Roberta Sanzò: “Il mio bicchiere è sempre mezzo pieno”

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di Mara Fux

Noto volto del teatro romano, la poliedrica attrice ci parla di sè. Come è nato in te il desiderio di fare l’attrice? 

“Più che un desiderio il palcoscenico è stato un istinto. Sin da piccola pur essendo molto timida, amavo le esibizioni. A scuola nei temi scrivevo che  da grande avrei voluto far l’attrice proprio come facevo fare alle mie bambole creando spettacolini con i parenti e con gli amici. Nata in una famiglia di commercianti non mi sono mai spiegata questa vocazione ma non mi sono sorpresa troppo quando ho scoperto dei lontani parenti attori e musicisti anch’essi”.

Hai frequentato una scuola o ti sei affidata alla gavetta? 

“Sono sempre stata dell’idea che qualsiasi cosa nella vita per diventare seria deve essere disciplinata. Da studentessa ‘modello’, sono cresciuta con la convinzione che ogni professione richieda studio e preparazione se si vuole intraprendere seriamente. Dopo il diploma ho frequentato seminari di dizione e recitazione fino a vincere la borsa di studio alla Mario Riva dove mi sono diplomata attrice. Contemporaneamente ho continuato a studiare canto e danza e mi sono anche laureata in Lettere Spettacolo con lode! Non ho mai creduto alla sola gavetta e al talento naturale. Bisogna studiare o almeno approfondire sui libri oltre a rubare il mestiere sul campo. E se si vuole fare soprattutto teatro credo sia indispensabile imparare bene la tecnica. Al tempo stesso chi non è un talento naturale può diventare bravo anche solo studiando con alacrità”.

C’era un particolare ruolo che desideravi interpretare? 

“Da ragazzina il mio idolo era la Carrà, show girl completa e vero esempio di professionalità in tutte le discipline. Poi ho capito che  palcoscenico e recitazione mi attraevano già abbastanza e non ho insistito molto per tentare un’affermazione nel mondo televisivo. In teatro avrei voluto interpretare la Giulietta di Shakespeare, ormai impossibile per età, mentre spero ancora di recitare qualche ruolo importante in una tragedia greca”.

Tanto teatro, qualche pubblicità, un po’ di televisione, zero cinema: quanto è duro raggiungere la popolarità con questo mestiere? 

“Tantissimo teatro… ed è già una fortuna! Poche occasioni televisive, pochissime in cinema. E’ vero. Sono stata sempre sola a percorrere la mia strada e ho fatto tutto ciò che poteva dipendere dalla mia volontà. Ma nell’ambiente dello spettacolo spesso sono gli altri che decidono per te. Per quanto puoi studiare e farti trovare sempre preparato, è una vita fatta di provini, audizioni e incontri fortunati. Nella pubblicità ho fatto molto e soprattutto ho avuto molta visibilità come testimonial dello spot per il canone Rai e per OPTIMA accanto a Red Ronnie, oltre a campagne fotografiche per l’estero. Posso dunque dire che nel cinema mi propongo ancora come un volto nuovo da scoprire!”.

Da molti anni condividi i progetti teatrali di Geppi di Stasio, autore-regista-attore e tuo compagno nella vita; siete sempre d’accordo sulle scelte professionali? 

“Geppi è un professionista fantastico e lo stimo perché preparatissimo e anche un po’ geniale. Io so scindere bene la vita privata da quella lavorativa e per nulla al mondo comprometterei la mia esperienza lavorativa e tutti i sacrifici fatti solo per seguire un compagno di vita. Lavorare con lui è una condivisione importante e prolifica. E’ una scelta ben precisa. Ci siamo conosciuti grazie ad un provino che vinsi al teatro Delle Muse con il maestro Aldo Giuffré dove Geppi iniziava a farsi apprezzare come regista. Riguardo le scelte professionali siamo abbastanza in sintonia perché parliamo molto. Ciò che gli rimprovero è invece di non aver dedicato sin dall’inizio più tempo al cinema come regista e autore, cosa che sta capitando solo negli ultimi anni”.

L’incubo degli attori, si dice, sia quello che il sipario si apra e non ci sia pubblico in sala, ma di questi tempi molte volte l’incubo è realtà. Quanto influisce la presenza di spettatori sulla riuscita recitativa di una replica? 

“Una sala piena infonde gioia ed eccitazione. Ma deve restare una sensazione personale ed intima. Il vero dovere di un teatrante è dare il massimo anche davanti ad un solo spettatore, anzi. A mio avviso le sfumature della recitazione sono più percepibili in una sala poco folta e lo sforzo di noi attori deve essere maggiore. Ad un professionista è richiesta la precisione in ogni circostanza. La quantità di spettatori non dovrebbe mai condizionare la riuscita di una recita”.

C’è uno spettacolo o un ruolo che non avresti mai voluto interpretare? 

“No. Ho sempre scelto io, con la consapevolezza del momento e senza condizionamenti. Non sempre si può prevedere se una scelta lavorativa si rivelerà negativa. Tutti i ruoli in tutti i campi sono stati importanti, piccoli o grandi che fossero. Ho elaborato tutto come bagaglio di esperienza. Per quanto la fruizione di uno spettacolo debba infondere svago e benessere, prediligo testi e contesti che contengano un messaggio o un minimo di spessore culturale e non divertimento fine a se stesso”.

Ed uno a cui sei più affezionata?  

