Chiara Cecilia Santamaria


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Mamma nella rete

E’ l’autrice del libro “Quello che le mamme non dicono” che parla a quelle mamme che si sentono sole e pensano di non potercela fare. Un libro che deve leggere anche chi non è mamma. Non è solo una scrittrice ma è anche una blogger. Lei che è mamma e figlia del nostro tempo

di Fabiola Di Giov Angelo

Giovane, moderna, spigliata, ma anche un po’ improvvisata e incapace di ispirarsi al modello classico di madre, perché anacronistico e ormai travolto da ritmi nuovi ed esigenze diverse. Chiara Cecilia Santamaria è l’autrice del blog “machedavvero”, racconto di una mamma alla sua prima esperienza e del libro “Quello che le mamme non dicono”, un libro chiaro, sincero, capace di parlare a quelle mamme che si sentono sole e pensano di non potercela fare a fare tutto. Un bel libro, anche molto divertente, che ci avvicina con molta ironia all’universo delle mamme, fatto non solo di esseri angelicati che ostentano la propria felicità, ma di persone che, senza vivere perenni sensi di colpa, continuano ad essere donne, a pensare a se stesse e che qualche volta hanno il coraggio di dirlo.

Che tipo di madre sei?

“Una mamma improvvisata, ma con il tempo sono migliorata. Oggi è abbastanza raro che una donna tra i 25 e i 30 anni decida di avere un figlio. Spesso quella è la fase in cui è impegnata a porre le basi per il suo futuro, una carriera e magari un rapporto sentimentale maturo. Io a 27 anni avevo un contratto a progetto e avevo appena iniziato una convivenza e poi tutto è stato stravolto”.

Come è nata l’idea del blog?

“Fondamentalmente per due motivi. Quando rimani incinta a 27 anni, la maggior parte delle tue amiche parla di altro, sicuramente non di pappe e pannolini. Avevo bisogno di un confronto e la rete era tutto quello che avevo. Al quinto mese di gravidanza poi è scaduto il mio contratto a progetto e da quel momento ho dovuto trovare il modo per impegnare il mio tempo. Navigando mi sono imbattuta nello stereotipo della mamma perfetta che sapeva già tutto e da cui non mi vedevo rappresentata. Io invece ero piena di dubbi e paure. Sapevo che avere un figlio sarebbe stato bellissimo, ma che mi avrebbe sconvolto la vita come uno tzunami. Il blog è stato il mio canale di comunicazione”.

Quanto è stato importante per te scrivere sul tuo blog?

“E’ stato fondamentale perché grazie alla rete ho capito che come me molte mamme sono piene di dubbi. E poi è stato divertente, ora siamo diventate una community”.

Nel tuo libro hai parlato della maternità con un tono un po’ scanzonato. Confessi?

“Certo. La chiave ironica è stata lo strumento con il quale sono riuscita ad affrontare anche i racconti più difficili. E’ importante sentirsi libere di parlare. Sul mio blog ricevo confidenze di mamme che non hanno il coraggio di dire alcune cose, ma è sbagliato perché si tratta di sentimenti assolutamente umani”.

La maternità spesso viene usata per far nascere sensi di colpa nelle donne, con frasi tipo “Non è una buona madre”, “Non ha istinto materno”, “Non riesce ad allattare”. Cosa ne pensi?

“Qualunque cosa noi donne facciamo non va bene. Quello femminile è un universo pieno di sensi di colpa, generato spesso da altre donne. Penso in generale che le brave mamme siano quelle felici e serene”.

Il tuo libro “Quello che le mamme non dicono” è uscito nel 2010. In poco più di un anno siamo alla V edizione. Come spieghi questo successo?

“Una buona mano me l’ha data la rete, il passaparola sul blog mi ha aiutato a vendere. Credo che poi per i miei lettori sia stato importante il contatto diretto con l’autrice”.

Avevi già pensato di scrivere un libro?

“Sì, avevo pensato ad un romanzo. Poi mi è capitata l’occasione di questo libro e ho capito che era quello giusto”.

Come è cambiata la tua vita professionale dopo la maternità? Credi che i termini flessibilità, telelavoro, part time verticale significhino qualcosa in Italia?

“Diciamo che io sono stata fortunata e che paradossalmente la maternità mi ha tolto un lavoro e me ne ha dato un altro. In generale in Italia questi termini non trovano applicazione. Ci sono paesi in cui è possibile essere madre e continuare a fare carriera, mentre nel nostro siamo imprigionati nella cultura del presenzialismo”.

Quando pensavi che un giorno saresti diventata madre come ti immaginavi?

“Volevo essere una mamma divertente ma non amica, perché le mamme amiche perdono di autorità. Per ora credo di esserci riuscita, io e mia figlia Viola siamo molto complici”.

La blogsfera delle mamme non è mai stata così variegata. Cosa pensi delle altre mamme blogger? Le conosci?

“Ne conosco alcune e ci incontriamo qualche volta. Il mummy blogging è un settore che ha trovato il suo spazio e ha cominciato ad essere interessante anche per le aziende”.

Esiste una qualche forma di competizione fra voi?

“Penso che lo spirito di competizione possa anche essere utile, ma in generale ognuno rimane se stesso ed è difficile essere uguale ad un altro”.

In questo momento stai lavorando?

“Collaboro come free lance con Cosmopolitan, Style.it e Pianeta mamma. Inoltre ho appena lanciato uno start up che si chiama ‘MumsUp’. Si tratta di un sito di recensioni per mamme e bambini, sul quale le mamme possono recensire i prodotti che hanno utilizzato per i propri figli o leggere recensioni utili che possano aiutarle a scegliere”.

www.quellochelemamme.it - www.machedavvero.it

 


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