Irene Casartelli: “Iniziai a fare la modella nella ditta di mia zia”

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Solare, sorridente e felice: così mi appare al nostro incontro a Prato, dove ha da poco aperto un’Agenzia di Moda e di Eventi insieme al fidanzato, la bellissima Irene Casartelli. Modella e fotomodella per svariati marchi e numerose aziende, ci racconta dei suoi esordi non senza mostrare un pizzico di velata emozione.

di Laura Gorini

Irene, a che età e come ti sei avvicinata al mondo della moda?

“Ho iniziato all’età di 17 anni per gioco: in pratica i miei genitori e mia nonna mi hanno spronato a provare a fare da modella, o meglio da fotomodella, per la ditta di abbigliamento Donna Club Voltaire, che è di proprietà di mia zia. Ho realizzato per lei  il mio primo book fotografico e da lì  pian piano  ho iniziato ad amare questo mondo.  Ho lavorato davvero per tantissimi marchi quali, tra gli altri, Guess, Patrizia Pepe, Calvin Klain, Koralline, Cofinco, Luisa Spagnoli, Rifle, Pepita e varie aziende di abiti da sposa  come L’atelier dei Sogni e il Vento e la Seta. Per tutte queste e tante altre ho fatto fitting e presentazioni  nei loro show-room”.

Che ricordi hai dei tuoi esordi?

“All inizio ero timidissima e insicura. Solo ‘entrando’ nelle aziende nelle sfilate, nei servizi fotografici, ho acquisito una sicurezza che mi ha portato a grandi soddisfazioni. Chi dice che ‘ah sì, fai la modella allora non fai niente!’ sbaglia di grosso dal momento che esso è un mestiere davvero tosto e che richiede moltissimi sacrifici”.

Hai frequentato qualche corso di portamento?

“Ho imparato tutto da sola, ergo non ho fatto nessun corso di portamento. In sostanza ho imparato guardando le altre modelle e le altre fotomodelle  e lavorando nelle varie aziende di moda”.

Oltre a svolgere le mansioni di modella e di fotomodella sei anche titolare di un’Agenzia…

“Sì, della Double Face, agenzia di Moda e di Spettacolo che gestisco insieme al mio fidanzato Francesco Aquilanti. Io mi occupo del primo settore, lui, invece, del secondo”.

Quali sono i primi consigli che ti senti di dare alle ragazze che si propongono per lavorare con voi?

“La prima cosa che dico loro è che se piace questo mestiere e le appassiona, si possono avvicinare con passione, usando però sempre la testa e mantenendo i piedi ben piantati a terra, dal momento che in questo campo esiste davvero tantissima gente cattiva pronta ad approfittarsi delle passioni altrui”.

Ma tu che cosa ami di questo lavoro? Ce lo vuoi rivelare?

“Adoro fare questo lavoro. Ci sono giorni molto intensi che arrivi a casa distrutta,  ma quando c’è la passione, la fatica passa in secondo piano”.



more No Comments novembre 6 2017 at 14:33


Katiuscia Cavaliere: Una modella e influencer di successo

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Nata in un paesino della Basilicata, ha trovato a Roma la sua consacrazione, laureandosi in Scienze Politiche e diplomandosi all’Accademia del Lusso Scuola di Moda e Designer

Ha fatto della sua passione un lavoro. Non tutti ci riescono ma lei è caparbia e determinata. Una ragazza che sa che per arrivare ad un traguardo prefissato, sono necessari tanti sacrifici. Lei è Katiuscia Cavalieri, meglio conosciuta come Kate. E’ una modella e fashion influencer di 25 anni. Ha studiato tanto e non ha lasciato nulla al caso. Scopriamola meglio attraverso questa intervista.

Katiuscia, parlaci di te, chi sei, da dove arrivi…

“Salve a tutti cari lettori di GP Magazine, mi presento. Sono nata e cresciuta in un piccolo paesino della Basilicata che si chiama Rotonda. Successivamente mi sono trasferita a Roma per studiare e ho conseguito la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, per poi dedicarmi totalmente al fashion system, diplomandomi all’Accademia del Lusso Scuola di Moda e Designer”.

Il tuo sogno era quello di far diventare la moda il tuo lavoro. E ci stai riuscendo.

“La moda è da sempre la mia grande passione e per fare un ottimo lavoro bisogna amare e credere in quello che si fa”.

Come si realizza un sogno?

“Un sogno si realizza con tanto impegno, determinazione e sacrificio. Bisogna essere costanti e non bisogna mai mollare!”.

Come ti definisci?

“Non amo molto definirmi, preferisco che lo facciano gli altri”.

Come si diventa un’influencer di successo?

“Per diventare un influencer bisogna innanzitutto essere esperto di un determinato argomento, avere una nicchia specifica del web ed avere un alto numero di utenti che ti seguono nei social media e che interagiscono con i contenuti che pubblichi”.

Quanti follower hai e cosa fai per incrementarli?

“Attualmente ho circa 50 mila followers e spero che questi aumentino sempre di più. In realtà non credo ci sia un metodo specifico se non quello di mostrarsi e darsi al proprio pubblico, condividendo e comunicando con loro”.

Come modella sei testimonial di un brand di gioielli, ce ne puoi parlare?

“Il brand di cui sono Testimonial si chiama Nagì de Parò ed è una giovane e dinamica maison creativa nata un anno fa nel comparto moda. Progetto dal DNA empatico ed emozionale ha, al centro delle sue creazioni, i legami affettivi e i valori umani. Aspetti che nella vita di oggi spesso trascuriamo, poiché presi da mille distrazioni e impegni”.

Come si svolge la tua giornata?

“La mia giornata è molto frenetica come del resto anche la mia vita. Sono sempre in viaggio e ritagliarsi dei momenti di vita privata diventa sempre più difficile”.

Hai progetti in ballo?

“Attualmente sono impegnata nella campagna pubblicitaria di Nagì de Parò e lavoro come modella anche per altri brand. Ho diversi progetti in ballo ma non voglio svelarvi nulla… seguitemi e lo scoprirete!”.

Da influencer, due parole per aiutare le persone a stare bene con se stesse.

“Stare bene con se stessi è la prima cosa di cui bisogna occuparsi per migliorare la qualità della vita, per stare in mezzo agli altri e per portare all’interno della propria esistenza una ricchezza preziosa e costante. Amare se stessi è il miglior modo per amare gli altri. Rispettatevi e amatevi”.

A che punto è la tua vita professionale?

“Attualmente sono molto soddisfatta del mio lavoro anche se so che la strada per arrivare in cima è ancora molto lunga ma questo non mi scoraggia. Anzi, mi dà la carica e la forza per dare il massimo e fare sempre meglio”.

La moda è questione di stile, di gusto o di creatività?

“La moda è sensazione, emozione, stile di vita e di essere. E’ come una tela bianca sulla quale raccontare la realtà dell’epoca nella quale viviamo. La moda non è solo nei vestiti, ma nel cielo, nell’aria, nella metro, la moda è ovunque”.

Sul web dove ti possono trovare i nostri lettori?

