Catena Fiorello: “Vi racconto la famiglia Fiorello”


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Nuova, interessante ed emozionante pubblicazione di Catena Fiorello “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. “In questo libro – dice – parlo della mia famiglia ma la mia famiglia non ha l’esclusiva; come la mia ne esistono tante. Il libro è dedicato
a quei genitori che anche oggi, malgrado il cielo ‘tirapietre’, come lo definisco, si alzano dal letto, scendono e vanno a lavorare per andare avanti senza porsi tante domande”.

di Silvia Giansanti

Ricordi, sogni e ricette di una famiglia come tante: la sua. Ad un anno di distanza, Catena Fiorello ha pubblicato un nuovo libro, scritto con amore e curato nei minimi dettagli, tanto da rinunciare al riposo notturno. I suoi amici sulla pagina facebook hanno capito perché Catena quando ogni mattina si alza, è solita postare riprese della macchinetta del caffé. Dal momento in cui si era soliti riunirsi a tavola, è partita l’idea di questo libro. Un bellissimo viaggio nel tempo che racconta il calore e il piacere della tavola e degli affetti familiari di gente umile ed onesta, confrontandosi con chi oggi stenta ad andare avanti, cercando di portare un conforto.
Catena, sei molto “prolifica” dal punto di vista letterario, è appena trascorso poco più un anno dalla tua ultima pubblicazione. Ricordo quando facemmo l’intervista, il libro attuale lo avevi già in cantiere.
“Esatto. E’ accaduto che un giorno ho appreso dalla tv dell’ennesimo suicidio dell’ennesimo lavoratore che aveva perso il lavoro e questa cosa mi ha totalmente scombussolata al punto tale da riflettere. Se a mio padre all’epoca avessero tolto lo stipendio, che fine avrebbe fatto una famiglia numerosa come la nostra? Nessuno di noi fratelli ha saputo rispondere. Probabilmente saremmo finiti per strada, visto che la nostra famiglia non era amica di nessuno ed era una modesta famiglia italiana con tutte le sue debolezze e fragilità. Da questa riflessione ne è scaturito anche il titolo del libro che sta a richiamare la dignità. Se la si perde è finita la vita. Ho sentito il bisogno di portare una mia testimonianza, raccontando una storia difficile ma anche di speranza, perché nelle difficoltà ci siamo stati una vita intera”.
Avevi in mente qualche altro titolo da dare al libro?
“Sì, resistere, resistere e resistere”.
Nessuno di voi all’epoca sognava di diventare famoso?
(Ride) “No, assolutamente. Era solo ridicolo pensarlo. Vivevamo ad Augusta, un paesino in provincia di Siracusa, lontani dalla civiltà e da tutto il resto. Si faceva la nostra vita dignitosamente, ma troppo fuori dal centro del mondo. Città come Roma e Milano ci sembravano realtà così lontane. Pensavamo solo a fare da grandi un lavoro per sostenerci. Non pensavamo nemmeno a trasferirci. Stavamo bene lì, ci bastava quello che avevamo”.
Ad un certo punto però la vostra vita è stata stravolta.
“Rosario, che faceva il cameriere, ha iniziato a lavorare fuori e a conoscere gente. Un giorno ha incontrato il fratello di Jovanotti  e quest’ultimo lo ha portato a Milano a Radio DeeJay e da lì è partito tutto casualmente”.
Tornando al libro, quanto hai impiegato per scriverlo?
“Un anno esatto”.
E quanto ti è costato?
“Le mie solite notti in bianco, anche in numero maggiore rispetto allo scorso libro. Sai, scrivere la storia della propria famiglia è molto complicato. Ho ricontrollato minuziosamente ogni passo. Con gli altri libri perdi il sonno perché esigi una perfezione tecnica, invece in questo c’è stata in gioco la nostra vita”.
Quanto tempo sai resistere senza scrivere un libro?
“Pochissimo! Sono in tour promozionale e il computer mi manca da morire. Non vedo l’ora di tornare a casa per poter già dare vita ad una nuova storia che ho in mente. I tempi in cui non scrivo, li ritengo morti e inutilizzati”.
La tua famiglia è stata contenta di questa tua pubblicazione?
“Molto, perché attraverso la nostra, ho raccontato tante famiglie italiane. Era questo l’obiettivo che mi ero prefissata”.
Lo hanno letto i tuoi “fratelloni”?
