06/25/2022
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Chida Yasuhiro: Immersioni di luce

di Marisa Iacopino –

Se è la luce a permetterci di percepire lo spazio, ci sono artisti che attraverso installazioni luminose sollecitano lo spettatore a vivere straordinarie esperienze  percettive. E’ il caso di Chida Yasuhiro, le cui opere sono visioni immersive in grado di tracciare nuovi confini tra il mondo reale e quello digitale. Abbiamo chiesto all’artista di raccontarci il suo percorso.

“Sono nato a Kanagawa nella zona di Tokyo in Giappone. Non ho mai pensato di fare arte, e non ho imparato da nessuno. Ho iniziato da solo a sperimentare le mie attuali attività, limitandomi a mettere in dubbio l’esistenza di questo universo e il significato della vita”.

Come nasce per lei un’opera?

“Non so esattamente, non ho mai provato l’ispirazione di essere colpito da un fulmine. Il mio lavoro nasce da una grande quantità di sperimentazioni e fallimenti”.

Ha in mente gli spettatori mentre sperimenta?

“Sì, certo, faccio il mio lavoro pensando alle persone che lo vedranno”.

Oltre a essere fruite visivamente, le sue installazioni offrono una visione nuova del mondo?

“Credo che ci sia bellezza nello spazio. Luce e materiali esistono per rendere tangibile lo spazio. Una volta che lo spazio diventa tangibile, la bellezza vi apparirà naturalmente”.

Le installazioni cambiano e si adattano all’ambiente che le ospita?

“Sì. La bellezza dello spazio diventa la bellezza dell’opera così com’è. Una pietanza sembra deliziosa se è su un bel piatto, ma se fosse per strada, tu non vorresti mangiarla, giusto?”.

Nelle sue opere tutti i minuscoli punti luminosi che si muovono nello spazio creano un effetto sbriciolato di luce, una polvere luminosa. C’è un luogo in cui si verifica questo effetto in natura?

“Per quanto ne so, questo è un fenomeno artificiale che non esiste nel mondo naturale. Tuttavia, il lavoro è creato con cose che esistono in natura, come la luce, la gravità e il tempo”.

Il suo interesse per l’ambiente deriva dagli studi di architettura?

“No, il mio interesse per l’ambiente è primario. Mi interessa l’ambiente, di conseguenza, sto studiando architettura”.

E la natura, che ruolo gioca nelle sue opere?

“La natura non è bella. Se osservi la natura con attenzione, scoprirai che non è niente. Il fatto che non sia nulla, crea un margine che muove il pensiero. È qui che possiamo far giocare i nostri pensieri. Questo è ciò che sto cercando di ottenere nel mio lavoro”.

Vuole spiegarci meglio?

“La natura semplicemente è. L’uomo può solo scoprire le sue leggi, spesso in modo casuale. Se la natura fosse qualcosa di estremamente bello, noi non saremmo in grado di guardarla tutto il tempo. C’è uno scopo chiaro, un’intenzione. Non puoi continuare a guardare qualcosa che ha una chiara intenzione, uno scopo chiaro. Non c’è spazio per pensare, troppo ovvio e troppo faticoso”.

L’intensità della notte fa da sfondo e contrasta con le sue installazioni luminose. Quanto è forte l’attrazione per l’oscurità?

“Quasi ogni luogo in questo universo è oscuro. Pertanto, l’oscurità è la base. È come la tela bianca per un pittore. Sono interessato a questo mondo, e naturalmente anche alla materia oscura. Mi incuriosisce tutto ciò che non sappiamo, che è misterioso. Questo mondo è molto misterioso”.

Una volta realizzata, un’opera visiva rimane immutata, anche nel nome, oppure è fugace e mutevole?

“Per me una mostra è spesso un esperimento. Quando sarà affinato al punto che nulla può più essere cambiato, l’opera sarà fissata con un nome”.

Ha collaborato con NAOJ (National Astronomical Observatory of Japan) e Jaxa (Japan Aeroscope Exploration Agency). In cosa consiste questa collaborazione?

“Mi è stato permesso di rimanere all’osservatorio NAOJ per quattro giorni, intervistando i ricercatori e partecipando alle loro riunioni, il che mi ha ispirato a creare una nuova opera.  Jaxa possiede un sito di lancio di razzi a Tanegashima, un’isola meridionale del Giappone, e un festival d’arte chiamato Space Art Tanegashima si è tenuto sul sito. Ho intervistato persone di Jaxa e installato il mio lavoro nei loro locali”.

Per quanto riguarda la sua partecipazione come alpinista ed escursionista in grotta, anche in quel caso si è trattato della ricerca nel campo della luce?

“No. Sono sempre alla ricerca della migliore esperienza umana. A tale scopo, fare arte e arrampicarsi sono esattamente la stessa cosa”.

In Italia ha portato la sua installazione: ‘Analemma’, nell’ambito del progetto Light Exhibition ‘No Fear’, tenutosi di recente a Torpignattara.  Cosa le ha offerto un ambiente autentico come quello di una periferia romana?

“L’ambiente, e soprattutto il team RGB, è stato di grande impatto. Il temperamento dei romani, il modo in cui lavorano, l’atmosfera calda e familiare, hanno avuto tutti un forte impatto sul lavoro”.

Vuole raccontarci qualcosa del suo attuale progetto, la costruzione di un parco artistico i Giappone? Sarà una mostra permanente?

“Sì. Stiamo ristrutturando un edificio a Tatsuno-machi, nella prefettura di Nagano in Giappone. Ci saranno circa sette delle mie opere installate in modo permanente, oltre a un fab-labù(*) aperto per i cittadini e un programma di residenza per tutti gli artisti o ricercatori”.

*  officina che offre servizi di fabbricazione digitale 

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Alessandro Verna: La

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