“Possono seguirmi sulla mia pagina instagram kate_cavaliere o sulla mia pagina facebook”.



more No Comments novembre 6 2017 at 14:30


Jgor Barbazza: Il sorriso che conquista

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Attore in fiction di successo come “Un medico in famiglia” e “Don Matteo”, nella sua vita si occupa anche di solidarietà

di Giulia Bertollini

Attore, conduttore e grande tifoso della Juventus. E’ questo l’identikit di Jgor Barbazza, uno dei volti più amati del piccolo schermo. Tra esperienze passate e progetti futuri, conosciamolo meglio in questa intervista.

Jgor, raccontaci qualcosa di te.

“A fine luglio ho compiuto 41 anni e la cosa più bella che ti possa raccontare è che la prospettiva della vita è cambiata e conseguentemente sono cambiato anche io. Alcune situazioni le vivo in maniera totalmente diversa rispetto a qualche anno fa. La maturità e la consapevolezza ti aiutano ad accantonare le cose più futili per fare spazio a ciò in cui credi veramente. Ho sempre cercato la via della ricchezza ma non quella economica, bensì quella interiore. Credo che la serenità sia una necessità, per me e per le persone che mi circondano”.

Come vivi il rapporto con la tua città d’origine?

“Amo Treviso. Il mio lavoro mi porta a stare spesso in giro ma dopo un po’ di tempo avverto la voglia di tornare a casa dalla mia famiglia, dai miei amici di sempre e soprattutto dalla mia nipotina, Emma”.

Prima di diventare attore, hai svolto molti lavori: il commesso, l’agente di commercio, l’autista magazziniere. Come ricordi quel periodo?

“È stato un periodo di crescita e mi è servito moltissimo. So che cosa significa fare sacrifici, so che cosa significa attenersi a regole ed orari precisi, conosco il significato di svegliarsi al mattino e non fare sempre ciò che ci piace. Tutto ciò mi ha dato la possibilità di essere l’uomo che sono ed apprezzare maggiormente il momento di vita che sto vivendo”.

Poi però è arrivato il tuo primo ruolo…

“È cambiato tutto in pochi giorni. Sognavo e lottavo per riuscire a fare il mestiere che faccio e per molti anni ho portato avanti in parallelo le due strade. Una mi serviva per campare, l’altra per imparare e sperimentare. Ho partecipato a spot, talvolta locali, ho partecipato a qualche sfilata di moda, sia da indossatore che da presentatore, sono stato inviato giornalista di un’emittente televisiva trevigiana, ho fatto teatro amatoriale e ho condotto diverse serate mondane anche a sfondo sociale. L’arte mi aiutava a sognare, a svagarmi e ogni lavoro in quel campo, seppur piccolo, mi dava la consapevolezza di ciò che avrei voluto fare da grande. Per fortuna, ad oggi, ci sono riuscito”.

Hai interpretato tante fiction di successo, da “Un medico in famiglia 9” a “Don Matteo 10”. Qual è il ruolo che più ti è piaciuto interpretare?

“Sono stati tutti ruoli molto stimolanti che porto inevitabilmente nel cuore. Bello il ruolo del commissario di polizia in ‘Centovetrine’, bellissimo il ruolo che ho interpretato questo inverno in una fiction per Canale 5 che andrà in onda prossimamente. Ho avuto anche il piacere di girare un paio di film all’estero, con ruoli diversissimi ma meravigliosi. Un Prete post apocalittico e uno scienziato un po’ folle in un film con l’esilarante Paola Barale che è stata una piacevole scoperta dal punto di vista professionale e personale. Ti confesso che quando inizio un nuovo set provo l’entusiasmo di un ragazzino ma l’ultimo giorno di riprese è devastante. In fondo il set diventa la nostra seconda casa”.

Nel 2008, nel corso della conduzione del programma pre-sanremese “Sanremo Lab”, hai dimostrato di avere notevoli capacità di intrattenimento. Non ti piacerebbe continuare a percorrere anche questa strada?

“Assolutamente sì, mi piace molto condurre e adoro il contatto diretto con il pubblico. In futuro mi piacerebbe fare radio. Sogno che coltivo da tanto tempo, chissà… ‘Sanremo lab’ fu un’esperienza tosta, la prima da presentatore ufficiale e sotto l’occhio vigile di Paolo Bonolis e la moglie. Se ci penso mi tremano ancora le gambe”.

La Juventus è nel tuo dna. Com’è nata questa passione?

“È il dna, hai detto bene. Ho giocato a pallone e mi è rimasta la passione per lo sport ed in particolare per il calcio. Da qualche mese sto seguendo un progetto legato al settore giovanile nella squadra dove ho mosso i primi calci da bimbo, il Casier Dosson. Abbiamo avuto la possibilità di portare i nostri piccoli, categoria ‘esordienti’, a Vinovo, quartiere generale della Juventus, a sfidare i pari età. È stata la vittoria di tutti. Siamo partiti da Dosson (Treviso) con un pullman pieno di ragazzini euforici che ogni dieci minuti ci chiedevano: ‘quanto manca?’. Un’esperienza unica che si porteranno nel cuore per sempre. Ed io con loro”.

Da pochi mesi hai inaugurato una rubrica sportiva, “Bar Bazza sport”. Ce ne parli?

“Ho un piccolo spazio all’interno di un giornale web sportivo che si chiama ‘Road2sports’ e ringrazio il Direttore Spinazzola per avermi dato la possibilità di scrivere, di raccontare, di ospitare virtualmente i miei ospiti all’interno del mio Bar, ovviamente di fantasia, il Bar Bazza sport. Sogno che possa diventare un format web e di andare a parlare di calcio nei veri e propri Bar Sport che sono sparsi in tutta Italia. Sarebbe fantastico”.

Non tutti sapranno che hai anche un grande cuore. Infatti, sei vicepresidente dell’associazione Team for Children. Di cosa vi occupate?

“Sono stato vicepresidente ed ora sono socio fondatore. Un’associazione che seguo da molti anni ancora prima del mio avvento televisivo. Team for Children si occupa di raccogliere fondi per i bimbi ricoverati all’interno del reparto di Oncoematologia pediatrica di Padova. Negli anni, sono stati fatti passi da gigante. Pensa che siamo partiti in tre, io, Chiara e Tomas ed ora operano molti volontari che saluto e ringrazio pubblicamente. Inoltre, assieme a Linda, la mia compagna, sono testimonial della Lilt sezione di Treviso. Accettai di buon grado dato che qualche anno fa, un componente della mia famiglia, fu colpito da tumore al seno. Sono passati anni e questa persona è viva e gode di ottima salute. La forza di volontà e la ricerca hanno fatto la differenza e spero possa essere da esempio per tutti”.

Bravo, bello e anche generoso. Ce l’avrai però un difetto…

“Dovresti fare questa domanda a Linda ma è meglio di no. Mia madre dice sempre: ‘mio figlio non ha tanti difetti è che quelli che ha sono grandi’. Ammetto, qualche imperfezione caratteriale ce l’ho”.

In cucina come te la cavi? Qual è il tuo piatto preferito?

