!”.



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Claudia Gusmano: “Come Erika anche io ho avuto convivenze difficili”

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di Giulia Bertollini

Reduce dal successo in teatro con lo spettacolo “Mozza”, l’abbiamo vista qualche mese fa in tv nei panni di Erika nella seconda stagione della serie tv di successo “L’allieva 2”. Claudia Gusmano è una ragazza determinata che ha deciso di abbandonare la propria terra, la Sicilia, per inseguire il sogno di diventare attrice. E considerando i riscontri di pubblico ottenuti anche grazie alla partecipazione ad altre fiction come “Don Matteo” e “Il segreto dell’acqua” viene da dire che ci aveva visto lungo. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per farci raccontare qualcosa in più sul suo personaggio e per farci svelare altre curiosità che la riguardano.

La seconda serie de “L’allieva” si è confermata campione di ascolti. Qual è stato il segreto di questo successo?

“E’ una serie in cui ci sono degli attori bravissimi che si divertono a fare il loro lavoro. Il divertimento e la passione per il mestiere sono due ingredienti fondamentali. Credo poi che le tematiche affrontate da Alessia Gazzola nei suoi libri abbiano catturato dapprima i lettori e poi i telespettatori attraverso il linguaggio televisivo”.

Cosa ti ha colpito di questa storia?

“Mi sono divertita molto ad interpretare il personaggio di Erika. All’inizio ero terrorizzata perché Erika non si comportava bene nei confronti di Alice. A livello personale, ho imparato a non giudicare il mio personaggio e questo mi ha permesso di prenderlo per mano”.

Avevi già letto i libri della Gazzola?

“Ne avevo letti alcuni. Sono orgogliosa di far parte di questa serie. Il fatto poi che abbia successo rende tutti felici”.

Erika si trova a vivere una situazione di convivenza “dispettosa” assieme a Cordelia e Alice. Ti sei mai trovata a condividere la casa con qualcuno che non sopportavi o viceversa?

“Sì certo. Dopo 15 anni di permanenza a Roma è capitato anche a me. Quando però non mi trovavo bene sono andata via. Non sarei rimasta come Erika che sopporta fin troppo. Ho imparato a volermi bene e quando c’è una cosa che non mi piace provo a chiarirla. Se poi vedo che non riesco, allora vado via. Ognuno poi nella vita attraversa dei momenti in cui non è sempre facile capirsi”.

Come Erika, anche tu a scuola eri una secchiona?

“Ero brava, non andavo male. Stavo molto attenta in classe e avevo buona memoria. Mi bastava ripetere poi a casa ciò che avevo appreso durante le lezioni. Andavo malissimo in inglese e in matematica. Ero davvero negata tanto che a volte chiedevo scusa al professore. Non riuscivo a capire i passaggi fondamentali, figuriamoci i successivi. (ride) Ho sempre avuto ottimi rapporti con i miei insegnanti e di loro conservo un buon ricordo”.

Ti fa più piacere aver vinto il premio al Fringe Festival per lo spettacolo “Mozza” o il successo de “L’allieva”?

“Sono due cose completamente diverse. Il successo de ‘L’allieva’ lo condivido con l’intera squadra di attori. Tutti siamo stati capaci di calibrare le nostre energie rispettando i ruoli degli altri. Per quanto riguarda ‘Mozza’, è un monologo interamente scritto da me. Mi ha regalato immensa soddisfazione perché fino a quel momento ero abituata a gioire per spettacoli confezionati da altri. Il fatto che questo progetto fosse nato dalla mia creatività mi ha dato fiducia nel continuare a fare l’attrice”.

Quanto ha cambiato la tua vita interpretare Franca Viola e volare con lei al Tribeca Festival a New York?

“Ha cambiato molto la mia vita professionale. Fino a quel momento avevo fatto solo teatro ed ero convinta che quello fosse per un attore l’unico mezzo per esprimere la propria personalità. Grazie a Franca Viola ho avuto modo di venire a contatto con delle parti di me che non conoscevo e ho capito che quello che volevo fare era l’attrice. Da piccola mi vergognavo a dire che avrei voluto fare l’attrice. Sai a Marsala, il paese in cui sono nata e cresciuta, il mestiere dell’attore non viene visto di buon occhio ma viene letto come un esibizionismo gratuito. Molte persone ignorano che si possa vivere di questo lavoro”.

Se ti arrivasse una chiamata dal Teatro San Carlo di Napoli o da qualsiasi altro tempio della recitazione e tu dovessi rinunciare ad un film lo faresti?

“Preferirei il cinema perché questo mi permetterebbe di avere ancora maggiori possibilità a livello teatrale. In ogni caso, laddove entrambi i progetti fossero interessanti, cercherei di incastrarli. (ride) Sono del parere che bisogna imparare a scegliere in virtù di quale attore si voglia diventare”.

Per quanto riguarda la tematica purtroppo attuale della violenza sulle donne, secondo te la prevenzione è un problema di strumenti o di cultura?

