Christian Baiotto: La ricerca della stupidità


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Un “saggio” curioso e interessante per scoprire in quale categoria appartiene ognuno di noi

di Mirella Dosi

È uscito in tutte le librerie “La Ricerca della Stupidità – Perché l’uomo non nasce stupido, lo diventa con la buona e giusta educazione” di Christian Baiotto (Intrecci Edizioni). Una domanda tormenta l’autore: “Se uno vale 1, un idiota quanto vale?”. Ispirato dal saggio: “Le leggi fondamentali della stupidità umana” del Prof. Carlo Maria Cipolla, Baiotto decide di studiare l’intelligente omeopatico, singolare manifestazione umana capace di danneggiare se stessa e gli altri che si presenta sotto varie sfaccettature. Abbiamo così il CLIENTE PREMIUM (colui che sposa un ideale e delega l’azione ad altri), l’UOMO SANDWICH (colui che delega l’azione a chi può fare il suo interesse), l’ORO SEDUTO (colui che delega pensiero e azione ad altri), il PESCE LASSO (colui che raccoglie desideri e gusti altrui e agisce liberamente), l’ARTO DOMINATO (colui che delega il pensiero ad altri e ne esegue gli ordini), lo STUFATO INSACCATO (colui che pensa liberamente e si mette al servizio di altri), l’AGONISTA METODISTA (colui che sposa una fede e agisce in base ai canoni prestabiliti), il COMPIACENTE RETRO-CEDENTE (colui che sposa un ideale e agisce liberamente), il RIONE CHIASSONE (raccoglitore di persone che pensano e agiscono in autonomia o almeno così pare). L’opera, oltre a essere un’indagine scanzonata e arguta sulle varie tipologie di personaggi e situazioni, è anche un sotteso invito a osservare se stessi e l’intorno con quella inattesa sincerità che spesso solo un tono leggero favorisce. Il tutto nella speranza di scoprire che l’intelligente omeopatico non esiste.

I prototipi indicati nel libro valgono sia per gli uomini che per le donne?

“Certo che sì: madre Natura per fortuna rispetta le quote rosa. Non escludo però che maschi e femmine si distribuiscano in maniera diversa tra i vari profili in quanto sono caratterizzati da attitudini e pulsioni differenti. Ritengo comunque altrettanto verosimile che tali divergenze siano destinate a scomparire in futuro, grazie all’impatto sociale dei nuovi filetti di merluzzo impanato e detergenti per auto”.

Per la descrizione delle varie categorie ha preso ispirazione da qualcuno vicino? Si offenderà il vicino di casa piuttosto che l’ex compagno di scuola?

“Su questo punto mi avvalgo della facoltà di non rispondere e confido nell’adagio: ‘la gallina che canta ha fatto l’uovo’. Se i miei calcoli sono corretti, nessuno sarà così stupido da protestare, ammettendo di fatto di appartenere a uno dei prototipi. Ma sono un ingegnere e i calcoli non li so fare, per cui tengo a precisare che non è mia intenzione offendere o sbeffeggiare qualcuno in particolare. La prima forma di stupidità è proprio il giudizio a priori. Il libro vuole semplicemente spingere il lettore a sgranare gli occhi e porsi delle domande ogniqualvolta agisce perché ‘dicono così’ o ‘si è sempre fatto così’. La mia critica è diretta contro il conformismo sociale, non il singolo individuo”.

Non è che diventiamo stupidi per essere felici? Chi pensa si fa sempre troppi problemi… mentre lo stupido ha una vita più basica.

“Lo ‘stupido’ di cui parlo, o per meglio dire ‘l’intelligente omeopatico’, è una persona che danneggia se stesso e il prossimo ed è quindi destinato a una vita infelice e frustrata. Coloro che riescono ad essere felici accontentandosi del poco che hanno, li definirei ‘umili saggi’, mentre quelli che si affidano alla routine per sfuggire alle amarezze del pensiero, “beati ignoranti”. Il problema non è spegnere il cervello, bensì agire a cervello spento, magari nella convinzione di essere più furbi degli altri. Questo in una democrazia porta danni inestimabili e credo che se ne abbiano esempi tutti i giorni. Aggiungono inoltre che stanno comparendo le prime evidenze scientifiche di una maggiore mortalità in coloro che sono a stretto contatto con degli idioti. L’unica soluzione, a mio avviso, è presentare con ironia ed educazione nuove prospettive, a volte anche ‘difficili da digerire’, nella speranza, ed è questo lo scopo del libro, di portare le persone a osservare se stessi e l’intorno con un rinnovato spirito critico”.


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