“Sono legata a degli incontri, a persone che mi hanno insegnato tanto: penso ad Alida Valli, Aldo Giuffrè, Lando Buzzanca, Patroni Griffi per citarne qualcuno. Se penso invece ad uno spettacolo in particolare, ho un ricordo emotivo molto forte della commedia di Geppi Di Stasio ‘Di donna ce n’è una sola’”.

Preferisci interpretare ruoli di maniera o contemporanei? 

“Se potessi scegliere farei molte più commedie in costume che consentono una recitazione di maniera e impostata che a me piace tanto, una recitazione che si distacchi dalla realtà. In realtà molte occasioni di successo in teatro poi l’ho avute con commedie contemporanee. Piuttosto mi trovo molto a mio agio nelle caratterizzazioni che richiedono studio e creazione di un personaggio avulso da me stessa. Ritengo che uno stile di recitazione più impostato e lontano dalle modalità quotidiane, tanto aborrito attualmente, possa invece ridare dignità ad un mestiere troppo contaminato dagli improvvisati, bisognoso più che mai di essere riportato ad arte sublimata”.

Con Di Stasio avete dato vita ad una Scuola che si chiama TRE PARETI: desiderio di trasmettere la vostra esperienza? 

“Assolutamente sì. Ho sempre amato insegnare ma solo da poco tempo ci siamo sentiti maturi per tentare di sviluppare e affermare un proprio metodo. E’ una disciplina difficile e complessa. Nei secoli le teorie e le sperimentazioni teatrali si sono succedute continuamente e in ogni contesto culturale. Stiamo avendo riscontri molto positivi. Ci mettiamo l’anima perché ogni allievo è come parte di noi stessi”.

A breve partirà la nuova stagione: dove potremo venirti ad applaudire? 

“Al Teatro Delle Muse con  i bravissimi Wanda Pirol e Rino Santoro, colonne portanti della Compagnia Stabile insieme allo stesso Geppi, dove saremo in scena da ottobre con ‘Ricchi in canna e poveri sfondati’ di Petito e a Natale con la ripresa di ‘Quattro mamme per Ciro’, un testo di Geppi contro l’omofobia. A febbraio sarò invece protagonista con Geppi di un nuovo varietà che sta scrivendo. Sarò anche in due fiction in uscita e in un corto accanto a E. De Caro. Ma i progetti  non finiscono qui. Resto in allenamento, pronta per eventuali novità significative. E non mancheranno…”.



more No Comments settembre 8 2017 at 13:44


Georgia Viero: Lo sport in tv ha la sua stella

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di Laura Gorini

Georgia è una brava conduttrice italo-argentina, che il pubblico italiano ha iniziato ad apprezzare sin dagli esordi a fianco di Aldo Biscardi. Oggi la sua carriera è in discesa e ci sono diversi progetti in ballo.

Georgia, come sta procedendo la carriera televisiva?

“La mia carriera televisiva sta procedendo benone, sono contenta che ho avuto un’evoluzione dopo tanti anni di aver affiancato Aldo Biscardi. Ho avuto la promozione, la conduzione di un programma sportivo per la prima volta da sola e poi in alcune circostanze anche affiancata da editorialisti del calibro di Stefano Petrucci e Stefano Pantano e altre persone molto brave e competenti, quindi un format molto dinamico, in evoluzione”.

C’è qualche film o fiction particolare uscito di recente al cinema o in tv in cui ti sarebbe piaciuto recitare?

“Tutti i film di Sergio Castellitto mi intrigano moltissimo, anche quelli di Benigni e quelli di Verdone, quindi sono forse i registi che amo di più, e Almodovar per quanto riguarda i registi stranieri. Un film molto bello di Almodovar in cui mi sarebbe piaciuto recitare è ‘La pelle che abito’ e uno uscito un po’ di tempo fa ‘Lo chiamavano Geeg Robot’; un ruolo in quel film mi avrebbe divertito moltissimo. Fiction direi di no”.

Un regista o un attore straniero con cui ti sarebbe piaciuto lavorare in un suo film?

“Un  regista è Almodovar, e un attore straniero con cui mi sarebbe piaciuto recitare, Al Pacino, il mio attore preferito. Sì direi lui!”.

Nel mondo delle fiction in genere si dice che se una di esse va avanti troppo a lungo nel tempo corra il rischio di rovinarsi, spesso a causa di mancanza di idee, tu come ti poni in questa ideologia, concordi o credi che non dipenda da questo?

“Allora, nel mondo delle fiction sì è vero che se vanno troppo per le lunghe e ci si rischia di annoiare. Però, concordo e non concordo, se ci sono autori bravi e riescono a tenere alta la tensione e creare situazioni nuove il pubblico di fidelizza e quindi fiction come ‘Il Segreto’ o ‘Beautiful’, una ne fanno e cento ne inventano, quindi riescono ad essere bravi e fidelizzare il proprio pubblico. È chiaro che se poi la trama diventa banale e scontata, la fiction per quanto successo abbia  è destinata ad averne sempre meno, lì secondo me se la giocano tutta la bravura degli autori e questo secondo me è essenziale; astuzia, bravura e preparazione di un autore”.

Al momento c’è qualche tuo nuovo progetto in cantiere?