“Credo che gli strumenti messi a disposizione non siano abbastanza. Innanzitutto dovrebbero essere le donne a far crescere i propri figli con il rispetto degli esseri umani. Quando non ti senti circondata da amore, ma ti senti in pericolo, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Bisognerebbe capire che ci si può aiutare”.

Quale personaggio ti piacerebbe interpretare?

“Il mio sogno si sta già realizzando in quanto il cortometraggio sulla storia di Franca Viola è diventato da poco un lungometraggio per il cinema. Inizierò a girare il film a marzo. Sono contenta in generale quando mi propongono di interpretare un personaggio che abbia alle spalle una storia importante”.

Altri progetti?

“Vorrei riprendere il mio spettacolo ‘Mozza’ e portarlo ancora in giro. Sto facendo intanto dei provini e vedremo cosa succederà”.



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Saverio Ventura: Il futuro della moda comincia con “All Star Wars”

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La moda fa parte della sua vita da sempre e la nuova collezione coniuga due passioni

di Mirella Dosi

Saverio Ventura è un giovane fashion designer napoletano che, grazie alla sua nuova collezione ALL STAR WARS, ha fatto parlare di sé in tutto il mondo.

Come ti sei avvicinato alla moda?

“Ha sempre fatto parte della mia vita. Fin da piccolo i miei hanno avuto negozi d’abbigliamento e ho sempre visto la moda con occhi diversi. Il desiderio di studiare per costruirmi un futuro in questo settore però è nato solo al quinto anno di liceo quando da una battuta su alcuni disegni che avevo fatto capii che avevo un futuro davanti. Mia madre mi chiese perché non studi moda? Inizialmente la presi a ridere perché non sapevo dell’esistenza di questo settore, ma fu proprio quel non sapere che mi diede la spinta giusta per intraprendere quel percorso”.

Essere napoletano ti ha dato una marcia in più?

“La nostra scuola ci prepara su più rami che fanno tutti parte di questo albero immenso che è la moda. Molti la vedono come una cosa superficiale e non hanno nemmeno idea delle difficoltà che lo studio di questo settore presenta. Napoli è famosa per la sartoria e sono preparato a cucire qualunque tipo di capo. E’ come se ce l’avessi nel sangue. L’essere napoletano poi comporta diversi vantaggi: uno di questi è il modo con cui ci rapportiamo alle persone e alle situazioni. Siamo persone di cuore e non ci arrendiamo mai prima di aver raggiunto la vetta”.

La tua nuova collezione ha fatto molto parlare la stampa di settore. A cosa ti sei ispirato?

“La nuova collezione ALL STAR WARS nasce dalla fusione di due grandi passioni che hanno segnato la mia vita: il basket, uno degli sport più belli al mondo che garantisce gioco di squadra, cuore e spettacolo e il cinema, in particolare i film di ‘Star Wars’ che fanno spazio all’immaginazione e alla fantascienza. Da queste due passioni ho selezionato diversi elementi che ho riadattato ed unito in base a ciò che mi serviva. Un esempio sono le mascotte delle squadre di basket quasi sempre raffigurate da animali dei quali ho ridisegnato i volti rendendoli futuristici con giochi geometrici e di colori”.

Lavori più in Italia o all’estero?

“In generale in Italia, ma dopo la presentazione di questa collezione prima alla Keqiao Fashion Week e alla Fashion Graduate di Milano il mio sogno è affacciarmi all’estero per acquisire nuove idee, nuove ispirazioni e nuove conoscenze perché la ricerca farà parte sempre della mia vita”.

I prossimi impegni?

“Gli impegni non finiscono mai. Dopo aver preso parte alle sfilate di Cina, Milano e Salerno  spero di riuscire a presentare a breve una nuova collezione con il desiderio di poter calcare palcoscenici sempre più importanti”.

Chi vorresti vestire?

“Si sogna di vestire sempre persone famose che portino visibilità al brand. Io invece voglio vestire le persone comuni perché niente può darmi soddisfazione più grande che vedere qualcuno per strada indossare ciò che è frutto della mia immaginazione”.

Un sogno nel cassetto?

“Penso sia lo stesso di qualunque ragazzo che inizi ad intraprendere la mia strada ovvero avviare un proprio brand con il quale farsi conoscere dalle persone. Non è importante diventare famosi. Io spero semplicemente di essere capito e che qualcuno capisca ciò che racconto con i miei disegni e i miei outfit”.



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Karen Lojelo: “Non ti scordar di te”

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Un romanzo sul tema dell’amore che nutre l’anima in un vortice di parole e di passioni

di Marisa Iacopino

Tutto l’amore di Madre Terra per le sue creature può essere racchiuso nella bellezza di un fiore. Cibarsi della sua vista nutre l’animo, lo dispone a seminare bellezza, in un naturale contagio d’amore. Si può dunque raccontare la vita, le sue emozioni e i sentimenti partendo da un fiore.  E’ quello che ha fatto la nostra intervistata, scegliendone uno che è invito a non dimenticare. “Non ti scordar di te”, titolo fortemente evocativo del romanzo di Karen Lojelo, uscito per Viola Editrice, vincitore del premio speciale della giuria al concorso internazionale Montefiore.

