Chiara Boni


    CHIARA BONI : LA PETITE ROBE SPRING 2017 SHOW

La moda è fatta di grandi personalità. Ci vuole carisma e curiosità per riuscire ad emergere e dimostrare il proprio valore. La moda è sicuramente una delle eccellenze italiane che ci viene riconosciuta a livello mondiale

di Adriana Soares

La grandezza italiana deriva anche da un processo votato all’eccellenza in tutte le fasi che portano alla creazione del capo di moda, che prevede ancora moltissima manualità e un approccio artigianale, da bottega. La moda, infatti, coinvolge moltissime, diverse professionalità: dietro al famoso stilista, oltre alle indossatrici, ci sono sarti, esperti di filati e tessuti, figurinisti. La sfilata e la campagna pubblicitaria coinvolgono ancora altre professioni, come i registi delle sfilate, i modelli, i truccatori e i parrucchieri che li preparano, i fotografi di moda, grafici. Speriamo che scoprire queste eccellenze possa aiutare gli studenti e capire che dietro al successo di un grande marchio c’è sempre un lavoro corale fatto di cura per i dettagli, attenzione maniacale e soprattutto grande passione. Ho avuto la possibilità di respirare il grande carisma di Chiara Boni, una donna dal fascino sofisticato, che con   straordinaria grinta crea qualcosa di unico. La sua prima linea, ovviamente da lei disegnata, fu “You Tarzan Me Jane”. Erano gli anni Settanta, tempi in cui essere alla moda significava osare e trasgredire. Dall’esperienza di Chiara Boni, nasce nel 2007 il travel chic de La Petite Robe. Capi innovativi progettati per incontrare le esigenze di una donna dinamica, continuamente in viaggio. Ripiegabili in micro buste di tulle, facili da lavare e che non necessitano di stiratura. Abiti di elegante praticità. L’ideale per la valigia. La Petite Robe esalta un’idea della moda che, al di là della necessità quotidiana, rende l’abito un piacere declinato al femminile.

Chiara Boni, occhi azzurri lucenti e brillanti, elegante, gentile, raffinata e delicata. Secondo Ines de la Fressange: “l’eleganza è un’idea semplice” e di conseguenza la moda deve essere pura, chiara, unica”.

Lei afferma “Le rose sono come le donne, rifioriscono sempre”. Lei agisce tra innovazione e semplice eleganza, quale è la sua idea di femminilità?

“La femminilità è dolcezza. Sboccia nell’animo di una donna e inonda di profumo tutto attorno. Una primavera permanente di sguardi, gesti e atteggiamenti”.

Ho amato una sua affermazione sulle donne: “raffinate, sognatrici e divertenti, qualità che sono tutte forme della seduzione”. Quindi per lei le donne in fondo sono tutte uguali? Come dovrebbe essere la donna? Com’è cambiata nel tempo?

“Le donne sono straordinariamente diverse. Raffinate, sognatrici e divertenti, sì, ma ciascuna a modo proprio, ognuna accesa da una sfumatura intensa di personalità. Le donne sono continuamene in evoluzione, il modo di vivere cambia e loro tengono il passo”.

Coco Chanel affermava che “La moda non è solo un problema di vestiti. La moda è nell’aria e nasce dal vento. Si intuisce. E’ nel cielo e per la strada”. Cosa ne pensa? Quali sono gli elementi da cui prende ispirazione?

“Sono d’accordo con Coco Chanel, la Moda quasi si respira. E’ stando seduta su una panchina, al bordo di una strada affollata, che prendo ispirazione. Mi ispira la silhouette di una coda di cavallo, il movimento sinuoso che fa il corpo in una gonna, mi ispira la varia umanità femminile che popola un supermercato”.

Su Downtown Magazine lei è “La ragazza con la valigia”. Racconta di come la sua necessità di viaggiare l’abbia spinta a cercare una soluzione adatta a tutte le donne moderne. Per cui, come deve essere il guardaroba della donna moderna? 

“Un guardaroba flessibile, versatile e personalizzabile. La Petite Robe nasce proprio dalle esigenze di una donna moderna che non può concedersi il tempo di cambi d’abito durante la giornata, che in valigia ha poco spazio e che una volta arrivata in albergo non ha modo di farsi stirare un vestito”.

Veste molte donne di classe. Cosa, secondo lei, non deve mai mancare in un guardaroba femminile?