“Diciamo che io sono sempre una fucina di idee, quindi, sì ci sono dei progetti a cui sto lavorando però prima che si concretizzano come di consueto non mi piace parlarne, sempre e comunque saranno in ambito radiofonico e televisivo, quindi comunque voglio rimanere su questo fronte che sono i miei grandi amori e comunque rimango su questo insomma”.



more No Comments settembre 8 2017 at 13:41


Simone Ciampi: Il conquistatore di sogni

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di Marisa Iacopino

 

Il nonno era assistente di Fellini, e a lui deve aver trasmesso la capacità di sognare. Maremmano di nascita, da anni si è trasferito a Roma per realizzare il suo desiderio principe: entrare all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, e fare l’attore. Viso espressivo, eloquio che cattura, carattere risoluto.  Stiamo parlando di Simone Ciampi.

Hai recitato con artisti del calibro di Giorgio Albertazzi, Michele Placido, Silvio Orlando. Che insegnamento hai tratto?

“Ho lavorato con personaggi illustri, ultimamente con i fratelli Taviani, Luca Ronconi, Barbareschi, Preziosi, Silvio Orlando. Grandi attori che ti danno la loro unicità. Allora  capisci che anche dentro di te c’è un’unicità che può toccare livelli alti, se riesci a farla venire fuori. Ecco, questi maestri t’insegnano a relazionarti con le tue unicità che sono alla base del talento di una persona, e con le quali puoi diversificarti”.

Teatro, cinema, televisione, doppiaggio, cosa ti appassiona di più?

“In Italia c’è la cultura del differenziare: attore di cinema, teatro, televisione, doppiatore. Io credo piuttosto che sia un’arte unica. Si è attore in toto, bisogna sapersi destreggiare in ogni spazio. Ma se proprio dovessi scegliere, il teatro è il primo amore, il luogo dove ogni sera si replica uno stato d’animo, un respiro diverso, perché dall’altra parte ci sono anime, occhi diversi. Nei prossimi dieci anni, però, mi piacerebbe fare anche un bel percorso cinematografico, lavorare con qualcuno di quei tre quattro registi italiani che creano il vero cinema. E intanto dedicarmi all’insegnamento, cui mi sto già avvicinando ma che vorrei divenisse una realtà più corposa.  La voglia è di fare tutto, al top”.

C’è un ruolo teatrale o cinematografico che vorresti interpretare?

“La sfida maggiore è rappresentata da quei ruoli più lontani da me. Destrutturarsi, mettere in gioco se stessi, ecco, questo mi affascina: avvicinarsi a quello che non ho mai toccato con l’anima, con gli occhi. Mi hanno sempre colpito i cattivi, penso a Jack Nicholson in Shining, Joker, gli assassini di Dario Argento… E poi mi piace il lavoro sulla patologia, ti apre un mondo ignoto. L’anno scorso, a teatro ho recitato il ruolo di un nazista. Scandagli, lavori  sul personaggio, te lo metti addosso, lo analizzi e ti immergi in qualcosa che è molto distante dalle tue ideologie, e magari tiri fuori una cattiveria che non ti appartiene sulla carta. Allora ti stupisci e ti chiedi: se fossi stato io quel nazista, sarei andato a uccidere persone, a eliminare una civiltà, una cultura? Questo ti dà la possibilità di capire il perché dei comportamenti, e di certe scelte”.

Il titolo di un libro che porteresti con te su un’isola deserta?

“Pinocchio! Innanzitutto perché è mio conterraneo, e poi sono colpito dai suoi sottomondi. Pinocchio è la realizzazione dei sogni: dal nulla arrivi alla vita. Se poi vai a fondo, ogni centimetro mancante del proprio naso è la costruzione della sua personalità; la storia del mondo”.

E c’è Geppetto, con il suo desiderio di paternità…

“Il libro raccoglie un po’ tutti, è la lotta continua alla ricerca della felicità. Geppetto padre, andando contro ogni difficoltà della vita, non lascerà mai l’amore.  E’ molto contemporaneo. Ogni volta che leggo Pinocchio, e lo faccio spesso, riconosco la vita che mi circonda. Questo è un altro mio desiderio, realizzare Pinocchio a teatro. Ho però in testa il progetto ampio di un’arte contaminata: pittura, musica, danza, artigianato culturale d’un tempo – il falegname, il liutaio. C’è chi inizia a farlo, ma si può andare più in profondità, all’anima delle cose. Sarà la forza del futuro”.

Definisciti con tre aggettivi.

“E’ d’obbligo una premessa. Tutto nasce da mio nonno che a lungo lavorò con Fellini, come assistente. Dopo gli anni di ’8½’, quelli dei sogni, mia nonna gli disse: hai due figlie piccole, se preferisci il lavoro, vai, ma non tornare più a casa. O la famiglia o Fellini!  Lui scelse la famiglia. Mio nonno  è morto quando avevo 6 anni, ma io sono cresciuto con quel mondo lì. Mi ricordo poco di lui, capisco però che la sua è stata una grande rinuncia, anche se erano altri tempi. E comunque, quella rinuncia ha dato il ‘la’ alla mia vita. Vidi per la prima volta una foto di nonno tra Fellini e Mastroianni, e nella mia mente partì uno spettacolo che andava avanti ogni giorno.  In punto di morte, il nonno mi disse: ‘non smettere mai di sognare!’. Da questo preambolo, il primo aggettivo che mi caratterizza: sognatore. E siccome dal sogno nasce la conquista delle emozioni, conquistatore. L’ultimo aggettivo con cui mi definirei, con una forzatura dovuta, è umile”.