“Credo che non potrei mai partecipare a ‘Masterchef’, non mi farebbero nemmeno varcare i cancelli. Diciamo che se sono a casa da solo non muoio di fame ma saper cucinare è un’altra cosa. Oggi mi sono fatto una pasta col pesto. Ovviamente il condimento era confezionato. Non ho un piatto preferito ma se proprio dovessi dirne uno ti direi la pizza. Non è soltanto un’ottima prelibatezza italiana ma è anche sinonimo di compagnia, di allegria, di aggregazione. Mi piace pensarla così”.

Passando alla vita privata, sei impegnato sentimentalmente da sette anni con l’attrice Linda Collini. Come procede la relazione?

“Direi bene. Facciamo una vita sempre di corsa ma nonostante ciò siamo molto legati. Lei mi dà grande forza e siamo entrambi l’uno il primo fan dell’altra. C’è molta stima reciproca. Cerchiamo di vivere lontani da gossip o altro. Siamo un po’ gelosi della nostra vita privata. Il nostro mestiere è fatto anche di momenti difficili, in fondo siamo precari, periodi in cui lavori di più, altri meno e lì devi essere forte a reggere il colpo. Il segreto, nei periodi in cui sei fermo, tra un set e l’altro, è quello di continuare a tenersi in allenamento, quindi scrivere, ricercare, sperimentare, fare dei corsi di recitazione, fare teatro, cortometraggi e quant’altro. Mai staccare la spina”.

Puoi svelarci qualcosa sui tuoi prossimi progetti?

“Ho finito di girare due fiction, per Mediaset e Rai, che sono in uscita in autunno e da pochi giorni ho terminato le riprese di un film per il cinema dal titolo ‘Un amore così grande’, dove interpreto un ruolo drammatico. Nel cast ci sono molti bravi attori ed un’immensa Fioretta Mari che interpreta mia madre. La regia è dell’ottimo Cristian De Matteis. Per il resto, ci sentiremo più avanti. Work in progress”.



more No Comments novembre 6 2017 at 14:27


Annalisa Favetti: Una riccia bionda fuori e dentro

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Fino al 15 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma è in scena con lo spettacolo “Odio Amleto”, per la regia di Alessandro Benvenuti, accanto a Gabriel Garko. A seguire reciterà in “A Natale divento gay” con Pino Ammendola, che l’ha scritturata anche per “Anima”, film che andrà a Cannes. Oltre al teatro, il suo amore naturale, Annalisa sta puntando molto sul cinema.

di Silvia Giansanti

Proviene dalla scuola di Gigi Proietti e di Alberto Sordi, cosa non per tutti. E’ nata nella notte delle streghe e non a caso è introspettiva e sensuale come i gatti che adora e che considera come figli. E’ attratta dalle tenebre e magari dopo uno spettacolo teatrale, nel cuore della notte, ama girare in macchina tutta la città eterna. Davanti a noi abbiamo una donna davvero speciale e unica nel suo genere. E’ sempre in continua evoluzione nel suo mestiere che ha scelto da quando era piccola. Annalisa Favetti trasmette tanto entusiasmo per la vita, un particolare brio che sta riversando anche nello spettacolo teatrale “Odio Amleto”, in scena al Teatro Sala Umberto di Roma. Nella sua carriera ha sostenuto molti ruoli importanti da perfetta trasformista. Ha spaziato nel campo, ma il mestiere di attrice è per lei una specie di malattia. Si sente molto selvaggia, vorrebbe vivere con tantissimi animali, è molto vicina a questo regno così puro e non a caso nel suo passato ha recitato per la tv in “Il destino ha quattro zampe”.

Annalisa, hai sempre puntato su questo lavoro?

“Totalmente. Provengo da una famiglia in cui si è sempre respirata aria di teatro. Ho iniziato con la scuola di Gigi Proietti, mi sono diplomata, ho lavorato con lui e poi ho spiccato il volo. Una carriera la mia che reputo anche fortunata e che spero abbia anche altre evoluzioni”.

Ricordi le emozioni di quegli attimi?

“Sì, ricordo anche l’incontro e la collaborazione con certe persone che mi hanno valorizzato. Qualche nome importante come Alessandro Benvenuti, Pino Ammendola e Attilio Corsini. Per me questo mestiere è una creazione. Non ho figli e per me i figli sono la creazione di questi progetti. Non sento l’esigenza di avere bambini, ma sento ogni volta la voglia di vivere una creazione. Ho sposato il mio lavoro e le emozioni che provo non si possono spiegare”.

Altri incontri interessanti sul tuo percorso?

“Senz’altro Carlo Verdone, con cui ho girato delle scene del film con Antonio Albanese ‘L’abbiamo fatta grossa’. Mi sono trovata a che fare con registi di altri tempi che ti seguono e dove il teatro, il cinema e la televisione non conoscono distinzione, ma c’è solo l’attore e il valore che dà il regista. La capacità di tirare fuori il meglio”.

Cosa c’è nel tuo presente professionale?

“Lo spettacolo teatrale ‘Io odio Amleto’ di Paul Rudnick con Gabriel Garko, Paola Gassman, Ugo Pagliai, Guglielmo Favilla e Claudia Tosoni, riadattato e diretto da Alessandro Benvenuti. Il mio è un ruolo brillante e molto divertente, che è il motore di quello che succede nella storia. Sono Felicia, (motto dello spettacolo Felicia rende tutti felici) una venditrice di appartamenti ma anche una medium e da qui si mettono in moto varie situazioni e incontri. Tra qualche mese farò anche uno spettacolo con Pino Ammendola, un’altra persona che stimo tantissimo. Si chiamerà ‘A Natale divento gay’ ed è una ripresa. Il ruolo sarà di una bigotta che avrà una grande trasformazione per amore. E proprio Pino mi ha chiamata per il suo prossimo film ‘Anima’, che andrà al Festival di Cannes. Inoltre, bollono in pentola cose inerenti a fiction, a progetti cinematografici e in piedi ci sono proposte varie. Ci terrei a ricordare che ho creato un progetto molto particolare con Edoardo Erba, che spero di attuare e che riguarda uno spettacolo che comprende l’acqua”.

A Proposito di Gabriel Garko, hai già avuto modo di lavorare con questo personaggio amatissimo dalle donne?

“No, è la prima volta”.

Hai mai subito il fascino fisico di qualche attore collega?

“Gabriel è bellissimo, è stata una sorpresa pazzesca. E’ una persona che mi ha stupito molto. E’ un ragazzo molto intelligente e in gamba e con grandi potenzialità”.

Qual è stata l’esperienza teatrale che ti ha divertito di più?

“Questo spettacolo, una bomba di energia. Siamo una compagnia affiatata, davvero un grande cast. Altri ruoli importanti che ricordo sono stati ‘Un passato da melodici moderni’ con Alessandro Benvenuti anche in scena. Un altro personaggio di rilievo l’ho avuto a fianco di Alessandro Gassman e Beppe Fiorello in ‘Delitto per delitto’”.

A chi devi parte del tuo successo?

“Alla mia tenacia e al mio grande amore per il mestiere. Ringrazio anche la mia famiglia che mi ha sempre incentivato e dato un bell’equilibrio”.

Non tutti hanno la fortuna di iniziare accanto a due maestri come Gigi Proietti ed Alberto Sordi. Hai qualche aneddoto da raccontarci?