“Nell’armadio di una donna non deve mai mancare lo specchio a figura intera. Marylin Monroe diceva ‘l’unico modo per non dimenticare mai chi sono’.  Il superfluo è volgare ma non esiste una ‘misura’ unica che valga per tutte le donne. Il segreto sta nel buon senso e… in quello specchio”.

Il suo lavoro la porta spesso negli USA. Come si riflettono la cultura e il gusto delle donne americane nel vestire rispetto a quello delle donne italiane?

“Le americane, come le italiane, apprezzano la vestibilità e la versatilità ma adottano un abbigliamento più professional. Sono da poco rientrata da un nuovo tour negli USA e mi ha colpito molto il caso Alabama. E’un paese piccolo, ma il quinto In America per vendibilità di abiti. La comunità femminile richiede la formalità in un abito per andare in chiesa, a teatro e perfino al ristorante”.

“Indossare con piacere per vivere meglio.” Cosa ne pensa?

“E’ la filosofia del mio brand. L’unica vera cosa che conta, per me, è sentirsi a proprio agio in ciò che si indossa. Mi piace pensare che la mia Moda renda la vita delle donne più facile senza rinunciare a farle sentire belle”.

Cosa mi dice sul “giovanilismo” per forza? Armani afferma che si diventa “grottesche” nel perseverarlo. Per lei? Una donna che non accetta il passare degli anni cercando ogni forma di rimedio è da criticare?

“Trovo anche io che sia grottesco. La società di oggi, data l’aspettativa di vita più elevata, sembra pretendere una donna sempre giovane ma è una questione di misura e di armonia. Ad esempio, nelle loro scelte estetiche, Sharon Stone e Susan Sarandon esprimono leggerezza, Meg Ryan il contrario”.

Viviamo in un’epoca in cui l’omologazione è d’obbligo, se non altro per i più giovani. Cosa ne pensa? Cosa dovremmo fare per correre ai ripari e salvaguardare l’unicità, qualità rara e meravigliosa?

“L’omologazione è un iter necessario per la scoperta dell’unicità. Qualsiasi giovane si sente debole fuori dal coro, preferisce rintanarsi nel gruppo e sentirsi al sicuro. Nella crescita però si distingue ed acquisisce un proprio modo di essere ed anche di vestirsi. Una donna matura non cede al ricatto delle tendenze, rielabora la ‘moda a suo modo’ consapevole di quello che più si addice al proprio fisico ed alla propria personalità. Libera di concedersi qualche frivolezza”.

Essere classici oggi è anacronistico o è un segno distintivo? Cosa chiedono le donne oggi? Cosa è cambiato nel tempo?

“Non c’è niente di anacronistico nell’adottare uno stile classico. Si sceglie quello che più si addice al proprio carattere. In fondo le donne chiedono quello che hanno sempre chiesto: che gli stilisti le facciano sentire belle”.

Quanto è importante per lei la cultura nella moda?

“La moda è lo specchio dei tempi. Quando ci si occupa di moda sapere di moda è importante. Conoscere la storia, anche nel mio campo d’azione, aiuta a guardare in modo consapevole il presente e il futuro.  La cultura arricchisce il bagaglio immaginativo”.

Qual è il momento più bello della sua vita? Cosa le emoziona di più?

“Per fortuna ce ne sono stati tanti, sceglierne uno solo è difficile. Mi emoziona la vita”.

Lei ritiene che la moda sia essa stessa una forma d’arte?

“Sicuramente sì se penso a tutti i talenti meravigliosi che lavorano in questo settore. Da chi crea i tessuti, a chi disegna i modelli, a chi imbastisce le idee. Sono tutte mani d’artista!”.

La passione da sola non basta come chiave del successo. Cosa affianchereste a quest’aggettivo tanto sfruttato?

“Determinazione, pazienza, impegno e… un pizzico di ironia”.

Si può creare moda oggi rimanendo fedeli alle proprie passioni?

“Sì! Rapportarsi alla realtà del mercato però è necessario affinché la propria impresa risulti un’impresa di successo”.

Lei ha reso omaggio ai giardini della sua infanzia traducendoli in sensazioni olfattive tramite la creazione del suo “Eau de Parfum Chiara Boni”. Vi è stato un motivo particolare per aver desiderato render eterno il profumo della sua infanzia? Ci potrebbe descrivere quel momento unico che per cause inspiegabili ci portiamo con noi per sempre?

