Catena Fiorello: Nuovo successo editoriale per la scrittrice siciliana


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Una storia toccante che ha come protagonista un uomo che impara a diventare padre e una donna che scopre di essere figlia. Tutto questo nel nuovo libro di Catena Fiorello “Un padre è un padre”, la cui ispirazione le è venuta semplicemente guardando un padre e una figlia che camminavano abbracciati.

di Silvia Giansanti

Lo scorso anno ci ha deliziati con un bellissimo romanzo autobiografico che emanava tutti i ricordi e i profumi della sua colorata terra e dopo il successo quindi di “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, Catena Fiorello è tornata con una pubblicazione nuova di zecca dal titolo di “Un padre è un padre”. E’ stato ancora una volta un vero piacere aver incontrato questa donna così seria, determinata, dotata di una spiccata sensibilità, iperattiva e che staresti ore e ore a sentirla parlare, perché ha sempre qualcosa di molto interessante da dire e da raccontare. E’ un po’ nostalgica dei bei tempi andati degli anni ’80, dove c’erano meno condizionamenti e più educazione.
Perennemente in viaggio per presentare le sue opere, Catena anche questa volta ha dato l’anima, a tal punto da non volersi addirittura separare dal personaggio del libro, una volta terminato. Lei è una donna speciale che ama le cose semplici e giuste e dopo aver rivoluzionato la sua vita per scrivere il nuovo libro, già ha l’ispirazione per il prossimo. Prepariamoci a rivederla girare alle tre di notte in casa con la caffettiera in mano.
Catena, arriva la bella stagione e tu puntualmente pubblichi un libro.
“Di solito esco a marzo-aprile. Quest’anno invece mentre ero pronta con l’uscita del libro, sono stata sopraffatta da una crisi mistica mia personale, in quanto non mi sentivo pronta per lasciare la protagonista del libro. Dopo che passi tanti mesi con questa figura, diventa quasi di carne. Separarmi da lei è stato un enorme dispiacere. Non mi è mai capitato di piangere mettendo il punto ad un libro. Ancora ricordo quella sera del 17 giugno e l’indomani il libro sarebbe uscito. Quando un libro è in libreria, devi sapere che non lo considero più mio. E’ stato un lavoro sofferto perché non mi volevo staccare dal personaggio”.
Dove hai preso l’ispirazione per crearlo?
“Mi ricordo il preciso istante in cui è arrivata, vale a dire un anno e mezzo fa mentre camminavo in via Cola di Rienzo a Roma e ho visto un uomo anziano con una ragazza. Ho subito capito che erano padre e figlia, nel modo in cui si abbracciavano senza cingersi. Così ho pensato di scrivere di padri e figli, con un occhio di riguardo a quei ragazzi a cui è stato negato un abbraccio paterno senza deciderlo”.
Preferisci scrivere di te o inventare storie?
“Inventare storie perché non ho la responsabilità di rappresentare qualcosa di cui magari non riesco ad essere all’altezza e nello stesso tempo anche libera di spaziare e di creare. E’ un lavoro meraviglioso quello di inventare”.
Anche in questo caso hai rivissuto le solite notti insonni, il classico salto del pasto e chiusure forzate a casa?
“Mamma mia, questo libro è stato tosto, un inferno. Ho stravolto la mia vita, quasi a mo’ di sfida personale. Perfino il mio fidanzato mi ha fatto notare che stavo esagerando. Ho perso il ciclo del sonno, mangiavo fuori orario e male, ho fumato tanto, preso litri di caffè, ecc. Considera che curo personalmente anche il lavoro delle bozze, almeno se devo piangere non lo faccio per errori altrui”.
Cosa speri di poter lasciare ai lettori?
“Non ho messaggi per nessuno. Solo portare un po’ di conforto a chi un padre non ce l’ha mai avuto e che se l’è dovuto inventare. Ci sono ragazzi che hanno avuto la vita devastata da questa mancanza, spesso sappiamo che sono i padri che devono andare via di casa. Oppure ancora oggi in alcune circostanze, non viene svelata magari l’identità di un padre. Il libro comunque è questo, ovvero raccontare che essere padri è uno stato della mente e che il sangue c’entra poco”.
Quali sono le differenze che intercorrono con il rapporto che hai avuto tu in prima persona con tuo padre e questo della protagonista del libro?
“Per me mio padre è stato a prescindere una certezza assoluta e per Paola da Catania, un padre da conquistare”.
Come hai trascorso queste settimane d’estate?
“Presentando il libro in alcune stupende città italiane. Non amo molto fare le vacanze, forse perché sono cresciuta in un posto di mare. Dopo un po’ mi annoio, mi sento un po’ anomala ma è così. Preferisco abbinare il lavoro e quindi la presentazione del libro, ad una passeggiata in una città da favola, come è stato ad esempio per Monopoli o Polignano a Mare”.


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