“Ricordo il nostro debutto a Palermo in ‘A me gli occhi bis’ con Gigi Proietti. Ero talmente emozionata che in un momento un cui dovevo scappare dietro le quinte, ho inciampato e sono caduta a terra. Mi sono ritrovata lunga sotto l’orchestra. Invece mi ricordo che quando finivamo le riprese, Albertone era solito darmi i puffetti sulla guancia per complimentarsi”.

A proposito di personaggi romani, quando preferisci goderti la città?

“Di notte. Amo il centro storico e giro come un gatto randagio. E’ il momento migliore per guardare Roma in macchina”.

CHI E’ ANNALISA FAVETTI

Annalisa Favetti è nata a Roma il 31 ottobre sotto il segno dello Scorpione con ascendente Leone. Caratterialmente si definisce ambiziosa, curiosa, piena di gioia di vivere e in continua ricerca. Tifa per la Nazionale, adora i dolci e il pesce e ha come hobby il disegno da sempre, nuoto, lo sci d’acqua e il canto. Le  piacerebbe vivere a Londra e a Barcellona. Ha tanti gatti neri e un cane. Attualmente ha un compagno. Questo è l’anno fortunato della sua vita. Annalisa ha debuttato nel film “Nestore, l’ultima corsa” del 1994 accanto ad Alberto Sordi. Successivamente si è diplomata presso il Laboratorio di Esercitazioni Sceniche, diretto da Gigi Proietti. Inoltre, ha studiato danza moderna. Ha lavorato prevalentemente in teatro, tra cui ricordiamo ruoli in “Delitto per delitto”, “Spirito Allegro”, “Coppie in multiproprietà”, “Un passato da melodici moderni”, “Le invasioni barbariche”, “Sesso e bugie”, “W la dinamite”, “L’arte della commedia” e altri. Per la tv ricordiamo qualche serie come: “La dottoressa Giò”, “Linda e il brigadiere”, “Turbo”, “La squadra”, “Il destino ha quattro zampe”, “Distretto di Polizia”, “Un papà quasi perfetto” e “Un posto al sole”. Ha avuto anche altre esperienze in campo cinematografico. Attualmente è in teatro con “Odio Amleto”, accanto a Gabriel Garko e prossimamente reciterà nella commedia “A Natale divento gay”.



more No Comments ottobre 9 2017 at 14:53


Marianna De Micheli: Da “Centovetrine” alla barca a vela

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Abbiamo incontrato Marianna De Micheli, l’attrice che per otto anni ha interpretato la perfida Carol Grimani nella soap opera di Canale 5 “Centovetrine”. Dopo l’improvvisa chiusura del programma, ha deciso di salpare in barca a vela e di compiere il giro d’Italia in solitaria. Un’avventura straordinaria raccontata nel suo libro di successo “Centoboline”

di Giulia Bertollini

Attraverso questa intervista, ci racconta il passaggio dalla tv a questa grande avventura.

Marianna, ti abbiamo lasciato nei panni di Carol Grimani e ora ti ritroviamo in quelli di una velista in solitaria. Come mai questa scelta? 

“Dopo la chiusura di Centovetrine, mi sono ritrovata disoccupata. In quel momento, non avevo voglia di trovarmi lavoro e così ho scelto di intraprendere un percorso differente. Aver recitato per tanti anni in una lunga serie, come nel caso di una soap opera, porta spesso il pubblico a identificare il tuo nome e il tuo volto con quello del personaggio che viene interpretato. Di conseguenza, è necessario del tempo perché i telespettatori possano abituarsi a vedermi in altri ruoli senza associarmi a Carol Grimani. Così, ho deciso di prendermi una pausa e di dedicarmi ad altre passioni, come la vela”.

Walt Whitman scriveva “Per me il mare è un continuo miracolo; i pesci che nuotano, le rocce, il moto delle onde, le navi, con gli uomini a bordo”. Per te invece cos’è il mare? 

“Bella domanda! E’ un luogo in cui mi sento bene e che mi fa entrare in contatto con la parte più profonda di me stessa nonostante non ce ne sia particolare bisogno (ride). Difatti, ho un carattere estremamente riflessivo. Pensare in mezzo al mare però è diverso che pensare sulla terraferma. Quando ti trovi su una barca non puoi permetterti di non agire. Devi preoccuparti di tante cose e non ti è concesso rimanere fermo a riflettere, diversamente da quando ti trovi a casa”.

Dalle esperienze che hai vissuto, compreso il periplo d’Italia, è nato un progetto editoriale: “Centoboline”. Che ricorda nel titolo la celebre soap che ti ha vista protagonista per molti anni.

“Sì, mi sono divertita a fare un giro di parole. Voglio innanzitutto precisare, per chi non lo sapesse, che la bolina è un’andatura velica. Nel libro parlo anche del mio ingresso a Centovetrine, del provino che ho dovuto sostenere per ottenere la parte, delle difficoltà dei primi tempi, in particolare a livello di memoria, fino ad arrivare all’epilogo della chiusura. Si tratta di un diario di un bordo in cui ho raccolto le mie esperienze, gli incontri, i viaggi avventurosi”.

Nel libro scrivi “Il vero coraggio non è affrontare il mare ma la solitudine. Tutto è partito dalla mia incapacità di stare sola”.  Sei riuscita a superare le tue paure? 

“Beh, io credo che paure di questo tipo non si superino mai però nel tempo sono riuscita a soffrirne meno, a conviverci senza lasciarmi travolgere da emozioni troppo forti quali la sensazione di sentirsi sperduti nell’universo, abbandonati. L’esperienza del giro d’Italia in barca a vela mi ha insegnato a guardare alla solitudine con occhi diversi: mi sento meno terrorizzata rispetto a prima e se ci penso non mi manca il fiato”.

Possiamo però confessare che durante queste avventure nautiche non sei proprio in solitaria. A tenerti compagnia infatti c’è il tuo gatto Jingjok.

“Sì è vero. Ho deciso di prendere un gatto quando mi trovavo in Thailandia. Dopo numerose ricerche, visto che cercavo una razza con l’indole simile a quella di un cane, ho trovato su Internet  il contatto di una signora che gestiva un allevamento amatoriale a Rimini. Questa m’informò che aveva una gatta incinta che avrebbe partorito a gennaio. Ebbene, Jingkok è venuto alla luce il 27 gennaio che è anche il compleanno di mio padre. Essendo nato sotto il segno dell’acquario, la barca non poteva che essere casa sua”.

La tua barca ha un nome molto particolare “Maipenrai”. Cosa significa? 

“E’ un termine thailandese e la migliore traduzione è nell’inglese ‘never mind’ nel senso di ‘non c’è problema, non importa, va bene così, fa niente’”.

Nel corso dei tuoi viaggi avrai sicuramente conosciuto tante persone. Qual è stato l’incontro più emozionante? 