Com’è iniziata la tua avventura?

“Il giorno del mio trentesimo compleanno, facendo un bilancio, mi sono chiesta cosa avrei voluto fare da grande, quando ero piccola… La risposta che mi diedi fu la scrittrice.  Così mi sono licenziata, trasferendomi al mare per scrivere il mio primo romanzo.  E’ poi seguita una raccolta di poesie, e ancora uno spettacolo teatrale. Dopo una pausa per motivi famigliari, quest’anno ‘Non ti scordar di te’”.

Quanto c’è di autobiografico in questo romanzo? 

“Mi sembra fosse Calvino a dire che gli scrittori nascondono sempre i propri segreti nei libri che scrivono. Penso che ogni scrittore metta del suo nelle storie che racconta, non necessariamente nei fatti, quanto nella descrizione delle emozioni. Certamente in Priscille, la protagonista, ci sono delle mie proiezioni”.

Un rapporto irrisolto con il proprio padre può essere causa della ricerca affannosa dell’amore, e quindi della felicità? 

“È un po’ un cliché dell’attuale psicologia, e forse ha dei fondamenti. Al tempo stesso, mi sembra che tutti siano mossi fin da piccoli dalla ricerca della felicità. L’amore, per come ce lo hanno insegnato, fin dalle favole, sembra l’unica salvezza per farci sentire interi. Io credo che questo sentimento sia qualcosa di etereo, una specie di mito che nessuno sa se esiste davvero e se può durare nel tempo, ma pare proprio che non si possa fare a meno di caderci dentro. A volte, però, mi accorgo che quello che ci manca è una parte più profonda di noi stessi, che ci accorgiamo di avere solo quando un’altra persona riesce a vederla in noi.”

A cosa non potresti mai rinunciare?

“Non so se c’è qualcosa a cui non si possa rinunciare, perché la vita è fatta di cambiamenti, l’amore stesso richiede di lasciare andare. Amo i miei figli più di ogni cosa, ma so che dovrò lasciarli andare a un certo punto. Non sono certa che sia possibile trovare l’amore perfetto, ma mi rendo conto che sono fondamentali le relazioni, gli affetti, la condivisione. Non potrei mai rinunciare a scrivere, al mare d’inverno, alle amicizie che somigliano più alla famiglia che ci scegliamo”.

Ci sono luoghi dell’anima, in cui meglio riesci a portare a compimento ciò che senti urgere, e che trasponi nei tuoi romanzi?

“Sicuramente il mare. Per me è sempre stato fonte di ispirazione, lo sento come un luogo di appartenenza pur non essendoci nata. Anche lui è una famiglia che ho scelto”.

Altro tema ampiamente trattato nel libro è la perdita delle persone care.  Cos’è per te la morte? 

“Come concetto non mi fa paura, la vedo come un passaggio, anche se verso non so cosa di preciso. E’ parte della vita. Nei miei romanzi credo di abbinare la morte soprattutto al concetto di abbandono, di distacco. Nella vita perdiamo molte persone che amiamo, e non solo perché muoiono. Questa è la cosa più difficile da accettare. Dire addio a qualcuno che fa parte della nostra vita è sempre doloroso, anche quando è una scelta allontanarci. Per poter crescere e fare un cammino giusto, a volte dobbiamo guardare in faccia questo dolore, andarci a fondo per superarlo”.

Se ti chiedessi di identificarti con una scrittrice/scrittore del passato o del presente, chi sceglieresti, e in quale epoca eventuale ti vedresti?

“È una domanda difficile, perché mi sentirei presuntuosa a identificarmi con qualcuno che ammiro tanto, e al tempo stesso spero di poter essere abbastanza originale e non diventare la copia di nessuno. Però posso dirti che ho una particolare passione per Gabriel Garcia Marquez, da ‘Cent’anni di solitudine’ a ‘L’amore ai tempi del colera’. Amo il suo modo di scrivere così letterario e poetico, la capacità di indagare le emozioni umane, ma soprattutto quella di vederne e provarne di così intense. E poi le ambientazioni, ecco, mi piacerebbe vivere in un suo libro”.

Nel romanzo, tante pagine in cui l’amore, oltre che a parole, viene sviscerato attraverso i corpi. Cos’è per te l’erotismo?

“Sicuramente una parte fondamentale. Siamo fatti di carne e sangue oltre che di pensieri e sogni. Il contatto fisico è qualcosa di cui abbiamo bisogno per essere sicuri di esistere, di non essere un’illusione”.

Progetti in corso?

“Da pochissimo, sono usciti un libro di poesie, ‘Binario 8’, e una raccolta di racconti e monologhi su un personaggio immaginario, Margherita,  che vuole rappresentare le donne nelle loro battaglie. Per entrambi ho deciso di lanciarmi nell’avventura della pubblicazione indipendente”.



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