Christiana Ruggeri: “La lista di carbone”


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Giornalista degli esteri del Tg2, in giro sempre per il mondo per lavoro, appassionata di fotografia, natura e antropologia, è un’attivista per i diritti degli animali e vegetariana. Per Giunti ha pubblicato con successo “Dall’inferno si ritorna” e adesso è uscito “La lista di carbone”

di Silvia Giansanti

“Un libro dev’essere come un buon gelato, lo si deve divorare con il gusto di finirlo”. Così definisce una buona lettura Christiana Ruggeri, giornalista degli esteri del Tg2, che ha appena pubblicato il suo nuovo romanzo “La lista di carbone”, una storia ambientata in uno dei periodi più cruenti e più bui della storia, come quello dell’olocausto. E’ un viaggio a ritroso nella pagina più nera della storia del ’900 che è la Shoah. Il percorso viene fatto casualmente con un escamotage da una ragazza che poco sapeva di questa tragedia. Il motivo di questo viaggio morale, intellettuale, etico e di incontri reali è dovuto proprio ad uno stratagemma banale, che non stiamo a svelare. Si tratta di una storia intensa e drammatica che racchiude un messaggio di grande forza e un racconto d’amicizia e d’amore. In rilievo ci sono due donne molto diverse, il dramma dell’olocausto e un grande amore travolto dalla storia. Il libro è uscito nel 2008 ed è stato ri-editato quest’anno in occasione degli ottant’anni della costruzione del campo di Sachsenhausen. Christiana in pochi mesi, e dopo un’illuminazione, ha così elaborato una storia. La presentazione romana presso la Feltrinelli alla Galleria Colonna, avvenuta di recente, ci ha permesso di incontrare l’autrice.

Christiana, da dove è venuta l’ispirazione per scrivere questo libro?

“Questo libro voleva essere il punto di vista di tanti ragazzi che poco sanno dell’olocausto, visto che a scuola la storia del ‘900 si studia poco, di fretta e sommariamente. Così mi sono messa nei panni di una giovane in gamba che parlava male di qualcosa che non conosceva e che era appunto l’olocausto. Da lì ho costruito una trama inventata, recandomi anche sul posto e approfondendo”.

Come ti è venuta l’illuminazione di scrivere qualcosa del genere, visto che finora ti sei occupata di altro?

“A dir la verità c’è una storia dietro. Una volta mentre ero in aereo per uno spostamento di lavoro, mi è capitato di leggere un trafiletto di un uomo orrendo che stava organizzando il cosiddetto ‘campo perfetto’. Questa cosa mi ha fatto sobbalzare, inorridire ed incuriosire allo stesso tempo. Parlare di campo perfetto, dove regnavano solo dolore, sofferenza e morte, stonava molto. Mi sono messa così a studiare questo campo lager che è Sachsenhausen, situato vicino Berlino e ho voluto raccontare cosa è successo realmente lì. Ovviamente non mi sarei mai permessa di scrivere un libro sull’olocausto in termini tecnici, ma semplicemente ho voluto costruire una storia intorno con alcuni personaggi inventati”.

Quanto hai impiegato per scriverlo?

“Sei mesi, di getto”.

Come definisci questo tuo libro?

“Un libro che ha la piccola pretesa di farci fare una riflessione e cioè che a volte una piccola cosa è come un lumicino che irradia una luce inattesa e inaspettata, compiendo miracoli”.

A che tipo di pubblico ti rivolgi?

“Ai giovani principalmente, infatti stiamo portando il libro nelle scuole, ma mi rivolgo anche a tutti. E’ una chiave di lettura particolare e multistrato e quindi ognuno può vederci tante cose”.

Hai avuto già qualche soddisfazione?

“Sì, ricevere tante lettere dei sopravvissuti, da parte di quelli che hanno vissuto la tragedia sulla propria pelle”.

 


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