“Ricordo ancora con piacere l’incontro con un signore in lavanderia. Mentre attendevo che il bucato fosse pronto, entra questo tizio e si mette accanto a me. Inizia così a raccontarmi un po’ della sua vita, che lui si recava ogni giorno in quel posto per difendersi dalla calura e che aveva viaggiato molto in compagnia della moglie che purtroppo era morta. Dalle sue parole, intuii che si era trattato di un amore intenso. Ne ebbi la conferma quando mi rivolsi a lui chiedendogli da quanto tempo sua moglie fosse venuta a mancare. La risposta fu da brividi. Venti anni. Ebbene, la storia di quest’uomo è uno dei ricordi più belli che conservo nel cuore e di cui ho anche parlato nel libro”.

Che progetti hai per il futuro? 

“Innanzitutto sto cercando di realizzare una trasposizione teatrale del libro. Non voglio rappresentarlo però soltanto nei teatri, ma mi piacerebbe utilizzare anche la mia barca come palcoscenico. E’ un progetto particolarmente lungo e impegnativo. Scrivere un libro è stato complicato, anche se ho sempre avuto una certa dimestichezza con la scrittura, ma scrivere per il teatro è totalmente diverso. Nonostante le difficoltà che sto incontrando, di una cosa tuttavia sono sicura: che voglio raggiungere anche questo obiettivo”.

Cosa ti senti di dire ai nostri lettori che sperano in un tuo ritorno in tv?

“Al momento non mi precludo nessuna strada. L’importante è che si tratti di un buon prodotto che sia in tv, cinema o teatro. Incrociamo le dita”.



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Carlo Mucari racconta “er Gigante”

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Rappresentato in diversi teatri e location, ‘Er Gigante, la malinconia di un tempo piccolo’ é uno degli ultimi progetti del ‘cantattore’ romano Carlo Mucari, noto per le sue numerose interpretazioni cinematografiche e partecipazioni a programmi e fiction televisive.

di Donatella Lavizzari

Frutto e sintesi di anni di un attento studio, questo recital ci regala una particolare visione dell’opera di Franco Califano, della sua filosofia di vita e delle sue molteplici contraddizioni. Un nuovo modo di intenderlo, di suonarlo e di ‘viverlo’. Un lavoro estremamente ricco di elementi poetici, arricchito di svariate situazioni timbriche e musicali. Una freschezza d’ispirazione risalta in questa nuova avventura: una tavolozza dalle sfumature infinite che regala al pubblico un incantevole groviglio di emozioni, in un susseguirsi di brani e recitati per rendere omaggio alla spiccata personalità artistica del ‘Califfo’. Mucari ne è interprete intenso, dotato di una capacità unica di elaborare con virtuosismo, con vigoria e teatralità, un repertorio che spazia tra Minuetto, Una ragione di più, La mia libertà, La nevicata del ’56, E la chiamano estate, Un tempo piccolo e gli altri grandi successi del “Prevert di Trastevere”. Sul palco, ad accompagnare questo poliedrico artista vi è un quartetto dinamico composto da Claudia Tortorici (voce), Doriano Prati (fisarmonica), Bruno Ciarla (tastiere) e Marco Petriaggi (chitarra classica).

Ciao Carlo, quali sono gli elementi principali nell’ideazione di questo nuovo recital? 

“In tutta la mia carriera ho cercato di tener sempre presente due cose fondamentali per me: la libertà e l’emozione. Libertà di recitare, suonare o cantare quello che mi piace attraverso un’emozione che spero di riuscire a tradurre e trasmettere sempre. Con quest’ultimo spettacolo ho voluto rendere omaggio ad un grande artista, al ‘poeta maledetto, al poeta saltimbanco, al cantastorie’, raccontando il suo viaggio attraverso la sua poesia, la sua musica e i suoi monologhi”.

Il recital inizia con “La porta aperta”. Ce ne vuoi parlare? 

“Sì, inizio con questo brano perché mi sono domandato se, metaforicamente, la porta di Califano fosse aperta o chiusa mentre sentiva che la sua ‘musica’… era finita, mentre sentiva che il suo ‘tempo piccolo’ lo stava consegnando alla storia. Lui che ha sempre detto che sarebbe invecchiato cinque minuti prima di morire. Lui che andava a dormire cinque minuti dopo gli altri per avere cinque minuti in più da raccontare. Lui che diceva di essere un cantastorie, che raccoglieva pezzi di vita dalla strada e li raccontava poi a modo suo. Lui che per noi era semplicemente un artista, un artista che aveva scelto di vivere e combattere per difendere la sua libertà. Ha avuto molte donne ma soltanto una ha fatto sempre parte della sua vita: la solitudine. Franco diceva: ‘Nella solitudine che fai? Intanto impari a conoscerti, a stimarti, a non mentirti e soprattutto a farti compagnia… da solo’”.

Come hai conosciuto Califano? 

“Molti anni fa, erano i primi anni ottanta. Un mio amico press-agent sapendo della mia ammirazione per Califano me lo passò al telefono. Gli dissi che stavo provando a scrivere canzoni e lui mi invitò ad andarlo a trovare per fargli sentire qualcosa di mio. Abitava in via Sisto IV, a Prima Valle. Ascoltò i miei pezzi e alla fine disse: ‘Carlè te voglio bene però famo che ognuno se canta e cose sue e poi tu con quella faccia dovresti fà l’attore, appena giro un altro film te faccio fà na parte, che ne dici?’. Ha avuto ragione lui. Ho iniziato la mia carriera d’attore, ho proseguito per quella strada e, da qualche anno, in alcune serate mi travesto da cantattore”.

Oltre a questo recital, hai portato in scena anche Rino Gaetano. 

“Sì, ‘Uno spunto per la rivoluzione’ è uno spettacolo dedicato a Rino Gaetano, cantautore dissacrante che amo particolarmente, le cui opere sono pregne degli echi di Petrolini, Ionesco, Beckett e Majakovskij. Ripercorro la vita di Gaetano attraverso le sue canzoni, i suoi testi di prosa e i suoi riferimenti culturali e sociali”.

Cosa rende meraviglioso fare il tuo lavoro? 

“Ciò che rende meraviglioso fare il mio lavoro sono quegli attimi in cui sul palco si pulsa tutti con la stessa sensibilità, con ‘la stessa nota’. Sono momenti magici, dove non sono più io che sto facendo uno spettacolo, ma io e quelli che suonano e recitano con me ed il pubblico che assiste. Bisogna sempre avere la capacità di sentire se stessi ma anche e soprattutto di sentire gli altri”.



more No Comments ottobre 9 2017 at 14:44


Stefania Visconti: Una carriera in evoluzione

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Vi presentiamo una ragazza poliedrica e ricca di talento. E’ stata la protagonista dell’ultimo videoclip di “Pierre”, celebre brano cantato dai Pooh dopo la recente reunion

di Laura Gorini

È un’artista decisamente camaleontica Stefania Visconti. Modella glamour, raffinata ed elegante, si è imposta  ben presto anche come valente attrice sia al Cinema sia a Teatro, senza farsi nemmeno mancare esperienze nel mondo della musica a livello attoriale. Di recente l’abbiamo potuta ammirare come la protagonista del videoclip del  brano “Pierre” dei mitici Pooh.

Stefania, come sta procedendo la tua carriera?

“La mia carriera è in una fase evolutiva e di sperimentazione. Gli impegni maggiori sono su alcuni set cinematografici in quanto l’amore mio più grande è indubbiamente il Cinema. Provo però costantemente a cimentarmi in varie forme d’arte per capire i miei limiti e lavorare meglio su me stessa”.