Cosa bolle in pentola?

“C’è un grande progetto su Fellini, ma non posso dire altro! Nell’immediato, sto riprendendo ‘Le Baccanti’ al Vascello con Manuela Kustermann, per la regia di Daniele Salvo. E ancora, dal 15 settembre saremo al Globe Theatre con il Macbeth. Negli undici anni di vita del Globe, non è mia stato rappresentato, sarà una prima assoluta”.



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Ludovica Florenzo: Disegni ispirati da sensazioni

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di Alessia Bimonte

Ludovica Florenzo è ischitana e ha 24 anni. Dopo aver terminato la scuola, vola a Dublino e a Londra per imparare l’inglese. La sua famiglia è proprietaria di un albergo nella spettacolare isola, dove Ludovica ha lavorato e ancora oggi dà una mano. La sua passione però è sempre stata quella dell’arte, è per questo che si trasferisce a Napoli per iscriversi ad un corso di illustrazione dove però viene esclusa perché considerata poco incline al disegno.

Parte da qui la tua “rivincita”… 

“Ho iniziato a ricopiare dei disegni e conservarli, ma mi accorgevo che venivano sempre diversi uno dall’altro… ho deciso così di iniziare un corso di fotografia e grafica allontanandomi dalla mia passione”.

Ma non hai abbandonato il tuo sogno, nonostante le difficoltà.

“No, l’arte mi piaceva troppo e ho continuato a disegnare. Grazie ad un software ‘Illustrator’, ho stilizzato i miei disegni e li ho dipinti su tessuti e su quadri”.

Che tipo di disegni fai? Ti ispiri a qualche artista?

“Non ho nessun punto di riferimento, ma sono disegni che mi ispiravano sensazioni, li sentivo vicini a me e ai miei sentimenti e stati d’animo”.

Un’altra passione è la fotografia.

“Catturare momenti precisi per ricordare quell’istante, mi affascina per questo la macchina fotografica.  Anche le fotografie sono una forma d’arte e imparo da ciò che fotografo”.

Quindi come ti definiresti?

“Non amo definirmi, non mi piace avere etichette perché penso che non mi facciano crescere”.

È da poco che hai anche iniziato a dedicarti alla produzione di capi d’abbigliamento con le tue opere. Di cosa si tratta?

“Sì, mi sto appassionando al disegno su abbigliamento e accessori. Ho cominciato facendo da me, senza l’aiuto di un grafico, ho notato un riscontro positivo, questo mi ha spinta a continuare”.

Cosa significano i tuoi disegni?

“Mi piace il concetto di dualismo, quindi rappresento lo sdoppiamento dell’identità, ad esempio la tristezza puoi percepirla solo se hai provato il sentimento contrario e viceversa. Quindi il concetto della polarità, nel senso della dipendenza di due elementi contrapposti che possono essere il bene e il male, la luce e le tenebre. Emerge dai miei disegni anche l’importanza del confronto con se stessi e con gli altri, spesso le esperienze negative aiutano a crescere. Così sono anche i miei disegni, io penso che il mondo sia così, fatto di cose opposte”.

Come pensi di portare avanti questo interessante progetto?

“Vorrei creare un sito e dedicarmi maggiormente ai social, che oggi sono lo strumento di comunicazione più utilizzato. Per il momento riesco a gestire il profilo Instagram con la pubblicazione alcuni scatti. Ma io voglio avere i miei tempi, non sono ancora così veloce. La mia anima è questa, anche se sono apprezzata da poche persone almeno sono buone”.

Perché hai scelto di denominare il progetto Elpettirosso?

“Il nome nasce dalle mie radici ischitane, sull’isola ci sono tanti pettirossi, quindi l’ho scelto perché questi uccelli mi riportano ai ricordi d’infanzia”.



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Amber Hope: Una mamma in carriera

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Nata sotto il segno del Leone, non poteva che avere un carattere di ferro e una tenacia da fare invidia a qualunque maschietto. Quella di Amber Hope, splendida 23enne della provincia di Novara, è la storia di una mamma divenuta fotomodella, di una donna timida che il set ha trasformato in un’esplosione di sensualità. Da tre anni, flash e obbiettivi sono diventati il suo pane quotidiano. Dal 2016, poi, si è specializzata in videoclip musicali e webserie comiche, conquistando le prime pagine delle riviste europee che parlano di moda, eleganza e femminilità grazie all’arte di un maestro come Loris Gonfiotti. “In pochi anni, ho avuto la forza e l’energia per diventare una… quasi fotomodella internazionale, un traguardo che per me è motivo di grande soddisfazione. Non lo avrei mai pensato, invece è tutto vero. Amo l’estero e spero di lavorarci sempre più spesso. Ma soprattutto amo la fotografia, la carica che sa darmi, le emozioni che mi dona prima, durante e dopo ogni set”.  Una gioia naturale, per lei che fa del suo essere acqua e sapone la sua marcia in più. Una mamma che passo dopo passo può dire di avercela fatta per davvero. A breve, in quel della magica Parigi, saranno esposte sculture realizzate da una celebre artista ispirate al suo corpo, poche settimane fa invece ha vissuto l’ennesima nuova esperienza. Perché adesso che il mondo della fotografia è diventato “suo”, naturalmente lo sguardo può aprirsi anche ad altro. Magari, al piccolo – o grande – schermo…

E, infatti, Amber Hope ha avuto… 

“L’onore di partecipare al cortometraggio del comico Diego Barbati dal titolo “Un triangolo per sei” dove affianco gli straordinari comici di Colorado e Striscia la Notizia. Un’esperienza bellissima in cui ho potuto mettermi in gioco anche nella recitazione: con attori come loro non potevo aver migliore scuola”.