“E’ il giardino fiabesco coltivato dall’amore di mia madre. Per lei, ho scelto di tradurre le suggestioni del passato in una fragranza moderna. Vaporizzo ‘Chiara Boni – Eau de Parfum’ e mia madre torna a guidarmi per mano, in questo giardino, alla scoperta di un angolo di grazia”.

Viviamo in un momento in cui seguire i propri sogni è un lusso. Cosa consiglia ai giovani stilisti?

“Ai giovani suggerisco molto spirito di sacrificio. Spesso quando si esce dalle scuole, dopo un buon saggio finale, si pensa di sapere già molto del mestiere. La verità è che non si finisce mai di imparare”.

Lei è molto presente sui social e riesce ad avere una parola per tutti coloro che la seguono e le pongono domande. Non tutti i suoi colleghi hanno lo stesso rapporto con i social. Cosa rappresenta per lei questo strumento e quale importanza riveste nella sua vita personale e professionale? 

“I Social Network costituiscono la migliore pubblicità per un brand se gestiti con attenzione. Mi sono iscritta a Fb nel 2009 con un profilo personale che ad oggi conta 5000 amici ed un ugual numero di richieste di amicizia oltre che di seguaci. L’idea iniziale era quella di avvicinarmi alle persone che mi conoscevano e che mi seguivano.  Quel ‘rapporto’ dura fino ad oggi ed è diventato un vero e prorio strumento di comunicazione rivolto ad un bacino di utenti più ampio ed internazionale attarverso gli account Fb-Twitter-Instagram-Pinterest-YouTube e Google PLus de La Petite Robe.  Naturalmente un team che mi supporta nell’Area Digital. Social Network vuol dire interazione, senza di questa è inutile avviare progetti personali aziendali ‘sotto il segno del web’”.

La moda rientra, alla stregua di tanti altri comparti produttivi del made in italy, tra le eccellenze italiane nel mondo che tutti ci invidiano e ci richiedono. Lei contribuisce con le sue creazioni a questa idea di eccellenza italiana nel mondo. Questa realtà del nostro Paese può secondo lei continuare a creare ricchezza e lavoro alle nostre aziende?

“Il mercato è ovviamente cambiato dall’inizio della mia carriera ad oggi ma la mia idea di prêt-à-porter ha sempre tenuto conto dei diktat della vendibilità. Oggi bisogna esser capaci di realizzare prodotti adatti alla qualità ed al prezzo del lavoro italiano perché il Made In Italy è ancora un’arma vincente”.

La delocalizzazione produttiva in paesi dove le condizioni sono più vantaggiose, potrebbe correre il rischio di abbassare la qualità della nostra manifattura? 

“Dare il proprio contributo alla moda italiana vuol dire produrre un Made in Italy al 100 per cento, diversamente non sarebbe più tale”.

Vorrebbe condividere con noi qualche aneddoto della sua vita importante per le sue scelte professionali che non ha mai raccontato prima d’ora?

“Non è un aneddoto nuovo e neppure un episodio, ma un periodo della mia vita: quello di Londra, quando tra Londra e tutto il resto del mondo c’era una differenza abissale. Lì, a diciotto anni, ho imparato a pensare e immaginare ‘senza rete’.  E’stato dopo l’immersione nelle suggestioni avveniristiche della Swinging London, che ho dato vita a ‘You Tarzan, Me Jane’, la mia risposta ribelle alla Moda Italiana che, negli Anni ’70, imponeva rigore e formalismo”.

Obiettivi per il futuro?

“Continuare a crescere con La Petite Robe ampliando la proposta stilistica con linee di accessori affermate quanto gli abiti”.

Come si immagina la moda fra 10 anni?

“Sempre più tecnologica. La vera nuova ‘rivoluzione’ della Moda avverrà quando potremo vestirci di un tessuto impalpabile capace di non farci sentire freddo con dieci gradi sotto lo zero e caldo nel pieno dell’estate. La nostra vita procede inarrestabile in direzione del ‘risparmio’ di Spazio e di Tempo”.

Chiudendo, potrebbe descriversi come donna. Chi è Chiara?

“Una donna dalle molteplici sfumature, quelle delle esperienze vissute. Una donna dalle molteplici risorse, proiettata sempre al futuro”.


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