Una domanda diciamo un po’ complessa Stefania; ti chiedo un tuo punto di vista, che disillusioni pensi che possa dare l’assaggio del primo vero mondo dello spettacolo per chi s’è avvicinato pensando ingenuamente che fare questo lavoro fosse un “divertimento pagato”, come si suol dire, unire l’utile al dilettevole?

“Lavorare nel Cinema, a Teatro e nello Spettacolo in genere può anche essere divertente ma richiede molto impegno e costante studio se si ha intenzione di farlo diventare un lavoro. Non si nasce attori pur magari partendo da un talento evidente. Ci sono tante persone che si improvvisano artisti non rendendosi conto minimamente del duro lavoro che deve essere dedicato a questa professione ogni giorno”.

Cosa consiglieresti tu a questo proposito?

“Io consiglio di tenere i piedi ben piantati a terra, avere tanta forza e determinazione per seguire questa strada tortuosa. Non è un lavoro facile e spesso sono più le delusioni che le gioie. Testa sulle spalle, nervi saldi e non abbattersi per le tantissime porte in faccia che si riceveranno”.

Tu Stefania, in quanto professionista, quali sono delle scene in cui non vorresti mai recitare, o che comunque preferiresti di no?

“Non ho mai pensato a delle scene nello specifico che potrebbero indurmi a rifiutare un lavoro. Credo che sia la storia del personaggio in se da valutare e non la singola scena che potrebbe essere comunque necessaria e funzionale al racconto”.

Credi che sia importante per un attore/attrice sapersi “auto-doppiare” da solo/sola visto che tutti prima o poi si vedranno costretti a recitare in inglese o comunque in una lingua straniera?

“Ho avuto alcune esperienze di questo tipo, nel senso che mi sono doppiata in alcuni film. Ovviamente non sono una doppiatrice ma è una cosa che mi piace e non ho avuto grandi difficoltà nel farlo. Credo di esserci portata abbastanza anche se è molto complesso tecnicamente come lavoro”.

Ci sono delle cose di cui è meglio diffidare specie quando si è agli inizi?

“Quando si inizia un mestiere non si conoscono molte dinamiche e  meccanismi che le regolano quindi si rischia di sbagliare a prendere le decisioni. Io mi sono sempre affidata al mio istinto e spesso ho fatto bene”.

Ma per  te com’è stato all’inizio?

“L’inizio della mia avventura artistica lo ricordo pieno di entusiasmo e carico di aspettative. Ero felice di fare anche piccole cose che mi regalavano esperienza”.

C’è qualche film in cui ti vedremo tra poco?

“Negli ultimi mesi ho partecipato ad alcuni film che mi hanno permesso di entrare in contatto con realtà artistiche anche internazionali. Esperienze formative molto importanti che hanno arricchito il mio percorso. Ho appena ultimato le riprese di un film ‘The house of murderers’ per la regia di Bruno Di Marcello interamente girato in lingua inglese e che mi vede come protagonista”.



more No Comments ottobre 9 2017 at 14:42


Ester Campese: L’artista dalle mille emozioni

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di Laura Gorini

È un’artista raffinata e una donna dolce Ester Campese in arte Campey, da anni acclamata  pittrice a livello internazionale. Le sue opere sono infatti esposte quasi in ogni Paese del mondo. Nonostante ciò è rimasta una persona semplice e alla mano con la quale è un vero piacere conversare. Vediamo di conoscerla meglio da vicino…

Chi è Ester Campese?

“Ester è una persona semplice che con un sorriso cerca di trasmettere una piccola emozione attraverso i quadri, così come quando è presente a qualche manifestazione o evento. In sostanza io provo a prendere ‘per mano’ per così dire ‘l’interlocutore’ e fargli considerare le cose da un punto di vista diverso o almeno a suggerirlo, se lo stesso ovviamente si pone nella disponibilità e nell’ascolto o meglio in osservazione e curiosità”.

Quando è nato il tuo soprannome Campey?

“Credo poco più di una decina di anni fa. Prima firmavo con il mio cognome, ma trascinandolo graficamente nella parte finale, avvicinandomi in qualche modo a quello che poi ho scelto come aka e che sottende un augurio riprendendolo dal ‘kanpai’ , brindisi giapponese, così come potrebbe essere il ‘prosit’ in latino per dire ‘sia utile, faccia bene’”.

Il momento clou della tua carriera? 

“A dire il vero non credo di averlo ancora raggiunto, e ne sono contenta. Mi sento ancora in cammino in una esplorazione oltre che artistica anche personale. Ci sono state diverse tappe importanti, ma non mi sento sicuramente arrivata, tutt’altro. Spero di mantenere la curiosità e la spinta a proseguire sempre questo percorso. Volendo posso rammentare alcune delle tappe più significative di questo scorso 2016 come ad esempio il premio ‘Monte Carlo’ per l’opera ‘Giustizia Lacerata’ o la mostra a cui ho partecipato in giugno nell’ambito del Festival dei due mondi a Spoleto in cui le sette opere esposte sono state direttamente scelte dal Prof Vittorio Sgarbi, oppure la personale fatta alla Milano Art Gallery a dicembre che ho preparato per un anno intero, o poco più”.

E della tua vita in generale? 

“E’ la stessa cosa, ci sono state molte cose importanti sia belle e anche qualcuna meno bella, ma tutte mi hanno insegnato qualcosa. Senza dubbio per me è importantissima la presenza nella mia vita di Riccardo Bramante che, con tantissima cura amorevole, mi segue ed è a tutti gli effetti mio consigliere e mentore, e sempre mi sprona a dare il meglio di me, prima di tutto come persona. Lui di me vive, come normale che sia, anche qualche momento di sconforto che non conoscono ovviamente gli altri, ma che condivido nel quotidiano della mia vita”.

Come ti prepari ad affrontare una nuova mostra? 

“Sempre, sempre con tantissimo rispetto, con un attento studio del tema e scelgo esattamente dove essere presente o per il concept che vuole rappresentare la mostra o per la stima delle persone che me la propongono che so con quale cura e professionalità preparano la stessa. Ma ho sempre tantissimo rispetto anche tutti gli altri artisti che partecipano e con cui mi piace soffermarmi a scambiare opinioni ed idee”.

In che situazioni nascono i tuoi quadri?  

“I miei quadri nascono dall’osservazione di ciò che sta intorno a me, e che mi colpisce in modo particolare, ma anche da una sorta di meditazione più intima. Il mix delle due cose fa scaturire il soggetto che mi sono prefissata sperando di riuscire anche a trasferirne le emozioni che sono arrivate a me”.

Con quali parole descriveresti il tuo stile e perché? 

“Direi che posso descrivermi come post impressionista e simbolista. Nel mio intento desidero infatti lasciare un’ impressione ma anche libera interpretazione a chi osserva i miei quadri, quindi non utilizzo un figurativo spinto all’esasperazione come ad esempio nell’iperrealismo, ma piuttosto una modalità più sussurrata, un mezzo espressivo che  riproduca una parte della realtà visibile, l’altra preferisco lasciarla all’immaginazione. Per questo nei miei quadri non è tutto dettagliato ma trovi molte sfumature e nell’astratto ancor di più in quanto li mi sento libera di utilizzare molti simboli in cui nascondo, ma nemmeno poi tanto, uno o più concetti che desidero e provo a comunicare”.