Ma di recente ti abbiamo visto anche in tre video clip.

“È vero! Ho collaborato con Nek e J-Ax per ‘Freud’, con Francesco Sole in ‘Quei momenti’ e con Sergio Sylvestre in ‘Turn it up’. Tre collaborazioni davvero eccezionali, come si fa a non amare il lavoro che faccio?”.

Eppure fino a qualche anno fa eri una “semplice” parrucchiera, che poi per curiosità ha deciso di cambiare vita.

“Grazie alla fotografia ho conquistato una maggior autostima di me stessa e mi sono sbloccata, mettendomi in gioco come mai avrei pensato di fare”.

Il tuo curriculum parla di centinaia di set, di copertine conquistate in giro per l’Europa…

“Le foto sono il mezzo che ho per esprimermi. La prima volta è stata a Milano, nel 2010: ero ancora piccola, ma mi sono sentita subito a mio agio in quel mondo. Da allora non ho più smesso”.

L’inizio non è stato semplice.

“Tanta gavetta, come normale che sia. Lavoravo e scattavo, le mie giornate erano un concentrato. Poi mi sono presa una pausa, ho cresciuto Sofia ed ora rieccomi. La fotografia mi mancava, è a tutti gli effetti una parte di me”.

Cosa pensi di avere più delle altre modelle?

“Sono alla mano, a prescindere da tutto sono una ragazza semplice che resterà sempre quella che è oggi. Certo, in questo mondo mi piacerebbe ritagliarmi uno spazio”.

Com’è stato riprendere a scattare dopo la gravidanza?

“Una bella emozione, quando sono tornata sul set mi sono sentita di nuovo a casa mia. Ogni shooting porta sempre con sé qualcosa di nuovo, anche se oltre alla fotografia mi piacerebbe provare a ricoprire altri ruoli nel mondo dello spettacolo. Meglio non dire niente, ma ci stiamo lavorando”.

Cosa porti di te sul set?

“La mia semplicità, il sentirmi bella con un intimo particolare indosso o con una lingerie ricercata, l’evitare la volgarità. La verità è che mai avrei immaginato di raggiungere questi livelli”.

Ecco, la mancanza di autostima. 

“Diciamo che di sacrifici ne ho davvero fatti tanti. Ho sempre dovuto fare rinunce e non ho mai avuto spintarelle per guadagnarmi quello che ho potuto conquistare”.



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Rachele Raponi: Una modella con la passione per la danza e il sogno della tv

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di Claudio Testi

 

Lei è Rachele Raponi, fresca vincitrice di tappa del concorso “La Bella d’Italia”. Scopriamola attraverso questa intervista.

Raccontaci  qualcosa di te.

“Mi chiamo Rachele Raponi, ho 16  anni e  sono di Monte S. Giovanni Campano, un paesino in provincia di Frosinone”.

Che studi stai frequentando?

“Frequento il terzo Liceo Coreutico presso il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, dove mi sono trasferita da due anni per amore della danza classica e contemporanea, ho frequentato molti stage di danza con vari personaggi noti di ‘Amici’: Kledi Kadiu, Alessandra Celentano e Garrison. Inoltre ho vinto una borsa di studio per la danza a Fiuggi, faccio anche parte del coro del Convitto Nazionale”.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso, che tra l’altro ti ha visto vincitrice di tappa?

“Mi sono avvicinata al mondo delle modelle grazie ad un servizio fotografico, ho partecipato al concorso ‘La Bella d’Italia”’, di cui è concessionaria per Roma e provincia l’agenzia Star Castin , vincendo diverse fasce sia nella sessione invernale che in quella estiva. Mi ha vista anche due volte vincitrice di tappa e ho partecipato alle finali Nazionali invernali a Cotronei”.

Se ti dovessi descrive, quali caratteristiche metteresti in risalto? 

“La mia caratteristica, a detta di tutti, è il sorriso che è spontaneo e mi contraddistingue in ogni situazione. Sono positiva e caparbia, amo tutto ciò che è arte: danza, canto, pittura, ecc. Adoro il mare per il nuoto e la montagna per lo sci, amo viaggiare e circondarmi di amici, fare nuove conoscenze e spero di continuare nel settore della moda. Inoltre mi piacerebbe entrare nel mondo della tv e del cinema vorrei partecipare a programmi televisivi e fiction Rai”.

Quando non studi cosa fai, hai degli hobby?

“Devo dire che mi rimane pochissimo tempo libero, tra studio, sport e canto. Nel fine settimana torno a casa dai miei genitori e nel poco tempo libero mi dedico alla mia famiglia aiutando anche mia madre in negozio”.