“Sì e si sono emozionati molto”.
A loro non ha dato fastidio il fatto che hai reso pubbliche alcune situazioni personali?
“No, perché quando la famiglia è sana e dietro non nasconde cose strane, se ne può parlare tranquillamente”.
Com’erano i rapporti fra voi fratelli?
“C’era rivalità con mia sorella perché, al contrario di lei, ero ribelle. Sono stata in una grande comunione spirituale con mio fratello Giuseppe, poiché molto vicini di età. Rosario, invece, era più attaccato a mia sorella Anna. Tutto questo da piccoli. Nella fase adolescenziale le cose sono poi cambiate e ho scoperto una grande amica in mia sorella”.
Qual è il ricordo familiare più emozionante?
“Tutti i giorni quando ci riunivamo intorno alla tavola. Eravamo noi sei e il mondo fuori. Una famiglia modesta, ma dignitosa e felice. Questo permette di costruire una vita, affrontando meglio le difficoltà”.
Ecco, nel libro ci sono tanti aneddoti riferiti alla tua infanzia. Ce ne vuoi anticipare uno?
“Il mio grande amore per il rabbino Elio Toaff, perché quando nel 1986 fece il famoso incontro con Giovanni Paolo II alla Sinagoga, cambiando la religione e tante altre cose, ero lontana dalle grandi realtà, eppure ho vissuto attraverso le sue grandi gesta questo cambiamento. Sono cattolica cristiana, eppure quest’uomo è stato in grado di farmi capire che la vera essenza degli esseri umani va al di là dell’appartenenza religiosa. Primeggia l’amore, cosa fondamentale per vivere una società civile. Mi ha cambiato il modo di vedere la vita. Ancora oggi mi sento legata a lui a tal punto che di recente gli ho scritto una lettera dicendogli che lo vedo come un amico che mi accompagna nella crescita spirituale”.
Se continueremo con questo tipo di pressione fiscale troppo elevata, lo avremo ancora il nostro pane quotidiano?
“Il titolo del libro è una frase della preghiera del Padre Nostro, ma è anche un’esortazione a non toglierci questo pezzo di pane dai denti che dovrebbe essere un diritto per tutti noi. Il titolo si riferisce a chi compete di preoccuparsi del nostro pezzo di pane. Non oso pensare che, se fino a tempo fa c’erano famiglie monoreddito che vivevano dignitosamente, oggi magari si ritrovano a dormire in macchina”.
Pensi che il libro attirerà migliaia di curiosi?
“Penso che sarà letto da quelle persone che vogliono trovare un conforto da questa storia scritta da una persona che ha conosciuto per più di vent’anni lo stato di necessità permanente”.
Qual è la più grande soddisfazione che hai ricevuto finora da questo libro?
“Un bellissimo complimento rivoltomi da Vincenzo Mollica. Mi ha detto che dopo due pagine del libro, ci si dimentica che sto parlando della famiglia Fiorello, ma sembra che stia parlando di una delle tante. Era quello che volevo sentirmi dire. Abbiamo fatto leva sulla nostra solidarietà tra membri e sul nostro affetto che è il patrimonio più grande che due genitori possano lasciare”.

CHI E’ CATENA FIORELLO

Catena Fiorello è nata a Catania il 10 agosto del 1966 sotto il segno del Leone con ascendente Scorpione. Vive a Roma, ma le piacerebbe abitare a Lisbona. Ha come hobby il cinema, adora la parmigiana di melanzane e tifa per il Catania. Al momento non possiede animali domestici ed è single. Catena inizialmente ha collaborato alla stesura dei testi di numerosi programmi televisivi come il “Festivalbar” e “Buona Domenica” e testi per  programmi radiofonici. Ha collaborato anche con alcune testate nazionali e ha condotto programmi tv come “L’Isola del gusto” e “Blog – reazione a catena”. Nel 2003 ha pubblicato il suo primo libro intitolato “Nati senza camicia”, a seguire nel 2006 è stata la volta di “Picciridda”, entrambi editi da Baldini Castoldi Dalai editore. Nel 2011 è uscito nelle librerie “Casca il mondo, casca la terra”, edito da Rizzoli editore, così come la sua ultima fatica letteraria “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, un libro di ricette culinarie casalinghe con forti legami alla vita familiare della scrittrice durante il periodo dell’infanzia.

 

 


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