E te stessa? 

“Per me posso dirti di essere una persona certamente sensibile, e come detto prima, semplice. Amo pormi in modo spontaneo verso le altre persone. Apprezzo l’eleganza nelle sue varie forme espresse ad esempio nel linguaggio ma anche nei modi. Mi infastidiscono invece molto la volgarità e la sguaiatezza”.

Che cosa dobbiamo e possiamo aspettarci ora da te? 

“Non saprei, sono come sono, senza troppi filtri. Spero di mantenere questa freschezza nelle mie opere e nel dialogo delicato che sono riuscita, spero, ad instaurare ed intrattenere con mi segue artisticamente. Ho in animo diversi progetti artistici, un paio più importanti che spero di poter realizzare con altri amici artisti in questo 2017. Intanto prossimamente, a marzo, sarò presente ad una mostra a New York”.



more No Comments ottobre 9 2017 at 14:38


Claudia Moretto: Una modella a stelle e strisce

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Fotomodella e cantante, molto attiva sui social, di recente è stata ammirata sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia

A settembre è stata protagonista sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, ospite dei tanti eventi che rendono magico uno degli appuntamenti mondiali più attesi dell’anno. Per Claudia Moretto, il 2017 è stato un autentico trionfo. Lei, fotomodella e cantante, personaggio social e brand testimonial, di fermarsi non ha nessuna intenzione. Da Venezia, città che l’ha adottata, ha spiccato il volo tanto da diventare una modella a… stelle e strisce. Con servizi fotografici nel nuovo e nel vecchio continente si sta facendo largo da una parte all’altra dell’Oceano. Eppure, Venezia è sempre Venezia. Così, i fotografi ormai arrivano da tutto il mondo per fotografarla e immortalarla con i loro obbiettivi. D’altronde, a 25 anni di età e un fisico semplicemente da invidiare, è una delle fotomodelle più belle e simpatiche dello Stivale. E oltre al successo nel mondo della fotografia, Claudia si gusta un periodo d’oro anche in quello della musica. Perché oltre ad essere una fotomodella, è anche una “singer”. Date un’occhiata alla sua pagina Facebook (ClaudiaMorettoOfficial) per crederci…

Partiamo dal red carpet di Venezia.

“È stato qualcosa di davvero straordinario, come immergersi in un mondo speciale e vivere ore davvero indimenticabili. Grazie all’invito di una produzione ho potuto visitare la Mostra ed il backstage, assistere all’anteprima di Vittoria e Abdul e di Stephen Frears e partecipare ad alcuni dei party più esclusivi”.

Un’occasione che capita solo a chi se la merita…

“Diciamo che non ho mai avuto problemi a mettermi in gioco, a lavorare duramente per migliorare sempre me stessa. È successo così in ambito musicale e fotografico, così come nell’imparare a gestire corpo e tempi davanti alla telecamera. Certo, poi la Mostra di Venezia è la Mostra di Venezia”.

Che effetto ti ha fatto vivere quel mondo, seppur per qualche giorno?

“È stato bellissimo, vedere delle star mondiali da vicino lascia sempre senza parole. Non era la prima volta avendo già lavorato e vissuto a lungo a Los Angeles, ma quello che stupisce sempre è la semplicità di questi attori popolarissimi, la naturalezza con cui star internazionali possono stringerti la mano e condividere un cocktail con me! È più facile trovare disponibilità ed apertura in queste persone, piuttosto che da chi è agli esordi e si sente già arrivato”.

E Claudia Moretto, dopo tanti shooting e video musicali, dove la vedremo prossimamente?

“Mi viene da dire: sempre sugli stessi schermi, ma con personaggi diversi! Dunque, sarò ancora la protagonista di un video musicale nei panni della fotomodella, un progetto curioso e divertente. E poi si stanno aprendo tante nuove occasioni che mi riporteranno in giro per l’Italia e per il mondo. So già che ripartirò per Los Angeles dove mi aspettano progetti inediti da portare a termine, ma prima c’è l’Italia che chiama”.

Insomma, il mondo dello spettacolo continua a vederti assoluta protagonista.

“È il mio mondo, quello che vivo fin da quando ero giovanissima. Oltre al ruolo di fotomodella, continuo a coltivare quello di singer. Canto da quando ero bambina, a 12 anni ho seguito il primo corso a cui ne hanno fatto seguito molti altri per specializzarmi. Mi sono formata anche in America, ho imparato a suonare il pianoforte per potermi accompagnare durante le mie esibizioni. E il mio inedito, ‘Sotto la pelle’, è stato il coronamento di questo lavoro. La musica mi regala soddisfazioni enormi in qualunque circostanza: che io sia in casa o ad un concerto, la musica è gioia”.

Ma anche la fotografia non scherza.

“Ed in più ho la fortuna di vivere in Laguna. Venezia è davvero meravigliosa in ogni suo angolo, è la location ideale per uno shooting. Così, poche settimane fa, mi ha raggiunto proprio qui lo Studio VcPhotography, un fotografo olandese con cui abbiamo realizzato bellissimi scatti. E in estate sono arrivati dal Texas per realizzare un servizio fotografico. Diciamo che le proposte non mancano! Mi ha contattato anche Frederic Dargelas, un fotografo di Helsinki molto noto nel settore. Anche con lui avvierò una collaborazione”.



more 1 Comment ottobre 9 2017 at 14:36


Janet De Nardis: Tra l’arrivo di Joy e il Roma Web Fest

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L’ex annunciatrice Rai è proiettata più che mai verso la prossima edizione del Roma Web Fest, che si svolgerà al Museo Maxxi di Roma dal 24 al 26 novembre ed è pronta a farsi cambiare la vita  dall’arrivo di una splendida bimba che si chiamerà Joy

di Silvia Giansanti

Dolce, piena zeppa di idee e con un volto rassicurante. Non a caso stiamo parlando di una ex ‘Signorina Buonasera’ sulla quale l’azienda di Stato decise di investire all’inizio degli anni Duemila. In tutti questi anni si è mossa tra cinema, tv e teatro, offrendo in ogni esperienza il meglio di sé. La sua mente ha partorito il Roma Web Fest, validissima iniziativa rivolta ai nuovi talenti. A tal proposito ricordiamo che sono aperti i bandi, tra cui quello di Movieland in collaborazione con la Roma Lazio Film Commission per la promozione della Regione Lazio.

Janet, la data del debutto in tv come ‘Signorina Buonasera’ si allontana sempre di più nel tuo passato. Hai conservato nel cuore qualcosa di quell’esperienza del 2003?

“Tante cose. Innanzitutto l’emozione di entrare in una grande azienda da giovane, in un momento in cui avevano deciso di cambiare la formula dopo tanti anni. Ci aspettavamo molto clamore e io avevo la grande responsabilità e l’orgoglio di rappresentare una grande azienda di Stato. E’ avvenuto il confronto con tanti illustri professionisti e la possibilità in seguito di lavorare come autrice”.