 

 

Foto di Daniele Anselmi

Gli abiti. i gioielli e gli accessori sono stati forniti da: EverGreen

 

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Maria Grazia Cucinotta: Protagonista della Giostra di Sulmona

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Maria Grazia Cucinotta impersonerà la Regina Giovanna d’Aragona nel corteo storico della XXIII edizione della Giostra Cavalleresca, la rievocazione storica di epoca rinascimentale che si svolge ogni anno a luglio nella Città di Sulmona. La celebre attrice, portata nella cittadina abruzzese da Colangelo Management, sfilerà nel corteo storico che domenica 30 luglio precederà le sfide della Giostra Cavalleresca. Con lei saranno presenti il tenore Piero Mazzocchetti che canterà l’Inno nazionale prima dell’inizio delle sfide e presenterà brani del suo repertorio e l’attrice de “I Cesaroni” Roberta Scardola. Presenze di grande prestigio annunciate con orgoglio dal presidente dell’associazione Giostra Cavalleresca Maurizio Antonini e dal vice presidente Enzo Testa nel corso della conferenza di presentazione. La Giostra Cavalleresca rappresenta una tradizione antica della città di Sulmona che caratterizza tutto l’Abruzzo.

Che emozione sarà interpretare la regina D’Aragona in una manifestazione storica così famosa?

“Ne ho sempre sentito parlare soprattutto da una delle mie migliori amiche che vive a Sulmona. La cosa che preferisco poi è far sorridere le persone e una manifestazione di questo tipo che per qualche ora fa fare a tutti un salto nel passato è un ricordo indelebile per tutti gli spettatori. Per cui essere stata scelta da Maurizio Antonini e Enzo Testa per vestire i panni della regina è per me un grande onore”.

Qual è la regina che l’ha affascinata di più nella storia? 

“Le regine delle favole, quelle buone e quelle che erano principesse e diventando regine hanno avuto storie tormentate”.

I suoi progetti per quest’estate? 

Sto girando un film marocchino a Lucera in Puglia e finiremo le riprese a Casablanca.  Farò poche vacanze, ma per me la vera vacanza è quando sono a casa con la mia famiglia”.

Lei e sua figlia Giulia avete intrapreso una lotta contro il bullismo. Come sta andando? 

Molto bene. Vogliamo che i ragazzi parlino il più possibile del bullismo. Devono non solo denunciare i bulli, ma anche aiutarli a capire che stanno agendo nel modo sbagliato”.

Che mamma è Maria Grazia? E che figlia è Giulia? 

“Sono una mamma come tutte le mamme del mondo credo. E Giulia è come tutte le adolescenti del mondo. Infatti quando le chiedono che lavoro vuole fare da grande risponde sempre che non le piace né il mio né quello del padre. Vedremo quando sarà più grande quale strada sceglierà”.

Da poco ha partecipato a Celebrity MasterChef. Ma non è stato proprio un successo. E’ arrivata nona senza mai vincere una prova. Come mai?

“È stato uno stress pazzesco. E pensare che invece la cucina è una cosa che a casa mi rilassa enormemente. Lì invece la vivevo come un incubo.  Credo semplicemente che non fosse un programma nelle mie corde perché c’erano persone molto più preparate di me”.

Su Facebook ci sono una decina di profili a suo nome: veri o falsi? 

“È un mondo davvero pericoloso quello dei social network. Per fortuna oggi ci sono i profili ufficiali riconosciuti dalla spunta blu. Io invito sempre le persone che incontro a non accettare inviti di nessun tipo a mio nome”.

Quindi non le piacciono i social?

“Non sono affezionata a questo mondo. Non è una cosa fondamentale e credo non ci sia bisogno di far diventare la propria vita una cosa pubblica da esibire 24 ore su 24”.

E’ appena tornata dalla Cina. Cosa faceva tanto lontano da casa?

“Sono 11 anni che lavoro in Cina. Lì ho girato ben 5 film. Questa volta sono stata per festeggiare i 20 anni dalla nascita dello Shangai Film Festival”.

Il regista con cui vorrebbe lavorare? 

“Più che un regista mi affascinano le storie scritte dai registi per i film. Non ho un nome da fare in particolare”.

Lo street artist Jorit Agoch ha realizzato a San Giorgio a Cremano un murales dedicato a Massimo Troisi in cui è raffigurata la scena in cui Troisi la bacia. Lo sapeva? 

“Mi hanno inviato il video per farmelo vedere. È bello ed emozionante che una città dedichi un’opera a chi ha reso quel quartiere così famoso nel mondo. Spero di andare presto di persona. E’ una promessa che faccio a San Giorgio a Cremano. E io mantengo sempre le promesse”.



more No Comments agosto 4 2017 at 12:32


L’estate di Roberta Scardola inizia a Zoomarine

Torvaianica (RM).Parco Zoomarine. Roberta Scardola con gli animali

di Alessia Bimonte

Tempo di estate e di vacanza anche  per l’attrice Roberta Scardola – reduce dalla tournèe teatrale con la compagnia “Mercanti di stelle” e dall’uscita nelle sale del film Le verità – che ha aperto la sua bella stagione con un breve soggiorno alle porte di Roma.

Roberta la tua estate è iniziata allo Zoomarine di Roma. Che esperienza è stata?

“Il parco di Zoomarine è stata una fantastica esperienza. Oltre ad essermi rilassata nel parco acquatico con scivoli d’acqua e piscine, ho avuto la fortuna di avvicinarmi ai delfini e di fare il bagno con le foche; sono inoltre anche entrata nella gabbia dei pappagalli e ho imparato a dare loro da mangiare. Una giornata molto bella ed emozionante, a contatto con la natura e gli animali che amo tanto e ricca di attività”.

Il mese di luglio ti vede impegnata in veste di presentatrice…

“Dal 23 al 30 luglio sono presentatrice del Social World Film Festival per il sesto anno consecutivo. Una kermesse cresciuta negli anni grazie agli ideatori Giuseppe Alessio e Teresanna Nuzzo. Questa edizione vede la partecipazione straordinaria della splendida Claudia Cardinale e di una madrina d’eccezione come Laura Morante, oltre alla presenza di alcuni attori di ‘Gomorra’ e della serie Rai di successo ‘Braccialetti Rossi’. Una settimana intensa di proiezioni, interviste, cinema, spettacolo. Sono davvero contenta di far parte di questo bellissimo evento che coinvolge molti giovani ed è attento al sociale. Il 30 luglio sono invece in Abruzzo, a Sulmona, per la storica Giostra Cavalleresca, manifestazione tradizionale giunta alla XXIII edizione.  Sarò presentatrice, accompagnando il corteo nell’arena. Maria Grazia Cucinotta vestirà i panni della regina Giovanna d’Aragona e il tenore Piero Mazzocchetti aprirà il tutto cantando l’inno di Mameli. Un evento tradizionale, molto partecipato, organizzato dal presidente Maurizio Paolini e dal vice presidente Enzo Testa che – insieme a tutti i volontari dello staff – portano avanti questa fantastica e suggestiva rievocazione storica di epoca rinascimentale”.

E poi vacanza?

“Sì, vacanza assolutamente. Ad agosto io e il mio compagno passeremo dieci giorni in Grecia tra Santorini e Paros”.

E per la prossima stagione?

“Dedicherò sicuramente uno spazio al teatro, è fondamentale il mettersi alla prova con il palcoscenico per me. E poi ci sono anche dei progetti in televisione in via di definizione…”.



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Simone Gallo: La ricetta della comicità

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Far ridere è la sua grande missione e ci riesce alla ottimamente. Insieme ad Andrea  D’Andreagiovanni ha formato uno dei tandem più apprezzati di “Colorado”. A ottobre lo vedremo al Teatro Porta Portese con “Strozzo la papera”

di Mara Fux

Nel 2003 con Andrea D’Andreagiovanni nasce il duo comico che, nel 2006, vi porta al debutto nazionale in programmi come “Matinèe” su Rai2 e “Celebrity” su Skyvivo: che ricordi di quelle esperienze?

“È stato come essere un calciatore preso nella prima squadra di un team importante, tipo Inter o Milan: approdare in tv con un pezzo tutto pensato, scritto e interpretato da noi è stato il massimo. Mi sentivo unico (unico credo sia il termine giusto). Che poi certi momenti, ad essere sincero, non te li godi al 100 per cento, perché c’è sempre il calcolo delle improbabilità che possono succedere e che un po’ distrae dal momento che stai vivendo”.

“Vieni avanti cretino”, il programma firmato da Pingitore e “Check In” diretto da G. Nicotra, sono state per il vostro duo una tappa importante: cosa hai appreso nel lavorare con questi due grandi dello show?

“Da Pingitore la calma con cui affronta il suo lavoro, la maniacalità per ogni singolo dettaglio. Da Nicotra la velocità di esecuzione e la capacità di risolvere in pochi minuti un problema improvviso e sempre con il sorriso sulle labbra”.

L’appuntamento settimanale di “Colorado” vi ha portati all’attenzione nazionale: in che misura ha influito sulla vostra crescita professionale? 

“Ad essere sincero non ha influito, abbiamo proseguito per la nostra strada senza pensare a cosa stessimo facendo in quel momento e cosa invece sarebbe successo di lì a poco. L’unica cosa è che abbiamo aumentato la voglia di fare questo lavoro e il rispetto che portiamo per questa attività, da molti anche solo sognata”.

Cosa è per te la comicità?

“Prendete carta e penna che vi rivelo la formula segreta: la comicità è un insieme di cose. Un comico o un attore o un mimo o un mago o un artista di strada che dicono o fanno delle cose (a volte ben precise, a volte improvvisate) che scatenano l’ilarità del pubblico trasformandola in risata. La comicità è anche scritta, una battuta ben scritta può far ridere. Spesso la comicità è soggettiva. Magari io rido a una battuta, mio fratello no, o viceversa. In breve la comicità è un meccanismo che ti fa muovere qualcosa dentro e quel qualcosa lo manifesti ridendo, ridendo; ribadisco la parola perché ridere fa veramente bene”.

Quali sono i comici che hanno maggiormente influito sulle tue peculiarità artistiche?

“Io adoro i comici che lavorano fisicamente, non solo di battuta. Partiamo da Stanlio e Onlio, Jerry Lewis, i Trycicle, un trio spagnolo formidabile”.

Non contento dei tanti impegni televisivi e teatrali hai aperto da qualche anno  la Casa del Teatro e del Cinema, una scuola di cui è direttore artistico Claudio Insegno; cosa ti ha spinto a farlo?

“Per avere un punto fermo in una vita lavorativa che ha i suoi alti e bassi, ma a dire il vero il tutto è partito da una battuta di Claudio Insegno: ‘Simo, apriamo una scuola?’ ‘certo, perché no!?’, ho risposto, come se fosse la cosa più facile e naturale del mondo ed in un certo senso lo è stato. Quella battuta detta in auto sulla strada che ci portava a Genova per uno spettacolo è diventata un obiettivo,  poi una locandina e un evento facebook che annunciavano le prime audizioni per quella che sarebbe diventata una realtà molto bella per chi vuole studiare e rubare questo mestiere da professionisti che aspettano solo di trovare il ‘fenomeno’ che insegni qualcosa lui a noi. A proposito, le prossime audizioni  della nostra C.T.C. ovvero Casa del Teatro e del Cinema, saranno il 12 settembre 2017. Chi vorrà partecipare potrà scrivere a casadelteatroedelcinema@gmail.com o telefonare al numero 3398715699”.