Ricordo che all’epoca ci furono alcune critiche, mosse proprio da qualche precedente ‘Signorina Buonasera’.

“Assolutamente sì. C’era da aspettarselo, faceva parte del gioco e del grande cambiamento”.

Ultimamente ci ha lasciato Anna Maria Gambineri. Era chiamata “nuvola bionda”.

“Sì, un’annunciatrice storica”.

Nel tempo hai avuto tante esperienze, tra cui quella di conduttrice. Hai una particolare preferenza per condurre qualche tipo di programma?

“Ho avuto la fortuna nel tempo di specializzarmi nel settore del web. Ultimamente ho condotto varie tipologie di programmi, dall’arte alla moda, ma quello che vorrei fare è lavorare in tv portando quella che è la mia conoscenza più profonda. Secondo me manca un prodotto che parli dell’universo internet in modo sensato, divertente, inclusivo e costruttivo. Una tv che diventi luogo di scambio tra cinema e web. Il ‘transmedia’ è alle porte”.

Sei fondatrice e direttrice del Roma Web Fest. Da dov’è partita l’idea?

“L’idea è stata frutto di anni di riflessioni. Mi sono innamorata dei prodotti seriali webnativi americani nel 2011 e poi è successo che, frequentando il mondo del cinema e i festival internazionali, nel mio lavoro di attrice e di autrice, mi è capitato di collaborare con professionisti che all’estero stavano già lavorando sulle web series, cosa che si faceva poco in Italia. Un giorno, al TIFF, ho assistito ad una conversazione tra giovani autori canadesi che proponevano ad un produttore americano una web serie che aveva avuto milioni di contatti in pochissime settimane. In quell’occasione ho scoperto che quella stessa storia, che veniva proposta sotto forma di web serie, in realtà era già stata proposta un anno prima come storia raccontata attraverso un lungometraggio allo stesso produttore, il quale leggendo la sceneggiatura, aveva bocciato il progetto. Guardandola l’anno dopo in video, prodotta e realizzata con alcune puntate e messa on-line con il successo e il riscontro avuto, il produttore decise quindi di investire. E’ stato in quel momento che ho capito che le web series potevano essere davvero uno strumento per poter permettere ai giovani autori di farsi conoscere e allo stesso tempo anche di raccontare storie con un linguaggio nuovo, diverso. Storie che spesso erano più difficili da raccontare attraverso un lungometraggio”.

Quindi come si è sviluppato il progetto?

“Visto che conoscevo in Italia tanti autori che si stavano sperimentando attraverso il web, ho pensato di creare una vetrina internazionale dove coinvolgere produttori e broadcaster per dare la possibilità ai giovani talenti di farsi conoscere. Infatti, il vero problema del web è che si tratta di un grande palcoscenico colmo di prodotti spesso di cattiva fattura, in cui diventa sempre più difficile farsi notare. Forse cinque anni fa c’era ancora margine di possibilità di emergere da soli, oggi avere una vetrina che seleziona i prodotti di qualità è fondamentale per un mercato che cresce. Possiamo sicuramente dire che l’intuizione iniziale sia stata giusta”,

Ci sono soddisfazioni e soprattutto talenti?

“Ce ne sono tantissimi e in questi anni ne sono emersi, anche attraverso il festival. Uno tra tutti, Ivan Silvestrini (autore di ‘Stuck’ e ‘Under’), il quale ad oggi vanta tre film, di cui uno all’estero. C’è poi Vincenzo Alfieri, che abbiamo sostenuto fin dall’inizio con il suo prodotto ‘Forse sono io’, Astutillo Smeriglia, Edoardo Ferrario. Nel nostro festival sono passati tanti autori come i Jackal, i Licaoni, La Buoncostume, gli Zero e tanti altri che sono riconosciuti come talenti veri di questa nuova generazione”.

Abbiamo a tal proposito date da segnalare per il Roma Web Fest?

“Certo, dal 24 al 26 novembre si svolgerà al Museo Maxxi – museo delle Arti del XXI secolo di Roma la quinta edizione del festival”.

Chi sono i tuoi maestri di vita?

“Direi Beatrice Bracco, che è stata la mia insegnante di recitazione. In realtà non si limitava ad insegnare un metodo, ma cercava soprattutto di fare emergere da ogni persona il talento e le capacità. Mi ha insegnato ad ascoltare, a ‘guardare’ davvero chi ho davanti a me, e molte altre cose che fanno parte della vita oltre che del lavoro. Un altro maestro di vita è oggi mio marito, un uomo che stimo tantissimo e per questo sono felice che sarà il padre di mia figlia, so che saprà insegnarle molto. Poi ci sono gli amici che mi sono stati vicino sempre e che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino”.

Una delusione che hai subito nell’ambito professionale?

“(Ride) Ce ne sono state tantissime. Più volte è accaduto che nonostante avessi avuto conferma di un lavoro, prove con gli autori e prove costume per un film o qualche programma, è saltato tutto e sono stata sostituita magari dalla prima persona che era stata segnalata. Un classico italiano”.

Hai un sogno?

“Ho un armadio pieno di cassetti pieni di sogni. Questo è un anno molto fortunato in cui mi sono diversificata arricchendomi sempre di più. E’ un momento magico in cui sento di poter realizzare tante cose e in cui sono immensamente felice per l’arrivo della mia bimba. E’ il momento di una massima positività”.

Nel passato hai dovuto fare rinunce per il successo e la carriera?

“Rinunce affettive mai. Ho sempre messo al primo posto la mia vita privata e non ho nessun tipo di rimpianto, anche se alcune storie non sono andate bene. La felicità viene attraverso le persone che ami. Il lavoro è il mezzo attraverso cui ti esprimi e con il quale produci per sostenerti, ma non può essere il fine ultimo di una vita

Hai un angolo che adori della Capitale?

“Adoro fondamentalmente il centro storico. Quando sono un po’ arrabbiata, passeggio in quel tratto di piazza di Spagna fino a piazza Navona, scoprendo ogni volta scorci bellissimi, di cui fino al giorno prima ne ignoravo l’esistenza. Inoltre, essendo laureata in Architettura, sono attratta dal fascino dell’armonia estetica che regna a Roma”.

CHI E’ JANET DE NARDIS

Janet De Nardis è nata a Windsor (Canada)  il 15 Febbraio del 1978 sotto il segno dell’Acquario. Caratterialmente si definisce solare ed estroversa. Ha l’hobby della pittura, non è tifosa e adora l’amatriciana. Le piacerebbe vivere a Buenos Aires. Questo è l’anno fortunato della sua vita. Al momento non possiede animali domestici. Janet è sposata ed è in attesa di una bimba di nome Joy. Ha debuttato in televisione come ‘Signorina Buonasera’ nel 2003 mantenendo il ruolo fino al 2009.  Ha avuto numerose esperienze come conduttrice e autrice di programmi tv. Ha girato film e cortometraggi. Ha recitato in teatro e ha preso pare in alcune serie tv. Oggi è fondatrice e direttrice del Roma Web Fest.



more No Comments settembre 8 2017 at 13:51


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