A ciò si aggiunge un impegno da produttore: dopo il successo riportato dall’omaggio ai grandi della comicità con “Mille luci sul varietà”  diretto da Marco Simeoli, è in programmazione per il prossimo  ottobre al Teatro Porta Portese lo spettacolo “Strozzo la papera”diretto  sempre da  Simeoli. Di che si tratta?

“Durante le proprie esperienze, di vita o lavorative, si incontrano persone che vanno e che vengono. Soltanto alcune rimangono. Una di queste è Fabrizio Di Renzo, un comico e attore romano che ha delle idee sorprendenti e spiazzanti per delle commedie interessanti e divertenti. Le ultime due settimane di ottobre e la prima di novembre saremo in scena con questo suo testo  ambientato in un carcere; un susseguirsi di dialoghi e situazioni tra 5 personaggi improbabili che si ritrovano lì per puro caso, tutti insofferenti di aspettare che qualcuno paghi la cauzione o di sapere se dovranno passare del tempo in cella; ma la vera insofferenza viene in realtà dalla propria insoddisfazione per la loro vita, che quasi quasi è meglio tra le sbarre che fuori, in un mondo che non gli appartiene. Detta così  sembra una cosa seria, ma fidatevi, fa ridere… tanto! Anzi sapete una cosa: segnatelo in agenda, vi aspetto!”.



more No Comments agosto 4 2017 at 12:26


Laura Avalle: “Vita io ti aspetto”

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Piemontese, giornalista e direttrice di “Vero salute”, è anche una scrittrice. Il suo ultimo libro è un racconto di una mamma alla figlia che porta in grembo

di Alessia Bimonte

Giornalista, direttrice e anche scrittrice. Quale veste senti più tua?

“Mi rivedo in tutte, sono tutte queste cose che compongono la mia personalità. Sono una giornalista e faccio questo fin da quando ero all’università; parallelamente ho sempre scritto poesie e racconti, fino alla pubblicazione del mio primo libro ‘Le altre me’”.

È uscito il tuo secondo libro dal titolo “Vita io ti aspetto”, un racconto che preannuncia l’arrivo di tua figlia. Come hai avuto l’idea di scrivere prima della sua nascita?

“Non è stato nulla di premeditato, tutto è iniziato dalla scritta sul test di gravidanza. Sentivo di dover parlare con mia figlia. Ma l’idea di pubblicarlo è nata dopo, inizialmente era come un diario personale dove scrivevo la mia quotidianità. Siamo sempre sopraffatti dalla vita senza freni che non ci accorgiamo di nulla. Io nel libro ho voluto fermare il tempo per dedicarmi a lei. È una presentazione della vita, le spiego le cose meravigliose di cui si compone, quali l’amicizia, l’amore, la natura, i viaggi. Ho voluto trasmettere la voglia di girare il mondo, ma allo stesso tempo apprezzare quello che ci è vicino e le nostre radici. Credo che affrontare il mondo con consapevolezza è importante”.

Se dovessi definire questo libro, come lo faresti?

“È un inno alla vita, ho aperto il mio cuore per narrare con semplicità e sincerità tutte le sue fasi, liberandomi da tutte le sovrastrutture. Ringrazio Giulio Mazzi che ha curato la copertina e le foto interne al libro e la mia collega giornalista e direttore di ‘Vero’ Laura Bozzi per la prefazione”.

Un libro composto da un mix di temi interessanti…

“È un percorso in divenire e quindi affronta molte tematiche. appena ho scoperto che era una femmina, ho subito pensato alla mia sensibilità nei confronti delle donne e di spiegarle le piccole battaglie che abbiamo combattuto, una di queste è stata quella del doppio cognome, un iter ostico, ma che abbiamo superato. Mi stava a cuore questo discorso perché una figlia è il frutto dell’amore di due persone,  mio e di mio marito. Le parlo anche di una tematica attualissima: la società 2.0, detta anche società dei selfie, un mondo nuovo per lei, ma che la riguarderà da vicino, i pericoli che si nascondono in rete e i lati positivi della tecnologia. Anche se so che ho scritto con largo anticipo, le spiego anche che rimanere se stessi è la cosa più bella, senza cambiare per nessuna ragione”.

Non può mancare tra le tematiche quella dell’amore, un amore che ha dato alla luce questa creatura…

“Sì, le racconto infatti la storia di me e di suo padre e di come ci siamo conosciuti. Le parlo del nostro amore, un amore vero, che è nato per gradi, per poi arrivare alla decisione di iniziare un percorso di vita insieme. Le dico anche che chi ti ama davvero, ti vuole bene e non usa la violenza”.

Come ti ha cambiata la maternità?

“Diventi mamma e cambiano tutte le tue abitudini,  è un compito pesante ma meraviglioso; ci sono lati positivi e altri meno.  È una continua lotta tra spensieratezza e responsabilità; è una scoperta sia di me che della coppia. È un ruolo nuovo che mi mette in discussione giorno dopo giorno, mi riscopro attraverso mia figlia”.



more No Comments agosto 4 2017 at 12:24


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